Le emozioni di base della violenza – David Matsumoto

 

25 ottobre 2018

Come può essere sorprendente per molti di voi, leggere le emozioni di base negli altri potrebbe essere una chiave per prevedere la violenza.

Humintell ha scritto per anni sull’importanza delle emozioni di base, ma capire queste emozioni aiuta a capire meglio o a prevedere un comportamento violento? David Matsumoto, Hyi Sung Hwang e Mark Frank sono tutti d’accordo con un sonoro “sì” in un articolo scritto per il Federal Bureau of Investigation. Le loro osservazioni sembrano veramente essere un’importante spiegazione di quanto possano essere fondamentali le nostre emozioni di base.

Emozioni diverse possono significare cose categoricamente diverse. Per esempio, il disprezzo, il disgusto e la rabbia si riferiscono tutti a sentimenti di emozione verso un gruppo esterno, ma significano cose diverse. La rabbia è solitamente incanalata nelle azioni di qualcuno, mentre il disgusto e il disprezzo sono focalizzati sull’altra persona.

Essi procedono nell’approfondire il ruolo che il disgusto può avere nel prevedere la violenza. Il disgusto, scrivono, si traduce nel desiderio di eliminare l’oggetto disgustoso. Certamente, questo può avere conseguenze orripilanti quando viene applicato ad altre persone, e indicano che i leader del genocidio, i terroristi e gli omicidi di massa mostrano un evidente disgusto nei discorsi pubblici o nei video.

Il disprezzo è un fenomeno simile al disgusto, in quanto si concentra sulle azioni di un altro in quanto si riferiscono allo stato e alla gerarchia. Quella persona è spesso considerata inadatta allo stato che rivendicano. Questo è un diverso tipo di emozione, ma porta anche a una disposizione contro l’individuo, non solo riguardo le sue azioni.

La rabbia è spesso vista come un importante elemento di previsione della violenza, ma dato il contesto del terrorismo e del genocidio, il disgusto potrebbe essere l’emozione particolarmente saliente. Detto questo, la rabbia può facilmente trasformarsi in disgusto. Poiché la rabbia si concentra su una determinata situazione o azione, la sua conversione al disgusto può comportare un più ampio spostamento di atteggiamento da un’istanza specifica a una disposizione più generale verso un gruppo esterno.

Tuttavia, mentre si enfatizzano il disgusto e il disprezzo, anche qui la rabbia ha un ruolo cruciale. È attraverso la rabbia che l’esitazione contro l’azione è superata. Mentre un individuo può essere motivato alla violenza attraverso il disgusto o il disprezzo, è attraverso la rabbia che in realtà fanno questa decisione di agire piuttosto che astenersi.

Questo avviene anche tutto a livello fisiologico. Agiamo per rabbia perché la rabbia aumenta la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno. Allo stesso modo, il disgusto è un’emozione radicata nata dalle nostre preoccupazioni per i parassiti e dalla necessità di garantire la sicurezza del cibo e dell’acqua.

Potrebbe essere utile vedere queste relazioni più semplicemente. Il disprezzo e il disgusto portano alla rottura delle relazioni tra gruppi o individui, e la rabbia guida quegli stessi individui che agiscono effettivamente in una tale ostilità. Ciò sottolinea la necessità di essere in grado non solo di rilevare la rabbia, ma di leggere le emozioni delle persone in modo più ampio.

 

Basic Emotions of Violence

 

Sai riconoscere la Rabbia? – David Matsumoto

 

11 ottobre 2018

Anche se può essere difficile dire se un volto è minaccioso, il nostro cervello potrebbe già decidere per noi.

Questo può sembrare inverosimile, ma come il Dr. Harald Schupp e un team di ricercatori hanno scoperto nel 2004, siamo “cablati” su un piano evolutivo per sperimentare una risposta di paura al rilevamento di una minaccia percepita in un’altra faccia. Mentre non possiamo sapere cosa sta succedendo, a livello fisiologico il nostro corpo certamente reagisce.

