I segnali di menzogna di Di Battista. Analisi del Linguaggio del Corpo

A volte non serve un esperto di Linguaggio del Corpo o di Analisi della Menzogna per capire quando ci stanno dicendo una bugia. E’ quanto emerge da un breve articolo su Dagospia in cui viene esaminato uno stralcio dell’intervista al politico pentastellato Alessandro Di Battista da parte del giornalista Daniele Bonistalli, inviato della trasmissione “Non è l’arena” condotta da Massimo Giletti su LA7.

Nel breve video di quest’intervista appare evidente, anche a uno sguardo meno esperto, che Alessandro Di Battista è in uno stato di agitazione che lo porta a nascondere (male) i suoi veri pensieri e le sue vere emozioni sullo stato attuale del governo giallo-verde che vede alleati la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Sono davvero numerosi e visibilii segnali di tensione di Di Battista che, con altissima probabilità, evidenziano un malriuscito tentativo di nascondere i suoi veri pensieri mentre risponde alle domande del giornalista che lo interroga sulla stabilità dell’attuale compagine governativa.

Andiamo a vedere quali elementi della Comunicazione Non Verbale rilevano i segnali di menzogna di Di Battista:

In tutta l’intervista mostra agitazione a livello fisico, è ipercinetico e muove molto la testa, gli occhi e le spalle, questi indizi mostrano un alto livello di tensione che viene scaricata col movimento del corpo.

Nella prima parte dell’intervista parla dell’attuale grado di stabilità del governo giallo-verde, mentre risponde distoglie lo sguardo dal giornalista, con la mano cerca di toccarsi il viso, salvo poi riuscire a controllarsi e a fermare il movimento della mano (i gesti di auto-contatto si verificano in presenza di disagio). Inoltre è presente un forte colpo di “tosse nervosa” che, oltre a schiarire la voce, sembra essere causato da uno stato di tensione.

Quando risponde alla domanda su quanto durerà il governo, Di Battista risponde “Questo non ne ho idea”, durante la sua risposta effettua anche una scrollata unilaterale della spalla sinistra, questo segnale manifesta che lo stesso Di Battista non crede fino in fondo alle sue parole e tenta di controllare, senza riuscirci, la classica scrollata di spalle (visibile più di una volta nel corso dell’intervista) che segnala un forte dubbio, in questo caso delle sue stesse affermazioni.

Nella seconda parte dell’intervista Di Battista afferma che la maggior parte delle iniziative del governo sono merito dei 5 stelle e che Salvini sta attraversando una “fase fortunata” nella comunicazione. Anche quando dice queste frasi mostra diversi segnali di tensione che rilevano quasi sicuramente una menzogna: sbatte molto le palpebre, ha difficoltà a trovare le parole e inizia a balbettare, si tocca il naso (toccarsi il naso può essere un indizio di menzogna poiché, oltre a un gesto di tensione da auto-contatto, può prudere a causa di alcune sostanze chiamate catecolamine che fanno pizzicare il naso quando si tenta di mentire).

In conclusione sembra chiaro che Alessandro Di Battista, visti i numerosi segnali di disagio e tensione manifestati attraverso la sua Comunicazione Non Verbale e Paraverbale, non stia raccontando al giornalista tutta la verità, o che, per lo meno, abbia molto da nascondere su quello che pensa veramente dell’attuale governo in questa fase delicata.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/video-non-fate-vedere-battista-tim-roth-39-39-lie-to-199809.htm

La Comunicazione Non Verbale tra avvocato e giudice – Hdemos

L’aula di tribunale può essere considerata un’arena molto particolare in cui interagiscono più persone e si incontrano diverse figure professionali. Per un avvocato l’udienza è un momento molto delicato nel suo lavoro, l’impegno professionale profuso fuori dell’aula di tribunale prende forma e si misura con le altre parti proprio in questi momenti decisivi.
Il momento del dibattimento in aula necessita di grande concentrazione e richiede di essere efficaci nel proprio lavoro, anche in vista della decisione del giudice.

Per un avvocato risulta quindi molto utile sia riuscire a interpretare correttamente e tempestivamente la Comunicazione Non Verbale del giudice in aula, che saper comunicare efficacemente col proprio corpo di fronte al giudice.

Cosa si deve osservare per interpretare correttamente la CNV del Giudice.

Utili indicazioni possono essere trovate nell’osservazione del volto del giudice per interpretare le sue reazioni alle parole pronunciate dagli altri (P.M., testimoni, avvocati, ecc.). Se notiamo che stringe i muscoli degli occhi socchiudendo le palpebre, questo può essere letto come un segnale di concentrazione, socchiudere gli occhi indica focalizzazione, segnala l’impegno nel comprendere l’altro ed è un segnale positivo di attenzione.
Se poi il giudice mentre ascolta le parole altrui abbassa la testa potrebbe segnalare che non è pienamente convinto di quello che sta ascoltando, abbassare la testa può indicare una posizione di chiusura (totale o parziale) rispetto al contenuto della comunicazione.

Saper comunicare efficacemente col proprio corpo di fronte al giudice.

Alcune accortezze per gli avvocati per comunicare efficacemente in aula possono essere le seguenti: mantenete il contatto visivo con il giudice mentre vi rivolgete a lui o alternatelo verso la giuria popolare, se presente; anche quando c’è la necessità di leggere dei documenti è molto importante dare attenzione al contatto visivo poiché dimostra reale interesse e aggiunge fiducia e forza alle parole pronunciate. Un altro consiglio per aumentare la propria incisività e la credibilità delle proprie parole è quello di gesticolare con le mani all’altezza del busto, in questo modo il giudice potrà osservare, con un unico sguardo, sia il vostro volto che le vostre mani, senza distrazioni e massimizzando in questo modo la quantità di informazioni verbali e non verbali ricevute.

Bisogna poi considerare che in un’aula di tribunale non sempre si può giocare in attacco e si può anche optare per una strategia più “remissiva” anche con la propria Comunicazione Non Verbale, in particolar modo quando si alzano i toni in aula o quando si cerca ci far comprendere al giudice un punto di vista differente da quelli presenti.
In questo caso può essere utile rimanere con le braccia aperte mostrando il busto scoperto, è anche utile tenere i palmi delle mani ben visibili allo sguardo del giudice per mostrare buona fede e sincerità, si può anche assumere una postura difensiva chiudendo le spalle e tenendo leggermente il mento abbassato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

La tensione di Salvini in Senato nel caso Diciotti. Analisi del Linguaggio del Corpo.

L’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini è un bravo comunicatore, solitamente lo vediamo comunicare di fronte a giornalisti e platee in maniera efficace e convincente.

Esistono però delle eccezioni anche per coloro che sono abituati a parlare in pubblico, quando la tensione è alta i segnali del corpo vengono in superficie, infatti parte della nostra Comunicazione Non Verbale è istintiva e non viene controllata dalla parte razionale del cervello. In momenti particolari di stress il cervello fa più fatica a mantenere il controllo del corpo e della voce e qualche segnale di agitazione viene a galla diventando visibile.

