Guida definitiva antistronzi – Cosmopolitan (luglio 2019)

COSMOTÌVATI

<<Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima>>, dice William Gibson, scrittore cyberpunk e di fantascienza, <<assicurati di non essere circondato da stronzi>>. Esseri tutt’altro che alieni, anzi potenzialmente sempre tra noi e a volte insospettabili: <<Ci sono persone che anche nei rapporti più stretti possono diventare subdole, aggressive, e adoperarsi più o meno consapevolmente per distruggere l’altro>>, avverte Luca Bidogia, psicologo, autore di La nobile via del miglioramento personale (Flaccovio). Ma dallo scontro si può uscire, se non sempre vincenti, almeno con classe: ossia senza reazioni scomposte, tutt’al più scocciate e piene di commiserazione per l’altro. Perchè lo stronzo potrà anche essere uno di successo, ma fidati, non è felice di se stesso: <<In tedesco esiste una parola, Schadenfreude, che indica il godere delle disgrazie altrui: si riscontra spesso di chi ha bassa autostima. E prova piacere nel sentirsi migliore attraverso la svalutazione degli altri>>, scrive Francesco Di Fant, consulente e formatore in Comunicazione Non Verbale e autore di Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (Newton Compton): <<Mentre assiste alle sventure del prossimo, in lui si attiva lo striato, zona cerebrale che fa parte del circuito della ricompensa. E che provoca piacere attraverso il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che influenza positivamente l’umore>>. Ecco: lui gode per una malignità, quanto noi per una fetta di Sacher.

SPOSTATI SUBITO, PRIMA IO

<<Gli stronzi agiscono per ricavare un guadagno da una situazione, senza curarsi troppo di chi sta tra loro e l’obiettivo>>, dice Bidogia. Si dividono in egocentrici ed egoisti. Gli egocentrici devono essere i più bravi, i più belli, solo loro devono parlare e bisogna parlare solo di loro. Sono arroganti, tendono a occupare tutti gli spazi. Il 90% non si rende conto di essere così….

Poi ci sono gli egoisti: il loro modo di fare non è legato a problemi di identità, ma è diretto a impadronirsi di qualcosa. Vogliono cogliere tutte le occasioni che si presentano, sgomitano, il loro mantra è “prima io”. Sono così concentrati su quel che potrebbero ottenere che perdono di vista chi stra loro davanti. Non ce l’hanno con te, proprio non ti considerano: <<Pensano che ci sia solo un primo posto, e devono averlo loro altrimenti si sentono una nullità>>, continua Bidogia. In genere si tratta di persone narcisiste,un po’ come la regina di Biancaneve che se non è riconosciuta come la più bella del reame ne esce distrutta. Appena sentono odore di successo, egocentrici ed egoisti colgono l’occasione senza troppi scrupoli: <<Se a due amiche piace lo stesso ragazzo, la più empatica avrà qualche remora a mettersi con lui>>, chiarisce Bodogia. <<La stronza invece punta all’obiettivo senza problemi, in quel momento l’amicizia è fuori dal suo campo di attenzione. La sua risposta, se venisse criticata, sarebbe: “È capitato così… che dovevo fare?”. Non le è chiaro di essersi comportata in modo scorretto. Diverso è se dice “me ne frego: a qual punto siamo di fronte a situazioni gravi, quasi mai affrontabili direttamente; ed è meglio chiedersi perché si sia scelta proprio una persona così, come amica>>.

