Leggere il volto: hot spot e menzogne

Per completare l’illustrazione di un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi, andiamo a vedere l’ultimo punto da tenere in considerazione: “hot spot” e incongruenze nel messaggio per riconoscere eventuali menzogne dal volto.

Abbiamo trattato la Fase 1 e la Fase 2 negli articoli precedenti. Ecco i punti da ricordare:

– Fase 1: poiché il viso trasmette molte informazioni, è importante sapere cosa cercare e cosa ignorare. Questo fa parte del processo che chiamiamo creare una “linea di base” (baseline).

– Fase 2: per imparare a leggere i volti è importante imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali di emozione (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). È probabile che tu sappia già che aspetto ha la macro versione di queste espressioni. Il prossimo passo sarà quello di imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

FASE 3: “HOT SPOT E INCONGRUENZE SUL VOLTO”

Pinocchio non esiste: non esiste nulla che sia un segnale sicuro di menzogna. C’è una ragione evolutiva perfettamente valida per questo. Se dicessimo sempre la verità o riconoscessimo sempre le menzogne, il mondo, come lo conosciamo, andrebbe in pezzi. Piccole esagerazioni e bugie minori ci permettono di lavorare insieme e andare d’accordo.

Qualsiasi microespressione potrebbe essere associata alla menzogna. Dipende in parte dalla linea di base osservata (ricordare la Fase 1) e anche da ulteriori segnali di inganno che si verificano negli altri “canali” non verbali: la voce, i gesti, lo stile verbale e il contenuto verbale, ad esempio, oltre a ciò che manifestiamo sul viso. Tuttavia, poiché il volto è il sistema di segnali più importante che abbiamo, crediamo (e la ricerca lo conferma) che le microespressioni e le espressioni sottili siano la chiave per aiutare le persone a valutare la verità.

Hot spot

Un motto anglosassone non a caso recita “Liar, liar, pants on fire” (bugiardo, bugiardo, pantaloni in fiamme). I “punti caldi” (hot spot) sono segnali emotivi. Indicano un momento in cui probabilmente si ha bisogno di fare ulteriori domande e ottenere informazioni per comprendere appieno cosa sta succedendo.

Una microespressione ci consente di capire cosa prova una persona, ma non il perché. Quindi cosa fare quando parli con un amico e noti che si sente triste anche se parla di quanto sia bella la sua vita? Decidere cosa fare dipende dalla relazione che hai con la persona e dalle tue abilità professionali o sociali.

La cosa importante è aver notato che la microespressione (emozione) e ciò che sta dicendo (intelletto) sono incongruenti: stonano insieme.

FASE 3 E RIASSUNTO FINALE: COSA RICORDARE?

Quando riconosciamo un “hot spot” sul volto, quindi, rileviamo un’incongruenza tra messaggi verbali e non verbali. Mettiamo insieme i punti di tutte e le 3 fasi per leggere al meglio il volto altrui:

A. Consapevolezza delle proprie emozioni e differenze culturali rispetto alla persona con cui si sta parlando

B. Osservazioni della “linea di base” (baseline): qual è il comportamento normale della persona?

C. Controllare cambiamenti nel comportamento quando viene toccato un argomento

D. Cercare incongruenze tra canali verbali e non verbali

E. Identificare gli argomenti dei “punti caldi” (hot spot)

F. Approfondire con le domande per capire la natura del punto caldo che hai osservato.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-3/

Leggere il volto: riconosci quello che vedi?

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del perché è importante studiare il viso, esaminando le espressioni macro, micro e sottili, e abbiamo illustrato la Fase 1 per leggere il volto: “Imparare cosa cercare”. Poiché il viso trasmette molte informazioni, è utile imparare cosa cercare, considerando i tuoi interessi specifici, e cosa ignorare. Questo viene definito creare una “linea di base” (baseline).

FASE 2: “RICONOSCI CIÒ CHE STAI OSSERVANDO”

Il passo successivo è imparare quali espressioni sono associate alle emozioni. Ecco un esempio:

È possibile correlare in modo affidabile e prevedibile determinati movimenti muscolari con determinate emozioni? La risposta è “sì”.

È abbastanza semplice identificare le espressioni “macro” di emozioni nelle fotografie semplicemente guardandole. Ma le persone tendono a non camminare con i volti congelati in un’unica espressione. Le macroespressioni, come quelle in queste immagini, durano tra ½ e 4 secondi.

Questo è ciò che le persone mostrano in viso quando non stanno cercando di nascondere o reprimere ciò che stanno provando. E se stessero nascondendo qualcosa? In tal caso è possibile vedere le microespressioni a causa di qualcosa che gli scienziati chiamano “fuoriuscita” (leak).

Quando una persona pensa una cosa (cognizione) e ne sente un’altra (emozione), c’è un piccolo tiro alla fune in atto all’interno del cervello. Il rapido lampo di una microespressione – che mostra ciò che la persona sta realmente provando in quell’istante – fuoriesce letteralmente come risultato di questa lotta interna.

Le microespressioni durano ½ secondo o meno: appaiono e scompaiono nel viso in modo incredibilmente rapido e sono state cronometrate a una velocità di 1/15 di secondo. Ma se sai cosa cercare (Fase 1) e capisci cosa stai vedendo quando succede (Fase 2) puoi imparare a identificare le microespressioni delle emozioni.

