Movimento fisico, concentrazione e Comunicazione Non Verbale – Copia Originale

Avete notato che quando qualcuno sta parlando al telefono gesticola come se ci fosse davvero qualcuno di fronte a lui che lo possa vedere? E quante volte vi è capitato di ritrovarvi a passeggiare per casa intenti a riflettere su qualcosa di importante?

State pure tranquilli, va tutto bene; infatti è dimostrato che il movimento fisico aiuta il pensiero, muovendo il corpo, infatti, si “muove” anche il cervello. Il movimento è energia e comunicazione, attivare il proprio corpo aiuta l’attività mentale e allo stesso tempo facilita la comunicazione interpersonale.

Un altro esempio di movimento fisico legato alla concentrazione, può essere il fatto di scarabocchiare su un foglio mentre si sta prestando attenzione alle parole di un’altra persona; questa è una cosa che può capitare, ad esempio, a chi lavora come insegnante o formatore. In questo caso si potrebbe pensare che la persona che disegna non presti attenzione poiché distratto da un’altra attività; in realtà in questo caso il cervello compie un’azione quasi automatica che non danneggia l’attenzione e che invece può aiutarla.

Le numerose ricerche sull’ascolto dicotomico, insieme a quelle più recenti sul multitasking, confermano che il cervello ha difficoltà a fare più cose contemporaneamente; però quando l’attività fisica è poco impegnativa o inconscia il cervello può trovare una concentrazione speciale.

Oltretutto nel caso in cui si disegna mentre si ascolta o si parla con qualcuno, va considerata la diversa natura dei compiti che implicano due sensi differenti (si disegna con la vista e si ascolta con l’udito), mettere in atto una gestualità fatta di movimenti meccanici e programmati nel nostro cervello può aiutare a trovare la giusta concentrazione e a riflettere meglio.

Un esempio brillante nella storia viene da una delle grandi scuole di filosofia dell’antica Grecia: la scuola peripatetica di Aristotele; il suo nome greco peripatetikòs deriva dall’unione delle parole perì (essere o muoversi intorno) e patèo (cammino). Aristotele e i suoi discepoli parlavano di filosofia mentre passeggiavano nel giardino della loro scuola e sembra che questa attività fisica aiutasse il pensiero dei partecipanti alle lezioni che discutevano di temi di alta filosofia.

Anche fare espressioni facciali e gesticolare con le mani durante una conversazione telefonica aiuta la comunicazione, questo facilita la nostra espressione delle emozioni che si riflette anche nella scelta del tono della voce e nella scelta delle parole. Per verificare se il movimento delle mani (Comunicazione Non Verbale) avesse una reale influenza sulle parole pronunciate (aspetto Verbale) e sulla qualità della voce (aspetto Paraverbale) è stato effettuato un curioso esperimento. Ad alcuni soggetti erano state bloccate le mani mentre parlavano con qualcuno e altri invece erano liberi di esprimersi anche con le mani: quelli liberi di comunicare muovendo le mani pronunciavano più parole e sceglievano con maggiore cura i termini usati, anche la loro voce risultava più energica ed espressiva.

Non è un caso che i gesti con cui si gesticola nella comunicazione si chiamino proprio “gesti illustratori”, tali gesti possono scandire il ritmo, indicare, mimare e altro ancora; il loro compito, di fatto, è quello di arricchire il senso del messaggio verbale, illustrano un concetto, lo rinforzano e a volte possono sostituirsi alle parole.

In fondo non c’è da stupirsi, per la natura “il movimento è vita”. Nel movimento, così come in molte altre cose, esiste comunque un certo equilibrio, in un giusto grado di movimento ci sono energia e vitalità ma esistono anche gli estremi: nell’assenza di movimento è possibile trovare situazioni di bassa energia e motivazione, rilassamento, riflessione oppure dolore, tristezza o paura; quando invece il movimento è eccessivo può rappresentare gioia e un’energia strabordante (braccia in alto, voce alta, espressioni del viso e gesti accentuati) ma anche tensione, agitazione, disagio o rabbia.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.copiaoriginale.it/articoli/movimento-fisico-concentrazione-e-comunicazione-non-verbale

Tanatosi e Comunicazione Non Verbale: quando il corpo rimane immobile – Hdemos

Come affermava lo psicologo e filosofo Paul Watzlawick “E’ impossibile non comunicare”, infatti anche quando si rimane fermi o in silenzio si possono comunicare diverse cose: vergogna, rispetto, stupore, paura, tensione e altro ancora.

Che cos’è la Tanatosi.

A volte capita che le parole non bastino e si rimane in silenzio, nella Comunicazione Non Verbale esiste un tipo particolare di “silenzio del corpo”: la tanatosi. In questo momento particolare il nostro corpo smette di parlare, interrompe la comunicazione rimanendo immobile.

Un buon avvocato dovrebbe saper riconoscere questa particolare forma di comunicazione che può avvenire in diverse situazioni delicate, basti pensare a un’istruttoria dibattimentale, in cui qualcuno (un teste, un avvocato o un giudice) improvvisamente si irrigidisce e rimane immobile, cosa sta succedendo? Cosa sta comunicando con il suo corpo? Comprendere i significati che si celano dietro il Linguaggio del Corpo può essere di grande aiuto per capire meglio il contesto, la personalità altrui e intervenire di conseguenza.

Cosa è la “tanatosi”? Come avviene nell’essere umano?

La tanatosi è un meccanismo di difesa-attacco che prede e predatori in natura mettono in atto rimanendo fermi per cacciare o sfuggire ai predatori; questo avviene nel mondo vegetale come in quello animale, esseri umani inclusi. Basti pensare a un agnello che si finge morto quando ritiene di essere in grande pericolo, questo meccanismo è finalizzato a sembrare morti e le prede già morte non sono molto appetibili per molti predatori. Allo stesso modo i predatori possono rimanere immobili o far finta di essere deceduti per ingannare le prede e farle avvicinare senza temere la cattura.

Nell’essere umano questo avviene per diverse cause, di solito quando due persone litigano e ci troviamo nel mezzo possiamo rimanere immobili per non essere notati ed essere coinvolti nella discussione. In presenza di tensione, disagio, paura (o anche come forma di rispetto) si può optare, in maniera più o meno conscia, per una forma di immobilità che vuole evitare un pericolo o comunicare qualcosa all’esterno.

Come riconoscere la tanatosi attraverso la Comunicazione Non Verbale?

Il Linguaggio del Corpo ci aiuta nell’osservazione del fenomeno della tanatosi che può essere rilevato da diversi indizi: a parte l’immobilità, un grande indizio di stress è la tensione muscolare che risulta elevata in una o più parti del corpo, in particolare negli arti; un altro indizio è l’assenza di contatto visivo, nella tanatosi di solito si tende a guardare in basso. Inoltre è possibile anche assistere, in casi estremi, alla sospensione della respirazione, si trattiene il respiro, in maniera involontaria, per non essere notati; questo è un campanello d’allarme che rileva un alto stato di tensione o paura.

