L’uso del Linguaggio del Corpo nella sessione di Coaching – COACHMAG n.30

 

In una sessione di Coaching è di fondamentale importanza saper comunicare bene con chi abbiamo di fronte, un buon Coach dovrebbe riuscire a comunicare al meglio delle sue possibilità, usando anche la Comunicazione Non Verbale che può risultare una valida alleata sia per trasmettere al meglio i nostri messaggi che per comprendere stati d’animo ed emozioni provate dagli altri.

Per un coach una cosa importante da considerare è il suo ruolo, egli deve dimostrare sicurezza e infonderla nell’altro o il suo impatto sarà ridotto rispetto alle aspettative. Come si può dimostrare sicurezza attraverso il Linguaggio del Corpo? Ci sono alcune semplici regole da seguire per non sbagliare durante una sessione di Coaching, prendiamole in esame una per una.

1) Usare il contatto fisico per manifestare apprezzamento: un buon Coach sa che per essere davvero incisivo dovrebbe far sentire al coachee la sua presenza non solo in termini psicologici ma anche fisici, per questo motivo è utile cercare un contatto fisico nei primi minuti della sessione. Oltre alla rituale stretta di mano sarebbe bene che il Coach instauri un contatto fisico con l’altro, magari toccando la spalla o la parte superiore del braccio (zone considerate di “libero accesso” anche da parte di persone con cui non si è in particolare confidenza).

2) Non incrociare le braccia o le gambe: stare con le gambe o le braccia incrociate non significa necessariamente essere in una posizione di chiusura, infatti può anche essere una posizione di riposo; per evitare incomprensioni tuttavia è meglio che il Coach abbia sempre posture del corpo aperte che dimostrino al coachee la sua disponibilità al rapporto e alla comunicazione.

3) Sorridere: il sorriso è il più antico segnale umano per dimostrare mancanza di aggressività, anche i primati e molti altri animali usano il sorriso (o particolari variazioni di esso) per comunicare ad altri membri della stessa specie la volontà di non aggredire l’altro e di cercare una convivenza pacifica. E’ stato studiato che il nostro cervello elabora la presenza o meno del sorriso su un volto in tempi velocissimi, più veloci di tutte le altre strategie di riconoscimento che il nostro cervello mette in atto.

4) Avere un’immagine curata: non serve scomodare la disciplina della vestemica per capire che “l’abito fa il monaco”, la nostra immagine infatti trasmette un’idea di ciò che siamo e di come ci poniamo. Curare la propria immagine e scegliere indumenti e accessori che siano consoni con il ruolo di Coach è importante per comunicare professionalità e rispetto per sé e per gli altri. Infatti come diceva Oscar Wilde “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”.

5) Usare una stretta di mano decisa: la stretta di mano è il primo contatto fisico tra due persone, per dimostrare sicurezza bisognerebbe effettuare una stretta di mano decisa che trasmetta energia e voglia di mettere tale energia, fisica e mentale, a disposizione dell’altro. E’ utile trovare la giusta misura nella forza impiegata, una mano molla non ispira sicurezza ma una stretta di mano troppo potente potrebbe infastidire l’altro, che si trova a dover sfuggire a tale morsa. Inoltre una stretta di mano troppo forte potrebbe comunicare arroganza e la volontà di prevaricare l’altro.

6) Schiena dritta e spalle indietro: tenere una postura diritta segnala la presenza di energia fisica e mentale. Infatti quando ci si sente tristi o depressi tale postura è difficilmente raggiungibile poiché la stanchezza mentale viene espressa dal nostro corpo attraverso posture che segnalano debolezza, ad esempio tenendo la schiena curva e le spalle abbassate con la testa leggermente in avanti.

