Svelare le bugie: cinque cose da sapere

 

Quando si dice una bugia si può avere più o meno paura di essere scoperti, a seconda della tipologia di bugia e a chi la raccontiamo. Riguardo agli studi sulla menzogna, uno dei punti di riferimento è sicuramente lo psicologo americano Paul Ekman che, dopo anni di ricerche, ha riepilogato sinteticamente le circostanze in cui una persona che sta mentendo è più preoccupata di essere scoperta e sbugiardata.
La paura di essere scoperti può, a seconda della sua intensità e della sua natura, generare una tensione maggiore rispetto a una situazione di normalità. L’emozione che si prova con la paura è sempre forte e difficilmente controllabile, inoltre chi mente sta facendo uno sforzo (di concentrazione e di controllo delle parole e del corpo), quindi le sue risorse mentali sono impegnate nel compito di raccontare una bugia credibile e al tempo stesso controllare il proprio corpo e quello del destinatario della bugia; se a tutto questo aggiungiamo lo stress che deriva dalla tensione collegata alla paura, allora il controllo diventa ancora più difficile ed è probabile che affiorino dei piccoli o grandi segni rivelatori di menzogna.

  • La persona che mente sa di avere di fronte una persona in grado di poterla smascherare: più si ritiene che una persona che ci ascolta sia in grado di scoprire una menzogna più diventa facile che sfuggano al nostro controllo alcune spie sintomatiche della menzogna (per esempio collegate alla paura). Se volessi mettere in difficoltà una persona che sospetto mi stia mentendo potrei rivelare la mia specializzazione aumentando così le probabilità di una reazione che induca il/la bugiardo/a a tradirsi; di solito cerco di evitarlo, in quanto questa rivelazione può provocare un leggero imbarazzo negli altri.
  • La persona che mente non è abituata a mentire: come in tutte le cose, più ci si esercita e più si è efficaci, ma chi, nel corso degli anni, non ha sperimentato abbastanza con successo l’arte di mentire non ha imparato, di conseguenza, a gestire la (complessa) faccenda di raccontare una menzogna credibile…
  • La persona che mente sa che in gioco c’è qualcosa di valore: quando si tratta di soldi, affari in generale o anche di benefici di altra natura, riuscire a mentire può essere più duro a causa della paura di rischiare di perdere il premio in palio.
  • La persona che mente sa che, qualora scoperta, corre il rischio di essere punito severamente: in situazioni di vita o di morte, diventa decisamente più rischioso e difficile mentire di fronte al pericolo, questo è uno degli elementi più stressanti di tutti in quanto il nostro istinto di sopravvivenza ci porta necessariamente a dire la verità in alcune circostanze, se questo significa avere maggiori possibilità di salvezza (un esempio classico è dato dalla letteratura filmica e televisiva, allorché il poliziotto duro minaccia la vita del criminale per avere informazioni importanti). Analogamente quando si rischia di subire una punizione fisica, finire in prigione, perdere degli affetti, compromettere situazioni lavorative o comunque qualcosa a cui si tiene molto o che abbia un’importanza oggettiva, la paura di rischiare è spesso grande e questo, ovviamente, può emergere con dei gesti, degli indizi involontari che segnalano l’inganno. Sembra che la paura della punizione sia una delle prime molle che scattano nel bambino per spingerlo a mentire anche in tenera età.
  • La persona che mente è nota per essere un bugiardo: ovviamente, nel gioco delle aspettative reciproche, chi viene etichettato come una persona poco affidabile avrà più paura di essere smascherato e, inoltre, per farsi credere anche quando afferma il vero usa normalmente più energie degli altri; la tensione che si aggiunge nel momento in cui si dice una bugia non può che aggravare la situazione di timore che vive. Un simpatico esempio della escalation delle bugie, a cui si può essere costretti per non esser smascherati, è il protagonista del telefilm Billy il bugiardo in cui un ragazzo dalla vita monotona sogna un luogo in cui è considerato da tutti un eroe; alcuni errori commessi lo spingono a raccontare frottole sempre più grandi, per evitare punizioni sempre più pesanti; così le persone cominciano a non credergli più.

Ovviamente queste sono circostanze generali in cui ci si può trovare maggiormente in difficoltà nel mentire, va da sé che occorre, oltre a questo, conoscere i vari modi in cui il corpo comunica segnali (o meglio indizi) di tensione o, eventualmente, menzogna.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012

 

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: