Lo stereotipo del bugiardo – David Matsumoto

Ci sono molti miti su come individuare l’inganno, ma quanti di questi sono effettivamente validi?

A causa del background nell’addestramento della menzogna umana, Humintell era entusiasta di leggere un nuovo studio sul Journal of Cross-Cultural Psychology che cercava di concettualizzare ciò che la maggior parte della gente crede sia un chiaro segno di inganno. È importante sottolineare che questo sforzo ha cercato di andare oltre le concezioni tradizionalmente occidentali e ha incluso gli intervistati di 58 paesi diversi.

Uno degli obiettivi di questa analisi interculturale era vedere fino a che punto gli stereotipi occidentali si fossero diffusi in tutto il mondo e vedere se c’erano degli indicatori universali o idee sbagliate sull’inganno. Ad esempio, ricerche precedenti hanno già rilevato che la maggior parte delle culture associa l’inganno alla paura e alla vergogna.

Ma forse l’inganno è semplicemente attribuito alle deviazioni da qualsiasi norma culturale, e la paura e la vergogna sono solo indicatori di tale deviazione culturale.

Al fine di valutare queste domande, il dottor Adrian Atoum e il Global Deception Research Team hanno condotto un sondaggio aperto chiedendo come avrebbe fatto qualcuno a valutare un potenziale bugiardo. Complessivamente, questo ha portato a intervistare circa 40 persone per ognuna delle 58 nazioni, fino ad arrivare in Argentina, Iran e Sud Africa. Ogni risposta è stata tradotta da un membro del gruppo di lavoro e hanno sviluppato uno schema di punteggio con 103 elementi per classificare le risposte simili.

Sono emerse diverse tendenze, vale a dire che la risposta più comune si è concentrata sullo sguardo evitato o sulla mancanza di contatto visivo. Questo è stato seguito da nervosismo, incoerenza, movimenti del corpo e un’espressione facciale sospetta. Le analisi statistiche su queste risposte hanno rilevato che vi erano considerevoli sovrapposizioni tra culture, sebbene alcuni indicatori come lo sguardo distolto variavano drasticamente.

Ciò è particolarmente interessante perché, come abbiamo notato nei post precedenti, l’idea che la mancanza di contatto visivo significhi inganno è un malinteso comune. Sebbene questo abbia un significato variabile, rimane comunque una risposta significativa in 51 dei paesi oggetto dell’indagine.

Per rimediare a possibili distorsioni, è stato somministrato un sondaggio supplementare. Questa volta, agli intervistati è stato chiesto se hanno visto una serie di indicatori come dimostrazione di inganno, riutilizzando lo schema di codifica dal primo sondaggio.

I risultati hanno di nuovo indicato che la maggior parte degli intervistati considerava importante il contatto visivo, seguito da una postura mutevole, un’eccessiva cura di se stessi e nel raccontare una storia lunga.

Entrambi questi studi indicano che ci sono somiglianze pan-culturali nel modo in cui le persone credono di poter rilevare l’inganno, ma è abbastanza sorprendente che l’indicatore numero uno in entrambi gli studi sia davvero un mito.

Questo aiuta a confermare che, se ci si affida solo al proprio istinto, la maggior parte delle persone non è abile nel riconoscere una menzogna. Ciò rafforza la necessità di una formazione appropriata per gli aspiranti “cacciatori di menzogne”, o almeno qualche altra informazione sui malintesi più comuni!

https://www.detectdeception.com/the-stereotypical-liar/

Le “posture di potere” funzionano? – David Matsumoto

È abbastanza popolare per le persone esplorare l’idea di assumere posture di potere per raggiungere il successo nelle interazioni interpersonali, in particolare nelle negoziazioni, ma è empiricamente valido?