7) Mantenere mento e sguardo dritti: la posizione della testa comunica atteggiamenti diversi, stare con il mento alzato può segnalare arroganza e sfida, si lascia scoperta la delicata zona della gola a segnalare che non si teme un attacco altrui. Stare col mento abbassato, al contrario, comunica difesa o timidezza, segnalando il timore di venire attaccati. E’ bene rimanere con il mento in posizione dritta mantenendo lo sguardo sull’altro, questa postura equilibrata dimostra la volontà di incontrare l’altro sullo stesso piano, senza mostrare segnali di difesa o di attacco.

8) Tenere le mani in vista: nascondere le mani dalla vista altrui può venire interpretato come la volontà di non voler mostrare qualcosa per paura o timidezza, per comunicare sicurezza e fiducia è buona norma tenere le mani in vista.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.30, Anno 7, Novembre 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

La formazione sul Linguaggio del Corpo in Italia (e in Europa) – COACHMAG n.29

 

Nei paesi anglosassoni, specialmente nell’America del Nord, la Comunicazione Non Verbale da decenni viene considerata una disciplina pienamente accettata nel mondo accademico e aziendale.

Basti pensare che le più importanti ricerche sul Linguaggio del Corpo arrivano da università e ricercatori oltreoceano e che negli USA la composizione dei giurati in un processo (l’equivalente della Corte d’Assise qui in Italia) viene valutata anche da esperti del Linguaggio del Corpo che devono esprimersi sull’adeguatezza o meno dei giurati.

In Europa, così come in Italia, questa disciplina fa ancora fatica a essere compresa del tutto e inclusa nei programmi di formazione e nelle pratiche aziendali, questo è probabilmente dovuto all’orientamento “classico” del vecchio continente in cui il sapere è spesso legato a una visione tradizionale che lascia poco spazio alle innovazioni e a orientamenti più pragmatici e al passo coi tempi.

E’ sufficiente osservare un qualsiasi programma di un liceo o di un corso universitario per capire quanto sia arretrato il nostro sistema educativo che lascia ai ragazzi un grande bagaglio di teoria ma ben poca pratica.

Per quanto riguarda l’Italia la Comunicazione Non Verbale soffre allo stesso modo di una certa diffidenza e di diverse “alzate di scudi”. Per questo motivo al momento non esiste una formazione strutturata e riconosciuta dallo Stato per il Linguaggio del Corpo, esistono alcuni corsi e dei percorsi simili a master brevi grazie all’impegno e allo sforzo di pochi professionisti, tali corsi però sono difficilmente riconosciuti a un livello “ufficiale”.

In questo attuale panorama da “fai da te” chi desidera conoscere e approfondire questa disciplina deve spesso ricorrere al metodo da autodidatta, con il rischio di confondersi le idee piuttosto che di imparare. Diventa quindi importante avere un corretto orientamento sugli strumenti più utili e sulle scienze e discipline che afferiscono alla Comunicazione Non Verbale.

STRUMENTI:
Attualmente gli strumenti più utili per l’analisi del linguaggio del corpo sono due: il metodo F.A.C.S. e il metodo B.C.S.
Il metodo F.A.C.S. (acronimo di Facial Action Coding System) è un metodo universalmente riconosciuto creato da Ekman e Friesen nel 1978, l’ultima versione è aggiornata al 2002 (Ekman, Friesen e Hager). Questo metodo consiste nella suddivisione dei movimenti dei muscoli facciali in unità codificate (Action Unit) a cui segue una decodifica (tecniche EMFACS e FACSAID) che associa tali movimenti alle 6 emozioni di base. Esiste anche una versione del FACS dedicata all’analisi delle espressioni dei neonati chiamata BabyFACS.
Il metodo B.C.S. (acronimo di Body Coding System – Dael, Mortillaro e Scherer, 2012) è una tecnica di analisi del comportamento motorio gestuale che analizza le espressioni non verbali di tutto il corpo attraverso i gesti e i movimenti, suddividendoli in unità di codifica come nel FACS. Esiste anche una variante del BCS denominata BAP che è focalizzata sulle posture statiche del corpo piuttosto che sul movimento di esso.