Al di là di ogni idea e commento politico, da cui mi astengo non essendo la mia materia, questo è quanto accaduto durante l’intervento di Salvini in Senato del 20 marzo 2019, giorno in cui si è votata l’autorizzazione a procedere per il Ministro, negata con la maggioranza dei voti, riguardo al caso internazionale della nave Diciotti.

In questi minuti di pubblica orazione in cui il Ministro si difende dalla accuse, abbiamo avuto modo di vedere, attraverso il suo Linguaggio del Corpo, un Salvini assolutamente inedito: emozionato e teso, ha dimostrato come anche un professionista della politica e della comunicazione possa essere in difficoltà in momenti particolarmente delicati e carichi di tensione, considerando anche l’alta posta in gioco sia dal punto di vista professionale che personale.

Nelle prime parole di Salvini possiamo notare nella voce un alto livello di tensione: infatti si schiarisce rumorosamente la gola prima di prendere la parola e mentre pronuncia le parole “Grazie presidente, Onorevoli colleghi” la voce trema in maniera evidente – tremolio che, in misura minore, troviamo anche nei primi 2 minuti del discorso – e parla in maniera veloce e con il fiato corto, quasi affannato.

Anche il corpo denota un forte nervosismo: nei primi istanti dell’intervento (00:20) scrolla in modo evidente ed energico il braccio sinistro (il lato sinistro del corpo è quello che mostra più facilmente segnali di natura emotiva), questo gesto denota in maniera chiara una tensione che Salvini tenta di scrollarsi di dosso fisicamente.

In questi primi minuti il nervosismo è visibile anche dal fatto che gesticola molto poco con le mani rispetto al suo modo abituale di gesticolare, ricco e diversificato; addirittura in alcuni momenti è possibile vedere le mani che tremano tenendosi ben salde e aggrappate ai fogli, come in un gesto di ancoraggio alla ricerca di sicurezza. Nel suo discorso a volte lo vediamo anche aggiustarsi la cravatta: questo è un gesto di auto-contatto che viene usato spesso per alleviare la tensione.

Salvini per qualche secondo appare sulla difensiva mettendo anche le mani dietro la schiena (1:43), esattamente quando parla del reato che gli viene contestato da parte di 5 diversi uffici giudiziari; questo gesto può avere diverse sfumature: può esprimere rispetto dell’autorità, disagio oppure è un modo per non rivelare le reali emozioni limitando la gestualità ed evitando di dare troppi segnali all’esterno.

In alcuni passaggi del suo discorso poi, la sua voce rivela commozione, in particolar modo durante i passaggi in cui mostra pubblicamente un suo lato personale parlando dei figli e dell’amore verso la nazione.

Dopo un paio di minuti di emozione Salvini riesce a trovare la calma (2:31), da questo punto in poi la sua voce rallenta un po’ mostrando energia e tenendo un volume alto e un ritmo incalzante. Quando parla “a braccio” rallenta ulteriormente la velocità di parole e prende un ritmo più lento e solenne con pause ad effetto, specialmente un attimo prima di concludere una frase per sottolinearne il concetto finale. Nella conclusione del suo discorso, quando accenna alle “5 righe scritte a penna” torna un po’ di emozione nella sua voce e nelle sue parole, in questo caso l’emozione non è legata al nervosismo iniziale quanto piuttosto a un senso di fierezza e sicurezza.

La sua Comunicazione Non Verbale, dopo i 2 minuti iniziali di difficoltà, mostra un Salvini che riprende il controllo della comunicazione e dimostra di essere un bravo oratore.

Alterna lo sguardo verso tutti i presenti, quando non è impegnato a leggere il testo scritto, per coinvolgerli, ad un certo punto del discorso (3:31) riprende il pieno controllo delle mani e si mette una mano in tasca riuscendo a trovare un momento di equilibrio per “ricominciare” a comunicare efficacemente con il corpo. I suoi gesti diventano energici, la gesticolazione aumenta di frequenza e di velocità, dimostrando incisività.

In particolare Salvini usa alcuni tipi di gesti più di altri, usa soprattutto gesti lineari che rinforzano l’idea di risolutezza ed energia. Usa molto il dito indice puntato verso se stesso o verso gli altri (a indicare la volontà di essere efficace, si usa l’indice come fosse un bastone che vuole colpire qualcosa). Questo gesto è particolarmente visibile in corrispondenza della frase “Noi soccorriamo tutti” (6:21) per sottolineare la sua posizione in maniera ferma e decisa.

Una anche spesso un “gesto di precisione” simile all’OK quando vuole specificare un concetto e sottolinearla in maniera razionale e puntuale. Un altro gesto usato molto è la mano aperta con le dita larghe, gesto che può simboleggiare una richiesta di ascolto e comprensione verso chi sta ascoltando, questo può aiutarci a capire l’intenzione di Salvini e quanto fosse importante per lui essere realmente compreso da tutti in questo momento delicato.

In conclusione, possiamo affermare di aver avuto modo di vedere una versione di Matteo Salvini che non siamo abituati a vedere, una versione in cui passa da un forte stato di nervosismo a una condizione comunicativa piena di energia, il tutto arricchito da venature visibili di tensione ed emozione.

Francesco Di Fant

Comunicazione Non Verbale efficace per avvocati: empatia e Mirroring – Hdemos

Nella comunicazione professionale essere efficaci e persuasivi è sicuramente uno degli obiettivi di primaria importanza, i professionisti di tutti i settori conoscono bene questo aspetto e anche gli avvocati e i giuristi prestano la giusta attenzione a tali obiettivi professionali.

L’empatia.

Nella comunicazione tra esseri umani c’è un elemento imprescindibile e che a volte viene sottostimato: l’empatia. Riconoscere se stesso nell’altro – almeno in parte – e “sentire come” sente l’altro è una delle prerogative dell’essere umano e, da un punto di vista evolutivo, l’empatia è l’ingrediente chiave che permette la vita sociale e di gruppo garantendo la sopravvivenza alla nostra specie.

A livello comunicativo l’empatia permette, appunto, di “parlare la stessa lingua” riconoscendosi nell’altro e facilitando la relazione e la comprensione reciproca superando eventuali resistenze cognitive o emotive. Appare chiaro come questo possa facilitare l’attività professionale di avvocati e giuristi che sono costantemente a contatto con persone diverse.

Esistono alcune tecniche che lavorano sull’empatia, nella Comunicazione Non Verbale, una delle tecniche più utilizzare è quella del Mirroring (“rispecchiamento”), questa tecnica è presa dalla Programmazione Neuro Linguistica. Illustriamo brevemente in cosa consiste tale disciplina: la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) afferma che è possibile modificare gli schemi di comportamento di un individuo agendo sul linguaggio e sui processi mentali. Tale disciplina è assolutamente autonoma e vasta, nella Comunicazione Non Verbale si utilizzano alcune tecniche presenti nella PNL tra cui, appunto, il Mirroring.

Cosa è il Mirroring? Come funziona?