TU NON SAI CHI SONO IO

Un’altra tipologia di stronzetti è quella di chi vuole mettere in chiaro che sta un gradino (due, tre…) sopra il tuo: <<Come accade tra gli animali, c’è un “mostrare i denti” che non è morso, un’aggressività solo ritualizzata che segna il nostro grado di importanza. È diffusa soprattutto nelle società gerarchiche, come la nostra>>, spiega Francesco Rende, psicologo, autore di Keep calm e difenditi dagli stronzi (firmato con lo pseudonimo Fabio Farini, ed. Newton Compton). Pensi al boss che ti chiede se hai voglia di portargli un caffè, visto che è tanto stanco e tu proprio l’ultima arrivata? Ecco, per esempio. <<Si può diventare aggressivi e prepotenti anche quando qualcosa spaventa, o fa arrabbiare>>, continua Rende: <<O quando si è frustrati: chi è ostacolato nel raggiungimento dei propri scopi, e in più è l’anello debole della catena, può accumulare aggressività e scaricarla poi su chi gli capita a tiro>>. Come il tipo che ti strombazza appena scatta il verde, o ti dà risposte sgarbate solo perché in quel momento gli gira male (se stai pensando con orrore a te stessa, tranquilla: momenti di frustrazione-stronzaggine capitano assolutamente a tutti).

TI ADORO, ANZI VATTENE

E poi c’è la carogna seriale, lo stronzo di default e non perché quel giorno gli gira male. Magari non è cattivo, ma sofferente. Come chi è ambivalente negli affetti perché ha paura della intimità: ti vuole, poi però ti allontana, e poi ti cerca… <<Se nell’infanzia l’eccessiva vicinanza gli ha creato problemi, è facile che, da adulto, sentirsi invaso negli spazi intimi o messo alle strette scateni in lui aggressività>>. Spiega Rende. Chiariamo: capire non vuol dire giustificare. Se ti ritrovi a dire “ma che stronzo!” un tot di volte e non i nervi a pezzi, valuta l’opzione-fuga. Renderti conto delle motivazioni nascoste, però, ti aiuta a non considerare come sgarbi personali atteggiamenti arroganti, di cui magari l’altro non è consapevole: una ricerca dello psicologo Jonathan Freeman ha rivelato che il 98% degli intervistati di considerava tra la metà più gentile, empatica e piacevole della popolazione. Praticamente gli stronzi non esistono.

FATTI UN KIT DI AUTODIFESA. IN TRE STEP

PREVENIRE: SE LO CONOSCI LO EVITI

Quando sai in anticipo di avere a che fare con un potenziale stronzo, puoi tutelarti: non gli mostri i tuoi punti deboli, non incoraggi l’intimità, ed eviti gli atteggiamenti che possono trasformarti in vittima, <<come esagerare nel mostrarti buona e ingenua>>, spiega Luca Bidogia, <<o avere gesti provocatori, che possono innescare la miccia>>. Secondo Francesco Di Fant, devono metterti in allarme <<le promesse mirabolanti, esagerate. Il sorriso solo con la bocca: anche gli occhi devono contrarsi. Chi invade troppo il tuo spazio, sia fisico sia con domande troppo personali. Chi, mentre ti parla, ha le gambe che “guardano” da un’altra parte rispetto alla testa. Chi ti parla nascondendo le mani, grattandosi il viso, il naso o un braccio, segnali di tensione. Chi ha modi troppo amichevoli, che percepisci forzati: spesso chi intende sfruttare l’altro vuole fargli abbassare le difese, per poi dare la mazzata>>. Attenta a chi parla male degli assenti: è un’aggressione indiretta che colpirà anche te, quando giri l’angolo. A proposito, se qualcuno nel tuo gruppo sparge gossip antipatici e vuoi sgamarlo, usa questo giochino suggerito da Di Fant: <<Racconta alle due o tre persone di cui sospetti altrettante storie diverse: quella che si diffonderà, ti dirà chi è il pettegolo>>. Eppure sembra così simpatica… sarò io paranoica? Se ti senti stupida a diffidare della tua nuova collega, perché in fondo è così ironica e gioviale, sappi che alcuni esemplari di stronzi <<necessitano di un ambiente rilassato e allegro per potersi esprimere e funzionare al meglio. Per esempio, hanno l’esigenza di far battute per sentirsi apprezzati ed evitare che altri abbiano pensieri negativi nei loro confronti>>, scrive Di Fant.

