Mani dietro la schiena – Copia Originale

 

Tenere le mani dietro la schiena è un comportamento che può comunicare atteggiamenti differenti; la prima impressione che si ha di chi nasconde le mani dietro la schiena è che stia occultando un oggetto, forse addirittura un’arma. A volte, in effetti, questo gesto può segnalare un tentativo di inganno o di menzogna.

Al contrario delle comuni credenze, però, stare con le mani e le braccia dietro la schiena di solito è un segnale di schiettezza, chi mette le mani dietro la schiena mostra, in realtà, di non avere timore. Infatti, le braccia sono considerate il primo strumento di difesa del nostro corpo, ci basti pensare all’automatismo che ci porta a mettere letteralmente le mani avanti quando, ad esempio, ci capita di inciampare. Anche in caso di un vero e proprio scontro fisico sono i nostri arti superiori a essere chiamati all’azione.

Esistono anche alcune posture che includono le mani dietro la schiena, comunicando l’idea di rispetto o sottomissione, basti pensare a un ragazzo che subisce una ramanzina da un professore, tenendo la testa bassa e le mani giunte dietro la schiena; oppure la classica postura militare quando si riferisce di fronte a un superiore tenendo la testa dritta, il petto in fuori e le mani dietro la schiena.

Il gesto opposto al nascondere le mani dietro la schiena è quello di mostrare i palmi delle mani all’interlocutore, in questo modo ci si porge all’altro letteralmente “a mani nude” rassicurandolo sul fatto che non ci sia nulla da temere.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/mani-dietro-la-schiena

Sistemi Rappresentazionali e CNV: il metodo “VAK” – Copia Originale

 

In alcuni articoli precedenti abbiamo parlato di Mirroring (https://www.copiaoriginale.it/post/mirroring-rispecchiare-altro/) e di Rapport (https://www.copiaoriginale.it/post/creare-rapport-laltro-2/) per entrare in empatia e comunicare con gli altri in modo efficace; è possibile applicare tale tecniche in maniera più precisa unendo a esse la conoscenza dei sistemi rappresentazionali (VAK).

I sistemi di rappresentazione sensoriali (o stili di apprendimento) si riferiscono ai processi sensoriali che regolano il comportamento. Tutti noi interpretiamo la realtà e ci esprimiamo usando i cinque sensi: l’utilizzo di un particolare senso dominante definisce il nostro stile di apprendimento come Visivo (V), Auditivo (A) e Cinestesico (K).

  • I Visivi (V) pensano e si esprimono per immagini, sono dinamici, parlano e si muovono rapidamente con un respiro veloce, usano molto contatto visivo. Hanno una gestualità veloce e ampia, guardano spesso in alto.
  • Gli Auditivi (A) preferiscono suoni e parole, si focalizzano sulla logica e sui concetti, a volte girano la testa di lato per ascoltare meglio. Parlano in maniera sciolta e melodiosa scegliendo attentamente le parole, respirano regolarmente e spesso guardano di lato o in basso a sinistra (dialogo interno).
  • I Cinestesici (K) utilizzano principalmente gli altri tre sensi (tatto, gusto e olfatto) e sono focalizzati su emozioni e sensazioni. Si muovono e respirano lentamente, parlano con ritmo lento e volume basso.
    Gesticolano poco e utilizzano poco il contatto visivo, spesso guardano in basso a destra (memoria cinestesica) e utilizzano il contatto fisico con gli altri o rivolto verso oggetti o se stessi.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/sistemi-rappresentazionali-cnv-metodo-vak/

Perché si tengono gli occhi socchiusi? – Copia Originale

 

Osservando il Linguaggio del Corpo altri si può notare che ogni tanto si tende a stringere gli occhi e a tenerli socchiusi. Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa.

Un altro aspetto interessante di questo atteggiamento è relativo all’espressione dei sentimenti, chi tiene spesso gli occhi stretti potrebbe avere difficoltà a esprimere i sentimenti più profondi. Gli occhi vanno considerati come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente.

Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio con l’ambiente esterno può segnalare una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (persone timide, coscienziose e riservate). Socchiudere gli occhi è un modo per non vedere ciò che ci circonda, inoltre dà anche la possibilità di avere un maggior controllo delle proprie reazioni emotive.

Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.

Tenere chi occhi socchiusi è anche un particolare dell’emozione della rabbia; inoltre stringere le palpebre può segnalare uno sforzo per concentrarsi meglio, spesso in presenza di rumori o quando si è concentrati per cogliere un concetto difficile da comprendere.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/perche-si-tengono-occhi-socchiusi

Segnali di Menzogna: gli accessi oculari – Copia Originale

 

Un modo per individuare una possibile menzogna osservando il Linguaggio del Corpo altrui è quello di controllare gli accessi oculari della persona che stiamo analizzando.

Secondo le teorie neurofisiologiche sulla “lateralizzazione emisferica”, la divisione dei compiti nei due emisferi del cervello, lo psicologo statunitense William James ha messo in luce che è possibile verificare quale tipo di pensiero viene attivato tramite il movimento inconscio delle pupille; gli spostamenti degli occhi sono il segnale che si sta accedendo a una specifica parte del cervello.

  • In linea di massima, un destrimano che guarda a destra accede alla parte del cervello dedicata alla fantasia e all’immaginazione, mettendo così in funzione la parte creativa e inventando un evento o un dettaglio di un racconto;
  • Un destrimano che guarda a sinistra accede all’area del cervello in cui risiedono la memoria e le funzioni logiche. Si ricorda qualcosa che è effettivamente avvenuto in passato, come entrare in un archivio da cui recuperare dati che ci interessano.

Quanto detto vale principalmente per i destrimani; sembra che una buona parte dei mancini inverta la posizione destra e sinistra dei segnali oculari, in ogni caso è utile effettuare delle “domande sonda” per osservare in quale direzioni guardi va lo sguardo quando si ricorda un dettaglio.

Sembra che la maggior parte delle popolazione mondiale sia destrimana, va anche detto che non esistono mancini o destrimani puri ma che tutti compiano una parte delle azioni con il lato meno dominante.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/segnali-menzogna-accessi-oculari

Robin Sharma: il Linguaggio del Corpo della semplicità – CoachMag n.39

 

Come terzo “ospite” del nostro appuntamento dedicato all’analisi del Linguaggio del Corpo dei coach più famosi abbiamo scelto il noto coach canadese Robin Sharma. Prima professore di diritto e poi avvocato, ha lasciato la strada della giurisprudenza per diventare uno dei massimi esperti mondiali di leadership e di sviluppo personale; autore di numerosi libri bestseller è tra gli scrittori più letti del mondo e amministratore delegato della società internazionale di consulenza e formazione “Sharma Leadership International”.

SEMPLICITA’ E PRECISIONE:

Iniziamo analizzando alcuni dettagli del suo look che comunica semplicità e pulizia. Appare magro, con la testa rasata e senza barba, indossa sempre una t-shirt o una camicia nera con lo sfondo bianco nei suoi video e non fa uso di accessori come bracciali e collane (raramente indossa un orologio, ovviamente nero e di piccole dimensioni). Queste scelte minimaliste focalizzano l’attenzione sui suoi messaggi verbali e non verbali, rinforzando il senso di essenzialità e di concretezza dei concetti che condivide con gli altri…

(Continua su COACHMAG n.39 con l’analisi di semplicità, precisione, energia e apertura di Robin Sharma –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.39, Anno 9, Maggio 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.