Il linguaggio assertivo del corpo

 

La varietà umana si può osservare ogni giorno, in particolar modo nelle relazioni interpersonali, luogo di incontro e scontro di personalità, ruoli e maschere. L’equilibrio, come in molte altre cose della vita, è sempre consigliato nel delicato approccio all’altro; a volte non sembra essere facile parlare con qualcuno, specie se incontriamo persone troppo aggressive o passive rispetto al nostro modo di relazionarci con le parole e con il corpo.

Sempre più spesso si sente utilizzare un termine che, fino a non molto tempo fa, era pressoché sconosciuto: assertività. La parola indica un atteggiamento che serve ad affermare in modo fermo, ma non aggressivo, le proprie idee e opinioni in considerazione di quelle altrui.

Prima di capire come essere assertivi con il prossimo, vediamo di comprendere i quattro stili principali della comunicazione umana, elaborati sulla base di due indicatori: trasparenza comunicativa (alta/bassa) e focus (autodiretto/eterodiretto); i quattro stili comunicativi sono: manipolativo, passivo, aggressivo, assertivo.

Gli atteggiamenti menzogneri sono:
l’atteggiamento manipolativo (autodiretto/dissimulativo) si denota per l’obiettivo di nascondere informazioni all’altro o fare un doppio gioco comunicativo per raggiungere i propri scopi; spesso è un comportamento adottato nella vendita e nella negoziazione.

l’atteggiamento passivo (dissimulativo/eterodiretto) tende a evitare il conflitto e i toni violenti, è conciliante, non mostra sicurezza nelle sue idee, che possono cambiare con facilità, spesso rinuncia a esprimere le proprie opinioni in modo deciso, cerca spesso di non prendere responsabilità. Ciò può accadere per paura di offendere, scambiando la sottomissione per educazione e gentilezza, spesso è dovuto al timore di perdere l’approvazione altrui.

Gli atteggiamenti sinceri sono:
l’atteggiamento aggressivo (trasparente/autodiretto) si preoccupa di far prevalere la propria personalità e le proprie idee con forza, prendendo poco in considerazione l’altro che viene visto come un ostacolo; fortemente sollecitatore ascolta poco ed è poco disposto alla negoziazione; a volte questo comportamento può indicare un sentimento di inferiorità nei confronti degli altri che spinge ad anticipare il confronto, oppure un’eccessiva autostima e una conseguente sottovalutazione delle esigenze altrui.

l’atteggiamento assertivo (trasparente/eterodiretto), che prende il considerazione l’altro, sia come rispetto della persona che delle idee, porta avanti le proprie convinzioni in maniera positiva e lascia spazio al dubbio e alla spiegazione da una parte e dall’altra; cercando di trovare un sano equilibrio relazionale e comunicativo. Il corpo ci può dare una mano in questo; possiamo assumere una postura assertiva e rinforzarla con gesti consoni che sono funzionali ed entrare in un rapporto armonioso con l’altro. Per quanto riguarda la voce, usate un tono di media estensione, deciso, caldo, chiaro e a volume medio; è consigliabile strutturare il discorso in modo fluente e senza esitazioni, dare in modo appropriato enfasi e ritmo sulle parole chiave. Il viso dovrebbe esprimersi liberamente assecondando le emozioni; ridere se si è contenti e accigliarsi in caso di collera, la mascella dovrebbe essere rilassata e non si dovrebbe esagerare con espressioni mutevoli e faccette simpatiche. Stabilire il contatto degli occhi è sempre importante; in questo caso bisogna mantenerlo senza fare in modo di imbarazzare l’altro, tenete lo sguardo mobile su tutto il viso e non fissate solamente la zona degli occhi per non sembrare aggressivi. I gesti della mani dovrebbero essere misurati e tenete i palmi aperti e in vista; mantenete il più possibile la testa eretta e state seduti in posizione dritta, né incurvati in avanti, né sdraiati all’indietro, rimanendo comunque rilassati.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

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2 Responses to “Il linguaggio assertivo del corpo”

  1. Michele Putrino ha detto:

    Caro Francesco, non ti nascondo che questa demonizzazione dell’aggressività mi ha sempre lasciato basito… Come gli sportivi sanno bene, infatti, senza questo “atteggiamento aggressivo” è praticamente impossibile trovare l’energia necessaria per lottare e raggiungere la vittoria. Inoltre, sempre per restare nell’ambito sportivo, per tirar fuori la “grinta” necessaria è normale che per una determinata situazione sia necessario credere eccessivamente in sé stessi oppure vedere come “forte” l’avversario al fine di tirar fuori il meglio di sé. Certo, l’aggressività bisogna impararla a gestire (altrimenti è come dare in mano un’arma a un bambino) ma, a mio parere, non bisogna assolutamente demonizzarla.
    Anche l’eccesso di importanza che si riserva all’assertività, dunque, non credo sia un bene: utilizzandola sempre e costantemente alla lunga fa perdere la “grinta” per affrontare le sfide e, quindi, porta a far appassire l’essere umano.
    Naturalmente tutto ciò è soltanto una mia opinione 😉

    • Francesco Di Fant ha detto:

      Ciao caro Michele, sono d’accordo con te sul fatto che non si debba demonizzare a priori l’aggressività (così come la passività).
      Come la stroria della nostra razza ci insegna, senza aggressività (e intelligenza) l’essere umano non avrebbe mai avuto la spinta di andare a cacciare nè la capacità di avere maglio sui grandi e pericolosi animali preistorici.
      Allo stesso modo, l’atteggiamento passivo ci ha aiutato nel corso dell’evoluzione a evitare gravi danni in situazioni pericolose e potenzialmente letali.
      L’intento di pubblicare un articolo sull’assertività e sui gesti che la possono connotare ha il fine di dotare il lettore di uno strumento in più, da poter usare a sua discrezione nelle situazioni di vita quotidiana.
      Secondo la mia opinione sta all’intelligenza del singolo individuo saper interpretare le diverse situazioni e riuscire ad alternare e calibrare l’atteggiamento passivo, aggressivo e assertivo in modo efficace.
      Un eccesso di assertività potrebbe altresì portare a un ingessamento “politicamente corretto” che potrebbe anche danneggiare le relazioni umane e non permettere di essere spontanei vivendo le emozioni in modo genuino.
      Grazie per il tuo commento Michele, è sempre utile e stimolante confrontarsi su temi interessanti.

      Un caro saluto! 🙂

      Francesco Di Fant

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