Linguaggio del Corpo: come creare un piano d’azione efficace – CoachMag 49

Ogni professionista di Comunicazione Non Verbale dovrebbe saper creare un efficace piano d’azione per i suoi clienti-discenti, così come ogni Coach con i suoi Coachee; dando concretezza alla formazione e alle azioni di supporto con risultati di qualità nella vita di chi si affida a noi.

Comprendere i reali obiettivi del cliente e stilare un programma sono sono alcuni elementi di un piano d’azione: è bene specificare possibilità e rischi che porta con sé la definizione di un piano con un cliente di un Coach o di un professionista del Linguaggio del Corpo.

Un“piano d’azione” è un complesso di azioni concrete finalizzate al raggiungimento degli obiettivi del cliente-discente. Questo si materializza in un passaggio dai concetti teorici all’applicazione pratica di tali concetti e, soprattutto, dall’ottenimento dei risultati attesi a seguito di un’adeguata verifica.

1) OBIETTIVI E PERCORSO:

Il piano d’azione è necessario e va definito al primo incontro con il cliente, o prima se è possibile. È utile far percepire i vantaggi pratici degli strumenti che si intendono usare per raggiungere i risultati concordati, facendo anche esempi personalizzati…

(Continua su COACHMAG n.49 con obiettivi e percorso, fasi e azioni, risultati e verifica del piano d’azione sul Linguaggio del Corpowww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Il mito del contatto visivo

Secondo lo psicologo sociale ed esperto di microespressioni Mark Frank, il contatto visivo (o la sua mancanza) è “uno degli aspetti più fraintesi dell’inganno”

Molti video, articoli e interviste suggeriscono che il contatto visivo e/o lo sguardo di una persona spesso hanno un significato nascosto: guardare in alto a destra significa che qualcuno sta inventando qualcosa. Alzare lo sguardo a sinistra significa che si sta ricordando qualcosa. Se qualcuno non ti sta guardando, sta mentendo. La lista potrebbe continuare all’infinito.

Ma quanto sono precise queste affermazioni?

Ci sono stati oltre 30 studi che hanno esaminato il contatto visivo come una variabile quando mentivano e la maggior parte di loro ha dimostrato che non c’è alcun segno rivelatore quando qualcuno sa mentendo.

Secondo il dottor Frank, 6 di questi 30 studi hanno osservato la mancanza di contatto visivo (l’atto di distogliere lo sguardo da un oggetto su cui si era precedentemente focalizzato). Tutti e 6 gli studi hanno concluso che il contatto visivo non cambia significativamente in funzione della menzogna o del dire la verità.

Studi recenti sono giunti alla stessa conclusione. Nel 2008, il dottor Stephen Porter della Dalhousie University ha pubblicato uno studio intitolato “Menzogna? Il viso tradisce le vere emozioni del bugiardo, ma in modi inaspettati”.

Porter ha concluso che è proprio la faccia che rileva i bugiardi, ma non nei modi stereotipati in cui crediamo.

Per lui “non sono gli occhi sfuggenti o la fronte sudata o il naso allungato (alla Pinocchio) che il rilevatore di bugie dovrebbe cercare. Invece, altri elementi del volto di un bugiardo lo smaschereranno, “apparendo” brevemente e permettendo a manifestazioni di vera emozione di affluire sul viso”.

Tuttavia, nonostante le prove schiaccianti che il contatto visivo non abbia nulla a che fare con la menzogna, è stato condotto uno studio da oltre 90 scienziati ha esaminato oltre 5.000 persone in 75 paesi su quello che loro credono a proposito dei bugiardi. La risposta numero uno in tutte le culture è stata la (falsa) convinzione che i bugiardi non ti guarderanno negli occhi. Questa convinzione risale a quasi 3000 anni fa, ai testi sacri della cultura indù.

Allora perché esiste questo malinteso?

Non esiste una risposta semplice a questa complessa domanda, ma il dottor Frank allude al fatto che potrebbe essere associato al comportamento dei bambini quando mentono. Afferma che il contatto visivo è probabilmente un buon indizio dell’inganno con i bambini più piccoli – probabilmente a causa dell’emozione della colpa – ma crescendo i bambini imparano socialmente che devono mantenere il contatto visivo per mentire con successo.

Da adulti, molte persone hanno imparato a stabilire un contatto visivo quando mentono. Tuttavia, la convinzione che il contatto visivo sia correlato all’inganno può ancora persistere.

