Il Linguaggio del Corpo di Paulo Fonseca – Retesport (15-10-2019)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, per analizzare il Linguaggio del Corpo di Paulo Fonseca, allenatore della AS Roma, con Valeria Biotti, Marco Madeddu e Gianluca Piacentini su RETESPORT 104.200 (15 ottobre 2019).

Disprezzo e politica – David Matsumoto

Le emozioni modellano gran parte della nostra vita, quindi ha senso che possano influenzare anche il modo in cui gestiamo le discussioni politiche.

Nella sua rubrica sul New York Times, Arthur Brooks affronta la difficile questione della polarizzazione politica. Una grande quantità di borse di studio in scienze politiche ha cercato di esaminare come gli atteggiamenti delle persone verso la politica si stiano allontanando sempre di più tra loro e cosa significhi per i partiti lavorare insieme. Mentre la maggior parte degli studiosi si concentra su valori culturali, interessi economici o altre opinioni politiche, Brooks suggerisce che è molto più semplice: proviamo disprezzo.

L’autore comincia spiegando alcune ricerche recenti sull’asimmetria dell’attribuzione del motivo. Tali ricerche hanno scoperto che tendiamo ad attribuire motivi amorevoli ai nostri alleati politici e motivi odiosi ai nostri nemici, indipendentemente dal nostro partito.

È questa asimmetria che ci consente di sviluppare un profondo senso di disprezzo per l’altro lato. Questo va oltre le preoccupazioni sull’inciviltà e sulla spinta di questa emozione particolarmente potente nelle nostre valutazioni. Il disprezzo, dice, crea una sorta di dipendenza, poiché i social media e le élite politiche la sfruttano per demonizzare l’opposizione politica e rendere impossibile il compromesso.

Il disprezzo non solo rende difficile il compromesso, ma può anche renderci profondamente infelici. L’American Psychological Association ha scoperto che le esperienze di disprezzo possono far sentire gli individui respinti dai loro coetanei, causando ansia e depressione.

La maggior parte delle persone non vuole sentirsi così. La maggior parte dei sondaggi rileva che le maggioranze forti vogliono un disaccordo e un compromesso civili, piuttosto che ostilità e disprezzo.

La diagnosi di disprezzo di Brooks come fonte di molti mali politici non è priva di prove. Come abbiamo scritto qualche tempo fa, il disprezzo, insieme alla rabbia e al disgusto, può prevedere la violenza politica e di gruppo. Uno dei primi passi nella disumanizzazione dei gruppi esterni è la coltivazione di un sentimento di disprezzo verso quel gruppo.

Il disprezzo è profondamente radicato rispetto ad altre persone, e spesso nasce dalla valutazione che gli altri sono inferiori in una gerarchia e privi di uno status rispettabile. Questo può tradursi nel fatto che quella persona sia percepita come cattiva, disgustosa o non degna di considerazione morale.

Brooks osserva che un modo in cui il disprezzo può modellare le nostre interazioni politiche è il modo in cui ha sempre più eroso le amicizie. Sostiene che 1 americano su 6 ha smesso di parlare con un amico o un familiare durante la campagna presidenziale del 2016.

Se questo è a causa del disprezzo, non è la prima volta che il disprezzo ha ucciso una relazione. In effetti, il Dr. John Gottman, un rinomato esperto di emozioni e relazioni, descrisse il disprezzo come uno dei “quattro cavalieri” dell’apocalisse delle relazioni.

Turni di parola e Linguaggio del Corpo – CoachMag 47

Durante una conversazione con più persone esiste il rischio che la comunicazione risulti confusa e poco fluida. Saper gestire i turni di parola può essere uno strumento utile per tutti, in particolare per i Coach che parlano in pubblico (riunioni, conferenze, dibattiti, talk-show) e che vogliano ottimizzare l’interazione coi propri Coachee.

Esistono clienti molto loquaci e altri timidi e di poche parole, in questi casi può risultare particolarmente utile gestire il flusso della comunicazione in maniera armoniosa regolando i turni di parola attraverso l’utilizzo del Linguaggio del Corpo.

E’ bene non interrompere gli altri mentre parlano. Al di là della caratteristiche personali di ciascuno, esistono anche differenze culturali: i popoli latini – italiani inclusi – hanno il vezzo di sovrapporre i turni di parola iniziando a parlare ancor prima che l’altro abbia terminato la frase, i popoli anglosassoni invece attendono che l’altro termini di parlare prima di prendere la parola; in Asia addirittura è buona norma attendere qualche secondo tra un turno di parola e l’altro, per evidenziare che si è riflettuto su quanto ascoltato prima di parlare.

Analizziamo alcuni dei segnali più utilizzati nel Linguaggio del Corpo per regolare la turnazione della parola, dividendoli in due categorie: segnali usati per cedere la parola all’altro e segnali utilizzati per chiedere o prendere la parola

(Continua su COACHMAG n.47 con i diversi segnali del Linguaggio del Corpo (gesti, sguardo, testa, ecc.) usati per cedere la parola e i segnali utilizzati per chiedere o prendere la parola www.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Greta fulmina Trump con lo sguardo: analisi dell’occhiataccia che ha fatto il giro del mondo – Revoluzione

L’immagine del volto di Greta Thunberg che “guarda male” il presidente USA Donald Trump, l’uomo che definisce il cambiamento climatico una bufala, ha fatto il giro del mondo in poche ore. Lo sguardo di Greta che “fulmina con lo sguardo” Trump nella sua visita a sorpresa all’ONU è diventato immediatamente un’icona, specialmente in questi giorni in cui il dibattito e le manifestazioni per la difesa dell’ambiente sono un argomento da prima pagina (guarda il video).

Il giornale britannico Daily News ha interpellato l’esperta statunitense di Linguaggio del Corpo Patti Wood per chiedere un’opinione sul volto di Greta:

“La sua faccia si è trasformata. Prima perplessità, poi quelli che io chiamo gli ‘occhi coltelli’”,

dice Patti Wood, descrivendo l’improvvisa curvatura delle sopracciglia di Thunberg. Successivamente la sedicenne spinge la lingua contro la guancia, per “controllare l’istinto di mostrarla”.

Wood ha spiegato che la reazione fisica di Greta è stata probabilmente accentuata dalla sindrome di Asperger. Alcune persone affette da Asperger non sono così abili nel controllare i segnali che inviano ad altre persone”,ha detto Wood, che ha sottolineato come la rabbia non sia immediatamente scomparsa dal suo volto – non era dunque rivelata da una microespressione – ma è persistita.

Da esperto di Comunicazione Non Verbale sono d’accordo con Patti Wood, è anche vero che possiamo allargare tale analisi sotto diversi punti di vista per comprendere meglio la dinamica di quell’incontro di pochi secondi.

Foto 1

Greta in presenza di Trump rimane con le braccia incrociate (Foto 1), questo elemento rinforza l’idea di chiusura verso Trump e segnala al tempo stesso che sta assumendo una “posa da guerriera”, questo indica che sta aspettando il presidente al varco.

Inoltre Greta non sbatte le palpebre, questo indizio segnala che è molto concentrata sull’imminente incontro.

Foto 2

Prima dell’arrivo del presidente Greta gestisce bene la tensione e appare con la bocca rilassata e le labbra chiuse (Foto 2).

Foto 3

Quando entra la scorta presidenziale inizia a mostrare tensione e forse aggressività digrignando i denti con la bocca socchiusa e i denti stretti (Foto 3).

Il fatto che abbia le labbra parzialmente aperte potrebbe anche indicare che aveva l’intenzione di parlare con Trump.

Foto 4

Quando arriva la scorta presidenziale Greta cerca attivamente Trump con lo sguardo (Foto 4) sporgendosi per vedere se sia arrivato, questo ci segnala che sta cercando effettivamente l’incontro-scontro col presidente che, però non la degna di uno sguardo ignorandola e tirando dritto per la sua strada.

Foto 5

A questo punto Greta lancia la famosa “occhiataccia”, unita a un’espressione particolare del viso, mostrando la sua rabbia e il suo disappunto per essere stata snobbata (Foto 5).

Andando ad analizzare il suo volto nel dettaglio, Greta mostra segnali di disprezzo e di rabbia trattenuta.

Il disprezzo per Trump, che si oppone alla difesa dell’ambiente e l’ha appena ignorata, è visibile dall’espressione asimmetrica del viso che si contorce in una smorfia a metà tra disgusto e rabbia. La rabbia è chiaramente visibile dalle sopracciglia che formano una “V” (gli “occhi coltelli” di Patti Wood), dalle labbra strette con forza e dalla lingua che preme dentro la guancia. Il gesto di premere la lingua, oltre che scaricare fisicamente la rabbia (come un pungo chiuso o mordersi le labbra), segnala anche un gesto di “automanipolazione” del proprio corpo che appare molto spesso in situazioni di disagio e tensione.