Quando si verifica uno stato di immobilità è anche utile verificare quale possa essere stato il “trigger”, lo stimolo che lo ha portato a verificarsi, potrebbe essere la vista di una persona, di un oggetto o qualche parola che si è pronunciata. Riconoscere uno o più stimoli che hanno messo in moto tale meccanismo può aiutare a concentrarsi su di essi per un’analisi più approfondita del comportamento della persona in esame.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

L’investigatore del Non Verbale – David Matsumoto

La maggior parte delle procedure investigative si concentra su fatti fisici e prove concreti, ma qual è il ruolo del rilevamento del comportamento non verbale?

Un nuovo studio nel Journal of Nonverbal Behaviour ha cercato di mettere in discussione la saggezza convenzionale che enfatizzava i fatti fisici rispetto al comportamento non verbale. Replicando uno studio precedente con varianti leggermente diverse, il dottor Eric Novotny e il suo team hanno cercato di spiegare il ruolo dell’osservazione del comportamento non verbale nello sviluppo del “sospetto” che guida le indagini iniziali sul comportamento criminale.

Il documento sottolinea che molte ricerche precedenti mettono in dubbio l’uso del rilevamento non verbale nelle indagini. Mentre esiste una grande quantità di ricerche per scoprire che la rilevazione non verbale può essere efficace, le ricerche precedenti mettono in dubbio che tale osservazione venga effettivamente usato dagli investigatori della polizia o dai non addetti ai lavori.

Tuttavia, in ricercatori di questo nuovo studio sostengono che bisogna fare una distinzione tra “scoprire” e “sospettare” una bugia. Quando scopriamo una bugia, abbiamo finito un’indagine e abbiamo concluso che è stata detta una menzogna, ma cosa ci fa inizialmente sospettare una bugia?

La tesi centrale è che il sospetto non dipende da prove concrete perché è intrinsecamente l’atto di intuire o sospettare che esistano prove concrete. Quindi, il sospetto, in primo luogo, ha un ruolo fondamentale nel condurre all’indagine vera e propria.

È qui che i segnali comportamentali e l’osservazione del Non Verbale entrano in scena. È nel notare le deviazioni da una linea di riferimento comportamentale che gli individui spesso arrivano a pensare che qualcosa sia nascosto o che stia avendo luogo un inganno.

Nel replicare il lavoro precedente che enfatizzava il ruolo delle prove concrete, lo studio attuale ha investigato non solo quali fattori inducevano i partecipanti a “scoprire” una bugia, ma nel gruppo di trattamento si chiedeva invece cosa li portasse a “sospettare” una bugia.

A ciascun partecipante è stato chiesto di ricordare una volta precedente in cui avevano scoperto qualcuno dire una bugia e di spiegare esattamente quali fattori hanno portato a tale conclusione. In effetti, hanno scoperto che molti partecipanti facevano affidamento su prove concrete per scoprire bugie, ma la storia per quanto riguardo il sospetto era molto diversa.

Oltre il 40% degli intervistati ha indicato il comportamento non verbale come uno stimolo per iniziare a sospettare una bugia, con solo il 19% che punta a prove fisiche.

Ciò ha presentato prove convincenti per il ruolo del comportamento non verbale nell’iniziare a sospettare l’inganno. Per comprendere ulteriormente tale fenomeno, la ricerca ha continuato conducendo uno studio aggiuntivo, questa volta chiedendo in modo più esplicito se le menzogne fossero state scoperte/sospettate attraverso prove concrete o prove comportamentali, dividendo i partecipanti in gruppi.

Ancora una volta, i loro risultati hanno confermato l’ipotesi principale. Le persone hanno citato le prove comportamentali molto più spesso per determinare il sospetto, mentre preferiscono prove non comportamentali per scoprire la verità.

Questa ricerca dà il suo contributo al ruolo molto importante delle valutazioni non verbali nel rilevamento degli inganni; operazione che, come è stato spesso discusso, non è una cosa facile da fare.

Linguaggio del corpo per Avvocati: Gesti illustratori e manipolatori – Hdemos

La ricchezza della gesticolazione di noi italiani è ben nota in tutto il mondo, infatti siamo uno dei popoli che maggiormente usano la Comunicazione Non Verbale attraverso il movimento delle mani. Alcuni studi hanno appurato che quando non si possono muovere le mani anche il discorso verbale risulta meno ricco e articolato, specialmente per quei popoli che, come noi, usano una gestualità articolata.

Per un avvocato o un giurista saper comunicare efficacemente, anche con le mani, risulta di fondamentale importanza, in presenza di altre figure istituzionali o fuori dalle aule dei tribunali saper aggiungere valore alla propria comunicazione può risultare una carta vincente. Esistono due classi di gesti usati comunemente che è utile conoscere e distinguere: i cosiddetti gesti “illustratori” e i gesti “manipolatori”.

Cosa sono i gesti illustratori e manipolatori? Come usarli?

  • Gesti “illustratori”: è la gesticolazione che avviene verso l’esterno, muovendo le mani nell’aria. Sono chiamati illustratori perché illustrano il messaggio anche a livello visivo, lo rinforzano, lo arricchiscono e possono anche sostituirlo; il consiglio è quello di usare tali gesti in maniera attiva e allo stesso tempo equilibrata. Questi gesti possono essere suddivisi in modo semplice in quattro famiglie: gesti batonici (che scandiscono il ritmo del parlato), gesti deittici (che indicano qualcosa), gesti iconici (che servono a mimare qualcosa) e gesti emblematici (che appartengono a una specifica cultura e vengono compresi all’interno di essa).
  • Gesti “manipolatori”: sono quei gesti in cui il corpo entra in contatto con se stesso (auto-manipolatori) o con un oggetto (manipolatori puri), stringersi un braccio con la mano, toccarsi il viso o il vestito, manipolare una penna, tutti questi sono gesti manipolatori. Questi gesti spesso denotano tensione, agendo in modo inconscio come una “carezza” che rivolgiamo verso noi stessi, ma vanno sempre contestualizzati e verificati con la presenza di altri indizi gestuali. Infatti a volte possono essere effettuati anche in presenza di noia, fatica, quando si è distratti o rilassati. Nella comunicazione interpersonale in generale è buona norma evitare o limitare al minimo tali gesti, che potrebbero essere intesi come segnali di disagio, nervosismo e tensione.

Curiosità.

Un’ultima curiosità: da dove proviene questa nostra passione per la gestualità? Esistono diverse ipotesi a riguardo: c’è chi dice che siano stati i colonizzatori dell’antica Grecia a importare questa ricca gesticolazione; un’altra ipotesi è quella che sia stata la commedia dell’arte ad aiutare la diffusione dei gesti esportandoli dal teatro alla cultura popolare. Un’ulteriore ipotesi è quella per cui i gesti hanno aiutato per secoli le persone delle diverse regioni a comunicare tra loro; prima dell’unificazione linguistica, sotto le differenti dominazione straniere, si parlavano numerosi dialetti diversi e comprendersi risultava complicato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

2 comportamenti che trasmettono interesse – Psychology Today

Come i piedi e il collo ci aiutano a comunicare interesse.

