L’uso del Linguaggio del Corpo nella sessione di Coaching – COACHMAG n.30

 

In una sessione di Coaching è di fondamentale importanza saper comunicare bene con chi abbiamo di fronte, un buon Coach dovrebbe riuscire a comunicare al meglio delle sue possibilità, usando anche la Comunicazione Non Verbale che può risultare una valida alleata sia per trasmettere al meglio i nostri messaggi che per comprendere stati d’animo ed emozioni provate dagli altri.

Per un coach una cosa importante da considerare è il suo ruolo, egli deve dimostrare sicurezza e infonderla nell’altro o il suo impatto sarà ridotto rispetto alle aspettative. Come si può dimostrare sicurezza attraverso il Linguaggio del Corpo? Ci sono alcune semplici regole da seguire per non sbagliare durante una sessione di Coaching, prendiamole in esame una per una.

1) Usare il contatto fisico per manifestare apprezzamento: un buon Coach sa che per essere davvero incisivo dovrebbe far sentire al coachee la sua presenza non solo in termini psicologici ma anche fisici, per questo motivo è utile cercare un contatto fisico nei primi minuti della sessione. Oltre alla rituale stretta di mano sarebbe bene che il Coach instauri un contatto fisico con l’altro, magari toccando la spalla o la parte superiore del braccio (zone considerate di “libero accesso” anche da parte di persone con cui non si è in particolare confidenza).

2) Non incrociare le braccia o le gambe: stare con le gambe o le braccia incrociate non significa necessariamente essere in una posizione di chiusura, infatti può anche essere una posizione di riposo; per evitare incomprensioni tuttavia è meglio che il Coach abbia sempre posture del corpo aperte che dimostrino al coachee la sua disponibilità al rapporto e alla comunicazione.

3) Sorridere: il sorriso è il più antico segnale umano per dimostrare mancanza di aggressività, anche i primati e molti altri animali usano il sorriso (o particolari variazioni di esso) per comunicare ad altri membri della stessa specie la volontà di non aggredire l’altro e di cercare una convivenza pacifica. E’ stato studiato che il nostro cervello elabora la presenza o meno del sorriso su un volto in tempi velocissimi, più veloci di tutte le altre strategie di riconoscimento che il nostro cervello mette in atto.

4) Avere un’immagine curata: non serve scomodare la disciplina della vestemica per capire che “l’abito fa il monaco”, la nostra immagine infatti trasmette un’idea di ciò che siamo e di come ci poniamo. Curare la propria immagine e scegliere indumenti e accessori che siano consoni con il ruolo di Coach è importante per comunicare professionalità e rispetto per sé e per gli altri. Infatti come diceva Oscar Wilde “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”.

5) Usare una stretta di mano decisa: la stretta di mano è il primo contatto fisico tra due persone, per dimostrare sicurezza bisognerebbe effettuare una stretta di mano decisa che trasmetta energia e voglia di mettere tale energia, fisica e mentale, a disposizione dell’altro. E’ utile trovare la giusta misura nella forza impiegata, una mano molla non ispira sicurezza ma una stretta di mano troppo potente potrebbe infastidire l’altro, che si trova a dover sfuggire a tale morsa. Inoltre una stretta di mano troppo forte potrebbe comunicare arroganza e la volontà di prevaricare l’altro.

6) Schiena dritta e spalle indietro: tenere una postura diritta segnala la presenza di energia fisica e mentale. Infatti quando ci si sente tristi o depressi tale postura è difficilmente raggiungibile poiché la stanchezza mentale viene espressa dal nostro corpo attraverso posture che segnalano debolezza, ad esempio tenendo la schiena curva e le spalle abbassate con la testa leggermente in avanti.

7) Mantenere mento e sguardo dritti: la posizione della testa comunica atteggiamenti diversi, stare con il mento alzato può segnalare arroganza e sfida, si lascia scoperta la delicata zona della gola a segnalare che non si teme un attacco altrui. Stare col mento abbassato, al contrario, comunica difesa o timidezza, segnalando il timore di venire attaccati. E’ bene rimanere con il mento in posizione dritta mantenendo lo sguardo sull’altro, questa postura equilibrata dimostra la volontà di incontrare l’altro sullo stesso piano, senza mostrare segnali di difesa o di attacco.

8) Tenere le mani in vista: nascondere le mani dalla vista altrui può venire interpretato come la volontà di non voler mostrare qualcosa per paura o timidezza, per comunicare sicurezza e fiducia è buona norma tenere le mani in vista.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.30, Anno 7, Novembre 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

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