Un ricordo per il mio amico Luca Svizzeretto

 

Ciao Luca, oggi era una splendida mattina piena di sole ed eravamo in tantissimi al tuo funerale, anche in un giorno lavorativo eravamo in molti lì a darti un saluto, un saluto che per me non è un addio ma un arrivederci, dove e quando non so, ma di sicuro è un arrivederci. C’erano tante sciapre della tua amata Inter sulla tua bara e molti sono entrati in chiesa addirittura con la maglietta della squadra.

Ti parlo come se fossi ancora qui, ancora tra noi, perchè lo sei, sei vivo nei nostri ricordi e nei nostri cuori e hai lasciato in me e in tanti altri una traccia indelebile del tuo passaggio su questa terra infame che poco dà e tanto toglie.

Eri un mio compagno sin dai tempi d’infanzia e sin da bambini, tra i banchi di scuola abbiamo stretto un legame forte, più forte della morte stessa, forse anche più forte della terribile malattia che ti ha portato via troppo presto. Sin da piccolo hai dimostrato la tua tempra, eri un combattente allora e lo sei sempre stato. Eri diverso da tutti gli altri, avevi una grande forza interiore e non ti importava chi ti prendeva in giro o ti voleva far sentire inferiore col tuo corpo minuto, a te importava solo avere i tuoi amici accanto e i tuoi sogni nel cuore.

Mi ricordo che ti ho spesso difeso da piccoli e grandi soprusi e oggi che non ci sei più mi verrebbe voglia di tornare a scuola per dare qualche spintone in più a quegli stupidi ragazzi che ti prendevano in giro con cattiveria, qualche volta ti prendevo in giro anche io, lo ammetto, ma con la leggerezza che si addice ai giochi tra amici, sempre nel massimo rispetto della persona e della amicizia.

La vita scorre e, come l’acqua di un fiume, gli anni sono passati in fretta, troppo in fretta. Ognuno convinto che le cose, in fondo, rimangano sempre dove sono e con l’idea che c’è sempre tempo per fare tutto e per incontrarsi di nuovo. Forse eravamo troppo impegnati a trovare una nostra strada nel mondo o a capire chi fossimo e cosa davvero volessimo dalla vita. Sei stato tu a chiamarmi qualche anno fa per un’intervista, quando ti dissi che ero molto contento di rivederti dopo anni ero sincero, non era la solita frase di circostanza che si suole dire.

In fondo non ti sei mai dimenticato di me e io non mi sono dimenticato di te, hai creduto nel mio lavoro e ti sei interessato a me, facendomi entrare nel mondo della radio, nel tuo mondo, prima a Nuova Spazio Radio e poi a Radio Rock con Paolo Di Censo e Antonio Romano, di questo ti ringrazio ora e per sempre. Non ti sei mai dimenticato degli amici, neanche quando gli amici si dimenticavano di te. Ci siamo rivisti per un po’ di tempo, troppo poco se ci ripenso ora.

Se tu fossi qui adesso potresti vedere sui giornali, sui siti e sui social network l’affetto che le persone provavano per te, anche quelli che ti conoscevano poco o solo per lavoro. Hai davvero lasciato un segno nel mondo della radio, del calcio e della critica cinematografica con la tua forza e la tua schiettezza che a volte dava fastidio a qualcuno che la pensava diversamente da te, che hai sempre fatto del dialogo e del confronto un tuo cavallo di battaglia

La tua tenacia mi ha sempre colpito, come sicuramente sai c’è un detto che dice “non importa quante volte cadi, quello che importa è che ti rialzi una volta di più”; ecco, tu eri davvero un combattente e non ti sei mai accontentato della vita che gli altri ti volevano vendere, magari una vita grigia e insignificante dietro una scrivania, non ti ci vedevo proprio, neanche tu ti ci vedevi e per questo hai sempre cercato di costruire il tuo percorso piuttosto che seguire quello tracciato da altri. Posso dire che tu hai vissuto appieno la tua vita, non sopravvivevi come vedo fare a molti altri, tu vivevi per davvero, hai sempre portato avanti i tuoi sogni e i tuoi progetti per farli diventare realtà, non ti sei mai arreso. Hai cercato la tua strada in un mondo difficle e ingrato come quello del giornalismo e non ti sei piegato neanche quando gli altri ti mettevano i bastoni fra le ruote per invidie, gelosie e futili brame di potere di malelingue pronte a gettare fango addosso agli altri per un briciolo di notorietà in più.

Avresti potuto scegliere di diventare una iena e un parassita come tanti altri che popolano questo mondo, e invece sei rimasto fedele a te stesso e ai tuoi ideali, ai tuoi valori, ogni giorno sceglievi di fare la cosa giusta e di essere una persona degna di stare al mondo. La tua dignità ci possa essere sempre d’esempio e da guida nelle nostre scelte quotidiane, grandi o piccole che siano. Hai sempre avuto un grande cuore e una buona parola per chi ti stava vicino, la tua grandezza era nella tua umanità.