Un recente studio dei dottori Joseph Cesario e David Johnson affronta questo dibattito con un clamoroso rifiuto dell’idea dell’efficacia delle posture. In una serie di studi sperimentali, i ricercatori si chiedono se assumere una postura di potere in situazioni reali può portare a qualcosa di concreto. I loro risultati negativi si oppongono a quelli di qualche ricerca precedente.

Humintell ha già scritto in precedenza sulle posture di potere, compresa la ricerca che ha scoperto che assumere tali posizioni può far sentire le persone più potenti. È logico supporre che tale sensazione si manifesterà in un comportamento più sicuro, ma è proprio questa implicazione che Cesario e Johnson contesterebbero. Infatti, essi collocano la loro ricerca come una risposta allo stesso lavoro di Cuddy di cui abbiamo scritto nel blog!

Nonostante la popolarità dei TED Talks dedicati alle posture di potere, l’attuale studio approfondisce gli argomenti evolutivi rispetto alle posture di potere. Concludendo che per un animale non avrebbe alcun senso evolutivo agire in modo diverso solo perché presenta l’illusione di espansività o potere.

Per valutare queste affermazioni, i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti. Il primo di questi ha richiesto ai partecipanti di guardare un video dei TED Talks sulle posture di potere e tentare di mantenere coscientemente tali posizioni. I risultati sono stati messi a confronto con due studi in cui ai partecipanti non è stato detto perché dovrebbero tenere una tale posa e questi studi sono stati condotti con più partecipanti nella stessa stanza.

Ogni partecipante è stato poi riunito agli altri per competere in vari compiti che coinvolgono il gioco d’azzardo, il pensiero astratto e la negoziazione. Queste prove avevano l’obiettivo di vedere se l’uso delle posture di potere avrebbe effettivamente migliorato le abilità o le competenze in una di queste attività. Forse in modo non sorprendente, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che erano stati esposti al video dei TED Talks hanno utilizzato in modo affidabile la postura di potere in questi esercizi.

Nel complesso, non sembra esserci alcuna prova che le posizioni di potere abbiano effetti benefici. Ciò dovrebbe mettere in dubbio molti aspetti della letteratura già consolidata. Gli autori dello studio osservano che le loro dimensioni del campione erano generalmente più grandi e che vi erano grandi difficoltà a replicare risultati osservati in altri studi.

I ricercatori hanno anche chiesto ai partecipanti di registrare se la loro postura di potere li ha portati a provare maggiore senso di forza, e anche questo tentativo non è avuto molto successo in termini di risultati.

Questo è un campo di ricerca eccitante ed emergente, quindi è abbastanza naturale che ci siano risultati disparati e risultati contraddittori. Speriamo fermamente che i ricercatori continueranno in futuro ad approfondire questa domanda!

Riconoscere la corruzione? – David Matsumoto

Molti di noi si preoccupano della corruzione tra le élite politiche, ma potrebbe essere possibile riconoscerla nei loro volti?

In uno studio piuttosto creativo, un gruppo di psicologi del California Institute of Technology ha cercato di scoprire se la gente potesse rilevare indizi di corruzione da parte dei funzionari governativi fornendo loro le immagini dei loro volti. Questo studio aiuta a far luce sia sugli sforzi per leggere efficacemente altre persone, ma anche sugli sforzi dei cittadini per valutare meglio i nostri rappresentanti eletti.

Sebbene questo possa sembrare inizialmente un’idea piuttosto inverosimile, c’è una lunga storia di ricerca che mostra che le persone tendono a prendere decisioni competenti sull’affidabilità delle persone dalle immagini dei loro volti. Questo è stato persino applicato ai potenziali leader, dove i risultati prosociali portano a valutazioni positive.

Tuttavia, questo studio rappresenta una svolta importante nel passaggio dalla valutazione del carisma e della competenza percepita di una persona alla determinazione effettiva della pratica dell’inganno. Tuttavia, vi è una certa credibilità a prima vista in quanto le espressioni colpevoli sono generalmente identificabili.

