“Oltre le parole…” – Seminario sulla CNV a Roma (23-02-2017)

 

 

OLTRE LE PAROLE… : quando è il corpo a parlare
giovedì 23 febbraio 2017, ore 19:00

Seminario sul significato del nostro linguaggio non verbale. Nel dialogo con gli altri parla anche il nostro volto, la posizione del corpo e il modo in cui ci muoviamo.
L’incontro si propone di conoscere e svelare le nostre parole non dette e quindi a comprendere meglio la nostra vera identità.

Durata: 1 h 30 min
Sede: Studio IPRA – Viale Parioli, 160, sc. destra, 3° piano
Docenti: Dott.ssa Marta Falaguasta (Psicologa-Psicoterapeuta) e Dott. Francesco Di Fant (Esperto di comunicazione e linguaggio del corpo)

Informazioni e prenotazioni: m.falaguasta@libero.it

 

SANREMO 2017: il linguaggio del corpo di Carlo Conti e Maria De Filippi

 

Anche quest’anno, puntuale come il Natale, è arrivato l’appuntamento con il Festival di Sanremo. Non è mia intenzione fare un’analisi o una critica del Festival che sicuramente già abbondano in rete e sulla carta stampata, piuttosto credo sia interessante prendere in analisi il linguaggio del corpo dei due conduttori che, a onor del vero, sono da promuovere a pieni voti avendo dimostrato grande abilità e professionalità nella conduzione di un evento imponente e complicato come il Festival di Sanremo.

Sanremo 2017 ha visto sul palco due conduttori di grande spessore: Carlo Conti (conduttore di primo ordine e direttore artistico della Rai) e Maria De Filippi (regina indiscussa di Mediaset di cui conduce numerosi programmi). “Così uguali, così diversi” verrebbe da dire mettendo a confronto con una prima occhiata questi due presentatori che, messi spalla a spalla a lavorare, hanno dimostrato di saper creare una sinergia e un gioco di squadra che hanno portato a un risultato vincente.

Cominciamo con l’analisi di Carlo Conti: è evidente che ci tiene a rappresentare l’anima ufficiale, tradizionale del Festival, infatti si mostra spesso impettito, con lo sguardo serio (a volte troppo) dalla postura quasi ieratica, sacrale, come un sacerdote che stia officiando un rito importante. Da alcuni sguardi sembra addirittura che sia accigliato e preoccupato (tira il mento e la testa leggermente indietro), forse sente la responsabilità e la pressione che tutto vada secondo copione avendo questo doppio ruolo di conduttore e direttore artistico?

Carlo Conti però ha due velocità: cambia spesso e improvvisamente registro comunicativo, passa dalla postura rigida e tradizionale a un dinamismo comunicativo che esplode, letteralmente, con ampi sorrisi, gesti ampi e veloci, si muove molto quando è in questa “fase attiva” che viene enfatizzata con un parlato veloce, con volume e ritmo elevato, questa doppia modalità comunicativa di Conti è dovuta da un lato dal dovere di essere garante dell’ufficialità del “rito” e dall’altro dalla necessità di dare brio e ritmo a un evento che ha uno schema intoccabile e che corre il rischio di stancare.
A volte Conti si mette le mani in tasca o le unisce davanti all’inguine, queste sono posizioni di riposo e servono a rilassarsi per un momento in un evento che richiede un alto livello di concentrazione e tensione come il Festival di Sanremo.

Passiamo ora all’analisi di Maria De Filippi: appare più sciolta e naturale nei movimenti rispetto a Carlo Conti (ruota il tronco più spesso, muove maggiormente la testa, rimane meno rigida con gambe e braccia che però muove in maniera meno vistosa), ha un ritmo più tranquillo rispetto a Conti sia nella gestualità che nel parlato, si muove in maniera meno rapida ed eccessiva di Conti e parla a volume normale e con un ritmo più sereno.

Appare sempre a suo agio sul palco dell’Ariston, a volte anche troppo sembrando quasi annoiata, al punto che rimane spesso con le braccia incrociate in posizione di riposo e mangia la sua immancabile caramella (che è comunque nascosta in maniera davvero molto abile). Il suo comportamento e la sua mimica sono sempre coerenti in tutto il Festival, non mostra una doppia modalità comunicativa come Carlo Conti.
All’inizio del Festival la Del Filippi dimostra di avere sangue freddo prendendo per mano Carlo Conti e aiutandolo a rompere la tensione e l’ingessamento iniziale, la scena in cui lei si accomoda sedendosi sui gradini del palco invitando Conti ad avvicinarsi a lei, a rompere una formalità che sembra sempre dovuta a Sanremo, è più eloquente di cento parole.

Come detto all’inizio, Sanremo è un evento che volenti o nolenti arriva una volta l’anno e, nonostante il grande successo che anche quest’anno ha ottenuto in termini di ascolti, la sensazione è che i conduttori (bravissimi e professionali) siano sempre impegnati in un notevole sforzo per portare avanti un evento istituzionale (e funenstato dagli sponsor e dalla pubblicità) che ha sempre fatto fatica a mettere d’accordo tutti gli italiani. Lo spettatore da casa assiste a questo intenso e continuo sforzo della conduzione che ricorda il mito di Sisifo, il quale nella mitologia greca è condannato a spingere per l’eternità un grande masso in cima a un monte dove poi finisce per rotolare di nuovo giù a valle, e poi si ricomincia a spingere di nuovo, ogni anno e ogni serata del Festival.

 

Francesco Di Fant

 

CentroSuonoSport – analisi di Virgina Raggi e Luciano Spalletti (06-02-2017)

In collegamento telefonico Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, che analizza Virgina Raggi e Luciano Spalletti nella trasmissione “Gli Inascoltabili” con Paolo Marcacci e Valeria Biotti su CENTRO SUONO SPORT 101.500 – 6 febbraio 2017)

Buon ascolto! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RADIO ROCK – analisi del Linguaggio del Corpo di Virginia Raggi (06-02-2017)

In collegamento telefonico Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, su RADIOROCK 106.600 con Matteo Catizone per parlare di Virginia Marra e il “caso Romeo” (6 febbraio 2017)

Buon ascolto! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Virgina Raggi dice la verità? Analisi del suo Linguaggio del Corpo

 

Virgina Raggi è ufficilamente entrata nella storia della capitale d’Italia per essere il primo sindaco donna di Roma, di recente è sotto i riflettori dei media a causa del “caso Marra” e del “caso Romeo”, quest’ultimo la vede interessata in quanto intestataria di una polizza assicurativa intestata a suo nome e da pochi giorni è stata interrogata da un PM in merito alla vicenda.

Per capire la veridicità delle parole del sindaco di Roma e per comprendere meglio le sue emozioni e il suo stato d’animo riguardo a quest’ultima vicenda, andiamo ad analizzare il suo linguaggio del corpo in un video in cui risponde a qualche domanda dei giornalisti che la stanno attendendo al termine del suo interrogatorio del 2 febbraio 2017.

Mentre si avvicina i giornalisti si mette a posto i capelli (00:37) e si aggiusta il vestito con una mano (00:43), questi segnali non verbali ci comunicano che il sindaco si sta mettendo in ordine per mettere oridne anche ai suoi pensieri, preparandosi così mentalmente a rispondere alle domande dei giornalisti.

Sorride mentre si avvicina (00.44), è certamente un sorriso di convenienza ma che non mostra grandi segnali di disagio, appare abbastanza tranquilla considerando la tensione che può generare una situazione del genere.

Arrivata ormai al faccia a faccia con i giornalisti stringe con forza le labbra cambiando aspetto al suo sorriso, questo gesto denota tensione. Il sindaco sa benissimo che dopo l’interrogatorio appena svolto dovrà anche rispondere alle domande dirette dei giornalisti di fronte alle telecamere e non più in un’aula chiusa lontano da occhi indiscreti (00:49).

Alla domanda “Lei sapeva di questa polizza assicurativa di cui era beneficiaria?” (1:02) la Raggi scuote la testa spostandola leggermente all’indietro e socchiude gli occhi. Scuotere la testa è un evidente segnale di negazione, chiudere gli occhi e spostare la testa all’indietro invece sono segnali di fuga. In questo caso la Raggi vuole letteralmente prendere le distanze da questo argomento spinoso e interrompe il contatto visivo per evitare di “visualizzare” tale situazione.

Durante la sua risposta alza le sopracciglia favorendo la formazione di rughe orizzontali sulla fronte. In questo caso dimostra una leggera sorpresa, alla fine della sua risposta avvicina le sopracciglia causando un corrugamento verticale tra le stesse sopracciglia (1:08), questo ci segnala grande concentrazione e attenzione da parte del sindaco sia per comprendere al meglio le domande che per dare le risposte più corrette usando le parole giuste. Questi segnali sono visibili anche durante le altre risposte del sindaco, questo indica un suo atteggiamento non verbale coerente che fa pensare che sia sincera.

Durante le sue risposte la voce del sindaco ha un tono abbastanza tranquillo, nelle domande più scottanti sono presente alcuni trascinamenti delle parole e delle pause, elementi che segnalano un po’ di tensione da considerare naturale considerando il momento di assedio fisico e psicologico da parte dei giornalisti.

Una cosa interessante da notare è che il sindaco evita di rispondere alla domanda “si sente tradita da Romeo?” che viene posta per ben quattro volte da un giornalista che non ottiene risposta. Per evitare di rispondere il sindaco prima distoglie lo sguardo dal giornalista in questione (1:21) e all’ultima ripetizione della stessa domanda lancia un veloce sguardo al giornalista (1:33) e si congeda definitivamente voltando le spalle a tutti i giornalisti (1:34) che ancora lanciano delle domande all’indirizzo della Raggi. Questo può essere inteso come una chiara e volontaria fuga dalla domanda scomoda, per evitare di rispondere ala stessa o per non dire qualche parola di troppo ed evitare di cadere in qualche trappola linguistica del giornalista a caccia di un titolo “forte” da mettere in prima pagina.

In generale possiamo dire che il linguaggio del corpo di Virgina Raggi non mostra evidenti segnali di menzogna durante il botta e risposta con i giornalisti, in questa situazione appare abbastanza serena e le sue parole e il suo atteggiamento sembrano convincenti (a parte la presenza di qualche segnale di tensione che è da ritenere giustificabile dopo otto lunghe ore di interrogatorio).

 

Francesco Di Fant

 

 

RADIO ROCK – analisi di Donald Trump e Matteo Renzi (27-01-2017)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, di nuovo ospite in studio su RADIOROCK 106.600 con Matteo Catizone e Matteo Strano per parlare di Donald Trump, Matteo Renzi e tanto altro ancora – 27 gennaio 2017

Buon ascolto! :)

 

 

http://www.radiorock.it/francesco-di-fant-il-linguaggio-del-corpo/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi del Linguaggio del corpo di Donald Trump (20-01-2017)

 

Qualche giorno fa si è ufficialmente insediato il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America: il milionario Donald Trump.

La notizia della sua elezione come 45° presidente ha lasciato allibita buona parte del mondo, la campagna contro Hillary Clinton non è stata esente da diversi colpi bassi da entrambe le parti e lo scrutinio finale è stata una battaglia fino all’ultimo voto.

Il discorso d’insediamento di Trump è stato seguito da milioni di persone in tutto il mondo e ha suscitato un grande interesse, come è logico che sia, da parte dei mass media così come dei social network.
Al di là delle analisi politiche e testuali del suo discorso, di cui esistono già numerosi esempi in tutta la rete e su tutti i quotidiani, può essere interessante analizzare il Linguaggio del Corpo di Donald Trump durante il suo giuramento e il discorso d’insediamento tramesso in mondovisione.

L’immagine generale di Trump, al di là delle facili battute sulla sua acconciatura improbabile, ci ricorda un po’ il clichè da “duro” del classico cowboy americano, infatti tiene costantemente gli occhi socchiusi (come se fosse sempre concentrato, ma potrebbe essere anche letto come un segnale di velata aggressività) e la bocca serrata (dando un’immagine di solidità, di fierezza).

Durante il suo discorso si dimostra preparato nell’arte del public speaking e distribuisce il suo sguardo su tutto il pubblico, si gira con tutto il busto per cambiare inclinazione guardando in modo alternato a destra e a sinistra del palco coinvolgendo in questo modo tutti i presenti.

Nonostante il neo presidente Trump abbia una scarsa espressività facciale e un tono della voce abbastanza piatto e senza grandi cambi di tonalità, riesce a gestire bene l’enfasi e il ritmo del parlato, rallenta la velocità del parlato per chiudere frasi importanti, rinforzando così il valore della comunicazione mostrando un tono più deciso.

Inoltre aumenta il volume della voce su diverse frasi nella seconda parte del discorso per dare più forza alle sue parole, a questo si accompagna un moderato aumento della gestualità nella seconda parte del discorso (sia nella frequenza dei gesti che nella loro ampiezza), mostrandosi più sicuro di sè e dimostrando di aver rotto la tensione iniziale che è naturalmente presente in un momento così emozionante e importante.

Alla fine di diverse frasi, poi, rimane con la bocca chiusa e le labbra protuse in avanti, come se stesse dando un bacio a qualcuno; questo gesto indica soddisfazione per le parole pronunciate e mostra chiaramente la sua gioia di essere lì in quel momento, sul palco del suo giuramento come presidente della nazione più potente del mondo.

Andiamo ora ad analizzare i gesti più ricorrenti che Donald Trump compie con le sue mani mentre pronuncia il suo discorso, il primo è mostrare la mano aperta, questo gesto vuole indicare franchezza e onestà, allo stesso tempo può significare anche una richiesta di ascolto e di comprensione da parte del pubblico, è un gesto che indica apertura e disponibilità nei confronti dell’altro.

Un altro gesto molto ricorrente è quello di mostrare l’indice alzato verso l’alto, il messaggio che si trasmette in questo caso è quello di essere decisi e convinti delle proprie affermazioni, si usa il dito indice come fosse una bacchetta o un bastone, per sottolineare la fermezza che si vuole dimostrare attraverso le proprie parole.

L’ultimo gesto che viene usato spesso è quello della cosiddetta presa di precisione, si compie con il pollice e l’indice della mano che vanno a formare un cerchio (come il gesto dell’OK), chi lo compie vuole trasmettere l’idea di precisione e attenzione che ripone nell’esporre le sue idee.

Un’altra nota interessante è il saluto che usa Trump alla fine del suo discorso, egli saluta il pubblico mostrando il pugno chiuso in alto (17:45), questo gesto viene chiamato presa di potenza e comunica a chi osserva determinazione ed energia, allo stesso tempo però può essere visto come un simbolo di aggressività proprio perchè è di fatto un pugno atto a offendere e rappresenta il gesto opposto a quello della mano aperta, da lui stesso usato abbondantemente durante il discorso, che simboleggia apertura, disponibilità e un’attitudine pacifica.

In conclusione è interessante analizzare anche i pochi istanti in cui sono stati inquadrati la sconfitta Hillary Clinton e il presidente uscente Barack Obama. Quando Trump ringrazia l’ammistrazione precedente per il suo impegno e per i suoi risultati appare chiaro il disappunto di Obama, è infatti visibile la tristezza con gli angoli della bocca verso il basso e la rabbia con le mascelle e le labbra serrate (2:50).

Alla fine del discorso Trump e Obama si salutano scambiandosi rispettivamente pacche sulla spalla e sul braccio (17:57), con questo gesto che appare amichevole e mostra disponibilità al contatto da parte di entrambi viene ufficialmente sancito il passaggio di poteri del prestigioso ruolo di presidente degli Stati Uniti d’America; il mondo intanto sta a osservare aspettando le prossime mosse dell’eclettico milionario che ora di fatto governa una nazione che esercita ancora un’influenza mondiale enorme.

Francesco Di Fant

 

 

10 cose da sapere per riconoscere uno stronzo (anche a Natale)

 

Sono arrivate le fesività natalizie e con loro hanno portato un carico di panettoni, regali, cene e pranzi con parenti e amici. Solitamente è un periodo lieto (e un po’ stressante allo stesso tempo) poichè si ritrovano persone con cui non sempre si ha molto tempo da passare durante il resto dell’anno.

Purtroppo a volte non tutti gli amici, conoscenti e parenti che si incontrano sono persone piacevoli, saper individuare in tempo persone e atteggiamenti “poco gradevoli” può essere un utile vantaggio anche durante le feste di Natale; ecco qui 10 semplici consigli su come riconoscerli e soprattutto… buone feste a tutti!

 

1 – Gentilezza sospetta

Quando qualcuno vi approccia con fare stranamente gentile rispetto al suo normale modo di fare potrebbe essere intenzionato a ingannarvi in qualche modo.

 

2 – Poco contatto visivo

Se una persona vi guarda poco negli occhi quando parliamo con lui potrebbe essere timido ma potrebbe anche volere nascondervi qualcosa.

 

3 – Toccarsi il corpo o il volto

Grattarsi il viso, il naso o un braccio potrebbero essere segnali di disagio e tensione, specialmente se la persona di fronte a voi non ha intenzioni oneste nei vostri confronti.