SOTTO ATTACCO: SELF CONTROL, E STAI LEGGERA

Ti hanno fatto una carognata e sei demoralizzata, perché non hai avuto la risposta pronta? Brava invece, vuol dire che sei sana: <<Ci sono aggressioni indirette paragonabili a quelle fisiche: e non tutti hanno pronte da sfoderare armi verbali o emotive per controbattere>>, spiega Luca Bidogia. Agire d’impulso poi non è una buona idea: può metterti in situazioni di pericolo o farti rompere rapporti a cui tieni, magari per un malinteso: <<È più facile differire la risposta>>, dice Francesco Rende: <<Ricordo un ragazzo, che maltrattato da un docente in sede d’esame non ha ribattuto; ma quando alla fine il professore gli ha dato la mano, lui non gliel’ha stretta. Morale: rispondo alla tua aggressione, ma con classe>>.

Strategie light. L’ironia è un’arma efficace ed elegante: anziché piccarsi, dire con un sorriso: “ma sai che hai ragione? Ci penserò!”, è spiazzante e rimette l’altro al suo posto>>, consiglia Bidogia. <<La soluzione migliore è comunque dire sempre come ci si sente e perché: “Sai, mi hai ferito quando hai detto/fatto la tal cosa”. In modo chiaro, non arrogante: l’altro potrebbe non essere consapevole di averci offeso e si sentirebbe attaccato. O farebbe la vittima, ritirandosi senza averci capito nulla. Ovvio che se risponde con un chissenefrega, ripenserò al valore di quel rapporto. Ma potrò rafforzarmi, chiedendomi cosa mi sarebbe piaciuto che l’altro facesse, e perché>>.

Come spiega Monica Morganti, psicoterapeuta, autrice di La Rabbia delle Donne e Gestire la rabbia (FrancoAngeli): <<Se di fronte a uno sgarbo provi una gran rabbia, è perché ti ha riaperto ferite profonde. Si “sbarella” quando ci accade qualcosa che ci tocca le viscere. Esserne consapevoli può aiutare a conoscerci meglio, mettendo l’altro in secondo piano>>.

INSISTE? FOCALIZZATI SU DI TE

Se qualcuno ti ha scambiato per il suo bersaglio, ed è una persona a cui tieni molto, Bidogia consiglia di aprire con lui quello che chiama “dialogo nobile”: <<Il senso del mio discorso sarà: “So che non lo fai apposta, ma il tuo comportamento mi ferisce, perché da te mi aspetto altro, e meglio”. Così do valore al rapporto, e chiarisco che il mio problema non è aver ragione, ma non rovinare la relazione, a cui tengo e che il suo comportamento sta mettendo in pericolo>>. Sul suo blog (studiobidogia.it) suggerisce una tecnica in tre step. 1) Scrivi a un ipotetico amico comune, sfogando tutta la tua rabbia e raccontando quel che dell’altro non ti va giù. 2) Indossa i suoi panni: raccogli informazioni su di lui, interpreta nel modo più veritiero possibile i suoi modi di fare, di pensare. Poi descrivi la vostra situazione conflittuale dal suo punto di vista. Sii Preciso. 3) Ora rivedi le vostre posizioni e scegli il modo più efficace per agire. <<Esempio: se mi rendo conto che l’altra vuol essere la più bella del reame, glielo dirò: “Sai che sei stronza? Però sei una figa pazzesca!”>>, dice Bidogia. <<Così avrò messo in chiaro il mio punto di vista, ma avrò restituito all’altro qualcosa, e curato la sua ferita interiore>>.

Se vuole la guerra. Quando invece sei di fronte a un tipo pericoloso, ossia che sa quel che fa e magari ne gode, devi toglierti dal suo campo d’azione. Non puoi? Non accettare provocazioni e mantieni la calma: come sottolinea Rende, chi è stronzo se la prende di più con chi ha reazioni scomposte. Ma soprattutto concentrati sulle tue potenzialità e costruisciti attorno uno scudo di energia positiva: <<Per metterci al riparo dai colpi degli altri e non viverli come nostro disvalore, abbiamo almeno tre armi>>, continua Rende: <<L’assertività, ossia essere soddisfatti della nostra vita e dei nostri scopi. L’autoefficacia, ossia la sensazione di potercela fare: è interessante sapere che tanto più pensiamo di riuscire, tanto più riusciamo, a parità di competenze – e il discorso vale anche se vogliamo evitare una persona maligna. Infine, l’autostima>>.