Per rispondere alla loro domanda, gli autori dello studio hanno intrapreso una serie di disegni sperimentali, mostrando immagini di politici e chiedendo ai partecipanti di identificare tratti salienti come corruttibilità, disonestà ed egoismo, ma includendo anche altre tendenze prosociali come competenza e ambizione.

Nel primo di questi studi, i partecipanti sono stati esposti a una serie di 72 foto di effettivi funzionari eletti negli Stati Uniti. Di questi, la metà era stata giudicata colpevole di una qualche forma di corruzione, come le violazioni delle leggi sui finanziamenti della campagna elettorale.

Prima di esporre i partecipanti a queste foto, è stato loro richiesto di definire il livello ufficiale (1-5) di uno specifico tratto il più rapidamente possibile, e avevano solo circa quattro secondi per farlo. Ciò ha aiutato a garantire che le persone giudicassero sulla base di reazioni spontanee di riconoscimento emotivo.

Gli studi successivi hanno funzionato allo stesso modo nel tentativo di rafforzare la generalizzabilità di qualsiasi risultato. Ciò includeva la variazione del livello di influenza sul governo che un determinato funzionario possedeva, oppure utilizzava varianti dei tratti iniziali.

Complessivamente, questa serie di esperimenti ha trovato ampio sostegno per la capacità dei partecipanti di identificare la corruzione politica in presenza di funzionari eletti. Questo ha creato difficoltà con le varianti, suggerendo che si sarebbe applicato più ampiamente al di fuori di un ambiente sperimentale limitato.

Mentre rimangono molte domande sulla generalizzabilità e sui meccanismi causali precisi, questo studio ambizioso ci fornisce ulteriori prove che la nostra capacità di leggere i volti e individuare l’inganno ha un grande potenziale anche nelle fotografie.

Nel frattempo, potete dare un’occhiata al lavoro del dott. Matsumoto sulla politica e l’inganno.

Tanatosi e Paura – Copia Originale

Avete presente l’agnellino che si finge morto per evitare di essere cacciato?

Alcuni animali per sfuggire a un predatore più veloce di loro, ad esempio l’Opossum, oltre che rimanere immobili arrivano anche ad emettere gas che somigliano all’odore di un animale morto per scoraggiare il predatore.

Questo fenomeno viene chiamato “tanatosi”, da Thanatos, la personificazione della morte per i greci dell’antichità. Questo meccanismo naturale appartiene a piante e animali, prede e predatori, ed è finalizzato ad aumentare le possibilità di catturare una preda o di sopravvivere.

Anche gli esseri umani si possono letteralmente immobilizzare, come quando qualcuno guarda in basso e rimane fermo per non rispondere a una domanda imbarazzante. Un altro caso è quello in cui due persone litigano e una terza persona è nel mezzo della discussione, la persona “neutra” rispetto allo scontro tende a rimanere immobile per non farsi notare e non finire in mezzo alla discussione. Se la situazione poi diventa tesa il poveretto si irrigidirà ancora di più fino all’estremo di trattenere il respiro per non farsi notare dai due litiganti. Quanto più è feroce la discussione e ristretto lo spazio di azione della discussione (che potremmo definire per l’occasione una sorta di arena), più lo sfortunato spettatore manifesterà segnali di immobilità e irrigidimento muscolare, con la tendenza a non guardare le persone che stanno litigando.

Al di là delle situazioni al limite, come può essere il caso del litigio appena citato, molto più spesso si ricorre nella nostra vita quotidiana in maniera più leggera a questo meccanismo naturale, in modo consapevole o inconsapevole. L’espressione “fare gli indiani” è uno dei modi di dire che più si avvicinano a questo comportamento. Qualche esempio: negare l’attenzione a qualcuno mantenendo lo sguardo sul telefono e rimanendo rigidi, oppure fare finta di essere sovrappensiero e continuare a fare un’azione per non rispondere a una domanda collettiva o indirizzata a noi.