Un modo per compensare i nostri pregiudizi e i nostri giudizi culturali nel riconoscimento delle emozioni è quello di utilizzare un sistema oggettivo e scientifico per codificare il comportamento del viso in modo affidabile (ad esempio il FACS).

FASE 2: COSA RICORDARE?

Per imparare a leggere i volti, devi imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali delle emozioni (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). Alcune persone possono avere problemi a riconoscere le macroespressioni. Il passo seguente sarà imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

Non perdere il prossimo articolo in cui parleremo di come mettere in atto tutte le 3 Fasi!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-2/

Leggere il volto: cosa osservare?

Ci sono alcuni talenti naturali al mondo in grado di leggere i volti con una precisione quasi del 100% e senza allenamento: lo sanno fare e basta.

Silvan Tomkins, psicologo e mentore del moderno studio del viso, era un fantastico “lettore di volti” – alcune persone dicono che fosse il migliore che il mondo abbia mai visto. Per il resto di noi che non sia un talento naturale nell’arte del face reading, la buona notizia è che tutti possiamo imparare a interpretare i segnali del viso. Come la maggior parte delle cose nella vita, per ottenere davvero dei risultati bene bisogna fare molta pratica.

In questo articolo, e nei prossimi, sarà illustrato un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi.

FASE 1: “IMPARA COSA CERCARE”

Dato che abbiamo circa 40 muscoli in faccia, tutti in movimento indipendentemente l’uno dall’altro – con la possibilità di migliaia di espressioni – il primo passo è capire il tipo di informazioni che possiamo ottenere da tutto ciò che può muoversi sul viso. Un avvertimento: ricorda che non importa quanto siamo bravi a vedere i segni, è naturale per noi applicare i nostri pregiudizi e giudizi culturali a ciò che stiamo vedendo.

Ad esempio nella maggior parte delle culture occidentali, annuire con la testa su e giù significa “sì” e da un lato all’altro significa “no”. Ma se sei cresciuto in Pakistan, è il contrario. Se un americano parla con un visitatore del Pakistan chiedendo se si sta godendo il soggiorno negli Stati Uniti, lui dirà di “sì” annuendo con la testa da un lato all’altro. Questo può confondere e può far pensare che l’altro stia mentendo. Sembra strano: perché dovrebbe dire che gli è piaciuto qualcosa mentre scuote la testa facendo “no”? È semplicemente l’espressione di un giudizio su ciò che si vede in base al proprio background culturale. Non tutti sanno che “sì” significa “no” e “no” significa “sì” in Pakistan.

FASE 1: COSA RICORDARE?

Dal momento che il viso trasmette molte informazioni, è importante comprendere cosa cercare (considerando i propri interessi o la propria professione) e cosa ignorare. E’ utile osservare un individuo al fine di stabilire una “linea di base” (baseline) delle sue normali espressioni facciali (anche dei tic), i tipici comportamenti non verbali (si agitano continuamente o giocano con i loro capelli? Questo fa parte del loro linea di base) e tutti i comportamenti che potrebbero essere specifici della loro cultura (es. “sì” che significa “no” in Pakistan).

Nei prossimi articoli continueremo a parlare di come comprendere ciò che stiamo vedendo sul volto e come interpretare i segnali del viso in una visione globale. A presto!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Linguaggio del Corpo: perché concentrarsi sul viso?

Il comportamento Non Verbale è una componente importante della comunicazione e le espressioni facciali delle emozioni sono il modo di comunicare più importante e complesso che hanno gli umani.

Esistono prove che suggeriscono che fino al 90% dei meta-messaggi comunicati in qualsiasi interazione è non verbale. Questo è il motivo per cui concentriamo i nostri sforzi sulla comprensione di ciò che avviene sul viso.

Numerosi studi hanno documentato sette espressioni facciali delle emozioni espresse universalmente: felicità, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto. Questa idea delle emozioni universali è iniziata tempo fa: Charles Darwin (1809-1882) ha condiviso le sue idee su volto ed emozioni nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) . Darwin pensava che tutti i mammiferi mostrassero emozioni in modo affidabile sui loro volti.

Esistono altre emozioni e stati d’animo oltre alle sette emozioni di base, ma tutte le persone – indipendentemente da razza, cultura, etnia, età, genere o religione – esprimono le sette emozioni universali sul viso esattamente allo stesso modo. Quindi siamo in grado di leggere i segni delle emozioni sotto forma di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili.

Essere allenati nel leggere le emozioni è un’abilità importante per comunicare in modo efficace, stabilire relazioni, ottenere informazioni, negoziare e così via. In poche parole, apprendere questa abilità aumenta la tua intelligenza emotiva e può aiutarti a relazionarti meglio, lavorare in modo più intelligente e vedere cosa provano veramente gli altri.

Nozioni di base sul viso

Abbiamo già parlato di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili in un articolo precedente. Ecco una breve definizione:

– Macroespressioni: durano da ½ secondo a 4 secondi, le vediamo continuamente nelle nostre interazioni quotidiane con le persone. È il volto che le persone mostrano quando non hanno nulla da nascondere.

– Microespressioni: durano meno di mezzo secondo e si verificano quando le persone cercano consciamente o inconsciamente di nascondere o reprimere ciò che provano. La maggior parte delle persone non riescono a individuare le microespressioni, anche se ci sono alcune persone al mondo che sono dei talenti naturali e possono individuarle senza allenamento.