Da vittima a imperatrice. Proprio l’autostima, secondo Morganti, tiene lontani gli stronzi come l’aglio le streghe: <<Le persone disturbate trattano in modo umiliante chi si pone da vittima, da perdente. Ma se sei imperatrice, e vai nel mondo da imperatrice, gli altri ti tratteranno da imperatrice. Non dev’essere solo un abito però, ma un modo di sentirsi>>. E se così facendo ti viene l’aria un po’ stronzetta, poco male. In amore, poi, nella giusta accezione può fare la differenza. Come scrive Sherry Argov in Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze (Piemme). <<La stronza non è una donna che parla con un tono di voce aspro. Non è caustica o volgare. È cortese ma chiara. Sa cosa le piace, e non ha difficoltà a esprimerlo in modo schietto. Tiene se stessa in gran considerazione, e il risultato è che spesso ottiene ciò che vuole>>. Compreso l’uomo dei suoi sogni: come dice anche la nonna, i ragazzi adorano quelle che sanno farsi rispettare.

I PARENTI SERPENTI

4 classici dell’arte della stronzaggine: strategie fast per uscirne con classe (e possibilmente illese)

Tua sorella/tuo Fratello

Lei mette in vendita su ebay la borsa vintage che ti aveva chiesto in prestito. Lui ignora la vostra famiglia e si fa i fatti suoi. <<Una persona adulta ha diritto di gestire la sua vita come crede, e se decide di non frequentare o offrire personalmente aiuto a un familiare, sono fatti suoi>>- Dice Monica Morganti. <<Il punto è fare in modo che il suo sottrarsi non diventi il tuo caricarti di peso. Per eliminare la rabbia dovuta alla frustrazione, devi trovare soluzioni. Per esempio, dirai al fratello di pagare una persona per la parte di assistenza che gli spetta>>. Quanto alla sorella che ha venduto la tua Dior Anni ‘70, <<se ti chiede scusa ok, accetti le scuse. Ma chiederai come pensa di ripagarti il danno. Chi ami può essere perdonato, ma deve mostrarsi responsabile e riparare la perdita>>, afferma Bidogia.

L’amica di sempre

Le dici che ti piacerebbe farti un pixie cut, e il giorno dopo se lo fa lei. Andate a ballare, ma ti molla appena arrivate per stare con tipo che le piace. <<Chiediti perché hai un’amica così, ragiona sui motivi delle tue scelte>>, consiglia Luca Bodogia. <<Se vuoi darle una chance, dille che ti sei sentita offesa: “Ti ritenevo un’amica, ma è la seconda volta che mi fai una carognata”. Se cade dalle nuvole, guarda come si comporterà in futuro. Rimarcale la tua tristezza. Ma con onore. Senza vittimismi. E senza dire: “Sei una stronza”, accusa che porta solo a chiusure reciproche>>.

Il tuo ragazzo

Torna dal lavoro, e anziché stare con te si fionda su tv o smartphone perché “ha bisogno di decompressione”. <<Uomini e donne hanno esigenze diverse>>, dice Francesco Di Fant: <<Esempio: una donna dice circa 12.000 parola al giorno, un uomo 5-6mila. La sera lui avrà esaurito la sua quota, lei no!>>. E per far defluire lo stress lei ha bisogno di parlare, lui di stare un po’ da solo, o con un amico. Se però il tuo istinto ti dice che si stronzo si tratta, parla chiaro e agisci: <<Nel contratto sentimentale>>, dice Monica Morganti, <<metto paletti e chiarisco confini. L’altro deve sapere che se li travalica perde la relazione. Quel che dico, però, devo mantenere: i gran discorsi delle mendicanti d’amore pronte a ritrattare, perdono credibilità>>.

