RADIO MERIDIANO 12 – “Tecno12” (18 aprile 2012)

Il dottor Francesco Di Fant (esperto di CNV e Linguaggio del Corpo) intervistato sul suo libro “101 COSE DA SAPERE SUL LINGUAGGIO SEGRETO DEL CORPO” in collegamento telefonico su RADIO MERIDIANO 12 (www.radiomeridiano12.com) nella trasmissione TECNO12, condotta da Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri – 18 aprile 2012



Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervista a “PANORAMA”: Chirurgia estetica. Le protesi per il seno, 50 anni e non li dimostrano

Ecco pubblicato su PANORAMA del 5 aprile 2012 uno stralcio della mia intervista (come esperto di Linguaggio del Corpo) sul delicato argomento delle protesi al seno 🙂

 

Chirurgia estetica. Le protesi per il seno, 50 anni e non li dimostrano

Le prime protesi per il seno furono impiantate nel 1962. Adesso la mastoplastica non è più un tabù, ma una moda che attraversa le classi sociali. E tutto è cominciato con una signora oggi ottantenne…

di Redazione
“Curata e felice”: così nel 1962 si dichiarò, ai suoi chirurghi estetici, Timmie Jean Lindsey, la prima donna cui sia stato rifatto il seno. Un successo lungo cinquant’anni, è il caso di dirlo. A mezzo secolo dalla sua nascita ufficiale, il rifacimento del seno è l’intervento di chirurgia plastica più richiesto in Occidente, con 1,6 milioni di mastoplastiche additive solo negli Stati Uniti nel 2010. Di certo il più praticato in Italia, dove, grazie alla prima indagine di questo genere condotta dall’Associazione italiana di chirurghi plastici estetici, si è scoperto che nel 2011 sono state 11.300 le donne che hanno richiesto l’aumento di una o due taglie di reggiseno. Nel 1962, in clinica per farsi togliere un tatuaggio dal petto, Lindsey si vide proporre l’intervento test da un’équipe di chirurghi guidata da Thomas Cronin, che voleva sperimentare un nuovo tipo di protesi al silicone. Timmie Jean, oggi 80enne, ha dichiarato qualche giorno fa che tenne l’intervento segreto per decenni, persino ai fidanzati, ma che a oggi è più che soddisfatta della decisione: «Ed è fantastico sapere di essere stata la prima».

La disinvoltura con cui se ne parla di questi tempi, tuttavia, è dovuta a un lungo percorso attraverso il quale il seno, organo di attrazione sessuale per eccellenza, è diventato oggetto di consumo. Desiderarne uno nuovo è stato prima un tabù, poi uno dei segreti meglio conservati dallo star system, poi uno status symbol. Oggi è un prodotto di lusso come un altro, fra i più richiesti dalle adolescenti come regalo di compleanno (il bodyshopping delle teenager è stato raccontato da Cristina Tagliabue in Appena ho 18 anni mi rifaccio, Bompiani). Tanto che due anni fa l’Italia ha vietato ai minorenni la chirurgia estetica. Ma è un ritocco ambito anche dalle operaie, come ha dimostrato lo scorso dicembre la manifestazione a Parigi della folla inferocita di donne danneggiate dalle protesi mammarie difettose prodotte dalla Pip.

«Un intero modello culturale si è spostato di centro» sostiene Francesco Di Fant, esperto di comunicazione non verbale, che ha appena pubblicato 101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo (Newton  Compton). «Cinquant’anni fa l’immagine della donna era più casta e legata a valori tradizionali. Oggi le adolescenti vogliono una o due taglie di seno in più per cambiare look, come farebbero con un taglio di capelli o un vestito nuovo, mentre le adulte provano ad aderire a un modello di seduzione, bellezza, successo. Il linguaggio del corpo sarà meno spontaneo, dopo, perché chi è rifatto sa di esserlo. Ma per effetto placebo anche più sciolto sessualmente».

Non è detto però che il maschio gradisca. «Cento volte meglio un seno sfatto che rifatto» afferma lo scrittore e manager Massimo Lolli, che arriva in libreria il 10 aprile con Le cinque regole del corteggiamento(Mondadori). «Come approccio superficiale serve, ma poi ti ritrovi con uno pneumatico in bocca, è  devastante. Ammetto però di avere un pregiudizio: non ho mai toccato un seno artificiale».