Vuoi sapere come interpretare il contatto visivo e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2009/09/the-eye-contact-myth/

5 falsi miti sui bugiardi

Quali sono i 5 miti più importanti da sfatare sui bugiardi?

Ecco a voi un elenco dei 5 falsi miti più rilevanti a proposito di chi mente:

1. I bugiardi non ti guardano negli occhi

La mancanza di contatto visivo (o avversione allo sguardo) è uno dei più grandi miti nel rilevamento della menzogna. Dei molti studi che hanno riguardato lo sguardo e la menzogna, la maggior parte ha concluso che una mancanza di contatto visivo non indica necessariamente mentire o dire la verità.

2. I bugiardi balbettano e fanno molte pause mentre parlano

Anche se inconsciamente potremmo presumere che non siano onesti, la balbuzie o le pause non sono necessariamente segni di menzogna di per sé. Potrebbero semplicemente dirci che la persona è nervosa. Perché l’altra persona si sente così? Non possiamo dirlo a meno che non facciamo qualche altra domanda. Ricordate: il rilevamento della menzogna è molto più che semplicemente “guardare l’altro”.

3. I bugiardi si toccano il viso

Anche questo è un altro mito popolare nel riconoscimento delle bugie. Ci sono poche prove scientifiche che toccarsi il viso sia sicuramente un indizio di menzogna. Ti ricordi l’ultima volta che ti sei toccato il naso o hai coperto la tua bocca? Stavi mentendo?

4. I bugiardi sono nervosi

Le persone possono essere nervose a causa di innumerevoli ragioni, incluso non solo perché mentono, ma anche perché vogliono dimostrare la loro innocenza. Molte persone che dicono la verità sono nervose perché potrebbero essere preoccupate di non essere credute.

5. I bugiardi si agitano

L’irrequietezza è il nostro quinto mito sul rilevamento delle bugie: quasi nessuna ricerca la collega in modo affidabile ai bugiardi. Come puoi vedere, la maggior parte di questi miti sono associati al nervosismo. Quindi la domanda che dovremmo considerare è: perché la persona è nervosa?

Vuoi sapere come riconoscere le menzogne e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2020/01/lies-lies-and-more-lies-plus-the-top-5-myths-about-liars/

Bugie, bugie e ancora bugie

Uno studio dimostra che mentire è più facile per coloro che mentono spesso!

Un nuovo studio sul cervello recentemente pubblicato su Nature Neuroscience si concentra sugli effetti della menzogna sull’amigdala, una piccola parte nascosta del cervello che elabora le emozioni negative. Utilizzando volontari umani vivi che sono stati incentivati a mentire ripetutamente, questo studio è stato in grado di dimostrare che l’attività dell’amigdala è diminuita dopo la prima menzogna e ha continuato a diminuire prima e dopo le successive menzogne. Si dice che questo studio sia “la prima prova empirica che la menzogna si intensifica a causa dell’adattamento emotivo”.

I risultati dello studio offrono prove scientifiche del perché mentire è così facile per alcune persone, mentre altre faticano a dire anche una “piccola bugia bianca”. Sembra che i bugiardi abituali vengano lasciati in pace dalla loro amigdala!

Quando una persona racconta più bugie, il cervello, nel tentativo di ridurre lo stress emotivo, diventa sempre meno sensibile al disagio inizialmente causato dall’atto di mentire. Lo studio riporta che a seguito di questa riduzione dell’angoscia emotiva, raccontare più bugie diventa più facile nel tempo. L’autore dello studio e direttore dell’Affective Brain Lab, il Dottor Tali Sharot, afferma che lo studio dimostra che le piccole bugie hanno facilmente un effetto “a valanga” nel tempo (diventando sempre più grandi) e che le bugie successive creano un disagio emotivo meno negativo.

Le piccole bugie portano a bugie più grandi (che possono essere raccontate più facilmente)

Questo studio ha implicazioni che vanno oltre la semplice scienza del cervello. Può aiutare gli investigatori criminali a capire perché alcune persone interrogate possono mentire in modo così credibile e con tale disinvoltura. Le persone che operano regolarmente nel mondo del crimine e navigano nell’illegalità con bugie abituali sono abituate al disagio emotivo che molte persone provano quando si impegnano a mentire.