 

4 – Sorrisi ingannevoli

A volte troppi sorrisi possono essere usati per trarre in inganno, pochi sorrisi invece potrebbero segnalare una certa freddezza nei vostri confronti. Bisogna anche fare attenzione ai sorrisi asimmetrici che spesso indicano ironia e disprezzo.

 

5 – Mani nascoste

Le persone oneste e sincere mostrano le mani e i palmi quando parlano con qualcuno, diffidate di chi tende a nascondere troppo le proprie mani dalla vostra vista.

 

6 – Orientamento del corpo non diretto verso di voi

Se chi vi sta di fronte ha una o più parti del corpo (la gambe, il busto) rivolte altrove mentre parlate con lui, potrebbe non essere realmente interessato a voi o alla vostra conversazione.

 

7 – Labbra strette

Chi tende a serrare le labbra con forza o le tiene chiuse molto spesso potrebbe essere una persona arida di sentimenti o che sta tentando di ingannarvi.

 

8 – Invasione dello spazio privato

Chi invade spesso il vostro spazio privato può manifestare una richiesta di attenzione ma anche una natura ossessiva e invadente. In particolare prestate attenzione a chi cerca molto il contatto fisico mentre parla con voi.

 

9 – Segnali di barriera

Una persona che dichiara simpatia ed empatia nei vostri confronti lo manifesta con le braccia aperte e mostrando il busto. Fate attenzione a coloro che rimangono con le braccia e le gambe incrociate, segnali di difesa che possono indicare una certa ostilità o un tentativo di mentirvi.

 

10 – Espressioni del viso asimmetriche

Le emozioni sincere appaiono in modo simmetrico sul volto delle persone. Diffidate da chi mostra una marcata asimmetria nelle sue espressioni facciali, questo indica che vi sta nascondendo le sue vere emozioni e i suoi pensieri.

 

Francesco Di Fant

 

Dal libro “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.newtoncompton.com/autore/francesco-di-fant

 

Dimissioni di Renzi: un’analisi del suo Linguaggio del Corpo

 

Nei giorni scorsi il nostro paese ha vissuto il referendum sulla riforma costituzionale che ha visto numeri record per quanto riguarda l’affluenza alle urne (circa il 70%) e che è stato caratterizzato da una comunicazione veemente (per non dire violenta) delle parti politiche e civili contrapposte sul fronte del “sì” e del “no”.

Alla fine ha prevalso il no con circa il 60% delle preferenze nei voti, questo ha spinto il premier Matteo Renzi ad annunciare le proprie dimissioni a seguito del fallimento di questa riforma fortemente sponsorizzata dal PD (di cui Renzi è anche il segretario di partito).

L’annuncio delle sue dimissioni è stato visto da milioni di italiani all’indomani del voto e anche su internet il video continua ad accumulare moltissime visualizzazioni. Molti di questi italiani si saranno chiesti quale siano state le emozioni e lo stato d’animo del premier durante l’annuncio delle sue dimissioni. “Cosa gli passava davvero nella testa?”, “Quali sentimenti animavano il suo discorso?”, “Ha nascosto la sua delusione o qualcosa è trapelato dallo schermo?”.

Per sciogliere questi dubbi è utile fare una veloce analisi del Linguaggio del Corpo di Matteo Renzi durante l’annuncio delle sue dimissioni, unita a una rapida analisi del contenuto del suo discorso.

Entra nella sala con un sorriso teso e spento, leggermente ironico, sicuramente poco sincero, nei primi due minuti la sua voce è lenta e cadenzata, segnale di tristezza e di una certa stanchezza fisica e mentale dopo la tensione della notte del referendum. Questo mix di tristezza e spossatezza è visibile anche nella espressività facciale limitata (di solito risulta più espressivo) e nella zona degli occhi, che appaiono poco aperti, con le sopracciglia abbassate e gli angoli delle stesse che scendono in basso.
Nonostante questi segnali dobbiamo dire che l’ex-premier mantiene un buon controllo del corpo nei primi 2 minuti del discorso, controllo che viene meno solo in alcuni momenti particolari, ecco quali:

– (1:13) “Viva l’Italia che non sta alla finestra ma che SCEGLIE” (stringe le labbra, segnale di tristezza e disappunto)
– (1:14-1:19) “Viva l’Italia che partecipa, che decide, viva l’Italia che crede nella politica” (sorriso amaro, asimmetrico, poco sincero poichè non coinvolge la parte alta del viso con gli occhi e gli zigomi)
– (1:21) “Il no ha vinto” (sbuffa profondamente col fiato, segnale che per lui è stata una vera delusione)
– (1:57) “Agli amici del sì…” (sorride laconicamente, cambia atteggiamento. Fino ad ora era serio e compassato)

Dopo i primi 2 minuti inizia a parlare delle ragioni del sì e degli “amici del sì” riprendendo energia e vitalità, da qui fino alla fine appare abbastanza sereno, quasi come se questo discorso fosse una “liberazione” da qualcos’altro (lo stress del referendum? La stanchezza dell’esperienza di governo? Dovremmo chiederlo direttamente a lui). Appena concluso se ne va in fretta e furia, quasi a voler evitare qualsiasi forma di confronto ed eventuali domande.

Dal punto di vista dell’analisi verbale del suo discorso, invece, appare leggermente arrogante ed eccessivamente sicuro di sé (vista la recente sconfitta), infatti continua a lodare e incensare le intenzioni del sì e “gli amici del sì” con toni melensi ed eccessivi, anche durante il suo dircorso di dimissioni non riesce a frenare la sua voglia di fare propaganda.

Continua ad affermare che il cambiamento da lui proposto era l’unico possibile, è come se non si capacitasse che gli italiani non abbiano voluto il cambiamento tanto agognato. A parole dichiara la sua sconfitta ma è come se dicesse “Io comunque avevo ragione. Ci avete perso voi!” E’ significativo che parli delle ragioni del sì come della “buona battaglia”, sfiorando toni apocalittici.

Nella parte finale del suo discorso non manca di elencare i risultati e le vittorie del suo governo, fino ad arrivare all’evidente iperbole di essersi interessato di “Leggi con l’anima” (8:41).

Insomma, tirando le somme abbiamo visto un politco che ha fatto fatica a digerire la sconfitta e, nonostante un discreto controllo sulla sua Comunicazione Non Verbale, ha dimostrato visivamente la sua genuina tristezza e il suo disappunto. Forse anche per questo gran parte del discorso è stata impostata come auto-celebrazione e come forma di propaganda che va, probabilmente, a compensare l’immagine di quella che è stata una chiara e netta sconfitta politica e personale.

 

Francesco Di Fant

 

SMARTWEEK – Abbiamo fatto analizzare a un esperto di Linguaggio del Corpo i video di Gianluca Vacchi

 

Con 6,4 milioni di follower solo su Instagram, il re dell’enjoy (che non è il car sharing ma uno stile di vita) supera di gran lunga personaggi del calibro di Valentino Rossi, Mario Balotelli, Belen Rodriguez e Fedez, effetto Ferragni incluso. Gianluca Vacchi, 49 anni compiuti lo scorso agosto, è senza alcun dubbio colui che nello scorso agosto ha monopolizzato l’attenzione dei social media e dell’italiano medio. Come? Deliziandoci con sinuose danze dalla virilità interpretabile, artistiche effusioni con la fidanzata a bordo vasca, bordo barca, bordo villa, prodezze ginniche capaci di far crollare ogni certezza gravitazionale anche in Isaac Newton e continue esortazioni a godersi la vita, strizzando l’occhio ceruleo all’edonismo epicureo e il pettorale tatuato al carpe diem oraziano. Filosofie che adotterei volentieri anch’io, se solo detenessi il 30% di un’azienda leader mondiale del packaging che nel 2015 ha fatturato 1,1 miliardi di euro come IMA e potessi contare i dividendi mentre faccio cromoterapia nella Spa della mia tenuta nel bolognese. Dato che non posso, e che ridere dei suoi video e/o invidiare la cabina armadio della fidanzata non sono attività ai miei occhi particolarmente stimolanti, ho pensato bene di approfondire il fenomeno. Meglio, di farlo analizzare da un esperto dello strumento maggiormente utilizzato dall’istrionico azionista: il proprio corpo.

Ho mostrato a Francesco Di Fant, leader nella consulenza e formazione di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo presso aziende italiane e internazionali, autore di innumerevoli libri e articoli, docente e relatore di conferenze a sfondo criminologico, giuridico e medico nonché collaboratore di programmi televisivi e radiofonici, alcuni video di Gianluca Vacchi. Vacchi che balla, Vacchi che osserva, Vacchi che replica, Vacchi che interviene. Di seguito il capolavoro psicosociale che ne è derivato.

Video 1 – Vacchi che balla sui tacchi

Cosa ci dice il suo corpo, in questo video?

Durante il ballo con i tacchi si tocca l’anello all’inizio del video, manifestando un iniziale disagio. Disagio che sembra sparire poco dopo dando vita a una manifestazione di esibizionismo e provocazione (per la scelta dei tacchi, che non indica necessariamente un’inclinazione omosessuale). Ama veramente il ballo, è rapito e concentrato quando balla, è preparato su balli di gruppo e coreografie varie. Il movimento del suo corpo è sciolto e senza inibizioni, questo ci lascia supporre che sia disinibito in generale.

Video 2 – Vacchi che balla con la fidanzata

Non sono mancate le maldicenze sul rapporto tra Vacchi e Giorgia Gabriele, spesso definito “di convenienza”. Cosa si evince, dal ballo, del rapporto con la fidanzata?

Nel ballo con la fidanzata è molto attento alla coreografia del ballo, principalmente balla “da solo” manifestando un forte atteggiamento narcisista. Egli guarda poco la ragazza ed è concentrato su se stesso, si mette in primo piano rispetto a lei manifestando esibizionismo (ma questo non vuol dire necessariamente che sia un rapporto “finto”), fa un largo uso del bacino (atteggiamento poco maschile, ma forse semplicemente ama molto i balli latino-americani dove si usa molto il bacino).

Video 3 – Vacchi osserva il filosofo Diego Fusaro parlare di lui

Cosa sta pensando, mentre Fusaro gli dà del nichilista?

Sui commenti di Vanzina e sul commento del nichilismo di Fusaro mette la mano davanti alla bocca, come per tapparla, per evitare di rispondere a tono alle dichiarazioni altrui. Trattiene le parole, forse avrebbe voglia di rispondere.

Video 4 – Vacchi risponde alla parodia che Crozza fa di lui

Come ha reagito, realmente?

È molto mobile sulle gambe e fa continuamente dei passetti (indice di nervosismo ma anche di una personalità energica, esuberante, che deve rimanere sempre in movimento). Parla di Crozza e si tocca gli occhiali (segnale di leggero nervosismo), sembra piccato, infastidito (in particolare riguardo il compenso a Crozza per l’evento IMA). Alza la voce quando si parla di “vivere di rendita” (mostrando un pizzico di rabbia, animosità), forse ha un po’ di coda di paglia sapendo che non riesce a far fruttare le sue aziende?

Video 5 – Vacchi parla di macroeconomia

È realmente competente in materie economiche come dimostra a Piazza Pulita o ciò che dice suona come preparato ad arte?

Sembra competente e sicuro di sé, dimostra sicurezza (mantiene il contatto visivo, ha un tono di voce pacato, senza imprecisioni o pause). Si tiene le mani come a voler limitare e controllare la propria gestualità mentre al tempo stesso scarica la tensione poichè sa di essere sotto osservazione (non più balletti ma un’intervista economica!). Al di là del fatto di sembrare o essere competente a livello teorico, un conto è conoscere concetti di economia ma un altro conto è saperli applicare per far prosperare un’azienda, i suoi conti in rosso sembrano confermare che sulla gestione economica delle sue realtà non riesca a essere così efficace.

Video 6 – Vacchi parla di sé e dei giovani (min. 09:00)

Si reputa davvero un modello “sano” per i giovani nonché un imprenditore votato all’etica, come dice a Matrix?

Non si considera un esempio da imitare necessariamente, propone il suo modello e in fondo sono gli altri a scegliere di prenderlo a modello o meno. Ciò nonostante afferma che trasferire energia e attenzione ai ragazzi sia un dovere. Sembra sincero e sicuro di sè quando parla del suo rapporto con i più giovani (“bisogna trasferire qualcosa al prossimo”). Quando parla di una “manifestazione edonistica sana” si infervora alnzando la voce e gesticolando più del solito dimostrando di credere a quello che sta dicendo e manifestando energia. In generale non mostra segnali di arroganza durante l’intervista.

In conclusione, cosa pensa del fenomeno Vacchi?

Sicuramente siamo in presenza di un “fenomeno social”, una persona ricca, e forse anche un po’ annoiata, che si diverte a fare dei video e a postarli. Lungi dal creare un qualsiasi movimento culturale col suo motto “enjoy” dal sapore edonista (che sembra più che altro uno spot della Coca-Cola), non sembra voler imporre il suo pensiero e i suoi video con arroganza o con la voglia di esibire la sua ricchezza in faccia agli altri. Semplicemente mostra la sua vita da ricco e quello che fa per divertirsi in maniera innocua, non arrogante, simpatica, semplice, quasi “ingenua”. La cura estrema del fisico e i suoi tatuaggi sono un primo indizio di narcisismo ed esibizionismo. La vera domanda che continuo a farmi da giorni è la seguente: “Perchè la gente dovrebbe seguire sui social un riccone un pò esuberante (a parte farsi due risate, a volte con malcelata invidia per il suo benessere)?”, ai posteri (o ai post) l’ardua sentenza.

 

Federica Colli Vignarelli

 

Abbiamo Fatto Analizzare a un Esperto di Linguaggio del Corpo i Video di Gianluca Vacchi

 

Un ricordo per il mio amico Luca Svizzeretto

 

Ciao Luca, oggi era una splendida mattina piena di sole ed eravamo in tantissimi al tuo funerale, anche in un giorno lavorativo eravamo in molti lì a darti un saluto, un saluto che per me non è un addio ma un arrivederci, dove e quando non so, ma di sicuro è un arrivederci. C’erano tante sciapre della tua amata Inter sulla tua bara e molti sono entrati in chiesa addirittura con la maglietta della squadra.

Ti parlo come se fossi ancora qui, ancora tra noi, perchè lo sei, sei vivo nei nostri ricordi e nei nostri cuori e hai lasciato in me e in tanti altri una traccia indelebile del tuo passaggio su questa terra infame che poco dà e tanto toglie.

Eri un mio compagno sin dai tempi d’infanzia e sin da bambini, tra i banchi di scuola abbiamo stretto un legame forte, più forte della morte stessa, forse anche più forte della terribile malattia che ti ha portato via troppo presto. Sin da piccolo hai dimostrato la tua tempra, eri un combattente allora e lo sei sempre stato. Eri diverso da tutti gli altri, avevi una grande forza interiore e non ti importava chi ti prendeva in giro o ti voleva far sentire inferiore col tuo corpo minuto, a te importava solo avere i tuoi amici accanto e i tuoi sogni nel cuore.

Mi ricordo che ti ho spesso difeso da piccoli e grandi soprusi e oggi che non ci sei più mi verrebbe voglia di tornare a scuola per dare qualche spintone in più a quegli stupidi ragazzi che ti prendevano in giro con cattiveria, qualche volta ti prendevo in giro anche io, lo ammetto, ma con la leggerezza che si addice ai giochi tra amici, sempre nel massimo rispetto della persona e della amicizia.

La vita scorre e, come l’acqua di un fiume, gli anni sono passati in fretta, troppo in fretta. Ognuno convinto che le cose, in fondo, rimangano sempre dove sono e con l’idea che c’è sempre tempo per fare tutto e per incontrarsi di nuovo. Forse eravamo troppo impegnati a trovare una nostra strada nel mondo o a capire chi fossimo e cosa davvero volessimo dalla vita. Sei stato tu a chiamarmi qualche anno fa per un’intervista, quando ti dissi che ero molto contento di rivederti dopo anni ero sincero, non era la solita frase di circostanza che si suole dire.

In fondo non ti sei mai dimenticato di me e io non mi sono dimenticato di te, hai creduto nel mio lavoro e ti sei interessato a me, facendomi entrare nel mondo della radio, nel tuo mondo, prima a Nuova Spazio Radio e poi a Radio Rock con Paolo Di Censo e Antonio Romano, di questo ti ringrazio ora e per sempre. Non ti sei mai dimenticato degli amici, neanche quando gli amici si dimenticavano di te. Ci siamo rivisti per un po’ di tempo, troppo poco se ci ripenso ora.