Mi ricordo tante cose di te, di noi, ricordo ancora esattamente i film che vedevamo insieme, i giochi di ruolo e sul computer a cui giocavamo, il nostro amore per la letteratura di fantascienza e il Cyberpunk, le feste di compleanno da bambini di cui custodisco gelosamente le foto, le numerose estati passate insieme con Gianluca nella piscina del nostro caro amico Andrea, le nostre gite al luna park, ormai abbandonato, del Luneur, i mille progetti e le mille fantasie adolescenziali che ci animavano e che ci facevano sentire più grandi e più forti, ricchi di quell’immaginazione che solo gli utopisti e i grandi sognatori possono avere. Mi ricordo che da piccolo volevi diventare uno scrittore, da grande hai anche iniziato a scrivere un libro, purtroppo non hai avuto abbastanza tempo per finirlo, il tempo era improvvisamente diventato un tuo nemico.

Il tuo ricordo non si spegnerà mai nei nostri cuori, eri un sognatore e un’idealista e anche per questo eri e rimani una grande persona. Continuerò a sognare anche per te mio caro amico, non lascerò che il tempo e le distanze umane o sovrumane ci dividano ancora una volta.

Ti immagino lassù, in un cielo limpido e azzurro sopra le nuvole che guardi film con occhio critico, commentando partite di calcio con la tua sempreverde passione, chissà se in uno di questi schermi guardi anche noi, col tuo sorriso sincero e con qualche critica (costruttiva) da farci. Se ti viene in mente qualcosa per migliorare il nostro film, mio caro amico, sono ben lieto di sentire i tuoi suggerimenti, anche se purtroppo non possiamo cambiare la fine di questo ultima brutta storia che ti ha visto protagonista.

Ti voglio salutare con infinita amicizia e stima per te, un piccolo grande uomo apparso su una terra troppo arida per darti il giusto merito e il giusto rispetto, se esite un’altra vita spero di incontrarti lì, magari allo stesso modo, tra i banchi di scuola mi avvicinerei a te e ti direi “Ciao, sono Francesco” e tu mi risponderesti con un timido sorriso “Ciao, sono Luca”.

Buon viaggio mio caro amico fraterno, ovunque tu sia.

 

Francesco Di Fant

 

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2016/09/29/news/e_morto_luca_svizzeretto-148746207/

http://www.giornalettismo.com/archives/2168521/luca-svizzeretto-morto/

 

Perchè ci guardiamo intorno?

 

Eccoci a una festa, siamo assorti in una piacevole conversazione con altre persone quando una di queste comincia a guardarsi intorno, come se stesse cercando qualcuno o qualcosa con lo sguardo.

A volte la persona in questione sta effettivamente osservando per vedere se una persona attesa sia arrivata o meno; ma, molto più spesso, questo segnale del corpo ci porta a credere che il nostro interlocutore stia letteralmente cercando una via di fuga.

Sicuramente questo atteggiamento indica poca attenzione e interesse nei nostri confronti (o riguardo al tema di cui stiamo parlando), ma è interessante notare che quasi tutti adottano questa sottile tecnica di fuga (perlomeno mentale) in maniera inconsapevole. Se fate caso al vostro linguaggio del corpo noterete che in presenza di una persona logorroica, poco gradita o nel mezzo di un argomento che non ci interessa tendiamo automaticamente a cercare intorno a noi altri punti d’interesse che, a livello psicologico, sono considerati delle vere e proprie scappatoie (quanto è vero che è più interessante riordinare i calzini nei cassetti piuttosto che parlare con alcune persone…).

Un esempio molto pratico di questo atteggiamento è l’addestramento che agenzie governative come fbi e cia adottano con i propri agenti segreti (come in film famosi come The Bourne Identity e Ronin) per analizzare e cercare istintivamente tutte le possibili vie di fuga in un ambiente in caso di necessità (spesso la necessità per un agente segreto coincide con la propria sopravvivenza).

Ovviamente nel caso sopracitato in cui stiamo facendo due chiacchiere a una festa, l’urgenza non è quella di salvarsi la pelle ma perlomeno di salvare il nostro cervello (almeno dalla noia) con una distrazione automatica verso altri oggetti presenti nell’ambiente che ci circonda.

A volte, invece, potrebbe essere un vezzo della persona, ovvero un modo di fare abbastanza frequente che ripropone quasi in tutte le situazioni; al di là di quello che possiamo dire o fare, queste persone tenderanno naturalmente a guardarsi spesso intorno. In linea di massima può indicare due cose: un eccessivo movimento oculare può essere indizio di tensione ed eventualmente di paura; senza arrivare a definire paranoiche queste persone, il fatto di muovere continuamente gli occhi rientra nella spiegazione data in precedenza, che evidenzia il fatto di cercare vie di fuga e di vedere se è presente qualcuno che non si gradirebbe incontrare.