I bugiardi esperti potrebbero essersi sentiti a disagio quando si sono impegnati nella loro prima menzogna, ma nel tempo e attraverso le bugie successive, non si sentono più a disagio. Il disagio negativo, di solito una risposta naturale del cervello alla menzogna, non viene più elaborato dall’amigdala. Lo studio riporta inoltre che l’uso costante della menzogna può influire sulla salute del cervello e rendere un individuo più suscettibile alla menzogna patologica.

Man mano che il cervello si adatta a mentire, il corpo dell’individuo reagisce sempre meno all’atto di mentire e il bugiardo diventa più abile nel non mostrare i classici segnali emotivi e comportamentali normalmente associati alla menzogna. Non impallidisce più quando inizia a mentire; non sbatte più rapidamente le palpebre quando costruisce una falsità. Gli investigatori criminali riconoscono che alcune persone possono mentire attraverso piccoli dettagli senza avere la minima idea dei loro sentimenti spiacevoli nel dire una menzogna, mentre altre possono mostrare più chiaramente il loro livello di preoccupazione quando mentono.

Dire menzogne diventa più facile con l’aumentare del numero e dell’intensità delle bugie, gli investigatori come possono leggere in modo efficace segnali comportamentali o espressioni facciali per estrarre informazioni affidabili?

Man mano che le persone si sentono più a loro agio con la menzogna, il loro cervello sperimenta meno disagio, ma i segnali emotivi, sebbene possano essere gravemente ridotti, possono comunque fuoriuscire sotto forma di espressioni facciali o altre reazioni.

La scienza moderna e la tecnologia avanzata hanno portato allo sviluppo di alcuni strumenti molto efficaci per aiutare a “leggere” le espressioni di coloro che sono così bravi a mentire. La formazione di esperti nell’interpretazione di espressioni facciali sottili può aiutare gli investigatori a individuare gli indizi che cercano nel loro tentativo di scoprire la verità.

Vuoi sapere come riconoscere le bugie e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.w-z.com/2017/02/03/lies-lies-and-more-lies-the-clever-brain-that-lets-liars-get-away-easily/

Espressioni del viso: significati nella Comunicazione Non Verbale

Un modo per comprendere i gesti o i comportamenti del viso è esaminarli e dividerli per ciò che fanno.

Non bisogna differenziarli necessariamente in “micro” o “macro” espressioni (che non tengono conto della velocità di esecuzione o delle espressioni lunghe, asimmetriche o rigide). Quello che segue è un piccolo elenco – lontano dall’essere completo – di espressioni e gesti del viso; analizzando queste cinque categorie di gesti sarà più facile identificare come si sentono veramente gli altri o cosa stiano pensando:

Gesti facciali di nervosismo e tensione:

– Fronte solcata da rughe

– Strizzare gli occhi

– Compressione delle labbra

– Labbra che vengono aspirate in bocca

– Labbra tremanti

– Mento tremante

– Gli angoli della bocca si contraggono o si tirano stranamente verso l’orecchio molto rapidamente

Gesti facciali di antipatia o disaccordo:

– Le labbra increspate di solito significano “non mi piace” o “non sono d’accordo” (è visibile anche nei bambini di appena quattro settimane)

– Piega del naso (il naso si alza molto rapidamente come segno abbreviato di disgusto)

– La metà superiore del labbro su un lato si alza come fa il naso

– Sguardo in alto

– Sbattere le palpebre (di solito visto quando qualcuno dice qualcosa per cui non siamo assolutamente d’accordo)

– Palpebre chiuse che non si riaprono per quello che sembra molto tempo

– Stringere i muscoli intorno agli occhi (come Clint Eastwood in una sparatoria)

Gesti facciali per alleviare lo stress:

Esiste un certo numero di “tic” legati a gesti facciali che possono improvvisamente apparire o diventare permanenti per affrontare la tensione. Alcuni esempi sono i seguenti:

– Incontrollabile sbattimento delle palpebre

– Contrazioni alle guance

– Contrazioni incontrollabili dell’occhio

– Mascella spinta in avanti o di lato

– Mordere la lingua

– Tirarsi i peli sul viso

– Tocco ripetitivo del naso o della palpebra con un dito

Questi comportamenti non sono solo ripetitivi, possono aumentare di gravità sotto stress e a volte diventare molto veloci. I comportamenti ripetitivi sono comportamenti rilassanti, motivo per cui sviluppiamo in primo luogo i tic nervosi. Il cervello trae beneficio dal tic muscolare ripetitivo come forma di pacificazione; tuttavia, questo può diventare patologico.