Spesso mi viene chiesto se c’è qualcosa che possiamo fare non verbalmente per far sapere alla gente che siamo pienamente coinvolti e interessati a ciò che hanno da dire. La mia risposta è sì, ma le mie scelte sono probabilmente cose a cui non hai mai pensato.

Ovviamente, sappiamo che avere un buon contatto visivo e sorridere sono molto utili per mostrare interesse – lo sappiamo da quando Dale Carnegie pubblicò Come conquistare gli amici e influenzare le persone negli anni ’30. Oltre a ciò, lasciatemi suggerire questi due comportamenti: inclinare la testa e / o incrociare le gambe stando in piedi. Non ci hai mai pensato? Provalo, o forse lo hai già fatto, e non sapevi che lo stavi facendo naturalmente.

Inclinare la testa

Hai mai visto persone riunirsi attorno a un neonato e notare che inclinava la testa di lato? Il principe William, e in particolare Kate, la duchessa di Cambridge, sono entrambi famosi per inclinare la testa quando parlano con gli altri. Perché lo fanno? Perché funziona. Funziona con i bambini, funziona con gli adulti.

Quando incliniamo la testa, i bambini sembrano sorridere e rilassarsi. Guarda le coppie innamorate: si siederanno accanto per ore, le teste inclinate, fissandosi l’un l’altro con amore. Questo comportamento in sostanza espone il nostro collo, e io sospetto che ci faccia apparire più vulnerabili e quindi più gradevoli.

Dopo aver studiato questo comportamento nel corso degli anni, invariabilmente coloro che inclinano la testa sono percepiti come più interessati, attenti e premurosi. In altre parole, le persone riferiscono di sentirsi come se la persona li stia ascoltando con più attenzione, escludendo gli altri. E’ un atteggiamento potente nel corteggiamento e non meno in un contesto lavorativo.

In modo non sorprendente, attraverso l’eco del corpo o l’isoprassi (Mirroring), quando entrambe le persone inclinano la testa, c’è una maggiore tendenza a rimanere a parlare più a lungo. Che si tratti di un corridoio, di un ufficio o di una strada, gli individui tendono a intrattenersi più a lungo quando inclinano la testa, come si evince dalle interviste post-osservazione.

In piedi con le gambe incrociate

Quelli di voi che hanno letto i miei post in passato qui su Psychology Today sono consapevoli del fatto che di solito incrociamo le gambe mentre stiamo in piedi solo quando siamo a nostro agio con gli altri. Qualunque cosa sia percepita come una minaccia (es. il bordo di un edificio alto) o qualsiasi tipo di acrimonia sociale ci fa mantenere entrambi i piedi ben saldi in modo da non essere fuori equilibrio. Il sistema limbico, responsabile della nostra sicurezza, lo fa in modo abbastanza efficace senza molto pensiero cosciente.

Vuoi mettere gli altri a loro agio mentre sei in piedi? Prova ad incrociare le gambe. Inconsciamente comunica che si è interessati a quello che gli altri hanno da dire. Se siamo fortunati, anche l’altra persona si sentirà a suo agio con noi e farà lo stesso. In sostanza, le gambe dicono: se sei a mio agio con me, sono a mio agio con te. Come con l’inclinazione della testa, l’incrocio delle gambe in posizione eretta, quando ricambiato, crea quasi sempre una maggiore durata dell’incontro. E gli incontri faccia a faccia si trovano soprattutto negli affari e nelle relazioni personali.

Ovviamente se qualcuno è di fretta e ha un appuntamento nessuna quantità di linguaggio del corpo da parte nostra garantirà che l’altro rimarrà lì ad ascoltarci. Ma se ne hai l’opportunità, e gli altri non hanno fretta di andarsene, prova queste tecniche e vedi se gli interlocutori si attardano più a lungo per una conversazione più piacevole.

Joe Navarro
Cacciatore di bugie

https://www.psychologytoday.com/intl/blog/spycatcher/201812/2-behaviors-convey-interest

Seth Godin: il Linguaggio del Corpo “soft” – CoachMag 44

Sulle pagine di CoachMag possiamo osservare alcuni famosi Coach internazionali più da vicino analizzandone il Linguaggio del Corpo. Oggi sotto la lente d’ingrandimento c’è Seth Godin, riconosciuto come uno dei geni mondiali del Marketing.

Seth è un imprenditore statunitense, speaker, blogger e autore di bestseller internazionali, tra cui “La mucca viola”, il libro di marketing più venduto negli ultimi anni.

Aprendo il suo sito internet notiamo due foto in evidenza: in una è in giacca e cravatta, guarda davanti a sé e sorride, dando un’immagine professionale e amichevole. Nell’altra foto indossa una maglietta, alza molto le sopracciglia e guarda di lato sorridendo; questa espressione richiama elementi della sorpresa: occhi spalancati, sopracciglia alzate e rughe orizzontali sulla fronte. A differenza dell’espressione tipica della sorpresa, la bocca non è aperta e forma un sorriso, in questa foto Seth ci comunica informalità, con la t-shirt, insieme a un alto grado di attenzione e a una curiosità divertita, dando l’immagine di qualcuno che sa che troverà qualcosa di molto piacevole.

Analizzando alcuni video nei quali compare da protagonista, la prima impressione che si ha di Seth è di simpatia e pacatezza, col suo stile “soft” risulta molto efficace nella comunicazione…

(Continua su COACHMAG n.44 con la Comunicazione Non Verbale one-to-one e in pubblico di Seth Godinwww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

I segnali di menzogna di Di Battista. Analisi del Linguaggio del Corpo

A volte non serve un esperto di Linguaggio del Corpo o di Analisi della Menzogna per capire quando ci stanno dicendo una bugia. E’ quanto emerge da un breve articolo su Dagospia in cui viene esaminato uno stralcio dell’intervista al politico pentastellato Alessandro Di Battista da parte del giornalista Daniele Bonistalli, inviato della trasmissione “Non è l’arena” condotta da Massimo Giletti su LA7.

Nel breve video di quest’intervista appare evidente, anche a uno sguardo meno esperto, che Alessandro Di Battista è in uno stato di agitazione che lo porta a nascondere (male) i suoi veri pensieri e le sue vere emozioni sullo stato attuale del governo giallo-verde che vede alleati la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Sono davvero numerosi e visibilii segnali di tensione di Di Battista che, con altissima probabilità, evidenziano un malriuscito tentativo di nascondere i suoi veri pensieri mentre risponde alle domande del giornalista che lo interroga sulla stabilità dell’attuale compagine governativa.

Andiamo a vedere quali elementi della Comunicazione Non Verbale rilevano i segnali di menzogna di Di Battista:

In tutta l’intervista mostra agitazione a livello fisico, è ipercinetico e muove molto la testa, gli occhi e le spalle, questi indizi mostrano un alto livello di tensione che viene scaricata col movimento del corpo.

Nella prima parte dell’intervista parla dell’attuale grado di stabilità del governo giallo-verde, mentre risponde distoglie lo sguardo dal giornalista, con la mano cerca di toccarsi il viso, salvo poi riuscire a controllarsi e a fermare il movimento della mano (i gesti di auto-contatto si verificano in presenza di disagio). Inoltre è presente un forte colpo di “tosse nervosa” che, oltre a schiarire la voce, sembra essere causato da uno stato di tensione.