SCIENZE E DISCIPLINE:
In aggiunta agli strumenti citati è importante essere formati in diverse discipline, tra cui la comunicazione in generale, la psicologia (con particolare attenzione alla psicologia delle emozioni), l’etologia (partendo da Darwin fino ad arrivare a un altro imperdibile maestro come Desmond Morris), l’anatomia dell’apparato locomotore (utilissima l’opera di Michel Dofour, semplice e completa, ricca di immagini e di facile consultazione). Andrebbero acquisite anche nozioni in aree come le neuroscienze, la sociologia, la biologia e la fisiologia umana.

MENZOGNA:
Un argomento “forte” nel linguaggio del corpo è il riconoscimento della menzogna e dei suoi meccanismi psicologici. Per questo tipo di formazione, come per il resto della disciplina non esistono corsi ufficiali al momento ma esiste una vasta letteratura su cui poter approfondire l’argomento (esiste una vasta letteratura in lingua inglese, consigliatissimi i libri di Paul Ekman tradotti in italiano,).

ALLENAMENTO:
Concludendo è doveroso ricordare che l’efficacia della formazione della Comunicazione Non Verbale passa sia dalla teoria che dalla pratica, per perfezionarsi in questa disciplina occorre molto allenamento: osservate le altre persone, provate a guardare la tv senza volume, cercate di scoprire le piccole e grandi menzogne intorno a voi e, di non minore importanza, allenatevi a usare il vostro corpo come uno strumento di comunicazione attiva ed efficace.
Francesco Di Fant
Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.29, Anno 7, Settembre 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

Centro Suono Sport – Francesco Di Fant analizza Luciano Spalletti a “Gli Inascoltabili” (13-12-2016)

 

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, che analizza Luciano Spalletti (e non solo…) nella trasmissione “Gli Inascoltabili” condotta da Nicola Caprera, Vincenzo Capua e Valeria Biotti su CENTRO SUONO SPORT 101.500 – 13 dicembre 2016

 

 

https://www.mixcloud.com/Gli_Inascoltabili/gli-inascoltabili-puntata-13-dicembre-2016/
http://centrosuonosport.it/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dimissioni di Renzi: un’analisi del suo Linguaggio del Corpo

 

Nei giorni scorsi il nostro paese ha vissuto il referendum sulla riforma costituzionale che ha visto numeri record per quanto riguarda l’affluenza alle urne (circa il 70%) e che è stato caratterizzato da una comunicazione veemente (per non dire violenta) delle parti politiche e civili contrapposte sul fronte del “sì” e del “no”.

Alla fine ha prevalso il no con circa il 60% delle preferenze nei voti, questo ha spinto il premier Matteo Renzi ad annunciare le proprie dimissioni a seguito del fallimento di questa riforma fortemente sponsorizzata dal PD (di cui Renzi è anche il segretario di partito).

L’annuncio delle sue dimissioni è stato visto da milioni di italiani all’indomani del voto e anche su internet il video continua ad accumulare moltissime visualizzazioni. Molti di questi italiani si saranno chiesti quale siano state le emozioni e lo stato d’animo del premier durante l’annuncio delle sue dimissioni. “Cosa gli passava davvero nella testa?”, “Quali sentimenti animavano il suo discorso?”, “Ha nascosto la sua delusione o qualcosa è trapelato dallo schermo?”.

Per sciogliere questi dubbi è utile fare una veloce analisi del Linguaggio del Corpo di Matteo Renzi durante l’annuncio delle sue dimissioni, unita a una rapida analisi del contenuto del suo discorso.