Sono lontani i tempi in cui, quando giravano voci discordanti sul suo décolleté, Marilyn Monroe se ne ritrasse scandalizzata. Bisognerà aspettare gli anni Settanta perché, negli Stati Uniti, una star infranga il tabù: l’attrice comica Phyllis Diller divulga per la prima volta i dettagli dei suoi interventi, che comprendevano molto più del seno («Le uniche parti originali del mio corpo sono i gomiti» dichiarò). Erano anni difficili per una confessione pop come questa (le femministe i seni se li volevano tagliare), ma poi toccò a Cher, stigmatizzata dalla collegaJane Fonda, vera icona della controcultura, che derise pubblicamente «quei gonfi seni di plastica». Senza immaginare che una decina di anni dopo, quando nel 1988 il marito la lasciò, sarebbe toccato proprio a Barbarella aumentarsi il seno.

«Difficile che un’attrice che lascia un’impronta cambi in maniera vistosa nel corso della sua carriera una parte del corpo importante come il seno» commenta il regista Enrico Vanzina. «Il pubblico la sceglie per come la vede all’inizio. È solo chi parte male che si modifica, a volte con risultati pietosi. Non esiste più un’attrice che riesca a calamitare solo per la sua avvenenza. Gli ultimi esempi sono stati Sharon Stone o Kim Basinger».

Oggi il matrimonio di Hollywood con il seno bionico ha alti (è del 2011 Bad Teacher, in cui Cameron Diaz, nella vita orgogliosamente rifatta, è un’insegnante che lavora solo per pagarsi una protesi al seno) e bassi, come quando, due anni fa, la Disney ha imposto un veto al silicone e per Pirati dei Caraibi 4 ha aperto icasting solo ad attrici con seno al naturale. D’altra parte fu solo alla fine degli anni Ottanta che le supertette sullo schermo divennero rivoluzione estetica, kitsch di culto: Pamela Anderson, star di Baywatch, fu tra le prime a sfoggiare un top impossibile senza ingredienti artificiali. Di più, ne fece uno strumento di comunicazione, annunciando alla stampa ogni suo intervento. E nel 1996 una star del porno come Lolo Ferrari arrivò al Festival di Cannes con l’indimenticabile film Camping Cosmos, in cui esibì il seno più grande di tutti i tempi: 180 cm.

Intanto in quegli anni, in Italia, è Alba Parietti la pioniera della liberazione della tetta, spinta, racconta, dall’allora compagno Stefano Bonaga e oggi pentita. La sovraesposizione mediatica di una Parietti modificata ha permesso però gli «outing mastoplastici» di molti volti televisivi, da Nina Moric a Melissa Satta e poiValeria Marini, Simona Ventura, Elisabetta Gregoraci, per citarne alcune, fino alla riduzione di Paola Perego. Finché anche da noi ha preso piede la taglia xxl, con gli epifenomeni Cristina Del Basso e le sue docce hot al Grande fratello o Francesca Cipriani, che ha fatto delle tette rifatte un logo esistenziale, fino all’esplosione di un seno in video a La pupa e il secchione.

«Quando le cose diventano pubbliche, il tabù scompare e si fa moda» ricorda Elena Santarelli, già conduttrice del programma tv Plastik, in cui la chirurgia estetica era protagonista. «Se lo ha fatto lei, dicono le donne, posso farlo anch’io. Io ho confessato di essermi rifatta il seno, per me troppo piccolo, a 24 anni, non per esibizionismo ma perché non mi piace mentire sulla bellezza. E poi bastava guardare le foto. È impossibile nascondere un intervento al seno, a meno che non ti nascondi in casa per settimane: appena ti operi è enorme. Però un aumento eccessivo lo sconsiglio a

tutte: ci vuole proporzione».

E Jill Cooper, sacerdotessa del culto del corpo naturale, in libreria da poco con Anti-anta (Fivestore), aggiunge: «Oggi, nelle palestre, puntualmente le donne con il seno rifatto mi dicono orgogliose: “Vuoi toccare?”. Becco le tette artificiali a 50 metri di distanza, anche quando le vip che alleno negano: in palestra ci sono movimenti che non puoi fare se hai una protesi. C’è stato un salto generazionale, però: le signore negano ancora l’evidenza, mentre le ventenni lo vivono come una borsa di Vuitton. Io? Ho una quarta naturale da quando avevo 16 anni».

