Emozionante nuova ricerca sulle microespressioni! – David Matsumoto

Sebbene le microespressioni facciali siano simili in molti modi alle espressioni di più lunga durata, è nelle loro differenze che si sofferma gran parte della scienza recente.

I dottori David Matsumoto e Hyisung Hwang di Humintell hanno recentemente pubblicato un’analisi di uno studio importante, Shen et al. (2016), che ha cercato di distinguere le microespressioni fugaci da quelle che durano più di 200 millisecondi. Questa analisi aiuta a far comprendere ai lettori la ricerca contemporanea sulle microespressioni e l’importanza di vederle come un fenomeno diverso dalle espressioni più durature.

Shen et al. hanno scoperto che le microespressioni, cioè quelle che duravano solo da 40 a 120 millisecondi, erano percepite in modo abbastanza simile ma erano percepite in modo abbastanza distinto dalle espressioni che duravano più a lungo. Naturalmente, “più a lungo” è relativo ai 200 millisecondi!

Matsumoto e Hwang sostengono che questi risultati hanno quattro importanti implicazioni sullo studio delle emozioni e delle microespressioni.

Il primo aspetto è l’importanza della soglia di 200 millisecondi. Questo concorda con la ricerca che Matsumoto e Hwang hanno completato due decenni fa, sottolineando che, una volta che un’espressione viene mantenuta per 200 ms, tende ad essere elaborata nelle memorie a breve termine degli osservatori. Questa è una delle distinzioni cruciali che Humintell studia: la differenza tra le espressioni quotidiane e le microespressioni più fugaci e inconsce.

Sia questo studio che il lavoro di Humintell supportano una definizione di microespressioni che include solo quelle espressioni che si verificano più rapidamente di mezzo secondo. Mentre questo è stato controverso in letteratura per qualche tempo, sembra chiaro che intorno a questa soglia si esistono fenomeni psicologici distintivi. Un’altra cosa interessante da notare: Humintell più di un decennio fa aveva previsto questo definendo le microespressioni come quelle espressioni che avvengono in meno di mezzo secondo. La definizione di Humintell è stata diversa dalle affermazioni usate da altri che non sono state convalidate.

In secondo luogo, questa ricerca contribuisce all’importanza di trovare correlazioni neurologiche nella percezione delle microespressioni. Questo è stato ampiamente studiato per le espressioni facciali più durature, ma solo una manciata di studi hanno esaminato la reazione neurologica alle microespressioni fugaci.

Shen et al. hanno scoperto che anche le emozioni universali, che sappiamo avere una base biologica significativa, sono ancora elaborate attraverso regole, valori e associazioni insegnate culturalmente,questo avviene anche quando si elaborano microespressioni.

In terzo luogo, questi correlati neurologici mostrano anche quanto siano diversi per le microespressioni. La ricerca di Shen et al. Ha concluso che i correlati neurologici per le microespressioni differiscono significativamente dalle espressioni di lunga durata. Ciò porta a domande significative su come la durata dell’espressione può essere utilizzata per studiare diversi tipi di espressioni, come ad esempio la differenza tra espressioni volontarie o involontarie.

Infine, questo studio e molti altri contribuiscono a un campo in crescita che cerca di comprendere il rilevamento degli inganni. Le microespressioni possono spesso tradire coloro che cercano di mentire. La capacità nel vedere quelle microespressioni è difficile da apprendere e richiede allenamento o pratica. Tuttavia, è importante notare che le differenze individuali, come le caratteristiche della personalità, possono renderlo più difficile o più facile.

Nel complesso, questo studio è un’aggiunta importante per un crescente corpo di letteratura che cerca di comprendere le microespressioni e le loro ramificazioni per il rilevamento di inganni.

Siamo molto interessati a sentire cosa ne pensi! Cosa trovi urgente in termini di domande future? Dove guideresti questa ricerca se potessi? Cosa ne pensi di queste affermazioni?

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3 strategie dello sguardo nel Linguaggio del Corpo – Hdemos

Per un avvocato è di grande importanza conoscere le diverse “strategie dello sguardo” che avvengono di norma nelle interazioni, personali e professionali, con le persone intorno a noi. Che sia in un’aula di tribunale o in altre situazioni di lavoro, è normale scambiarsi numerosi sguardi dal diverso significato: simpatia, dubbio, potere, interesse, disaccordo e altri ancora.

Perché lo sguardo è così importante nel Linguaggio del Corpo?

La vista ha una grande importanza per l’essere umano, si stima che circa l’80% delle informazioni dell’ambiente siano ottenute tramite la vista. Per l’importanza che riveste il senso della vista nella nostra esperienza quotidiana, il potere dello sguardo è sempre stato oggetto di attenzioni da parte di artisti, scienziati, filosofi, letterati e altro ancora.

Forse la più importante funzione di comunicazione che riveste lo sguardo è la cosiddetta “salienza”, un sinonimo di “importanza”. In pratica diamo importanza a ciò che si osserva, quando guardiamo qualcosa o qualcuno gli stiamo dando importanza proprio perché rivolgiamo l’interesse verso di lui, e allo stesso modo chi viene osservato si sente giustamente, “chiamato in causa” e si attiva anche in lui l’interesse verso l’altro (interesse che può essere di varia natura a seconda della natura della situazione: paura, piacere, curiosità, ecc.). Quando guardiamo qualcuno questa persona entra nel nostro radar e i sensi si direzionano reciprocamente in questo primo contatto visivo che è un vero “contatto fisico a distanza”, i sensi si attivano, l’attenzione è focalizzata e si instaura il primo ponte comunicativo con l’altro, grazie alla salienza (importanza) dello sguardo.

3 strategie dello sguardo

Il tipo di movimento dello sguardo può aiutarci a capire il tipo di interesse che una persona può nutrire nei confronti di un’altra, esistono nella letteratura “classica” del Linguaggio del Corpo 3 principali categorie di sguardo che si può rivolgere a un’altra persona quando si è vicini ad essa, a una distanza utile per una conversazione.

Mentre due persone parlando tra loro è normale che lo sguardo non rimanga fisso su un punto del viso altrui ma si muova esplorando diverse zone della figura dell’interlocutore.

  • Affiliazione: il tipo di sguardo “sociale” e amichevole che si usa più spesso è quello che viene definito sguardo di affiliazione, in questo tipo di sguardo gli occhi si spostano in un triangolo che va dagli occhi alla bocca della persona che si osserva. L’attenzione è quindi focalizzata sulla parte centrale del volto che racchiude zone molto comunicative (occhi e bocca, appunto). Questo sguardo è usato per comunicare interesse verso l’altro con un atteggiamento aperto e amichevole.
  • Seduzione: un altro tipo di sguardo è definito “intimo” o di seduzione, gli occhi in questo caso si muovono in un triangolo più ampio di quello di prima, che va dagli occhi al petto. Questo tipo di sguardo implica un’esplorazione visiva più ampia della persona che si ha di fronte, allargando l’area di osservazione sulla parte del petto si verificano anche attributi legati alla sessualità (petto robusto negli uomini, seno nelle donne). Questo tipo di sguardo è tipico nel primo incontro tra un uomo e una donna (o anche persone dello stesso sesso se si hanno gusti sessuali diversi dall’eterosessualità), quando questo sguardo viene ripetuto più volte durante una conversazione può segnalare un interesse di tipo sessuale da parte dell’altra persona.
  • Potere: il terzo tipo di sguardo è lo sguardo di potere, definito anche “sguardo di controllo” o “di dominanza”. Il triangolo che si forma con il movimento degli occhi è compreso tra gli occhi e il centro della fronte. Questo tipo di sguardo ha la funzione di esercitare un controllo sull’altro o di incutere timore, quando si riceve questo tipo di sguardo ci si sente istintivamente un po’ a disagio, è come se l’altro si stesse fissando come se fossimo un bersaglio. E’ interessante notare che questo tipo di sguardo è molto usato durante i combattimenti di arti marziali, tenendo lo sguardo su quell’area e sfocandolo leggermente si ottiene l’effetto di incutere timore all’altro e di tenere anche sotto controllo i rapidi movimenti dell’avversario.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Due comportamenti utili dei piedi – Psychology Today

Mi viene spesso chiesto su quali aree del corpo mi concentro, oltre la faccia, quando sto analizzando il Linguaggio del Corpo, specialmente quando non esiste una linea di base stabilita per i comportamenti. La mia risposta spesso sorprende: i piedi.