L’etologia, la disciplina che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale, ha analizzato il meccanismo della tanatosi anche nel mondo umano. Nell’uomo tale strategia viene usata principalmente per la fuga piuttosto che come tecnica per catturare una preda (in senso letterale o figurato). La tanatosi, vista come meccanismo di fuga/difesa, risulta collegata all’emozione della paura, sia in una situazione di paura lieve che in presenza di un alto livello di paura o di panico, un’alternativa alla fuga fisica può essere questa particolare forma di immobilizzazione del corpo; altre persone, invece, potrebbero reagire alla paura in un altro modo, fuggendo o affrontando il pericolo. Ricordiamo che l’emozione della paura è utile all’essere umano poiché permette un veloce adattamento del corpo alle condizioni psicologiche e fisiche ottimali per una reazione adeguata.

La reazione istintiva dell’uomo al pericolo (l’istinto di attacco/fuga) in questo caso mette in atto una strategia particolare che si basa sul tentativo di inganno della percezione della vista. La nostra attenzione,e i nostri occhi, sono naturalmente attratti da oggetti in movimento piuttosto che da oggetti fermi. Essere in movimento nel campo visivo di qualcuno mette in allerta i sensi altrui e la propria presenza viene “segnalata”, in pratica diventiamo visibili nel “radar mentale” dell’altra persona. Gli animali possono perdere interesse verso animali che sembrano morti poiché

il movimento indica vitalità nel regno animale e molti predatori non amano le prede già morte, immagino che pochi di noi mangerebbero una bistecca maleodorante, vero?

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: la rigidità del collo e degli arti, la tendenza a spostare la testa o tutto il corpo all’indietro rispetto alle persone da evitare, lo sguardo si sposta in basso o di lato, gli occhi potrebbero anche rimanere fissi sugli altri se si pensa che ci possa essere una reale possibilità di pericolo, e in questo modo permettere una tempestiva fuga. Inoltre, come accennato, in caso di forte tensione è anche possibile che la persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Francesco Di Fant

Milano, li 8 Febbraio 2019

https://www.copiaoriginale.it/post/tanatosi-e-paura

Linguaggio del Corpo? No, grazie! – CoachMag 43

Una manciata di anni fa si faticava anche solo a capire cosa fosse la Comunicazione Non Verbale; nel 2019 in Italia le cose sono migliorate, anche grazie al contributo divulgativo dei diversi esperti della disciplina, che in altre nazioni risulta essere più conosciuta. Nonostante ciò, ancora oggi sento diverse obiezioni a proposito della Comunicazione Non Verbale, come rispondere?

Per riuscire ad affrontare le obiezioni, è utile affinare continuamente le proprie tecniche comunicative ed essere sempre preparati per riuscire a gestire vecchie e nuove obiezioni.
Come illustrare al meglio la Comunicazione Non Verbale? Come proporre consulenze, formazione e servizi relativi alla CNV facendo comprendere la potenza dello strumento proposto e il miglioramento che può apportare alla vita di chi lo utilizza?

Per spiegare il Linguaggio del Corpo si può illustrare il proprio lavoro, ciò che si fa nei diversi ambiti di applicazione, professionali e personali. Di solito inizio con la spiegazione più semplice: tutti comunichiamo usando anche il corpo e la CNV rappresenta la maggior parte del senso veicolato nello scambio comunicativo. Approfondendo si può passare ad argomenti concreti come i diversi vantaggi della lettura del linguaggio del corpo (partner, seduzione, amicizia, lavoro, menzogna) parlando anche dell’aspetto più “attivo” della CNV (comunicare meglio, essere più persuasivi e raggiungere i propri obiettivi)…

(Continua su COACHMAG n.43 con consigli relativi alle argomentazioni con cui ribattere alle obiezioni più comuni sulla Comunicazione Non Verbalewww.coachmag.it)

Francesco Di Fant

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.43, Anno 10, Gennaio 2019, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo“.