Entra nella sala con un sorriso teso e spento, leggermente ironico, sicuramente poco sincero, nei primi due minuti la sua voce è lenta e cadenzata, segnale di tristezza e di una certa stanchezza fisica e mentale dopo la tensione della notte del referendum. Questo mix di tristezza e spossatezza è visibile anche nella espressività facciale limitata (di solito risulta più espressivo) e nella zona degli occhi, che appaiono poco aperti, con le sopracciglia abbassate e gli angoli delle stesse che scendono in basso.
Nonostante questi segnali dobbiamo dire che l’ex-premier mantiene un buon controllo del corpo nei primi 2 minuti del discorso, controllo che viene meno solo in alcuni momenti particolari, ecco quali:

– (1:13) “Viva l’Italia che non sta alla finestra ma che SCEGLIE” (stringe le labbra, segnale di tristezza e disappunto)
– (1:14-1:19) “Viva l’Italia che partecipa, che decide, viva l’Italia che crede nella politica” (sorriso amaro, asimmetrico, poco sincero poichè non coinvolge la parte alta del viso con gli occhi e gli zigomi)
– (1:21) “Il no ha vinto” (sbuffa profondamente col fiato, segnale che per lui è stata una vera delusione)
– (1:57) “Agli amici del sì…” (sorride laconicamente, cambia atteggiamento. Fino ad ora era serio e compassato)

Dopo i primi 2 minuti inizia a parlare delle ragioni del sì e degli “amici del sì” riprendendo energia e vitalità, da qui fino alla fine appare abbastanza sereno, quasi come se questo discorso fosse una “liberazione” da qualcos’altro (lo stress del referendum? La stanchezza dell’esperienza di governo? Dovremmo chiederlo direttamente a lui). Appena concluso se ne va in fretta e furia, quasi a voler evitare qualsiasi forma di confronto ed eventuali domande.

Dal punto di vista dell’analisi verbale del suo discorso, invece, appare leggermente arrogante ed eccessivamente sicuro di sé (vista la recente sconfitta), infatti continua a lodare e incensare le intenzioni del sì e “gli amici del sì” con toni melensi ed eccessivi, anche durante il suo dircorso di dimissioni non riesce a frenare la sua voglia di fare propaganda.

Continua ad affermare che il cambiamento da lui proposto era l’unico possibile, è come se non si capacitasse che gli italiani non abbiano voluto il cambiamento tanto agognato. A parole dichiara la sua sconfitta ma è come se dicesse “Io comunque avevo ragione. Ci avete perso voi!” E’ significativo che parli delle ragioni del sì come della “buona battaglia”, sfiorando toni apocalittici.

Nella parte finale del suo discorso non manca di elencare i risultati e le vittorie del suo governo, fino ad arrivare all’evidente iperbole di essersi interessato di “Leggi con l’anima” (8:41).

Insomma, tirando le somme abbiamo visto un politco che ha fatto fatica a digerire la sconfitta e, nonostante un discreto controllo sulla sua Comunicazione Non Verbale, ha dimostrato visivamente la sua genuina tristezza e il suo disappunto. Forse anche per questo gran parte del discorso è stata impostata come auto-celebrazione e come forma di propaganda che va, probabilmente, a compensare l’immagine di quella che è stata una chiara e netta sconfitta politica e personale.

 

Francesco Di Fant

 

 

Lapsus gestuali

 

I lapsus gestuali o motóri hanno principalmente la funzione di essere una sorta di valvola di sfogo inconscia; uno psicologo che spese molte energie nell’analisi dei lapsus fu il famoso Sigmund Freud, il quale affermò che i contenuti che vogliamo reprimere inconsciamente, poiché intensi a livello emotivo, possono eludere questa particolare autocensura e uscire allo scoperto attraverso dei lapsus (dal latino «cadere»), oltre che tramite i sogni e l’umorismo.

Un interessante documentario “Secrets of body language”, del canale satellitare americano History Channel, spiega che spesso i lapsus gestuali sono quelli che tradiscono un delinquente; ad esempio quando un criminale vede un agente di polizia istintivamente tocca per un istante l’arma o l’oggetto del reato, come a controllare che ci sia ancora; gli agenti di polizia sono allenati a notare questi piccoli gesti che li facilitano nel loro lavoro quotidiano di tutori dell’ordine; oppure un ladro che abbia appena nascosto la refurtiva tenderà istintivamente a guardare qualcosa che non vorrebbe che fosse visto, di solito lo sguardo indica proprio la direzione del nascondiglio.