Il Mirroring è una tecnica semplice e potente che permette di entrare empaticamente in sintonia con un’altra persona, si basa sui “neuroni specchio” presenti nel nostro cervello (come in quello dei primati) che sono alla base dell’attività mimica del comportamento e dell’apprendimento tra simili. Questi neuroni ci aiutano a identificare ciò che è simile da ciò che è diverso da noi, determinando una situazione IN-OUT, definendo un confine tra “io” e “altro”.
Il Mirroring si basa sull’imitazione del comportamento dell’altro: nel canale Verbale (parole), nel canale Paraverbale (qualità della voce: tono, velocità, ritmo, ecc.) e nel canale Non Verbale (gesti, posture, espressioni facciali, fisiologia e respiro).

Qualche semplice consiglio per iniziare a utilizzare il Mirroring.

1) focalizzate la vostra attenzione su gesti ben visibili (ad esempio braccia e mani) e provate a replicare tali movimenti.
2) oltre ai gesti, provate a imitare alcuni aspetti della voce dell’altro (i più semplici da imitare potrebbero essere il volume e la velocità del parlato), questo aiuterà molto a essere percepiti come simili dal nostro interlocutore.

Provate per credere!

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.hdemos.it/comunicazione-non-verbale-efficace-per-avvocati-empatia-e-mirroring/
https://www.hdemos.it/comunicazione-non-verbale-efficace-per-avvocati-empatia-e-mirroring/

Disgusto e disprezzo: l’emozione del rifiuto – Copia Originale

Avete mai fatto caso che quando si trova qualcosa di poco appetibile nel proprio piatto si forma una smorfia particolare sul viso? Questa espressione è la conseguenza del disgusto, un’emozione che ci tiene al riparo da ciò che risulta nocivo o poco gradevole.

Tra le 6 emozioni di base individuate da Paul Ekman il disgusto è l’unica ad avere una variante molto particolare: il disprezzo. Come distinguere il disgusto dal disprezzo e quali sono le loro differenze?

Anche se simili nell’espressione e nella finalità, disgusto e disprezzo si distinguono sia per i dettagli espressivi che per il loro significato psicologico e funzionale, facciamo un po’ di chiarezza sulla questione.

La funzione primaria del disgusto è quella di proteggere da agenti nocivi o tossici tramite l’occlusione parziale o totale degli organi di senso quali la bocca, il naso e gli occhi; si può anche provare disgusto in assenza di elementi nocivi per il nostro fisico, ad esempio quando si ascolta della musica suonata male, o un racconto con dei dettagli disgustosi.

Il disgusto è l’emozione del rifiuto, della repulsione, si cerca istintivamente di stare alla larga da qualcosa che ci potrebbe danneggiare fisicamente.

L’espressione del disgusto sul viso si manifesta principalmente nella parte bassa del volto e nella palpebra inferiore, che risulta sollevata dal movimento del naso e che va a coprire il bianco dell’occhio, compaiono delle pieghe sotto la palpebra inferiore che è sollevata ma non tesa, le sopracciglia sono abbassate e spingono in basso la palpebra superiore, il naso è arricciato, le guance sono sollevate, il labbro superiore è sollevato, il labbro inferiore è sollevato e premuto contro quello superiore, oppure è abbassato e sporge lievemente verso fuori.

Spesso la testa viene anche girata, oltre che allontanata, dall’oggetto che è causa del disgusto; altri segnali visibili, simili a quelli della paura, sono le pupille ristrette e i gesti di allontanamento e di chiusura.

Le modificazioni fisiologiche presenti nel disgusto, possono essere nausea, chiusura dello stomaco e delle vie respiratorie, restringimento delle pupille. In alcuni casi può anche presentarsi mal di testa, questo è un meccanismo che segnala la necessità di allontanarsi velocemente da un agente nocivo come, ad esempio, dei vapori tossici. Può anche comparire un incremento della salivazione o della lacrimazione come sistema per mantenere puliti e lubrificati la bocca o gli occhi.

Il disgusto ha anche dei tratti paraverbali particolari: la voce viene modulata con un tono medio, incolore ed uniforme, e può presentare un tono nasale a causa dalla chiusura del naso.

La funzione del disprezzo, invece, è quella di proteggersi da idee o comportamenti che non si approvano, è come se la nostra psiche, piuttosto che il nostro corpo, prendesse le distanze da qualcosa che accade intorno a noi e che non reputiamo giusta o gradevole.

Il disprezzo rappresenta una sorta di “disgusto sociale” non direttamente connesso al nostro apparato fisico e sensoriale ma legato a un’idea che non ci piace (una persona che non stimiamo, un’azione socialmente o moralmente riprovevole, ecc.), piuttosto che qualcosa di fisico (un odore, un sapore, un’immagine).

Il disprezzo si manifesta sul volto con un’espressione asimmetrica e presenta gli stessi elementi dell’espressione del disgusto, o si manifesta con elementi dell’espressione della felicità (ciò accade come manifestazione della propria correttezza morale rispetto a un comportamento negativo). Il disprezzo si manifesta in forma asimmetrica sul volto poiché il cervello si sforza nel trattenere l’espressione di disgusto o felicità che potrebbe trasparire sul volto.

L’espressione di disprezzo che compare sul viso è solitamente più debole e fugace rispetto all’espressione del disgusto e si manifesta particolarmente nel lato sinistro del volto, in cui si possono rilevare le emozioni più genuine; il lato sinistro del viso infatti è controllato dal lato destro del cervello, dove risiedono molte funzioni legate alle emozioni.

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/articoli/disgusto-e-disprezzo-l-emozione-del-rifiuto

Comunicazione non verbale: uno strumento potente per avvocati e giuristi – Hdemos

Quante volte nella nostra vita quotidiana abbiamo difficoltà a capire le reali intenzioni dell’altro al di là delle parole? Nei rapporti personali e lavorativi non sempre può bastare una chiara comunicazione verbale, se poi riflettiamo su alcune professioni che si svolgono a stretto contatto con altre persone risulta chiaro quanto sia importante essere efficaci nelle comunicazione e allo stesso tempo avere gli strumenti necessari per comprendere pienamente gli altri.

La comunicazione non verbale per avvocati e giuristi.

Nel mondo degli avvocati e dei giuristi sono numerose le occasioni in cui ci si incontra con giudici, testimoni, clienti e altre parti. Per un avvocato sapere comunicare attivamente con il proprio corpo e la propria voce, aggiungendo forza alle proprie parole e risultando credibile è di fondamentale importanza, tanto quanto saper leggere correttamente emozioni, intenzioni e menzogne nelle parole e nel comportamento altrui.
Situazioni delicate come udienze e testimonianze mettono quotidianamente alla prova le abilità espressive e di interpretazione di numerosi professionisti del settore. Sicuramente un’approfondita conoscenza delle leggi e l’esperienza sul campo sono importanti per avvocati e giuristi, a volte però da sole non bastano.

Studi decennali e continue ricerche nel campo della Comunicazione, della Psicologia e delle Neuroscienze stanno dando sempre più risalto a discipline come la Comunicazione Non Verbale (CNV) e la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), e a seguito di una crescente richiesta formativa, tali discipline sono sempre più presenti nel mondo della formazione aziendale e personale con risultati di successo.