Quando risponde alla domanda su quanto durerà il governo, Di Battista risponde “Questo non ne ho idea”, durante la sua risposta effettua anche una scrollata unilaterale della spalla sinistra, questo segnale manifesta che lo stesso Di Battista non crede fino in fondo alle sue parole e tenta di controllare, senza riuscirci, la classica scrollata di spalle (visibile più di una volta nel corso dell’intervista) che segnala un forte dubbio, in questo caso delle sue stesse affermazioni.

Nella seconda parte dell’intervista Di Battista afferma che la maggior parte delle iniziative del governo sono merito dei 5 stelle e che Salvini sta attraversando una “fase fortunata” nella comunicazione. Anche quando dice queste frasi mostra diversi segnali di tensione che rilevano quasi sicuramente una menzogna: sbatte molto le palpebre, ha difficoltà a trovare le parole e inizia a balbettare, si tocca il naso (toccarsi il naso può essere un indizio di menzogna poiché, oltre a un gesto di tensione da auto-contatto, può prudere a causa di alcune sostanze chiamate catecolamine che fanno pizzicare il naso quando si tenta di mentire).

In conclusione sembra chiaro che Alessandro Di Battista, visti i numerosi segnali di disagio e tensione manifestati attraverso la sua Comunicazione Non Verbale e Paraverbale, non stia raccontando al giornalista tutta la verità, o che, per lo meno, abbia molto da nascondere su quello che pensa veramente dell’attuale governo in questa fase delicata.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/video-non-fate-vedere-battista-tim-roth-39-39-lie-to-199809.htm

La Comunicazione Non Verbale tra avvocato e giudice – Hdemos

L’aula di tribunale può essere considerata un’arena molto particolare in cui interagiscono più persone e si incontrano diverse figure professionali. Per un avvocato l’udienza è un momento molto delicato nel suo lavoro, l’impegno professionale profuso fuori dell’aula di tribunale prende forma e si misura con le altre parti proprio in questi momenti decisivi.
Il momento del dibattimento in aula necessita di grande concentrazione e richiede di essere efficaci nel proprio lavoro, anche in vista della decisione del giudice.

Per un avvocato risulta quindi molto utile sia riuscire a interpretare correttamente e tempestivamente la Comunicazione Non Verbale del giudice in aula, che saper comunicare efficacemente col proprio corpo di fronte al giudice.

Cosa si deve osservare per interpretare correttamente la CNV del Giudice.

Utili indicazioni possono essere trovate nell’osservazione del volto del giudice per interpretare le sue reazioni alle parole pronunciate dagli altri (P.M., testimoni, avvocati, ecc.). Se notiamo che stringe i muscoli degli occhi socchiudendo le palpebre, questo può essere letto come un segnale di concentrazione, socchiudere gli occhi indica focalizzazione, segnala l’impegno nel comprendere l’altro ed è un segnale positivo di attenzione.
Se poi il giudice mentre ascolta le parole altrui abbassa la testa potrebbe segnalare che non è pienamente convinto di quello che sta ascoltando, abbassare la testa può indicare una posizione di chiusura (totale o parziale) rispetto al contenuto della comunicazione.

Saper comunicare efficacemente col proprio corpo di fronte al giudice.

Alcune accortezze per gli avvocati per comunicare efficacemente in aula possono essere le seguenti: mantenete il contatto visivo con il giudice mentre vi rivolgete a lui o alternatelo verso la giuria popolare, se presente; anche quando c’è la necessità di leggere dei documenti è molto importante dare attenzione al contatto visivo poiché dimostra reale interesse e aggiunge fiducia e forza alle parole pronunciate. Un altro consiglio per aumentare la propria incisività e la credibilità delle proprie parole è quello di gesticolare con le mani all’altezza del busto, in questo modo il giudice potrà osservare, con un unico sguardo, sia il vostro volto che le vostre mani, senza distrazioni e massimizzando in questo modo la quantità di informazioni verbali e non verbali ricevute.

Bisogna poi considerare che in un’aula di tribunale non sempre si può giocare in attacco e si può anche optare per una strategia più “remissiva” anche con la propria Comunicazione Non Verbale, in particolar modo quando si alzano i toni in aula o quando si cerca ci far comprendere al giudice un punto di vista differente da quelli presenti.
In questo caso può essere utile rimanere con le braccia aperte mostrando il busto scoperto, è anche utile tenere i palmi delle mani ben visibili allo sguardo del giudice per mostrare buona fede e sincerità, si può anche assumere una postura difensiva chiudendo le spalle e tenendo leggermente il mento abbassato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

La tensione di Salvini in Senato nel caso Diciotti. Analisi del Linguaggio del Corpo.

L’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini è un bravo comunicatore, solitamente lo vediamo comunicare di fronte a giornalisti e platee in maniera efficace e convincente.

Esistono però delle eccezioni anche per coloro che sono abituati a parlare in pubblico, quando la tensione è alta i segnali del corpo vengono in superficie, infatti parte della nostra Comunicazione Non Verbale è istintiva e non viene controllata dalla parte razionale del cervello. In momenti particolari di stress il cervello fa più fatica a mantenere il controllo del corpo e della voce e qualche segnale di agitazione viene a galla diventando visibile.

Al di là di ogni idea e commento politico, da cui mi astengo non essendo la mia materia, questo è quanto accaduto durante l’intervento di Salvini in Senato del 20 marzo 2019, giorno in cui si è votata l’autorizzazione a procedere per il Ministro, negata con la maggioranza dei voti, riguardo al caso internazionale della nave Diciotti.

In questi minuti di pubblica orazione in cui il Ministro si difende dalla accuse, abbiamo avuto modo di vedere, attraverso il suo Linguaggio del Corpo, un Salvini assolutamente inedito: emozionato e teso, ha dimostrato come anche un professionista della politica e della comunicazione possa essere in difficoltà in momenti particolarmente delicati e carichi di tensione, considerando anche l’alta posta in gioco sia dal punto di vista professionale che personale.

Nelle prime parole di Salvini possiamo notare nella voce un alto livello di tensione: infatti si schiarisce rumorosamente la gola prima di prendere la parola e mentre pronuncia le parole “Grazie presidente, Onorevoli colleghi” la voce trema in maniera evidente – tremolio che, in misura minore, troviamo anche nei primi 2 minuti del discorso – e parla in maniera veloce e con il fiato corto, quasi affannato.

Anche il corpo denota un forte nervosismo: nei primi istanti dell’intervento (00:20) scrolla in modo evidente ed energico il braccio sinistro (il lato sinistro del corpo è quello che mostra più facilmente segnali di natura emotiva), questo gesto denota in maniera chiara una tensione che Salvini tenta di scrollarsi di dosso fisicamente.