Se tu fossi qui adesso potresti vedere sui giornali, sui siti e sui social network l’affetto che le persone provavano per te, anche quelli che ti conoscevano poco o solo per lavoro. Hai davvero lasciato un segno nel mondo della radio, del calcio e della critica cinematografica con la tua forza e la tua schiettezza che a volte dava fastidio a qualcuno che la pensava diversamente da te, che hai sempre fatto del dialogo e del confronto un tuo cavallo di battaglia

La tua tenacia mi ha sempre colpito, come sicuramente sai c’è un detto che dice “non importa quante volte cadi, quello che importa è che ti rialzi una volta di più”; ecco, tu eri davvero un combattente e non ti sei mai accontentato della vita che gli altri ti volevano vendere, magari una vita grigia e insignificante dietro una scrivania, non ti ci vedevo proprio, neanche tu ti ci vedevi e per questo hai sempre cercato di costruire il tuo percorso piuttosto che seguire quello tracciato da altri. Posso dire che tu hai vissuto appieno la tua vita, non sopravvivevi come vedo fare a molti altri, tu vivevi per davvero, hai sempre portato avanti i tuoi sogni e i tuoi progetti per farli diventare realtà, non ti sei mai arreso. Hai cercato la tua strada in un mondo difficle e ingrato come quello del giornalismo e non ti sei piegato neanche quando gli altri ti mettevano i bastoni fra le ruote per invidie, gelosie e futili brame di potere di malelingue pronte a gettare fango addosso agli altri per un briciolo di notorietà in più.

Avresti potuto scegliere di diventare una iena e un parassita come tanti altri che popolano questo mondo, e invece sei rimasto fedele a te stesso e ai tuoi ideali, ai tuoi valori, ogni giorno sceglievi di fare la cosa giusta e di essere una persona degna di stare al mondo. La tua dignità ci possa essere sempre d’esempio e da guida nelle nostre scelte quotidiane, grandi o piccole che siano. Hai sempre avuto un grande cuore e una buona parola per chi ti stava vicino, la tua grandezza era nella tua umanità.

Mi ricordo tante cose di te, di noi, ricordo ancora esattamente i film che vedevamo insieme, i giochi di ruolo e sul computer a cui giocavamo, il nostro amore per la letteratura di fantascienza e il Cyberpunk, le feste di compleanno da bambini di cui custodisco gelosamente le foto, le numerose estati passate insieme con Gianluca nella piscina del nostro caro amico Andrea, le nostre gite al luna park, ormai abbandonato, del Luneur, i mille progetti e le mille fantasie adolescenziali che ci animavano e che ci facevano sentire più grandi e più forti, ricchi di quell’immaginazione che solo gli utopisti e i grandi sognatori possono avere. Mi ricordo che da piccolo volevi diventare uno scrittore, da grande hai anche iniziato a scrivere un libro, purtroppo non hai avuto abbastanza tempo per finirlo, il tempo era improvvisamente diventato un tuo nemico.

Il tuo ricordo non si spegnerà mai nei nostri cuori, eri un sognatore e un’idealista e anche per questo eri e rimani una grande persona. Continuerò a sognare anche per te mio caro amico, non lascerò che il tempo e le distanze umane o sovrumane ci dividano ancora una volta.

Ti immagino lassù, in un cielo limpido e azzurro sopra le nuvole che guardi film con occhio critico, commentando partite di calcio con la tua sempreverde passione, chissà se in uno di questi schermi guardi anche noi, col tuo sorriso sincero e con qualche critica (costruttiva) da farci. Se ti viene in mente qualcosa per migliorare il nostro film, mio caro amico, sono ben lieto di sentire i tuoi suggerimenti, anche se purtroppo non possiamo cambiare la fine di questo ultima brutta storia che ti ha visto protagonista.

Ti voglio salutare con infinita amicizia e stima per te, un piccolo grande uomo apparso su una terra troppo arida per darti il giusto merito e il giusto rispetto, se esite un’altra vita spero di incontrarti lì, magari allo stesso modo, tra i banchi di scuola mi avvicinerei a te e ti direi “Ciao, sono Francesco” e tu mi risponderesti con un timido sorriso “Ciao, sono Luca”.

Buon viaggio mio caro amico fraterno, ovunque tu sia.

 

Francesco Di Fant

 

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2016/09/29/news/e_morto_luca_svizzeretto-148746207/

http://www.giornalettismo.com/archives/2168521/luca-svizzeretto-morto/

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Linguaggio del Corpo (ma non avete mai osato chiedere)

– ovvero come sfatare i luoghi comuni errati nel Linguaggio del Corpo –

 

Quante volte avete letto un articolo sul Linguaggio del Corpo scoprendo consigli per osservare il movimento altrui e comprenderne emozioni e intenzioni? A volte la disciplina del Linguaggio del Corpo (o Comunicazione Non Verbale) non viene trattata e approfondita con il rigore e la scientificità necessaria per un corpus di studi che comprende nozioni di biologia, etologia, neuroscienze, psicologia, sociologia e comunicazione (solo per citare le principali scienze e discipline prese in considerazione).
A volte si leggono nozioni sul Linguaggio del Corpo che non sempre risultano corrette o, nel migliore dei casi, applicabili in tutte le situazioni comunicative. Andiamo quindi a sfatare tali luoghi comuni errati che vengono proposti con più frequenza negli articoli di varie riviste.

 

GESTI DI CHIUSURA:
Il primo luogo comune da sfatare è quello per cui chi tiene le braccia incrociate segnala sempre chisura rispetto agli altri, questo può essere vero ma non sempre. Le braccia vengono messe in posizione incorciata anche per riposare, in particolare quando la postura del corpo è rilassata e il bacino è leggermente spostato in avanti a reggere il peso delle braccia.

 

MANI E MANIPOLATORI:
Un altro segnale del corpo che viene spesso spacciato come universale è quello dei gesti manipolatori. L’azione di auto-contatto del corpo (toccarsi il viso, un braccio, la nuca, ecc.) viene spesso indicata come sinonimo di tensione e disagio e viene spesso citata come indizio di menzogna. Questo è vero solo in parte, infatti i gesti manipolatori possono anche essere presenti in altre situazioni, come in momenti di noia, di estremo agio e come forma di auto-carezza quando si è da soli.
Un’altra indicazione scorretta è quella per cui chi mette le mani dietro la schiena ha qualcosa da nascondere o mostra scarsa disponibilità alla comunicazione, tale gesto infatti può anche indicare rispetto verso l’altro (es. gerachie formali o informali, come nell’esercito o nel rapporto maestro-alunno) o venire usato per assumere una postura composta in particolari situazioni formali (es. cerimonie, riti di vario genere).

 

CONTATTO FISICO:
Altre indicazioni scorrette che sono spesso presenti nella divulgazione di basso livello sono relative al contatto fisico. Viene spesso detto che una persona che cerca il contatto fisico con l’altro dimostri sicurezza e apertura comunicativa, questo però non è sempre vero. Una persona che tocca continuamente il suo interlocutore dimostra spesso insicurezza, in questo caso il contatto diventa una incessante richiesta di attenzione nei propri confronti; è tipico il caso delle persone che mentre parlano tengono l’avambraccio altrui con una mano, come se avessero paura che l’altro si allontani. Lo stesso vale per le strette di mano forti e prolungate, interpretate spesso come sinonimo di fiducia e apertura rispetto alle strette di mano deboli e brevi. Una stretta eccessivamente volitiva e prolungata potrebbe, al contrario, essere indice di una certa aggressività e della volontà di controllare e dominare gli altri.

 

SGUARDO E MENZOGNA:
Un altro luogo comune molto diffuso è quello secondo cui chi ci sta mentendo tende ad abbassare lo sguardo o comunque a evitare lo sguardo altrui. Questo può essere corretto ma non sempre, infatti molte persone preferiscono fissare l’interlocutore quando mentono per poter controllare meglio le reazioni dell’altro rispetto all’inganno perpetrato.

 

SORRISI SINCERI:
L’ultima indicazione sul Linguaggio del Corpo da correggere è legata al sorriso. Viene spesso detto che per riconoscere un sorriso basta osservare la posizione degli angoli delle labbra che devono essere rivolti all’esterno e verso l’alto. In realtà questo vale per il cosiddetto sorriso “sociale” ovvero quello usato con frequenza verso sconosciuti o conoscenti. Per riconoscere un sorriso sincero, che implichi anche un’emozione positiva, è importante osservare la parte alta nel viso, in particolare la zona degli occhi. Un sorriso sincero di vera gioia si riconosce da due elementi: la formazione di rughe al lato degli occhi (le cosiddette “zampe di gallina”) e l’innalzamento del muscolo zigomatico, che spinge lo zigomo in alto occludendo parzialmente la parte inferiore dell’occhio.

Spero di aver fatto luce su alcuni segnali del Linguaggio del Corpo e di aver stimolato la vostra curiosità per questa moderna e affascinante disciplina, utile sia per riconoscere le emozioni e gli stati d’animo altrui sia per comunicare attivamente ed efficamente con il nostro corpo.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato su “COACHMAG” n.28, Anno 7, Luglio 2016. www.coachmag.it

 

Il linguaggio del corpo di Gianni Morandi – Francesco Di Fant a Estate in Diretta (11-08-2016)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, analizza il linguaggio del corpo di Gianni Morandi a “Estate in Diretta”, trasmissione di RAI 1 condotta da Arianna Ciampoli, Eleonora Daniele e Salvo Sottile (11-08-2016).

Buona visione! :)

 

La postura delle gambe – Francesco Di Fant a Lazio TG Salute (07-05-2016)

 

Alcune persone stanno con le gambe leggermente aperte, altre le tengono più larghe e alcune più strette, quasi unite. Tutto questo ha un significato? Potrebbe influenzare la nostra postura e creare problemi alla nostra colonna vertebrale?
Le risposte nel servizio “La postura delle gambe” su Lazio TG Salute (LAZIO TV) con il Dottor Francesco Di Fant, Esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, ed Emiliano Grossi, Fisioterapista. (07-05-2016)

Buona visione!

 

Nancy Brilli e il linguaggio del corpo – Francesco Di Fant a Domenica In (01-05-2016)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, analizza il linguaggio del corpo di Nancy Brilli a “Domenica In”, trasmissione di RAI 1 condotta da Paola Perego e Salvo Sottile (01-05-2016)

Buona visione! :)

 

Seminario “Il linguaggio del corpo per il business” (21 gennaio 2016 – Torino)

 

 

Eventbrite - Il Linguaggio del Corpo per il Business

 

Descrizione:

La comunicazione non passa solo attraverso le nostre parole. Nel dialogo con gli altri parla anche il nostro volto, la posizione del corpo, il modo in cui ci muoviamo, gli abiti che scegliamo o la sedia che decidiamo di occupare in una riunione. Avere padronanza del linguaggio usato dal nostro corpo, e del linguaggio non verbale in genarale, è fondamentale per sostenere le nostre idee o promuovere i nostri progetti. Per convincere i finanziatori delle nostre capacità. Per risultare affidabili agli occhi dei nostri clienti.

Il seminario proposto mira a svelare le tecniche e i metodi utili a comunicare in maniera più efficace con gli atteggiamenti, i gesti e le espressioni del nostro corpo.

 

Programma:

Sul palco si alternano due esperti per spiegare il linguaggio non verbale e le sue tecniche. Saranno illustrate le principali tecniche di persuasione e l’uso efficace del linguaggio del corpo nel business. Al termine degli interventi il pubblico sarà coinvolto per scoprire assieme funzionamenti e meccanismi del linguaggio non verbale.

 

Docenti:

Francesco Di Fant è consulente e formatore presso grandi aziende nazionali e internazionali. Esperto di Comunicazione Non Verbale e Linguaggio del Corpo, insegna e pubblica libri e articoli sulla comunicazione non verbale. Collabora con diversi programmi televisivi e radiofonici.

Michele Putrino è Life & Mental Coach, esperto di tecniche di persuasione e linguaggio non verbale. Si dedica alla Comunicazione Efficace, Leadership, Motivazione e Linguaggio del Corpo. La tecnica su cui si basa è la Visualizzazione, molto utilizzata dai professionisti del business e dello sport.

 

A chi è rivolto:

Il seminario si rivolge a quanti sono curiosi di apprendere le principali tecniche di persuasione e studiare come si moduli il linguaggio del corpo nei contesti di business.

 

Dove e quando

21 gennaio 2016

Sala Engage, presso gli spazi dell’Acceleratore Rinascimenti Sociali – Via Maria Vittoria 38, Torino.

 

Organizzatori

Social Fare

SocialFare Centro per l’innovazione Sociale è impresa sociale con sede a Torino. La sua mission è catalizzare, generare ed innovare soluzioni per il Bene Comune per promuovere il cambiamento e generare nuova imprenditorialità sociale.

Sito web dell’ogranizzatore http://socialfare.org/it

Pagina Facebook dell’organizzatore https://www.facebook.com/socialfaretorino

Pagina Twitter dell’organizzatore https://twitter.com/SocialFareCSI

TAG

Talent Garden è un ecosistema, una famiglia, un network di innovatori del settore digitale in cui essi trovano gli strumenti per trasformare le loro realtà. TAG Torino è un fulcro in un network globale di comunità digitali, che connettono, supportano ed accelerano l’innovazione digitale.

Sito web dell’ogranizzatore http://www.torino.talentgarden.org

Pagina Facebook dell’organizzatore https://www.facebook.com/talentgarden

 

Sito dell’evento: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-linguaggio-del-corpo-per-il-business-20037639118

Siti utili: http://rinascimentisociali.org/attivita/ e http://socialfare.org/it/il-linguaggio-del-corpo-nel-business/

 

ARS COMMUNICANDI – “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” (recensione)

 

Avete presente quei tizi che se ne vanno in giro guardando tutti quelli che incontrano con lo sguardo che sembra proprio dire “Siete tutti degli stupidi. Soltanto io so come va il mondo e quali sono le cose giuste da fare e da pensare”? Ebbene, molte volte definiamo questi personaggi con le parole “saccente”, “arrogante”, “presuntuoso” e quant’altro perché il nostro “io”, molto educato, non vuole utilizzare parole troppo dirette. Ma è sempre efficace la “buona educazione” o, in alcuni casi, è forse meglio dire le cose nel modo più diretto e chiaro possibile senza, appunto, fare tanti giri di parole? Francesco Di Fant, uno degli esperti sul linguaggio del corpo più autorevoli in Italia, va direttamente al sodo definendo questi individui con la parola che tutti noi in realtà pensiamo: stronzi. E ne dà una definizione a mio parere impeccabile. Infatti scrive nel suo ultimo libro che si intitola, appunto, Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (Newton Compton Editori): «[…] i veri comportamenti da stronzo sono riconducibili alla presunzione di superiorità che alcune persone nutrono nei confronti degli altri.
[…] Il vero stronzo ha visione e savoir-faire, è furbo e saccente. Ha un ego smisurato e non si fa scrupoli. Negli anni, per mettersi in mostra, ha imparato addirittura a utilizzare la tecnologia!
Il suo atteggiamento da “so tutto io” si è modificato nel corso del tempo e oggi si nutre della cultura nozionistica di internet, superficiale e a portata di clic, che però permette di millantare un sapere sconfinato». Insomma, se siete degli egocentrici che vogliono far ruotare tutto intorno a sé e, per far questo, vi sentite in dovere di vedere e trattare chi vi circonda come esseri inferiori affinché vi sentiate “importanti”, allora siete degli stronzi. Eh già, perché molte, troppe volte additiamo gli altri senza renderci conto che magari noi siamo peggio di colui o colei che giudichiamo. Ed è proprio questa la caratteristica e la “novità” che mi è sembrato di scorgere in questo nuovo libro di Di Fant rispetto ai tanti altri “manuali sugli stronzi” che si possono trovare in libreria: il fungere da “specchio” sui nostri comportamenti al fine di migliorarli. Naturalmente il libro di Di Fant non si limita solo a questo, bensì descrive tecniche di linguaggio non verbale al fine di poter riconoscere gli stronzi e, di conseguenza, saperli gestire in maniera adeguata. Ma tutto ciò passa, giustamente, dal conoscere e migliorare se stessi prima di poter “operare sugli altri”. Non solo. Affinché possa avvenire tutto ciò in maniera adeguata e veramente utile, è necessario vedere le cose per come sono e non per come, invece, vorremmo che fossero.
Questa è un’altra caratteristica di Francesco Di Fant e delle sue “analisi”: non si muove mai per “teorie esotiche” (cosa che invece è molto comune trovare nei libri self-help), bensì sempre su basi scientifiche e razionali. Scorrendo le pagine del libro, infatti, non passa inosservata l’influenza della “scuola di pensiero” di Paul Ekman, considerato una delle cento persone più influenti del mondo nonché pioniere delle tecniche per riconoscere le emozioni e, quindi, il linguaggio del corpo (se a qualcuno di voi è piaciuta la serie tv Lie to Me sappia che il personaggio è ispirato proprio a Paul Ekman). Nella terza parte del libro, per esempio, intitolata “Un mondo di bugie” Di Fant analizza gran parte delle modalità con cui la gente racconta le menzogne. Cosa particolarmente interessante è il fatto che le bugie non vengono considerate sempre e soltanto “un male” ma, al contrario, spiega chiaramente che spesso sono molto importanti: «Una realtà fatta solo di verità sarebbe insostenibile: la menzogna è infatti nata e cresciuta insieme all’essere umano, attraverso i millenni della sua evoluzione sul pianeta. […] Per cooperare è indispensabile mantenere l’unità sociale del gruppo, e questo è possibile solo se ognuno è disposto a ingannare un po’ se stesso e gli altri con qualche bugia detta a fin di bene». Questa, però, è la parte “positiva”; ma, come dicevamo, il mondo è pieno di stronzi. E infatti «più un individuo è abituato a mentire e più tende ad agire senza scrupoli, senza curarsi delle conseguenze materiali, sociali ed emotive. I bugiardi patologici difficilmente riescono a vivere le relazioni in modo normale, sviluppano un minore attaccamento alle persone rispetto agli altri e vedono la bugia come unico strumento d’interazione».
Dunque, state alla larga dalla gente che mente in continuazione anche di fronte a voi (tipo quelle persone che, ricevendo una telefonata in vostra compagnia, si mettono a raccontare un sacco di balle con perfetta nonchalance): sono degli stronzi patologici!
Ci sarebbe tanto altro da dire su questo libro che, per ovvi motivi di spazio, non posso descrivere. Perciò vi lascio con un profondo aforisma, riportato nel libro, al fine di invitarvi a tenere sempre gli occhi bene aperti:

 

“Come diceva Zarathustra,
nella vita, che tu cammini o ti muovi,
o ti siedi e lo aspetti,
prima o poi uno stronzo lo incontri”

 
Paolo Rossi

Michele Putrino

 
http://arscommunicandi.blogspot.it/2015/10/come-riconoscere-uno-stronzo-al-primo.html

 

Smascherare il proprio partner in 5 mosse

 

La domanda chiave che si rivolge a chi si occupa di questa affascinante disciplina è sicuramente la seguente: «Davvero si può capire se il mio partner mente solo guardandolo in faccia?». Credo che la paura del tradimento sia una delle paure più forti, forse proprio perché legata al nostro istinto di sopravvivenza (il compagno ci protegge e ci aiuta) e legata alle chance di riproduzione.
Lungi dal voler affermare che esiste una soluzione semplice alla questione, sicuramente ci sono dei modi per scoprire degli indizi (che, lo sottolineo, non valgono come una prova certa…) che ci possono rivelare segnali di tensione particolare ed eventualmente anche una menzogna bella e buona.
Tra gli altri, anche Marc Salem, studioso di linguaggio del corpo nonché famoso mentalista americano, ha scritto sull’argomento (il mentalismo è un tipo di illusionismo il cui scopo è far credere di possedere una sorta di sesto senso in grado di leggere la mente degli altri). In realtà l’analisi della menzogna è affare complesso e sempre complicato da elementi psicologici e personali; tra i tanti suggerimenti che si possono dare proviamo a indicare dei facili consigli per cercare di smascherare il proprio partner, uomo o donna, in cinque mosse.

  • La dilatazione delle pupille è un sintomo di menzogna, e siccome gli occhi non mentono mai, la dilatazione della pupilla rimane uno dei segnali più forti del nostro corpo, anche perché è un riflesso automatico del nostro organismo in condizioni di stress fisiologico.
  • A volte nascondere le mani in tasca, dietro la schiena o sotto le braccia o le ascelle evidenzia nervosismo e il gesto potrebbe indicare che si sta inconsciamente nascondendo la verità o qualche informazione scomoda.
  • La difficoltà a deglutire è un segnale di stress, la bocca diventa asciutta e non possiamo farci niente, la saliva che viene prodotta è deglutita, di solito, in modo involontario e un’evidente deglutizione denota proprio difficoltà nell’ingoiare sotto stress.
  • Occhio alla voce: un cambiamento nel tono di voce può essere il risultato di un riflesso nervoso che incide sulla respirazione e, di conseguenza sulla fonazione delle parole; alcuni esempi possono essere un cambiamento nel tono, nella velocità o nelle pause della voce.
  • L’insicurezza di chi sta mentendo viene spesso tradita dallo schema domanda-domanda, piuttosto che dal più lineare domanda-risposta, nel caso in cui il vostro partner vi risponda a una domanda con un’altra domanda (ancora peggio se tenta di cambiare argomento… praticamente un suicidio) probabilmente avete toccato un punto caldo dell’argomento e dovreste cercare di approfondire.

Dopo la lettura di questi consigli potete sperimentare con i vostri occhi con chi vi parla queste piccole attenzioni che ci rivelano delle tracce di bugia; ricordandovi però che esistono anche piccole bugie a fin di bene, le cosiddette white lies (“bugie bianche”)… ma soprattutto non cominciate a vedere inganni, cospirazioni e tradimenti ovunque!

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012

 

David Matsumoto’s blog: Facial Expressions not Universal? The study and its flaws…

 




There have been several recent news articles that suggest facial expressions of emotion are not universal.

In a past blog, Dr. Matsumoto sites his retort to a study entitled Cultural Confusions Show Facial Expressions Are Not Universal where researcher Rachael Jack and her colleagues challenged 100s of studies documenting the universality of facial expressions.

The conclusions of this article are highly flawed for many reasons and below he outlines a few of them.

1. The fact of the matter is that a close inspection of the findings indicates that the raw data in the study supports the universal recognition of emotion (i.e., significantly higher rates of agreement than chance for each and every emotion, for both ethnic groups). That this is the empirical criterion that could and should be used as a basis to draw conclusions about universality has been discussed and debated years ago (Ekman, 1994; Ekman, O’Sullivan, & Matsumoto, 1991a, 1991b).

2. The cultural difference is in absolute levels of agreement rates are not a novel finding. Indeed, I have published exactly the same findings 20 years ago and since (Biehl et al., 1997; Matsumoto, 1989, 1992; Matsumoto & Ekman, 1989).

3. As argued then, cultural differences in absolute agreement rates cannot and do not argue against universality. Universality in expression recognition is demonstrated by the fact that observers in all cultures studied agreed on what emotion is portrayed at above chance levels. This is exactly what they found, replicating the same findings for years. Cultural differences in the absolute levels of that agreement can occur for many reasons, including cultural rules about how to decode universal facial expressions. And it has been well known in the field for years that universality and culture-specific in emotion recognition coexist (Mesquita & Frijda, 1992). Arguing for their mutual exclusivity is a strategy long since abandoned by those who know the literature well.

4. Moreover, the confusions these authors report – that disgust was confused with anger, and fear with surprise – are confusions that occur all around the world. They are not specific to East Asian cultures, and are a published finding from over 20 years ago (Ekman et al., 1987; Matsumoto & Ekman, 1989). That they occur in all judge cultures tested to date says something more about those emotions than they do about cultural differences.

5. A close reading of the authors’ own findings indicates that their findings concerning the eye tracking do not justify their conclusions. They reported a significant culture by face region interaction on the eye data, but an absence of a significant culture by face region by emotion interaction. That means that the eye tracking differences between the two cultures were not specific to emotion. If that’s the case, the eye tracking differences could not possibly account for the judgment differences on two emotions only, because the eye tracking differences that occurred did so for all emotions. This is a basic flaw in their interpretation of possible mediating variables (Baron & Kenny, 1986).

6. Moreover, the East Asian – US American differences in scanning procedures of scenes, objects, and faces is a well established finding for years and is not novel. The differences in eye contact show a typical Asian response, that is, focusing in the eyes/nose bridge area rather than the whole face. The person identification literature has shown for years that Caucasians differ from African Americans and Asian Americans in terms of how much time they spend looking at different parts of the face to see if they recognize someone (Caucasians more of the face including hairline and hair; Africans and Asians in that eyes-nose bridge area). Thus what the authors report in this article is not specific to viewing facial expressions of emotion (and as mentioned above, cannot thus explain emotion specific differences in judgments).

7. The sample size for the East Asian sample was 13 (12 Chinese, 1 Japanese). Such a small number could not possibly tell us anything vis-à-vis the overwhelming evidence for universality in the production of facial expressions of emotion, including over 74 studies published in peer reviewed journals conducted by multiple investigators in multiple countries (Matsumoto, Keltner, Shiota, Frank, & O’Sullivan, 2008); studies of congenitally blind individuals (Matsumoto & Willingham, 2009; Peleg et al., 2006); studies demonstrating linkage between facial expressions of emotion and physiological responses across cultures (Ekman, Levenson, & Friesen, 1983; Levenson, Ekman, & Friesen, 1990; Levenson, Ekman, Heider, & Friesen, 1992); and studies of nonhuman primates (Bard, 2003; de Waal, 2003). There is also well over 100 studies documenting the universality in recognition of facial expressions (Elfenbein & Ambady, 2002; Matsumoto, 2001).

8. Finally, the East Asian subjects in their study were actually immigrants in the United Kingdom, and it is not known what kind of self-selection, language proficiency, or acculturation biases may have been exerted in the data.

There is nothing wrong with the data presented in the article in question, but the conclusions drawn from the data are entirely incorrect and not empirically justified. In my opinion, the conclusions border on sensationalism in relation to a very modest study.

I was aided in the preparation of this commentary by my colleagues Dr. Mark Frank and Dr. Jeff LeRoux

References Cited

Bard, K. A. (2003). Development of emotional expressions in chimpanzees (Pan troglodytes). In P. Ekman, J. Campos, R. J. Davidson & F. B. M. De Waal (Eds.), Emotions inside out: 130 years after Darwin’s The Expression of the Emotions in Man and Animals (Vol. 1000, pp. 88-90). New York: Annals of the New York Academy of Sciences.

Baron, R. M., & Kenny, D. A. (1986). The moderator-mediator variable distinction in social psychological research: Conceptual, strategic, and statistical considerations. Journal of Personality and Social Psychology, 51(6), 1173-1882.
Biehl, M., Matsumoto, D., Ekman, P., Hearn, V., Heider, K., Kudoh, T., et al. (1997). Matsumoto and Ekman’s Japanese and Caucasian Facial Expressions of Emotion (JACFEE): Reliability Data and Cross-National Differences. Journal of Nonverbal Behavior, 21, 3-21.

de Waal, F. B. M. (2003). Darwin’s legacy and the study of primate visual communication. In P. Ekman, J. Campos, R. J. Davidson & F. B. M. De Waal (Eds.), Emotions inside out: 130 years after Darwin’s The Expression of Emotion in Man and Animals (pp. 7-31). New York: New York Academy of Sciences.

Ekman, P. (1994). Strong evidence for universals in facial expressions: A reply to Russell’s mistaken critique. Psychological Bulletin, 115, 268-287.

Ekman, P., Friesen, W. V., O’Sullivan, M., Chan, A., Diacoyanni-Tarlatzis, I., Heider, K., et al. (1987). Universals and cultural differences in the judgments of facial expressions of emotion. Journal of Personality & Social Psychology, 53(4), 712-717.

Ekman, P., Levenson, R. W., & Friesen, W. V. (1983). Autonomic nervous system activity distinguishes among emotions. Science, 221(4616), 1208-1210.

Ekman, P., O’Sullivan, M., & Matsumoto, D. (1991a). Confusions about context in the judgment of facial expression: A reply to “The contempt expression and the relativity thesis.”. Motivation & Emotion, 15(2), 169-176.

Ekman, P., O’Sullivan, M., & Matsumoto, D. (1991b). Contradictions in the study of contempt: What’s it all about? Reply to Russell. Motivation & Emotion, 15(4), 293-296.

Elfenbein, H. A., & Ambady, N. (2002). On the universality and cultural specificity of emotion recognition: A meta-analysis. Psychological Bulletin, 128(2), 205-235.

Levenson, R. W., Ekman, P., & Friesen, W. V. (1990). Voluntary facial action generates emotion-specific autonomic nervous system activity. Psychophysiology, 27(4), 363-384.

Levenson, R. W., Ekman, P., Heider, K., & Friesen, W. V. (1992). Emotion and autonomic nervous system activity in the Minangkabau of West Sumatra. Journal of Personality & Social Psychology, 62(6), 972-988.

Matsumoto, D. (1989). Cultural influences on the perception of emotion. Journal of Cross-Cultural Psychology, 20(1), 92-105.

Matsumoto, D. (1992). American-Japanese cultural differences in the recognition of universal facial expressions. Journal of Cross-Cultural Psychology, 23(1), 72-84.

Matsumoto, D. (2001). Culture and Emotion. In D. Matsumoto (Ed.), The Handbook of Culture and Psychology (pp. 171-194). New York: Oxford University Press.

Matsumoto, D., & Ekman, P. (1989). American-Japanese cultural differences in intensity ratings of facial expressions of emotion. Motivation & Emotion, 13(2), 143-157.

Matsumoto, D., Keltner, D., Shiota, M. N., Frank, M. G., & O’Sullivan, M. (2008). What’s in a face? Facial expressions as signals of discrete emotions. In M. Lewis, J. M. Haviland & L. Feldman Barrett (Eds.), Handbook of emotions (pp. 211-234). New York: Guilford Press.

Matsumoto, D., & Willingham, B. (2009). Spontaneous Facial Expressions of Emotion of Congenitally and Non-Congenitally Blind Individuals. Journal of Personality and Social Psychology, 96(1), 1-10.

Mesquita, B., & Frijda, N. H. (1992). Cultural variations in emotions: A review. Psychological Bulletin, 112, 197-204.
Peleg, G., Katzir, G., Peleg, O., Kamara, M., Brodsky, L., Hel-Or, H., et al. (2006). Heriditary family signature of facial expression. Proceedings from the National Academy of Sciences, 103(43), 15921-15926.

http://www.humintell.com/2014/03/past-blog-facial-expressions-not-universal-the-study-and-its-flaws/

 

 

 

 

 

 

 

GENTE (giugno 2015) – Non solo gli elettori, anche Agnese si stacca

La gioiosa intesa di un tempo sembra essersi raffreddata. Piccoli segni, sfumature, linguaggio del corpo: gli esperti “leggono” le immagini e giudicano

 

Giulio Andreotti diceva che il potere logora chi non ce l’ha, ma era un amante dei paradossi. In realtà sembra vero il contrario, guardando le foto di questo nostro servizio dedicato al premier Matteo Renzi e alla moglie Agnese. Una coppia che di recente in pubblico parrebbe meno unita e forse meno in sintonia che in passato. Perlomeno questo potrebbero indicare certi piccoli segnali che si colgono mettendo a confronto le immagini. Nel 2011 Renzi, ancora sindaco di Firenze, passeggiava mano nella mano con Agnese ed entrambi sorridevano lieti. Nel 2014 Matteo, già capo del governo, presenziava alle sue prime cerimonie ufficiali in questo ruolo con la moglie accanto, sempre molto vicina, e i due si cercavano con lo sguardo, tanto da isolarsi a volte dal contesto intorno. Ora invece il premier e la sua signora camminano per strada separati da una certa distanza, a volte neppure affiancati, e i loro occhi non si incontrano come prima, ma ognuno lascia vagare il proprio sguardo altrove, come assorbito nei propri pensieri.

Sono piccoli particolari, sfumature, come si è detto, ma potrebbero indicare che il logorio del potere abbia cominciato a fare presa sulla coppia. Il linguaggio del corpo colto da queste fotografie significherebbe forse che lo stress imposto a entrambi dal ruolo pubblico ha incrinato la loro precedente armonia, disperdendo le energie che Renzi e signora prima dedicavano l’uno all’altra. Lui ha affrontato sfide impegnative, come iI Jobs Act e l’Italicum, ed è uscito dalle elezioni regionali con i primi cali di consenso, dovendo fare i conti anche con la fronda interna nel Pd. Agnese è stata coinvolta, come insegnante, nel dibattito sulla contestata riforma scolastica del governo di suo marito e nei giorni scorsi ha cercato con determinazione di mantenere una posizione defilata. La stessa già da lei scelta a suo tempo, quando non volle seguire il marito a Palazzo Chigi, a Roma, per restare a Pontassieve, vicino a Firenze, con i loro tre figli.

Adesso i consolidati equilibri della coppia Renzi potrebbero essere cambiati? Dopo aver esaminato le foto di queste pagine, la psicologa Gianna Schelotto afferma: «L’apparenza indicherebbe questo, ma se una coppia funziona può rielaborare la sua immagine pubblica, restando solida nel privato. All’inizio i Renzi avevano bisogno di mostrarsi innamorati e felici, poi sono passati a un tipo di comunicazione esterna più distaccata. È probabilmente una forma di difesa dalla pressione dei tanti nuovi impegni». Forse tra loro non è cambiato nulla. «Sì. Le dinamiche interne a una coppia sono molto difficili da decifrare per chiunque altro. Secondo me, Matteo e Agnese hanno solo deciso di cambiare immagine, preservando la loro intimità».

Francesco Di Fant, autore di I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo (Newton Compton), ritiene invece che la nostra sequenza fotografica dei coniugi Renzi dimostri un certo distacco subentrato tra loro. «Si coglie nella distanza attuale tra i loro corpi e i loro sguardi», spiega. «Toccare qualcuno, tenerlo per mano, significa creare un contatto empatico, rassicurarsi a vicenda. Tra loro non avviene, quindi l’atmosfera tra i Renzi pare raffreddata. È difficile ipotizzarne i motivi. Forse lui ha troppe preoccupazioni, forse lei ha qualche motivo di malinconia. Però secondo me il loro è un modo di porsi da cambiare subito: tra un leader e la moglie la sintonia deve essere perfetta agli occhi del pubblico, deve essere palese. Un leader deve apparire sempre affidabile e il più sereno possibile agli elettori».