Come può, concretamente, la Comunicazione Non Verbale aiutare professionisti come avvocati e giuristi?

  • Da un punto di vista di espressione “attiva” la CNV aiuta a rinforzare il senso delle parole pronunciate, a conquistare la fiducia degli altri (comunicazione persuasiva) e a proporre un’immagine positiva di se stessi. Un’adeguata formazione sulla Comunicazione Non Verbale può migliorare sia la comunicazione interpersonale (clienti, testimoni, colleghi e altri professionisti) che le situazioni di Public Speaking (udienze, arringhe, presentazioni e discorsi in convegni e seminari).
  • Per quanto riguarda la capacità di osservazione e interpretazione del comportamento altrui la Comunicazione Non Verbale offre strumenti di analisi che vanno dal riconoscimento delle emozioni, degli stati di disagio o di chiusura/apertura, fino a una attenta e precisa analisi della menzogna, tutti strumenti che possono risultate molto utili per un avvocato, basti pensare all’interazione con un testimone.

Qualche piccolo consiglio per migliorare la propria comunicazione in pubblico.

1) instaurate e mantenete il contatto visivo, se state parlando a più di una persona alternate lo sguardo spostandolo sui presenti.
2) mantenete testa e mento dritti, senza abbassarlo o alzarlo troppo. Alzare il mento potrebbe farvi apparire come aggressivi e supponenti, abbassarlo potrebbe segnalare difesa, tenere il mento dritto comunica agli altri un’idea di equilibrio.
3) gesticolate attivamente (gesti illustratori), in maniera composta, ed evitate di toccare il vostro corpo o altri oggetti (gesti manipolatori). Gesticolare aiuta e rinforza la comunicazione, al contrario effettuare gesti di auto-contatto può essere un segnale di tensione.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Tav e crisi giallo-verde? Conte perde la calma. Analisi del Linguaggio del Corpo

Pochi giorni fa, sotto gli occhi attenti delle telecamere, è successo un evento curioso a cui non siamo abituati: il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha perso la calma.

Conte, in quanto Presidente del Consiglio Conte riveste, volente o nolente, anche la figura di “negoziatore” tra parti del governo che spesso fanno fatica ad andare d’accordo.

Giuseppe Conte che è quasi sempre riuscito a mantenere la calma in questi mesi, mostrando a tutti la sua natura pacata e negoziatrice. In una recente conferenza stampa però si “accende” in maniera inconsueta su una domanda sulla Tav, proprio in questi giorni in cui tira “aria di crisi” nel governo giallo-verde che sta faticosamente dibattendo sull’utilità e sulla realizzazione della linea ad alta velocità, pressato anche dalla fretta visto che lunedì 11 marzo scade il termine della pubblicazione dei bandi.

In questo breve video, preso dalla conferenza stampa del 7 marzo 2019, Conte ha una reazione inaspettata alla domanda posta alla fine della conferenza dalla giornalista Claudia Fusani “Si sapeva che sarebbero arrivate le scadenze: perché avete “tirato avanti per otto mesi” per decidere sulla realizzazione o il blocco della Tav?“.

La risposta di Conte si divide in due fasi: nella prima cerca di dare una spiegazione tecnica alla giornalista anche se mostra i primi segnali di nervosismo, poi improvvisamente si innervosisce, mostrando un comportamento leggermente aggressiva, come reazione a una domanda in cui si è sentito “colpito”.

La domanda è apparsa pungente sin da subito ma non troppo difficile da gestire, però dopo qualche secondo di spiegazione tecnica qualcosa ha fatto “scattare” il nostro Presidente del Consiglio, semplice distrazione da parte della giornalista? un’espressione di disappunto o un sorriso beffardo da parte della stessa? Questo non ci è dato saperlo, quello che però possiamo osservare e analizzare è la reazione di Giuseppe Conte in cui il Linguaggio del Corpo ci dà parecchi indizi.

1) Nella prima fase ha una voce tranquilla e inizia a dare una spiegazione della complessità tecnica dell’argomento, i suoi gesti dimostrano apertura con le mani con il palmo aperto verso l’alto ma comincia a dare un primo segnale di disagio con un gesto di “ancoraggio”: con il braccio teso si appoggia al Tavolo cercando stabilità di fronte a una domanda che lo ha colpito.

2) Nella seconda fase notiamo la tensione e il nervosismo di Giuseppe Conte rilevabili da numerosi indizi: i suoi gesti sono più energici, con le mani compie prima un gesto di precisione (col pollice e l’indice che formano un cerchio) per puntualizzare il suo punto di vista alla giornalista e dopo muove la mano a taglia mimando il cosiddetto “colpo d’ascia” che segnala un’affermazione molto decisa. Infine conclude con un gesto di dominanza: muove la mano con il palmo verso il basso per ribadire con fermezza il suo concetto, tale gesto risulta anche funzionale per chiudere velocemente la discussione e non lasciare possibilità di parola all’altro.

Alza il volume della voce che diventa più decisa e aggressiva facendo anche una pausa per caricare di effetto le sue parole, a livello verbale inoltre passa da un un cortese “guardi” a un’espressione più diretta e quasi di sfida: “mi guardi”. In questo momento Conte richiede fermamente l’attenzione della giornalista e la “ingaggia” personalmente.

Anche il volto del premier ci mostra numerosi indizi: il suo sguardo diventa fisso e “duro” verso la giornalista mentre le risponde, la testa è leggermente abbassata come atto di difesa ma anche come preparazione a uno scontro ideale. Sul finire della risposta non guarda la giornalista che ha fatto la domanda “scomoda” per non dare spazio per un’altra domanda, infatti si sente un’altra domanda provenire dal pubblico quando ormai è troppo tardi e il premier è già vicino all’uscita, infatti appena finito di parlare se ne va in fretta e furia uscendo di scena con passo svelto.

In fondo la reazione di Conte a livello umano non ci dovrebbe stupire, siamo esseri umani e capita a tutti di perdere la calma, ma quando questa reazione viene dal nostro serafico Presidente del Consiglio su una domanda specifica e in un momento così delicato potrebbe forse essere un segnale di “aria di crisi” nel governo?

Francesco Di Fant

Come leggere le microespressioni e migliorare le tue capacità di osservazione – David Matsumoto

Questo post speciale presenta un’intervista recente con il Dr. David Matsumoto di Humintell.

Il laboratorio di comportamento online, Science of People, gli ha chiesto di approfondire la questione di come possiamo usare le capacità di osservazione per determinare l’intento di altre persone e per valutare la possibilità di inganno, così come il loro background personale.

Science of People ha messo in luce la recente ricerca del dottor Matsumoto che ha scoperto che le microespressioni possono essere utili nel rilevare l’inganno.

Tuttavia, il Dr. Matsumoto ha acconsentito a dare un po’ più di spiegazioni su cosa intenda per “capacità di osservazione” e sulla sua visione del futuro della ricerca in questione.