Questa ricerca è profondamente radicata nella nostra storia evolutiva. Come abbiamo scritto in precedenza, molte delle nostre espressioni emotive universali si basano su come i nostri volti si sono evoluti, come gli occhi socchiusi per evitare immagini disgustose. Il Dr. Schupp applica questo tipo di intuizione a come reagiamo a una faccia minacciosa.

Essenzialmente, la percezione della minaccia sul viso di un altro è profondamente intrecciata con la nostra risposta alla paura. La ricerca passata ha scoperto che rileviamo la minaccia in faccia molto più rapidamente di più emozioni positive, e il nostro cervello si prepara rapidamente al peggio. Il lavoro del dott. Schupp guida ulteriormente questa visione osservando la risposta neurologica di base che si innesca quando si percepisce la minaccia sul volto di un’altra persona.

Nello studio, un piccolo gruppo di partecipanti è stato reclutato e successivamente esposto a una serie di immagini che rappresentano le emozioni di base: minaccia / rabbia, felicità e una faccia neutra. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare ogni faccia in base alla misura in cui sembrava amichevole o minacciosa, ma sono stati esposti alla faccia solo per un breve momento.

Durante questo processo, l’attività cerebrale è stata monitorata al fine di osservare i cambiamenti di attività e intensità a livello neurologico. Ciò ha permesso loro di tenere traccia sia delle differenze tra l’attività cerebrale nei riconoscimenti minacciosi e amichevoli, sia la velocità con cui entrambi si verificano.

Coerentemente con le loro ipotesi, lo studio ha rilevato che il cervello delle persone mostra un’attività marcatamente diversa quasi immediatamente. Tuttavia, la differenza tra un riconoscimento di minaccia e un riconoscimento amichevole era molto maggiore di quella tra amichevole e neutro, il che suggerisce che il nostro cervello risponde in modo categorico alla minaccia piuttosto che ad altre espressioni facciali.

Allo stesso modo, mentre i volti minacciosi venivano notati molto più rapidamente, erano anche caratterizzati da un’analisi prolungata mostrata dall’attività cerebrale. Il nostro riconoscimento non si ferma a riconoscere la minaccia, come accade quando riconosciamo un volto amichevole. Invece, continua a elaborare lo stimolo per formulare una risposta accurata, come la fuga o il combattimento.

Forse vi starete chiedendo in che modo un’analisi neurologica così densa si inserisca in consigli pratici per rilevare l’aggressività negli altri o in che modo tutto ciò si riferisce all’obiettivo di essere più consapevoli della violenza domestica.

In realtà, la comprensione che il nostro cervello ha una reazione profonda e istintiva alla minaccia ci aiuta a essere più consapevoli di ciò che sta accadendo istintivamente quando vediamo una faccia. Alcuni volti possono ispirare un senso di ansia subconscia o di costernazione, e questo può benissimo essere collegato ai nostri processi di riconoscimento neurologico.

Proprio come abbiamo detto la settimana scorsa, capire meglio come riconosciamo la minaccia è incredibilmente importante sia per coloro che sono a rischio di violenza, ma anche per osservatori e amici che potrebbero notare un potenziale violento in altri.

 

Can You Spot the Anger?

 

“Prova a mentirmi” – Intervista ad Antonio Meridda

 

Intervista di Francesco Di Fant ad Antonio Meridda, esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, autore del libro “Prova a mentirmi” scritto da Antonio Meridda e Fabio Pandiscia (Franco Angeli editore).

Disponibile in versione cartacea in tutte le librerie o in versione e-book sui siti https://antoniomeridda.com/ http://www.fabiopandiscia.it/ e su Amazon.

 

 

 

 

 

 

 

 

F. Di Fant – Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo – Michele Grassi

 

Ogni tanto mi piace andare a zonzo per il web alla ricerca di un libro da acquistare, magari un e-book, per spendere poco e restarci meno male se poi non mi piace. Lo scelgo a “naso”. Prezzo, copertina, titolo, sinossi, casa editrice, autore sono i principali parametri ai quali affido la “grande decisione”. Agendo in questo modo qualche tempo fa mi sono imbattuto in un libro che, a parte la casa editrice, Newton Compton, di cui mi fido, mi ha attratto fondamentalmente per il titolo.