Accennando poi al suo appassionato discorso Greta all’ONU di pochi giorni fa, sembrava esprimere vera rabbia nelle sue parole, mentre in passato eravamo abituati a un’immagine di lei più pacata ed equilibrata, forse sul palco dell’ONU era ancora un po’ arrabbiata per essere stata ignorata poco prima da Trump?

Alla luce di quest’analisi del comportamento gestuale di Greta Thunberg possiamo considerare diversi aspetti.

1) Trump sembra ignorarla volontariamente: nonostante si possa giustificare il campo visivo ridotto dell’uomo rispetto a quello della donna, rimane difficile credere che non si sia accorto dell’adolescente più famosa al mondo accanto a lui mentre indossa uno sgargiante vestito fucsia.

2) Greta stava aspettando al varco Donald Trump e con probabilità voleva dirgli qualcosa: Trump non è caduto in questa piccola imboscata e si è defilato, probabilmente per non dare peso mediatico a Greta in quel momento, innescando la reazione di disprezzo e rabbia della giovane. Considerando che tale immagine, oramai iconica, ha fatto letteralmente il giro del mondo, la tattica di Trump sembra aver favorito la notorietà della giovane Greta.

E voi, che ne pensate?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

VIDEO – Trump le passa davanti, Greta lo fulmina con lo sguardo

Articolo Huffington Post

https://www.huffingtonpost.it/entry/un-esperto-di-linguaggio-del-corpo-spiega-cosa-si-nasconde-dietro-lo-sguardo-di-greta-a-trump_it_5d89e44ce4b0c2a85cb0be99

Guida definitiva antistronzi – Cosmopolitan (luglio 2019)

COSMOTÌVATI

<<Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima>>, dice William Gibson, scrittore cyberpunk e di fantascienza, <<assicurati di non essere circondato da stronzi>>. Esseri tutt’altro che alieni, anzi potenzialmente sempre tra noi e a volte insospettabili: <<Ci sono persone che anche nei rapporti più stretti possono diventare subdole, aggressive, e adoperarsi più o meno consapevolmente per distruggere l’altro>>, avverte Luca Bidogia, psicologo, autore di La nobile via del miglioramento personale (Flaccovio). Ma dallo scontro si può uscire, se non sempre vincenti, almeno con classe: ossia senza reazioni scomposte, tutt’al più scocciate e piene di commiserazione per l’altro. Perchè lo stronzo potrà anche essere uno di successo, ma fidati, non è felice di se stesso: <<In tedesco esiste una parola, Schadenfreude, che indica il godere delle disgrazie altrui: si riscontra spesso di chi ha bassa autostima. E prova piacere nel sentirsi migliore attraverso la svalutazione degli altri>>, scrive Francesco Di Fant, consulente e formatore in Comunicazione Non Verbale e autore di Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (Newton Compton): <<Mentre assiste alle sventure del prossimo, in lui si attiva lo striato, zona cerebrale che fa parte del circuito della ricompensa. E che provoca piacere attraverso il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che influenza positivamente l’umore>>. Ecco: lui gode per una malignità, quanto noi per una fetta di Sacher.

SPOSTATI SUBITO, PRIMA IO

<<Gli stronzi agiscono per ricavare un guadagno da una situazione, senza curarsi troppo di chi sta tra loro e l’obiettivo>>, dice Bidogia. Si dividono in egocentrici ed egoisti. Gli egocentrici devono essere i più bravi, i più belli, solo loro devono parlare e bisogna parlare solo di loro. Sono arroganti, tendono a occupare tutti gli spazi. Il 90% non si rende conto di essere così….

Poi ci sono gli egoisti: il loro modo di fare non è legato a problemi di identità, ma è diretto a impadronirsi di qualcosa. Vogliono cogliere tutte le occasioni che si presentano, sgomitano, il loro mantra è “prima io”. Sono così concentrati su quel che potrebbero ottenere che perdono di vista chi stra loro davanti. Non ce l’hanno con te, proprio non ti considerano: <<Pensano che ci sia solo un primo posto, e devono averlo loro altrimenti si sentono una nullità>>, continua Bidogia. In genere si tratta di persone narcisiste,un po’ come la regina di Biancaneve che se non è riconosciuta come la più bella del reame ne esce distrutta. Appena sentono odore di successo, egocentrici ed egoisti colgono l’occasione senza troppi scrupoli: <<Se a due amiche piace lo stesso ragazzo, la più empatica avrà qualche remora a mettersi con lui>>, chiarisce Bodogia. <<La stronza invece punta all’obiettivo senza problemi, in quel momento l’amicizia è fuori dal suo campo di attenzione. La sua risposta, se venisse criticata, sarebbe: “È capitato così… che dovevo fare?”. Non le è chiaro di essersi comportata in modo scorretto. Diverso è se dice “me ne frego: a qual punto siamo di fronte a situazioni gravi, quasi mai affrontabili direttamente; ed è meglio chiedersi perché si sia scelta proprio una persona così, come amica>>.

TU NON SAI CHI SONO IO

Un’altra tipologia di stronzetti è quella di chi vuole mettere in chiaro che sta un gradino (due, tre…) sopra il tuo: <<Come accade tra gli animali, c’è un “mostrare i denti” che non è morso, un’aggressività solo ritualizzata che segna il nostro grado di importanza. È diffusa soprattutto nelle società gerarchiche, come la nostra>>, spiega Francesco Rende, psicologo, autore di Keep calm e difenditi dagli stronzi (firmato con lo pseudonimo Fabio Farini, ed. Newton Compton). Pensi al boss che ti chiede se hai voglia di portargli un caffè, visto che è tanto stanco e tu proprio l’ultima arrivata? Ecco, per esempio. <<Si può diventare aggressivi e prepotenti anche quando qualcosa spaventa, o fa arrabbiare>>, continua Rende: <<O quando si è frustrati: chi è ostacolato nel raggiungimento dei propri scopi, e in più è l’anello debole della catena, può accumulare aggressività e scaricarla poi su chi gli capita a tiro>>. Come il tipo che ti strombazza appena scatta il verde, o ti dà risposte sgarbate solo perché in quel momento gli gira male (se stai pensando con orrore a te stessa, tranquilla: momenti di frustrazione-stronzaggine capitano assolutamente a tutti).

TI ADORO, ANZI VATTENE

E poi c’è la carogna seriale, lo stronzo di default e non perché quel giorno gli gira male. Magari non è cattivo, ma sofferente. Come chi è ambivalente negli affetti perché ha paura della intimità: ti vuole, poi però ti allontana, e poi ti cerca… <<Se nell’infanzia l’eccessiva vicinanza gli ha creato problemi, è facile che, da adulto, sentirsi invaso negli spazi intimi o messo alle strette scateni in lui aggressività>>. Spiega Rende. Chiariamo: capire non vuol dire giustificare. Se ti ritrovi a dire “ma che stronzo!” un tot di volte e non i nervi a pezzi, valuta l’opzione-fuga. Renderti conto delle motivazioni nascoste, però, ti aiuta a non considerare come sgarbi personali atteggiamenti arroganti, di cui magari l’altro non è consapevole: una ricerca dello psicologo Jonathan Freeman ha rivelato che il 98% degli intervistati di considerava tra la metà più gentile, empatica e piacevole della popolazione. Praticamente gli stronzi non esistono.

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PREVENIRE: SE LO CONOSCI LO EVITI

Quando sai in anticipo di avere a che fare con un potenziale stronzo, puoi tutelarti: non gli mostri i tuoi punti deboli, non incoraggi l’intimità, ed eviti gli atteggiamenti che possono trasformarti in vittima, <<come esagerare nel mostrarti buona e ingenua>>, spiega Luca Bidogia, <<o avere gesti provocatori, che possono innescare la miccia>>. Secondo Francesco Di Fant, devono metterti in allarme <<le promesse mirabolanti, esagerate. Il sorriso solo con la bocca: anche gli occhi devono contrarsi. Chi invade troppo il tuo spazio, sia fisico sia con domande troppo personali. Chi, mentre ti parla, ha le gambe che “guardano” da un’altra parte rispetto alla testa. Chi ti parla nascondendo le mani, grattandosi il viso, il naso o un braccio, segnali di tensione. Chi ha modi troppo amichevoli, che percepisci forzati: spesso chi intende sfruttare l’altro vuole fargli abbassare le difese, per poi dare la mazzata>>. Attenta a chi parla male degli assenti: è un’aggressione indiretta che colpirà anche te, quando giri l’angolo. A proposito, se qualcuno nel tuo gruppo sparge gossip antipatici e vuoi sgamarlo, usa questo giochino suggerito da Di Fant: <<Racconta alle due o tre persone di cui sospetti altrettante storie diverse: quella che si diffonderà, ti dirà chi è il pettegolo>>. Eppure sembra così simpatica… sarò io paranoica? Se ti senti stupida a diffidare della tua nuova collega, perché in fondo è così ironica e gioviale, sappi che alcuni esemplari di stronzi <<necessitano di un ambiente rilassato e allegro per potersi esprimere e funzionare al meglio. Per esempio, hanno l’esigenza di far battute per sentirsi apprezzati ed evitare che altri abbiano pensieri negativi nei loro confronti>>, scrive Di Fant.