Nello specifico, ha sottolineato che le capacità di osservazione necessarie per un’efficace individuazione dell’inganno non sono solo qualcosa che facciamo in modo passivo o naturale. Invece, dobbiamo cercare di utilizzare attivamente queste abilità, sviluppando così le nostre capacità.

Molto semplicemente, egli ha detto “Se vuoi migliorare in questa abilità, osserva.”

Come esercizio, il dottor Matsumoto suggerisce di contare il numero di volte in cui l’intervistatrice, Vanessa, ha fatto un gesto con la mano destra durante l’intervista. Riesci a contare il numero finale? La risposta corretta è rivelata alla fine del video!

Oppure, se sei più ambizioso, ti raccomanda di guardare interviste con politici e celebrità. Quando questi discorsi sono “fuori copione”, puoi vedere come le espressioni sottili delle persone tradiscano le loro emozioni e puoi iniziare a imparare a vedere quegli stessi schemi nelle conversazioni di tutti i giorni.

Certo, non c’è un elemento specifico che possa tradire l’emozione di qualcuno. Invece, i cluster di comportamenti non verbali sono incredibilmente importanti, anche se sottostimati. Questo può includere cambiamenti nel tipo o nella frequenza dei gesti o nel modo in cui cambia il loro discorso. Ciò non dipende solo dallo specifico contesto emozionale, ma dipende anche dall’individuo.

Sono questi tipi di gruppi di comportamento per cui il dottor Matsumoto ha espresso interesse per studi futuri. In che modo una combinazione di fattori determina in modo univoco gli stati emotivi?

La ricerca sulle microespressioni non richiede solo una sorta di sintesi, ma il dottor Matsumoto è andato oltre enfatizzando la necessità di un coordinamento ancora più elevato tra i ricercatori interessati.

Poiché questo campo richiede che molti singoli pezzi si uniscano, lo stato attuale degli studi soffre di un problema di dispersione in cui i risultati disparati devono essere messi insieme. Questo può essere difficile e sottolinea la necessità di un maggiore coordinamento.

La Comunicazione Non Verbale in culture diverse – Psychology Today

Quando i nostri gesti parlano più forte delle nostre parole.

La prossima volta che avrete una conversazione con qualcuno, notate quanto del contenuto viene comunicato senza parole. Diciamo che il vostro capo vi chiami nel suo ufficio, vi consegni il vostro rapporto di valutazione e dica “Sono senza parole”. Poiché il rapporto è in una busta sigillata e il vostro capo è temporaneamente a corto di parole, cercherete indizi non verbali (dal suo viso, i gesti, la postura, il tono della voce) sul vostro destino. Ha esclamato quelle parole con un sorriso felice mentre allungava il braccio per una stretta di mano? O le borbottava con le labbra increspate, con un cipiglio profondo che divideva le sopracciglia? In ogni caso, l’immagine dipinta dai segnali non verbali del vostro capo probabilmente in quell’istante vi comunicherà più informazioni che le sue parole.

In un contesto interculturale, quando i nostri interlocutori non condividono il nostro background linguistico e culturale, la comunicazione non verbale assume un ruolo particolarmente importante. Può fare la differenza tra apparire autentici ed essere fraintesi. Può unire le persone o separarle. Può aiutarci a parlare e leggere senza capire una parola delle rispettive lingue.

Lo psicologo David Matsumoto è un acclamato esperto di comportamento non verbale, cultura ed emozione. Con le sue stesse parole ci parla delle importanti conseguenze della comunicazione non verbale in culture diverse.

1) Quale ruolo gioca il comportamento non verbale nella comunicazione interculturale?

Per capirlo, dobbiamo capire il ruolo del comportamento non verbale in ogni comunicazione. Proprio come stiamo parlando in questo momento, stai annuendo e sorridendo, e sto ricevendo un segnale che stai seguendo quello che sto dicendo, forse anche concordando con me. Questo è un esempio di comunicazione su un altro canale comunicativo e unge le ruote di qualsiasi tipo di comunicazione. Chiaramente, le parole sono molto importanti perché comunicano un contenuto specifico. Ma il comportamento non verbale comunica anche il contenuto e molto altro ancora. La funzione di tutte le comunicazioni è di condividere le intenzioni e anche il comportamento non verbale gioca un ruolo in questo. Ci aiuta a condividere le nostre emozioni, accordi e disaccordi, aiutandoci così a comunicare le nostre intenzioni insieme al linguaggio verbale.

2) Quali sono alcune sfide comuni della comunicazione non verbale attraverso le culture?

Considera le persone che conosci che sono abili nelle lingue ma non vanno molto d’accordo con gli altri di culture diverse. Parte del motivo è che il linguaggio verbale comunica solo una certa quantità di contenuto. Una persona che sviluppa solo le proprie abilità linguistiche senza i comportamenti non verbali associati a quella lingua non si trova a suo agio. Le persone possono dire il contenuto che vogliono comunicare, ma non le capiscono correttamente, perché molto di ciò che viene comunicato non è verbale. Ciò può portare a conflitti interculturali, equivoci e ambiguità nella comunicazione, nonostante la fluidità del linguaggio. D’altra parte, il comportamento non verbale può anche migliorare la comunicazione quando c’è poca fluidità del linguaggio. Sono sicuro che chiunque sia interculturalmente competente può andare in qualsiasi paese di cui non si conosca la lingua, ed essere comunque in grado di andare d’accordo con gli altri. I dati mostrano che le lezioni di lingua che incorporano la comunicazione e la cultura non verbale nei loro programmi sono migliori delle lezioni di lingue tradizionali che si concentrano solo sulla lingua.

3) Che consiglio vorresti per diventare più efficace quando comunichi in modo non verbale con persone di culture diverse?

Ho tre suggerimenti.

  1. Cerca di essere piacevole. La maggior parte delle persone amano le persone piacevoli e un sorriso semplice aiuta molto.
  2. Sii interessato. Mostra interesse per altre persone, lingue e artefatti culturali. Fai domande. In questo modo l’interazione interculturale non diventa una seccatura: diventa un’avventura.
  3. Cerca di imparare qualcosa di importante sulla lingua e la cultura del tuo interlocutore. Ad esempio, impara e prova alcune frasi semplici. “Buongiorno”, “per favore”, e “grazie” possono dare una mano per unire molte interazioni. Molte persone si sentiranno come se volessero aiutarti, il che può aiutarti a superare qualsiasi tipo di problema di comunicazione. E crescerai mentre interagisci.

4) Quale emozione è più facile comunicare nelle culture e quali sono le più inclini alle incomprensioni?

La più facile da comunicare è la felicità. Essere simpatici e piacevoli è facile da comunicare, è gratuito e ha un impatto notevole. Tutte le altre emozioni sono inclini al fraintendimento. Uno potrebbe essere frustrato, disgustato, triste, sorpreso, spaventato o preoccupato e tutte queste emozioni possono essere interpretate male in qualche modo. Ma la positività solitamente non viene fraintesa. È importante sottolineare che bisogna anche pensare a come si regolano le emozioni e le espressioni nelle diverse interazioni, perché quando qualcosa può provocare un’emozione in una persona, in un’altra persona potrebbe non essere lo stessa cosa. È vero per le interazioni interpersonali (chiedete a eventuali neo-sposi) e per la comunicazione interculturale.