Non ero molto convinto della scelta fatta, però quando ho iniziato la lettura, il testo si è rivelato essere più interessante del previsto. L’approccio è piacevole e semplice, il libro è facile da consultare ed è molto completo e preciso. Il tema può apparire scontato, anche banale: “Dimmi che gesti fai e ti dirò chi sei”, ma non lo è. L’autore individua con grande capacità i gesti che compiono le persone che nella vita è meglio evitare, e ci suggerisce che conoscendone la gestualità possiamo sempre capire molto più velocemente che tipo di persona abbiamo di fronte.

In breve Francesco Di Fant ci vuole insegnare coma fare a riconoscere uno stronzo al primo sguardo. Il libro è un continuo, ed anche molto divertente, susseguirsi di tattiche per riconoscere il pericolo e anticipare il nemico. Il mondo è pieno di stronzi, gente prepotente e spietata, sempre pronta ad approfittare di ogni occasione per avere la meglio sugli altri. L’autore è convinto che bisogna riuscire a smascherare queste persone, per non permettergli di utilizzare la loro stronzaggine contro di noi. Il manuale insegna a riconoscerli a prima vista, senza ombra di dubbio.

Ma chi è l’autore? La sua competenza in materia è evidente. Mi sono incuriosito e ho svolto una piccola ricerca. Ho scoperto che Francesco Di Fant è un esperto del linguaggio del corpo, ed è uno tra i più prestigiosi che abbiamo in Italia. Ha pubblicato altri due libri. “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” e “ I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo.” oltre a diversi articoli, molti dei quali sulla comunicazione non verbale applicata al settore giuridico. Partecipa spesso e collabora attivamente ad alcuni programmi televisivi (RAI, Mediaset) e radiofonici.

Dice che il mondo è pieno di stronzi, persone che non riescono a vivere le relazioni in modo normale, e consiglia vivamente di stare alla larga da chi utilizza la menzogna come sistema di vita. Per esempio l’autore consiglia di allontanare immediatamente le persone che davanti a voi rispondono a telefono con gentilezza e poi appena terminata la chiamata si mettono a parlare male dell’interlocutore.

I ragionamenti di Di Fant che a prima lettura possono sembrare goliardici, in realtà sono basati sempre su basi scientifiche e razionali. Molto interessante è la terza parte del libro, in cui viene vivisezionata con grande arguzia tutta la gamma di smorfie e di movimenti che compiono le persone quanto mentono.

Che dire. Al termine di questo libro sembra davvero di riconoscere gli stronzi in pochi secondi, anche se ho sempre timore di sbagliarmi, perché mi hanno insegnato che l’apparenza inganna.

 

Michele Grassi

 

http://www.michele-grassi.com/f-di-fant-come-riconoscere-uno-stronzo-al-primo-sguardo-newton-compton/

 

“Il dolore del paziente con Malattia Reumatologica” – ReDO (Roma 6-10-2018)

 

Una giornata piovosa, un sabato mattina che suggeriva di restare a dormire sotto un copriletto leggero a godere del riposo di una mattinata che non invoglia a uscire.

E invece no, siamo andati in via della della Lungara 19, alla Casa Internazionale delle Donne.

Cinepresa in spalla, cavalletto, operatore, regista, un filmato realizzato per le donne ReDO, materiale informativo, un questionario per una indagine conoscitiva sulla realtà delle pazienti con patologie reumatologiche e tanta speranza per le amiche dell’associazione Reumatologhe Donne che ci fossero tante partecipanti all’evento organizzato per le donne “che soffrono”: “Il dolore nel paziente con Malattia Reumatologica”

Quello che è successo è stato incredibile, tantissime donne, una sala pienissima, la pioggia non ha fermato nessuno, le sedie venivano aggiunte continuamente. Un successo, grande, importante, testimonianza che il lavoro incessante delle ReDO viene apprezzato e riconosciuto. L’entusiasmo, l’energia, la determinazione di fare qualcosa che serve ed è importante per le persone affette da patologie reumatologiche è stato contagioso, eravamo tutti lì a dare una mano, senza titoli, senza ruoli, persone tra le persone, un contributo collettivo per qualcosa di veramente importante: comunicare per informare, chiedere per capire, partecipare ai workshop per provare.

