Emozioni di base e differenze culturali – David Matsumoto

 

16 novembre 2017

Nonostante la natura universale di molte espressioni, è abbastanza chiaro che esistono differenze culturali, ma perché?

Sarebbe certamente semplicistico pensare che tutte le espressioni emotive siano esattamente le stesse in tutto il mondo, nonostante l’esistenza di espressioni emotive di base comuni a tutte le culture. In effetti, un importante studio del 2015 ha cercato di tracciare lo sviluppo di espressioni diverse basate su tendenze storiche e culturali. Questo studio ha rilevato che i modelli di migrazione storica erano potenti fattori esplicativi per gli atteggiamenti culturali verso le espressioni emotive.

Abbiamo scritto in precedenza sulla base evolutiva delle emozioni di base come teorizzato da Charles Darwin stesso. Il nostro modo fondamentale di interagire con il mondo ha aiutato a sviluppare alcune connessioni tra espressione ed emozione, come il restringimento degli occhi quando si percepisce qualcosa di disgustoso.

Ciò ha portato una squadra di studiosi, tra cui il Dott. David Matsumoto di Humintell, a seguire gli schemi di migrazione storica nelle diverse culture come spiegazione per il differenziamento delle espressioni emotive.

Essenzialmente, hanno categorizzato numerose nazioni in base alla misura in cui la popolazione attuale di ciascun paese discende da una varietà o da un piccolo numero di “paesi di origine”.

Hanno scoperto che le diverse popolazioni di origine, che hanno chiamato “eterogeneità storica”, rappresentavano variazioni nelle norme dell’espressività emotiva. Per esempio, nazioni storicamente diverse come il Canada hanno visto espressioni più varie e una maggiore dipendenza dal comportamento non verbale per trasmettere le differenze individuali.

D’altra parte, nazioni più omogenee, come il Pakistan o l’Austria, osservavano pratiche più predefinite per guidare le aspettative emotive. Sulla base di queste norme, le regole di etichetta e l’uso del linguaggio consentivano espressioni più prevedibili.

Gli autori dello studio hanno anche cercato di tracciare più specificamente lo sviluppo dell’uso dei sorrisi. Mentre un sorriso di gioia è una delle emozioni di base, la particolare espressione del sorriso viene impiegata in modi diversi, tali da fornire una ricompensa emotiva, mantenere legami sociali o negoziare lo status.

Dopo aver studiato l’uso dei sorrisi in nazioni omogenee, come il Giappone, hanno concluso che il sorriso era usato raramente per negoziare lo status dato che le gerarchie sono fisse in quelle nazioni. Invece, spesso sottolinea delle trasgressioni o degli sforzi designati per mantenere lo status esistente.

Al contrario, le nazioni eterogenee avevano strutture e gerarchie sociali meno prevedibili, quindi i sorrisi venivano spesso utilizzati per chiarire le intenzioni positive, come il desiderio di condividere le risorse.

Tutto ciò evidenzia ciò che abbiamo detto la settimana scorsa su come leggere meglio le persone può aiutare a facilitare la comunicazione interculturale. Gli autori dello studio hanno sottolineato l’importanza di questa ricerca nel promuovere l’interazione umana dato il vasto contatto interculturale che viviamo in una società globalizzata.

Può essere impegnativo cercare di mantenere sia l’universalità delle espressioni che le diverse circostanze in cui queste emozioni sono applicate direttamente. Qui trovi alcuni blog precedenti per ulteriori informazioni!

 

Basic Emotions and Cultural Differences

 

Le dimissioni di Tavecchio: il Linguaggio del Corpo

 

Abbiamo fatto analizzare la conferenza di Carlo Tavecchio a un esperto di linguaggio del corpo

20 nov 2017
Scritto da: Federico Ciapparoni

 

La notizia sportiva del giorno è senza ombra di dubbio quella relativa alle dimissioni da presidente della FIGC da parte di Carlo Tavecchio. A 5 giorni dall’esonero del colpevole numero uno della mancata qualificazione ai prossimi Mondiali di Russia, ovvero l’ormai ex CT della Nazionale Gian Piero Ventura, il presidente della Federcalcio si è dimesso.

Il calcio italiano, a questo punto, vive un momento di crisi profonda. Il presidente del CONI Malagò ha annunciato proprio oggi che con ogni probabilità si andrà verso un commissariamento della FIGC.

Il momento buio deve servire a tutto il movimento sportivo italiano per riflettere sul percorso che si vuole intraprendere per i prossimi anni. Intanto, quel che è certo, è che in meno di 7 giorni l’Italia calcistica si è liberata di due personaggi, Ventura e Tavecchio, che insieme contavano 140 anni.

Un’esperienza, chiamiamola così, che è emersa anche nella gestione comunicativa di questo momento, con i due personaggi coinvolti pronti a nascondersi dietro frasi di circostanza e musi lunghi.