Un lapsus gestuale è una parte di azione, un frammento di gesto non portato a termine; questo gesto è fuori del controllo del soggetto e può variare in grandezza e in intensità, di solito è la prima parte del gesto quella che si mette in atto; se l’azione è di breve durata (ad esempio uno sguardo) è probabile che il lapsus gestuale riveli l’intera azione. A causa del fatto che l’azione è volontariamente inibita, ma una parte sfugge al controllo della persona, la variabilità dei lapsus gestuali è fortemente influenzata dalla personalità e dall’autocontrollo che hanno i singoli soggetti.

Un classico esempio è quando si dice di no, mentre si scuote la testa come a dire di sì, altre volte si urta ripetutamente contro gli oggetti circostanti, questo è indice di disagio nei confronti dell’ambiente o della situazione; tramite questi lapsus il corpo parla e ci comunica quello che a volte le parole non riescono o non vogliono esprimere. Un altro esempio sono le false partenze; se due persone sono impegnate in una conversazione e una delle due comincia a muoversi o a dondolare da un lato solo, è un indizio della volontà di andarsene; questo gesto è la prima parte del movimento del camminare, infatti prima di compiere il primo passo si sposta il peso del corpo in quella direzione.

Due tipi di gesti sono maggiormente soggetti ai lapsus gestuali; gli illustratori, gesti che sono usati per dare enfasi al discorso, il comune gesticolare, e i manipolatori, gesti che toccano il corpo o oggetti per alleviare la tensione.
I lapsus motóri possono anche essere considerati indizi di menzogna se visti alla luce del contesto e soppesati con altri indizi che puntano nella stessa direzione; alcuni gesti che possono rientrare in questa categoria sono quelli che mostrano una parte della combinazione gestuale dell’insicurezza, fra cui alzare le spalle, tenere la bocca con gli angoli delle labbra rivolti in basso, mostrare i palmi delle mani verso l’alto e innalzare le sopracciglia.

In una interessante ricerca condotta dallo psicologo Paul Ekman, in cui si cercava di stabilire delle corrispondenze fra gesti ed emozioni specifiche, risultò che tale connessione era particolarmente forte in due gesti: quello del dito medio alzato e del lieve sollevamento delle spalle. Il primo si presenta in presenza di rabbia, il secondo quando la persona è scossa; entrambi venivano effettuati con un’alta frequenza, in modo parziale e non del tutto visibile al destinatario o all’interlocutore.

Bisogna ricordare di stare attenti a qualsiasi interpretazione ed essere cauti nel giudicare o azzardare ipotesi; abbiamo più volte detto che, in linea di massima, un solo indizio non è una prova e che è sempre bene considerare un ragionevole dubbio; questo vale in particolar modo nel caso dei lapsus gestuali che spesso mostrano solo una piccola porzione del gesto, il che li rende di difficile lettura se non analizzati con cura e prestando attenzione anche ad altri fattori.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il linguaggio assertivo del corpo

 

La varietà umana si può osservare ogni giorno, in particolar modo nelle relazioni interpersonali, luogo di incontro e scontro di personalità, ruoli e maschere. L’equilibrio, come in molte altre cose della vita, è sempre consigliato nel delicato approccio all’altro; a volte non sembra essere facile parlare con qualcuno, specie se incontriamo persone troppo aggressive o passive rispetto al nostro modo di relazionarci con le parole e con il corpo.

Sempre più spesso si sente utilizzare un termine che, fino a non molto tempo fa, era pressoché sconosciuto: assertività. La parola indica un atteggiamento che serve ad affermare in modo fermo, ma non aggressivo, le proprie idee e opinioni in considerazione di quelle altrui.