In questi primi minuti il nervosismo è visibile anche dal fatto che gesticola molto poco con le mani rispetto al suo modo abituale di gesticolare, ricco e diversificato; addirittura in alcuni momenti è possibile vedere le mani che tremano tenendosi ben salde e aggrappate ai fogli, come in un gesto di ancoraggio alla ricerca di sicurezza. Nel suo discorso a volte lo vediamo anche aggiustarsi la cravatta: questo è un gesto di auto-contatto che viene usato spesso per alleviare la tensione.

Salvini per qualche secondo appare sulla difensiva mettendo anche le mani dietro la schiena (1:43), esattamente quando parla del reato che gli viene contestato da parte di 5 diversi uffici giudiziari; questo gesto può avere diverse sfumature: può esprimere rispetto dell’autorità, disagio oppure è un modo per non rivelare le reali emozioni limitando la gestualità ed evitando di dare troppi segnali all’esterno.

In alcuni passaggi del suo discorso poi, la sua voce rivela commozione, in particolar modo durante i passaggi in cui mostra pubblicamente un suo lato personale parlando dei figli e dell’amore verso la nazione.

Dopo un paio di minuti di emozione Salvini riesce a trovare la calma (2:31), da questo punto in poi la sua voce rallenta un po’ mostrando energia e tenendo un volume alto e un ritmo incalzante. Quando parla “a braccio” rallenta ulteriormente la velocità di parole e prende un ritmo più lento e solenne con pause ad effetto, specialmente un attimo prima di concludere una frase per sottolinearne il concetto finale. Nella conclusione del suo discorso, quando accenna alle “5 righe scritte a penna” torna un po’ di emozione nella sua voce e nelle sue parole, in questo caso l’emozione non è legata al nervosismo iniziale quanto piuttosto a un senso di fierezza e sicurezza.

La sua Comunicazione Non Verbale, dopo i 2 minuti iniziali di difficoltà, mostra un Salvini che riprende il controllo della comunicazione e dimostra di essere un bravo oratore.

Alterna lo sguardo verso tutti i presenti, quando non è impegnato a leggere il testo scritto, per coinvolgerli, ad un certo punto del discorso (3:31) riprende il pieno controllo delle mani e si mette una mano in tasca riuscendo a trovare un momento di equilibrio per “ricominciare” a comunicare efficacemente con il corpo. I suoi gesti diventano energici, la gesticolazione aumenta di frequenza e di velocità, dimostrando incisività.

In particolare Salvini usa alcuni tipi di gesti più di altri, usa soprattutto gesti lineari che rinforzano l’idea di risolutezza ed energia. Usa molto il dito indice puntato verso se stesso o verso gli altri (a indicare la volontà di essere efficace, si usa l’indice come fosse un bastone che vuole colpire qualcosa). Questo gesto è particolarmente visibile in corrispondenza della frase “Noi soccorriamo tutti” (6:21) per sottolineare la sua posizione in maniera ferma e decisa.

Una anche spesso un “gesto di precisione” simile all’OK quando vuole specificare un concetto e sottolinearla in maniera razionale e puntuale. Un altro gesto usato molto è la mano aperta con le dita larghe, gesto che può simboleggiare una richiesta di ascolto e comprensione verso chi sta ascoltando, questo può aiutarci a capire l’intenzione di Salvini e quanto fosse importante per lui essere realmente compreso da tutti in questo momento delicato.

In conclusione, possiamo affermare di aver avuto modo di vedere una versione di Matteo Salvini che non siamo abituati a vedere, una versione in cui passa da un forte stato di nervosismo a una condizione comunicativa piena di energia, il tutto arricchito da venature visibili di tensione ed emozione.

Francesco Di Fant

Comunicazione Non Verbale efficace per avvocati: empatia e Mirroring – Hdemos

Nella comunicazione professionale essere efficaci e persuasivi è sicuramente uno degli obiettivi di primaria importanza, i professionisti di tutti i settori conoscono bene questo aspetto e anche gli avvocati e i giuristi prestano la giusta attenzione a tali obiettivi professionali.

L’empatia.

Nella comunicazione tra esseri umani c’è un elemento imprescindibile e che a volte viene sottostimato: l’empatia. Riconoscere se stesso nell’altro – almeno in parte – e “sentire come” sente l’altro è una delle prerogative dell’essere umano e, da un punto di vista evolutivo, l’empatia è l’ingrediente chiave che permette la vita sociale e di gruppo garantendo la sopravvivenza alla nostra specie.

A livello comunicativo l’empatia permette, appunto, di “parlare la stessa lingua” riconoscendosi nell’altro e facilitando la relazione e la comprensione reciproca superando eventuali resistenze cognitive o emotive. Appare chiaro come questo possa facilitare l’attività professionale di avvocati e giuristi che sono costantemente a contatto con persone diverse.

Esistono alcune tecniche che lavorano sull’empatia, nella Comunicazione Non Verbale, una delle tecniche più utilizzare è quella del Mirroring (“rispecchiamento”), questa tecnica è presa dalla Programmazione Neuro Linguistica. Illustriamo brevemente in cosa consiste tale disciplina: la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) afferma che è possibile modificare gli schemi di comportamento di un individuo agendo sul linguaggio e sui processi mentali. Tale disciplina è assolutamente autonoma e vasta, nella Comunicazione Non Verbale si utilizzano alcune tecniche presenti nella PNL tra cui, appunto, il Mirroring.

Cosa è il Mirroring? Come funziona?

Il Mirroring è una tecnica semplice e potente che permette di entrare empaticamente in sintonia con un’altra persona, si basa sui “neuroni specchio” presenti nel nostro cervello (come in quello dei primati) che sono alla base dell’attività mimica del comportamento e dell’apprendimento tra simili. Questi neuroni ci aiutano a identificare ciò che è simile da ciò che è diverso da noi, determinando una situazione IN-OUT, definendo un confine tra “io” e “altro”.
Il Mirroring si basa sull’imitazione del comportamento dell’altro: nel canale Verbale (parole), nel canale Paraverbale (qualità della voce: tono, velocità, ritmo, ecc.) e nel canale Non Verbale (gesti, posture, espressioni facciali, fisiologia e respiro).

Qualche semplice consiglio per iniziare a utilizzare il Mirroring.

1) focalizzate la vostra attenzione su gesti ben visibili (ad esempio braccia e mani) e provate a replicare tali movimenti.
2) oltre ai gesti, provate a imitare alcuni aspetti della voce dell’altro (i più semplici da imitare potrebbero essere il volume e la velocità del parlato), questo aiuterà molto a essere percepiti come simili dal nostro interlocutore.

Provate per credere!

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.hdemos.it/comunicazione-non-verbale-efficace-per-avvocati-empatia-e-mirroring/
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Disgusto e disprezzo: l’emozione del rifiuto – Copia Originale

Avete mai fatto caso che quando si trova qualcosa di poco appetibile nel proprio piatto si forma una smorfia particolare sul viso? Questa espressione è la conseguenza del disgusto, un’emozione che ci tiene al riparo da ciò che risulta nocivo o poco gradevole.

Tra le 6 emozioni di base individuate da Paul Ekman il disgusto è l’unica ad avere una variante molto particolare: il disprezzo. Come distinguere il disgusto dal disprezzo e quali sono le loro differenze?