SOTTO ATTACCO: SELF CONTROL, E STAI LEGGERA

Ti hanno fatto una carognata e sei demoralizzata, perché non hai avuto la risposta pronta? Brava invece, vuol dire che sei sana: <<Ci sono aggressioni indirette paragonabili a quelle fisiche: e non tutti hanno pronte da sfoderare armi verbali o emotive per controbattere>>, spiega Luca Bidogia. Agire d’impulso poi non è una buona idea: può metterti in situazioni di pericolo o farti rompere rapporti a cui tieni, magari per un malinteso: <<È più facile differire la risposta>>, dice Francesco Rende: <<Ricordo un ragazzo, che maltrattato da un docente in sede d’esame non ha ribattuto; ma quando alla fine il professore gli ha dato la mano, lui non gliel’ha stretta. Morale: rispondo alla tua aggressione, ma con classe>>.

Strategie light. L’ironia è un’arma efficace ed elegante: anziché piccarsi, dire con un sorriso: “ma sai che hai ragione? Ci penserò!”, è spiazzante e rimette l’altro al suo posto>>, consiglia Bidogia. <<La soluzione migliore è comunque dire sempre come ci si sente e perché: “Sai, mi hai ferito quando hai detto/fatto la tal cosa”. In modo chiaro, non arrogante: l’altro potrebbe non essere consapevole di averci offeso e si sentirebbe attaccato. O farebbe la vittima, ritirandosi senza averci capito nulla. Ovvio che se risponde con un chissenefrega, ripenserò al valore di quel rapporto. Ma potrò rafforzarmi, chiedendomi cosa mi sarebbe piaciuto che l’altro facesse, e perché>>.

Come spiega Monica Morganti, psicoterapeuta, autrice di La Rabbia delle Donne e Gestire la rabbia (FrancoAngeli): <<Se di fronte a uno sgarbo provi una gran rabbia, è perché ti ha riaperto ferite profonde. Si “sbarella” quando ci accade qualcosa che ci tocca le viscere. Esserne consapevoli può aiutare a conoscerci meglio, mettendo l’altro in secondo piano>>.

INSISTE? FOCALIZZATI SU DI TE

Se qualcuno ti ha scambiato per il suo bersaglio, ed è una persona a cui tieni molto, Bidogia consiglia di aprire con lui quello che chiama “dialogo nobile”: <<Il senso del mio discorso sarà: “So che non lo fai apposta, ma il tuo comportamento mi ferisce, perché da te mi aspetto altro, e meglio”. Così do valore al rapporto, e chiarisco che il mio problema non è aver ragione, ma non rovinare la relazione, a cui tengo e che il suo comportamento sta mettendo in pericolo>>. Sul suo blog (studiobidogia.it) suggerisce una tecnica in tre step. 1) Scrivi a un ipotetico amico comune, sfogando tutta la tua rabbia e raccontando quel che dell’altro non ti va giù. 2) Indossa i suoi panni: raccogli informazioni su di lui, interpreta nel modo più veritiero possibile i suoi modi di fare, di pensare. Poi descrivi la vostra situazione conflittuale dal suo punto di vista. Sii Preciso. 3) Ora rivedi le vostre posizioni e scegli il modo più efficace per agire. <<Esempio: se mi rendo conto che l’altra vuol essere la più bella del reame, glielo dirò: “Sai che sei stronza? Però sei una figa pazzesca!”>>, dice Bidogia. <<Così avrò messo in chiaro il mio punto di vista, ma avrò restituito all’altro qualcosa, e curato la sua ferita interiore>>.

Se vuole la guerra. Quando invece sei di fronte a un tipo pericoloso, ossia che sa quel che fa e magari ne gode, devi toglierti dal suo campo d’azione. Non puoi? Non accettare provocazioni e mantieni la calma: come sottolinea Rende, chi è stronzo se la prende di più con chi ha reazioni scomposte. Ma soprattutto concentrati sulle tue potenzialità e costruisciti attorno uno scudo di energia positiva: <<Per metterci al riparo dai colpi degli altri e non viverli come nostro disvalore, abbiamo almeno tre armi>>, continua Rende: <<L’assertività, ossia essere soddisfatti della nostra vita e dei nostri scopi. L’autoefficacia, ossia la sensazione di potercela fare: è interessante sapere che tanto più pensiamo di riuscire, tanto più riusciamo, a parità di competenze – e il discorso vale anche se vogliamo evitare una persona maligna. Infine, l’autostima>>.

Da vittima a imperatrice. Proprio l’autostima, secondo Morganti, tiene lontani gli stronzi come l’aglio le streghe: <<Le persone disturbate trattano in modo umiliante chi si pone da vittima, da perdente. Ma se sei imperatrice, e vai nel mondo da imperatrice, gli altri ti tratteranno da imperatrice. Non dev’essere solo un abito però, ma un modo di sentirsi>>. E se così facendo ti viene l’aria un po’ stronzetta, poco male. In amore, poi, nella giusta accezione può fare la differenza. Come scrive Sherry Argov in Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze (Piemme). <<La stronza non è una donna che parla con un tono di voce aspro. Non è caustica o volgare. È cortese ma chiara. Sa cosa le piace, e non ha difficoltà a esprimerlo in modo schietto. Tiene se stessa in gran considerazione, e il risultato è che spesso ottiene ciò che vuole>>. Compreso l’uomo dei suoi sogni: come dice anche la nonna, i ragazzi adorano quelle che sanno farsi rispettare.

I PARENTI SERPENTI

4 classici dell’arte della stronzaggine: strategie fast per uscirne con classe (e possibilmente illese)

Tua sorella/tuo Fratello

Lei mette in vendita su ebay la borsa vintage che ti aveva chiesto in prestito. Lui ignora la vostra famiglia e si fa i fatti suoi. <<Una persona adulta ha diritto di gestire la sua vita come crede, e se decide di non frequentare o offrire personalmente aiuto a un familiare, sono fatti suoi>>- Dice Monica Morganti. <<Il punto è fare in modo che il suo sottrarsi non diventi il tuo caricarti di peso. Per eliminare la rabbia dovuta alla frustrazione, devi trovare soluzioni. Per esempio, dirai al fratello di pagare una persona per la parte di assistenza che gli spetta>>. Quanto alla sorella che ha venduto la tua Dior Anni ‘70, <<se ti chiede scusa ok, accetti le scuse. Ma chiederai come pensa di ripagarti il danno. Chi ami può essere perdonato, ma deve mostrarsi responsabile e riparare la perdita>>, afferma Bidogia.

L’amica di sempre

Le dici che ti piacerebbe farti un pixie cut, e il giorno dopo se lo fa lei. Andate a ballare, ma ti molla appena arrivate per stare con tipo che le piace. <<Chiediti perché hai un’amica così, ragiona sui motivi delle tue scelte>>, consiglia Luca Bodogia. <<Se vuoi darle una chance, dille che ti sei sentita offesa: “Ti ritenevo un’amica, ma è la seconda volta che mi fai una carognata”. Se cade dalle nuvole, guarda come si comporterà in futuro. Rimarcale la tua tristezza. Ma con onore. Senza vittimismi. E senza dire: “Sei una stronza”, accusa che porta solo a chiusure reciproche>>.

Il tuo ragazzo

Torna dal lavoro, e anziché stare con te si fionda su tv o smartphone perché “ha bisogno di decompressione”. <<Uomini e donne hanno esigenze diverse>>, dice Francesco Di Fant: <<Esempio: una donna dice circa 12.000 parola al giorno, un uomo 5-6mila. La sera lui avrà esaurito la sua quota, lei no!>>. E per far defluire lo stress lei ha bisogno di parlare, lui di stare un po’ da solo, o con un amico. Se però il tuo istinto ti dice che si stronzo si tratta, parla chiaro e agisci: <<Nel contratto sentimentale>>, dice Monica Morganti, <<metto paletti e chiarisco confini. L’altro deve sapere che se li travalica perde la relazione. Quel che dico, però, devo mantenere: i gran discorsi delle mendicanti d’amore pronte a ritrattare, perdono credibilità>>.