Sia che si tratti di una “lettura fredda” o di una persona con cui ho familiarità, trovo che i piedi siano molto utili per decifrare il comportamento non verbale.

Perché i piedi? Molto semplicemente, i nostri piedi spesso riflettono le emozioni in modo più accurato dei nostri volti. Per contratto sociale, quando qualcuno ci sorride, di solito sorridiamo anche se forse non conosciamo la persona. Possiamo fingere un sorriso e alcune persone sono molto brave – ciò che non possono nascondere è come i loro piedi rispondono a noi.

Ad esempio: entri in una festa, qualcuno che conosci ti sorride da lontano, forse ti seguono con gli occhi mentre ti sposti dall’altra parte della stanza, ma i loro piedi non si muovono mai. O quando ti avvicini, scopri che i loro piedi iniziano a spostarsi in modo tale da rimanere ancora nella tua direzione, ma i loro piedi si orientano lontano da te. Non voglio dire che girino a 45 gradi, il che è un buon segno che la persona vuole che tu ti unisca a loro. Voglio dire che un piede potrebbe spostarsi di 90 gradi da te, di solito verso un’uscita e l’altro lo seguirà presto, mentre tutti ti guardano. Questo è un comportamento da non perdere poiché spesso rivela che ci sono problemi tra te e questo individuo. Come ho notato, il cervello sta dicendo ai piedi che si preparano a fuggire “non voglio vedere o trascorrere del tempo con questa persona”. Questo è un comportamento inconscio che ho trovato molto affidabile.

Nel corso dei decenni, dopo migliaia di ore di osservazione, ho imparato ad apprezzare i piedi e quanto sono onesti. Il tuo sistema limbico, quella meravigliosa area più primitiva del cervello che ti impedisce di correre sull’orlo di una scogliera, un’alta piattaforma di immersione, o che ti fa esitare quando entri in una stanza oscura e sconosciuta, in sostanza ci tiene al sicuro. Quello stesso sistema limbico governa i nostri piedi in base a ciò che ci circonda e alle emozioni, incluso il modo in cui ci sentiamo rispetto agli altri. Dì a un bambino che state andando a Disneyland e loro mostreranno la felicità con i piedi! Dì loro che non possono andare a giocare e potrebbero battere i piedi in segno di disaccordo. Incontri qualcuno con cui hai avuto un disaccordo e probabilmente i tuoi piedi si congelano quando lo vedi, o si allontanano immediatamente. Fa parte del nostro sistema di sopravvivenza.

Viaggio quasi ogni settimana, così riesco a vedere il meglio e il peggio dei passeggeri delle compagnie aeree, soprattutto quando ci sono problemi. Molte volte, i passeggero si avvicinano a un agente aeroportuale e i loro volti sembrano essere neutri o almeno provano a sembrarlo, ma i loro piedi rivelano quanto siano agitati o sconvolti.

Un comportamento da individuare, o almeno di cui essere consapevoli, è il “tremolio della caviglia”. Il piede, che normalmente si appiattisce, inizia improvvisamente a rotolare in modo strano, cosicché il bordo esterno del piede o della scarpa rimane a terra, ma l’interno è arcuato verso l’alto esponendo la parte inferiore del piede o della scarpa avanti e indietro rispetto al piano (normale) a supinazione estrema (arrotolata verso l’esterno).

La maggior parte della gente non nota questo comportamento anche se il rotolamento ripetitivo da un lato all’altro fa tremare il corpo e gli abiti si scuotono. Questo comportamento è estremamente accurato nel farci sapere che qualcosa non va o c’è un problema. L’agitazione del piede parla chiaro, specialmente se si comprende quanto sia difficile eseguire ripetutamente questo comportamento (supinazione) quando non siamo turbati e quanto raramente viene usato. Ci vuole molta angoscia, irrequietezza o agitazione per far attivare questo comportamento ed è per una ragione che è così preciso.

Se vuoi espandere le tue capacità di osservazione e andare oltre le micro-espressioni, dai un’occhiata ai piedi, sono spesso più onesti del viso.

Joe Navarro
Cacciatore di bugie

https://www.psychologytoday.com/intl/blog/spycatcher/201903/two-useful-behaviors-the-feet

Sorrisi “russi”? – David Matsumoto

È quasi un cliché, anche tra i russi e americani, scherzare sul fatto che i russi sorridano poco. Ma questo riflette diversi livelli di felicità?

Ci sono alcune prove del fatto che i russi siano meno felici degli americani, ma la ricerca attuale suggerisce che ciò non sia dovuto a enormi differenze sottostanti. Invece, ciò può essere spiegato meglio dalle diverse aspettative culturali. Mentre gli americani sono incoraggiati a sorridere in pubblico, i russi sono fortemente scoraggiati dal farlo.

Come spiega il Dr. David Matsumoto di Humintell, i russi, come molte società collettiviste, vivono sotto aspettative più rigide di controllo emotivo. Questo è vero soprattutto con gli estranei, poiché aiuta a sottolineare le differenze tra amici e sconosciuti.

Nonostante il contegno spesso gelido, il Dr. Matsumoto ha sottolineato che ciò non significa che i russi non possano mai essere espressivi. Devi solo conoscerli e aspettare che si aprano.

In effetti, il Dr. Matsumoto ha osservato “Una volta che si bevono bicchierini di vodka insieme, sono più espressivi di chiunque altro”.

Questo può sembrare strano per molti americani, che sono incoraggiati a sorridere nei contesti quotidiani, ma i nostri sorrisi sembrano piuttosto strani ad altre culture! Molti russi possono vedere la nostra espressività come un segno di un atteggiamento ingenuo.

Nel nostro blog poche settimane fa abbiamo discusso di come la cultura giapponese incoraggi i sorrisi in pubblico e con estranei, ma ancora in modi diversi rispetto agli americani. Molte persone dal Giappone possono sorridere per nascondere altre emozioni, piuttosto che esprimere felicità o cordialità. Questo è notevolmente diverso dai russi che manterranno un’espressione neutrale in quei contesti.

Il “patto formativo” nella Comunicazione Non Verbale – CoachMag 45

Formando le persone su temi come Comunicazione Non Verbale, Public Speaking e analisi della menzogna, nella mia esperienza si parla più precisamente di “Patto Formativo”, in cui si effettua anche un trasferimento di know-how tecnico. E’ necessario passare al discente un concreto bagaglio di conoscenze tecniche per farlo diventare autonomo nella Comunicazione Non Verbale. E’ necessario quindi trasferire conoscenze teoriche, pratiche e comportamentali che vanno ben specificate nel patto.