Gesti facciali asimmetrici:

(I gesti che coinvolgono solo metà del viso rientrano in questa categoria)

– Sorrisi falsi (ne esistono diversi tipi)

– Sorriso che coinvolge solo metà del viso

– La persona sorride ma gli occhi sono socchiusi o mostrano tensione

L’asimmetria si applica anche alla “discordia” tra ciò che viene detto e ciò che il corpo sta trasmettendo (come dire “Ti amo” a denti stretti o con la faccia tesa).

Gesti facciali di disprezzo o disprezzo:

– Un ghigno (l’angolo della bocca tira da un lato o verso l’alto, a volte creando delle fossette sulla guancia)

– Naso e mento in alto (atteggiamento altezzoso)

– Sguardo in alto

– Sguardo di traverso con aria sprezzante

Il disprezzo, per inciso, non è un segno di inganno, è presente sia nell’innocente che nel bugiardo. Il disprezzo è spesso visto negli innocenti quando vengono intervistati da coloro che ritengono di basso status sociale o che percepiscono come incompetenti. Si possono vedere anche sguardi di disprezzo da parte di una popolazione occupata nei confronti dei suoi oppressori.

Desmond Morris

Mentre questi gesti o comportamenti sono utili per comprendere i pensieri e i sentimenti veri, non sono in alcun modo indicativi di inganno.

Possono indicare disagio psicologico o fisico, antipatia, problemi o nervosismo, ma questo è tutto. Da questi non si può trarre alcuna deduzione dell’inganno perché non esiste un singolo comportamento indicativo dell’inganno.

Dopo aver studiato Linguaggio del Corpo per anni, penso che sia più saggio capire ciò che tutto il corpo comunica, non solo il viso o le microespressioni. Soprattutto sapendo che i piedi sono più precisi del viso nel rivelare sentimenti e intenzioni e che tutto il nostro corpo trasmette costantemente informazioni vitali. In effetti, esistono oltre 215 comportamenti associati al disagio psicologico e la maggior parte di questi non sono visibili sul viso.

Per conoscere davvero il Linguaggio del Corpo e andare oltre quello che si può vedere in televisione, si può leggere la trilogia di Desmond Morris sulla Comunicazione Non Verbale (in cui è presente il libro di culto L’uomo e i suo gesti). Morris guarda gli umani con l’occhio critico di uno scienziato che scopre una nuova specie e spiega perché facciamo le cose che facciamo. È un’autorità senza eguali quando si tratta di comunicazioni non verbale e come zoologo e antropologo, può aprirci gli occhi come nessun altro autore o esperto, con l’eccezione di Charles Darwin, che ha iniziato tutto questo un giorno mentre guardava gli oranghi nel Zoo di Londra.

Vuoi sapere come interpretare le espressioni del viso e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

Microespressioni del viso: solo un mito?

Come sono percepite le “micro-espressioni” del viso e il loro significato? Quanto gli viene data rilevanza nel rilevare l’inganno?

Come esperto di Linguaggio del Corpo e Analisi della Menzogna, espressioni del viso e microespressioni sono un argomento piuttosto comune di cui parlare durante corsi e training.

Ormai la maggior parte della gente ha sentito parlare di “micro-espressioni” come risultato della serie TV Lie to Me, o perché il termine è stato reso popolare dai media. In effetti, incontro regolarmente persone che affermano di aver seguito corsi di microespressioni o che vogliono diventare esperti di microespressioni.

Ma cosa fare riguardo al resto del corpo? Dopotutto, il resto del corpo trasmette informazioni su pensieri, desideri, paure, emozioni e intenzioni con molta più regolarità. Se qualcuno si fa aria con la maglietta o nasconde i pollici mentre vengono poste domande, dovresti sapere cosa significa se non sanno cosa fare con le mani (significa: problemi, disagio, insicurezze) perché potrebbero non esserci microespressioni per aiutarci a comprendere.

Per capire adeguatamente, cominciamo col significato del termine “micro-espressioni”. Nel 1966 due ricercatori di nome Haggard e Isaacs scoprirono, mentre guardavano dei filmati di coppie in terapia, quelle che descrivevano come “espressioni micro-momentanee”. Hanno notato comportamenti che apparivano così rapidamente che erano difficili da vedere se non rallentando il video. Qualche anno dopo, basandosi su questo lavoro precedente e osservando questi stessi comportamenti, Paul Ekman ha coniato il termine “micro-espressioni” mentre studiava l’inganno. Ekman in seguito lo incorporò nel suo libro I volti della menzogna, che è davvero un libro di culto consigliato a tutti coloro che sono interessati alla Comunicazione Non Verbale.