Un altro aspetto che ci rivelano le foto recenti dei coniugi Renzi è la perfetta forma di Agnese, elegante e con una linea invidiabile. «È fisicamente aggraziata ed è entrata nel ruolo di first lady», commenta l’esperto di comunicazione Klaus Davi. «È una donna più sciolta e più consapevole che in passato, pur avendo mantenuto la riservatezza e la sobrietà a lei abituali. Sono doti che piacciono molto, anche alle altre donne, e che le fanno guadagnare consenso». Forse per questo nelle foto lei non è vicina al marito come prima. Ora Agnese sa camminare anche da sola.

Igor Ruggeri

 

Articolo completo – Gente n.23/2015

 

Cosa significano le mani dietro la schiena?

 

Foto by Ddouk (Pixabay)

Molte volte quando parliamo con qualcuno che ha le mani dietro la schiena ci insospettiamo. Perché? La risposta è semplice: da bambini i nostri amici, o gli adulti, si mettevano in quel modo perché tenevano qualcosa in mano che non volevano farci vedere (gli amici perché temevano che l’avremmo voluta noi e gli adulti per farci una sorpresa). Con gli anni dunque abbiamo imparato a considerare le persone che tengono le mani dietro la schiena come non sincere e che cercano in qualche modo di raggirarci. In realtà non è affatto così. Anzi, tutt’altro.

Come scrive giustamente Francesco Di Fant, uno dei massimi esperti italiani di linguaggio del corpo, «chi mette le mani dietro la schiena mostra, in realtà, di non avere timore; è come se volesse dire: “Guardate! Non ho nulla da nascondere e non ho bisogno di difendermi con le braccia dai vostri attacchi, non sono un pericolo e allo stesso tempo non ho paura”». Questo significato “più profondo” del gesto di mettere le mani dietro la schiena risale a un periodo molto più remoto rispetto alla nostra infanzia, e cioè da quando, per poter sopravvivere nelle foreste, i nostri antenati erano obbligati ad attaccare e a difendersi “allungando le braccia” (naturalmente questo vale ancora oggi in alcuni ambienti e situazioni). Ne consegue, dunque, che quando vediamo qualcuno “allungare le braccia” la nostra parte più primitiva e istintiva reagisce interpretando quell’azione come un attacco nei nostri riguardi o come un tentativo di difesa; al contrario, quando il nostro interlocutore mette le mani dietro la schiena, la sua parte primordiale vuole farci capire, appunto, che non ci teme né, tantomeno, che abbia intenzione di attaccarci.
Insomma, come molto spesso accade, le apparenze ingannano. Quindi la prossima volta che avete di fronte qualcuno che ha le mani dietro la schiena non guardatelo con sospetto: è molto probabile invece che sia una persona di cui potersi fidare.

Michele Putrino (micheleputrino@email.it)

martedì 26 maggio 2015

http://arscommunicandi.blogspot.it/2015/05/cosa-significano-le-mani-dietro-la.html

 

App in Progress, ora i videogiochi si realizzano a scuola durante le lezioni

 

Una volta per far passare il tempo e la lezione ai videogiochi si giocava sotto banco. Oggi lo studente non si deve più preoccupare: sarà lui dall’ideazione alla realizzione del prodotto finale a creare il suo videogioco in classe. Il tutto sotto gli occhi vigili dei professori. Accade a Roma nell’ITIS Giovanni XXIII dove 100 ragazzi di 4 classi (2G, 2H, 3G, 4G) hanno partecipato ad App In Progress, uno dei primi progetti italiani nel suo genere nato per stimolare i giovani ad un uso consapevole del digitale. Finanziato dalla Regione Lazio, BCC, ITIS Giovanni XXIII e supportato anche daDiregiovani.it e Porta Futuro.

L’idea è semplice: in 40 ore di lezione a classe gli studenti hanno pensato, progettato, disegnato, ed infine realizzato uno stotytelling digitale. In pratica, un fumetto che diventa videogioco. La squadra Hexacore, vincitrice della prima edizione, ha avuto la possibilità di trasformare il progetto in realtà: grazie al team CodemotionIT ha prodotto una vera e propria App per Apple ed Android con cui giocare al proprio videogioco.

Da parte dei professori è stato chiesto ai ragazzi di utilizzare al massimo tutte le loro conoscenze di internet dai social fino ai programmi di grafica. Con facebook e twitter gli studenti hanno imparato a conoscere il rapporto fra social e bussiness ed il lavoro realizzato in classe è stato poi postato su youtube.

Giocando e progettando i giovani sono entrati in contatto direttamente a scuola con le professioni digitali (diversi professionisti hanno presentato le loro esperienze) ed imparato a conoscere le loro attitudini in un vero e proprio percorso di orientamento.

La prima edizione di App In Progress si concluderà 8 maggio a Porta Futuro per presentare il trailer di Herygohn, il primo videogioco realizzato.

 

 




http://www.huffingtonpost.it/2015/05/05/app-in-progress-scuola_n_7212740.html

 

 

Radio Centro Suono 101.3 – “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo”

Massimiliano Augieri e Antonio Carnevale intervistano il dottor Francesco DI Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, su Radio Centro Suono 101.3 (http://www.centrosuono.com) a proposito del suo ultimo libro “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” – 17 gennaio 2015




Buon ascolto! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VERO SALUTE (febbraio 2015) – Tipi da evitare. Cosa fare se ti sei imbattuta in uno str…

 

Tipi da evitare. Cosa fare se ti sei imbattuta in uno str…

servizio a cura di Alessia Bottone, con la collaborazione di Francesco Di Fant, esperto di comunicazione e linguaggio del corpo

 

A chi non è capitata una situazione del genere? Praticamente a tutti, cosa fare con colleghi e partner affetti da questa “malattia”.

Una categoria che vanta sempre troppi adepti: lo sa bene l’impiegata che lavora fianco a fianco alla collega antipatica che neon perde occasione per denigrarla e farla sentire da meno. E’ d’accordo anche il proprietario dell’appartamento al terzo piano che si ritrova le briciole della tovaglia sbattuta con noncuranza dall’affittuaria del quarto piano solo per il gusto di fargli iniziare la giornata con il piede sbagliato. Ne è cosciente anche la giovane trentenne che si innamora puntualmente di uomini che la faranno soffrire facendola sentire ancora più indifesa di come già si sente. Incappare in uno stronzo può essere davvero un’esperienza disarmante nonché uno spreco di energie. Che fare allora? A rspondere ci ha pensato Francesco Di Fant, espero di comunicazione e linguaggio del corpo e autore del libro Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo.

L’identikit

Innanzitutto cerchiamo di capire chi sono realmente gli stronzi e come si contraddistinguono. <<Si nascondono ovunque, anche nelle persone più insospettabili si cela un focolaio di stronzaggine. Anche noi siamo tutti un po’ stronzi, in particolar modo se vengono toccate le corde giuste per farci perdere la pazienza o farci sentire indifesi e sotto attacco. Sono tanti gli elementi che possono contraddistinguerli, ad esempio la gentilezza sospetta: quando qualcuno vi approccia con fare stranamente gentile rispetto al suo normale modo di fare potrebbe essere intenzionato a ingannarvi in qualche modo. In generale consiglio di evitare di fare gli stronzi piuttosto che imitarli. A volte però si rende necessario usare le loro stesse armi. E’ necessario sapere convivere ma anche educare chi sta intorno a noi, stimolando in loro un senso di responsabilità, a volte una piccola punizione o un “no” aiutano a crescere più di tanti “sì”>>, spiega l’autore.

Come gestirlo al lavoro

Come comportarsi se si deve convivere per diverse ore al giorno con un collaboratore non corretto? <<Esistono diverse categorie di stronzo sul posto di lavoro, con ognuna di esse bisognerebbe prendere precauzioni diverse. Gestire un capo stronzo può essere più complicato che aginare un collega problematico. Per individuare un collega stronzo si possono osservare diversi elementi, tra cui l’invasione dello spazio privato e lo scarso contatto visivo. Chi invade spesso il vostro spazio privato può manifestare una richiesta di attenzione, ma anche una natura ossessiva e invadente. Prestate particolare attenzione a chi cerca molto il contatto fisico mentre parla con voi. Allo stesso modo bisognerebbe diffidare da chi vi guarda poco negli occhi, potrebbe essere semplicemente timido, ma potrebbe anche nascondervi qualcosa>>, sottolinea il consulente. Talvolta però sono proprio gli amici coloro che si comportano in modo ingiusto. Tagliare il cordone non è sempre necessario, spesso basta comunicare il proprio disagio per ottenere ciò che si desidera.

<<Diferndersi da un/a amico/a stronzo/a può essere una bella gatta da pelare, proprio perchè li consideriamo amici e li abbiamo spesso accanto, si corre il rischio di non accorgerci delle loro reali intenzioni, si genera un effetto Pigmalione, per cui si giustificano cose che ad altri non faremmo passare lisce. Diversi autori hanno ribadito un concetto che suona così: “Che io abbia la forza di cambiare quello che posso e di sopportare quello che non posso, ma soprattutto che io abbia la saggezza per distinguere le due cose”. A volte basta far notare un comportamento sbagliato a un amico per aiutarlo a correggersi, altre volte però gli amici stronzi possono anche danneggiarci parecchio. In generale sarebbe bene non fidarsi troppo degli amici che quando ci parlano non hanno il corpo completamente orientato verso di noi: se chi vi sta di fronte ha una o più parti del corpo, le gambe, il busto, rivolte altrove mentre parlate con lui, potrebbe non essere realmente interessato a voi o alla vostra conversazione>>, spiega Di Fant.

Se me ne innamoro?

Si dice che le donne siano attratte dagli stronzi. Verità o luogo comune? <<Spesso le donne si invaghiscono più facilmente degli stronzi. In generale la donna cerca contemporaneamente due aspetti diversi nell’uomo, la dolcezza e la forza. Nonostante questo possa sembrare un enorme paradosse, cercano la dolcezza che si addice al delicato mondo femminile ma anche la forza che può garantire sicurezza fisica e psicologica alla donna e anche la possibilità di sopravvivere più a lungo e vedere la propria prole crescere in sicurezza, questo spinge la donna a cercare un compagno forte. Il lato “forte” dell’uomo, però, potrebbe ben presto rivelarsi essere stronzaggine piuttosto che volitività e forza d’animo. Tali relazioni risultano spesso asimmetriche ed è difficile che durino molto se la coppia cerca armonia e un equilibrio duraturo. Come fare a scoprire se il proprio partner è uno stronzo? Il mio consiglio è di stare attenti ai sorrisi falsi, fate suonre un campanello d’allarme se vedete sorisi troppo asimmetrici o che non coinvolgono la parte alta del viso; un sorriso sincero deve far comparire piccole rughe ai lati degli occhi, le cosiddette rughe a “zampa di gallina”>>, conclude l’esperto.

 

A volte si tratta di legittima difesa

Quando non serve porgere l’altra guancia, bisogna reagire. Comportarsi da stronzi a volte può essere una sorta di “legittima difesa”. <<Non sempre è possibile, nè utile, porgere l’altra guancia a uno stronzo, ogni pazienza ha un suo limite e quando lo si supera è naturale aspettarsi una reazione forte. Acluni studi recenti, poi, indicano che con un pizzico di stronzaggine le persone riescano a vivere meglio, ed è stato evidenziato che essere un po’ stronzi possa aiutare a ottenere il successo nel lavoro e in amore; il mio consiglio, però, è quello di non esagerare>>, suggerisce Francesco Di Fant, espero di comunicazione e linguaggio del corpo.

 

Un manuale ricco di consigli pratici e suggerimenti per aiutarci a comprendere la diverse tipologie di stronzo e a riuscire a controbattere in maniera efficace in diverse situazioni, sul lavoro come in amore.

Francesco Di Fant, Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo, Newton Compton, 319 pagine, 12,90 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“COME RICONOSCERE UNO STRONZO AL PRIMO SGUARDO” – da oggi in tutte le librerie e in eBook!

Dal 13 novembre 2014 è disponibile in tutte le librerie e in versione eBook il mio nuovo libro “COME RICONOSCERE UNO STRONZO AL PRIMO SGUARDO”.

Correte a comprarlo!!! :)

 

Il mondo è pieno di gente egoista e senza scrupoli, pronta ad approfittare di ogni occasione per avere la meglio sugli altri. Tratto saliente di questa categoria di persone è la falsità, lo strumento che utilizzano maggiormente è la menzogna. Al lavoro, ma anche in tutte le altre occasioni della vita quotidiana, è importante difendersi. E per farlo l’unica vera tattica di successo è individuare lo stronzo fin dal primo sguardo e stargli alla larga, prima che riesca a rovinarvi. Attraverso lo studio del linguaggio del corpo, questo manuale vi permetterà di individuare le caratteristiche psicologiche e i comportamenti dello stronzo “tipo”: un’arma essenziale per prendere in mano la situazione e sfuggire al pericolo!

 

http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-6954-8/come-riconoscere-uno-stronzo-al-primo-sguardo

http://www.newtoncompton.com/ebook/2040/come-riconoscere-uno-stronzo-al-primo-sguardo

 

EIDOS – recensione del libro “I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo”

 

Recensione del libro “I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo” – EIDOS n.30 (luglio-ottobre 2014)

 

Seneca affermava che “gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie”, questo antico, ma sempre attuale, aforisma ci pone davanti a un dilemma che tocca tutti quanti: come riuscire a comunicare al meglio con gli altri?
Il linguaggio verbale è sicuramente una grande conquista per la razza umana ma prima di esso è sempre stato usato un altro codice, la lingua naturale del corpo.
Il libro “I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo” (edito da Newton Compton e recentemente pubblicato anche nell’edizione tascabile ed economica “Relax”) è scritto con un linguaggio semplice e riesce a mettere a fuoco numerosi concetti chiave del linguaggio del corpo, applicandoli alla realtà della vita quotidiana.
L’autore Francesco Di Fant, esperto di comunicazione e linguaggio del corpo, ci guida alla scoperta dell’affascinante mondo della comunicazione non verbale con questa sua seconda opera, che si propone come un facile e pratico manuale pieno di consigli per aiutare il lettore in due modi: comprendere i gesti altrui e comunicare meglio col proprio corpo in tutte le situazioni quotidiane.
Per rappresentare scenari realistici il libro è diviso in quattro sezioni: la prima “Amore, amicizia e tempo libero” si propone di dare consigli dedicati alla sfera più intima della vita, la seconda “Lavoro e Comunicazione” si focalizza sul mondo del lavoro, la terza è “Conflitto Negoziazione e Menzogna” e si pone il delicato obiettivo di risolvere i conflitti interpersonali; mentre l’ultima sezione “In viaggio: a contatto con gli altri” illustra il differente significato di alcuni gesti comuni in un virtuale giro del mondo.
L’autore, complice la sua natura di consulente e formatore, offre al lettore anche delle comode schede alla fine di ogni capitolo dove vengono riassunti i punti principali delle pagine appena lette. In questo modo questo manuale riesce davvero a essere un comodo e utile “prontuario” sul linguaggio del corpo, proprio e altrui, da portare sempre con sé nella nuova versione tascabile.

Luisa Cerqua

 

http://www.eidoscinema.it/

 

Cristina Chiabotto, vero o falso? – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (22-10-2014)

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, e la grafologa Candida Livatino ospiti a “Mattino 5”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Federico Novella.
Nel talk show odierno l’ospite speciale è Cristina Chiabotto (22-10-2014)

 

 

Buona visione! :)

Le verità di Paolo Ruffini – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (15 ottobre 2014)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Federico Novella. Nel talk show odierno l’argomento è “Marita Comi e il caso di Yara Gambirasio” (14-10-2014)

Buona visione! :)

Marita Comi e il caso Yara – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (14 ottobre 2014)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Federico Novella. Nel talk show odierno l’argomento è “Marita Comi e il caso di Yara Gambirasio” (14-10-2014)

Buona visione! :)

Workshop “Il linguaggio del corpo e la comunicazione non verbale. Aspetti criminologici e psicosomatici” (24, 25 e 26 ottobre – Torino)

 

Nei giorni 24, 25 e 26 ottobre 2014 presso l’Università Pontificia Salesiana Rebaudengo e presso la Cooperativa Sociale Agape Madre dell’Accoglienza di Albugnano (Asti), si terrà un importante workshop esperienziale che vede impegnati nel progetto itinerante “Il linguaggio del corpo e la comunicazione non verbale. Aspetti criminologici e psicosomatici”, illustri professionisti dei più differenziati settori al fine di trasmettere i principali erudimenti sulle modalità comunicative diverse dall’utilizzo della parola.

L’evento ha avuto la sua inaugurazione ufficiale a Roma, lo scorso 11 aprile presso la sede dell’Osservatorio Nazionale Stalking ed è proseguito, nella splendida cornice della Reggia Vanvitelliana di Caserta, presso la scuola specialisti dell’Aeronautica militare, dove l’interesse e l’ affluenza di pubblico è stata altissima.