5) Quali sono alcuni vantaggi dell’essere abili nella comunicazione non verbale?

Nel contesto della comunicazione interculturale, penso che il vantaggio principale sia che se sei bravo nella comunicazione non verbale puoi andare ovunque senza conoscere la lingua e andrai d’accordo con gli altri. È più facile avere interazioni interculturali efficaci – anche senza conoscere la lingua – quando sei esperto nella comunicazione non verbale.

Come specie, ci siamo affidati ai nostri canali non verbali per inviare e ricevere messaggi per molto più tempo rispetto all’evoluzione delle nostre lingue. Sebbene le nostre culture ci abituino in modi diversi a esprimerci senza parole, siamo molto più simili di quanto pensiamo. Come sottolinea il Dr. Matsumoto, i dati scientifici sulla maggior parte di tutti i processi, attributi e comportamenti psicologici mostrano che le differenze culturali tra noi sono molto più piccole delle nostre differenze individuali. Nonostante la nostra tendenza a perdere di vista le nostre somiglianze e, invece, a mettere in luce le nostre differenze, “la maggior parte delle persone nel mondo vuole andare d’accordo”, dice Matsumoto. Come con tutte le relazioni, la comunicazione è la chiave. Questo avviene quando le nostre capacità non verbali possono aiutarci a relazionarci meglio con gli altri membri della nostra famiglia umana. Anche quando ci mancano le parole.

Grazie mille a David Matsumoto per essere stato generoso con il suo tempo e le sue intuizioni. Il dottor Matsumoto è professore di psicologia alla San Francisco State University e fondatore e direttore del laboratorio di ricerca sull’emozione e la cultura SFSU. È autore di innumerevoli libri e articoli su cultura, psicologia, emozioni e comportamenti non verbali.

Marianna Pogosyan Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/between-cultures/201706/non-verbal-communication-across-cultures

Lo stereotipo del bugiardo – David Matsumoto

Ci sono molti miti su come individuare l’inganno, ma quanti di questi sono effettivamente validi?

A causa del background nell’addestramento della menzogna umana, Humintell era entusiasta di leggere un nuovo studio sul Journal of Cross-Cultural Psychology che cercava di concettualizzare ciò che la maggior parte della gente crede sia un chiaro segno di inganno. È importante sottolineare che questo sforzo ha cercato di andare oltre le concezioni tradizionalmente occidentali e ha incluso gli intervistati di 58 paesi diversi.

Uno degli obiettivi di questa analisi interculturale era vedere fino a che punto gli stereotipi occidentali si fossero diffusi in tutto il mondo e vedere se c’erano degli indicatori universali o idee sbagliate sull’inganno. Ad esempio, ricerche precedenti hanno già rilevato che la maggior parte delle culture associa l’inganno alla paura e alla vergogna.

Ma forse l’inganno è semplicemente attribuito alle deviazioni da qualsiasi norma culturale, e la paura e la vergogna sono solo indicatori di tale deviazione culturale.

Al fine di valutare queste domande, il dottor Adrian Atoum e il Global Deception Research Team hanno condotto un sondaggio aperto chiedendo come avrebbe fatto qualcuno a valutare un potenziale bugiardo. Complessivamente, questo ha portato a intervistare circa 40 persone per ognuna delle 58 nazioni, fino ad arrivare in Argentina, Iran e Sud Africa. Ogni risposta è stata tradotta da un membro del gruppo di lavoro e hanno sviluppato uno schema di punteggio con 103 elementi per classificare le risposte simili.

Sono emerse diverse tendenze, vale a dire che la risposta più comune si è concentrata sullo sguardo evitato o sulla mancanza di contatto visivo. Questo è stato seguito da nervosismo, incoerenza, movimenti del corpo e un’espressione facciale sospetta. Le analisi statistiche su queste risposte hanno rilevato che vi erano considerevoli sovrapposizioni tra culture, sebbene alcuni indicatori come lo sguardo distolto variavano drasticamente.

Ciò è particolarmente interessante perché, come abbiamo notato nei post precedenti, l’idea che la mancanza di contatto visivo significhi inganno è un malinteso comune. Sebbene questo abbia un significato variabile, rimane comunque una risposta significativa in 51 dei paesi oggetto dell’indagine.

Per rimediare a possibili distorsioni, è stato somministrato un sondaggio supplementare. Questa volta, agli intervistati è stato chiesto se hanno visto una serie di indicatori come dimostrazione di inganno, riutilizzando lo schema di codifica dal primo sondaggio.

I risultati hanno di nuovo indicato che la maggior parte degli intervistati considerava importante il contatto visivo, seguito da una postura mutevole, un’eccessiva cura di se stessi e nel raccontare una storia lunga.

Entrambi questi studi indicano che ci sono somiglianze pan-culturali nel modo in cui le persone credono di poter rilevare l’inganno, ma è abbastanza sorprendente che l’indicatore numero uno in entrambi gli studi sia davvero un mito.

Questo aiuta a confermare che, se ci si affida solo al proprio istinto, la maggior parte delle persone non è abile nel riconoscere una menzogna. Ciò rafforza la necessità di una formazione appropriata per gli aspiranti “cacciatori di menzogne”, o almeno qualche altra informazione sui malintesi più comuni!

Le “posture di potere” funzionano? – David Matsumoto

È abbastanza popolare per le persone esplorare l’idea di assumere posture di potere per raggiungere il successo nelle interazioni interpersonali, in particolare nelle negoziazioni, ma è empiricamente valido?

Un recente studio dei dottori Joseph Cesario e David Johnson affronta questo dibattito con un clamoroso rifiuto dell’idea dell’efficacia delle posture. In una serie di studi sperimentali, i ricercatori si chiedono se assumere una postura di potere in situazioni reali può portare a qualcosa di concreto. I loro risultati negativi si oppongono a quelli di qualche ricerca precedente.

Humintell ha già scritto in precedenza sulle posture di potere, compresa la ricerca che ha scoperto che assumere tali posizioni può far sentire le persone più potenti. È logico supporre che tale sensazione si manifesterà in un comportamento più sicuro, ma è proprio questa implicazione che Cesario e Johnson contesterebbero. Infatti, essi collocano la loro ricerca come una risposta allo stesso lavoro di Cuddy di cui abbiamo scritto nel blog!

Nonostante la popolarità dei TED Talks dedicati alle posture di potere, l’attuale studio approfondisce gli argomenti evolutivi rispetto alle posture di potere. Concludendo che per un animale non avrebbe alcun senso evolutivo agire in modo diverso solo perché presenta l’illusione di espansività o potere.

Per valutare queste affermazioni, i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti. Il primo di questi ha richiesto ai partecipanti di guardare un video dei TED Talks sulle posture di potere e tentare di mantenere coscientemente tali posizioni. I risultati sono stati messi a confronto con due studi in cui ai partecipanti non è stato detto perché dovrebbero tenere una tale posa e questi studi sono stati condotti con più partecipanti nella stessa stanza.