– Espressioni sottili: sono leggermente diverse dalle altre, non le identifichiamo per la quantità di tempo impiegata per spostarsi su e giù dal viso; le espressioni sottili sono associate all’intensità dell’emozione. Si verificano quando una persona sta iniziando a provare un’emozione o quando la sua risposta emotiva a una situazione, un’altra persona o l’ambiente circostante è di bassa intensità. Ricerche pubblicate di recente hanno mostrato un’elevata correlazione tra il riconoscimento di espressioni sottili e la capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Coronavirus e MES: la rabbia di Conte contro Salvini e Meloni

Quando è troppo è troppo: Conte demolisce in diretta nazionale le bugie di Salvini e Meloni

Ieri sera nella conferenza stampa in diretta nazionale il premier Giuseppe Conte ha perso la sua naturale calma ed eleganza e si è concesso 2 minuti di rabbia spontanea (e forse anche in parte trattenuta) di fronte a milioni di telespettatori – in un momento mediatico ormai considerato “sacro” per la nazione – accusando apertamente Matteo Salvini e Giorgia Meloni di indebolire il paese, in piena crisi Coronavirus, con le loro irresponsabili menzogne per racimolare qualche voto.

Mentre le destre di tutto il mondo soffiano sul fuoco del COVID-19 per alimentare sovranismi e scontento popolare sperando anche in ribaltoni governativi, in Italia il gusto per le fake news diventa più che allarmante quando a mentire spudoratamente sono dei politici di rilievo come Salvini e Meloni.

Salvini e Meloni sono accusati di aver hanno diffuso notizie false a proposito del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità: il dibattuto “fondo salva-Stati” europeo) creando allarme e disinformazione. Purtroppo non è la prima volta che certi personaggi politici preferiscono fare propaganda elettorale e terrorismo nei confronti dei cittadini piuttosto che essere al servizio di questi ultimi, specialmente in questi giorni di crisi globale.

Un politico che viene sconfessato in diretta nazionale dal premier non si vede tutti i giorni, quando I politici impallinati sono 2 la notizia è ancora più grande. Conte ha sbugiardato in diretta Salvini e Meloni a proposito delle loro affermazioni menzognere a proposito di presunti accordi segreti sul MES (mai avvenuti) siglati dal governo col “favore delle tenebre” (citando le parole più accalorate del premier Conte).

Per un politico, avere addosso l’etichetta del bugiardo e dell’agitatore di folle è sicuramente il peggior biglietto da visita per avere ancora credibilità nel dibattito politico italiano e internazionale.

Come esprime la rabbia il Linguaggio del Corpo di Conte?

Quando parla delle menzogne di Salvini e Meloni Conte manifesta una grande energia nella voce e nei gesti. Prima di iniziare il suo attacco Conte poggia la mano sinistra sul bracciolo della sedia, questo gesto indica sia la volontà di occupare più spazio col corpo e apparire più minaccioso sia la ricerca di un punto di appoggio, un trampolino (il bracciolo) prima di “tuffarsi” nella sua invettiva verbale.

Passa dai gesti effettuati in modo circolare (che usa spesso per indicare unità e collaborazione) a gesti lineari per colpire ed essere incisivo e diretto verso chi sta accusando.

È ben visibile il dito indice puntato e agitato con forza che indica con veemenza la telecamera “bacchettando” virtualmente i politici ritenuti bugiardi.

La voce ha un cambiamento netto: diventa più cadenzata, secca con un aumento deciso del volume. Anche nel viso possiamo osservare diversi segnali universali dell’espressione della rabbia: lo sguardo fisso e cupo, gli occhi socchiusi con le palpebre tese, le sopracciglia abbassate a formare una “V” e la bocca squadrata.

E voi cosa ne pensate di questa vicenda?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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I poliziotti riescono a riconoscere i bugiardi?

I poliziotti sono più abili di noi nel riconoscere un bugiardo?

Osserviamo questi due sillogismi:

1) La maggior parte delle persone ha solo la possibilità di rilevare bugie.

La maggior parte dei poliziotti sono persone.

Pertanto, la maggior parte dei poliziotti ha solo la possibilità di individuare bugie.

Vi sembra corretto o preferite il numero 2?

2) I “maghi della verità” (Truth Wizards) sono in grado di rilevare bugie nella maggior parte dei casi.

Alcuni maghi della verità sono poliziotti.

Pertanto, alcuni poliziotti possono rilevare l’inganno per la maggior parte del tempo.

Entrambi i sillogismi sono corretti. La maggior parte dei poliziotti, come la maggior parte delle persone, sono “a rischio” con la loro normale abilità di rilevare menzogne. Ma alcuni poliziotti sono rilevatori di bugie esperti. Queste conclusioni vengono da studi condotti su gruppi non selezionati di personale delle forze dell’ordine e su individui e gruppi di personale delle forze dell’ordine altamente selezionati.

Negli anni ’90, Paul Ekman, Mark Frank e Maureen O’Sullivan hanno descritto come altamente efficaci due specifici gruppi di forze dell’ordine (agenti dei servizi segreti e investigatori federali altamente motivati). Hanno anche riportato solo punteggi casuali di accuratezza nel rilevare menzogne in diversi altri gruppi di professionisti della polizia. Più recentemente, in uno studio condotto in Inghilterra, Mark Frank ha riscontrato differenze di accuratezza tra i diversi tipi di personale delle forze dell’ordine. Gli investigatori di omicidi erano molto precisi mentre gli agenti di pattuglia no. Quindi alcuni tipi di poliziotti possono riconoscere meglio i bugiardi a volte.