Prima di capire come essere assertivi con il prossimo, vediamo di comprendere i quattro stili principali della comunicazione umana, elaborati sulla base di due indicatori: trasparenza comunicativa (alta/bassa) e focus (autodiretto/eterodiretto); i quattro stili comunicativi sono: manipolativo, passivo, aggressivo, assertivo.

Gli atteggiamenti menzogneri sono:
l’atteggiamento manipolativo (autodiretto/dissimulativo) si denota per l’obiettivo di nascondere informazioni all’altro o fare un doppio gioco comunicativo per raggiungere i propri scopi; spesso è un comportamento adottato nella vendita e nella negoziazione.

l’atteggiamento passivo (dissimulativo/eterodiretto) tende a evitare il conflitto e i toni violenti, è conciliante, non mostra sicurezza nelle sue idee, che possono cambiare con facilità, spesso rinuncia a esprimere le proprie opinioni in modo deciso, cerca spesso di non prendere responsabilità. Ciò può accadere per paura di offendere, scambiando la sottomissione per educazione e gentilezza, spesso è dovuto al timore di perdere l’approvazione altrui.

Gli atteggiamenti sinceri sono:
l’atteggiamento aggressivo (trasparente/autodiretto) si preoccupa di far prevalere la propria personalità e le proprie idee con forza, prendendo poco in considerazione l’altro che viene visto come un ostacolo; fortemente sollecitatore ascolta poco ed è poco disposto alla negoziazione; a volte questo comportamento può indicare un sentimento di inferiorità nei confronti degli altri che spinge ad anticipare il confronto, oppure un’eccessiva autostima e una conseguente sottovalutazione delle esigenze altrui.

l’atteggiamento assertivo (trasparente/eterodiretto), che prende il considerazione l’altro, sia come rispetto della persona che delle idee, porta avanti le proprie convinzioni in maniera positiva e lascia spazio al dubbio e alla spiegazione da una parte e dall’altra; cercando di trovare un sano equilibrio relazionale e comunicativo. Il corpo ci può dare una mano in questo; possiamo assumere una postura assertiva e rinforzarla con gesti consoni che sono funzionali ed entrare in un rapporto armonioso con l’altro. Per quanto riguarda la voce, usate un tono di media estensione, deciso, caldo, chiaro e a volume medio; è consigliabile strutturare il discorso in modo fluente e senza esitazioni, dare in modo appropriato enfasi e ritmo sulle parole chiave. Il viso dovrebbe esprimersi liberamente assecondando le emozioni; ridere se si è contenti e accigliarsi in caso di collera, la mascella dovrebbe essere rilassata e non si dovrebbe esagerare con espressioni mutevoli e faccette simpatiche. Stabilire il contatto degli occhi è sempre importante; in questo caso bisogna mantenerlo senza fare in modo di imbarazzare l’altro, tenete lo sguardo mobile su tutto il viso e non fissate solamente la zona degli occhi per non sembrare aggressivi. I gesti della mani dovrebbero essere misurati e tenete i palmi aperti e in vista; mantenete il più possibile la testa eretta e state seduti in posizione dritta, né incurvati in avanti, né sdraiati all’indietro, rimanendo comunque rilassati.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

SMARTWEEK – Abbiamo fatto analizzare a un esperto di Linguaggio del Corpo i video di Gianluca Vacchi

 