La mamma di lui

Ti fa sentire intrusa, ti esclude dai discorsi “di famiglia”, entra in casa vostra col suo paio di chiavi senza avvisare. <<Una persona così ha bisogno di controllo sulle vite degli altri>>, dice Francesco Rende: <<Ma se qualcuno cerca di invadere i nostri spazi personali è necessario ridefinire le regole e non fare concessioni, in questo caso arrivando a cambiare la serratura di casa>>. Tu, però non ti esporre: <<Sarà suo figlio a farsi carico del problema, così come di altri atti sgarbati verso di te>>.

Laura Minetto

https://www.cosmopolitan.com/it/

Caratteristiche del viso e valutazioni professionali – David Matsumoto

Sappiamo che le espressioni facciali modellano enormemente le interazioni sociali, ma modellano anche valutazioni professionali.

Un recente articolo dell’Associazione per le scienze psicologiche (APS) esamina in maniera critica la ricerca esistente sulla connessione tra comportamento non verbale e valutazioni professionali. Questo articolo cerca di riassumere il ruolo che le caratteristiche del viso, come i peli del viso, le sopracciglia e le inclinazioni della testa, hanno sulle percezioni degli altri.

Forse il meno controllabile di questi sono tratti del viso come la larghezza, o più specificamente, il rapporto tra la larghezza del nostro viso e la sua altezza. Sebbene ciò possa sembrare ridicolo, la ricerca passata ha costantemente trovato una relazione tra la tendenza antisociale percepita e la larghezza del viso.

Tuttavia, come sottolinea l’APS, questa percezione non funziona con le persone che abbiamo effettivamente imparato a conoscere. Comunque, questo ci dice qualcosa sull’immediato, quasi istintivo, processo di riconoscimento emotivo e facciale.

Mentre la larghezza del viso non è mutevole, lo è certamente la barba e le barbe possono avere un impatto profondo sulla percezione che la gente ha di noi. Ad esempio, gli uomini con la barba hanno maggiori probabilità di essere percepiti come arrabbiati rispetto alle loro controparti rasate, ma hanno meno probabilità di essere percepiti come tristi o felici.

Nonostante l’associazione con l’aggressività, le barbe possono anche riferirsi a valutazioni positive di competenza professionale.

Certamente, questa non sembra una valutazione logica, ma non deve esserlo per avere un impatto significativo sulla percezione. Un’altra caratteristica simile sono, ancora più assurdamente, le sopracciglia!

Il ruolo delle sopracciglia si collega strettamente al nostro articolo della scorsa settimana, in quanto possono essere enfatizzate con le varie inclinazioni della testa e sappiamo che le inclinazioni della testa hanno impatti significativi sulla percezione di dominanza e forza.

Tuttavia, ciò che potrebbe mancare nello studio di cui abbiamo scritto nell’articolo della scorsa settimana, è il ruolo delle sopracciglia nell’importanza delle inclinazioni della testa. Mentre quello studio ha enfatizzato l’importanza degli occhi nel processo, APS cita una ricerca condotta da psicologi dell’Università della British Columbia che hanno scoperto che l’effetto dell’inclinazione della testa è effettivamente scomparso quando le sopracciglia sono state rimosse dall’immagine.

Mentre sappiamo che le microespressioni e una serie di comportamenti non verbali hanno un impatto profondo sull’interazione sociale, è anche importante esaminare il ruolo delle caratteristiche facciali reali, come i peli del viso, la simmetria e persino le sopracciglia. Come dimostra questa ricerca, anche quelli possono avere effetti profondi.

Certamente, come sottolinea APS, queste caratteristiche possono avere un’influenza nel mondo professionale. Tratti come l’emozionalità possono comportare valutazioni meno positive della propria competenza, mentre la dominanza percepita avrà probabilmente l’effetto opposto.

Tuttavia, non è solo il mondo professionale a rendere importanti queste valutazioni. Anche l’interazione quotidiana può essere profondamente modificata dal fatto che siamo percepiti come arrabbiati, dominanti o felici. Spesso, potremmo anche non essere a conoscenza di queste valutazioni e può essere importante imparare a leggere meglio il comportamento non verbale delle persone.

Espressioni non verbali di dominanza – David Matsumoto

Fig. 2. Stimoli utilizzati nello studio 1 (riga superiore) e nello studio 2 (riga centrale e inferiore). Da sinistra a destra, le pose illustrano inclinazioni della testa verso il basso, angolo della testa neutro e inclinazioni della testa verso l’alto. In tutte le immagini, obiettivi posti con espressioni facciali neutre (cioè nessun movimento dei muscoli facciali). (University of British Columbia)

Mentre parliamo spesso di esempi importanti di comportamento non verbale, come la posa trionfante, molti sono in realtà abbastanza sottili.

Un affascinante nuovo studio della University of British Columbia ha esaminato l’impatto marcato di qualcosa di semplice come la posizione della testa nella valutazione dell’inclinazione di una persona verso la dominanza. Questo studio ha scoperto che una leggera inclinazione verso il basso della testa, pur mantenendo il contatto visivo, viene spesso percepita come un segnale dominante e intimidatorio.

Nel loro primo esperimento, gli autori dello studio Zachary Witkower e Jessica Tracy hanno reclutato soggetti online per visualizzare una serie di immagini di volti generate dal computer. Dopo aver mostrato ciascuna immagine, ai partecipanti è stato chiesto di valutare la persona in base alla percezione di dominanza. Ciò implicava rispondere a domande come se quella persona “si divertisse ad avere il controllo sugli altri” o “sarebbe disposta a usare tattiche aggressive”.

Coerentemente, hanno scoperto che i volti leggermente inclinati verso il basso, pur mantenendo uno sguardo livellato, erano classificati in posizione più alta rispetto al controllo. Anche se l’inclinazione della testa verso l’alto era generalmente significativa, il suo effetto era notevolmente ridotto dall’inclinazione verso il basso.

Naturalmente, un lettore attento noterebbe che potrebbe esserci qualcosa di sbagliato nel chiedere ai partecipanti di guardare immagini generate al computer. Per far fronte a questo, gli autori dello studio sono andati oltre e hanno condotto ulteriori studi.

Il primo di questi ha semplicemente cercato di replicare lo studio precedente usando immagini reali dei volti delle persone, mantenendo lo stesso controllo e un’inclinazione verso l’alto e verso il basso per il confronto. Questo generalmente ha replicato i risultati del primo studio.

Ma perchè la faccia inclinata verso il basso ha questo impatto? Chi lo fa si rende conto che la testa è inclinata? Oppure inclinare la testa verso il basso ha un impatto sui muscoli facciali che creano questa impressione?

Nell’affrontare quest’ultima domanda, i dottori Witkower e Tracy hanno condotto un terzo studio che, invece di esporre i partecipanti alle immagini di volti, ha invece esposto i partecipanti a una parte di quegli stessi volti, questa volta solo mostrando gli occhi.

Notando che queste immagini mostravano ancora marcate differenze, un modello del genere aiutava a valutare se fosse un cambiamento nella posizione degli occhi o l’effettiva inclinazione della testa che promuoveva un senso di dominio. Hanno anche mostrato ai partecipanti immagini di volti, inclinati e non, con gli occhi mancanti.

Questo studio finale ha scoperto che l’effetto di indurre il dominio dell’inclinazione della testa era presente solo quando gli occhi erano presenti e non sembrava richiedere l’intero viso. Ciò indica che qualcosa sugli occhi e sui muscoli correlati trasmette quell’immagine di potere.

Le domande sulla dominanza sono incredibilmente importanti in molti degli stessi contesti in cui sono presenti le microespressioni. Nel condurre un’intervista o un interrogatorio, è necessario che l’investigatore mostri un senso di autorità e potere. Allo stesso modo, riconoscere questa tattica in altre persone potrebbe essere di grande beneficio per la tua capacità di comprenderle in maniera efficace.

Riconoscere la menzogna: 5 condizioni utili – Hdemos

In contesti lavorativi particolari, come in alcune situazioni personali, riuscire a riconoscere una menzogna può essere importante per evitare conseguenze indesiderate. Nella professione dell’avvocato, ad esempio, questo aspetto assume una grande importanza quando si ha a che fare per lavoro con la ricerca della verità e, di conseguenza, della menzogna.