PATTO E CNV: ELEMENTI, PERCORSO E OBIETTIVI

Proverò a dare una definizione del patto, sia esso di Coaching o formativo, dal punto di vista di un professionista della Comunicazione Non Verbale. Il patto dovrebbe portare con sé, a mio avviso, una chiara definizione del percorso e degli obiettivi; prima ancora di essere stabilito in via definitiva dovrebbe illustrare, come fosse una mappa, i possibili obiettivi raggiungibili e i possibili percorsi che richiedono più o meno tempo e impegno (ricordando che nella Comunicazione Non Verbale è più facile osservare gli altri che usare la CNV in maniera attiva). Il Patto Formativo potrebbe essere visto come il “consenso informato” che vige tra medico e paziente, in cui vengono proposte differenti metodi di cura per raggiungere l’obiettivo preposto.

A mio avviso, nel Patto è importante focalizzarsi sugli obiettivi del cliente partendo da un’analisi dei bisogni e delle emozioni per poi passare alla definizione del percorso formativo usando principalmente la logica…

(Continua su COACHMAG n.45 con l’alleanza nel Patto Formativo, la Comunicazione Non Verbale per manifestare presenza, disponibilità, energia e ascoltowww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

3 regole per migliorare l’analisi del Linguaggio del Corpo – Hdemos

Le applicazioni della Comunicazione Non Verbale si dividono in generale in due rami: uno si occupa di osservazione e analisi del Linguaggio del Corpo e un altro è focalizzato sull’uso attivo del Linguaggio del Corpo.
Per quanto riguarda il primo aspetto, osservazione e analisi della CNV, è bene prima di tutto comprendere alcune regole di base che possono aiutare a utilizzare senza errori questo potente strumento d’interpretazione del comportamento umano.

E’ possibile migliorare la nostra capacità di osservazione?

Anche se non esiste un unico metodo d’osservazione per la Comunicazione Non Verbale, è possibile individuare alcune indicazioni di base che aiutano nell’osservazione di situazioni reali, evitando il più possibile errori grossolani.

Esistono tre “buone pratiche” da prendere in considerazione quando si osserva il comportamento gestuale di una persona, i fattori da tenere in considerazione sono numerosi ed è necessario porre la giusta attenzione nella fase di analisi del Linguaggio del Corpo altrui.

Quali sono le 3 regole di base per un osservatore del Linguaggio del Corpo?

1) Visione Olistica
Quando si osservano una o più persone interagire tra di loro o con l’ambiente dovremmo acquisire la buona abitudine di allargare il nostro campo di analisi, è importante prendere in considerazione l’ambiente fisico e simbolico, i ruoli delle persone che interagiscono, la cornice di riferimento ed eventualmente anche i valori delle persone che si osservano. Per evitare un’analisi parziale e con molte probabilità di errori è bene prendere in considerazione quanti più elementi possibili presenti nell’interazione e metterli a sistema evitando di sottovalutare informazioni e dettagli importanti.

2) Analisi del “Norming”
Cosa è il “Norming”? Con questo termine anglosassone si intende l’analisi della “normalità” di una situazione. E’ importante osservare il comportamento delle persone chiedendosi sempre: “Quali comportamenti sono considerati “normali” o socialmente appropriati in una determinata situazione?”. Questa domanda aiuta un osservatore attento a focalizzarsi in particolar modo sugli elementi che più attirano la sua attenzione e che possono essere considerati dei comportamenti devianti rispetto alla norma sociale o al contesto.

3) Allenamento continuo
L’ultimo consiglio non è affatto banale, ci sono diverse ragioni per cui l’allenamento costante è particolarmente importante in una disciplina pratica come la Comunicazione Non Verbale: in primo luogo è fondamentale fare pratica per arrivare a un buon livello di applicazione pratica dei concetti teorici in situazioni reali, inoltre l’allenamento potenzia la tecnica sotto 3 aspetti: 1 – Sapere teorico, lo studio aggiunge nuove prospettive e nuove tecniche nel bagaglio di ciò che già conosciamo; 2 – Saper fare, l’esercizio continuativo aiuta a focalizzarsi sugli aspetti più importanti da prendere in considerazione e velocizza il processo di analisi, in un’analisi in tempo reale questo fattore risulta molto importante; 3 – Saper essere, interagire con il mondo esterno ci porta a fare esperienze e ci pone in una situazione di confronto continuo in cui è possibile imparare quali siano i comportamenti migliori da mettere in pratica nelle varie situazioni.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Il significato culturale del sorriso – David Matsumoto

Sappiamo che le espressioni sono differenti nelle varie culture, ma l’analisi di come riconosciamo i sorrisi porta questa osservazione in primo piano.

In un importante studio del 1993, il dottor David Matsumoto e il dottor Tsutomu Kudoh di Humintell hanno cercato di esplorare le differenze tra il modo in cui gli americani e i giapponesi esprimono e percepiscono i sorrisi. Ciò rivelerebbe diverse ipotesi culturali ma tale studio è anche riuscito a dimostrare alcune somiglianze potenzialmente inaspettate.

I sorrisi sono oggetti ideali per iniziare questo tipo di lavoro, poiché ci sono molti tipi di sorrisi e tutti rivelano emozioni diverse o servono a funzioni sociali diverse.

Inizialmente, è importante notare che gli americani e i giapponesi, quando sono da soli, tendono a mostrare espressioni molto simili di disgusto, rabbia, paura e tristezza. Questi hanno dimostrato di essere espressioni universali, dopo tutto. Tuttavia, questo non è sempre vero quando gli altri sono presenti nella stanza, come molti partecipanti giapponesi sorrideranno nonostante siano esposti a immagini disgustose o tristi.

Ciò sarebbe spiegato dal fatto che i sorrisi hanno alcune connotazioni negative in Giappone, dove la maturità è vista come radicata nello stoicismo e nella serietà nonostante le emozioni sottostanti. Invece di esprimere gioia, i sorrisi sono spesso usati per questo scopo: nascondere le emozioni sottostanti anziché mostrarle.

A causa dei loro diversi usi, quindi, sarebbe ragionevole pensare che persone di culture diverse leggano in sorrisi in modo diverso. Se siamo abituati a sorridere durante i momenti in cui siamo tristi, sarà meno probabile attribuire la felicità ad altre persone che stanno sorridendo.

Matsumoto e Kudoh hanno cercato di comprendere ulteriormente questo fenomeno esponendo i partecipanti americani e giapponesi a immagini di entrambi i sorrisi e facce neutre. A loro è stato poi chiesto di valutare per ciascun caso l’attrattività, l’intelligenza, la cordialità e la socievolezza. L’obiettivo generale di questo studio era determinare se la cultura partecipante avesse avuto un impatto significativo in queste valutazioni.

A quanto pare, gli americani hanno giudicato i volti sorridenti più intelligenti, americani e giapponesi hanno entrambi giudicato i volti sorridenti più socievoli. Mentre erano d’accordo su quest’ultimo punto, gli americani giudicavano le facce sorridenti molto più socievoli rispetto alle loro controparti giapponesi.

Entrambe queste distinzioni si adattano all’idea che gli americani enfatizzano maggiormente il sorriso nelle interazioni sociali. Gli americani percepirebbero la mancanza di un sorriso da parte di un individuo giapponese come un segno potenzialmente negativo, mentre il giapponese potrebbe fare il contrario.