Il Dalai Lama insieme a Paul Ekman

Ciò che Haggard e Isaacs, così come altri, hanno scoperto è che i nostri volti spesso rivelano sentimenti nascosti che vengono nascosti intenzionalmente. Ciò è stato ovviamente utile per rilevare problemi durante la terapia di coppia. Sfortunatamente, nel tempo il termine microespressioni è cresciuto fino a includere troppe cose; non riuscendo, ad esempio, a distinguere tra distorsioni facciali minuscole, piccole e grandi. C’è stato anche un errore nel distinguere tra i comportamenti che erano veloci e quelli che erano superveloci, ma che avevano poco a che fare con l’essere “micro” o piccoli. Infine c’è stato un fallimento nel differenziare comportamenti asimmetrici o che si bloccano stranamente sul posto, come quando teniamo un sorriso teso a un cane ringhiante.

Di conseguenza, poiché molte cose sono state raggruppate sotto la denominazione di “microespressione”, è spesso difficile determinare di cosa si sta parlando. Quindi vediamo se possiamo aggiungere un po’ di chiarezza qui per aiutare a capire meglio i comportamenti del viso, che sono spesso raggruppati sotto il termine “microespressioni” o che vengono completamente ignorati.

Innanzitutto dovremmo riconoscere, come ha sottolineato David Matsumoto, che ci sono comportamenti, gesti o espressioni del viso che si verificano senza stimoli coscienti che rivelano i nostri veri sentimenti o emozioni. Alcuni di questi comportamenti o espressioni appaiono molto rapidamente (1/15, 1/25 di secondo) e altri sembrano durare troppo a lungo. Inoltre ci sono comportamenti che sono difficili da osservare perché sono molto piccoli (ad esempio i muscoli che si contraggono appena sotto l’occhio) mentre altri sono abbastanza grandi.

David Matsumoto

Ciò che è importante per gli osservatori è che mentre si verificano questi comportamenti, non bisogna attribuire a essi più significato di quanto dovremmo. In serie TV come Lie to Me sembra che anche solo uno di questi comportamenti indichi che una persona sita mentendo. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Come ci hanno ripetutamente detto Ekman, Frank, DePaulo, Burgoon e Vrij, non esiste un unico comportamento indicativo di inganno (Matsumoto, et. Al. 2011, 1-4; Navarro 2008). Ci sono indicatori di stress, disagio psicologico, ansia, antipatia, problemi o tensione, ma non esclusivamente di “inganno”.

In effetti, piuttosto che concentrarsi sull’inganno, nella mia esperienza, è molto più utile diventare un “rilevatore di problemi” perché è proprio quello che stiamo osservando. Quando vediamo le manifestazioni fisiche del disagio psicologico, stiamo davvero vedendo i nostri corpi comunicare che ci sono “problemi”; in altre parole qualcosa ci dà fastidio, la vera domanda è “Cosa?”.

Vuoi sapere come interpretare correttamente le espressioni del viso e approfondire il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

Spalle: cosa rivelano di noi?

Ricordo che da piccolo mia madre mi diceva: “Stai dritto, spalle indietro, mento in alto”. Quello che non mi rendevo conto era che mi stava dicendo questo a causa di ciò che le comunicavo con la postura e le spalle.

Stavo dicendo in modo non verbale: “Sto passando una brutta giornata perché i miei amici non possono uscire a giocare.” Forse l’ha imparato da sua madre, ma istintivamente ha letto il mio Linguaggio del Corpo e l’ha usato per comunicare con me. Ho imparato a usare le informazioni date dalle spalle per capire gli altri.

Mentre la maggior parte della letteratura sul Linguaggio del Corpo si focalizza molto sul viso, penso che valga la pena considerare ciò che le spalle possono rivelare di noi. È raro che le spalle siano menzionate nella letteratura della Comunicazione Non Verbale e quando alle persone viene chiesto l’argomento, si limitano a scrollare le spalle (e questo è ironico). Le spalle sono lì, sporgenti, reggono i nostri vestiti, influenzano ciò che gli altri pensano di noi, rivelano la nostra salute e le nostre emozioni e ci aiutano a comunicare, eppure la maggior parte delle persone le ignora.