La mamma di lui

Ti fa sentire intrusa, ti esclude dai discorsi “di famiglia”, entra in casa vostra col suo paio di chiavi senza avvisare. <<Una persona così ha bisogno di controllo sulle vite degli altri>>, dice Francesco Rende: <<Ma se qualcuno cerca di invadere i nostri spazi personali è necessario ridefinire le regole e non fare concessioni, in questo caso arrivando a cambiare la serratura di casa>>. Tu, però non ti esporre: <<Sarà suo figlio a farsi carico del problema, così come di altri atti sgarbati verso di te>>.

Laura Minetto

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Caratteristiche del viso e valutazioni professionali – David Matsumoto

Sappiamo che le espressioni facciali modellano enormemente le interazioni sociali, ma modellano anche valutazioni professionali.

Un recente articolo dell’Associazione per le scienze psicologiche (APS) esamina in maniera critica la ricerca esistente sulla connessione tra comportamento non verbale e valutazioni professionali. Questo articolo cerca di riassumere il ruolo che le caratteristiche del viso, come i peli del viso, le sopracciglia e le inclinazioni della testa, hanno sulle percezioni degli altri.

Forse il meno controllabile di questi sono tratti del viso come la larghezza, o più specificamente, il rapporto tra la larghezza del nostro viso e la sua altezza. Sebbene ciò possa sembrare ridicolo, la ricerca passata ha costantemente trovato una relazione tra la tendenza antisociale percepita e la larghezza del viso.

Tuttavia, come sottolinea l’APS, questa percezione non funziona con le persone che abbiamo effettivamente imparato a conoscere. Comunque, questo ci dice qualcosa sull’immediato, quasi istintivo, processo di riconoscimento emotivo e facciale.

Mentre la larghezza del viso non è mutevole, lo è certamente la barba e le barbe possono avere un impatto profondo sulla percezione che la gente ha di noi. Ad esempio, gli uomini con la barba hanno maggiori probabilità di essere percepiti come arrabbiati rispetto alle loro controparti rasate, ma hanno meno probabilità di essere percepiti come tristi o felici.

Nonostante l’associazione con l’aggressività, le barbe possono anche riferirsi a valutazioni positive di competenza professionale.

Certamente, questa non sembra una valutazione logica, ma non deve esserlo per avere un impatto significativo sulla percezione. Un’altra caratteristica simile sono, ancora più assurdamente, le sopracciglia!

Il ruolo delle sopracciglia si collega strettamente al nostro articolo della scorsa settimana, in quanto possono essere enfatizzate con le varie inclinazioni della testa e sappiamo che le inclinazioni della testa hanno impatti significativi sulla percezione di dominanza e forza.

Tuttavia, ciò che potrebbe mancare nello studio di cui abbiamo scritto nell’articolo della scorsa settimana, è il ruolo delle sopracciglia nell’importanza delle inclinazioni della testa. Mentre quello studio ha enfatizzato l’importanza degli occhi nel processo, APS cita una ricerca condotta da psicologi dell’Università della British Columbia che hanno scoperto che l’effetto dell’inclinazione della testa è effettivamente scomparso quando le sopracciglia sono state rimosse dall’immagine.

Mentre sappiamo che le microespressioni e una serie di comportamenti non verbali hanno un impatto profondo sull’interazione sociale, è anche importante esaminare il ruolo delle caratteristiche facciali reali, come i peli del viso, la simmetria e persino le sopracciglia. Come dimostra questa ricerca, anche quelli possono avere effetti profondi.

Certamente, come sottolinea APS, queste caratteristiche possono avere un’influenza nel mondo professionale. Tratti come l’emozionalità possono comportare valutazioni meno positive della propria competenza, mentre la dominanza percepita avrà probabilmente l’effetto opposto.

Tuttavia, non è solo il mondo professionale a rendere importanti queste valutazioni. Anche l’interazione quotidiana può essere profondamente modificata dal fatto che siamo percepiti come arrabbiati, dominanti o felici. Spesso, potremmo anche non essere a conoscenza di queste valutazioni e può essere importante imparare a leggere meglio il comportamento non verbale delle persone.