Eppure, nonostante queste differenze, entrambi i partecipanti hanno giudicato i sorrisi come un elemento attraente. Ciò potrebbe indicare che i sorrisi riflettono le caratteristiche esterne piuttosto che più nozioni interne come socialità e intelligenza.

E’ chiaro che il sorriso è una componente incredibilmente importante per leggere efficacemente le persone, ma dobbiamo analizzarlo con una comprensione delle differenze culturali.

Non tutti i sorrisi sono uguali – David Matsumoto

Noi tendiamo ad associare il sorriso quasi esclusivamente a gioia o felicità, questo però può portarci fuori strada.

In realtà, ci sono molti diversi tipi di sorrisi e solo pochi possono essere classificati come “sorrisi felici”. Come scritto in un recente articolo su BBC, su 19 diversi tipi di sorrisi solo sei indicano emozioni piacevoli. Il resto, invece, possono indicare disprezzo, rabbia o persino inganno. Se vogliamo leggere efficacemente le persone, è necessario esplorare le differenze tra i sorrisi.

Uno di questi è, naturalmente, il noto sorriso di Duchenne. Questo sorriso è stato identificato come parte degli esperimenti del 19° secolo di Duchenne de Boulogne che hanno cercato di esplorare le configurazioni muscolari che stanno dietro alle espressioni facciali. Egli ha identificato oltre sessanta espressioni facciali, il sorriso di Duchenne è forse la sua scoperta più famosa.

Questa espressione, caratterizzata da un ampio sorriso, quasi comicamente esagerato, è generalmente associata a vera felicità e piacere. È importante sottolineare che questa espressione è solitamente associata alle “zampe di gallina”, particolari pieghe intorno agli occhi. Queste rughe laterali sono spesso viste come indicative di vera felicità.

Non tutte le culture incoraggiano tali sorrisi aperti. Nelle culture scandinave, russe o giapponesi, i sorrisi espliciti non sono così “approvati” come in altre culture. Questo porta a mostrare più “sorrisi smorzati” dove la bocca è leggermente sollevata e le labbra delicatamente premute insieme. Mentre la bocca viene difficilmente influenzata in questo tipo di sorrisi, c’è invece un’enfasi sul mostrare la felicità attraverso gli occhi.

Tuttavia, questi tipi di sorrisi genuini non sono l’unico tipo di sorriso di cui essere consapevoli. C’è anche il “sorriso triste”. Anche se può sembrare abbastanza simile al sorriso felice, il sorriso triste è solitamente asimmetrico e oscurato da uno sguardo di tristezza simile a una smorfia. È stato il lavoro del Dottor David Matsumoto di Humintell che ha identificato questo sorriso osservando atleti che hanno vinto la medaglia d’argento, compresi quelli ciechi, suggerendo che si tratta di un’espressione universale.

Esistono anche altri tipi di sorrisi. Uno di questi è il sorriso “di disprezzo”. Questa espressione combina entrambe le espressioni di disgusto e sdegno ma sembra abbastanza vicino a un sorriso genuino. E’ simile sotto molti aspetti ma gli angoli delle labbra rimangono contratti piuttosto che incurvati. Questo sorriso è particolarmente comune nelle culture dell’Asia orientale in cui è scoraggiato mostrare rabbia in pubblico.

Allo stesso modo, ci sono sorrisi falsi e sorrisi misti. Nel primo caso, i sorrisi falsi differiscono solo leggermente dal sorriso di Duchenne. Sfortunatamente, queste differenze sono difficili da individuare, dal momento che il sorriso di Duchenne è facilmente falsificabile. Testare l’accuratezza di un sorriso spesso richiede di confrontarlo con altri sorrisi che abbiamo visto, idealmente dalla stessa persona. Sono le deviazioni da queste norme che aiutano a determinare se è falso.

Infine, i sorrisi misti si presentano quando le persone esprimono un genuino sorriso di Duchenne, ma che si sovrappone al disprezzo, alla paura o alla tristezza. Questi sorrisi possono sembrare molto simili ma si tingono di intenzioni chiaramente diverse. Questo può essere determinato in modo simile ai sorrisi falsi, ma anche osservando se un sorriso genuino abbia senso per quella persona in quel contesto.

Speriamo che questo dia qualche indicazione su quante diverse varianti di sorrisi ci siano. È importante sottolineare ancora una volta le differenze culturali, in quanto ciò può avere un impatto significativo sul tipo di sorriso che viene mostrato.

Il nostro bisogno di spazio – Psychology Today

Il nostro bisogno di spazio è personale e culturale e varia di momento in momento.

Da bambino, mi meravigliavo di come gli uccelli migratori scendevano sulle linee elettriche, ognuno apparentemente equidistante l’uno dall’altro, come se sapessero esattamente dove atterrare, mai troppo vicini, ognuno perfettamente distanziato. Non è diverso, forse, per gli umani che aspettano in fila, in apparenza istintivamente, per acquistare un biglietto per il teatro a Broadway – con ogni persona abbastanza vicina all’altra. Forse erano immagini come queste, che tutti abbiamo vissuto, che hanno spinto il grande antropologo Edward T. Hall a studiare come le molte varietà di animali in natura usano lo spazio per l’armonia sociale – questo ha definito lo studio della prossemica.

La prossemica è stata molto utile per comprendere le interazioni sociali, sia che si tratti di bambini che giocano, di colleghi seduti attorno a un tavolo da conferenza, o di quante persone si possono mettere in un ascensore prima che ci sia un alto grado di disagio. Il lavoro di Hall è stato ampiamente citato da sociologi, psicologi, antropologi e persino primatologi, perché abbiamo tutti dei bisogni spaziali. Hall ha notato che ci sono quattro zone di base condivise da noi umani e variano in dimensioni:

  1. Zona pubblica: da 3 metri in poi, utile per parlare in pubblico e riunioni all’aperto
  2. Zona sociale: da 1 metro circa a 3 metri, una buona distanza sociale per le interazioni con i conoscenti
  3. Zona personale: da 50 cm. a 1 metro circa, una distanza confortevole per la famiglia e gli amici intimi
  4. Zona intima: dalla pelle a 50 cm., distanze associate a sussurri, tocco, abbracci, ecc.

Si noti che queste distanze sono approssimazioni e possono variare ampiamente, come nella “zona pubblica” sopra. Ciò che Hall ha anche scoperto è che quando queste distanze spaziali vengono violate, anche se con buone intenzioni, ci sono conseguenze – sia psicologiche che fisiologiche.

Se un estraneo ti sta troppo vicino, potresti ritrovarti a scappare mentre la tua pelle arrossisce, il tuo cuore batte, il tuo petto si stringe e le tue labbra si comprimono, mostrando visibilmente il tuo disagio. Queste reazioni sono causate dall’eccitazione limbica – l’attivazione subconscia di vari sistemi all’interno del cervello – per proteggerti e assicurare la sopravvivenza. Mentre tutte queste cose stanno avendo luogo, c’è un “dirottamento limbico”, il tuo cervello è così preoccupato del disagio psicologico che ha la precedenza su tutto ciò che viene discusso. Tutto ciò a cui possiamo pensare è prendere le distanze dagli altri, un fenomeno che tutti abbiamo incontrato.