L’applicazione delle tecniche che utilizzano il linguaggio del corpo e la comunicazione non verbale, in un contesto sociale, giuridico, investigativo, socio-sanitario assumono una grandissima rilevanza alla luce di innumerevoli problematiche scaturenti, non solo dalla corretta applicazione di strumenti di contenzione ma anche in chiave di prevenzione di probabili reati ed al fine di poter trarre informazioni sul nostro interlocutore. Tali branche della conoscenza, infatti, vedono il corpo come la sintesi finale di una serie innumerevole di processi e sul quale sono leggibili, a chiari caratteri ed attraverso la decodificazione di un insieme di simboliche, la personalità e il vissuto di un dato soggetto diventando, pertanto, un valido supporto per tutti coloro che esercitano professioni ove il contatto con il pubblico e la gestione relazionale hanno un impatto decisivo.

La umana comunicazione utilizza la semantica in maniera nettamente inferiore rispetto ad altre forme di comunicazione. Addirittura sembrerebbe che solo in una percentuale bassissima venga utilizzata la parola che però, può essere in ogni caso contraffatta, distorta o mal compresa. Il corpo invece non mente! La gestualità, la postura, il modo di modulare la voce, la conformazione stessa della struttura corporea, i tratti del volto e le sue espressioni, che hanno interessato pensatori di ogni tempo, forniscono notizie accurate sulla vita e sui trascorsi di un soggetto.

L’utilizzo corretto delle varie ed alternative modalità comunicative possono sostenere l’interprete divenendo uno strumento utile per la realizzazione di un profiling ed, in ogni caso, possono trovare un valido supporto in tutte le scienze criminologiche ed investigative.

Nei Paesi Anglosassoni, negli Stati Uniti ed in molte altre nazioni tali tecniche, che utilizzano il corpo ed i metodi di lettura delle espressioni facciali, vengono di solito utilizzate al fine di sgominare attacchi terroristici o al fine di riconoscere o meno l’attendibilità di un probabile reo o di una vittima di reato. Tale è stato l’enorme interesse verso tali metodi ricognitivi che si è dato vita anche ad una celebre serie televisiva (Lie to me) che ha consolidato ancora di più la convinzione di dare uno spazio ben più ampio a tali tipi di branche della conoscenza.

Fra i relatori interverranno: il Prof. Alessandro Meluzzi, noto psichiatra; l’Avv. Tiziana Barrella, responsabile scientifico dell’Osservatorio Giuridico Italiano ed esperta in segni e linguaggio del corpo; il Dott. Giovanni Presta, medico e presidente della Commissione di Vigilanza degli Istituti Sanitari per la Regione Piemonte; la Dott.ssa Cinzia Gimelli, psicologa forense; la Dott.ssa Paola Giannetakis, criminologa e il Dott. Francesco Di Fant, esperto in comunicazione non verbale.

L’ingresso sarà riservato esclusivamente ad un numero limitato di corsisti ed avrà essenzialmente un taglio pratico. L’evento, convenzionato con importanti strutture alberghiere locali, garantirà ai partecipanti di altre regioni italiane anche la possibilità di poter soggiornare in loco.
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi alla segreteria organizzativa dell’Osservatorio Giuridico Italiano: www.ogismcv.it, ogismcv@gmail.com, 0823/1848090 – 348/7056281.

 

Per visionare eventi precedenti:



LEGGEWEB n.19 – Ammansire le belve

 

Ammansire le belve

 

Nella vita professionale o privata può capitare a tutti di incontrare una persona adirata; in pochi attimi i comportamenti consoni a una società civilizzata possono scomparire per lasciare spazio a reazioni e a gesti comandati più dall’istinto che dalla ragione. I motivi della rabbia possono essere i più vari e non sempre si conosce la personalità o il grado di sopportazione delle persone con cui abbiamo a che fare (tanto in un tribunale come in un supermercato).

Può risultare molto utile sapere come affrontare tali atteggiamenti e cercare di ricondurre alla ragione, o almeno calmare, una persona alterata. Cominciamo col dire che bisogna fare attenzione all’abbigliamento della persona in questione e altri piccoli indizi accessori quali il taglio di capelli, anelli, catene e così via; una persona vestita in maniera aggressiva probabilmente sarà più incline all’aggressività.

La prima cosa da fare è tenere le mani e il petto in vista, evitando di incrociare le braccia, mostrando così di essere inoffensivi agli occhi della persona arrabbiata, a tal scopo è utile anche stringere le spalle e abbassare leggermente il mento.

Nell’avvicinarsi all’altro è opportuno adottare un approccio angolato piuttosto che un approccio frontale, questo per evitare che la persona alterata pensi di essere sfidata o fronteggiata in qualche modo; se possibile provate anche a instaurare un contatto fisico, magari toccandola sul braccio o sulla spalla, per farle sentire la vostra presenza fisica oltre che psicologica.

Per quanto riguarda la comunicazione verbale è preferibile parlare a velocità e a volume normali, per non allarmare chi ci sta di fronte, e usare termini con valenza positiva evitando, se possibile, di pronunciare parole negative che potrebbero peggiorare la situazione.

E’ importante anche prestare attenzione ad azioni che possono segnalare una possibile imminente aggressione (stringere i pugni, agitare braccia o gambe, sferrare pugni o calci a oggetti, mordersi le labbra, ripetizione di parole o frasi aggressive o confuse).

In una situazione di pericolo con più persone presenti una buona tattica può essere quella di rimanere immobili per evitare di essere notati, ovviamente solo nel caso in cui le ire non siano rivolte direttamente verso di noi; se una persona alterata si avvicina troppo con fare aggressivo siate sempre pronti a indietreggiare stabilendo una distanza di sicurezza adeguata.

Per concludere ritengo utile mettere in luce anche un paio di comportamenti da evitare il più possibile quando si fronteggia, volenti o nolenti, qualcuno arrabbiato: non è saggio fissare negli occhi una persona arrabbiata, anche se può essere utile per controllare le sue reazioni, poiché tale gesto viene spesso interpretato come una sfida. Allo stesso modo bisognerebbe evitare di bloccare le braccia e – in generale – i movimenti dell’altro quando non strettamente necessario: infatti, tale costrizione in una situazione concitata potrebbe portare a un aumento dell’aggressività.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/ammansire-le-belve-10567.html

 

DONNA MODERNA (luglio 2014) – Aiuto, nessuno mi dà retta!

 

Articolo di Cristina Sarto sulla rivista “Donna Moderna” del 15 luglio 2014. Intervista a Francesco Di Fant, autore del libro “I segreti per parlare e capire il lignuaggio del corpo” edito da Newton Compton, alcuni utili consigli sul linguaggio del corpo dedicati a chi vuole mantenere alta l’attenzione di chi lo sta acoltando.

 

 

http://www.donnamoderna.com/

 

Video del Workshop sulla Comunicazione Non Verbale alla Reggia di Caserta

Video relativi al Workshop “Il linguaggio del corpo e la Comunicazione Non Verbale. Aspetti criminologici e psicosomatici” – ospitato dalla SSAM presso la Reggia di Caserta (28/29 maggio 2014)



 



 




 

 

 

 

 

 

 

 

Workshop sulla Comunicazione Non Verbale a Caserta

 

L'intervento del Prefetto di Caserta

04/06/2014 – Nelle giornate del 28 e 29 maggio, la Scuola Specialisti (SSAM) ha ospitato un workshop dal titolo ”Il linguaggio del corpo e la comunicazione non verbale. Aspetti criminologici e psicosomatici” promosso e organizzato dall’Osservatorio Giuridico Italiano e l’Accademia Italiana di Scienze Forensi.

 

Il Convegno, tenuto da esperti giuristi, psicologi, psichiatri e molte altre professionalità, ha avuto lo scopo di diffondere, attraverso l’informazione e l’esperienza pratica, i principali concetti sulla comunicazione non verbale, il linguaggio del corpo e la prevenzione dei fenomeni violenti attraverso gli stessi.Al workshop, che ha riscosso ampio interesse tra gli intervenuti, ha partecipato anche il personale frequentatore dei corsi in istruzione presso la SSAM al fine di ricevere una visione d’insieme sulla materia.

Nella fase di apertura del convegno il Vice Comandante della SSAM, Colonnello Giuseppe Prestigiacomo, in rappresentanza del Comandante Colonnello Santoro, dopo aver salutato le autorità presenti e il pubblico, ha ringraziato l’Avv. Tiziana Barrella, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Giuridico Italiano, per aver scelto la Scuola come sede dell’evento e ha sottolineato l’importanza dei concetti trattati nel corso dello stesso.Tra i relatori intervenuti il Prefetto di Caserta, Dott.ssa Carmela Pagano che ha portato all’attenzione della platea la propria esperienza nel settore, il Prof. Alessandro Meluzzi, noto psichiatra, il Dott. Antonio Girardi e il Dott. Francesco Di Fant, esperto di comunicazione non verbale.

 

L'intervento di un frequentatore durante il question time

La platea del workshop

Il Colonnello Prestigiacomo con l' Avvocato Tiziana Barrella

Autore : SSAM – Caserta – Magg. Naiolo Pasquale

 

http://www.aeronautica.difesa.it/News/Pagine/20140604_WorkshopsullaComunicazionenonverbaleaCaserta.aspx

 

MILLIONAIRE (Maggio 2014) – Linguaggio del Corpo: ecco cosa dice al tuo capo

 

Articolo di Maria Spezia sul numero di maggio 2014 della rivista “Millionaire”. Intervista a Francesco Di Fant, autore del libro “101 cose da sapere sul lnguaggio segreto del corpo” edito da Newton Compton, alcuni utili consigli dedicati a come tenere sotto controllo il proprio linguaggio del corpo di fronte al capo.

 

 

 http://millionaire.it/

 

Workshop 28-29 maggio 2014 (Reggia di Caserta) – Il linguaggio del corpo e la Comunicazione Non Verbale, aspetti criminologici e psicosomatici

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Workshop 28-29 maggio 2014

presso la REGGIA DI CASERTA

“IL LINGUAGGIO DEL CORPO E LA COMUNICAZIONE NON VERBALE, ASPETTI CRIMINOLOGICI E PSICOSOMATICI”

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partocinato da: Città di Caserta – S.S.A.M. Caserta – OGI SMCV (Osservatorio Giuridico Italiano – Santa Maria Capua Vetere) – Accademia Italiana di Scienze Forensi  ASL TO4

Interverranno: Dott. Pio del Gaudio – Col. Nav. Veniero Santoro  Prof. Dott. Alessandro Meluzzi  Prof. Dott. Vincenzo Mastronardi Avv. Tiziana Barrella  Prof. Dott. Giovanni Presta  Dott. Matteo Apolloni  Dott.ssa Cinzia Gimelli Dott. Francesco Di Fant

Per informazioni e iscrizioni: 349-6338326 0823-1848090 – ogismcv@gmail.com

Sarà rilasciato l’attestato di partecipazione

PROGRAMMA:

La realizzazione di un profilng e la prevenzione dei reati attraverso la scoperta della personalità del presunto autore e della vittima.

Setting relazionale. La gestione delle dinamiche comportamentali e delle emozioni.

La comunicazione non verbale e l’analisi dei segni del corpo: la decodificazione del fenomeno violento.

La fisiognomica, l’analisi psicosomatica del corpo  della vittima e dell’autore della violenza e stalking: applicazioni ed esercitazioni pratiche.

L’utilizzo del linguaggio del corpo nella realtà istituzionale ed assistenziale.

Il riconoscimento di soggetti potenzialmente pericolosi in spazi aperti e tra le folle.

L’analisi della menzogna e come riconoscerla.

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Il seminario di tiratura nazionale, che avrà come sede la meravigliosa cornice della Reggia Vanvitelliana, sarà articolato in due fasi, una strettamente teorica e l’altra finalizzata alle esercitazioni pratiche. Illustri esperti del mondo della comunicazione non verbale,
del linguaggio del corpo, della medicina legale e della psicologia daranno vita ad un evento esclusivo ed unico nel suo genere, che
offrirà a tutti coloro che parteciperanno preziosi strumenti volti a comprendere le informazioni nascoste dietro i segni del
corpo.

Gli orari dell’evento sono i seguenti:
28 maggio ore 09:00/13:30 convegno; ore 15:00/18:30 workshop esperienziale
29 maggio ore 10:00-13:30/15:00-18:30 workshop: applicazioni ed esercitazioni pratiche.
Il numero dei posti è limitato e, dovendo predisporre un’accoglienza in area militare, è necessario avere quanto prima conferma delle adesioni.

Per qualsiasi altra informazione è possibile contattare i seguenti recapiti telefonici:

Avv. Tiziana Barrella 349/6338326, Avv. Lucia Di Bello 348/7056281

 

DOTTOR FRANCESCO DI FANT – “LA CASA DEGLI ASSI” (clip casting) ITALIA 2

Clip degli interventi del Dottor Francesco Di Fant in qualità di giudice di Comunicazione Non Verbale nei casting de “LA CASA DEGLI ASSI”, reality di Pokerstars sul poker sportivo trasmesso da ITALIA 2.
Nella giuria capitanata dal campione europeo Luca Pagano presenti anche i professionisti di poker Pier Paolo Fabretti e Giada Shiyan Fang insieme alla headhunter Daniela Gelmi.

 
Buona visione! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I SEGRETI PER PARLARE E CAPIRE IL LINGUAGGIO SEGRETO DEL CORPO da oggi anche in versione RELAX!

 

Da oggi il libro “I SEGRETI PER PARLARE E CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO” è disponibile anche nella collana RELAX, una versione tascabile ed economica del libro, in tutte le librerie e anche in versione e-book sul sito della Newton Compton e su tutti gli altri siti dove è possibile acquistare e-book!!

 

 

http://www.newtoncompton.com/index.php?lnk=101&ISBN=978-88-541-6405-5&idaut=2138;&idcur=

 

Al tavolo da poker con pochi bluff e tanto sangue freddo – IL GIORNALE (2 aprile 2014)

 

Pochi di loro, arrivando giù per la discesa in aperta campagna, avranno pensato che c’è qualcosa di strano. Presi, come sono, dal loro obiettivo non fanno una piega di fronte a quella curiosa casa di produzione piazzata proprio in mezzo alla campagna romana tra la Flaminia e il Tevere.

Tendoni, set cinematografici, capannoni e tante antenne paraboliche. Più che una fattoria, una factory di sogni televisivi. Ed è questo il luogo scelto dalla produzione per selezionare i partecipanti al nuovo reality Mediaset intitolato La casa degli Assi, che andrà in onda alla fine di aprile da una villa di Marrakech dove 12 concorrenti (sei uomini e sei donne) vivranno insieme per cinque settimane, passando le giornate a sfidarsi a poker e non solo. Alle selezioni hanno partecipato oltre 1500 persone. La maggior parte di loro viene dal Centro-sud e si sono ritrovati qui a Roma (una parte delle selezioni è stata fatta a Milano). Felici di sedersi al tavolo da gioco. Ancor più felici di misurare la reale efficacia delle proprie doti di self control, di astuzia, di freddezza, di calcolo. E magari capire quanta fortuna riserva loro la dea bendata quando sono davanti alle telecamere. Spesso, però, incuranti dello strapotere della macchina da presa; tanta è la passione del gioco da dimenticarsi del tempo che passa (anche dieci ore di fila al tavolo da gioco), delle domande impertinenti dei selezionatori, delle dure condizioni di questa insolita trasferta romana.

La casa degli Assi riprende un format che da quattro anni spopola in Francia. La produzione è targata Magnolia. Uno degli autori ci spiega il modo in cui vengono selezionati i concorrenti. «Non si tratta soltanto di saper gestire una partita di poker – racconta Andrea Marchi, appena reduce dal successo di The Apprentice con Flavio Briatore nella parti di un insolito maieuta di aspiranti manager -. Qui si tratta di mettersi in gioco completamente». La parte più rilevante della selezione, anche a dispetto degli stessi concorrenti, non sono state le prove al tavolo verde bensì i lunghi colloqui con la giuria di selezione, formata oltre che dagli autori del programma anche da un «cacciatore di teste» (Daniela Gelmi) e da Francesco Di Fant, esperto del linguaggio del corpo. «Non serve molto per capire cosa c’è dietro i gesti e le espressioni. A volte bastano pochi secondi – sorride Di Fant -. Durante le selezioni resto in disparte e osservo con attenzione. E la cosa che più mi colpisce è la loro voglia di controllarsi. Di non far trasparire alcunché». «Tutto per fare bella figura al tavolo di poker – aggiunge Marchi -. La difficoltà principale che abbiamo incontrato, infatti, è che quasi tutti sono ottimi pokeristi, entusiasti del gioco, ma poco sensibili al potere della telecamera. Non sono insomma narcisisti convinti. Semplicemente appassionati del gioco». Dentro la casa di Marrakech i concorrenti dovranno invece tirare fuori il meglio della propria tempra, del proprio sangue freddo, per fare bella figura ed emergere anche lontano dal tavolo verde. «Perché non si vince solo con le carte» spiega Marchi. A dirigere la casa, come maestro di cerimonie, sarà Luca Pagano, affiancato da una personal trainer che avrà il compito di sottoporre i concorrenti a durissime prove psico-attitudinali. «Il successo mostrato in Francia da questo programma – spiega Barbara Beltrami, manager della PokerStars, la poker room che affianca Magnolia nella produzione dello show – dimostra che è importante combattere i luoghi comuni sul gioco del poker. Non gioco d’azzardo, insomma. Bensì campo dove ci si misura con qualità e talento». E ovviamente quel pizzico di fortuna che rende ancor più sapido lo spettacolo.
Dati alla mano, il poker è più popolare di quanto si creda. Ogni mese circa 400mila persone si accreditano nelle poker room (siti dove giocare on line con altri avversari). D’altronde il settore del poker corrisponde al 46% della spesa del gioco su Internet (che nel 2012 è stato di 748 milioni di euro).
I primi trailer dello show (dove si mostreranno sintesi proprio delle audizioni e dove quindi si familiarizzerà con i concorrenti, imparando a conoscerli) andranno in onda tutti i giorni su Italia Due in seconda serata. E sulla stessa rete a partire dal 23 aprile la prima delle 25 puntate del reality.

