Linguaggio del Corpo e larghezza delle gambe – Copia Originale

 

Avete mai notato che le persone sicure di sé tendono ad avere una postura con le gambe allargate? Dalla larghezza dell’apertura delle gambe si può provare a definire il carattere della persona o, per lo meno, la sua situazione emotiva mentre assume una determinata posizione con le gambe. Come è possibile interpretare correttamente la postura delle gambe attraverso il Linguaggio del Corpo?

Immaginiamo di tracciare due linee della stessa larghezza delle spalle che vanno fino a terra individuando due punti sul terreno; quando i piedi sono in corrispondenza di questi due punti, questa è considerata una larghezza normale per le gambe e una persona che ha le gambe allargate nella stessa misura della larghezza delle spalle denota un atteggiamento equilibrato e razionale.

Invece una persone che tiene le gambe strette o con i piedi uniti, può comunicare un senso di chiusura e di rigidità, spesso si assume questo atteggiamento insieme ad altre posture come schiena dritta, spalle rigide e tese, tensione sul viso. Può anche segnalare una posizione formale che si usa di solito nei confronti dei superiori o di persone importanti.

Le persone che, al contrario, vanno oltre il limite naturale della larghezza delle spalle e tendono a tenere le gambe molto larghe, sono quelle che maggiormente comunicano aggressività (occupando molto spazio) e senso di potere; a volte però, se l’apertura delle gambe è eccessiva, potrebbe sembrare forzata e contribuire a creare un effetto quasi comico.

 

Francesco Di Fant

 

https://www.copiaoriginale.it/linguaggio-del-corpo-larghezza-delle-gambe/

 

Sai individuare il dolore? – David Matsumoto

 

Sembra una cosa piuttosto semplice, ma riconoscere i segni di dolore negli altri può essere complicato.

Non solo è un’interessante questione intellettuale, ma la capacità di riconoscere il dolore può avere letteralmente conseguenze di vita o di morte. Molti medici hanno il compito di diagnosticare un problema basandosi solo sull’espressione del dolore da parte del paziente, e talvolta l’incapacità di riconoscere con precisione il dolore porta a diagnosi errate, con gravi implicazioni. Ciò è particolarmente rilevante per i bambini piccoli, i pazienti con disabilità cognitive o quelli in recupero postoperatorio.

È ricordandoci quelle poste in gioco che i dottori Prkachin e Craig fondano il loro famoso studio del 1995 sulla comunicazione e l’interpretazione del dolore nelle espressioni facciali. Mentre sviluppano un quadro di lettura delle espressioni per gli operatori sanitari, può anche essere incredibilmente utile per chiunque voglia riconoscere meglio il dolore negli altri.

Il dolore può essere compreso come “episodi” che si verificano in cui uno stimolo doloroso viene creato in una sezione del tessuto corporeo. Questo è spesso acuto ma può anche essere cronico, ad esempio con un nervo compresso. Il sistema nervoso quindi “codifica” l’episodio, portando automaticamente a sottili cambiamenti nelle espressioni facciali.

Una volta codificato, il dolore può essere trasmesso attraverso espressioni più esplicite, ma questo non è sempre il caso in quanto le persone spesso cercano di nascondere il loro dolore agli altri. I ricercatori hanno cercato di sistematizzare i molti aspetti dell’espressione del dolore nel Facial Action Coding System o FACS, composto da 46 configurazioni uniche.

Il più affidabile di questi indicatori è il restringimento dei muscoli intorno all’occhio, che porta a uno sguardo obliquo e all’innalzamento della guancia. Questo è accompagnato da rughe nel ponte del naso, dal rialzo del labbro superiore e persino dalla chiusura definitiva degli occhi. Se i lettori tentano di simulare questi indicatori, la smorfia risultante dovrebbe essere abbastanza familiare.

Il modello FACS è stato persino adattato ai bambini, anche se spesso presentano dolore in modi distinti. Tuttavia, adattando il modello ai neonati e ad altri bambini, i professionisti del settore medico sono stati anche in grado di estendere le loro intuizioni per riconoscere i sottili segni di dolore in coloro che non possono esprimerlo verbalmente.