 

http://societa.panorama.it/Chirurgia-estetica-Le-protesi-per-il-seno-50-anni-e-non-li-dimostrano

http://www.newtoncompton.com/upload/fileslibri/Panorama_978-88-541-3580-2_201245.pdf

 

LEGGEWEB – CNV. Training per professionisti del dott. Francesco Di Fant

 

“Gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie”

 

«Gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie» affermava Seneca.

In effetti, ancor prima della parola, l’essere umano ha codificato nei suoi geni un linguaggio ancestrale, che si esprime con la gestualità e le espressioni.

Nel corso dei secoli e con il progredire della civilizzazione, l’abilità umana di leggere i segni del corpo è servita sempre meno ed è andata progressivamente perdendosi, fino a essere dimenticata, quanto meno a livello conscio.

Tuttavia, noi continuiamo a comunicare con il corpo oltre che con le parole; ogni nostro gesto, movimento, volontario o meno, parla di noi e per noi, parla delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, delle nostre paure e speranze.

Il linguaggio del corpo è la più antica forma di comunicazione sociale, una risorsa per l’uomo così come lo sono la parola, l’acqua o la luce del sole.

Non possiamo negare la potenza comunicativa che il nostro corpo ha in sé e riscoprire questa potenzialità è un modo anche per riscoprire se stessi.

La Comunicazione Non Verbale (CNV) include, quindi, tutti quei segni che formano un messaggio senza l’ausilio delle parole; anzi, a volte, in contraddizione con esse, perché se le parole possono mentire, il linguaggio del corpo no.

 

    • preparare il teste all’udienza in maniera efficace
    • ottenere la fiducia del cliente anche nei momenti più difficili
    • chiedere la parcella in modo efficace
    • riconoscere le menzogne e i loro indizi
    • ottimizzare la gestione del proprio corpo come strumento attivo di comunicazione
    • saper motivare, coinvolgere e persuadere gli altri
I punti sopra elencati sono alcuni degli obiettivi raggiungibili attraverso il training (praticabile anche in inglese e spagnolo) proposto dal Dr. Francesco di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV) presso grandi aziende nazionali e internazionali.

e-mail: info@francescodifant.it

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/gli-uomini-credono-di-piu-ai-loro-occhi-che-alle-loro-orecchie-3384.html

 

LEGGEWEB n.7 – Il corpo che ascolta

 

Il corpo che ascolta

 

Nell’arte oratoria, per farsi realmente ascoltare e comprendere, è importante saper catturare l’attenzione altrui; un buon oratore dovrebbe saper capire se la platea a cui si sta rivolgendo lo stia seguendo nei suoi ragionamenti oppure si stia annoiando, questo per avere la possibilità di cambiare rotta e rendere il proprio discorso più interessante.

Considerando che, oltre a interagire con il giudice, un avvocato deve anche confrontarsi con i colleghi, nonché gestire, più o meno quotidianamente, eventuali collaboratori, risulta chiaro che riconoscere i segnali di ascolto di chi ci sta davanti può tornare utile più di una volta.

Dobbiamo innanzitutto riconoscere i segnali che indicano se c’è un reale ascolto delle nostre parole, spesso chi è interessato all’argomento si toccherà, o si sfiorerà, con la mano il mento o la guancia; in particolare, sfiorarsi il mento con l’indice o parte della mano è un segnale che è spesso associato al prendere tempo per riflettere.

Ci sono, poi, alcuni gesti che segnalano noia e disinteresse, e altri addirittura impazienza.

La noia ad esempio è visibile quando la testa viene sorretta dal braccio o dalla mano, il disinteresse spesso è accompagnato da uno sguardo con le palpebre leggermente abbassate o che ogni tanto si rivolge altrove (spesso “rifugiandosi” sull’orologio o sul cellulare).

Tra i segnali d’impazienza più frequenti possiamo notare il tamburellare, più o meno nervoso, delle mani o dei piedi che indica che il corpo del nostro ascoltatore si è attivato in maniera deciso e letteralmente “scalpita” per andare via; sperando (per chi parla) che sia solo a causa della macchina parcheggiata in doppia fila.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/il-corpo-che-ascolta-3366.html