Ogni partecipante è stato poi riunito agli altri per competere in vari compiti che coinvolgono il gioco d’azzardo, il pensiero astratto e la negoziazione. Queste prove avevano l’obiettivo di vedere se l’uso delle posture di potere avrebbe effettivamente migliorato le abilità o le competenze in una di queste attività. Forse in modo non sorprendente, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che erano stati esposti al video dei TED Talks hanno utilizzato in modo affidabile la postura di potere in questi esercizi.

Nel complesso, non sembra esserci alcuna prova che le posizioni di potere abbiano effetti benefici. Ciò dovrebbe mettere in dubbio molti aspetti della letteratura già consolidata. Gli autori dello studio osservano che le loro dimensioni del campione erano generalmente più grandi e che vi erano grandi difficoltà a replicare risultati osservati in altri studi.

I ricercatori hanno anche chiesto ai partecipanti di registrare se la loro postura di potere li ha portati a provare maggiore senso di forza, e anche questo tentativo non è avuto molto successo in termini di risultati.

Questo è un campo di ricerca eccitante ed emergente, quindi è abbastanza naturale che ci siano risultati disparati e risultati contraddittori. Speriamo fermamente che i ricercatori continueranno in futuro ad approfondire questa domanda!

Riconoscere la corruzione? – David Matsumoto

Molti di noi si preoccupano della corruzione tra le élite politiche, ma potrebbe essere possibile riconoscerla nei loro volti?

In uno studio piuttosto creativo, un gruppo di psicologi del California Institute of Technology ha cercato di scoprire se la gente potesse rilevare indizi di corruzione da parte dei funzionari governativi fornendo loro le immagini dei loro volti. Questo studio aiuta a far luce sia sugli sforzi per leggere efficacemente altre persone, ma anche sugli sforzi dei cittadini per valutare meglio i nostri rappresentanti eletti.

Sebbene questo possa sembrare inizialmente un’idea piuttosto inverosimile, c’è una lunga storia di ricerca che mostra che le persone tendono a prendere decisioni competenti sull’affidabilità delle persone dalle immagini dei loro volti. Questo è stato persino applicato ai potenziali leader, dove i risultati prosociali portano a valutazioni positive.

Tuttavia, questo studio rappresenta una svolta importante nel passaggio dalla valutazione del carisma e della competenza percepita di una persona alla determinazione effettiva della pratica dell’inganno. Tuttavia, vi è una certa credibilità a prima vista in quanto le espressioni colpevoli sono generalmente identificabili.

Per rispondere alla loro domanda, gli autori dello studio hanno intrapreso una serie di disegni sperimentali, mostrando immagini di politici e chiedendo ai partecipanti di identificare tratti salienti come corruttibilità, disonestà ed egoismo, ma includendo anche altre tendenze prosociali come competenza e ambizione.

Nel primo di questi studi, i partecipanti sono stati esposti a una serie di 72 foto di effettivi funzionari eletti negli Stati Uniti. Di questi, la metà era stata giudicata colpevole di una qualche forma di corruzione, come le violazioni delle leggi sui finanziamenti della campagna elettorale.

Prima di esporre i partecipanti a queste foto, è stato loro richiesto di definire il livello ufficiale (1-5) di uno specifico tratto il più rapidamente possibile, e avevano solo circa quattro secondi per farlo. Ciò ha aiutato a garantire che le persone giudicassero sulla base di reazioni spontanee di riconoscimento emotivo.

Gli studi successivi hanno funzionato allo stesso modo nel tentativo di rafforzare la generalizzabilità di qualsiasi risultato. Ciò includeva la variazione del livello di influenza sul governo che un determinato funzionario possedeva, oppure utilizzava varianti dei tratti iniziali.

Complessivamente, questa serie di esperimenti ha trovato ampio sostegno per la capacità dei partecipanti di identificare la corruzione politica in presenza di funzionari eletti. Questo ha creato difficoltà con le varianti, suggerendo che si sarebbe applicato più ampiamente al di fuori di un ambiente sperimentale limitato.

Mentre rimangono molte domande sulla generalizzabilità e sui meccanismi causali precisi, questo studio ambizioso ci fornisce ulteriori prove che la nostra capacità di leggere i volti e individuare l’inganno ha un grande potenziale anche nelle fotografie.

Nel frattempo, potete dare un’occhiata al lavoro del dott. Matsumoto sulla politica e l’inganno.

Tanatosi e Paura – Copia Originale

Avete presente l’agnellino che si finge morto per evitare di essere cacciato?

Alcuni animali per sfuggire a un predatore più veloce di loro, ad esempio l’Opossum, oltre che rimanere immobili arrivano anche ad emettere gas che somigliano all’odore di un animale morto per scoraggiare il predatore.

Questo fenomeno viene chiamato “tanatosi”, da Thanatos, la personificazione della morte per i greci dell’antichità. Questo meccanismo naturale appartiene a piante e animali, prede e predatori, ed è finalizzato ad aumentare le possibilità di catturare una preda o di sopravvivere.

Anche gli esseri umani si possono letteralmente immobilizzare, come quando qualcuno guarda in basso e rimane fermo per non rispondere a una domanda imbarazzante. Un altro caso è quello in cui due persone litigano e una terza persona è nel mezzo della discussione, la persona “neutra” rispetto allo scontro tende a rimanere immobile per non farsi notare e non finire in mezzo alla discussione. Se la situazione poi diventa tesa il poveretto si irrigidirà ancora di più fino all’estremo di trattenere il respiro per non farsi notare dai due litiganti. Quanto più è feroce la discussione e ristretto lo spazio di azione della discussione (che potremmo definire per l’occasione una sorta di arena), più lo sfortunato spettatore manifesterà segnali di immobilità e irrigidimento muscolare, con la tendenza a non guardare le persone che stanno litigando.

Al di là delle situazioni al limite, come può essere il caso del litigio appena citato, molto più spesso si ricorre nella nostra vita quotidiana in maniera più leggera a questo meccanismo naturale, in modo consapevole o inconsapevole. L’espressione “fare gli indiani” è uno dei modi di dire che più si avvicinano a questo comportamento. Qualche esempio: negare l’attenzione a qualcuno mantenendo lo sguardo sul telefono e rimanendo rigidi, oppure fare finta di essere sovrappensiero e continuare a fare un’azione per non rispondere a una domanda collettiva o indirizzata a noi.

L’etologia, la disciplina che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale, ha analizzato il meccanismo della tanatosi anche nel mondo umano. Nell’uomo tale strategia viene usata principalmente per la fuga piuttosto che come tecnica per catturare una preda (in senso letterale o figurato). La tanatosi, vista come meccanismo di fuga/difesa, risulta collegata all’emozione della paura, sia in una situazione di paura lieve che in presenza di un alto livello di paura o di panico, un’alternativa alla fuga fisica può essere questa particolare forma di immobilizzazione del corpo; altre persone, invece, potrebbero reagire alla paura in un altro modo, fuggendo o affrontando il pericolo. Ricordiamo che l’emozione della paura è utile all’essere umano poiché permette un veloce adattamento del corpo alle condizioni psicologiche e fisiche ottimali per una reazione adeguata.