Come abbiamo discusso la scorsa settimana, l’espressione del dolore è unica. Questo potrebbe sembrare in conflitto con l’idea che FACS abbia identificato così tante configurazioni, ma Drs. Prkachin e Craig enfatizzano la nozione di un’espressione “prototipica”. C’è qualcosa in comune a varie istanze dell’espressione, nonostante le variazioni nel dolore o nell’individuo.

Infine, tutto ciò deve affrontare i fattori socioculturali che ci incoraggiano a nascondere o modulare la nostra esperienza di dolore. Mentre i professionisti possono tentare di situare l’individuo all’interno della propria cultura, questo approccio può spesso essere fuorviante.

Spetta a noi tentare di riconoscere il dolore per osservare da vicino questi indicatori FACS, tenendo anche a mente la misura in cui un individuo potrebbe moderare la propria espressione. È importante notare, tuttavia, che nel complesso tendiamo a sottovalutare il dolore degli altri.

Mentre ci sono molti modi per migliorare nel leggere le persone, leggere il dolore è particolarmente difficile. Continua a seguire il nostro blog questo mese mentre approfondiamo ulteriormente l’argomento in riconoscimento del “Mese della Consapevolezza del Dolore”.

 

Can You Detect Pain?

 

Braccia incrociate nella Comunicazione Non Verbale – Copia Originale

 

Incrociare le braccia è un gesto che può avere diversi significati, anche contrastanti. Quali sono? Come possono essere interpretati dalla Comunicazione Non Verbale?

Innanzitutto è utile verificare la posizione del bacino, se è spostato in avanti è probabile che sia una posizione di relax, infatti il bacino in avanti fa da appoggio per le braccia incrociate scaricandone il peso. Con le braccia incrociate per il freddo, invece, le mani vanno spesso a finire sotto le ascelle per scaldarsi.

Incrociare le braccia può essere un segnale di barriera quando il bacino non è spostato in avanti e la postura del corpo è rigida. Incrociare le braccia col busto o la testa spostati all’indietro segnala una chiusura ancora più forte, quasi un accenno di fuga.

Incrociare le braccia con le gambe larghe e il mento in alto indica aggressività; le braccia proteggono il busto da uno scontro, le gambe comunicano fermezza e il mento superiorità.

Si possono incrociare le braccia anche per concentrarsi e riflettere meglio, il corpo si “chiude” per minimizzare le distrazioni presenti nell’ambiente, altri gesti come stringere gli occhi e guardare in basso rinforzano tale postura che aiuta la concentrazione.

Alcuni studi statunitensi hanno inoltre evidenziato che incrociare le braccia rende meno credibili agli occhi altrui, inoltre compromette la propria capacità di ascolto e aumenta il pensieri negativi nei confronti dell’interlocutore, attenzione quindi a non incrociare le braccia in momenti poco opportuni!

 

Francesco Di Fant

 

Braccia incrociate nella Comunicazione Non Verbale

 

Riconoscere il dolore – David Matsumoto

 

30 agosto 2018

Abbiamo scritto molto sul riconoscimento delle emozioni di base, ma per quanto riguarda il dolore?

Certamente, il dolore ha molte somiglianze con altre emozioni di base, date le sue profonde basi evolutive e la natura universale dell’esperienza del dolore. Tuttavia, occorre prestare ulteriore attenzione a come riconosciamo le espressioni del dolore rispetto a quelle di altre emozioni. La capacità di riconoscere quando le persone soffrono è incredibilmente importante in molti contesti, e Humintell vorrebbe focalizzare l’attenzione su questo campo come parte del mese di consapevolezza del dolore di settembre.

In uno studio del 2017, la dott.ssa Daniela Simon della Humboldt University di Berlino e un team di ricercatori canadesi e britannici hanno cercato di comprendere meglio il riconoscimento del dolore esponendo i partecipanti a una serie di filmati di volti che dimostrano dolore o emozioni di base. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare queste clip e segnalare quale emozione veniva mostrata, nel tentativo di vedere se il dolore si distingue in modo coerente dalle altre emozioni.

Teoricamente, la ricerca del dott. Simon e del suo team si è basata sulla storia evolutiva delle espressioni facciali, vedendo le espressioni dolorose come uno sforzo per comunicare dolore agli spettatori, sia per avvisarli che per chiedere aiuto. Questo si adatta ai nostri precedenti post sulla ricerca che collega le emozioni di base e le loro espressioni correlate a scopi evolutivi.