Anche se simili nell’espressione e nella finalità, disgusto e disprezzo si distinguono sia per i dettagli espressivi che per il loro significato psicologico e funzionale, facciamo un po’ di chiarezza sulla questione.

La funzione primaria del disgusto è quella di proteggere da agenti nocivi o tossici tramite l’occlusione parziale o totale degli organi di senso quali la bocca, il naso e gli occhi; si può anche provare disgusto in assenza di elementi nocivi per il nostro fisico, ad esempio quando si ascolta della musica suonata male, o un racconto con dei dettagli disgustosi.

Il disgusto è l’emozione del rifiuto, della repulsione, si cerca istintivamente di stare alla larga da qualcosa che ci potrebbe danneggiare fisicamente.

L’espressione del disgusto sul viso si manifesta principalmente nella parte bassa del volto e nella palpebra inferiore, che risulta sollevata dal movimento del naso e che va a coprire il bianco dell’occhio, compaiono delle pieghe sotto la palpebra inferiore che è sollevata ma non tesa, le sopracciglia sono abbassate e spingono in basso la palpebra superiore, il naso è arricciato, le guance sono sollevate, il labbro superiore è sollevato, il labbro inferiore è sollevato e premuto contro quello superiore, oppure è abbassato e sporge lievemente verso fuori.

Spesso la testa viene anche girata, oltre che allontanata, dall’oggetto che è causa del disgusto; altri segnali visibili, simili a quelli della paura, sono le pupille ristrette e i gesti di allontanamento e di chiusura.

Le modificazioni fisiologiche presenti nel disgusto, possono essere nausea, chiusura dello stomaco e delle vie respiratorie, restringimento delle pupille. In alcuni casi può anche presentarsi mal di testa, questo è un meccanismo che segnala la necessità di allontanarsi velocemente da un agente nocivo come, ad esempio, dei vapori tossici. Può anche comparire un incremento della salivazione o della lacrimazione come sistema per mantenere puliti e lubrificati la bocca o gli occhi.

Il disgusto ha anche dei tratti paraverbali particolari: la voce viene modulata con un tono medio, incolore ed uniforme, e può presentare un tono nasale a causa dalla chiusura del naso.

La funzione del disprezzo, invece, è quella di proteggersi da idee o comportamenti che non si approvano, è come se la nostra psiche, piuttosto che il nostro corpo, prendesse le distanze da qualcosa che accade intorno a noi e che non reputiamo giusta o gradevole.

Il disprezzo rappresenta una sorta di “disgusto sociale” non direttamente connesso al nostro apparato fisico e sensoriale ma legato a un’idea che non ci piace (una persona che non stimiamo, un’azione socialmente o moralmente riprovevole, ecc.), piuttosto che qualcosa di fisico (un odore, un sapore, un’immagine).

Il disprezzo si manifesta sul volto con un’espressione asimmetrica e presenta gli stessi elementi dell’espressione del disgusto, o si manifesta con elementi dell’espressione della felicità (ciò accade come manifestazione della propria correttezza morale rispetto a un comportamento negativo). Il disprezzo si manifesta in forma asimmetrica sul volto poiché il cervello si sforza nel trattenere l’espressione di disgusto o felicità che potrebbe trasparire sul volto.

L’espressione di disprezzo che compare sul viso è solitamente più debole e fugace rispetto all’espressione del disgusto e si manifesta particolarmente nel lato sinistro del volto, in cui si possono rilevare le emozioni più genuine; il lato sinistro del viso infatti è controllato dal lato destro del cervello, dove risiedono molte funzioni legate alle emozioni.

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/articoli/disgusto-e-disprezzo-l-emozione-del-rifiuto

Comunicazione non verbale: uno strumento potente per avvocati e giuristi – Hdemos

Quante volte nella nostra vita quotidiana abbiamo difficoltà a capire le reali intenzioni dell’altro al di là delle parole? Nei rapporti personali e lavorativi non sempre può bastare una chiara comunicazione verbale, se poi riflettiamo su alcune professioni che si svolgono a stretto contatto con altre persone risulta chiaro quanto sia importante essere efficaci nelle comunicazione e allo stesso tempo avere gli strumenti necessari per comprendere pienamente gli altri.

La comunicazione non verbale per avvocati e giuristi.

Nel mondo degli avvocati e dei giuristi sono numerose le occasioni in cui ci si incontra con giudici, testimoni, clienti e altre parti. Per un avvocato sapere comunicare attivamente con il proprio corpo e la propria voce, aggiungendo forza alle proprie parole e risultando credibile è di fondamentale importanza, tanto quanto saper leggere correttamente emozioni, intenzioni e menzogne nelle parole e nel comportamento altrui.
Situazioni delicate come udienze e testimonianze mettono quotidianamente alla prova le abilità espressive e di interpretazione di numerosi professionisti del settore. Sicuramente un’approfondita conoscenza delle leggi e l’esperienza sul campo sono importanti per avvocati e giuristi, a volte però da sole non bastano.

Studi decennali e continue ricerche nel campo della Comunicazione, della Psicologia e delle Neuroscienze stanno dando sempre più risalto a discipline come la Comunicazione Non Verbale (CNV) e la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), e a seguito di una crescente richiesta formativa, tali discipline sono sempre più presenti nel mondo della formazione aziendale e personale con risultati di successo.

Come può, concretamente, la Comunicazione Non Verbale aiutare professionisti come avvocati e giuristi?

  • Da un punto di vista di espressione “attiva” la CNV aiuta a rinforzare il senso delle parole pronunciate, a conquistare la fiducia degli altri (comunicazione persuasiva) e a proporre un’immagine positiva di se stessi. Un’adeguata formazione sulla Comunicazione Non Verbale può migliorare sia la comunicazione interpersonale (clienti, testimoni, colleghi e altri professionisti) che le situazioni di Public Speaking (udienze, arringhe, presentazioni e discorsi in convegni e seminari).
  • Per quanto riguarda la capacità di osservazione e interpretazione del comportamento altrui la Comunicazione Non Verbale offre strumenti di analisi che vanno dal riconoscimento delle emozioni, degli stati di disagio o di chiusura/apertura, fino a una attenta e precisa analisi della menzogna, tutti strumenti che possono risultate molto utili per un avvocato, basti pensare all’interazione con un testimone.

Qualche piccolo consiglio per migliorare la propria comunicazione in pubblico.

1) instaurate e mantenete il contatto visivo, se state parlando a più di una persona alternate lo sguardo spostandolo sui presenti.
2) mantenete testa e mento dritti, senza abbassarlo o alzarlo troppo. Alzare il mento potrebbe farvi apparire come aggressivi e supponenti, abbassarlo potrebbe segnalare difesa, tenere il mento dritto comunica agli altri un’idea di equilibrio.
3) gesticolate attivamente (gesti illustratori), in maniera composta, ed evitate di toccare il vostro corpo o altri oggetti (gesti manipolatori). Gesticolare aiuta e rinforza la comunicazione, al contrario effettuare gesti di auto-contatto può essere un segnale di tensione.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Tav e crisi giallo-verde? Conte perde la calma. Analisi del Linguaggio del Corpo

Pochi giorni fa, sotto gli occhi attenti delle telecamere, è successo un evento curioso a cui non siamo abituati: il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha perso la calma.