Un’altra interpretazione può essere quella di avere di fronte a noi una persona che ha i pensieri più mobili di altri individui, ossia non riesce a soffermare la propria attenzione su un pensiero fisso e ha bisogno di spaziare tra differenti idee. In entrambi i casi è evidente che il significato dei movimenti oculari non è da ricondurre a qualche evento particolare intorno a noi o a qualche atto di cui ci possiamo sentire, in qualche modo, responsabili.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Linguaggio del Corpo (ma non avete mai osato chiedere) – COACHMAG n.28

– ovvero come sfatare i luoghi comuni errati nel Linguaggio del Corpo –

 

Quante volte avete letto un articolo sul Linguaggio del Corpo scoprendo consigli per osservare il movimento altrui e comprenderne emozioni e intenzioni? A volte la disciplina del Linguaggio del Corpo (o Comunicazione Non Verbale) non viene trattata e approfondita con il rigore e la scientificità necessaria per un corpus di studi che comprende nozioni di biologia, etologia, neuroscienze, psicologia, sociologia e comunicazione (solo per citare le principali scienze e discipline prese in considerazione).
A volte si leggono nozioni sul Linguaggio del Corpo che non sempre risultano corrette o, nel migliore dei casi, applicabili in tutte le situazioni comunicative. Andiamo quindi a sfatare tali luoghi comuni errati che vengono proposti con più frequenza negli articoli di varie riviste.

 

GESTI DI CHIUSURA:
Il primo luogo comune da sfatare è quello per cui chi tiene le braccia incrociate segnala sempre chisura rispetto agli altri, questo può essere vero ma non sempre. Le braccia vengono messe in posizione incorciata anche per riposare, in particolare quando la postura del corpo è rilassata e il bacino è leggermente spostato in avanti a reggere il peso delle braccia.

 

MANI E MANIPOLATORI:
Un altro segnale del corpo che viene spesso spacciato come universale è quello dei gesti manipolatori. L’azione di auto-contatto del corpo (toccarsi il viso, un braccio, la nuca, ecc.) viene spesso indicata come sinonimo di tensione e disagio e viene spesso citata come indizio di menzogna. Questo è vero solo in parte, infatti i gesti manipolatori possono anche essere presenti in altre situazioni, come in momenti di noia, di estremo agio e come forma di auto-carezza quando si è da soli.
Un’altra indicazione scorretta è quella per cui chi mette le mani dietro la schiena ha qualcosa da nascondere o mostra scarsa disponibilità alla comunicazione, tale gesto infatti può anche indicare rispetto verso l’altro (es. gerachie formali o informali, come nell’esercito o nel rapporto maestro-alunno) o venire usato per assumere una postura composta in particolari situazioni formali (es. cerimonie, riti di vario genere).

 

CONTATTO FISICO:
Altre indicazioni scorrette che sono spesso presenti nella divulgazione di basso livello sono relative al contatto fisico. Viene spesso detto che una persona che cerca il contatto fisico con l’altro dimostri sicurezza e apertura comunicativa, questo però non è sempre vero. Una persona che tocca continuamente il suo interlocutore dimostra spesso insicurezza, in questo caso il contatto diventa una incessante richiesta di attenzione nei propri confronti; è tipico il caso delle persone che mentre parlano tengono l’avambraccio altrui con una mano, come se avessero paura che l’altro si allontani. Lo stesso vale per le strette di mano forti e prolungate, interpretate spesso come sinonimo di fiducia e apertura rispetto alle strette di mano deboli e brevi. Una stretta eccessivamente volitiva e prolungata potrebbe, al contrario, essere indice di una certa aggressività e della volontà di controllare e dominare gli altri.

 

SGUARDO E MENZOGNA:
Un altro luogo comune molto diffuso è quello secondo cui chi ci sta mentendo tende ad abbassare lo sguardo o comunque a evitare lo sguardo altrui. Questo può essere corretto ma non sempre, infatti molte persone preferiscono fissare l’interlocutore quando mentono per poter controllare meglio le reazioni dell’altro rispetto all’inganno perpetrato.

 

SORRISI SINCERI:
L’ultima indicazione sul Linguaggio del Corpo da correggere è legata al sorriso. Viene spesso detto che per riconoscere un sorriso basta osservare la posizione degli angoli delle labbra che devono essere rivolti all’esterno e verso l’alto. In realtà questo vale per il cosiddetto sorriso “sociale” ovvero quello usato con frequenza verso sconosciuti o conoscenti. Per riconoscere un sorriso sincero, che implichi anche un’emozione positiva, è importante osservare la parte alta nel viso, in particolare la zona degli occhi. Un sorriso sincero di vera gioia si riconosce da due elementi: la formazione di rughe al lato degli occhi (le cosiddette “zampe di gallina”) e l’innalzamento del muscolo zigomatico, che spinge lo zigomo in alto occludendo parzialmente la parte inferiore dell’occhio.

Spero di aver fatto luce su alcuni segnali del Linguaggio del Corpo e di aver stimolato la vostra curiosità per questa moderna e affascinante disciplina, utile sia per riconoscere le emozioni e gli stati d’animo altrui sia per comunicare attivamente ed efficamente con il nostro corpo.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.28, Anno 7, Luglio 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it