Espressioni non verbali di dominanza – David Matsumoto

Fig. 2. Stimoli utilizzati nello studio 1 (riga superiore) e nello studio 2 (riga centrale e inferiore). Da sinistra a destra, le pose illustrano inclinazioni della testa verso il basso, angolo della testa neutro e inclinazioni della testa verso l’alto. In tutte le immagini, obiettivi posti con espressioni facciali neutre (cioè nessun movimento dei muscoli facciali). (University of British Columbia)

Mentre parliamo spesso di esempi importanti di comportamento non verbale, come la posa trionfante, molti sono in realtà abbastanza sottili.

Un affascinante nuovo studio della University of British Columbia ha esaminato l’impatto marcato di qualcosa di semplice come la posizione della testa nella valutazione dell’inclinazione di una persona verso la dominanza. Questo studio ha scoperto che una leggera inclinazione verso il basso della testa, pur mantenendo il contatto visivo, viene spesso percepita come un segnale dominante e intimidatorio.

Nel loro primo esperimento, gli autori dello studio Zachary Witkower e Jessica Tracy hanno reclutato soggetti online per visualizzare una serie di immagini di volti generate dal computer. Dopo aver mostrato ciascuna immagine, ai partecipanti è stato chiesto di valutare la persona in base alla percezione di dominanza. Ciò implicava rispondere a domande come se quella persona “si divertisse ad avere il controllo sugli altri” o “sarebbe disposta a usare tattiche aggressive”.

Coerentemente, hanno scoperto che i volti leggermente inclinati verso il basso, pur mantenendo uno sguardo livellato, erano classificati in posizione più alta rispetto al controllo. Anche se l’inclinazione della testa verso l’alto era generalmente significativa, il suo effetto era notevolmente ridotto dall’inclinazione verso il basso.

Naturalmente, un lettore attento noterebbe che potrebbe esserci qualcosa di sbagliato nel chiedere ai partecipanti di guardare immagini generate al computer. Per far fronte a questo, gli autori dello studio sono andati oltre e hanno condotto ulteriori studi.

Il primo di questi ha semplicemente cercato di replicare lo studio precedente usando immagini reali dei volti delle persone, mantenendo lo stesso controllo e un’inclinazione verso l’alto e verso il basso per il confronto. Questo generalmente ha replicato i risultati del primo studio.

Ma perchè la faccia inclinata verso il basso ha questo impatto? Chi lo fa si rende conto che la testa è inclinata? Oppure inclinare la testa verso il basso ha un impatto sui muscoli facciali che creano questa impressione?

Nell’affrontare quest’ultima domanda, i dottori Witkower e Tracy hanno condotto un terzo studio che, invece di esporre i partecipanti alle immagini di volti, ha invece esposto i partecipanti a una parte di quegli stessi volti, questa volta solo mostrando gli occhi.

Notando che queste immagini mostravano ancora marcate differenze, un modello del genere aiutava a valutare se fosse un cambiamento nella posizione degli occhi o l’effettiva inclinazione della testa che promuoveva un senso di dominio. Hanno anche mostrato ai partecipanti immagini di volti, inclinati e non, con gli occhi mancanti.

Questo studio finale ha scoperto che l’effetto di indurre il dominio dell’inclinazione della testa era presente solo quando gli occhi erano presenti e non sembrava richiedere l’intero viso. Ciò indica che qualcosa sugli occhi e sui muscoli correlati trasmette quell’immagine di potere.

Le domande sulla dominanza sono incredibilmente importanti in molti degli stessi contesti in cui sono presenti le microespressioni. Nel condurre un’intervista o un interrogatorio, è necessario che l’investigatore mostri un senso di autorità e potere. Allo stesso modo, riconoscere questa tattica in altre persone potrebbe essere di grande beneficio per la tua capacità di comprenderle in maniera efficace.

Riconoscere la menzogna: 5 condizioni utili – Hdemos

In contesti lavorativi particolari, come in alcune situazioni personali, riuscire a riconoscere una menzogna può essere importante per evitare conseguenze indesiderate. Nella professione dell’avvocato, ad esempio, questo aspetto assume una grande importanza quando si ha a che fare per lavoro con la ricerca della verità e, di conseguenza, della menzogna.