Conte, in quanto Presidente del Consiglio Conte riveste, volente o nolente, anche la figura di “negoziatore” tra parti del governo che spesso fanno fatica ad andare d’accordo.

Giuseppe Conte che è quasi sempre riuscito a mantenere la calma in questi mesi, mostrando a tutti la sua natura pacata e negoziatrice. In una recente conferenza stampa però si “accende” in maniera inconsueta su una domanda sulla Tav, proprio in questi giorni in cui tira “aria di crisi” nel governo giallo-verde che sta faticosamente dibattendo sull’utilità e sulla realizzazione della linea ad alta velocità, pressato anche dalla fretta visto che lunedì 11 marzo scade il termine della pubblicazione dei bandi.

In questo breve video, preso dalla conferenza stampa del 7 marzo 2019, Conte ha una reazione inaspettata alla domanda posta alla fine della conferenza dalla giornalista Claudia Fusani “Si sapeva che sarebbero arrivate le scadenze: perché avete “tirato avanti per otto mesi” per decidere sulla realizzazione o il blocco della Tav?“.

La risposta di Conte si divide in due fasi: nella prima cerca di dare una spiegazione tecnica alla giornalista anche se mostra i primi segnali di nervosismo, poi improvvisamente si innervosisce, mostrando un comportamento leggermente aggressiva, come reazione a una domanda in cui si è sentito “colpito”.

La domanda è apparsa pungente sin da subito ma non troppo difficile da gestire, però dopo qualche secondo di spiegazione tecnica qualcosa ha fatto “scattare” il nostro Presidente del Consiglio, semplice distrazione da parte della giornalista? un’espressione di disappunto o un sorriso beffardo da parte della stessa? Questo non ci è dato saperlo, quello che però possiamo osservare e analizzare è la reazione di Giuseppe Conte in cui il Linguaggio del Corpo ci dà parecchi indizi.

1) Nella prima fase ha una voce tranquilla e inizia a dare una spiegazione della complessità tecnica dell’argomento, i suoi gesti dimostrano apertura con le mani con il palmo aperto verso l’alto ma comincia a dare un primo segnale di disagio con un gesto di “ancoraggio”: con il braccio teso si appoggia al Tavolo cercando stabilità di fronte a una domanda che lo ha colpito.

2) Nella seconda fase notiamo la tensione e il nervosismo di Giuseppe Conte rilevabili da numerosi indizi: i suoi gesti sono più energici, con le mani compie prima un gesto di precisione (col pollice e l’indice che formano un cerchio) per puntualizzare il suo punto di vista alla giornalista e dopo muove la mano a taglia mimando il cosiddetto “colpo d’ascia” che segnala un’affermazione molto decisa. Infine conclude con un gesto di dominanza: muove la mano con il palmo verso il basso per ribadire con fermezza il suo concetto, tale gesto risulta anche funzionale per chiudere velocemente la discussione e non lasciare possibilità di parola all’altro.

Alza il volume della voce che diventa più decisa e aggressiva facendo anche una pausa per caricare di effetto le sue parole, a livello verbale inoltre passa da un un cortese “guardi” a un’espressione più diretta e quasi di sfida: “mi guardi”. In questo momento Conte richiede fermamente l’attenzione della giornalista e la “ingaggia” personalmente.

Anche il volto del premier ci mostra numerosi indizi: il suo sguardo diventa fisso e “duro” verso la giornalista mentre le risponde, la testa è leggermente abbassata come atto di difesa ma anche come preparazione a uno scontro ideale. Sul finire della risposta non guarda la giornalista che ha fatto la domanda “scomoda” per non dare spazio per un’altra domanda, infatti si sente un’altra domanda provenire dal pubblico quando ormai è troppo tardi e il premier è già vicino all’uscita, infatti appena finito di parlare se ne va in fretta e furia uscendo di scena con passo svelto.

In fondo la reazione di Conte a livello umano non ci dovrebbe stupire, siamo esseri umani e capita a tutti di perdere la calma, ma quando questa reazione viene dal nostro serafico Presidente del Consiglio su una domanda specifica e in un momento così delicato potrebbe forse essere un segnale di “aria di crisi” nel governo?

Francesco Di Fant

Come leggere le microespressioni e migliorare le tue capacità di osservazione – David Matsumoto

Questo post speciale presenta un’intervista recente con il Dr. David Matsumoto di Humintell.

Il laboratorio di comportamento online, Science of People, gli ha chiesto di approfondire la questione di come possiamo usare le capacità di osservazione per determinare l’intento di altre persone e per valutare la possibilità di inganno, così come il loro background personale.

Science of People ha messo in luce la recente ricerca del dottor Matsumoto che ha scoperto che le microespressioni possono essere utili nel rilevare l’inganno.

Tuttavia, il Dr. Matsumoto ha acconsentito a dare un po’ più di spiegazioni su cosa intenda per “capacità di osservazione” e sulla sua visione del futuro della ricerca in questione.

Nello specifico, ha sottolineato che le capacità di osservazione necessarie per un’efficace individuazione dell’inganno non sono solo qualcosa che facciamo in modo passivo o naturale. Invece, dobbiamo cercare di utilizzare attivamente queste abilità, sviluppando così le nostre capacità.

Molto semplicemente, egli ha detto “Se vuoi migliorare in questa abilità, osserva.”

Come esercizio, il dottor Matsumoto suggerisce di contare il numero di volte in cui l’intervistatrice, Vanessa, ha fatto un gesto con la mano destra durante l’intervista. Riesci a contare il numero finale? La risposta corretta è rivelata alla fine del video!

Oppure, se sei più ambizioso, ti raccomanda di guardare interviste con politici e celebrità. Quando questi discorsi sono “fuori copione”, puoi vedere come le espressioni sottili delle persone tradiscano le loro emozioni e puoi iniziare a imparare a vedere quegli stessi schemi nelle conversazioni di tutti i giorni.

Certo, non c’è un elemento specifico che possa tradire l’emozione di qualcuno. Invece, i cluster di comportamenti non verbali sono incredibilmente importanti, anche se sottostimati. Questo può includere cambiamenti nel tipo o nella frequenza dei gesti o nel modo in cui cambia il loro discorso. Ciò non dipende solo dallo specifico contesto emozionale, ma dipende anche dall’individuo.

Sono questi tipi di gruppi di comportamento per cui il dottor Matsumoto ha espresso interesse per studi futuri. In che modo una combinazione di fattori determina in modo univoco gli stati emotivi?

La ricerca sulle microespressioni non richiede solo una sorta di sintesi, ma il dottor Matsumoto è andato oltre enfatizzando la necessità di un coordinamento ancora più elevato tra i ricercatori interessati.

Poiché questo campo richiede che molti singoli pezzi si uniscano, lo stato attuale degli studi soffre di un problema di dispersione in cui i risultati disparati devono essere messi insieme. Questo può essere difficile e sottolinea la necessità di un maggiore coordinamento.