Nel 2000, vennero intervistati i cosiddetti “Truth Wizards”, persone che hanno ottenuto punteggi pari o superiori all’80% su almeno due delle tre misure standardizzate di rilevamento delle menzogne. Questi non erano test facili poiché la maggior parte delle persone ha ottenuto solo punteggi casuali (vicino al 50%). Tutti e tre i test mostrano “bugie ad alto rischio” in cui i bugiardi e i cacciatori di menzogne erano fortemente motivati, per motivi personali o da un significativo rinforzo positivo e/o negativo (ricompense importanti, punizioni severe).

Paul Ekman ha sostenuto per molti anni che sono necessarie situazioni ad alto rischio per determinare l’accuratezza del rilevamento delle bugie, altrimenti le bugie e le verità non avranno i corretti comportamenti emotivi e cognitivi necessari per scoprire la verità. Ricordi l’ultima volta che un agente di polizia ti ha interrogato? Il tuo cuore batteva forte? La tua mente era annebbiata? La tua bocca era secca? Questo può accadere anche in un semplice interrogatorio a proposito di un fanale posteriore rotto o di una disattenzione alla guida. Immagina se l’interrogatorio riguardasse un omicidio. La polizia è abituata a interrogare le persone in situazioni in cui sono molto attive sia dal punto di vista emotivo che cognitivo.

Questa ipotesi è stata esaminata in un’analisi su tutti gli studi sull’accuratezza del rilevamento delle bugie nei gruppi di polizia. Si è scoperto che gli agenti di polizia testati con bugie con una posta in gioco alta erano significativamente più precisi di quelli testati con bugie con una posta in gioco bassa. Nessun funzionario di polizia testato con menzogne con una bassa posta in gioco è risultato al di sopra delle normali probabilità di riconoscimento.

Quindi, per determinare se gli agenti di polizia sono accurati nel rilevamento delle bugie, assicurati di specificare se si tratta di “alcuni” o “tutti” i poliziotti.

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Tratto da https://www.psychologytoday.com/intl/blog/deception/200906/can-cops-catch-liars

Oprah Winfrey: il Linguaggio del Corpo della Regina dei media – CoachMag 50

Come accade periodicamente in questa rubrica, cogliamo l’occasione per soddisfare la nostra curiosità analizzando Coach internazionali e personaggi famosi attraverso la lente del Linguaggio del Corpo. Questa volta abbiamo l’onore di prendere in analisi un personaggio di caratura mondiale che ha anche ottenuto la “medaglia presidenziale della libertà” negli Stati Uniti d’America: Oprah Winfrey.

Oprah Winfrey, conduttrice e autrice televisiva statunitense, è conosciuta in Italia principalmente per il suo famoso talk show The Oprah Winfrey Show.

Negli USA è soprannominata la “Regina di tutti i media”, è tra le donne più potenti al mondo ed è anche nota per la sua attività filantropica. Candidata due volte al Premio Oscar, ha ricevuto l’Oscar Premio umanitario Jean Hersholt e il Golden Globe alla carriera.

Viene quasi naturale chiedersi di fronte a tanti titoli: “Come comunica la Regina di tutti i media?”. Con tale esperienza Oprah Winfrey è sicuramente più che maestra nell’arte della comunicazione ma, oltre le sue parole, cosa e come comunica con il suo Linguaggio del Corpo?

La Comunicazione Non Verbale di Oprah ci parla di una donna potente, confidente e sicura di sé, nei tanti video presenti in rete i suoi gesti e la sua espressività comunicano fiducia, forza, sicurezza e saggezza…

(Continua su COACHMAG n.50 con la gestualità di Oprah Winfrey che comunica fiducia, calore e forzawww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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Menzogne: buone o cattive?

La Menzogna è buona o cattiva? Dipende dal tipo di menzogna. Le “bugie bianche” sono considerate innocenti: non le vediamo come dannose per nessuno.

Dal punto di vista di uno psicologo per quanto riguarda la menzogna, le bugie bianche sono considerate bugie con “una bassa posta in gioco“. Poiché non c’è un grande aumento dell’emozione o della cognizione con bugie bianche, le persone tendono a non mostrare microespressioni quando raccontano questo tipo di menzogna. Molte persone non provano sentimenti forti nel dire bugie bianche e, in effetti, potrebbero non essere nemmeno consapevoli del fatto che mentano.

Le bugie “in situazioni con una posta in gioco alta” o “ad alto rischio, invece, sono una questione completamente diversa.

Le bugie bianche sono disponibili in diverse dimensioni. Quelle piccole – chiamiamole esagerazioni – potrebbero davvero esserci d’aiuto.

“Gli esageratori tendono ad essere più fiduciosi e hanno obiettivi più elevati da raggiungere, spiega Richard Gramzow, uno psicologo dell’Università di Southampton in Inghilterra. “I pregiudizi positivi sull’io possono essere utili”. Fingi finché non ce la fai.

Le bugie bianche più grandi possono effettivamente essere socialmente utili secondo lo psicologo dell’Università del Massachusetts Robert Feldman. Pensa al classico saluto “Come stai?”. Il più delle volte alle persone non importa davvero e la persona che risponde dirà “Bene” qualunque cosa accada.

A dire la verità, la società così come la conosciamo potrebbe smettere di esistere se tutti dicessero la verità al 100% delle volte.