Raccontare una menzogna può sembrare una cosa più o meno facile, la difficoltà può cambiare a seconda dell’esperienza e della personalità e del bugiardo; ci sono alcune condizioni particolari che possono far sì che una persona che sta mentendo si tradisca e riveli la sua bugia.

Scienza, ricerca e menzogna

Nell’analisi e nel riconoscimento della menzogna ci può dare una mano il Dottor Paul Ekman, lo psicologo americano considerato uno dei più importanti ricercatori viventi sulle emozioni, la Comunicazione Non Verbale e lo studio della menzogna. Nelle sue ricerche è emerso che esistono 5 condizioni specifiche che possono aumentare la tensione della persona che sta mentendo e che, di conseguenza, potrebbe produrre un numero maggiore di segnali di menzogna.

Quali sono le condizioni che portano un bugiardo a tradirsi?

1) La persona che mente sa di avere di fronte una persona che è in grado di poterla smascherare: questa prima condizione si verifica quando il bugiardo sa che l’osservatore è una persona allenata o esperta nel riconoscere le menzogne; questa consapevolezza può spaventare il bugiardo spingendolo a innalzare le sue difese e a mostrare maggiori segnali di tensione.

2) La persona che mente non è abituata a raccontare bugie: questa condizione particolare avviene quando il bugiardo non ha l’abitudine di mentire agli altri, o è consapevole di essere un pessimo bugiardo; questa consapevolezza lo porterà a vivere il fatto di dover raccontare una bugia come un compito difficile da portare a termine con successo, tutto questo porterà il bugiardo a vivere la situazione con ansia.

3) La persona che mente ha la fama di essere un bugiardo: questa condizione è opposta alla precedente, quando una persona è nota per raccontare bugie a destra e a manca questo potrebbe costituire una problema qualora si provi a ingannare gli altri; sapere che l’altro ha un forte pregiudizio su di noi complica il racconto di una bugia, il bugiardo dovrà impegnarsi molto e con probabilità appariranno diversi segnali di tensione e di menzogna.

4) La posta in gioco nella menzogna è alta, c’è in ballo qualcosa di valore: quando la posta in gioco è importante la tensione aumenta, come può aumentare lo stress a un tavolo da gioco quando il piatto è ricco. Una posta alta può alzare la tensione del bugiardo e spingerlo a compiere qualche passo falso; con un premio considerevole in gioco, anche i bugiardi più esperti potrebbero perdere la calma e mostrare dei segnali di menzogna.

5) La persona che mente sa la punizione sarà severa qualora non venga creduto: quando in una specifica situazione la punizione per aver mentito è pesante,la tensione della persona che sta mentendo può crescere e portare anche i bugiardi più abili a trovare difficoltà nel raccontare la propria storia menzognera mantenendo il pieno controllo delle proprie parole e dei propri segnali del corpo.

A voi è capitato di identificare una menzogna con una o più di queste condizioni particolari? Vi siete mai trovati in difficoltà a mentire a qualcuno in presenza di una di queste condizioni?

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

“Liberarsi dalla manipolazione per vivere sereni” – Seminario (Torino, 09-11-2019)

Seminario con Michele Putrino e Francesco Di Fant: Liberarsi dalla manipolazione per vivere sereni e liberi attraverso il proprio corpo

La manipolazione, nella società contemporanea, assume forme molteplici e non sempre riconoscibili: marketing, propaganda, bisogni indotti… la nostra testa si riempie così di pensieri che non sono nostri, non ci rispecchiano e ci fanno soltanto soffrire, instillandoci un senso di inadeguatezza che finisce per accompagnarci per tutta la vita.

Ma la manipolazione sociale può essere riconosciuta e contro di essa si può combattere: imparando a conoscere le tecniche più diffuse di manipolazione si possono elaborare strategie per difendersi dal controllo e tornare a vivere sereni.