 

La Casa Internazionale delle Donne, un simbolo nella nostra città per le donne che hanno sofferto e che soffrono a vario titolo, ha dunque ospitato questo evento.

Ma chi sono le ReDO, sono giovani donne medico reumatologhe delle 4 università romane che hanno fondato l’associazione per ampliare e sostenere il dialogo fra medico e paziente, migliorare la collaborazione fra medici e strutture diverse, una rete sul territorio, diffondere la mission dell ‘associazione nei contesti differenti, quello scientifico dei congressi, quello non medico organizzando incontri con pazienti e professionisti di varie realtà.

Nasce così il progetto Galassia, che si propone di realizzare tante attività rivolte a medici e pazienti per un aiuto concreto alle donne offerto dalle donne.

Parliamo delle reumatologhe del direttivo ReDO: Maria Sole Chimenti la presidentessa, che con Paola Conigliaro rappresentano il Policlinico Universitario Tor Vergata, Francesca Romana Spinelli con Cristina Iannuccelli per il Policlinico Umberto I, universita’ La Sapienza, Elisa Gremese, con Silvia Laura Bosello per la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, Marta Vadacca che con la Madrina Professoressa Antonella Afeltra, rappresentano il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico

Le ReDO crescono, sono rappresentate oggi in Italia da quasi 250 reumatologhe, ma domani aumenterà di certo questo numero, poi Europa in EULAR, la società europea di reumatologia e nel mondo. Già da quest’anno presenti dal 19 al 24 ottobre all’ACR, America college of Rheumatology, a Chicago.

Sono giovani le Reumatologhe Donne dell’associazione ReDO e hanno tanta voglia di fare, lo abbiamo visti con i nostri occhi il 6 ottobre all’evento che si è tenuto alla Casa internazionale delle Donne, un grande successo, tantissime donne affette da patologie reumatologiche, la parola degli esperti i workshop e la cordialità di tutti. Proprio una giornata bella e interessante.

Auguri a tutte e buon lavoro

La redazione di You Donna

 

“ll dolore del paziente con Malattia Reumatologica” Evento ReDO

 

“I segreti per capire il Linguaggio del Corpo” – Intervista a Francesco Di Fant

 

Intervista di Antonio Meridda a Francesco Di Fant, esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, autore del libro “I Segreti per Capire il Linguaggio del Corpo” (Newton Compton Editori).

Disponibile in versione cartacea in tutte le librerie o in versione e-book sul sito della Newton Compton e su altri siti: https://www.newtoncompton.com/libro/i-segreti-per-parlare-e-capire-il-linguaggio-del-corpo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ruolo della Rabbia nel Dolore – David Matsumoto

 

28 settembre 2018

Nell’ultimo mese, abbiamo enfatizzato l’espressione e la sensazione del dolore, ma è anche evidente che il dolore e le sette emozioni di base sono strettamente intrecciati.

In particolare sono le connessioni tra dolore e rabbia che sono state esplorate in uno studio del 2008 sul Journal of Behavioral Medicine. In quello studio, la dottoressa Jennifer Graham e un team di ricercatori hanno esaminato il ruolo degli interventi di gestione della rabbia nell’aiutare coloro che soffrono di dolore cronico. Ciò ha comportato un’analisi sperimentale di oltre un centinaio di pazienti con dolore che hanno cercato di affrontare le difficoltà di una malattia cronica.

La loro ipotesi principale che la gestione della rabbia possa contribuire alla gestione sia emotiva che legata al dolore ha senso, dati gli effetti comuni della malattia cronica. Coloro che sono colpiti da una tale condizione di dolore spesso affrontano la prospettiva di perdere il lavoro e persino i loro sistemi di supporto sociale. Questo può causare e perpetuare un sentimento di rabbia e ingiustizia.

Inoltre, la ricerca di interventi efficaci per il dolore cronico è un obiettivo necessario e importante. Molte persone che affrontano il dolore cronico lottano per trovare simpatia tra i medici professionisti e le ricerche passate indicano un marcato aumento della depressione e della rabbia in seguito all’insorgenza del dolore, che non è particolarmente sorprendente.