Raccontare una menzogna può sembrare una cosa più o meno facile, la difficoltà può cambiare a seconda dell’esperienza e della personalità e del bugiardo; ci sono alcune condizioni particolari che possono far sì che una persona che sta mentendo si tradisca e riveli la sua bugia.

Scienza, ricerca e menzogna

Nell’analisi e nel riconoscimento della menzogna ci può dare una mano il Dottor Paul Ekman, lo psicologo americano considerato uno dei più importanti ricercatori viventi sulle emozioni, la Comunicazione Non Verbale e lo studio della menzogna. Nelle sue ricerche è emerso che esistono 5 condizioni specifiche che possono aumentare la tensione della persona che sta mentendo e che, di conseguenza, potrebbe produrre un numero maggiore di segnali di menzogna.

Quali sono le condizioni che portano un bugiardo a tradirsi?

1) La persona che mente sa di avere di fronte una persona che è in grado di poterla smascherare: questa prima condizione si verifica quando il bugiardo sa che l’osservatore è una persona allenata o esperta nel riconoscere le menzogne; questa consapevolezza può spaventare il bugiardo spingendolo a innalzare le sue difese e a mostrare maggiori segnali di tensione.

2) La persona che mente non è abituata a raccontare bugie: questa condizione particolare avviene quando il bugiardo non ha l’abitudine di mentire agli altri, o è consapevole di essere un pessimo bugiardo; questa consapevolezza lo porterà a vivere il fatto di dover raccontare una bugia come un compito difficile da portare a termine con successo, tutto questo porterà il bugiardo a vivere la situazione con ansia.

3) La persona che mente ha la fama di essere un bugiardo: questa condizione è opposta alla precedente, quando una persona è nota per raccontare bugie a destra e a manca questo potrebbe costituire una problema qualora si provi a ingannare gli altri; sapere che l’altro ha un forte pregiudizio su di noi complica il racconto di una bugia, il bugiardo dovrà impegnarsi molto e con probabilità appariranno diversi segnali di tensione e di menzogna.

4) La posta in gioco nella menzogna è alta, c’è in ballo qualcosa di valore: quando la posta in gioco è importante la tensione aumenta, come può aumentare lo stress a un tavolo da gioco quando il piatto è ricco. Una posta alta può alzare la tensione del bugiardo e spingerlo a compiere qualche passo falso; con un premio considerevole in gioco, anche i bugiardi più esperti potrebbero perdere la calma e mostrare dei segnali di menzogna.

5) La persona che mente sa la punizione sarà severa qualora non venga creduto: quando in una specifica situazione la punizione per aver mentito è pesante,la tensione della persona che sta mentendo può crescere e portare anche i bugiardi più abili a trovare difficoltà nel raccontare la propria storia menzognera mantenendo il pieno controllo delle proprie parole e dei propri segnali del corpo.

A voi è capitato di identificare una menzogna con una o più di queste condizioni particolari? Vi siete mai trovati in difficoltà a mentire a qualcuno in presenza di una di queste condizioni?

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

“Liberarsi dalla manipolazione per vivere sereni” – Seminario (Torino, 09-11-2019)

Seminario con Michele Putrino e Francesco Di Fant: Liberarsi dalla manipolazione per vivere sereni e liberi attraverso il proprio corpo

La manipolazione, nella società contemporanea, assume forme molteplici e non sempre riconoscibili: marketing, propaganda, bisogni indotti… la nostra testa si riempie così di pensieri che non sono nostri, non ci rispecchiano e ci fanno soltanto soffrire, instillandoci un senso di inadeguatezza che finisce per accompagnarci per tutta la vita.

Ma la manipolazione sociale può essere riconosciuta e contro di essa si può combattere: imparando a conoscere le tecniche più diffuse di manipolazione si possono elaborare strategie per difendersi dal controllo e tornare a vivere sereni.

Secoli fa, gli antichi greci avevano già elaborato una dottrina filosofica per proteggersi dalla manipolazione e dalle influenze esterne nocive: lo stoicismo. Di questo aspetto si occuperà Michele Putrino, studioso di filosofia e autore del libro “Manuale di Resistenza al Potere” (Uno Editori) di cui ho anche scritto una recensione.

La manipolazione, però, non viene solo dall’alto. Tutta la vita ci imbattiamo in manipolatori nella vita professionale e personale: non c’è nessuno che non abbia mai incontrato, almeno una volta, un “gatto” o una “volpe” della società urbana.

Anche da questi soggetti, tuttavia, ci si può difendere. Imparando a leggere il linguaggio del corpo, possiamo sbugiardare i bugiardi e riconoscere le truffe a colpo d’occhio, senza rischiare più di caderci con tutte le scarpe. Di questo aspetto si occuperà Francesco Di Fant, esperto di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo.

Programma

Michele Putrino – BLOCCO 1 (4 ore)

1ª ora: Come funziona la manipolazione e come veniamo manipolati attraverso il marketing e la propaganda politica

Che cos’è e come funziona il potere.
Come riconoscere la manipolazione sociale.
Tecniche di manipolazione e controllo sociale.
Esempi concreti di manipolazione nel marketing e nella propaganda.
Come e perché la manipolazione ci rende consumatori compulsivi.

2ª ora: Come tornare a essere liberi e sereni.

Come difendersi dalla manipolazione.
Spiegazione teorica del perché è necessario emanciparsi dalla manipolazione e da ciò che è virtuale…
…per ritornare a una vita “corporea”.
(parte approfondita e sviluppata nel BLOCCO 2).

3ª ora: Tecniche stoiche contro i tentativi di manipolazione.

Cos’è lo Stoicismo. Breve introduzione.
Tecniche tratte dallo Stoicismo di Epitteto per liberarsi e proteggersi dalla manipolazione.
Esempi pratici.

4ª ora: Domande, dialogo e confronto con il pubblico.

Francesco Di Fant – BLOCCO 2 (4 ore)

1ª ora: Riappropriarsi del proprio corpo e del proprio potere.

Comunicazione Non Verbale.
Attivazione Mente-Corpo: un processo a 2 vie.
Gestire il proprio corpo attraverso la Comunicazione Non Verbale.
Posture e gesti “di potenza”.
Visualizzazione e potenziamento delle prestazione corporee.
Il corpo “simmetrico” e la lateralizzazione del cervello.

2ª ora: Riconoscere le persone manipolatrici: psicologia e Linguaggio del Corpo.

Manipolazione interpersonale e “stronzaggine”.
Riconoscere le 6 emozioni di base.
Manipolatori nella vita privata e professionale.
Segnali Verbali, Non Verbali e Paraverbali legati alla manipolazione.
Come difendersi dai manipolatori?

3ª ora: Riconoscere la Menzogna.

Cosa è la menzogna?
Psicologia della Menzogna.
Errori da evitare nel riconoscimento della menzogna.
Tecniche per individuare la menzogna.
Segnali Verbali, Non Verbali e Paraverbali della menzogna.
Esempi pratici ed esercitazioni.

4ª ora: Esercitazioni, domande, dialogo e confronto con il pubblico.

Dove & Quando

Sabato 9 Novembre, dalle 9.30 alle 18, presso Spazio Uno (Torino, via Tabacchi 33).

Costo: 77€

Per info e prenotazioni: n° 011 198 24 856 • eventi@spazio-uno.it

Link Facebook dell’evento:

https://www.facebook.com/events/499522447478565

Relatori

Michele Putrino

Michele Putrino, dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership, collaborando con esperti del settore e scrivendo numerosi articoli ed ebook.

Francesco Di Fant

Francesco Di Fant è nato a Roma nel 1978, si è laureato in Scienze della comunicazione ed è un esperto di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo. Consulente e formatore per anni presso grandi aziende nazionali e internazionali, insegna e pubblica articoli sulla comunicazione non verbale e collabora con diversi programmi televisivi e radiofonici. Con la Newton Compton ha pubblicato “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo“, “I segreti per capire il linguaggio del corpo” e “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo“.

RADIO 2 – Crisi di governo e Linguaggio del Corpo: analisi di Francesco Di Fant

RADIO 2 – Francesco Di Fant ospite de “I Rimandati” (Luca Restivo, Davide D’Addato e Federico Vozzi) per analizzare la crisi del governo giallo-verde attraverso il Linguaggio del Corpo e dare altri utili consigli sulla Comunicazione Non Verbale presenti nel suo suo libro Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (20 agosto 2019)

https://www.raiplayradio.it/programmi/irimandati/

Il Linguaggio del Corpo del futuro – CoachMag 46

Quando si parla di futuro purtroppo non abbiamo una sfera di cristallo per sapere con esattezza cosa succederà, la cosa migliore che possiamo fare è osservare la realtà attuale e porsi alcune domande per ipotizzare scenari futuri.