Inoltre, le ricerche in neurobiologia hanno rilevato che il dolore e la sua espressione sono un evento neurologico distintivo e specifico. Sostengono che sia lo sfondo evolutivo che quello neurologico del dolore non riescono a dare un quadro completo senza esplorare il modo in cui il dolore viene riconosciuto dagli astanti.

Per valutare sperimentalmente tutto questo, degli attori sono stati assunti per simulare le emozioni di base e le espressioni del dolore, con i video risultanti confrontati dai ricercatori con le immagini accettate delle espressioni in questione. Ciò ha contribuito a garantire la precisione mentre si utilizzava anche un video dinamico rispetto a una fotografia statica.

Ai partecipanti è stato chiesto non solo di identificare l’espressione visualizzata ma anche di valutare l’intensità dell’emozione e quanto fosse rilassata o comoda la persona visualizzata. Ciò ha aiutato a scavare oltre l’identificazione delle emozioni, ma ha anche esplorato l’interazione tra loro, ad esempio se la paura e il dolore tendono a coincidere, per esempio.

Nel complesso, i partecipanti hanno regolarmente distinto tra emozioni di base e dolore. Ci sono state alcune sovrapposizioni, come tra paura e dolore e tra paura e sorpresa. Inoltre, molte espressioni del dolore hanno mostrato disgusto, o addirittura sorpresa, in misura variabile. Infine, i partecipanti tendevano a identificare con precisione le emozioni piacevoli, come la felicità e le espressioni spiacevoli, come il dolore, la rabbia o la paura.

Non solo questo studio è stato in grado di fare passi avanti nella comprensione del riconoscimento del dolore, in contrasto con le emozioni di base, ma ha anche aiutato a sviluppare ulteriormente una misurazione prototipica dell’espressione del dolore, che è preziosa per ulteriori ricerche sul riconoscimento del dolore.

Mentre capire come leggere le emozioni delle persone è fondamentale, capire quando le persone soffrono è anche un modo utile per comunicare con loro, sia in ambito professionale che, forse, soprattutto in ambito personale.

 

Recognition of Pain

 

Gambe incrociate e Linguaggio del Corpo – Copia Originale

 

Incrociare o accavallare le gambe, oltre a stare comodi, può avere diversi significati nel Linguaggio del Corpo, quali possono essere?

Uno di questi è la seduzione. le donne accavallano le gambe per calamitare l’attenzione dell’altro sesso. Un elemento chiave in questo movimento è la velocità, se fatto lentamente stimola maggiormente l’interesse altrui.
Bisogna fare attenzione alla direzione dell’accavallamento: se avviene in direzione opposta all’interlocutore potrebbe anche funzionare da barriera; se invece l’accavallamento viene fatto verso l’interlocutore è probabile che esprima apertura.

Incrociare le gambe può essere un segnale di barriera (una difesa per le parti più sensibili del corpo) ed è utile verificare il grado di chiusura delle gambe. Se il punto dove si incrociano le gambe coincide con la zona inguinale indica il massimo grado di difesa, se l’incrocio è all’altezza del ginocchio o delle caviglie la difesa è più lieve.

Una curiosità sulle gambe incrociate da seduti è la posizione del quattro (diffusa in America e in Occidente), mostrando l’inguine si segnala apertura al dialogo ma può anche dimostrare un atteggiamento competitivo. I nazisti erano addestrati a riconoscere una spia americana con una tale postura delle gambe.

Attenzione però ad accavallare le gambe in pubblico, nella nostra cultura e in diverse culture asiatiche questo gesto può essere considerato offensivo poiché mostra all’altro la suola della scarpa, che viene a contatto con la sporcizia delle strade.

 

Francesco Di Fant

 

Gambe incrociate e Linguaggio del Corpo

 

Risate universali e menzogna – David Matsumoto

 

16 agosto 2018

Le risate sono riconosciute allo stesso modo nelle diverse culture? E se è così, possiamo dire se le persone di culture diverse stanno fingendo le loro risate?