La reazione istintiva dell’uomo al pericolo (l’istinto di attacco/fuga) in questo caso mette in atto una strategia particolare che si basa sul tentativo di inganno della percezione della vista. La nostra attenzione,e i nostri occhi, sono naturalmente attratti da oggetti in movimento piuttosto che da oggetti fermi. Essere in movimento nel campo visivo di qualcuno mette in allerta i sensi altrui e la propria presenza viene “segnalata”, in pratica diventiamo visibili nel “radar mentale” dell’altra persona. Gli animali possono perdere interesse verso animali che sembrano morti poiché

il movimento indica vitalità nel regno animale e molti predatori non amano le prede già morte, immagino che pochi di noi mangerebbero una bistecca maleodorante, vero?

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: la rigidità del collo e degli arti, la tendenza a spostare la testa o tutto il corpo all’indietro rispetto alle persone da evitare, lo sguardo si sposta in basso o di lato, gli occhi potrebbero anche rimanere fissi sugli altri se si pensa che ci possa essere una reale possibilità di pericolo, e in questo modo permettere una tempestiva fuga. Inoltre, come accennato, in caso di forte tensione è anche possibile che la persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Francesco Di Fant

Milano, li 8 Febbraio 2019

https://www.copiaoriginale.it/articoli/tanatosi-e-paura

Linguaggio del Corpo? No, grazie! – CoachMag 43

Una manciata di anni fa si faticava anche solo a capire cosa fosse la Comunicazione Non Verbale; nel 2019 in Italia le cose sono migliorate, anche grazie al contributo divulgativo dei diversi esperti della disciplina, che in altre nazioni risulta essere più conosciuta. Nonostante ciò, ancora oggi sento diverse obiezioni a proposito della Comunicazione Non Verbale, come rispondere?

Per riuscire ad affrontare le obiezioni, è utile affinare continuamente le proprie tecniche comunicative ed essere sempre preparati per riuscire a gestire vecchie e nuove obiezioni.
Come illustrare al meglio la Comunicazione Non Verbale? Come proporre consulenze, formazione e servizi relativi alla CNV facendo comprendere la potenza dello strumento proposto e il miglioramento che può apportare alla vita di chi lo utilizza?

Per spiegare il Linguaggio del Corpo si può illustrare il proprio lavoro, ciò che si fa nei diversi ambiti di applicazione, professionali e personali. Di solito inizio con la spiegazione più semplice: tutti comunichiamo usando anche il corpo e la CNV rappresenta la maggior parte del senso veicolato nello scambio comunicativo. Approfondendo si può passare ad argomenti concreti come i diversi vantaggi della lettura del linguaggio del corpo (partner, seduzione, amicizia, lavoro, menzogna) parlando anche dell’aspetto più “attivo” della CNV (comunicare meglio, essere più persuasivi e raggiungere i propri obiettivi)…

(Continua su COACHMAG n.43 con consigli relativi alle argomentazioni con cui ribattere alle obiezioni più comuni sulla Comunicazione Non Verbalewww.coachmag.it)

Francesco Di Fant

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.43, Anno 10, Gennaio 2019, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo“.

Quanti volti sai riconoscere? – David Matsumoto

Chi è quella persona nel tuo ufficio? Sul tuo autobus? In televisione?

Molti di noi sono costantemente “bombardati” da volti diversi, e può essere difficile tenere traccia o persino ricordare alcuni volti familiari! Eppure, perché succede questo?

In un recente articolo in Proceedings of the Royal Society, un team di ricercatori ha cercato di analizzare se creiamo una sorta di elenco o catalogo di facce che conosciamo. In altre parole, quanti volti siamo capaci di ricordare in un dato momento? Mentre trovano una media di circa 5000 volti ricordati, la variazione individuale sembra giocare un enorme fattore nella capacità di riconoscere i volti.

È importante sottolineare che questo non è un documento che descrive ciò che la nostra memoria è in grado di conoscere. Piuttosto, stanno cercando di determinare quanti volti le persone tendono a conservare nella loro memoria di lavoro. È interessante notare che la maggior parte della ricerca antropologica rileva che gli esseri umani tendono a piccoli gruppi di circa 100 persone, ma questo deve essere messo a confronto con le richieste della società moderna di riconoscere una moltitudine di volti ogni giorno.

Ci sono, naturalmente, molti tipi di riconoscimento facciale, in generale, che complicano questo sforzo. Ad esempio, potremmo riconoscere volti di persone che non abbiamo mai incontrato o che non abbiamo mai visto di persona, oppure potremmo non riconoscere qualcuno se visto in un nuovo contesto. Per la precisione, questo articolo ha cercato di verificare se il riconoscimento facciale fosse inibito quando si vedeva una faccia familiare in contesti nuovi.

Questo è stato valutato utilizzando un progetto sperimentale. Ai partecipanti sono stati mostrati 3441 personaggi pubblici e gli hanno chiesto quali hanno riconosciuto. Questi personaggi pubblici sono stati casualmente intervallati da lievi variazioni di quelle stesse facce per altre 3441 volte, quindi ogni faccia è stata vista due volte. Ciò ha permesso ai ricercatori di osservare se il viso fosse stato richiamato da un’esposizione precedente.

Questo è solo un tipo di riconoscimento facciale, tuttavia, infatti i ricercatori hanno dovuto confrontarsi con la moltitudine di persone che vediamo ogni giorno e che conosciamo personalmente. Questo è stato osservato dando ai partecipanti chiari criteri per ciò che costituiva una “memoria facciale” e chiedendo loro di scrivere dettagliati rapporti personali di coloro che conoscono personalmente, comprese le persone che potrebbero semplicemente capitare di vedere ogni giorno sull’autobus.

Combinando i tassi di richiamo di personaggi famosi con resoconti di persone conosciute personalmente, i ricercatori si sono basati su metodi statistici per ricavare una stima media di circa 5000 persone riconosciute, anche se questa stima si trova di fronte a un’incredibile varianza individuale da circa uno a diecimila, a seconda del partecipante.

Queste stesse differenze individuali erano presenti durante ogni tentativo di controllo della solidità del test. Ciò significa che i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in diverse gruppi e hanno anche modificato le misure di richiamo in casi meno rigorosi. Ad esempio, ciò implicava non osservare se riconoscono entrambi i volti in una coppia di immagini di un personaggio famoso, ma se riconoscono qualunque immagine.

Che cosa ci insegna questo sul riconoscimento facciale? Questo ci dice che le persone hanno abilità incredibilmente diverse per riconoscere i volti in tali contesti. Alcune persone potrebbero essere poco abili in questo.

Tuttavia, dato il modo in cui il riconoscimento facciale è intrecciato con il riconoscimento emotivo, non si tratta di una capacità innata, questa può essere allenata come qualsiasi altra abilità.