Le dimissioni di Tavecchio: il Linguaggio del Corpo

 

Abbiamo fatto analizzare la conferenza di Carlo Tavecchio a un esperto di linguaggio del corpo

20 nov 2017
Scritto da: Federico Ciapparoni

 

La notizia sportiva del giorno è senza ombra di dubbio quella relativa alle dimissioni da presidente della FIGC da parte di Carlo Tavecchio. A 5 giorni dall’esonero del colpevole numero uno della mancata qualificazione ai prossimi Mondiali di Russia, ovvero l’ormai ex CT della Nazionale Gian Piero Ventura, il presidente della Federcalcio si è dimesso.

Il calcio italiano, a questo punto, vive un momento di crisi profonda. Il presidente del CONI Malagò ha annunciato proprio oggi che con ogni probabilità si andrà verso un commissariamento della FIGC.

Il momento buio deve servire a tutto il movimento sportivo italiano per riflettere sul percorso che si vuole intraprendere per i prossimi anni. Intanto, quel che è certo, è che in meno di 7 giorni l’Italia calcistica si è liberata di due personaggi, Ventura e Tavecchio, che insieme contavano 140 anni.

Un’esperienza, chiamiamola così, che è emersa anche nella gestione comunicativa di questo momento, con i due personaggi coinvolti pronti a nascondersi dietro frasi di circostanza e musi lunghi.

Oggi, però, la svolta.

Carlo Tavecchio ha annunciato le proprie dimissioni e ha subito indetto una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo addio.

Visto che il web si è gettato a capofitto nel criticare la veridicità dei sentimenti e delle parole del 74enne di Ponte Lambro, abbiamo deciso di far visionare la conferenza a Francesco Di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV), per farci dare la sua opinione su quanto detto (ma soprattutto non detto) dal dirigente sportivo.

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che analizza tutti quegli elementi dello scambio comunicativo che non riguardano il livello semantico del messaggio, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra gli interlocutori. Toni, movimenti del corpo, sguardi possono talvolta dire molto di più delle parole.

Ecco la sua analisi.

All’inizio della conferenza Tavecchio appare fermo e tranquillo, inizia a parlare con voce pacata e scandita alzando il tono e il volume delle “parole chiave” per aumentare l’enfasi; porta il busto in avanti e guarda tutti i giornalisti in sala alternando il contatto visivo, mostrando così la sua volontà di esprimere un messaggio chiaro e deciso.

Questa sua fermezza calma e il sentimento di orgoglio del suo operato, messo in evidenza dal mento alzato in alcuni momenti, lasciano però velocemente il posto a un enfasi che sfocia in comportamenti non verbali rabbiosi, e non solo, in una escalation che sarà intervallata da pochi momenti di “riposo”.

Che sia una situazione scomoda per Tavecchio appare evidente anche da alcuni gesti che denotano disagio, spesso tiene una o entrambe le mani poggiate sul tavolo quasi ad “ancorarsi” fisicamente e psicologicamente a un oggetto stabile per mantenersi ben saldo in un momento di “burrasca”. Inoltre quando comincia a parlare di argomenti inerenti alle sue responsabilità sposta leggermente il busto indietro, quasi a voler simbolicamente prendere le distanze dal tema.

In alcuni momenti viene anche fuori il disgusto per quanto accaduto a livello politico e organizzativo, con la bocca con le labbra arcuate verso il basso e il labbro superiore rialzato, ed esprime anche la sua personale emozione, in particolare con il gesto di mettersi la mano sul cuore a simboleggiare il suo grande coinvolgimento personale nelle questioni della nazionale.

La rabbia di Tavecchio comincia a prendere forma dopo i primissimi minuti della conferenza ed è ben visibile da numerosi suoi comportamenti non verbali: il suo sguardo arrabbiato e tagliente, la voce alta e le parole pronunciate con maggior velocità, la gestualità animata (muove vistosamente il dito indice e usa la mano “a taglio”, segnali di fermezza e di accusa, alternandoli al gesto di “precisione”, con indice e pollice uniti che formano il gesto dell’OK, usato per mettere ben in chiaro i suoi concetti agli ascoltatori).

A metà intervista, nel culmine del suo sfogo, arriva addirittura a sbattere rumorosamente la mano sul tavolo sfogando fisicamente il suo disappunto su un oggetto.

In definitiva possiamo dire che il discusso ex-presidente ha approcciato la conferenza con piglio energico e volitivo, scivolando però presto in una deriva rabbiosa che è probabilmente dovuta alla valanga di critiche e alle forti pressioni subite negli ultimi giorni dopo la clamorosa esclusione della nazionale dai prossimi mondiali.

 

http://calciatoribrutti.com/it/abbiamo-fatto-analizzare-la-conferenza-di-carlo-tavecchio-un-esperto-di-linguaggio-del-corpo

 

 

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