La Comunicazione Non Verbale è un linguaggio, e come molti linguaggi vive una vita propria, evolvendo ogni giorno a livello globale e locale.
Come potrebbero cambiare scenari e applicazioni del Linguaggio del Corpo in futuro?
E’ utile rispondere a due grandi interrogativi che il futuro ci pone, uno sugli sviluppi del mercato e un altro sugli strumenti del futuro.

1) COME POTREBBE EVOLVERE IL MERCATO DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE IN FUTURO?

Il Linguaggio del Corpo è una disciplina ancora “giovane” nel nostro Paese, negli anni è cresciuta in termini di mercato, professionisti e offerta; in futuro il mercato si svilupperà in diverse direzioni: organizzazioni, aziende e privati. Con molta probabilità sarà possibile vedere nuove applicazioni della CNV in nuovi settori di interesse col supporto dello sviluppo tecnologico.

La CNV potrebbe essere maggiormente riconosciuta in diversi contesti sociali ed economici, come politica, scuola e sanità, grazie alle nuove forme di comunicazione, internet, social media e reti personali e professionali viaggeranno sempre più veloci interscambiando sempre più informazioni…

(Continua su COACHMAG n.46 con metodologie e strumenti futuri della Comunicazione Non Verbale, realtà virtuale, realtà aumentata, intelligenza artificiale e robotica nel Linguaggio del Corpowww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Il Linguaggio del Corpo degli occhi rivela ciò che il cuore nasconde – Joe Navarro

I nostri occhi sono anche formidabili comunicatori di sentimenti, tra cui conforto e disagio, che ci aiutano a decifrare gli altri sin dalla tenera età. Gli occhi rivelano l’eccitazione per la mamma che cammina nella stanza, ma rivelano anche preoccupazione quando siamo turbati. Spesso ciò che non viene detto ad alta voce viene espresso in modo speciale dagli occhi. In effetti mi è stato chiesto di scrivere oggi questo articolo mentre stavo visitando un collega di ricerca e i suoi occhi, a distanza, mi hanno detto che c’era qualcosa che non andava, suo padre era morto.

Mentre gli occhi di una madre riflettono la disperazione che può provare quando il suo bambino è ricoverato in ospedale, al contrario rivelano la gioia di aver scoperto che il bambino è sano e sta bene. Poche cose riflettono le nostre emozioni tanto rapidamente quanto gli occhi. I bambini che hanno appena diversi giorni rispondono già agli occhi della madre e possono capire la differenza tra uno sguardo distratto e gli occhi dilatati spalancati. I bambini possono capire la differenza tra una madre felice e contenta e una che è stressata, solo guardandole gli occhi.

Gli occhi servono come canali di informazione su cui abbiamo fatto affidamento per migliaia di anni. Ci affidiamo a loro per la loro precisione. L’uomo a cui viene chiesto di aiutare qualcuno a muoversi si coprirà gli occhi con le dita mentre si strofina mentre risponde: “Sì, ti aiuterò”, quando senza dubbio questo è un problema per lui. Questo “comportamento di blocco” rivela autenticamente come egli si sente anche se lo aiuterà.

Comportamenti di blocco degli occhi come: coprire gli occhi, proteggere gli occhi, abbassare le palpebre per un periodo prolungato, ritardare l’apertura degli occhi sono così fortemente radicati in noi che i bambini che nascono ciechi, quando sentono qualcosa di spiacevole che non vedono coprono anche loro gli occhi. Ovviamente questo comportamento è radicato in noi, fa parte dei nostri paleo-circuiti e rappresenta un adattamento allo stress o ad altri stimoli negativi che ci ha servito bene in questi millenni.

Il blocco degli occhi è solo una delle cose più ovvie che facciamo. Quando siamo turbati, frustrati o alle prese con qualcosa di emotivamente stressante, le nostre palpebre possono anche chiudersi forte e rimanere chiuse oppure possono muoversi rapidamente come espressione del nostro sentimento. Hugh Grant è famoso nei film per il battito delle sue palpebre ogni volta che combina qualche guaio.

La ricerca mostra anche che quando siamo nervosi o turbati aumenta il nostro battito di ciglia, un fenomeno spesso visto con i bugiardi ma spesso visto anche con le persone sotto stress. Non chiamerei nessuno bugiardo solo perché il suo battito di ciglia aumenta, anche se mentre studiavo Richard Nixon ho notato che quando stava affrontando i fatti mentre parlava con la stampa il suo battito di ciglia è passato da circa 12 al minuto a 68 volte al minuto. Bill Clinton durante la sua deposizione mostrò un alto battito di ciglia a volte superiore a 92 al minuto, ma si trattava comunque di individui molto stressati in quel momento.

Quando si interpretano i comportamenti oculari, esistono molte idee sbagliate. Il contatto visivo scarso o nullo viene erroneamente percepito da alcuni come un classico segno di inganno, specialmente durante l’interrogatorio, mentre le persone che dicono la verità dovrebbero “bloccare gli occhi” sull’interlocutore. Questo non è supportato dalla ricerca o dall’esperienza ed è completamente falso. In effetti, Alder Vrij e altri hanno scoperto che i bugiardi tendono a impegnarsi in un maggiore contatto visivo perché sanno che stiamo cercando segni di inganno.

Il contatto visivo è in effetti un fenomeno sociale / culturale praticato in modo diverso in tutto il mondo. A New York, per convenzione sociale, possiamo guardarci l’un l’altro per 1,68 secondi. In altre culture, specialmente in America Latina e altrove, la tua capacità di guardare gli altri può essere piuttosto estesa fintanto che non è percepita come minacciosa.

Distogliere lo sguardo è praticato da molte culture tra cui latinoamericani e afroamericani, per mostrare rispetto per coloro che detengono l’autorità. Quindi quando un bambino nero guarda in basso mentre viene castigato, quel guardare in basso è in realtà un segno di rispetto e deferenza che spesso viene interpretato erroneamente come mancanza di rispetto o peggio, inganno.

È interessante notare che quando ci sentiamo più a nostro agio abbiamo il lusso di distogliere lo sguardo e troviamo conforto mentre ricordiamo dei fatti nella nostra memoria o meditiamo sul futuro.

Gli occhi si sposteranno da un lato all’altro, guarderanno in basso o resteranno fermi mentre elaboriamo le informazioni. Basta chiedere a qualcuno di moltiplicare a mente 56 x 89 e guardare i loro occhi. Il carico cognitivo posto su di loro dal compito della moltiplicazione provocherà tutti i tipi di movimenti oculari o persino la chiusura degli occhi. Tutto ciò che possiamo imparare da questo è che la persona sta elaborando le informazioni, non che stia dicendo la verità o mentendo come alcuni individui ben intenzionati ma mal informati vorrebbero farti credere.

Guardo gli occhi principalmente per capire quando qualcuno è a suo agio e rilassato. Guardo anche gli occhi per capire quando qualcuno è improvvisamente turbato da un argomento o da un evento. Immediatamente vedrò le orbite ristrette, quello che chiamo l’effetto Clint Eastwood (come in quei western italiani, proprio prima che sparasse strizzava sempre gli occhi). Deviare lo sguardo o il restringimento delle orbite oculari indicano, con molta precisione, disagio, stress, rabbia o problemi. Ho compreso meglio questo comportamento nelle negoziazioni mentre gli avvocati dell’avversario leggono ad alta voce ogni paragrafo; abbiamo potuto vedere quali articoli nel documento sarebbero stati problematici dal socchiudere gli occhi ad ogni dettaglio preoccupante. Questo comportamento ha ovviamente milioni di anni e comunica in modo molto elegante come ci sentiamo esattamente in quel momento.

Joe Navarro

https://www.jnforensics.com/post/the-body-language-of-the-eyes-the-eyes-reveal-what-the-heart-conceals

5 modi in cui il linguaggio del corpo può segnalare problemi – Joe Navarro

Gli indizi non verbali sono importanti per farci sapere cosa pensano, sentono, desiderano, intendono o addirittura temono le persone. Ci aiutano anche a comunicare in modo più efficace o a essere più empatici. Ogni giorno, se osserviamo bene, le persone mostreranno comportamenti che ci danno molte informazioni, a casa, a scuola o al lavoro.