Oggi, però, la svolta.

Carlo Tavecchio ha annunciato le proprie dimissioni e ha subito indetto una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo addio.

Visto che il web si è gettato a capofitto nel criticare la veridicità dei sentimenti e delle parole del 74enne di Ponte Lambro, abbiamo deciso di far visionare la conferenza a Francesco Di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV), per farci dare la sua opinione su quanto detto (ma soprattutto non detto) dal dirigente sportivo.

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che analizza tutti quegli elementi dello scambio comunicativo che non riguardano il livello semantico del messaggio, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra gli interlocutori. Toni, movimenti del corpo, sguardi possono talvolta dire molto di più delle parole.

Ecco la sua analisi.

All’inizio della conferenza Tavecchio appare fermo e tranquillo, inizia a parlare con voce pacata e scandita alzando il tono e il volume delle “parole chiave” per aumentare l’enfasi; porta il busto in avanti e guarda tutti i giornalisti in sala alternando il contatto visivo, mostrando così la sua volontà di esprimere un messaggio chiaro e deciso.

Questa sua fermezza calma e il sentimento di orgoglio del suo operato, messo in evidenza dal mento alzato in alcuni momenti, lasciano però velocemente il posto a un enfasi che sfocia in comportamenti non verbali rabbiosi, e non solo, in una escalation che sarà intervallata da pochi momenti di “riposo”.

Che sia una situazione scomoda per Tavecchio appare evidente anche da alcuni gesti che denotano disagio, spesso tiene una o entrambe le mani poggiate sul tavolo quasi ad “ancorarsi” fisicamente e psicologicamente a un oggetto stabile per mantenersi ben saldo in un momento di “burrasca”. Inoltre quando comincia a parlare di argomenti inerenti alle sue responsabilità sposta leggermente il busto indietro, quasi a voler simbolicamente prendere le distanze dal tema.

In alcuni momenti viene anche fuori il disgusto per quanto accaduto a livello politico e organizzativo, con la bocca con le labbra arcuate verso il basso e il labbro superiore rialzato, ed esprime anche la sua personale emozione, in particolare con il gesto di mettersi la mano sul cuore a simboleggiare il suo grande coinvolgimento personale nelle questioni della nazionale.

La rabbia di Tavecchio comincia a prendere forma dopo i primissimi minuti della conferenza ed è ben visibile da numerosi suoi comportamenti non verbali: il suo sguardo arrabbiato e tagliente, la voce alta e le parole pronunciate con maggior velocità, la gestualità animata (muove vistosamente il dito indice e usa la mano “a taglio”, segnali di fermezza e di accusa, alternandoli al gesto di “precisione”, con indice e pollice uniti che formano il gesto dell’OK, usato per mettere ben in chiaro i suoi concetti agli ascoltatori).

A metà intervista, nel culmine del suo sfogo, arriva addirittura a sbattere rumorosamente la mano sul tavolo sfogando fisicamente il suo disappunto su un oggetto.

In definitiva possiamo dire che il discusso ex-presidente ha approcciato la conferenza con piglio energico e volitivo, scivolando però presto in una deriva rabbiosa che è probabilmente dovuta alla valanga di critiche e alle forti pressioni subite negli ultimi giorni dopo la clamorosa esclusione della nazionale dai prossimi mondiali.

 

http://calciatoribrutti.com/it/abbiamo-fatto-analizzare-la-conferenza-di-carlo-tavecchio-un-esperto-di-linguaggio-del-corpo

 

 

RADIO ROCK – il Linguaggio del Corpo di Ozzy Osbourne (10-11-2017)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Matteo Catizone su RADIOROCK 106.600 per analizzare la gestualità di Ozzy Osbourne e dello speaker Emiliano Carli (10 novembre 2017).

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MASTER PROFESSIONALE IN COOPERAZIONE ECONOMICA E SICUREZZA INTERNAZIONALE (C.E.S.I.)

 

La cooperazione economica e la sicurezza internazionale ricoprono ormai un ruolo sempre più centrale per comprendere i cambiamenti negli scenari internazionali. Queste premesse giustificano la realizzazione di un master professionale per la formazione di esperti in questo settore, con specifiche competenze, destinati ad operare con funzioni di orientamento, progettazione e ricerca nel settore pubblico, nel privato e nel terzo settore, negli ambiti di competenza delle relazioni e della sicurezza internazionali.