Con 6,4 milioni di follower solo su Instagram, il re dell’enjoy (che non è il car sharing ma uno stile di vita) supera di gran lunga personaggi del calibro di Valentino Rossi, Mario Balotelli, Belen Rodriguez e Fedez, effetto Ferragni incluso. Gianluca Vacchi, 49 anni compiuti lo scorso agosto, è senza alcun dubbio colui che nello scorso agosto ha monopolizzato l’attenzione dei social media e dell’italiano medio. Come? Deliziandoci con sinuose danze dalla virilità interpretabile, artistiche effusioni con la fidanzata a bordo vasca, bordo barca, bordo villa, prodezze ginniche capaci di far crollare ogni certezza gravitazionale anche in Isaac Newton e continue esortazioni a godersi la vita, strizzando l’occhio ceruleo all’edonismo epicureo e il pettorale tatuato al carpe diem oraziano. Filosofie che adotterei volentieri anch’io, se solo detenessi il 30% di un’azienda leader mondiale del packaging che nel 2015 ha fatturato 1,1 miliardi di euro come IMA e potessi contare i dividendi mentre faccio cromoterapia nella Spa della mia tenuta nel bolognese. Dato che non posso, e che ridere dei suoi video e/o invidiare la cabina armadio della fidanzata non sono attività ai miei occhi particolarmente stimolanti, ho pensato bene di approfondire il fenomeno. Meglio, di farlo analizzare da un esperto dello strumento maggiormente utilizzato dall’istrionico azionista: il proprio corpo.

Ho mostrato a Francesco Di Fant, leader nella consulenza e formazione di comunicazione non verbale e linguaggio del corpo presso aziende italiane e internazionali, autore di innumerevoli libri e articoli, docente e relatore di conferenze a sfondo criminologico, giuridico e medico nonché collaboratore di programmi televisivi e radiofonici, alcuni video di Gianluca Vacchi. Vacchi che balla, Vacchi che osserva, Vacchi che replica, Vacchi che interviene. Di seguito il capolavoro psicosociale che ne è derivato.

Video 1 – Vacchi che balla sui tacchi

Cosa ci dice il suo corpo, in questo video?

Durante il ballo con i tacchi si tocca l’anello all’inizio del video, manifestando un iniziale disagio. Disagio che sembra sparire poco dopo dando vita a una manifestazione di esibizionismo e provocazione (per la scelta dei tacchi, che non indica necessariamente un’inclinazione omosessuale). Ama veramente il ballo, è rapito e concentrato quando balla, è preparato su balli di gruppo e coreografie varie. Il movimento del suo corpo è sciolto e senza inibizioni, questo ci lascia supporre che sia disinibito in generale.

Video 2 – Vacchi che balla con la fidanzata

Non sono mancate le maldicenze sul rapporto tra Vacchi e Giorgia Gabriele, spesso definito “di convenienza”. Cosa si evince, dal ballo, del rapporto con la fidanzata?

Nel ballo con la fidanzata è molto attento alla coreografia del ballo, principalmente balla “da solo” manifestando un forte atteggiamento narcisista. Egli guarda poco la ragazza ed è concentrato su se stesso, si mette in primo piano rispetto a lei manifestando esibizionismo (ma questo non vuol dire necessariamente che sia un rapporto “finto”), fa un largo uso del bacino (atteggiamento poco maschile, ma forse semplicemente ama molto i balli latino-americani dove si usa molto il bacino).

Video 3 – Vacchi osserva il filosofo Diego Fusaro parlare di lui

Cosa sta pensando, mentre Fusaro gli dà del nichilista?

Sui commenti di Vanzina e sul commento del nichilismo di Fusaro mette la mano davanti alla bocca, come per tapparla, per evitare di rispondere a tono alle dichiarazioni altrui. Trattiene le parole, forse avrebbe voglia di rispondere.

Video 4 – Vacchi risponde alla parodia che Crozza fa di lui

Come ha reagito, realmente?

È molto mobile sulle gambe e fa continuamente dei passetti (indice di nervosismo ma anche di una personalità energica, esuberante, che deve rimanere sempre in movimento). Parla di Crozza e si tocca gli occhiali (segnale di leggero nervosismo), sembra piccato, infastidito (in particolare riguardo il compenso a Crozza per l’evento IMA). Alza la voce quando si parla di “vivere di rendita” (mostrando un pizzico di rabbia, animosità), forse ha un po’ di coda di paglia sapendo che non riesce a far fruttare le sue aziende?

Video 5 – Vacchi parla di macroeconomia

È realmente competente in materie economiche come dimostra a Piazza Pulita o ciò che dice suona come preparato ad arte?