La Comunicazione Non Verbale in culture diverse – Psychology Today

Quando i nostri gesti parlano più forte delle nostre parole.

La prossima volta che avrete una conversazione con qualcuno, notate quanto del contenuto viene comunicato senza parole. Diciamo che il vostro capo vi chiami nel suo ufficio, vi consegni il vostro rapporto di valutazione e dica “Sono senza parole”. Poiché il rapporto è in una busta sigillata e il vostro capo è temporaneamente a corto di parole, cercherete indizi non verbali (dal suo viso, i gesti, la postura, il tono della voce) sul vostro destino. Ha esclamato quelle parole con un sorriso felice mentre allungava il braccio per una stretta di mano? O le borbottava con le labbra increspate, con un cipiglio profondo che divideva le sopracciglia? In ogni caso, l’immagine dipinta dai segnali non verbali del vostro capo probabilmente in quell’istante vi comunicherà più informazioni che le sue parole.

In un contesto interculturale, quando i nostri interlocutori non condividono il nostro background linguistico e culturale, la comunicazione non verbale assume un ruolo particolarmente importante. Può fare la differenza tra apparire autentici ed essere fraintesi. Può unire le persone o separarle. Può aiutarci a parlare e leggere senza capire una parola delle rispettive lingue.

Lo psicologo David Matsumoto è un acclamato esperto di comportamento non verbale, cultura ed emozione. Con le sue stesse parole ci parla delle importanti conseguenze della comunicazione non verbale in culture diverse.

1) Quale ruolo gioca il comportamento non verbale nella comunicazione interculturale?

Per capirlo, dobbiamo capire il ruolo del comportamento non verbale in ogni comunicazione. Proprio come stiamo parlando in questo momento, stai annuendo e sorridendo, e sto ricevendo un segnale che stai seguendo quello che sto dicendo, forse anche concordando con me. Questo è un esempio di comunicazione su un altro canale comunicativo e unge le ruote di qualsiasi tipo di comunicazione. Chiaramente, le parole sono molto importanti perché comunicano un contenuto specifico. Ma il comportamento non verbale comunica anche il contenuto e molto altro ancora. La funzione di tutte le comunicazioni è di condividere le intenzioni e anche il comportamento non verbale gioca un ruolo in questo. Ci aiuta a condividere le nostre emozioni, accordi e disaccordi, aiutandoci così a comunicare le nostre intenzioni insieme al linguaggio verbale.

2) Quali sono alcune sfide comuni della comunicazione non verbale attraverso le culture?

Considera le persone che conosci che sono abili nelle lingue ma non vanno molto d’accordo con gli altri di culture diverse. Parte del motivo è che il linguaggio verbale comunica solo una certa quantità di contenuto. Una persona che sviluppa solo le proprie abilità linguistiche senza i comportamenti non verbali associati a quella lingua non si trova a suo agio. Le persone possono dire il contenuto che vogliono comunicare, ma non le capiscono correttamente, perché molto di ciò che viene comunicato non è verbale. Ciò può portare a conflitti interculturali, equivoci e ambiguità nella comunicazione, nonostante la fluidità del linguaggio. D’altra parte, il comportamento non verbale può anche migliorare la comunicazione quando c’è poca fluidità del linguaggio. Sono sicuro che chiunque sia interculturalmente competente può andare in qualsiasi paese di cui non si conosca la lingua, ed essere comunque in grado di andare d’accordo con gli altri. I dati mostrano che le lezioni di lingua che incorporano la comunicazione e la cultura non verbale nei loro programmi sono migliori delle lezioni di lingue tradizionali che si concentrano solo sulla lingua.

3) Che consiglio vorresti per diventare più efficace quando comunichi in modo non verbale con persone di culture diverse?

Ho tre suggerimenti.

  1. Cerca di essere piacevole. La maggior parte delle persone amano le persone piacevoli e un sorriso semplice aiuta molto.
  2. Sii interessato. Mostra interesse per altre persone, lingue e artefatti culturali. Fai domande. In questo modo l’interazione interculturale non diventa una seccatura: diventa un’avventura.
  3. Cerca di imparare qualcosa di importante sulla lingua e la cultura del tuo interlocutore. Ad esempio, impara e prova alcune frasi semplici. “Buongiorno”, “per favore”, e “grazie” possono dare una mano per unire molte interazioni. Molte persone si sentiranno come se volessero aiutarti, il che può aiutarti a superare qualsiasi tipo di problema di comunicazione. E crescerai mentre interagisci.

4) Quale emozione è più facile comunicare nelle culture e quali sono le più inclini alle incomprensioni?

La più facile da comunicare è la felicità. Essere simpatici e piacevoli è facile da comunicare, è gratuito e ha un impatto notevole. Tutte le altre emozioni sono inclini al fraintendimento. Uno potrebbe essere frustrato, disgustato, triste, sorpreso, spaventato o preoccupato e tutte queste emozioni possono essere interpretate male in qualche modo. Ma la positività solitamente non viene fraintesa. È importante sottolineare che bisogna anche pensare a come si regolano le emozioni e le espressioni nelle diverse interazioni, perché quando qualcosa può provocare un’emozione in una persona, in un’altra persona potrebbe non essere lo stessa cosa. È vero per le interazioni interpersonali (chiedete a eventuali neo-sposi) e per la comunicazione interculturale.

5) Quali sono alcuni vantaggi dell’essere abili nella comunicazione non verbale?

Nel contesto della comunicazione interculturale, penso che il vantaggio principale sia che se sei bravo nella comunicazione non verbale puoi andare ovunque senza conoscere la lingua e andrai d’accordo con gli altri. È più facile avere interazioni interculturali efficaci – anche senza conoscere la lingua – quando sei esperto nella comunicazione non verbale.

Come specie, ci siamo affidati ai nostri canali non verbali per inviare e ricevere messaggi per molto più tempo rispetto all’evoluzione delle nostre lingue. Sebbene le nostre culture ci abituino in modi diversi a esprimerci senza parole, siamo molto più simili di quanto pensiamo. Come sottolinea il Dr. Matsumoto, i dati scientifici sulla maggior parte di tutti i processi, attributi e comportamenti psicologici mostrano che le differenze culturali tra noi sono molto più piccole delle nostre differenze individuali. Nonostante la nostra tendenza a perdere di vista le nostre somiglianze e, invece, a mettere in luce le nostre differenze, “la maggior parte delle persone nel mondo vuole andare d’accordo”, dice Matsumoto. Come con tutte le relazioni, la comunicazione è la chiave. Questo avviene quando le nostre capacità non verbali possono aiutarci a relazionarci meglio con gli altri membri della nostra famiglia umana. Anche quando ci mancano le parole.

Grazie mille a David Matsumoto per essere stato generoso con il suo tempo e le sue intuizioni. Il dottor Matsumoto è professore di psicologia alla San Francisco State University e fondatore e direttore del laboratorio di ricerca sull’emozione e la cultura SFSU. È autore di innumerevoli libri e articoli su cultura, psicologia, emozioni e comportamenti non verbali.

Marianna Pogosyan Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/between-cultures/201706/non-verbal-communication-across-cultures