Sia Desmond Morris, il famoso zoologo, che David Givens, il famoso antropologo, hanno parlato di quanto le spalle muscolose larghe, come nella statua del David di Michelangelo, rappresentino forza e virilità. È qualcosa che anche i greci hanno particolarmente apprezzato, come mostrato nelle loro statue dei kouroi raffiguranti dei giovani a forma di “V”.

C’è probabilmente una componente genetica in questo, poiché Morris sostiene che associamo attributi positivi ai maschi che hanno quell’aspetto mesomorfo a “V” che vediamo negli atleti (spalle larghe, fianchi stretti). Forse questo spiega perché le donne sussultino quando il calciatore David Beckham si toglie la maglia. In questo caso le spalle comunicano salute e vitalità e da una prospettiva evolutiva, come direbbe David Givens, ci sarebbero vantaggi biologici nella scelta dei compagni con queste caratteristiche.

Siamo così inconsciamente attratti da questa forma a “V” che alcune giacche da uomo sono appositamente imbottite sulle spalle per assicurarci di raggiungere questa forma. Una volta ho sentito un sarto dire a un cliente che avrebbe potuto aggiungere imbottitura extra alle spalle se lo desiderava: un suggerimento che l’uomo avrebbe dovuto prendere dato che purtroppo non era in gran forma fisica.

Le spalle comunicano vitalità ma possono anche comunicare dominio e gerarchia. Diverse interviste con soggetti criminali hanno messo in luce come essi scelgano le loro vittime prima di passare all’azione. Tre elementi sono emersi spesso: come apparivano le loro vittime (fragili, deboli, non atletiche), la loro consapevolezza complessiva della situazione (non inseguire mai qualcuno che ti vede per primo) e il movimento della loro braccia (movimento vigoroso del braccio o sottomissione passiva). Quindi per i criminali, i nostri predatori all’interno della stessa specie, come li chiamerebbe Robert Hare, l’aspetto delle spalle è un fattore chiave per coloro che cercano di depredarci.

Le spalle ci aiutano a comunicare rispetto e riverenza, ma ci aiutano anche a comunicare felicità e gioia. Le danzatrici del ventre a Beirut muovono le spalle come le ballerine di samba a Bahia, un modo esotico per comunicare sensualità e gioia. Ballare in tutto il mondo celebra lo spirito umano e invariabilmente coinvolge le spalle. Dopo tutto, come sarebbe il carnevale in Brasile senza che le spalle si muovessero ritmicamente?

Le spalle possono comunicare giocosità e fascino seducente. In tutto il Mediterraneo, in particolare in Italia, si possono vedere donne che mostrano le spalle nude sia per attirare l’attenzione che per comunicare attrazione sessuale in modo provocatorio. Questi comportamenti erano quasi obbligatori nei film di Sofia Loren.

Come per la danza, le spalle rivelano molto efficacemente ciò che è nel cuore e nella mente. Tanto che possono persino essere usati per misurare la depressione.

Molti pazienti che vanno dallo psicologo poiché sono depressi entrano nello studio al primo incontro con le spalle abbassate, rivelando così allo psicologo la loro depressione ancora prima di aprire bocca.

Nei casi di depressione clinica le spalle non sfidano la gravità, mancano di movimento spontaneo, spalle apparentemente appesantite dal peso della loro malattia. Mentre un bambino che torna a casa da scuola può mostrare le spalle basse per alcuni minuti o ore, i depressi clinicamente possono essere così per mesi o anni. Nel tempo, se non viene corretto, tale postura influenza a il modo in cui vengono percepiti dagli altri.

Senza accorgercene, ogni giorno usiamo le spalle per comunicare non verbalmente ciò che pensiamo. Quando qualcuno ci chiede: “Da che parte è l’autostrada?” E immediatamente scrolliamo le spalle, sollevandole rapidamente ed enfaticamente, questo è il nostro modo di dire: “Davvero non lo so”.

Nulla di più da dire qui o nel Borneo; è un gesto universale. Se decidiamo di rispondere verbalmente alla domanda precedente, molto probabilmente scrolleremo simultaneamente le spalle anche per potenziare il messaggio senza accorgercene. Lo facciamo perché enfatizza ciò che stiamo dicendo. Questo rapido comportamento che sfida la gravità (alzando o scrollando le spalle) rinforza positivamente ciò che è stato detto. Abbiamo maggiore fiducia negli altri quando vediamo la conferma non verbale del messaggio verbale.