 

Pier Francesco Borgia

 

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/tavolo-poker-pochi-bluff-e-tanto-sangue-freddo-1006813.html

http://www.lacasadegliassi.it/al-tavolo-da-poker-con-pochi-bluff-e-tanto-sangue-freddo/

 

I movimenti degli assi

 

Dopo settimane di lavoro sono terminati i casting di Milano e Roma, tanti aspiranti concorrenti si sono cimentati col poker, gioco in cui si incontrano diverse abilità (oltre a un pizzico di fortuna) tra cui logica, matematica, determinazione, pazienza e sangue freddo. Tra queste abilità non bisogna dimenticare il “linguaggio del corpo“, ovvero la capacità di interpretare i gesti altrui e di controllare i propri, disciplina che dal mondo anglosassone si sta diffondendo sempre di più in Italia.

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CNV e Poker
Appare sempre più evidente che i giocatori che vogliano cimentarsi con un tavolo dal vivo debbano saper gestire la partita anche da un punto di vista comportamentale oltre a quello tattico/strategico. Una deglutizione troppo evidente o un giocatore che mette la mano davanti alla bocca possono regalare preziose informazioni (chiamate “tells”) agli occhi esperti dei giocatori più preparati in questa abilità. Tra i libri dedicati alla Comunicazione Non Verbale (CNV) nel poker, uno dei classici che mi sento di consigliare è sicuramente Poker Tells di Mike Caro.

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Il mio ruolo
Il mio compito in questi provini dal vivo è stato quello di giudicare i partecipanti sulla base della loro abilità a nascondere le emozioni durante le mani di poker, inoltre ho analizzato i loro gesti e le loro espressioni facciali per capirne la personalità e il livello di sincerità delle loro affermazioni; è stata un’esperienza molto interessante e ho potuto entrare in contatto col mondo del poker che ha sicuramente un forte fascino.

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Le mie impressioni sui partecipanti
Ho osservato molte persone (anche veri e propri “personaggi”) e molti gesti, non è sempre stato facile esprimere un giudizio poichè ogni persona ha più di una sfaccettatura e ho cercato di capire il carattere in base ai movimenti del corpo, andando oltre l’apparenza e le semplici parole. Devo ammettere di essere rimasto sorpreso da alcune cose in questi giorni di casting: ad esempio ho incontrato giocatori non professionisti che sapevano gestire in maniera efficace la loro comunicazione corporea e anche eventuali bluff; allo stesso modo ho potuto constatare che per molti è stato difficile trattenere la tensione davanti alle telecamere. Una cosa che ha accomunato davvero tutti è la grande sincerità degli aspiranti abitanti della villa degli assi, una volta seduti al tavolo dei giudici si sono messi a nudo e ce l’hanno messa davvero tutta per arrivare a giocare al tavolo verde in Marocco. Non resta che seguire questi interessanti e colorati casting su Italia2 dal 14 aprile.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione Non Verbale e linguaggio del corpo

 

http://www.lacasadegliassi.it/i-movimenti-degli-assi/

 

“Tecniche e metodologie di analisi del comportamento motorio gestuale: tecnica Body Coding System” – BCS

Un grazie di cuore alla bravissima docente Jasna Legiša e a NeuroComScience per l’interessante corso di Roma!
A presto! :)

 

http://www.neurocomscience.org/

 

RADIO MANA’ MANA’ – Intervista con Arianna Caramanti e Antonio Romano (22 gennaio 2014)

Francesco Di Fant ospite in studio a Radio Manà Manà, con Arianna Caramanti e Antonio Romano – 24 gennaio 2014




Buon ascolto! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

101 COSE DA SAPERE SUL LINGUAGGIO SEGRETO DEL CORPO anche nella collana RELAX!

 

Da oggi il libro “101 COSE DA SAPERE SUL LINGUAGGIO DEL CORPO” è disponibile anche nella collana RELAX, una versione tascabile ed economica del libro, in tutte le librerie e anche in versione e-book sul sito della Newton Compton e su tutti gli altri siti dove è possibile acquistare e-book!!

 

 

http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-3993-0/101-cose-da-sapere-sul-linguaggio-segreto-del-corpo

 

Accavallare le gambe – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (16 settembre 2013)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Federico Novella. Nel talk show odierno l’argomento è “accavallare le gambe” (16-09-2013)



Buona visione! :)

NEL CUORE DEI GIORNI (TV 2000) – analisi dei gesti di Papa Francesco e intervista a Francesco Di Fant (25 aprile 2013)

Il dottor Francesco Di Fant (esperto di CNV e Linguaggio del Corpo Ospite nella trasmissione NEL CUORE DEI GIORNI (TV2000) condotta da Monica Di Loreto. Intervista sul suo libro “I SEGRETI PER PARLARE E CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO” e analisi dei gesti e dei movimenti di Papa Francesco – 25 aprile 2013




Buona visione! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COME MI VOGLIO (CANALE ITALIA) puntata 12 – Bocca e sorriso (19 aprile 2013)

Il dottor Francesco Di Fant ospite, insieme a Leonardo Bizzarri e Gianna Orru, nella trasmissione sulla chirurgia estetica COME MI VOGLIO (CANALE ITALIA) condotta da Samantha De Grenet e Roly Kornblit. Puntata 12 dedicata alla bocca e al sorriso con l’intervista sul suo libro “I SEGRETI PER PARLARE E CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO” – 19 aprile 2013




 




 




 

Buona visione! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tradimento in amore – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (8 marzo 2013)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Paolo Del Debbio. Nel talk show odierno l’argomento è “il tradimento in amore” (8-03-2013)



Buona visione! :)

I SEGRETI DI SABRINA – LOGICHE CRIMINALI

 

I segreti di Sabrina

Capita spesso di farsi un’idea personale per quel che riguarda i fatti di cronaca, specie se di cronaca nera e ancor più se tali delitti risvegliano nei media, e in tutti coloro che li seguono, il piacere morboso di scrutare nelle vite degli altri (spesso distrutte) e osservare un affresco di degrado o di perversione che tali eventi delittuosi, e le dinamiche sottese a essi, riescono a evocare nell’immaginario collettivo.

Uno dei casi che negli ultimi anni ha scosso maggiormente l’opinione pubblica è quello dell’omicidio della giovane Sarah Scazzi, ritrovata in un pozzo dopo essere stata uccisa; da chi, è ancora un mistero.

La verità è ancora distante dall’essere raggiunta e, a giorni, ci sarà l’udienza in cui verrà ascoltata Sabrina Misseri, perciò, lungi dal voler dare un giudizio puntando il dito contro qualcuno, abbiamo ritenuto utile e interessante valutare i segnali della comunicazione non verbale di Sabrina, attraverso l’analisi di alcuni video già proposti dai media.

Con quest’ intenzione, abbiamo interpellato il Dr. Francesco Di Fant,  consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV) presso grandi aziende, nazionali e internazionali; autore del libro “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” e di alcuni articoli, molti dei quali sulla CNV applicata al settore giuridico.

Il Dr. Di Fant è spesso ospite in numerosi programmi, televisivi e radiofonici, e cura, presso le emittenti Radio Manà Manà e Elle Radio, due rubriche sulla comunicazione non verbale; dello stesso argomento si occupa scrivendo per il periodico Legge (www.leggeweb.it).

Francesco Di Fant ci aiuterà, con la sua professionalità, a comprendere come il linguaggio del corpo si stia dimostrando, sempre più, uno strumento utile per analizzare gli altri in maniera efficace.

In particolare il nostro esperto ci spiega che: “Sabrina Misseri non sembra essere un’abile mentitrice, la sensazione che nasconda qualcosa è palpabile, in particolar modo l’assenza e la falsificazione della manifestazione del dolore sono indizi da tenere in considerazione per capire che qualcosa non quadra nel primo racconto fornito dallo zio Michele. 

Tante, troppe, le dinamiche e gli elementi sospetti a detta degli investigatori e degli inquirenti; nel caso di un’analisi non verbale dei gesti e delle espressioni di Sabrina si potevano intravedere degli elementi sospetti che potevano far presagire che la storia non si sarebbe fermata alla prima versione dei fatti.

Con questo fatto di sangue Sabrina diventa improvvisamente una protagonista mediatica del crimine, fino a svolgere con diligenza la doppia funzione di ufficio-stampa di tutte le persone coinvolte nella vicenda (presumibilmente nel tentativo di controllare le informazioni in uscita), e quella di “deus ex machina” in cui definiva orari, incontri, modalità delle interviste con i media di tutti i personaggi della vicenda, principali e secondari.

Durante queste interviste si è addirittura spinta a rettificare, tramite sms inviati in tempo reale ai giornalisti, le informazioni date dagli intervistati, se queste non collimavano con la versione che lei aveva dato agli investigatori.

Sabrina Misseri può essere definita una bugiarda controllata, nel senso che ha il controllo delle proprie emozioni e non sembra mai lasciarsi andare a eccessi di paura, dolore o rabbia; l’idea che ci comunica è quella di chi appare freddo e controllato nei suoi pensieri e nelle sue azioni, anche quelle più atroci.

Ovviamente non basta l’elemento della mancata presenza del dolore o del senso di colpa (che personalmente non ho mai rilevato in lei durante l’analisi di numerosi video) per incolpare qualcuno; però è possibile partire da questo elemento per muoversi in altre direzioni che possano fare chiarezza sulle emozioni provate e vissute veramente da questa giovane ragazza, accusata dal padre di essere un’assassina.

Partendo da questa necessità di identificare in maniera il più possibile corretta le emozioni vissute (e spesso nascoste), il volto di Sabrina rivela oltre all’assenza di dolore la presenza di microespressioni di felicità, forse legate al piacere della beffa. In fin dei conti una ragazzina come lei è riuscita a tenere sotto scacco stampa e investigatori per un periodo di tempo abbastanza lungo, andando anche ad alimentare uno spirito narcisistico che probabilmente era già sviluppato in essa. 

Un’altra espressione che ricorre spesso sul viso di Sabrina, seppur in maniera sottile, è quella della paura; quest’emozione viene rivelata spesso nella zona della bocca della ragazza, le labbra infatti appaiono stirate orizzontalmente (elemento definito come ad “altissima probabilità” per rilevare l’emozione della paura).

Il dubbio su quest’emozione appare legittimo qualora ci si appelli al cosiddetto “effetto Otello”, per cui si può scambiare la paura di essere scoperti con la paura di non essere creduti.

Nel caso di Sabrina, però, la paura si presenta in circostanze ben precise e spesso in concomitanza con domande sul padre (suggerendo che la paura veniva attivata dal pensiero che il padre la potesse coinvolgere nell’omicidio, come poi ha fatto). 

Un altro indizio che ci può far pensare che Sabrina non dica sempre il vero è la cosiddetta “scrollata unilaterale” che consiste in un sussulto di una sola spalla: a volte la tensione generata dal raccontare qualcosa di non vero è rilevabile attraverso tale movimento; l’asimmetria di tale gesto involontario indica che il cervello si sta sforzando per gestire contemporaneamente la sfera verbale e la sfera emotiva.

Inoltre Sabrina, quando racconta la sua storia, spesso si tocca la fronte per periodi di tempo più o meno lunghi; tale gesto di automanipolazione può essere ascritto all’ansia o a uno sforzo cognitivo, in entrambi i casi la veridicità delle sue affermazioni dovrebbe essere messa in dubbio considerando tale elemento come un indizio (“hot spot”) di una possibile menzogna. 

Chi racconta una storia vera fa meno fatica a ricordare e prova naturalmente meno ansia di chi racconta una menzogna, al contrario chi racconta una storia inventata è necessariamente impegnato a mantenere insieme la varie parti e presta attenzione a non entrare in contraddizione o apparire troppo incerto”.

Il Dr. Di Fant ci ricorda poi che:  “La disciplina della Comunicazione Non Verbale non è una scienza esatta, nella migliore delle ipotesi é possibile arrivare al 90% di probabilità nell’ individuare la verità; tale analisi, quindi, andrebbe considerata come uno strumento orientativo, e non come una prova concreta, nel lungo percorso di ricerca della verità in questo delicato caso, così come in tutti gli altri”.

 

http://www.logichecriminali.com/i-segreti-di-sabrina/

 

Il caso Parolisi – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (26 ottobre 2012)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Paolo Del Debbio. Nel talk show odierno l’argomento è “il caso Parolisi” (26-10-2012)



Buona visione! :)

IL CORPO DELLA POLITICA – “Il club de La Lettura” CORRIERE DELLA SERA (14 ottobre 2012)

OBAMA, RENZI E BEPPE GRILLO. I “GESTI” SONO GIA’ UN PROGRAMMA

IL CORPO DELLA POLITICA

Le capacità di un leader si nascondono nella postura, in un tic, in un’espressione. Così l’analisi del “body language” è diventata più remunerativa dei vecchi sondaggi.

 

Non ci fosse stata Lie to me, la serie tv con Tim Roth nei panni di un investigatore esperto di cinesica, lo studio della comunicazione non verbale e del linguaggio del corpo sarebbe probabilmente rimasto confinato tra gli scaffali universitari e le scuole di polizia. Sarà, tuttavia, per l’egemonia televisiva, la famigerata colonizzazione dell’inconscio collettivo, o per il primato del corpo e della sua dimensione comunicativa, ma gli esperti di prossemica (la disciplina che studia i gesti e la sfera espressiva corporea situata nello spazio) o di cinesica, appunto (la comunicazione non verbale) vengono invitati nelle trasmissioni tv come un tempo i sondaggisti. Come se l’aruspicina, l’arte di predire il futuro attraverso ciò che si cela alla superficie, sostituisse, o almeno integrasse, gli indovini.

Portare alla luce ciò che si nasconde in un gesto, un tic, una microespressione è lo specifico di questa area di saperi, all’incrocio tra la psicologia comportamentale e la semiotica, l’antropologia e la linguistica applicata, invocata dalle trasmissioni televisive per riuscire a leggere una realtà sempre più corporea e mediatizzata, a un tempo.

È il caso, ad esempio, dei dibattiti televisivi per la Casa Bianca, il Super Bowl della politica americana: non appena concluso lo scontro tra i candidati, gli studi tv si riempiono di specialisti che passano in filigrana non tanto quanto è stato detto, ma come. Le mani, la postura, la scelta degli abiti, addirittura la frequenza del battito delle palpebre.

«La comunicazione non verbale è assolutamente essenziale», spiega a «la Lettura» Joe Navarro, ex agente Fbi ed esperto di body language (suo il volume Ti faccio vedere io!, Sonzogno): «Tra il 60 e il 90% della comunicazione interpersonale è non verbale. Dimentichiamo facilmente ciò che viene detto, ma prendiamo decisioni su ciò che vediamo, su come viene presentato il materiale che ci porta a decidere».

Un punto di vista condiviso da un altro specialista del ramo, David Givens, direttore del Center for Nonverbal Studies di Spokane, Washington: «In politica i segni non verbali sono spesso importanti quanto le parole. Gli elettori sono creature molto emotive. Negli esseri umani, l’area emotiva del cervello cresce di pari passo a quella dedicata al pensiero e al linguaggio, siamo la più emotiva delle specie animali sulla terra».

Sarà per questo, ad esempio, che un campione della parola come Barack Obama si è trovato a disagio fisico rispetto all’inattesa esuberanza del suo avversario, Mitt Romney? E come porre rimedio a una performance così deludente? «Nei prossimi dibattiti — osserva Givens — consiglierei al presidente di essere più coinvolto, di affrontare di più Romney, invece di guardare in basso in maniera passiva o altrove mentre il suo interlocutore parla». Per Janine Driver, a capo del Body Language Institute di Alexandria, Virginia, il presidente americano dovrebbe «fare un paio di salti prima di salire sul palco, ricaricarsi, dormire la notte, prepararsi con argomenti solidi», sapendo che «visual matters», la sfera visiva conta, eccome.