Siamo così sensibili sul nostro spazio che quando qualcuno si siede troppo vicino a noi su una spiaggia vuota, sperimentiamo un disagio psicologico, mentre riflettiamo sul perché qualcuno si sieda inutilmente così vicino. O quando entri in un ascensore e vai in un angolo, se la prossima persona che arriva si mette proprio accanto a te, puoi avvertire molto disagio. Stare così vicini è normale quando ci sono otto persone nell’ascensore, ma non quando ci sono solo due di voi. Ci siamo evoluti per reagire alle violazioni spaziali ai fini della sopravvivenza, e dobbiamo essere sensibili ai bisogni spaziali – i nostri e quelli degli altri.

Sfortunatamente, le esigenze spaziali variano in base alla cultura e alle preferenze personali, e non è sempre chiaro cosa soddisfi ciascuna persona. In molti paesi dell’America Latina, le persone parlano a una distanza che molti negli Stati Uniti o in Norvegia, per esempio, troverebbero troppo vicina. Mentre, allo stesso tempo, molti in America Latina scoprono che noi negli Stati Uniti ci troviamo troppo distanti, dando l’impressione di freddezza. Mentre la cultura influenza quanto strettamente interagiamo, ci sono molti altri fattori. Anche negli Stati Uniti noterai una differenza tra i bisogni spaziali di un newyorkese e quelli di un contadino di Des Moines, Iowa o di un nativo americano che vive lungo il fiume Colorado. Questi sono tutti i posti in cui sono stato, e le distante in cui le persone interagiscono sono molto diverse.

Il fatto è che non esiste una distanza nordamericana o una distanza sudamericana, europea o asiatica, ma solo una media misurata da coloro che studiano la prossemica. Mentre il lavoro di Hall è utile, ho appreso in oltre quattro decenni di osservazioni che, mentre gli indizi culturali sono importanti, alla fine, come ogni diplomatico apprende presto, le preferenze personali prevalgono sulle aspettative sociali.

Quanti di voi hanno avuto qualcuno che si è avvicinato troppo mentre parlava con voi? Apparentemente tutti hanno avuto questa esperienza. Perché? Perché ci viene insegnato a salutarci l’un l’altro, ma non come farlo – almeno non riguardo allo spazio personale che può variare da 50 cm. a 1 metro circa.

Per prima cosa lo spazio intorno a noi, come risulta, non è perfettamente simmetrico. Siamo più sensibili alle violazioni dello spazio da dietro che di fronte. La maggior parte delle persone non ama se qualcuno è troppo vicino a loro a un bancomat durante il giorno e ancor più durante la notte. La nostra sensibilità ai bisogni spaziali aumenta quando le persone sono dietro di noi. Ancora una volta, questo varia con le persone (vedi figura).

Anche l’ora del giorno e l’ubicazione sono variabili interessanti. In un vicolo isolato, potremmo sentirci a disagio con qualcuno che cammina a meno di 10 metri da noi e, di notte, questa distanza può raddoppiare o addirittura triplicare.

L’età e il genere influenzano i nostri bisogni spaziali. Un’adolescente può permettere ad altri di starle molto vicino a una festa (meno di un metro o poco più), ma quando avrà 35 anni, richiederà quasi quattro volte la distanza. Con l’età arriva un maggiore bisogno di spazio.

Le emozioni influenzano anche il nostro bisogno di spazio. Le coppie che hanno appena litigato possono aver bisogno di 7 metri o più di spazio di separazione (quanto spesso si sente la frase “Stasera dormi sul divano!”), mentre solo poche ore prima si coccolavano insieme. In alternativa, alcuno occasioni nelle nostre vite possono costringerci a permettere anche a estranei di abbracciarci e parlarci all’interno della nostra Zona Intima, qualcosa che non avremmo mai permesso prima.

Le persone con uno status sociale più elevato, in quasi tutte le culture studiate, preferiscono quelle di status inferiore per mantenere una distanza maggiore. Quando i conquistadores arrivarono nel cosiddetto Nuovo Mondo, scoprirono che il re locale richiedeva uno spazio maggiore, proprio come nella corte della regina Isabella a 5.600 miglia di distanza.

Una persona che percepisce una sorta di disagio psicologico può anche richiedere uno spazio extra. Le persone clinicamente depresse hanno commentato come preferirebbero che gli altri stessero lontani, anche i membri della famiglia.

Il tatto e l’olfatto influiscono sui nostri bisogni spaziali. Se qualcuno sembra non essersi lavato la testa o cambiato i vestiti da giorni o settimane, o ha un odore sgradevole, tutto questo ci fa desiderare di stare più lontano.

Una persona paranoica, così come una afflitta da schizofrenia, può diventare agitata se qualcuno arriva a distanze che per la maggior parte di noi sembrano normali, ma per loro sono estremamente allarmanti. Ho visto alcune di queste persone lamentarsi quando le persone si trovavano a meno di 10 metri da loro. Questo può rappresentare un problema per tali categorie di persone quando vivono in una città affollata.

Tendiamo ad allontanarci da quelli che sono agitati o irrequieti. Forse riconosciamo istintivamente che dovremmo dare loro più spazio. Allo stesso modo, siamo più distanti da quelli che parlano a voce troppo alta o chiassosa, e alcuni si tirano indietro da quelli che gesticolano troppo con le loro mani. Al contrario, i non udenti si avvicinano spesso agli altri, in modo che possano sentire meglio.

Ci sono altri fattori, come puoi ben immaginare, come il nostro stato emotivo e se le persone intorno a noi sono conosciute o sono degli estranei. Indipendentemente da ciò, alla fine, l’importante è riconoscere che i bisogni spaziali sono universali; tuttavia, lo spazio di cui ognuno di noi ha bisogno non è fisso e rigido, ma piuttosto fluido, governato da ciò che preferiamo singolarmente.

Spetta a tutti noi valutare le preferenze e le esigenze spaziali degli altri nel contesto di una determinata situazione. È qui che entra in gioco l’intelligenza sociale e le buone maniere. Dopo tutto, non vogliamo essere ricordati come quella persona che sta sempre troppo vicina agli altri.

Cosa possiamo fare per evitare di stare troppo vicino?

Un modo per ottenere questo risultato è di notare, prima di avvicinare qualcuno, a quale distanza le altre persone si trovano l’una dall’altra. Questo non è sempre possibile ma è un consiglio utile. Quindi, avvicinati abbastanza da lontano per salutare una persona, poi dovresti piegarti leggermente in avanti per allungare la mano e stringere la sua mano. Dopo fai un piccolo passo indietro e resta leggermente inclinato in avanti. Se la persona è a suo agio con quella distanza, è probabile che non si sposterà. Se gli altri preferiscono che ti avvicini, questo può accadere in America Latina o in Medio Oriente, si avvicineranno loro a te. Se loro sono a disagio, anche quando fai un passo indietro, loro stessi andranno ancora più indietro.

Teniamo questo a mente: la maggior parte delle persone, quando gli viene domandato esplicitamente, preferirebbe che gli altri si fermassero un po’ più indietro – ci costa poco accogliere gli altri nel modo appropriato, e alla fine, questo atteggiamento metterà tutti più a loro agio.