Quindi quali sono alcune situazioni in cui potresti trovarti a mentire?

Potresti mentire per evitare di ferire i sentimenti di qualcuno. Se il tuo partner ti chiede: “Questi pantaloni mi fanno sembrare grassa?” è probabile che la tua risposta sia “No”, indipendentemente da quale possa essere la risposta veritiera.

Le persone possono anche dire una bugia quando cercano di essere di supporto o di incoraggiare l’altro. Anche se pensiamo che il sogno di qualcuno potrebbe non essere realistico, potremmo non condividere con lui la nostra opinione onesta.

Potresti anche mentire per evitare un conflitto o risolverne uno. Tutti conoscono almeno una persona che deve sempre avere ragione, qualunque cosa accada. Siamo stati spesso nella posizione delicata di andare d’accordo con loro. Sorridi, bacia, saluta – anche questa è una specie di bugia.

Come ha affermato un ricercatore mentire è una parte inevitabile della natura umana. Almeno questo sembra essere vero.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/lying-bad-or-good-“do-these-pants-make-me-look-fat”/

Come individuare menzogne in situazioni ad alto rischio

Secondo uno studio del 2004 dell’Università della California, solo lo 0,25% delle persone è in grado di rilevare una bugia l’80% delle volte. Però possiamo migliorare.

Pamela Meyer spiega come: “In una situazione dove la posta in gioco è alta devi stare attento perché le persone sono molto stressate. È facile fraintendere ciò che qualcuno sta facendo e pensare che stia mentendo”. Meyer delinea il suo metodo “BASIC” in cinque passaggi.

1) Identifica una linea di base del comportamento (baseline)

Il Baselining è l’aspetto più cruciale del processo. “Ciò che stiamo cercando è un punto di riferimento affidabile sul quale possiamo misurare i cambiamenti”, afferma Meyer. Inizia facendo domande facili e osserva la tua controparte, in particolare le sue abitudini posturali, insieme ai movimenti degli occhi e al battito di ciglia. La CIA si riferisce a questo passaggio come “L2”: guardare e ascoltare. “Questo non è un trucco da salotto, devi stare molto attento e aumentare le tue abilità di osservazione”.

2) Poni domande aperte

“Anche se a tutti piace pensare che un ottimo interrogatorio assomigli allo show televisivo Law & Order, in cui metti qualcuno sotto torchio, in realtà, è una delle cose più noiose che io abbia mai visto”, afferma Meyer. Poni quante più domande possibili. L’obiettivo è triplice: sviluppare un rapporto, elaborare informazioni e ascoltare un tema nelle risposte. “Vuoi che il tuo soggetto riveli ciò che è importante per lui. Persegui i fatti, non la persona”.

3) Studia bene gesti e parole

La menzogna mette le persone sotto un carico cognitivo maggiore e nel frattempo gli altri cercano segnali di menzogna. Questi possono essere Non Verbali: gesti di cura come toccarsi gli occhi, spolverarsi le spalle, roteare i capelli, la parte superiore del corpo si congela, occhi chiusi, scrollate di spalle asimmetriche ed espirazione post-colloquio. Gli indizi Verbali includono un linguaggio con affermazioni nette e dichiarazioni rafforzanti.

4) Usa l’intuito per capire “ciò che manca”

A questo punto, fai un passo indietro e pensa a “ciò che manca”. Il momento migliore per farlo è tra le interviste. “Quando qualcuno è ingannevole ci sono molti buchi nella sua storia, indipendentemente da quanto possa apparire convincente, afferma Meyer. Cerca lacune nei fatti, nella logica e nelle emozioni della persona che stai esaminando.

Confronta i dati con le tue ricerche e note precedenti. Quando trovi una lacuna, “è allora che puoi tornare su un argomento e aumentare il carico cognitivo sul soggetto.

5) Conferma le tue impressioni

Fai attenzione: “È importante non accusare qualcuno in modo errato, afferma Meyer. Tre ultime tattiche: minimizzare il significato del reato (“ti diranno di più”); chiedi al soggetto come pensa che andrà a finire l’indagine – le parti colpevoli tendono a privilegiare termini come “dovrebbero” o “si spera”; e infine, pensa con quanta rabbia la persona reagisce alle accuse – la rabbia durante l’intervista (al contrario di reazioni eccessive a domande specifiche) tende a indicare l’innocenza.

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Tratto da https://www.wired.co.uk/article/spot-a-lie-in-high-stakes-negotiations/

Microespressioni e bugie ad alto rischio

La verità è che tutti mentono. Ma non tutte le bugie sono uguali.

Ci sono bugie bianche. Per la maggior parte sono considerate innocue, forse anche necessarie se risparmiano i sentimenti di qualcuno o li fanno sentire supportati. Queste sono bugie di basso livello: nessuno si fa davvero male e non c’è un grande lato negativo nel farsi scoprire. Gli psicologi ci dicono che di solito non c’è un grande aumento di emozioni o attività cognitiva quando si dicono bugie bianche, il che significa che le persone tendono a non mostrare microespressioni quando usano questo tipo di menzogna.

Le menzogne “ad alto rischio” con una posta in gioco alta sono piuttosto diverse dalle altre.