A volte eseguiamo comportamenti che gridano, “Ho bisogno di aiuto”, “Sto attraversando un periodo davvero difficile” o “Le cose vanno veramente male”. Questi comportamenti vanno oltre un volto severo o le spalle abbassate – comportamenti indicativi di un alto disagio psicologico. Per chi è empatico, questi comportamenti comunicano davvero: ecco un’opportunità per aiutare.

Questi comportamenti che tendono a manifestarsi quando le cose vanno veramente male sono chiamati “comportamenti riservati”. Io li chiamo comportamenti “riservati” perché di solito compaiono solo in quei momenti in cui una persona sta vivendo uno stress o un disagio psicologico particolarmente elevato e sembra aver bisogno di essere confortata.

1 – La risposta di blocco

La risposta di blocco (o “congelamento”) è la prima delle tre risposte con cui siamo evoluti per far fronte alle minacce. E’ la prima perché per gli ominidi e per i nostri primi antenati, si può pensare che la principale minaccia alla sopravvivenza fossero i grandi felini. (Questo rimane vero oggi in alcune parti dell’Africa e dell’India, dove gli umani vengono regolarmente attaccati).

Tutti i gatti si orientano verso il movimento fisico, quindi non aveva senso per noi “combattere o fuggire”, come si dice spesso, quando si affrontano i più veloci e più potenti predatori nella savana africana. Quindi ci siamo evoluti per “congelarci” come prima riposta (per evitare di essere scoperti), e in seguito per fuggire (fuga) o allontanarci, e infine per combattere se non ci fosse stata altra soluzione.

Ancora oggi, continuiamo a vedere persone bloccate e apparentemente incapaci di muoversi, quando si trovano in pericolo a causa di un’auto o di un treno in arrivo. Quando sentiamo uno sparo ci congeliamo, come attestano i video, e restiamo fermi quando qualcuno entra in una stanza con una pistola. Questo fa parte del nostro patrimonio evolutivo.

Allo stesso modo, quando qualcuno viene informato di notizie devastanti o, come quando a un sospetto viene detto che esiste un testimone del crimine, spesso la reazione di congelamento entra in gioco. Mentre essi pensano che sono stati catturati e andranno in prigione, sembrano come congelati sulla loro sedia, immobili, rigidi, con le mani che stringevano le gambe o il bracciolo, come in un sedile di espulsione (Navarro 2007, 112).

2 – Dondolarsi avanti e indietro

Come ho scritto qui e altrove, i comportamenti ripetitivi sono calmanti o rassicuranti e ci aiutano a gestire lo stress. Dal rimbalzo del piede al tocco delle dita fino a far roteare le ciocche di capelli, questi gesti ci aiutano a passare il tempo, a goderci un momento o a gestire lo stress o l’ansia momentanei.

Ma l’improvvisa comparsa del dondolare avanti e indietro, quasi come un metronomo, è riservata a situazioni estremamente stressanti – quando si ricevono notizie terribili o si è assistito a un evento orribile. In quei casi – l’ho visto negli adulti come nei bambini – una persona apparentemente si allontana, ignara del mondo e di qualsiasi tentativo di comunicare con lei mentre si autoalimenta oscillando avanti e indietro, a volte per diversi minuti.

Come sottolinea il noto autore e ricercatore David Givens nel suo Dizionario Non Verbale, l’azione oscillante avanti e indietro o di fianco a fianco (pensate a una madre che dondola un bambino per dormire) “stimola i sensi vestibolari ed è quindi tranquillizzante” in un modo primitivo ma modo efficace.

3 – Assumere la posizione fetale

Le notizie schiaccianti o un evento travolgente possono indurci ad assumere momentaneamente la posizione fetale come se volessimo proteggere il nostro ventre (pancia). Questo di solito è accompagnato dall’individuo che si allontana o si disimpegna da chi gli sta intorno. Il comportamento sembra essere rassicurante e calmante. Sappiamo dalla ricerca che se sei fisicamente preso a calci o semplicemente senti una notizia dolorosa, il dolore si registra nelle stesse aree cerebrali (principalmente l’amigdala) e provoca risposte simili.

Questo spiega perché ho visto adulti assumere la posizione fetale come se fossero stati pugnalati allo stomaco quando gli è stato comunicato qualcosa di orribile. In un caso, una giovane madre che ho accompagnato all’obitorio per identificare la figlia crollò nella posizione fetale dopo aver visto il corpo di suo figlio.

4 – Dita intrecciate rigide (mani “a tenda canadese”)

Ecco un comportamento solitamente riservato a quando le persone sono sconvolte o rivelano informazioni inquietanti su se stessi, su eventi tragici o su difficoltà incontrate – o quando le coppie si rompono. Il comportamento viene eseguito in modo subconscio (come tutti i comportamenti riservati) intrecciando le dita irrigidite. Le mani assomigliano a una tenda canadese tenuta ferma o sfregata avanti e indietro. Questo gesto è differente dal solito sfregamento dei palmi delle mani che è un gesto di rassicurazione; le mani a tenda vanno oltre (Navarro 2008, 62).

L’intreccio delle dita irrigidite serve a due scopi pratici. Indica una consapevolezza cosciente che ci sono problemi e provoca una maggiore stimolazione tattile.

Ho visto questo comportamento molte volte quando gli individui devono segnalare cattive notizie – qualcosa di rotto, un incidente stradale, l’intenzione di lasciare un lavoro. I medici che ho formato confermano di aver visto questo comportamento in terapia di coppia poco prima o mentre i pazienti / partner raccontano di infedeltà precedentemente nascoste, di irregolarità o del desiderio di divorziare.

I bambini, come gli adulti, spesso eseguono questo comportamento quando raccolgono la forza per rivelare che hanno fatto qualcosa di sbagliato o che non hanno rispettato un compito.

Un avvertimento: alcune persone fanno questo comportamento di routine, e come tale dovremmo notare il comportamento come semplicemente idiosincratico e non è così significativo come quando appare in altri individui solo in situazioni straordinariamente stressanti.

5 – Labbra dentro le bocca

Occasionalmente vediamo una figura politica o sportiva che deve affrontare la stampa per un episodio sgradevole. In queste scene di scuse pubbliche, spesso vediamo l’individuo davanti ai media, o ai suoi accusatori, e le sue labbra sembrano essere completamente scomparse – risucchiate drammaticamente verso l’interno. Inizialmente, abbiamo sviluppato questa risposta “bocca chiusa – labbra strette” in presenza di cibo avariato o viziato. Nel tempo, abbiamo adattato la bocca chiusa (labbra appiattite strette) per gestire le cose negative che vediamo o sentiamo. Ecco perché quando vediamo dei voli cancellati in aeroporto, i passeggeri guardano il tabellone degli imbarchi dei voli con le labbra compresse. L’estremo di questo gesto è il risucchio delle labbra, un comportamento che comunica agli altri, in tempo reale, che si provano grande angoscia o che sono dispiaciuti.

I comportamenti descritti sopra sono alcuni dei “comportamenti riservati” più frequentemente osservati. Probabilmente ce ne sono altri, come l‘improvvisa copertura del viso con entrambe le mani quando sentiamo qualcosa di tragico. Ma quando sono eseguiti, da adulti o bambini, questi gesti particolari possono servire a dirti che la persona sta vivendo qualcosa di gravemente sbagliato, impegnativo, imbarazzante o stressante. Stanno comunicando esattamente come si sentono, a volte mentre sono sopraffatti e stanno lottando contro qualcosa di significativo. Che grande opportunità per prestare ascolto empaticamente, chiedere come possiamo aiutare, ascoltare attentamente o semplicemente mettere le nostre braccia premurose intorno a loro!

Joe Navarro

https://www.jnforensics.com/post/5-ways-that-body-language-can-signal-trouble

Meglio leggere il Linguaggio del Corpo – David Matsumoto

Spesso ci siamo concentrati sulle microespressioni, leggere le persone però spesso dipende dall’identificare anche il resto del loro Linguaggio del Corpo.

Il dottor David Matsumoto di Humintell ha svolto un lavoro entusiasmante sul ruolo del linguaggio del corpo nella comunicazione umana e sul modo in cui modelli simili abbracciano le culture. Come abbiamo notato, è necessario distinguere le espressioni universali da quelle che si differenziano in base alla cultura e, a questo proposito, il linguaggio del corpo non è diverso.

Un recente articolo su Discover Magazine ha approfondito alcuni dei lavori passati del dottor Matsumoto sul linguaggio del corpo e sulla postura. Nello specifico, l’autrice Teal Burrell ha discusso il lavoro di Matsumoto sulle posture degli atleti paralimpici e ciechi di tutto il mondo. Questa ricerca ha rilevato che, indipendentemente dalla vista, gli atleti vittoriosi hanno costantemente assunto la stessa posizione di trionfo.