Conclusioni:

  1. Ci siamo evoluti per reagire alle violazioni spaziali.
  2. I bisogni spaziali sono prima di tutto personali – ognuno ha le sue preferenze.
  3. Con l’età, i nostri bisogni spaziali cambiano: diventano più grandi.
  4. Le emozioni spesso determinano quanto vicino o quanto lontano vogliamo che gli altri si avvicinino a noi.
  5. La rabbia tende a farci desiderare che gli altri siano a una distanza maggiore.
  6. Gli odori altrui possono influenzare la distanza con gli altri.
  7. I problemi emotivi e psicologici possono causare agitazione in alcune persone quando il loro spazio viene violato.
  8. Sta a noi valutare i bisogni spaziali degli altri in base al contesto e alle loro preferenze personali.
  9. È più sicuro e più confortante stare un po’ più indietro rispetto alla distanza normale con qualcuno che hai appena incontrato.
  10. Rispettando i bisogni spaziali degli altri, contribuiamo a contribuire al benessere psicologico.

Joe Navarro
Cacciatore di bugie

https://www.psychologytoday.com/us/blog/spycatcher/201808/our-spatial-needs

La personalità del modo di camminare – David Matsumoto

Spesso nelle città affollate, ci scontriamo con coloro che camminano molto più lentamente, o rallentiamo quelli che camminano più velocemente. C’è una spiegazione per questa variazione?

Secondo un team di ricercatori, i tratti della personalità possono aiutare a prevedere quanto velocemente o lentamente cammineremo. In uno studio creativo, pubblicato su Social Psychological and Personality Science, il dottor Yannick Stephan e il suo team hanno esaminato oltre 15 mila individui, monitorando la rapidità con cui camminavano e misurando anche i tratti tradizionali della personalità come l’estroversione e la nevrosi.

Raramente parliamo di velocità della camminata, ma non è anche questo un comportamento non verbale importante?

Mentre la ricerca passata ha collegato la velocità della camminata alla salute, ci sono anche connessioni convincenti tra i tratti della personalità e la salute. Ad esempio, quelli con un alto grado di nevrosi e un basso livello di estroversione tendono a fare esercizio fisico meno frequentemente e ad avere una salute peggiore. Mentre la velocità dell’andatura potrebbe non sembrare così importante, questo studio tenta di esplorare ulteriormente la relazione tra la nostra salute fisica e la nostra personalità.

Per il contesto, i ricercatori hanno utilizzato come misura cinque tratti della personalità che sono ben conosciuti in psicologia. Ciò include la nevrosi (una disposizione verso le emozioni negative), l’estroversione, l’apertura a nuove esperienze, la coscienziosità (una misura di organizzazione e autodisciplina) e la gradevolezza.

Si potrebbe sospettare che i dati sulla velocità dell’andatura sarebbero difficili da trovare, ma sorprendentemente i ricercatori hanno utilizzato un incredibile tesoro di informazioni sui tratti della personalità delle persone e sulla velocità di camminata. Alcuni di questi tratti si erano anche evoluti nel tempo, consentendo una comprensione di queste relazioni nel tempo.

Nel complesso, hanno scoperto che le caratteristiche della personalità predicono con successo la velocità di camminata, anche se misurate anni prima. Tendevano a trovare relazioni simili anche tra campioni diversi e gruppi di età / demografia.

L’estroversione e la coscienziosità predicono costantemente velocità più elevate. Questo può sembrare intuitivo, se immaginiamo un amico estroverso o qualcuno che è abbastanza auto-disciplinato. Per la nevrosi è il contrario, questo tratto psicologico si sviluppa lentamente nel tempo ed è associato inizialmente a una più lenta velocità di andatura.

Questi risultati sono coerenti con le ricerche precedenti che hanno trovato le stesse connessioni tra quei tipi di personalità e salute. Vedendo come questo si manifesti con la velocità dell’andatura, una grande quantità di informazioni può essere dedotta e ulteriormente esplorata su come esprimiamo la nostra personalità. La velocità dell’andatura può quindi essere utilizzata come un elemento predittore affidabile sia per la salute che per il tipo di personalità, beneficiando allo stesso modo ricercatori, pazienti e medici.

Anche se questo potrebbe sembrare un po ‘lontano dal solito lavoro di Humintell, in realtà non lo è. La velocità dell’andatura può essere vista come un comportamento non verbale importante!

Sapresti leggere le persone in base al loro ritmo nel camminare? Piuttosto che avere fretta, potrebbero essere davvero estroversi!

La barriera delle mani nel Linguaggio del Corpo – Copia Originale

Avete notato che i bambini quando provano vergogna tendono a mettere le mani davanti ai genitali? Proteggere con le mani una parte del corpo è un gesto che risulta istintivo, quasi automatico, viene solitamente compiuto per proteggere una parte delicata del corpo, tale protezione è una vera e propria barriera fisica e simbolica.

Nel caso di una barriera di calciatori piazzati come un muro umano davanti al giocatore avversario che deve tirare il pallone, è normale che essi cerchino una protezione fisica dalla pallonata che potrebbe arrivare addosso a loro, se osserviamo il loro comportamento si coprono la zona del viso e quella dei genitali, entrambi molto delicate.

Nel caso del bambino che prova vergogna la, protezione che si cerca è invece di tipo simbolico, anche se non è presente una minaccia alla sua incolumità fisica (come nel caso della pallonata) egli vive comunque una minaccia alla propria integrità psicologica e sociale, infatti la vergogna provoca un forte senso di disagio sociale e personale.

La zona dei genitali rappresenta la nostra sfera istintiva e si cerca di proteggere tale zona anche in situazioni di spavento improvviso o di paura, coprire i genitali con le mani rappresenta una forma di difesa quasi automatica e che si attiva in presenza di stimoli pericolosi. La zona dei genitali si copre in presenza di un pericolo, di imbarazzo e vergogna, e anche quando ci si sente inferiori o inadeguati rispetto a una situazione o a un compito.

Una situazione diversa si presenta quando il contatto delle mani con i genitali vuole indicare dominanza, in questa circostanza il contatto vuole segnalare la propria forza, la propria “mascolinità”, quando due uomini si trovano a fronteggiarsi possono simbolicamente toccarsi le parti basse per indicare all’altro di essere all’altezza della situazione, quando invece un uomo vuole sottolineare la propria virilità di fronte a una donna si usa più spesso la cosiddetta “postura del cowboy”, con le mani in tasca e i pollici fuori che indicano, non a caso, proprio la zona dei genitali.

Quando le mani vanno a proteggere una zona del petto, oltre che per la difesa fisica di organi vitali molto importanti, si tratta di una difesa della propria sfera emotiva. Quando qualcuno ci racconta una storia triste o emotivamente forte capita di portarsi una mano sul petto, più o meno all’altezza del cuore, come a difendere la propria sfera emotiva da un’emozione troppo violenta.

Un’altra situazione in cui le mani proteggono il busto è quando si tiene un oggetto tenendolo di fronte al petto, ad esempio un libro poggiato sul petto o un bicchiere tenuto di fronte a noi mentre parliamo con una persona con cui non abbiamo molta confidenza, di solito tali oggetti vengono spostati dalla zona del petto quando ci si trova a proprio agio in una situazione.