Maureen O’Sullivan, professoressa dell’UCSF che studia i cosiddetti “maghi della verità” (“truth wizards”) – persone che sono “macchine della verità” naturali – afferma che le “bugie ad alto rischio” con una posta in gioco alta prendono forma quando “bugiardi e cacciatori di menzogne sono altamente motivati, sia per motivi personali o da alcuni significativi rinforzi positivi e/o negativi (ricompense importanti, gravi punizioni)”.

Mentire sul banco dei testimoni o mentire al proprio partner su una relazione sarebbero sicuramente considerate menzogne con poste alte.

C’è una domanda fondamentale: “come si può sapere se qualcuno sta mentendo?”

Proviamo a cambiare il focus della nostra attenzione. La maggior parte della nostra attenzione è solitamente focalizzata sulle parole che una persona sta dicendo. Tuttavia, numerose ricerche suggeriscono che fino al 90% dei messaggi che comunichiamo in qualsiasi interazione di persona sono di tipo Non Verbale. E di questi messaggi non verbali, il volto è il canale di comunicazione più importante. Questo è il motivo per cui imparare a riconoscere le microespressioni è un’abilità di base per imparare a vedere i “punti caldi” (hot spots), che possono essere indizi importanti nel rilevare l’inganno.

Quindi è ovvio che se vogliamo essere in grado di rilevare un inganno, dovremmo essere molto più che bravi ascoltatori.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/microexpressions-in-high-stakes-lies/

L’abbraccio all’Italia contro il Coronavirus

L’abbraccio dell’infermiera che culla l’Italia è uno dei simboli della guerra al Coronavirus nel nostro paese. Nel Linguaggio del Corpo l’abbraccio è un gesto di supporto molto potente.

Questa immagine, che sta facendo il giro del web, è diventata icona di civiltà, impegno e sostegno in un momento difficile per l’Italia e il mondo intero, con medici e operatori sanitari chiamati in prima linea a gestire un’emergenza sanitaria mai vissuta prima.

Nella nostra nazione, e non solo, sono in atto misure stringenti che limitano gli spostamenti delle persone e che invitano a rimanere a casa per contenere la pandemia del Coronavirus. Si vive ogni giorno con il triste bollettino dei morti, con la preoccupazione per la salute di tutti e per gli ingenti danni all’economia nazionale e globale.

Cosa rappresenta l’abbraccio nella Comunicazione Non Verbale?

L’abbraccio è una forma di contatto tipica degli esseri umani e tra molte specie animali, è un gesto manipolatorio con cui il nostro corpo entra in contatto con un’altra persona, questo tipo di gesti sono comunemente usati per alleviare l’ansia e cercare supporto. Sin da bambino l’essere umano impara il potere affettivo ed empatico dell’abbraccio.

Gli abbracci si effettuano con un movimento circolare, i gesti compiuti in modo circolare comunicano collaborazione, disponibilità all’ascolto e all’incontro.

Con l’abbraccio c’è una “distanza zero” nella prossemica, nello spazio tra i corpi: un contatto totale con l’altro a livello corporeo e, soprattutto, psicologico. L’abbraccio è potente poiché implica il contatto di buona parte della nostra superficie corporea con l’altro: braccia, gran parte del busto e una parte del viso.

Abbracci e Ossitocina: ormone di amore e benessere

L’effetto dell’abbraccio sul benessere fisico e psicologico è enorme, stimola ossitocina, rafforza il sistema immunitario,abbassa la pressione del sangue, ha un effetto antidolorifico, riduce tristezza e stress più di una carezza o di un bacio. A volte basta abbracciare qualcuno per placare ansia o stati depressivi.

L’ossitocina, il cosiddetto ormone dell’amore e del benessere, contribuisce anche alla produzione di serotonina e dopamina; tutto ciò ha diversi effetti positivi:fisici, psicologici, emotivi esociali.

Quando il nostro organismo produce ossitocina, l’amigdala innesca delle reazioni che si concretizzano in un atteggiamento più positivo verso la vita e in un comportamento più tranquillo e generoso.

In questi giorni di isolamento forzato in cui la nostra socialità esiste quasi solamente via telefono e su internet, riscoprire il potere di un abbraccio con le persone vicine – sia esso fisico o virtuale – può essere un’arma in più per darci reciproco supporto in questa guerra contro il Coronavirus.

In un articolo precedente ho scritto della paura del virus e dell’aumento della distanza personale nei primi giorni del contagio globale, ora questa distanza è aumentata al punto da farci coscienziosamente stare a casa e rimanere vicino alla persone con cui conviviamo.

L’abbraccio fonde due persone in una cosa sola, le sintonizza in modo armonico. L’abbraccio produce una forte risposta emotiva; in un mondo in cui il contatto fisico è ridotto al minimo, stiamo perdendo l’abitudine a toccare ed essere toccati.

Forse è arrivato il momento di riscoprire il vero potere dell’abbraccio in questi giorni difficili.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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4 idee sbagliate sulle Microespressioni

Pensi di sapere tutto sulle microespressioni? Dai un’occhiata a questo elenco di idee comuni errate sulle microespressioni:

1) Vedere una microespressione significa automaticamente che una persona sta mentendo

Le microespressioni si verificano quando le persone stanno cercando di nascondere le proprie emozioni, il più delle volte in situazioni dove la posta in gioco è alta. Quando vedi una microespressione, non dare per scontato che l’altra persona stia mentendo. La prima cosa che devi fare è stabilire una linea di base (baseline): chiediti qual è il comportamento normale della persona.

