David Matsumoto’s blog: Common Misconceptions about Microexpressions Part 1

 

August 28th 2017

Think you know everything about microexpressions? Take a look at our list of common microexpression misconceptions:

1) Seeing a microexpression automatically means that a person is lying

Microexpressions occur when people are trying to conceal their emotions, most often in high stakes situations. When you see a microexpression, don’t automatically assume that the person who gave off the micro is lying. The first thing you need to do is establish a baseline: ask yourself what the person’s normal behavior is.

If you indeed notice a hot spot (where their verbal actions contradicts their nonverbal actions), you need to stop and ask more questions. Don’t automatically assume that what they are saying is a lie.

2) Microexpressions include the following:

• Rate that the person is blinking
• The direction their eyes are moving
• Restlessness
• Heavy breathing

All of the above actions are great examples of nonverbal behavior which may be indicative that someone is lying, but are not microexpressions. While microexpressions are one type of nonverbal behavior that occurs on the face, they do not involve how frequently a person blinks or how heavy their breathing is.

Microexpressions commonly represent the seven basic emotions: happiness, fear, sadness, anger, contempt, disgust and surprise. They occur as fast as 1/25 of a second and are classified by the speed at which the expression occurs on a person’s face.

3) Only “Truth Wizards” can see microexpressions

These “truth wizards” that were discovered by Maureen O’Sullivan during her Wizards Project were a select group of people that were particularly good at detecting deception. You don’t have to be a wizard to see microexpressions. Anyone can learn to see microexpressions, especially if they get the proper training.

4) Microexpressions were discovered recently

Despite the show Lie to Me that aired on FOX, microexpressions were first discovered by Haggard and Isaacs over 40 years ago. They published a report on these expressions, which they called “micromomentary” expressions in 1966. The article they wrote was entitled Micro-momentary facial expressions as indicators of ego mechanisms in psychotherapy. Many subsequent studies have been conducted based on the research by Haggard and Isaacs, but the discovery of microexpressions should be attributed to them.

For more on the history behind microexpressions, take a look at this article

 

Common Misconceptions about Microexpressions Part 1

 

Linguaggio del Corpo: gli errori da evitare nel Coaching – COACHMAG n.31

 

Emozioni, sentimenti e stati d’animo sono rivelabili dalle espressioni facciali e dal comportamento gestuale, riuscire a leggerli in tempo e gestirli è importante per assicurare una buona riuscita di una sessione di Coaching.

Un Coach che miri a far bene il proprio lavoro e a mantenere una relazione di qualità col proprio Coachee dovrebbe saper gestire il proprio Linguaggio del Corpo e riuscire a leggere efficacemente quello altrui.

Per raggiungere l’eccellenza si dovrebbero evitare alcuni errori comuni. Uno dei primi in cui solitamente si incorre è quello di pensare che la Comunicazione Non Verbale sia sempre efficace al 100%. La CNV, pur essendo uno strumento potente, non è una bacchetta magica; migliora la comunicazione ma non è detto che ci garantisca il risultato prefissato senza opportune precauzioni e la capacità di comprendere il contesto comunicativo. Ci sono due categorie di errori che si possono commettere nell’uso della Comunicazione Non Verbale: quelli in cui si incorre nell’applicazione attiva del linguaggio del corpo e quelli che ricadono nell’osservazione della CNV altrui.

 

USARE ATTIVAMENTE LA CNV:

Durante una sessione di Coaching si usa spesso il corpo come strumento di comunicazione attiva con il Coachee. Un errore comune è quello di non prestare adeguata attenzione all’uso del Linguaggio Paraverbale, questo avviene quando si pone troppa attenzione nella gestione e nel controllo dei movimenti e dei gesti effettuati col proprio corpo, in questo caso l’uso corretto della voce come strumento comunicativo di valore può passare in secondo piano.

Ad esempio si può usare un tono di voce troppo alto per far arrivare i nostri messaggi, oppure può capitare di parlare troppo in fretta per timore che il tempo di una sessione non basti a raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo caso è bene rendersi conto quanto prima di questo tipo di errori e riallineare il proprio strumento vocale a favore del Coachee, permettendogli di seguirvi al meglio anche attraverso l’uso della vostra voce.

Un altro errore tipico è quello di non differenziare il proprio Linguaggio del Corpo per adeguarlo allo stile comunicativo del Coachee. Il proprio stile comunicativo e, di conseguenza, la propria Comunicazione Non Verbale dovrebbero essere flessibili e capaci di adeguarsi alla situazione comunicativa e alle persone che abbiamo di fronte.

Senza questa flessibilità ci si muove e si gesticola in maniera prefissata prestando poca attenzione a elementi che dovrebbero aiutare nell’allineamento della comunicazione come il Mirroring (verbale, paravebrale e non verbale), una corretta alternanza di gesti circolari (inclusivi) e lineari (direttivi) e un’attenta verifica dell’impatto della nostra comunicazione e del feedback che si riceve da parte del Coachee.

 

OSSERVARE LA CNV ALTRUI:

L’altra categoria di errori da evitare nel Linguaggio del Corpo avviene durante l’osservazione della Comunicazione Non Verbale altrui. In questo caso esistono tre diversi errori d’interpretazione piuttosto comuni: l’effetto Brokaw, l’effetto Otello e l’effetto Pigmalione.

L’EFFETTO BROKAW

L’effetto Brokaw consiste nel voler riconoscere l’intenzione dietro il comportamento altrui basandosi su alcuni parametri fissi e rigidi; senza tenere in alcuna considerazione il contesto, le caratteristiche individuali dell’altra persona e altri possibili fattori (sociali, ambientali, culturali).

L’EFFETTO OTELLO

L’effetto Otello si verifica quando un’analisi parziale o incompleta di alcuni elementi si sposa con un pregiudizio negativo, arrivando così a una conclusione errata. Tale effetto prende il nome dal protagonista della omonima tragedia di Shakespeare, il quale uccide l’amata Desdemona accecato dalla gelosia e dal pregiudizio, confondendo la paura di non essere creduta di Desdemona con la paura legata alla menzogna.

L’EFFETTO PIGMALIONE

L’effetto Pigmalione, infine, avviene quando un pregiudizio positivo ci porta a distorcere la realtà delle cose, creando degli effetti controproducenti nella relazione tra le persone. E’ esattamente l’opposto dell’effetto Otello, in questo caso si tende a essere troppo buoni con il soggetto osservato e si attivano dei filtri logici e percettivi che spingono a giustificare eccessivamente l’altro o a fingere di non vedere eventuali atteggiamenti negativi.

Se vi capita di incappare in qualcuno degli errori fin qui illustrati, non preoccupatevi troppo. Con la giusta dose di attenzione e di pazienza tutti possiamo migliorare; infatti gli errori possono aiutarci a crescere e a perfezionarci giorno dopo giorno.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.31, Anno 8, Gennaio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it