Anche la zona del viso, che rappresenta la sfera razionale e anche la nostra identità attraverso i tratti unici del volto di un individuo, può venire protetta dalla mani come difesa fisica e simbolica. Mentre i calciatori si proteggono il viso con una mano per evitare un colpo violento, quando lo facciamo in assenza di un pericolo è per altri motivi. Ci si può coprire il volto con una mano per evitare di essere visti dagli altri (ad esempio se capita di ridere in una situazione seria) o come protezione verso qualcosa che non è di nostro gradimento o che ci colpisce in maniera particolare. Di fronte a una scena violenta potremmo mettere una mano davanti agli occhi, in presenza di una notizia negativa potremmo mettere la mano davanti alla bocca o sulla fronte; anche in questo caso le mani diventano un vero e proprio scudo che tenta di proteggerci o di filtrare emozioni e stimoli negativi che si presentano di fronte a noi.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.copiaoriginale.it/articoli/la-barriera-delle-mani-nel-linguaggio-del-corpo

Attenzione, interesse e segnali del Corpo – Hdemos

Quando parliamo spesso abbiamo la convinzione che gli altri ci stiano ad ascoltare, purtroppo nella realtà non sempre è così. L’attenzione può essere persa a causa di poco interesse, si può essere distratti da qualcosa intorno a noi o più semplicemente si sta pensando ai fatti propri.

Saper catturare l’attenzione altrui è un’arte, così come mantenerla nel tempo; avete notato che alcuni oratori riescono a risultare interessanti anche quando fanno un lungo discorso?
Per qualsiasi oratore saper stimolare l’interesse del suo pubblico è un valore aggiunto indiscutibile; l’osservazione del Linguaggio del Corpo aiuta a capire tempestivamente gli umori e i pensieri della platea, permettendo di reindirizzare il discorso o di cambiare registro per stimolare maggiormente l’attenzione dei presenti.

Per un avvocato o un giurista conoscere la Comunicazione Non Verbale per individuare i segnali di ascolto e di interesse altrui può essere davvero uno strumento in più nella propria cassetta degli attrezzi. Nel corso dell’attività professionale è normale parlare di fronte a più persone come in un’udienza o più spesso si comunica faccia a faccia, con giudici, colleghi, collaboratori, testimoni e diversi tipi di addetti ai lavori.

Quali sono i segnali non verbali che manifestano interesse verso le nostre parole?

Il primo dei segnali che possono indicare un reale interesse verso le nostre parole è sicuramente il contatto visivo, inoltre il contatto delle dita della mano con il mento indica attenzione, così come la mano che tocca la fronte come a stimolare fisicamente il pensiero e concentrazione nell’area del cervello.

Quali segnali del corpo possono essere legati a noia, disinteresse e impazienza?

Al contrario, possono anche essere presenti alcuni segnai corporei che indicano noia come, ad esempio, la mano che regge la testa come fosse un cuscino e le palpebre leggermente abbassate a segnalare una scarsa stimolazione. Quando invece è il disinteresse a essere visibile nel Linguaggio del Corpo altrui possiamo notare lo sguardo distratto, che guarda altrove cercando vie di fuga o altri stimoli come l’orologio o il telefono.
Tra i segnali di impazienza troviamo il classico tamburellare con i piedi o con le dita della mano, così come manipolare nervosamente un oggetto, toccare il proprio corpo con frequenza, mordersi le unghie e anche cambiare spesso postura, come se ci si trovasse in una posizione “scomoda” rispetto alle parole ascoltate.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Il sorriso della Gioconda di Leonardo: falso o sincero?

Il Linguaggio del Corpo dell’enigmatico e magnetico volto della Monna Lisa torna a far parlare di sé in questi giorni in cui si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, il grande ed eclettico genio toscano che ha rivoluzionato il pensiero scientifico con le sue numerose invenzioni.

In un articolo uscito da poco sul sito di Repubblica.it vengono illustrati i risultati di una recente ricerca di tre ricercatori italiani che hanno pubblicato sulla rivista Cortex i risultati di un loro studio in cui si afferma, in sostanza, che il sorriso della Gioconda sia finto, poco spontaneo.

Tale ricerca sembra confutare le conclusioni di un precedente studio tedesco dell’Università di Friburgo che descriveva come il sorriso della Monna Lisa venisse percepito dalla maggior parte delle persone come una “sincera” espressione di felicità, quindi un sorriso spontaneo, non artefatto.

Esistono alcune ipotesi che vanno dalla paresi alla mancanza di un dente della Monna Lisa ma noi rimarremo nel campo dell’analisi di quello che può essere considerato un sorriso “naturale”.

Il capolavoro di Leonardo conservato al museo del Louvre in cui si crede sia ritratta Lisa Gherardini – “Monna Lisa” – sembra conservare intatta nel tempo, oltre che la sua immensa bellezza, anche quell’aura enigmatica carica di misteri che ha ispirato teorie ed analisi nel corso dei secoli da parte di ogni genere di studioso e di artista.

Oltre all’enigma del suo sorriso, anche lo sguardo della Gioconda è stato più volte oggetto di analisi tanto che si è arrivato a parlare di un vero e proprio “Monna Lisa effect” per quanto riguarda il suo sguardo particolare e magnetico.

Leonardo ha dipinto di proposito un sorriso “falso”?

Secondo l’analisi dei tre neuroscienziati italiani Lucia Ricciardi (St. George University di Londra), Luca Marsili (University of Cincinnati) e Matteo Bologna (Sapienza di Roma), quindi, il sorriso di Monna Lisa sarebbe forzato, finto.

I tre ricercatori sono partiti dall’asimmetria del sorriso della Gioconda e hanno creato delle foto dividendo la parte destra del sorriso da quella sinistra e formando delle immagini duplicando solo una specifica parte, chiedendo poi ai partecipanti dell’esperimento di esprimere una loro opinione sulle foto che mostravano separatamente i due lati del sorriso.

Le immagini create duplicando una solo lato del sorriso della Gioconda

I partecipanti hanno dichiarato che la parte sinistra fosse più espressiva e felice ed espressiva, la destra invece è stata percepita come triste, seria o addirittura disgustata.

Secondo i principi delle Neuroscienze, le emozioni sincere si manifestando in maniera simmetrica sul volto e questo dovrebbe far pensare che il sorriso non fosse sentito e spontaneo.

I tre ricercatori, rimanendo nel campo delle ipotesi, affermano che Leonardo, grande osservatore e studioso della natura e dell’anatomia umana, potrebbe essere stato a conoscenza della simmetria delle emozioni sincere e che avrebbe creato di proposito tale asimmetria per comunicare un messaggio nascosto, aggiungendo un’ulteriore domanda all’enigma dietro il sorriso più famoso al mondo: “perché Leonardo avrebbe dipinto di proposito un sorriso falso?

Altre possibili ipotesi?

In aggiunta a questa nuova domanda e ai risultati delle due ricerche, italiana e tedesca, che sembrano arrivare a risultati apparentemente contraddittori tra loro, ritengo personalmente che sia possibile allargare il campo di analisi tenendo in considerazione l’asimmetria del sorriso e altri due aspetti legati alle emozioni e alla Comunicazione Non Verbale:

1) Espressione di disprezzo (o scherno):

L’espressione facciale del disprezzo può manifestarsi come una smorfia asimmetrica, in particolare possono essere presenti su un solo lato del volto un sorriso oppure l’espressione del disgusto.

2) Sorriso sincero (nonostante l’asimmetria nel volto):

In accordo con la teoria della lateralizzazione degli emisferi cerebrali, per cui i due emisferi sono specializzati in diversi compiti, in caso di asimmetria nelle espressioni facciali sul lato sinistro del volto sarebbero presenti i segnali emotivi e, quindi, quelli più sinceri e spontanei. Infatti, in accordo con tale teoria, la parte sinistra del corpo sarebbe controllata della parte destra del cervello, dedicata maggiormente alle emozioni e alla creatività.