Il Master professionale in Cooperazione Economica e Sicurezza Internazionale è promosso dalla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “S. Domenico”, istituita con Decreto Direttoriale del M.I.U.R. n. 260 del 24 ottobre 2012, e abilitata al rilascio di titoli equipollenti, a tutti gli effetti al Diploma di Laurea Triennale in Scienza della Mediazione Linguistica rilasciata dalle Università indirizzo Management e Sviluppo del territorio (www.ssmlsandomenico.it), dalla International Campus, ente di formazione accreditato nella Regione Lazio per l’orientamento e la formazione superiore e continua, (www.internationalcampus.it) dall’ICEPS, Istituto per la Cooperazione Economica Internazionale e i Problemi dello Sviluppo, nato nel 1966 come libera associazione senza scopo di lucro, costituita tra esponenti del mondo politico, culturale ed imprenditoriale e che dal 1995 ha ottenuto lo status di Ente Internazionalistico presso il Ministero Italiano degli Affari Esteri (Legge 948/82), (www.iceps.it), NGO in stato consultivo permanente presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, Ente Morale D.P.R. 25-1-1973 n. 1095, da PRP Channel, testata giornalistica multilingue “indipendente” che si occupa di attualità, politica interna ed estera, di economia, del mondo del lavoro, dell’industria e della cultura, arte e spettacolo. (www.prpchannel.com).

Il master prevede seminari a cui prenderanno parte esperti di settore, italiani e stranieri, che metteranno a disposizione le proprie competenze culturali e scientifiche, oltre alle esperienze acquisite sul campo.

La lingua principale di erogazione delle lezioni è l’italiano. Sono previste lezioni e moduli in lingua inglese.

Sono state previste borse di studio per le aziende associate.

Qui trovate il file completo con il programma e le modalità d’iscrizione.

 

Modalità di iscrizione:

È possibile accedere al Master professionale in Cooperazione Economica e Sicurezza Internazionale per l’A.A. 2017/2018, ai possessori dei requisiti d’accesso previsti per i destinatari, tramite candidatura, che verrà valutata dal Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.), che potrà decidere in deroga di ammettere anche candidati diplomati con quinquennale esperienza continuativa, comprovata e documentata in organizzazioni operanti nel settore, a seguito di colloquio selettivo. La conformità del percorso formativo degli studenti in possesso di un diploma straniero riconosciuto come equipollente a quello italiano, verrà valutato dal C.T.S.

I candidati sono invitati ad inviare il proprio curriculum vitae, contenente il soddisfacimento dei requisiti richiesti (riportati in destinatari), entro il 15 dicembre 2017 al seguente indirizzo email :
info@ssmlsandomenico.it (referente Prof. Gregorio Perillo, coordinatore del progetto)

 

http://www.ssmlsandomenico.it/2017/10/17/master-professionale-cooperazione-economica-sicurezza-internazionale-c-s/

http://www.iceps.it/component/content/article/80-master-professionale-in-cooperazione-economica-e-sicurezza-internazionale-cesi-.html

 

Così il cervello riconosce la melodia delle parole

 

Redazione ANSA – 28 agosto 2017

Individuati i neuroni che afferrano significati ed emozioni.

 

Il cervello sa riconoscere la ‘melodia’ del linguaggio grazie a neuroni che si accendono in risposta all’intonazione con cui vengono pronunciate le parole, permettendo cosi’ di interpretare il significato delle frasi e le emozioni che esprimono. Il risultato e’ pubblicato sulla rivista Science dai neuroscienziati dell’Università della California a San Francisco.

I cambiamenti dell’intonazione della voce durante un discorso sono fondamentali per la buona riuscita della comunicazione. Questo vale soprattutto per le lingue tonali come il cinese mandarino, dove l’intonazione può cambiare radicalmente il significato delle singole parole, ma vale anche per le altre lingue, dove la stessa frase può arrivare ad assumere valenze molto diverse. Pensiamo ad esempio alla frase ‘a Sara piacciono le arance’: può essere pronunciata con un’intonazione discendente, come un’affermazione, oppure in crescendo, come una domanda.

Per capire come reagisce il nostro cervello in questi casi, i ricercatori statunitensi hanno monitorato l’attività cerebrale di dieci persone epilettiche cui erano stati impiantati degli elettrodi per localizzare con precisione il focolaio delle crisi in vista dell’intervento neurochirurgico. Durante il monitoraggio, ai pazienti sono state fatte ascoltare diverse frasi pronunciate da una voce sintetica, a volte maschile e a volte femminile, che assumeva diverse intonazioni.

La registrazione dell’attività elettrica del cervello ha cosi’ permesso di individuare un particolare gruppo di neuroni (in una regione della corteccia uditiva chiamata ‘giro temporale superiore’) che si accendono in risposta alle variazioni dell’intonazione della voce, indipendentemente dal contenuto della frase.

Usando un algoritmo che riproduce questo meccanismo nervoso, i ricercatori sono riusciti a prevedere la risposta dei neuroni dei pazienti all’ascolto di centinaia di frasi pronunciate da diversi speaker, evidenziando cosi’ che i neuroni dell’intonazione sono sensibili alle variazioni della voce che si hanno istante per istante.

 

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2017/08/28/cosi-il-cervello-riconosce-la-melodia-delle-parole-_cb71da05-c14a-4fab-98c9-6b7b33c40261.html