Questo è esattamente ciò a cui un team di ricercatori ha tentato di rispondere in una recente pubblicazione su Psychological Science. Un gruppo incredibilmente numeroso di 31 ricercatori ha cercato di analizzare le reazioni alle risate in 21 società in sei regioni del mondo. Poiché la risata è praticata in qualche forma in tutte le culture, hanno cercato di capire se valgono anche universalmente alcuni sottili indizi che possono rivelare una risata reale o finta.

Fondamentalmente, hanno esplorato cosa significasse tale universalità nei primi usi evolutivi della risata, che vengono considerati fondamentalmente un segnale di affiliazione o un desiderio di cooperare. Gli osservatori dovrebbero essere in grado di notare se la risata è un vero segnale di affiliazione o se è falsa. Questa è la distinzione tra risate spontanee genuine e risate volontarie non genuine.

Questo non vuol dire che le risate volontarie debbano essere ingannevoli. Invece, le risate volontarie possono essere utilizzate per trasmettere il riconoscimento di una necessità di cooperazione o altri segnali sociali. Gli autori dello studio suggeriscono che questo è in realtà l’uso più comune di risate volontarie o non genuine.

Se la risata ha questa profonda base evolutiva, allora non dovrebbe importare da quale cultura provenga qualcuno per poter fare una distinzione. Le ricerche passate hanno scoperto che le risate spontanee e volontarie sono sostanzialmente diverse, dopo tutto.

Per testare quest’ipotesi, i ricercatori hanno chiesto a persone di diverse parti del mondo come Los Angeles, Europa centrale, Iran, India e Giappone di partecipare allo studio, per un totale di 884 partecipanti. Questi partecipanti sono stati poi esposti a registrazioni audio che contenevano risate spontanee o volontarie e gli è stato chiesto di identificarle come false o genuine.

Nel complesso, le persone possono effettuare la distinzione in modo affidabile, notando cambiamenti di intensità o di un tono più alto nella risata. Tutto ciò suggerisce che gli ascoltatori captano una sottile variazione emotiva nelle risate. Mentre una ricerca passata ha scoperto che le persone sono brave in questo nella loro cultura, questa scoperta è certamente un’espansione importante per tale studio.

C’è molto da imparare da questo studio in termini di come leggere meglio le persone e scoprire l’inganno. E’ piuttosto sorprendente come le persone siano in grado di notare se la risata è falsa o meno. Come abbiamo notato, il rilevamento dell’inganno si basa strettamente sul confronto tra il comportamento agito dalle persone e la loro baseline (comportamento di base) già conosciuta. La familiarità che solitamente assiste nel rilevamento della menzogna è completamente assente nell’analisi di queste clip audio.

Detto questo, ciò è in linea con la ricerca precedente secondo cui le persone possono classificare le voci parlate in modo accurato in base alla loro intuizione che l’oratore possa mentire.

La cosa più importante, forse, è il modo in cui questo studio aiuta a legare le risate a un senso di espressione emotiva universale. Mentre la gioia è un’emozione di base universale, la risata non deve essere necessariamente sinonimo di gioia. Tuttavia, questa ricerca ci aiuta mostrandoci che le risate, come i gesti di trionfo, possono essere un’espressione universale.

 

Universal Laughter and Deception

 

Segnali di menzogna per l’analisi della Coachability – CoachMag n.40

 

Saper riconoscere la presenza di una menzogna può essere uno strumento molto utile per un Coach, nell’ambito della Coachability basti pensare al vantaggio di verificare la veridicità della affermazioni di un Coachee, per intervenire strategicamente e riuscire a garantire la reale aderenza di quest’ultimo al percorso di Coaching condiviso e praticato.
Il nostro corpo comunica inviando molti segnali e anche, tra questi, anche i cosiddetti “segnali di menzogna”, piccoli o grandi gesti che possono indicare la presenza di una bugia. Cosa è utile osservare nei gesti e nelle posture altrui per riuscire a riconoscere una menzogna?