Partendo da questa ricerca, il dott. Graham e il suo team hanno studiato un gruppo di 102 volontari, tutti di recente hanno frequentato un centro antidolore e hanno sofferto per almeno gli ultimi sei mesi, anche se in media avevano provato dolore per circa 3 anni . Dopo una serie di valutazioni e di colloqui, ciascun paziente è stato assegnato in modo casuale al gruppo di trattamento o di controllo.

In questo contesto, al gruppo di trattamento è stato chiesto di completare un paio di compiti di scrittura dedicati all’espressione agganciandosi a sentimenti di rabbia, mentre al gruppo di controllo sono stati assegnati compiti di scrittura più emotivamente neutrali. Dopo il completamento di questi compiti per 2,5 settimane, i soggetti sono stati nuovamente intervistati.

Queste interviste sono state poi confrontate per vedere se i volontari hanno riferito diversi livelli di dolore, controllo personale e depressione. Si è scoperto che il gruppo di trattamento aveva livelli significativamente ridotti di depressione e sentimenti di controllo personale dopo aver subito il processo di scrittura.

Mentre sfortunatamente questi sforzi non riducono il dolore, la connessione tra espressioni di rabbia e miglioramento della salute mentale per le persone coinvolte è sorprendente. Questo suggerisce non solo un beneficio dall’esprimere le proprie emozioni, ma aiuta anche a chiarire i complessi legami tra sentimenti di depressione, rabbia e dolore.

È importante essere consapevoli delle difficoltà della gente con il dolore, ed è per questo che Humintell ha dedicato i blog di questo mese al “Mese della Consapevolezza del Dolore” e il ruolo della rabbia nel dolore cronico non dovrebbe essere sottovalutato. Come il nostro post precedente ha indicato, anche i medici professionisti sono terribili nel riconoscere il dolore vero da quello falso, con il risultato che molti malati di dolore cronico lottano per essere capiti.

Imparando a capire meglio le emozioni delle persone, siano esse la rabbia, la tristezza o il dolore, possiamo agire con più compassione verso coloro che nella loro vita sentono dolore cronico. Nel frattempo, controlla alcuni dei post precedenti di questo mese qui e qui.

 

The Role of Anger in Pain

 

Linguaggio del Corpo e Comunicazione Non Verbale: come gestire le sessioni one-to-one – CoachMag n.41

 

Il crescente interesse che riscuote la Comunicazione Non Verbale è dimostrato dal numero di aziende, organizzazioni e privati che si orientano verso questo tema. Sempre più spesso singole persone chiedono di essere formate in sessioni one-to-one che, anche se non riflettono esattamente delle sessioni di Coaching, devono tener conto di numerosi elementi per garantire il successo dell’attività formativa, intesa sia come un accrescimento delle proprie conoscenze che come un percorso di miglioramento personale.

Come andrebbe condotta al meglio una sessione one-to-one mirata all’apprendimento del Linguaggio del Corpo?
Per delineare una strategia possiamo prendere in prestito una formula coniata dal famoso Coach Tony Robbins: FFS, la Formula Fondamentale per il Successo che si basa su quattro semplici punti (1-Obiettivi, 2-Azione, 3-Verifica, 4-Adattamento).

 

OBIETTIVI
Innanzitutto è necessario verificare gli obiettivi del Coachee (chiameremo il discente in questo modo avendo già specificato che non si tratta di una classica sessione di Coaching) facendoli emergere, analizzandone la fattibilità e il numero di ore e di incontri necessari per raggiungerli…

(Continua su COACHMAG n.41 con consigli relativi a obiettivi, azione e verifica, apprendimento –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.41, Anno 9, Settembre 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo“.

 

RADIO ROCK – “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” con Olimpia Camilli (30-09-2018)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Olimpia Camilli su RADIO ROCK 106.600 per parlare del suo libro “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” (Newton Comtpton Editori) tra psicologia e segnali legati alla Menzogna (30 settembre 2018).

Buon ascolto! 🙂