Gambe strette

 

La situazione è classica: una fila fatta di tante persone (alle poste, allo stadio o al tabaccaio), non resta altro che attendere pazientemente il nostro turno… L’altro giorno in una di queste file mi sono soffermato a osservare le gambe delle persone di fronte a me e ho notato qualcosa di interessante: non c’era una persona che aveva le gambe nella stessa posizione di un’altra (inclinazione, piegamento, apertura, ecc.). Quello che però ha attirato la mia attenzione è stata l’apertura delle gambe, c’erano persone che tenevano le gambe più larghe e altre che le tenevano strette, quasi unite.

Dalla larghezza dell’apertura delle gambe in posizione statica è possibile definire il carattere della persona o, per lo meno, la situazione emotiva del nostro interlocutore mentre sta assumendo una determinata posizione. Avete mai notato che le persone sicure di sé tendono a tenere le gambe allargate quando sono ferme? Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio e vediamo di capire come interpretare correttamente la postura delle gambe.

Innanzitutto dobbiamo tracciare due linee immaginarie della stessa larghezza delle spalle e proiettarle al suolo, individuando così due punti sul terreno; questa è considerata una larghezza normale e se una persona di fronte a voi ha le gambe allargate nella stessa misura della sua larghezza delle spalle, denota un atteggiamento equilibrato e razionale.
Se invece notiamo che una persone tiene le gambe strette, quasi con i piedi uniti, ci comunica un senso di chiusura e di rigidità, spesso tali persone assumono questo atteggiamento in concomitanza con altre posture quali la schiena dritta, spalle rigide e tese, tensione a livello della mascella; è una posizione formale che si usa di solito nei confronti dei superiori o di persone importanti; un esempio dei più classici è la posizione militare dell’attenti.

La tipologia di persone che, al contrario, straborda dal limite naturale della larghezza delle spalle e tende a tenere le gambe molto larghe, è quella che maggiormente comunica aggressività (occupando molto spazio) e senso di potere; a volte però, se l’apertura è eccessiva, potrebbe sembrare forzata e contribuire a creare un grottesco effetto come Woody Allen nel film Il dittatore dello stato libero di Bananas, e di conseguenza ottenere l’effetto opposto di vorrei ma non posso (cosa che non capita nel caso di un’apertura naturale rispetto alle spalle). Una particolarità riguardo alle posizione con le gambe aperte è la postura con il piede in avanti, che di solito è il piede dominante, ovvero quello che si usa maggiormente (così come i mancini usano la mano sinistra) e al tempo stesso quello su cui ci si poggia di più. In una situazione con più persone il piede dominante è direzionato verso la cosa che maggiormente attira l’attenzione, nel caso, invece, in cui ci si trovi a disagio il piede, come l’ago di una bussola, sceglierà di puntare l’uscita più vicina.
Il piede punta in avanti poiché il peso del corpo è sbilanciato e si appoggia su un’anca; il piede avanzato indica la direzione verso cui istintivamente un soggetto vorrebbe spostarsi, rappresenta, attraverso l’evocazione del movimento, l’intenzione che una persona esprime in quel momento o che desidera nell’immediato futuro; il piede punta dove la mente vuole.

Anche alcuni tipi di pantaloni a sbuffo, primi fra tutti quelli chiamati alla zuava, particolarmente ampi e rimboccati sotto le ginocchia, giocano un loro effetto, voluto o meno, sulla grandezza e apertura della gambe. Questo particolare tipo di abbigliamento (che prende il nome dalla divisa degli zuavi, nome di alcuni reggimenti di fanteria in vari eserciti) mostra allo spettatore un rigonfiamento evidente nella parte della coscia che, in questo modo, appare più grossa e larga, comunicando in qualche modo un senso di autorità (proprio come se avesse la gambe più aperte del normale) e di rigore (sia per le immagini che alcuni hanno in mente di generali e dittatori delle guerre passate, sia a causa del capo desueto e decisamente fuori moda).

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

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