 

VOLTO E MANI

– l’asimmetria delle espressioni facciali può indicare la falsificazione o il controllo delle emozioni, le emozioni sincere appaiono simmetriche sul viso.
– uno sguardo carente (evitare il contatto visivo) o eccessivo (fissare l’altro per controllarlo) possono essere segnali di menzogna.
nascondere le mani (in tasca o dietro la schiena) può essere un gesto legato alla timidezza ma anche alla menzogna, infatti tale gesto può segnalare che si ha “qualcosa da nascondere”.
– la presenza o l’aumento dei gesti manipolatori (gesti con cui si entra in contatto con il proprio corpo o con un oggetto) può indicare la presenza di una menzogna…

(Continua su COACHMAG n.40 con l’analisi della menzogna relativa a gambe e piedi, segnali di disagio e tensione, chiusura e segnali di “cut-off” –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.40, Anno 9, Luglio 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

I SEGRETI PER CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO da oggi nella nuova edizione

 

Da oggi il libro “I SEGRETI PER CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO” è disponibile nella nuova edizione della collana Grandi Manuali Newton, in tutte le librerie e anche in versione e-book sul sito della Newton Compton e su tutti gli altri siti dove è possibile acquistare e-book!!

https://www.newtoncompton.com/libro/i-segreti-per-parlare-e-capire-il-linguaggio-del-corpo

 

 

I gesti non mentono. Scopri come gestire e usare il tuo corpo!

Che si tratti di occasioni professionali, familiari o di svago, questo manuale offre consigli utili a tutti coloro che desiderano conoscere le regole fondamentali su come comportarsi nelle diverse situazioni quotidiane, attraverso la gestione e l’uso cosciente del proprio corpo. I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo è uno strumento in più per imparare a vivere meglio, perché spesso il corpo riesce a comunicare in maniera più efficace delle parole. Un manuale che svela tutti i trucchi della comunicazione non verbale attraverso consigli ed esempi, sviluppando la creatività, le capacità cognitive e le relazioni interpersonali. Un percorso per capire come ascoltare il proprio corpo, per entrare meglio in contatto con gli altri e per affrontare e gestire in modo più sereno la vita e le sue difficoltà.

 

Naso e prurito nel Linguaggio del Corpo – Copia Originale

 

L’osservazione della zona del naso può rivelare numerosi indizi nella Comunicazione Non Verbale, il naso è un organo complesso, molto sensibile e possiede numerose innervazioni, in particolare la cavità interna, la quale è innervata da rami di diversi nervi.

Il naso è un vero prodigio della natura per la ricezione di stimoli chimici e ambientali di varia natura; basti pensare al naso di molte specie animali che si rivela essere uno strumento ancora più complicato e sensibile, con caratteristiche fisiche incredibili; un esempio sopra tutti è l’olfatto del cane, spesso utilizzato dall’uomo come valido aiuto in diverse circostanze.

Il naso può prudere o pizzicare in diverse occasioni: ad esempio in presenza di una forte emozione come la commozione, questo avviene sempre prima dell’inizio del pianto; anche le persone che generalmente non esternano molto i propri sentimenti quando avvertono l’arrivo di un’emozione si grattano prontamente il naso, gesto volto, in questo caso, a fermare il moto emotivo sul nascere, prima che diventi coinvolgente a tal punto da propagarsi a nervi e muscoli facciali e tramutarsi in un’espressione del viso o anche di più.

A volte il naso può pizzicare anche se si dice una bugia; infatti durante una menzogna dal cervello possono partire dei segnali che fanno pizzicare il naso per il rilascio di sostanze chiamata catecolamine. Inoltre, massaggiarsi il naso, magari chiudendo gli occhi, è utile per ridurre la stanchezza e concentrare le energie mentali.

 

Francesco Di Fant

 

Naso e prurito nel Linguaggio del Corpo

 

Mani dietro la schiena – Copia Originale

 

Tenere le mani dietro la schiena è un comportamento che può comunicare atteggiamenti differenti; la prima impressione che si ha di chi nasconde le mani dietro la schiena è che stia occultando un oggetto, forse addirittura un’arma. A volte, in effetti, questo gesto può segnalare un tentativo di inganno o di menzogna.

Al contrario delle comuni credenze, però, stare con le mani e le braccia dietro la schiena di solito è un segnale di schiettezza, chi mette le mani dietro la schiena mostra, in realtà, di non avere timore. Infatti, le braccia sono considerate il primo strumento di difesa del nostro corpo, ci basti pensare all’automatismo che ci porta a mettere letteralmente le mani avanti quando, ad esempio, ci capita di inciampare. Anche in caso di un vero e proprio scontro fisico sono i nostri arti superiori a essere chiamati all’azione.

Esistono anche alcune posture che includono le mani dietro la schiena, comunicando l’idea di rispetto o sottomissione, basti pensare a un ragazzo che subisce una ramanzina da un professore, tenendo la testa bassa e le mani giunte dietro la schiena; oppure la classica postura militare quando si riferisce di fronte a un superiore tenendo la testa dritta, il petto in fuori e le mani dietro la schiena.

Il gesto opposto al nascondere le mani dietro la schiena è quello di mostrare i palmi delle mani all’interlocutore, in questo modo ci si porge all’altro letteralmente “a mani nude” rassicurandolo sul fatto che non ci sia nulla da temere.

 

Francesco Di Fant

 

Mani dietro la schiena

 

Sistemi Rappresentazionali e CNV: il metodo “VAK” – Copia Originale

 

In alcuni articoli precedenti abbiamo parlato di Mirroring (https://www.copiaoriginale.it/mirroring-rispecchiare-altro/) e di Rapport (https://www.copiaoriginale.it/creare-rapport-laltro-2/) per entrare in empatia e comunicare con gli altri in modo efficace; è possibile applicare tale tecniche in maniera più precisa unendo a esse la conoscenza dei sistemi rappresentazionali (VAK).

I sistemi di rappresentazione sensoriali (o stili di apprendimento) si riferiscono ai processi sensoriali che regolano il comportamento. Tutti noi interpretiamo la realtà e ci esprimiamo usando i cinque sensi: l’utilizzo di un particolare senso dominante definisce il nostro stile di apprendimento come Visivo (V), Auditivo (A) e Cinestesico (K).

  • I Visivi (V) pensano e si esprimono per immagini, sono dinamici, parlano e si muovono rapidamente con un respiro veloce, usano molto contatto visivo. Hanno una gestualità veloce e ampia, guardano spesso in alto.
  • Gli Auditivi (A) preferiscono suoni e parole, si focalizzano sulla logica e sui concetti, a volte girano la testa di lato per ascoltare meglio. Parlano in maniera sciolta e melodiosa scegliendo attentamente le parole, respirano regolarmente e spesso guardano di lato o in basso a sinistra (dialogo interno).
  • I Cinestesici (K) utilizzano principalmente gli altri tre sensi (tatto, gusto e olfatto) e sono focalizzati su emozioni e sensazioni. Si muovono e respirano lentamente, parlano con ritmo lento e volume basso.
    Gesticolano poco e utilizzano poco il contatto visivo, spesso guardano in basso a destra (memoria cinestesica) e utilizzano il contatto fisico con gli altri o rivolto verso oggetti o se stessi.

 

Francesco Di Fant

 

Sistemi rappresentazionali e CNV: il metodo “VAK”

 

Perché si tengono gli occhi socchiusi? – Copia Originale

 

Osservando il Linguaggio del Corpo altri si può notare che ogni tanto si tende a stringere gli occhi e a tenerli socchiusi. Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa.

Un altro aspetto interessante di questo atteggiamento è relativo all’espressione dei sentimenti, chi tiene spesso gli occhi stretti potrebbe avere difficoltà a esprimere i sentimenti più profondi. Gli occhi vanno considerati come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente.

Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio con l’ambiente esterno può segnalare una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (persone timide, coscienziose e riservate). Socchiudere gli occhi è un modo per non vedere ciò che ci circonda, inoltre dà anche la possibilità di avere un maggior controllo delle proprie reazioni emotive.

Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.

Tenere chi occhi socchiusi è anche un particolare dell’emozione della rabbia; inoltre stringere le palpebre può segnalare uno sforzo per concentrarsi meglio, spesso in presenza di rumori o quando si è concentrati per cogliere un concetto difficile da comprendere.

 

Francesco Di Fant

 

Perché si tengono gli occhi socchiusi?

 

Segnali di Menzogna: gli accessi oculari – Copia Originale

 

Un modo per individuare una possibile menzogna osservando il Linguaggio del Corpo altrui è quello di controllare gli accessi oculari della persona che stiamo analizzando.