Se noti davvero un’incongruenza (hot spot) in cui le azioni verbali contraddicono le azioni non verbali, fermati e poni più domande. Non dare per scontato che ciò che stanno dicendo sia una bugia.

2) Le microespressioni includono quanto segue:

Sbattere velocemente le palpebre, la direzione in cui si muovono gli occhi, irrequietezza, respiro pesante

Tutte le azioni di cui sopra sono ottimi esempi di comportamento non verbale che possono essere indicativi del fatto che qualcuno sta mentendo, ma non sono microespressioni. Mentre le microespressioni sono un tipo di comportamento non verbale che si verifica sul viso, non implicano la frequenza con cui una persona sbatte le palpebre o quanto sia pesante il respiro.

Le microespressioni rappresentano comunemente le sette emozioni di base: felicità, paura, tristezza, rabbia, disprezzo, disgusto e sorpresa. Si verificano in meno di 1/25 di secondo e sono classificate in base alla velocità con cui si verifica l’espressione sul viso di una persona.

3) Solo i “Maghi della Verità” (Truth Wizards) possono vedere le microespressioni

Questi maghi della verità” che furono scoperti da Maureen O’Sullivan durante il suo Wizards Project erano un gruppo selezionato di persone particolarmente brave a rilevare l’inganno. Non devi essere un mago per vedere le microespressioni. Chiunque può imparare a vedere le microespressioni, soprattutto con l’addestramento appropriato.

4) Le microespressioni sono state scoperte di recente

Nonostante lo spettacolo Lie to Me trasmesso su FOX, le microespressioni sono state scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs oltre 40 anni fa. Pubblicarono un rapporto su queste espressioni, che chiamarono espressioni “micromomentarie” nel 1966. L’articolo che scrissero era intitolato Espressioni facciali micro-momentanee come indicatori dei meccanismi dell’Io in psicoterapia. Molti studi successivi sono stati condotti sulla base della ricerca di Haggard e Isaacs, ma la scoperta della microespressioni dovrebbe essere attribuita a loro.

Per ulteriori informazioni sulla storia dietro le microespressioni, dai un’occhiata a questo articolo.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/common-misconceptions-about-microexpressions/

Le Microespressioni

Le microespressioni sono brevi espressioni involontarie delle emozioni. Di solito si verificano quando si vive un’emozione forte ma si cerca di nascondere i sentimenti.

Possono anche verificarsi perché una persona sperimenta più emozioni in rapida successione. A differenza delle normali espressioni facciali, è difficile produrre o neutralizzare volontariamente le microespressioni. Possono esprimere una qualsiasi delle sette emozioni universalmente espresse sul viso (disgusto, rabbia, paura, felicità, tristezza, sorpresa e disprezzo) e si verificano in un tempo brevissimo (tra 1/15 e 1/30 di secondo).

La storia delle Microespressioni:

Le microespressioni furono scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs (1966). Nel loro studio, Haggard e Isaacs hanno descritto come hanno scoperto queste espressioni “micromomentarie durante la scansione di ore di filmati di psicoterapia, alla ricerca di indizi di Comunicazione Non Verbale tra paziente e terapista.

Più o meno nello stesso periodo, Condon e Ogston (1967) sono stati i pionieri nello studio delle interazioni a livello di frazione di secondo. Condon, nel suo famoso progetto di ricerca, ha esaminato un segmento di video di quattro ore e mezza, fotogramma per fotogramma, in cui ogni fotogramma rappresentava 1/25 di secondo. Dopo aver studiato questo video per un anno e mezzo, ha distinto i micromovimenti interazionali, come la moglie che muoveva la spalla esattamente quando le mani del marito si sono alzate, definendo degli schemi di micrortimi. Il lavoro di Condon, tuttavia, non si è concentrato sulle espressioni facciali.

Successivamente, Ekman e Friesen (1969, 1974) hanno introdotto il concetto di riconoscimento della microespressione nei loro studi sull’inganno. I risultati di questo lavoro sono stati riportati nel libro Telling Lies (Ekman, 1985) e sono stati resi popolari nei mass media attraverso la serie televisiva Lie To Me. Svolgono anche un ruolo centrale nel lavoro postumo di Robert Ludlum, The Ambler Warning, in cui il personaggio centrale, Harrison Ambler, è un agente dell’intelligence in grado di vedere le microespressioni. Allo stesso modo, uno dei personaggi principali del romanzo di fantascienza di Alastair Reynolds Absolution Gap, Aura può leggere facilmente le microespressori. In Law & Order: Criminal Intent, il detective Robert Goren è esperto nel rilevare microespressioni.

Sebbene l’esistenza di microespressoni sia stata segnalata negli anni ’60, il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed, a conferma della loro esistenza, era Porter e ten Brinke (2008). Il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed sulle capacità individuali di riconoscimento della microespressione era Matsumoto et al. (2000).

Alcuni studi hanno indicato che la capacità di leggere le microespressioni è effettivamente correlata alla capacità di rilevare l’inganno; ironicamente, gli studi più recenti suggeriscono che la capacità di leggere espressioni sottili (espressioni di bassa intensità), e non le microespressioni, è meglio correlata alla capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/microexpressions-2/

Coronavirus e Linguaggio del Corpo della paura

Il noto Coronavirus (COVID-19) è un virus molto contagioso partito dalla Cina che si è diffuso a livello globale, cambiando le abitudini di vita di moltissime persone

L’impatto del virus ha avuto diversi effetti negativi – oltre alle morti dei soggetti più a rischio – sull’economia e sulla popolazione: confusione e paura, spostamenti di persone e merci limitati, contatti fisici da evitare, manifestazioni e aggregazioni pubbliche sospese in luoghi di divertimento, di lavoro, di formazione e di culto. Inoltre, nel tentativo di limitare i possibili focolai del contagio del virus, la quarantena rende le cose ancora più difficili nelle zone più colpite dal Coronavirus.