Le spalle tradiscono coloro che non hanno fiducia in se stessi o che mentono apertamente. Quando le persone non sono sicure di ciò che stanno dicendo o mancano di fiducia, le loro spalle tendono a riflettere quell’incertezza. Mentre rispondono a una domanda, diranno qualcosa del tipo: “Sono sicuro che non è stato qui ieri” e mentre lo fanno, vedi le spalle o una spalla sollevarsi leggermente o lentamente. Questo movimento delle spalle dice, inconsciamente, che mi manca la fiducia in ciò che sto dicendo.

I medici possono trovarlo utile quando parlano con i pazienti e chiedono: “Prenderete i farmaci secondo le mie istruzioni?” Se i pazienti rispondono con un leggero rialzo delle spalle, i dottori possono riconoscere che c’è qualcosa sotto. Per il clinico premuroso questa è una grande opportunità per chiedere: “Qual è la tua esperienza con questo farmaco? Ti ha causato problemi?”. Osservare le spalle dovrebbe servire per indirizzare le domande in maniera efficace per superare eventuali dubbi o problemi.

Il rialzo della spalla non è sempre indicativo dell’inganno (non esiste un unico comportamento indicativo dell’inganno) e non deve essere interpretato solo in questo modo, ma piuttosto come un indicatore di mancanza di fiducia.

Il corpo rivela ciò che la mente nasconde, le spalle sono viste ma raramente osservate con attenzione e, quando lo facciamo, non prestiamo sempre attenzione ai messaggi che stanno inviando. Quindi la prossima volta che guardi le altre persone, dai un’occhiata alle spalle, in particolare nei bambini, il cui Linguaggio del Corpo è molto onesto, per vedere cosa c’è veramente nel loro cuore e nella loro mente. E, per rispetto per i nostri genitori, alziamoci in piedi e rimettiamo le spalle dritte in modo che gli altri ci vedano bene.

Vuoi sapere come interpretare correttamente il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/what-the-shoulders-say-about-us

Braccia incrociate: 9 verità svelano un mito sul Linguaggio del Corpo

Se incroci le braccia, ti difendi dagli altri e invii un messaggio negativo. Ma è sempre vero?

Lascia che ti informi ora che non lo è. È un malinteso semplicistico, simile ad altri miti, come l’idea che se distogli lo sguardo, stai mentendo. Esaminiamo un po’ più da vicino il comportamento di incrociare le braccia, spesso diffamato, poco compreso, ma molto utile, e vediamo se possiamo aggiungere un po’ di chiarezza:

Auto-abbraccio. Probabilmente avrai notato che si incrociano le braccia più frequentemente in pubblico che in privato. In un certo senso, è come un abbraccio di se stessi – ed è confortante in quel momento. Lo facciamo ascoltando un oratore o aspettando che inizi una presentazione. Ovviamente non stiamo cercando di tenere lontano nessuno; stiamo solo contribuendo al nostro conforto. Ecco perché lo facciamo nella maggior parte dei casi. Chiedi a qualcuno in un pubblico con le braccia incrociate se sono a loro agio e probabilmente diranno di sì, perché lo sono davvero.

Alleviare lo stress. Quando siamo stressati, riceviamo conforto incrociando le braccia attraverso il busto in modo da poter raggiungere e massaggiare le braccia con le mani opposte. Questo comportamento, che aiuta a calmarci, ha lo stesso scopo di strizzarci le mani. Ancora una volta, questo non è un comportamento bloccante, ma comunica a un osservatore che esiste una sorta di ansia, il che spiega perché gli insegnanti lo vedono nei giorni degli esami.

Mascherare insicurezza. Le persone che si sentono insicure possono incrociare le braccia per non sentirsi troppo esposte. Nel suo famoso dibattito presidenziale del 1960, Richard Nixon incrociava le braccia quando parlava con John F. Kennedy fuori onda, forse perché, come notò il suo biografo, Nixon si sentì sempre insicuro nei confronti dei “tipi dell’elite”, anche se era vice presidente al tempo e aveva una statura internazionale.