Secondo le teorie neurofisiologiche sulla “lateralizzazione emisferica”, la divisione dei compiti nei due emisferi del cervello, lo psicologo statunitense William James ha messo in luce che è possibile verificare quale tipo di pensiero viene attivato tramite il movimento inconscio delle pupille; gli spostamenti degli occhi sono il segnale che si sta accedendo a una specifica parte del cervello.

  • In linea di massima, un destrimano che guarda a destra accede alla parte del cervello dedicata alla fantasia e all’immaginazione, mettendo così in funzione la parte creativa e inventando un evento o un dettaglio di un racconto;
  • Un destrimano che guarda a sinistra accede all’area del cervello in cui risiedono la memoria e le funzioni logiche. Si ricorda qualcosa che è effettivamente avvenuto in passato, come entrare in un archivio da cui recuperare dati che ci interessano.

Quanto detto vale principalmente per i destrimani; sembra che una buona parte dei mancini inverta la posizione destra e sinistra dei segnali oculari, in ogni caso è utile effettuare delle “domande sonda” per osservare in quale direzioni guardi va lo sguardo quando si ricorda un dettaglio.

Sembra che la maggior parte delle popolazione mondiale sia destrimana, va anche detto che non esistono mancini o destrimani puri ma che tutti compiano una parte delle azioni con il lato meno dominante.

 

Francesco Di Fant

 

Segnali di menzogna: gli accessi oculari

 

Robin Sharma: il Linguaggio del Corpo della semplicità – CoachMag n.39

 

Come terzo “ospite” del nostro appuntamento dedicato all’analisi del Linguaggio del Corpo dei coach più famosi abbiamo scelto il noto coach canadese Robin Sharma. Prima professore di diritto e poi avvocato, ha lasciato la strada della giurisprudenza per diventare uno dei massimi esperti mondiali di leadership e di sviluppo personale; autore di numerosi libri bestseller è tra gli scrittori più letti del mondo e amministratore delegato della società internazionale di consulenza e formazione “Sharma Leadership International”.

SEMPLICITA’ E PRECISIONE:

Iniziamo analizzando alcuni dettagli del suo look che comunica semplicità e pulizia. Appare magro, con la testa rasata e senza barba, indossa sempre una t-shirt o una camicia nera con lo sfondo bianco nei suoi video e non fa uso di accessori come bracciali e collane (raramente indossa un orologio, ovviamente nero e di piccole dimensioni). Queste scelte minimaliste focalizzano l’attenzione sui suoi messaggi verbali e non verbali, rinforzando il senso di essenzialità e di concretezza dei concetti che condivide con gli altri…

(Continua su COACHMAG n.39 con l’analisi di semplicità, precisione, energia e apertura di Robin Sharma –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.39, Anno 9, Maggio 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Segnali di Menzogna: chiusura e “cut-off” – Copia Originale

 

Il grado di apertura o di chiusura del Linguaggio del Corpo del nostro interlocutore può essere un buon indicatore della veridicità delle sue parole, osservando il corpo altrui è utile porre l’attenzione su alcuni gesti che possono indicare chiusura e, di conseguenza, un tentativo di menzogna:

  • segnali di cut-off: con questo termine inglese si intende una pausa nella comunicazione con un interruzione del contatto degli organi di senso. Quando si parla, ad esempio, abbassare improvvisamente gli occhi interrompendo il contatto visivo è un segnale di cut-off, anche coprire con le dita o con la mano un occhio, un orecchio, il naso o la bocca possono essere considerati sospetti segnali di menzogna;
  • spalle chiuse o braccia incrociate: una persona che mentre parla chiude le spalle verso l’interno del busto o incrocia le braccia potrebbe indicare chiusura rispetto al suo interlocutore, questi gesti rappresentano una protezione inconscia degli organi situati nel petto;
  • mento basso: tenere il mento basso o abbassare il mento mentre si parla o si ascolta è da considerarsi come un segnale di chiusura e di protezione di una zona molto sensibile del corpo come la gola;
  • mani in tasca: mettere le mani in tasca può significare chiusura o imbarazzo nella comunicazione interpersonale, se però i pollici rimangono fuori dalle tasche potrebbe essere, al contrario, un segnale di sicurezza;
  • gambe incrociate: incrociare le gambe equivale a un tentativo inconscio di proteggere la zona dei genitali.

Francesco Di Fant

 

Segnali di menzogna: chiusura e “cut-off”