E voi cosa ne pensate? Il sorriso della Gioconda vi sembra falso o sincero?

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Come agisce un cacciatore di bugie? – David Matsumoto

Individuare una menzogna è difficile per molte persone, ma perché ad alcune persone capita di essere più brave di altre?

Questa è una domanda importante non solo per i nostri tentativi di comprendere come rilevare l’inganno ma anche per capire meglio il ruolo del riconoscimento emotivo nella rilevazione della menzogna. Un nuovo studio pubblicato nel Personality and Social Psychology Bulletin ha cercato di distinguere le varie caratteristiche del riconoscimento emotivo come un modo per spiegare le variazioni nelle capacità dei partecipanti di rilevare l’inganno.

Gli autori dello studio esaminano diverse variabili che potrebbero spiegare la variazione nel rilevamento dell’inganno. Una è la Teoria della mente che esamina la capacità generale di un individuo di leggere gli stati mentali degli altri. Allo stesso modo, hanno esaminato l’intelligenza emotiva che, anche se simile alla Teoria della Mente, si concentra maggiormente sulla competenza interpersonale e sul riconoscimento emotivo.

È importante distinguere il rilevamento della verità dal rilevamento della menzogna. Questo dovrebbe essere abbastanza intuitivo, poiché spesso abbiamo una chiara sensazione intuitiva del fatto che ci stanno mentendo, ma questo non significa che abbiamo sempre un “intuito affermativo” quando un’altra persona ci dice la verità. Invece, spesso “sentiamo che non ci stanno mentendo” e concludiamo quindi che stanno dicendo la verità.

I ricercatori hanno anche distinto tra menzogna ad “alto rischio” e “basso rischio”, nell’ipotesi che i comportamenti sarebbero significativamente differenti nei due casi. Vale a dire che hanno notato che la ricerca passata ha scoperto che le persone tendono a credere agli altri in situazioni di “basso rischio”, mentre diventano più attente quando aumenta la posta in gioco.

Per esplorare le relazioni tra questi argomenti, gli autori dello studio hanno eseguito un esperimento su oltre 100 partecipanti. Nell’esperimento, a ciascun partecipante è stato chiesto di analizzare una serie di video di persone che parlano di eventi ad alto rischio, come casi di presunto omicidio. Nella metà di questi video erano presenti menzogne.

Dopo aver visto ogni video, ai partecipanti è stato chiesto di determinare chi stava dicendo la verità e chi no. Poiché l’intelligenza emotiva e altre variabili sono state misurate da una serie di questionari e test pre-esperimento, i ricercatori sono stati in grado di esplorare le relazioni statistiche tra quei tratti emotivi e i tassi di accuratezza dell’analisi dei video.

Nel complesso, hanno scoperto che, come sospettato, la rilevazione della verità e dell’inganno era diversa, con diversi elementi predittori che si dimostrano significativi per ciascun caso. Ad esempio, la Teoria della Mente ha rappresentato un elemento di grande varietà nel rilevamento dell’inganno e i partecipanti emotivamente intelligenti hanno spesso provato troppa simpatia per i bugiardi.

Questa distinzione sembra radicata nella necessità di un ragionamento distaccato nel rilevare l’inganno. Sebbene riconoscere e comprendere le emozioni sia utile, spesso deve essere associato a un approccio calcolato e logico. Questo può essere difficile per le persone con alti livelli di empatia, anche se tendono a essere bravi a notare le emozioni come il senso di colpa.

“Manuale di resistenza al potere” – recensione del libro

“Come resistere al potere?”, “Come non farsi manipolare e vivere sereni?”. A queste domande tenta di dare una risposta il libro Manuale di resistenza al potere di Michele Putrino, Coach ed esperto di Leadership, edito da Uno Editori.

In quest’opera, scritta in modo chiaro e accessibile a tutti, l’autore mette in luce in modo semplice e ricco di esempi cosa sia il potere e la manipolazione, in un viaggio che attraversa la storia dell’umanità fino ad arrivare ai giorni nostri. Un presente in cui la “Mega-macchina”, ovvero la società consumistica plasmata dal pensiero unico, ingabbia tutti, o quasi, attraverso meccanismi lenti e pervasivi come la propaganda (per ottenere un’influenza culturale) e il marketing (strumento chiave per la vendita e motore principale del consumismo stesso), rendendo l’uomo sempre meno autosufficiente e dipendente dalla società stessa, chiudendolo così in un circolo vizioso in cui ha sempre meno potere sulla sua stessa vita.

Sutrino cita numerosi autori – da Platone a Nietzsche, dagli Stoici fino ad arrivare a Tiziano Terzani – e aiutandosi con le loro metafore e le loro idee potenti guida il lettore nella comprensione che la manipolazione più potente è proprio quella che è meno visibile, che viene data quasi per scontata e nella quale si è immersi sin dalla nascita.

Ma chi controlla la “Mega macchina”? E con quali finalità? Questa parte del libro è una delle più interessanti poiché evita qualsiasi banalizzazione di tipo complottistico e con estrema lucidità identifica l’umanità intera come responsabile della creazione e della gestione di questo mostro di burocrazia e tecnologia. La specie umana ha creato questa forma perversa di auto-controllo man mano che ha perso il contatto con la Natura, con il gruppo sociale di riferimento e si è avviata verso una progressiva astrazione dalle proprie necessità con l’avvento delle metropoli disumane.

La “Mega macchina”, in questi termini, sarebbe un tentativo di placare il proprio senso di inadeguatezza de-responsabilizzandosi e affidandosi a un intelligenza “meccanica” superiore avviata verso il transumanesimo e l’iper-tecnocrazia (che lentamente consumano l’umanità dentro di noi). L’uomo, avendo smarrito il contatto e l’armonia con la Natura (con la N maiuscola), ovvero con tutto quello che è reale, tangibile e realmente necessario per la felicità dell’uomo, tenta goffamente di affidarsi a un “Deus ex machina” che lo sappia guidare e coccolare.

Felicità, etica, senso della vita e della morte: questi sono i temi che l’autore affronta con coraggio e a viso aperto indicando come possibile soluzione un metodo chiaro per liberarsi dal giogo della manipolazione di una società occidentale svuotata di senso e piena di produttori-consumatori piuttosto che di esseri umani. Putrino suggerisce di evitare di diventare degli eremiti per affrancarsi da questa società, non è nella fuga dal mondo la soluzione più semplice per l’uomo bensì nella piena presa di coscienza di se stesso, del bene e del male, dell’armonia presente nella Natura e nella riscoperta di bisogni semplici, reali e concreti.

Attraverso diversi consigli presi dalla filosofiastoica l’autore indica la via nella presa di consapevolezza di un mondo meno virtuale e più reale, in armonia con il proprio corpo, con gli altri, con la Natura e con lo scorrere degli eventi del mondo. Cambiare la nostra percezione prima di tutto, per vivere meglio e agire con strumenti dettati dalla saggezza di una filosofia pratica e che invita a mettersi in gioco ogni giorno cercando il bello e il buono dentro e fuori di noi.

Questo libro ci aiuta in modo semplice ed efficace a comprendere meglio la manipolazione intorno a noi e ci dona alcuni strumenti per affrontarla, vivere meglio e “riappropriarsi” della propria vita; perché in fondo, come scrive l’autore “La manipolazione è sempre un atto di auto-manipolazione: nessuno può manipolarci senza il nostro consenso”.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://unoeditori.com/prodotto/manuale-di-resistenza-al-potere/