E in Italia? Entrando in una fase politica delicata, si può leggere il body language dei nostri leader, sempre più sotto i riflettori, in trasmissioni, comizi, conferenze stampa? A cominciare da Mario Monti, decifrato per «la Lettura» da due esperti di comunicazione non verbale, Francesco Di Fant, coach aziendale, e Felix B. Lecce, che in ambito forense si occupa di «programmazione neurolinguistica». Per Di Fant, il premier usa molto le braccia, con gesti lenti e illustratori a compensare una impostazione d’insieme un po’ statica. Anche per Lecce i movimenti delle braccia di Monti sembrano proteggere, indicano una posizione sulla difensiva. Totalmente opposta la corporeità di Beppe Grillo che, da professionista, secondo Lecce, ha imparato a controllare il fisico, anche se è tradito dalla sua voce, sempre gridata, con un tono e un volume alto. Di Fant, invece, sottolinea la postura del comico genovese, con le spalle alzate e la testa incassata, in atteggiamento da combattimento, in difesa a proteggere il collo o pronto per caricare a testa bassa.

E Silvio Berlusconi, il grande comunicatore? Che cosa esprime il suo corpo? Fra i tanti movimenti, Di Fant isola il cosiddetto «gesto della precisione», con la mano ad uovo messa all’ingiù, come a sottolineare concretezza, un «pattern preferenziale» del Cavaliere. Lecce si sofferma, invece, sulle sue «fughe informative», i tic che lo svelano, come l’aumento del battito delle ciglia sotto pressione.

Quanto al leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, per Lecce è «il più Obama dei politici italiani», con un forte senso del piazzamento visuale e le poche fughe di informazione limitate alle gambe, dove si scarica la tensione della parte superiore. Per Di Fant, un difetto su cui lavorare è la tendenza a scuotere la testa mentre parla, come se dicesse dei piccoli no. L’uso delle mani è, invece, «batonico», più ritmico, di accompagnamento, che deittico, ad illustrare o mostrare ciò che si dice. Anche la «troika» che si sfida alle primarie del centrosinistra viene passata ai raggi X dagli esperti di body language. Matteo Renzi — tecnicamente il più impostato, secondo Lecce; coinvolgente nel suo dinamismo per Di Fant — cerca il contatto visivo diretto, denotando rilassatezza quando viene intervistato.

Il punto di forza di Pierluigi Bersani, invece, per Lecce è l’abbigliamento, mai troppo leccato, che crea una vicinanza subliminale con il pubblico. Occhio, però, alla sua «carica energetica», avverte Di Fant, che si scarica sulle mani, nelle dita in particolare.

Grande emozionalità anche per Nichi Vendola, prosegue lo studioso, ma poca cura nel controllo del corpo. Attenzione, ad esempio, nota Lecce, alla «alzata di spalla monolaterale» che, nella esperienza giudiziaria dell’esperto, va evitata perché spesso associata ad affermazioni incerte o dubbie.

Twitter @nomfup

Filippo Sensi

http://lettura.corriere.it/il-corpo-della-politicail-corpo-dello-sport/

 

Svelare le bugie del partner – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (21 settembre 2012)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Paolo Del Debbio. Nel talk show odierno l’argomento è “il tradimento e le bugie” (21-09-2012)



Buona visione! :)

Il primo appuntamento – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (18 settembre 2012)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Paolo Del Debbio. Nel talk show odierno l’argomento è “il primo appuntamento” (18-09-2012)



Buona visione! :)

DOTT. FRANCESCO DI FANT – “ICONE, CORPI CHE PARLANO” (RAI 5 – clip stagione 1)

Alla scoperta dei grandi personaggi del nostro immaginario collettivo attraverso la lettura del linguaggio del corpo. Psicologi, semiologi, sociologi, studieranno le immagini relative ai protagonisti e ci guideranno nell’interpretazione dell’ascesa, la crisi, la magnificazione o la caduta dei miti contemporanei. Tra gli specialisti anche il dott. Francesco Di Fant, esperto di linguaggio del corpo – RAI 5 (clip stagione 1)



Buona visione a tutti! :)

Il corpo parla anche nel sonno

 

Il regno di Morfeo è senza ombra di dubbio un luogo unico e magico; al termine di una lunga giornata il nostro fisico e la nostra mente finalmente si rilassano per concedersi qualche ora d’oblio rigenerante (si spera). Emozioni e pensieri consci lasciano il posto all’inconscio e all’avvento del sogno; così come la nostra psiche, anche il nostro corpo si libera ed esprime quello che di giorno, a volte, tiene sotto controllo.

La nostra personalità più profonda spesso si esprime proprio sotto il manto del sonno e la posizione che preferiamo per addormentarci o nella quale dormiamo può svelare alcuni aspetti della nostra persona.

La posizione più comune per dormire è la classica posizione fetale, quasi la metà delle persone dorme in questo modo; la postura richiama appunto quella di un feto e tecnicamente è la posizione migliore per minimizzare la dispersione del calore corporeo. Le persone che assumono questa posizione sono ritenute sensibili e, a volte, possono essere timide nelle situazioni nuove; se inoltre abbracciano il cuscino o si abbracciano da soli, questo può essere indizio di un bisogno di affetto e rassicurazione.

Chi invece dorme in una posizione distesa a pancia in alto, con le braccia lungo i fianchi, sono in genere persone pacate e riservate, non amano il rumore e la confusione, sono organizzate e attente a fare le cose nel modo giusto.

Coloro che dormono distesi sul fianco, con le braccia in basso, tendono ad avere un carattere espansivo e fiducioso, amano socializzare e stare in mezzo agli altri.

Invece le persone che dormono stese sul fianco, ma con le braccia sollevate all’altezza del viso, sono considerate persone aperte ma attente a valutare tutto attentamente.

Anche quelli che dormono proni, ovvero a pancia in giù, di solito sono persone che apparentemente si trovano bene con gli altri, ma che possono diventare permalose e suscettibili.

Meno comune è la posizione di chi dorme con le braccia alzate; questa caratteristica indicherebbe una personalità sicura di sé e indipendente, pronta all’ascolto e ben disposta nei confronti dell’amicizia e dell’aiuto reciproco.

Vediamo anche come interagiamo con il nostro cuscino: stringerlo equivale, come detto prima, a un bisogno di protezione; mettere la testa sotto di esso, invece, indica una personalità decisa, che evita le mezze misure. Dormire senza il cuscino corrisponde a un carattere equilibrato, ma a volte troppo critico con se stesso; chi respinge il cuscino nel sonno, invece, indica un bisogno di libertà; coloro che, al contrario, usano più di un cuscino sono considerati edonisti, fantasiosi, ma anche un po’ pigri.

Anche il modo con cui conviviamo con le coperte può essere importante: chi si avvolge stretto in esse comunica il bisogno di sicurezza; quando le lenzuola ci avvolgono completamente come una mummia, testa compresa, potrebbe segnalare addirittura la forte necessità di una fuga dalla realtà. Dormire con i piedi che escono fuori dalle coperte o dal letto è indice di una personalità libera, estroversa e spontanea, ma anche un po’ confusionaria.

Il linguaggio del corpo può anche essere un termometro per la vita sessuale e affettiva della coppia: la posizione fetale a specchio è quella che indica il massimo grado di affinità; anche la posizione a tandem, ovvero abbracciati con la schiena di uno poggiata al petto dell’altro, è un segnale di una vita affettiva soddisfacente. Se si dorme uno a pancia in alto e l’altro con la testa poggiata sul petto altrui, può essere indice di una ricerca di protezione da parte di chi sta sopra; una posizione che può indicare un malessere affettivo è quella in cui si è voltati uno da una parte e uno dall’altra, evitando anche il contatto con la schiena.

Il linguaggio del corpo che riposa può essere diverso, come abbiamo visto, e per analizzare quanto detto finora vanno considerati anche alcuni fattori ambientali che possono influenzare la postura (specialmente se si condivide lo stesso letto); ci sono persone che dormono completamente al buio e alcune che si sentono a disagio e gradiscono che filtri un po’ di luce.

Bisogna poi considerare i rumori, come ad esempio il russare, che è più facile se si dorme con la pancia in alto. Inoltre, possiamo essere abituati a dormire solo in un lato specifico del letto; potremmo avere a che fare con qualcuno che scalcia o si muove molto durante il sonno (chiaro segnale d’irrequietezza), trasformando così il materasso in un ring notturno, considerando che alcune persone si svegliano addirittura con i piedi del partner sul cuscino.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Centro Suono Sport – Francesco Di Fant analizza Luciano Spalletti a “Gli Inascoltabili” (13-12-2016)

 

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, che analizza Luciano Spalletti (e non solo…) nella trasmissione “Gli Inascoltabili” condotta da Nicola Caprera, Vincenzo Capua e Valeria Biotti su CENTRO SUONO SPORT 101.500 – 13 dicembre 2016

 

 

https://www.mixcloud.com/Gli_Inascoltabili/gli-inascoltabili-puntata-13-dicembre-2016/
http://centrosuonosport.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lapsus gestuali

 

I lapsus gestuali o motóri hanno principalmente la funzione di essere una sorta di valvola di sfogo inconscia; uno psicologo che spese molte energie nell’analisi dei lapsus fu il famoso Sigmund Freud, il quale affermò che i contenuti che vogliamo reprimere inconsciamente, poiché intensi a livello emotivo, possono eludere questa particolare autocensura e uscire allo scoperto attraverso dei lapsus (dal latino «cadere»), oltre che tramite i sogni e l’umorismo.

Un interessante documentario “Secrets of body language”, del canale satellitare americano History Channel, spiega che spesso i lapsus gestuali sono quelli che tradiscono un delinquente; ad esempio quando un criminale vede un agente di polizia istintivamente tocca per un istante l’arma o l’oggetto del reato, come a controllare che ci sia ancora; gli agenti di polizia sono allenati a notare questi piccoli gesti che li facilitano nel loro lavoro quotidiano di tutori dell’ordine; oppure un ladro che abbia appena nascosto la refurtiva tenderà istintivamente a guardare qualcosa che non vorrebbe che fosse visto, di solito lo sguardo indica proprio la direzione del nascondiglio.

Un lapsus gestuale è una parte di azione, un frammento di gesto non portato a termine; questo gesto è fuori del controllo del soggetto e può variare in grandezza e in intensità, di solito è la prima parte del gesto quella che si mette in atto; se l’azione è di breve durata (ad esempio uno sguardo) è probabile che il lapsus gestuale riveli l’intera azione. A causa del fatto che l’azione è volontariamente inibita, ma una parte sfugge al controllo della persona, la variabilità dei lapsus gestuali è fortemente influenzata dalla personalità e dall’autocontrollo che hanno i singoli soggetti.

Un classico esempio è quando si dice di no, mentre si scuote la testa come a dire di sì, altre volte si urta ripetutamente contro gli oggetti circostanti, questo è indice di disagio nei confronti dell’ambiente o della situazione; tramite questi lapsus il corpo parla e ci comunica quello che a volte le parole non riescono o non vogliono esprimere. Un altro esempio sono le false partenze; se due persone sono impegnate in una conversazione e una delle due comincia a muoversi o a dondolare da un lato solo, è un indizio della volontà di andarsene; questo gesto è la prima parte del movimento del camminare, infatti prima di compiere il primo passo si sposta il peso del corpo in quella direzione.

Due tipi di gesti sono maggiormente soggetti ai lapsus gestuali; gli illustratori, gesti che sono usati per dare enfasi al discorso, il comune gesticolare, e i manipolatori, gesti che toccano il corpo o oggetti per alleviare la tensione.
I lapsus motóri possono anche essere considerati indizi di menzogna se visti alla luce del contesto e soppesati con altri indizi che puntano nella stessa direzione; alcuni gesti che possono rientrare in questa categoria sono quelli che mostrano una parte della combinazione gestuale dell’insicurezza, fra cui alzare le spalle, tenere la bocca con gli angoli delle labbra rivolti in basso, mostrare i palmi delle mani verso l’alto e innalzare le sopracciglia.

In una interessante ricerca condotta dallo psicologo Paul Ekman, in cui si cercava di stabilire delle corrispondenze fra gesti ed emozioni specifiche, risultò che tale connessione era particolarmente forte in due gesti: quello del dito medio alzato e del lieve sollevamento delle spalle. Il primo si presenta in presenza di rabbia, il secondo quando la persona è scossa; entrambi venivano effettuati con un’alta frequenza, in modo parziale e non del tutto visibile al destinatario o all’interlocutore.

Bisogna ricordare di stare attenti a qualsiasi interpretazione ed essere cauti nel giudicare o azzardare ipotesi; abbiamo più volte detto che, in linea di massima, un solo indizio non è una prova e che è sempre bene considerare un ragionevole dubbio; questo vale in particolar modo nel caso dei lapsus gestuali che spesso mostrano solo una piccola porzione del gesto, il che li rende di difficile lettura se non analizzati con cura e prestando attenzione anche ad altri fattori.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il linguaggio assertivo del corpo

 

La varietà umana si può osservare ogni giorno, in particolar modo nelle relazioni interpersonali, luogo di incontro e scontro di personalità, ruoli e maschere. L’equilibrio, come in molte altre cose della vita, è sempre consigliato nel delicato approccio all’altro; a volte non sembra essere facile parlare con qualcuno, specie se incontriamo persone troppo aggressive o passive rispetto al nostro modo di relazionarci con le parole e con il corpo.

Sempre più spesso si sente utilizzare un termine che, fino a non molto tempo fa, era pressoché sconosciuto: assertività. La parola indica un atteggiamento che serve ad affermare in modo fermo, ma non aggressivo, le proprie idee e opinioni in considerazione di quelle altrui.

Prima di capire come essere assertivi con il prossimo, vediamo di comprendere i quattro stili principali della comunicazione umana, elaborati sulla base di due indicatori: trasparenza comunicativa (alta/bassa) e focus (autodiretto/eterodiretto); i quattro stili comunicativi sono: manipolativo, passivo, aggressivo, assertivo.

Gli atteggiamenti menzogneri sono:
l’atteggiamento manipolativo (autodiretto/dissimulativo) si denota per l’obiettivo di nascondere informazioni all’altro o fare un doppio gioco comunicativo per raggiungere i propri scopi; spesso è un comportamento adottato nella vendita e nella negoziazione.

l’atteggiamento passivo (dissimulativo/eterodiretto) tende a evitare il conflitto e i toni violenti, è conciliante, non mostra sicurezza nelle sue idee, che possono cambiare con facilità, spesso rinuncia a esprimere le proprie opinioni in modo deciso, cerca spesso di non prendere responsabilità. Ciò può accadere per paura di offendere, scambiando la sottomissione per educazione e gentilezza, spesso è dovuto al timore di perdere l’approvazione altrui.

Gli atteggiamenti sinceri sono:
l’atteggiamento aggressivo (trasparente/autodiretto) si preoccupa di far prevalere la propria personalità e le proprie idee con forza, prendendo poco in considerazione l’altro che viene visto come un ostacolo; fortemente sollecitatore ascolta poco ed è poco disposto alla negoziazione; a volte questo comportamento può indicare un sentimento di inferiorità nei confronti degli altri che spinge ad anticipare il confronto, oppure un’eccessiva autostima e una conseguente sottovalutazione delle esigenze altrui.

l’atteggiamento assertivo (trasparente/eterodiretto), che prende il considerazione l’altro, sia come rispetto della persona che delle idee, porta avanti le proprie convinzioni in maniera positiva e lascia spazio al dubbio e alla spiegazione da una parte e dall’altra; cercando di trovare un sano equilibrio relazionale e comunicativo. Il corpo ci può dare una mano in questo; possiamo assumere una postura assertiva e rinforzarla con gesti consoni che sono funzionali ed entrare in un rapporto armonioso con l’altro. Per quanto riguarda la voce, usate un tono di media estensione, deciso, caldo, chiaro e a volume medio; è consigliabile strutturare il discorso in modo fluente e senza esitazioni, dare in modo appropriato enfasi e ritmo sulle parole chiave. Il viso dovrebbe esprimersi liberamente assecondando le emozioni; ridere se si è contenti e accigliarsi in caso di collera, la mascella dovrebbe essere rilassata e non si dovrebbe esagerare con espressioni mutevoli e faccette simpatiche. Stabilire il contatto degli occhi è sempre importante; in questo caso bisogna mantenerlo senza fare in modo di imbarazzare l’altro, tenete lo sguardo mobile su tutto il viso e non fissate solamente la zona degli occhi per non sembrare aggressivi. I gesti della mani dovrebbero essere misurati e tenete i palmi aperti e in vista; mantenete il più possibile la testa eretta e state seduti in posizione dritta, né incurvati in avanti, né sdraiati all’indietro, rimanendo comunque rilassati.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

RADIO ROCK – Francesco Di Fant e Matteo Catizone (18 ottobre 2016)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, nella trasmissione condotta da Matteo Catizone su RADIOROCK 106.600 – 18 ottobre 2016

 

http://www.radiorock.it/il-linguaggio-del-corpo-francesco-di-fant/

Buon ascolto! :)