Secoli fa, gli antichi greci avevano già elaborato una dottrina filosofica per proteggersi dalla manipolazione e dalle influenze esterne nocive: lo stoicismo. Di questo aspetto si occuperà Michele Putrino, studioso di filosofia e autore del libro “Manuale di Resistenza al Potere” (Uno Editori) di cui ho anche scritto una recensione.

La manipolazione, però, non viene solo dall’alto. Tutta la vita ci imbattiamo in manipolatori nella vita professionale e personale: non c’è nessuno che non abbia mai incontrato, almeno una volta, un “gatto” o una “volpe” della società urbana.

Anche da questi soggetti, tuttavia, ci si può difendere. Imparando a leggere il linguaggio del corpo, possiamo sbugiardare i bugiardi e riconoscere le truffe a colpo d’occhio, senza rischiare più di caderci con tutte le scarpe. Di questo aspetto si occuperà Francesco Di Fant, esperto di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo.

Programma

Michele Putrino – BLOCCO 1 (4 ore)

1ª ora: Come funziona la manipolazione e come veniamo manipolati attraverso il marketing e la propaganda politica

Che cos’è e come funziona il potere.
Come riconoscere la manipolazione sociale.
Tecniche di manipolazione e controllo sociale.
Esempi concreti di manipolazione nel marketing e nella propaganda.
Come e perché la manipolazione ci rende consumatori compulsivi.

2ª ora: Come tornare a essere liberi e sereni.

Come difendersi dalla manipolazione.
Spiegazione teorica del perché è necessario emanciparsi dalla manipolazione e da ciò che è virtuale…
…per ritornare a una vita “corporea”.
(parte approfondita e sviluppata nel BLOCCO 2).

3ª ora: Tecniche stoiche contro i tentativi di manipolazione.

Cos’è lo Stoicismo. Breve introduzione.
Tecniche tratte dallo Stoicismo di Epitteto per liberarsi e proteggersi dalla manipolazione.
Esempi pratici.

4ª ora: Domande, dialogo e confronto con il pubblico.

Francesco Di Fant – BLOCCO 2 (4 ore)

1ª ora: Riappropriarsi del proprio corpo e del proprio potere.

Comunicazione Non Verbale.
Attivazione Mente-Corpo: un processo a 2 vie.
Gestire il proprio corpo attraverso la Comunicazione Non Verbale.
Posture e gesti “di potenza”.
Visualizzazione e potenziamento delle prestazione corporee.
Il corpo “simmetrico” e la lateralizzazione del cervello.

2ª ora: Riconoscere le persone manipolatrici: psicologia e Linguaggio del Corpo.

Manipolazione interpersonale e “stronzaggine”.
Riconoscere le 6 emozioni di base.
Manipolatori nella vita privata e professionale.
Segnali Verbali, Non Verbali e Paraverbali legati alla manipolazione.
Come difendersi dai manipolatori?

3ª ora: Riconoscere la Menzogna.

Cosa è la menzogna?
Psicologia della Menzogna.
Errori da evitare nel riconoscimento della menzogna.
Tecniche per individuare la menzogna.
Segnali Verbali, Non Verbali e Paraverbali della menzogna.
Esempi pratici ed esercitazioni.

4ª ora: Esercitazioni, domande, dialogo e confronto con il pubblico.

Dove & Quando

Sabato 9 Novembre, dalle 9.30 alle 18, presso Spazio Uno (Torino, via Tabacchi 33).

Costo: 77€

Per info e prenotazioni: n° 011 198 24 856 • eventi@spazio-uno.it

Link Facebook dell’evento:

https://www.facebook.com/events/499522447478565

Relatori

Michele Putrino

Michele Putrino, dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership, collaborando con esperti del settore e scrivendo numerosi articoli ed ebook.

Francesco Di Fant

Francesco Di Fant è nato a Roma nel 1978, si è laureato in Scienze della comunicazione ed è un esperto di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo. Consulente e formatore per anni presso grandi aziende nazionali e internazionali, insegna e pubblica articoli sulla comunicazione non verbale e collabora con diversi programmi televisivi e radiofonici. Con la Newton Compton ha pubblicato “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo“, “I segreti per capire il linguaggio del corpo” e “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo“.