Pur dimostrando con forza gli elementi universali attraverso le culture, questa stessa ricerca ha anche indicato il ruolo della cultura. Ad esempio, gli atleti sconfitti spesso scrollano le spalle per la vergogna, ma questo è meno comune per coloro che provengono da culture che scoraggiano manifestazioni esteriori di vergogna. Tuttavia, atleti ciechi provenienti da quegli stessi paesi hanno scrollato le spalle indipendentemente dalla cultura.

Questo aiuta a mostrare sia la tendenza a scrollare le spalle per la vergogna, ma anche la capacità della cultura di insegnare alle persone a evitare quella forma di espressione.

La ricerca del dottor Matsumoto sottolinea l’importanza del linguaggio del corpo nel comprendere le persone e la cultura che le influenza. Possiamo anche sfruttare il nostro linguaggio del corpo per avere un impatto positivo sul nostro umore.

Ad esempio, sorridere può aiutare a ridurre il nostro livello di stress, mentre le cosiddette “posture di potere” possono migliorare la nostra fiducia. Una postura di potere, come abbiamo scritto in precedenza, è quando il petto è spinto in fuori con le mai che poggiano sui fianchi, in un modo che Burrell descrive giustamente come una posa alla “Wonder Woman”. La ricerca sulle posizioni di potere indica che esse conducono a un grande senso di potere, ma tali correlazioni ancora non sono del tutto verificate.

Il linguaggio del corpo non consiste solo nel cambiare il modo in cui ci sentiamo, ma può anche modellare la percezione che le persone hanno di noi. Il contatto visivo, sebbene non sia sempre un indicatore di inganno, aiuta a promuovere una percezione di fiducia. Allo stesso modo, una postura simile a quella dell’altro e le espressioni facciali aiutano a mostrare che stiamo ascoltando e che siamo empatici.

Questo aiuta a mostrare quanto sia importante per noi il linguaggio del corpo, ma come per molte espressioni universali gli esseri umani non sono i soli a usare tali strumenti comunicativi. Infatti, Burrell sottolinea come il linguaggio corporeo sia critico per le api per comunicare, e simili tipi di danze comunicative sono presenti tra i pesci. Allo stesso modo, i corvi – altamente intelligenti – usano i loro becchi per indicare e gesticolare, aiutando a formare legami interpersonali.

Comprendere quanto sia universale e potente il linguaggio del corpo è tanto importante quanto capire come viene mediato dalla cultura. Con una migliore comprensione di entrambi questi aspetti del comportamento, possiamo imparare come leggere meglio le persone e comunicare efficacemente.

Linguaggio del corpo e successo negli appuntamenti e nella persuasione – Psychology Today

(Foto: Shutterstock)

Comprendi come si sente il tuo partner per fare le mosse giuste.

Nei miei articoli, passo un sacco di tempo a dare consigli, trucchi e tecniche per motivare e persuadere gli altri. Discuto anche delle strategie per attirare il partner perfetto, ottenere un appuntamento e farlo andare bene. Usare questi suggerimenti e tattiche, tuttavia, richiede un po ‘di sensibilità interpersonale – che i coach di incontri potrebbero chiamare “calibrazione”. Per relazionarsi efficacemente con gli altri, devi comprendere il tuo partner, ottenere feedback su come si sente e aggiustare il tuo approccio secondo necessità.

Tale sensibilità, feedback e adattamento sono essenziali per qualsiasi influenza interpersonale – persino l’amore. Dopo tutto, l’idea è di vedere se hai avuto un effetto emotivo su un partner (desiderato). Piaci a lui/lei? Ti ama? Stanno per dire di sì a un appuntamento, a una proposta di matrimonio o a una vacanza nel fine settimana?

Uno dei modi migliori per capire come si sente l’altra persona è leggere il suo linguaggio del corpo. In generale, la comunicazione non verbale è di solito un’esposizione onesta dei sentimenti (molto più delle parole). Quindi, di seguito ti insegnerò come leggere il linguaggio del corpo di base per il successo negli incontri e nella persuasione. Impara a leggere il tuo partner e fare le mosse giuste!

Nozioni di base sul linguaggio del corpo

Uno dei libri più utili sul linguaggio del corpo che ho trovato proviene effettivamente dal mio collega blogger Joe Navarro. Secondo Navarro (2008), i comportamenti del linguaggio del corpo sono guidati da parti molto primitive del nostro cervello – chiamate “sistema limbico”. In sostanza, questo sistema ci dice quando siamo a nostro agio o a disagio, e prepara i nostri corpi a perseguire ciò che è attraente e a fuggire o combattere ciò che non lo è.

In un contesto di incontri e persuasione, possiamo usare indicazioni del linguaggio del corpo molto semplici per capire cosa sta provando il nostro partner. Possiamo leggere se il suo sistema limbico sta dicendo di restare o scappare. Questi segnali del sistema limbico sono particolarmente importanti per il romanticismo, perché quella parte del nostro cervello è anche responsabile dei nostri sentimenti d’amore (Fisher, Aron, Brown, 2006).

Quindi, come si fa a sapere quando il cervello del nostro partner è felice? Bisogna cercare segnali positivi o negativi del linguaggio del corpo. Di seguito sono riportati alcuni spunti:

Linguaggio del corpo positivo – il tuo partner potrebbe muoversi verso di te e diminuire lo spazio tra voi due, se gli piace ciò che state facendo o di cui state parlando. Inoltre, altri comportamenti di gradimento possono includere: piegarsi verso di te, piedi rivolti verso di te che dondolano felicemente, gambe non incrociate e comode, braccia aperte e palmi rivolti verso l’alto, accarezzare con gioia gioielli o capelli, sorridere, prolungare il contatto visivo o guardare timidamente.

Linguaggio del corpo negativo – il tuo partner potrebbe allontanarsi da te e creare spazio tra voi due, se non gli piace ciò che state facendo o di cui state parlando. Inoltre, altri comportamenti che segnalano antipatia includono: piedi puntati lontano da te, le gambe incrociate e rigide, le braccia incrociate, i palmi rivolti verso il basso, le mani chiuse, sfregarsi il naso o il collo, aggrottare le sopracciglia, fare smorfie e girare gli occhi di lato.

Usare il linguaggio del corpo in appuntamenti e relazioni

Quando stai cercando di capire come si sente il tuo partner con te, cerca le combinazioni (“cluster”) dei comportamenti sopra elencati. Generalmente, quando vedi un paio di segnali “positivi” dalla lista, puoi scommettere che il sistema limbico del tuo partner sta sparando nella direzione “buona”, felice e amorevole. In generale, sono contenti di te e del tuo comportamento nei loro confronti.

Al contrario, quando vedi un paio di segnali “negativi” dalla lista sopra, puoi scommettere che il sistema limbico del tuo partner sta sparando nella direzione “cattiva”, scomoda o disturbata. Usa queste informazioni come feedback. Potrebbe essere una buona idea cambiare il tuo approccio o aspettare uno stato d’animo migliore.

Personalmente, ho iniziato a vedere questi comportamenti non verbali generali dal mio partner come “luci verdi” (linguaggio del corpo positivo) e “luci rosse” (linguaggio del corpo negativo). Quando vedo il linguaggio del corpo “luci verdi” dal mio partner, continuo ad andare avanti con quello che sto facendo o chiedendo. Procedo, sapendo che si sentono positivi su di me e sul mio comportamento. Tuttavia, quando vedo “luci rosse”, interrompo quello che sto facendo e cambio il mio comportamento – finché non ottengo di nuovo le luci verdi.

Questo processo di luce rossa / verde ti assicura di capire facilmente ciò che il linguaggio del corpo del tuo partner ti sta dicendo. Ti assicura anche di essere reattivo ai sentimenti del tuo partner, anche quando lui o lei non li comunica a parole. Questo aiuta con la tua sensibilità, consapevolezza ed empatia in ogni situazione. Ti aiuta anche ad essere più persuasivo, scegliendo il momento giusto per fare le tue domande, richieste e desideri quando il tuo partner è felice e gioioso.

Conclusione

Prestare attenzione a semplici segnali del linguaggio del corpo può fare molto nelle relazioni sentimentali e negli appuntamenti. Osservali per capire come si sente il tuo partner. Scegli le tue azioni di conseguenza per il massimo successo. Alla fine, sarai più empatico, attraente e persuasivo!

Dottor Jeremy Nicholson

https://www.psychologytoday.com/us/blog/the-attraction-doctor/201110/reading-basic-body-language-dating-and-persuasion-success