L’ondata di caos e paura sembra essere diventata uno tsunami a livello mondiale, come riconoscere la paura di chi ci è vicino leggendo il Linguaggio del Corpo? Diamo questi e altri utili consigli sulla Comunicazione Non Verbale che possono risultare utili in questo periodo di confusione dovuto al virus.

Nella Comunicazione Non Verbale i segnali della paura nell’espressione del viso sono i seguenti: sopracciglia sollevate e ravvicinate, rughe centrali sulla fronte, palpebra superiore sollevata con quella inferiore contratta e sollevata, bocca aperta e labbra tese o stirate all’indietro.

Inoltre la paura può manifestarsi con l’immobilizzazione del corpo, la cosiddetta tanatosi.

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: rigidità del collo e degli arti, tendenza a spostare la testa o il corpo all’indietro, sguardo evitato o fisso sull’altro per controllarlo. Inoltre in caso di forte tensione è possibile che una persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Insieme alla paura del Coronavirus, è possibile vedere anche espressioni legate all’emozione del disgusto. Il disgusto si manifesta con la chiusura degli organi di senso (occhi, bocca, naso) con le labbra sollevate col labbro inferiore premuto contro quello superiore, il naso arricciato, le guance sollevate, le sopracciglia abbassate con le palpebre che si stringono fino a chiudere gli occhi.

Altri segnali legati alla paura possono essere i segnali di barriera: capita di proteggere il proprio corpo con degli oggetti (es. giornali, borse) – oltre alla classica mascherina usata in questi giorni – oppure esistono dei gesti di barriera che proteggono il corpo come uno scudo come le braccia e le gambe incrociate.

Inoltre le indicazioni per limitare il contagio del Coronavirus prevedono di evitare il più possibile il contatto fisico e di rimanere a distanza di sicurezza, quindi sarà normale osservare un aumento della distanza prossemica tra le persone, passando dalla sfera personale (1 mt) a quella sociale (1-3 mt) anche nella relazione con amici e familiari.

Dottor Francesco Di Fant
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La verità dietro Lie to Me

Grazie alla popolarità della serie Lie to Me le persone si sono interessate alle microespressioni e al mondo del comportamento non verbale.

Recentemente dei ricercatori della Michigan State University guidati dal professore di comunicazione, Timothy Levine, hanno messo alla prova le capacità di inganno di Lie to Me in un nuovo studio intitolato “L’impatto di Lie to Me sull’effettiva capacità degli spettatori di rilevare l’inganno”.

Lo studio pubblicato sul Journal of Communication Research osserva che Lie to Me “aumenta il sospetto verso gli altri, ma ciò riduce la capacità di rilevare l’inganno”.

I risultati dello studio hanno dimostrato che gli spettatori di Lie to Me “non erano più in grado di distinguere le verità dalle bugie ma erano più propensi dei controllori a identificare erroneamente gli intervistati onesti. Guardare Lie to Me riduce il pregiudizio per la verità, aumentando così il sospetto nei confronti degli altri, riducendo allo stesso tempo la capacità di rilevazione dell’inganno” secondo l’abstract dello studio.

Quanto è accurata la scienza rappresentata nello spettacolo?

Mentre una parte dello spettacolo è “radicato nella scienza reale”, un’altra parte di esso è esagerato e le informazioni dovrebbero essere prese con un certo distacco.

In uno dei primi episodi, c’è una grande frase del Dottor Lightman: “Il corpo contraddice le parole, sta mentendo”. Ciò che è importante ricordare è che se il corpo di una persona, o un comportamento non verbale, contraddice le parole o il comportamento verbale, non significa automaticamente che sta mentendo. Significa semplicemente che bisogna indagare di più sulla situazione e cercare di capire perché stiano cercando di nascondere qualcosa.

Ci sono altre parti dello spettacolo che sono esagerate per l’effetto drammatico. Lo spettacolo menziona spesso i gesti manipolatori, che sono comportamenti non verbali di una persona che manipola il proprio corpo (ad esempio grattandosi il naso o il collo). Molti di questi comportamenti possono essere un indizio per rilevare l’inganno se cambiano dal comportamento di base (baseline) di una persona. Questo dettaglio estremamente importante viene spesso escluso dallo spettacolo. Solo perché una persona si gratta il naso non significa che menta automaticamente. Potrebbe essere un segno di inganno, o solo un segno di nervosismo.

Ognuno ha i propri “segnali” quando mente, ma questo differisce da persona a persona. Ciò che è importante notare è che non c’è un segnale sicuro che dica che qualcuno stia stanno mentendo: il naso di Pinocchio non esiste.

Gli spettatori di Lie to Me non dovrebbero accettare tutte le informazioni presenti nello show come accurate o pensare di saper rilevare meglio le menzogne senza ricevere un preciso addestramento.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/09/the-truth-behind-lie-to-me/ e https://www.humintell.com/2010/07/lie-to-me-viewers-impact/