Ansia e paura. A proposito di insicurezza, quando abbiamo paura o proviamo un’ansia elevata, incrociare le braccia può essere una risposta a quell’angoscia. L’incrocio delle braccia può essere unito a frequenti toccamenti del collo o coprendo con le braccia lo spazio vicino al collo. Il contatto con il collo è indicativo di tensione, ansia, insicurezza o angoscia emotiva: una persona inizia con le braccia incrociate, poi libera una mano per toccarlo, poi ritorna sul busto.

Mirroring. Cosa succede tra due uomini che hanno entrambe le braccia incrociate, ciascuna appoggiata a un muro con una spalla e con le gambe incrociate allo stesso modo? C’è un conflitto tra i due? La risposta è no. Il fatto che si stiano rispecchiando a vicenda, con le braccia e le gambe incrociate, dice che tra loro va tutto bene. In particolare incrociamo le gambe – mettendoci in equilibrio – quando ci sentiamo abbastanza a nostro agio con un’altra persona. Allora perché le loro braccia sono incrociate? Semplicemente perché sono comodi e focalizzati su un argomento.

Autocontrollo o frustrazione. Non c’è dubbio, usiamo le braccia incrociate quando siamo arrabbiati, ma questo è principalmente una forma di autocontrollo ed è usata, ancora una volta, per confortarci. I bambini lo fanno sempre. Quando viene chiesto loro di fare qualcosa che non vogliono fare, incrociano le braccia, a volte stringono i pugni, stringono forte il busto, quasi come se avessero una giacca dritta. Serve a comunicare in molti modi, in modo molto vivido, come si sentono, senza dire una parola. Si vedono uomini adulti comportarsi in modo simile: le loro braccia incrociate strettamente con le mani a pugno, i loro volti arrabbiati, trattenendosi perché erano arrabbiati. Ma ancora una volta, questo non è un comportamento bloccante; è un comportamento autosufficiente.

Postura di potere. Gli uomini, in particolare, usano la posa delle braccia incrociate per apparire più grandi, ma anche alcune donne lo fanno. I buttafuori nei club lo fanno sempre, così come altri uomini che sentono il bisogno di intimidire gli altri. In ogni caso, come con molti comportamenti dei primati che ci fanno sembrare più grandi, questo comunica che c’è un problema e si è abbastanza grandi da gestirlo. Superman è spesso raffigurato in questa posa, ed è interessante notare che la impiega anche la nuova statua di Martin Luther King Jr. a Washington DC. Nei cortili scolastici, questa è quella che gli insegnanti purtroppo chiamano “la posa del bullo”.

Isolamento. Ogni tanto ti imbatti in qualcuno che è semplicemente odioso, e vuoi creare una distanza, se non altro per isolarti. Oltre che allontanarsi fisicamente, le braccia incrociate possono aiutare a creare una barriera psicologica e fisica.

Fa freddo. A volte la spiegazione è quella più semplice: ammettiamolo, a volte incrociamo le braccia solo perché fa freddo …

Quindi, incrociare le braccia dà una brutta impressione? Dipende. Gli studi dimostrano che le persone si sentono un po ‘più distanti quando incrociano le braccia, ma ciò è più probabile se gli altri sono estranei. Se si è con amici o colleghi, non si valuta come un comportamento di blocco; in effetti, molte persone incrociano le braccia mostrando interesse e quando sono seriamente impegnati su un argomento.

Questo potrebbe spiegare perché vediamo questo comportamento così spesso tra coloro che lavorano regolarmente insieme ma hanno affari importanti da discutere. Lo vedremo tra i politici, così come negli ospedali tra i medici che si consultano nel corridoio. Penso che importi davvero se le persone si conoscano o meno. Esistono altri comportamenti più accoglienti che incrociare le braccia, ma dobbiamo anche riconoscere che non è sempre un comportamento bloccante.

Quando studiamo un comportamento non verbale, dobbiamo considerare il contesto, l’ambiente e tutti i comportamenti che vediamo, non solo uno. Ciò significa leggere tutto il corpo, dalla testa ai piedi. Sfortunatamente, i miti sulla Comunicazione Non Verbale abbondano e incrociare le braccia troppo spesso viene erroneamente visto come un comportamento di blocco quando in realtà ci possono essere una varietà di ragioni per questo.

Quindi la prossima volta che vedrai questo comportamento, non essere sorpreso se la persona si sta semplicemente rilassando.

Vuoi sapere come interpretare correttamente il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/9-truths-exposing-a-myth-about-body-language