Sembra competente e sicuro di sé, dimostra sicurezza (mantiene il contatto visivo, ha un tono di voce pacato, senza imprecisioni o pause). Si tiene le mani come a voler limitare e controllare la propria gestualità mentre al tempo stesso scarica la tensione poichè sa di essere sotto osservazione (non più balletti ma un’intervista economica!). Al di là del fatto di sembrare o essere competente a livello teorico, un conto è conoscere concetti di economia ma un altro conto è saperli applicare per far prosperare un’azienda, i suoi conti in rosso sembrano confermare che sulla gestione economica delle sue realtà non riesca a essere così efficace.

Video 6 – Vacchi parla di sé e dei giovani (min. 09:00)

Si reputa davvero un modello “sano” per i giovani nonché un imprenditore votato all’etica, come dice a Matrix?

Non si considera un esempio da imitare necessariamente, propone il suo modello e in fondo sono gli altri a scegliere di prenderlo a modello o meno. Ciò nonostante afferma che trasferire energia e attenzione ai ragazzi sia un dovere. Sembra sincero e sicuro di sè quando parla del suo rapporto con i più giovani (“bisogna trasferire qualcosa al prossimo”). Quando parla di una “manifestazione edonistica sana” si infervora alnzando la voce e gesticolando più del solito dimostrando di credere a quello che sta dicendo e manifestando energia. In generale non mostra segnali di arroganza durante l’intervista.

In conclusione, cosa pensa del fenomeno Vacchi?

Sicuramente siamo in presenza di un “fenomeno social”, una persona ricca, e forse anche un po’ annoiata, che si diverte a fare dei video e a postarli. Lungi dal creare un qualsiasi movimento culturale col suo motto “enjoy” dal sapore edonista (che sembra più che altro uno spot della Coca-Cola), non sembra voler imporre il suo pensiero e i suoi video con arroganza o con la voglia di esibire la sua ricchezza in faccia agli altri. Semplicemente mostra la sua vita da ricco e quello che fa per divertirsi in maniera innocua, non arrogante, simpatica, semplice, quasi “ingenua”. La cura estrema del fisico e i suoi tatuaggi sono un primo indizio di narcisismo ed esibizionismo. La vera domanda che continuo a farmi da giorni è la seguente: “Perchè la gente dovrebbe seguire sui social un riccone un pò esuberante (a parte farsi due risate, a volte con malcelata invidia per il suo benessere)?”, ai posteri (o ai post) l’ardua sentenza.

 

Federica Colli Vignarelli

 

Abbiamo Fatto Analizzare a un Esperto di Linguaggio del Corpo i Video di Gianluca Vacchi

 

RADIO ROCK – Francesco Di Fant e Matteo Catizone (18 ottobre 2016)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, nella trasmissione condotta da Matteo Catizone su RADIOROCK 106.600 – 18 ottobre 2016

 

 

http://www.radiorock.it/il-linguaggio-del-corpo-francesco-di-fant/

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Oltre le parole…” – Seminario sulla CNV a Roma (14-11-2016)

 

 

OLTRE LE PAROLE… : quando è il corpo a parlare
lunedì 14 novembre 2016, ore 19:30

Seminario sul significato del nostro linguaggio non verbale. Nel dialogo con gli altri parla anche il nostro volto, la posizione del corpo e il modo in cui ci muoviamo.
L’incontro si propone di conoscere e svelare le nostre parole non dette e quindi a comprendere meglio la nostra vera identità.

Durata: 1 h
Sede: Studio IPRA – Viale Parioli, 160, sc. destra, 3° piano
Docenti: Dott.ssa Marta Falaguasta (Psicologa-Psicoterapeuta) e Dott. Francesco Di Fant (Esperto di comunicazione e linguaggio del corpo)

Informazioni e prenotazioni: m.falaguasta@libero.it

 

“Oltre le parole…” – Seminario sulla CNV a Roma (24-10-2016)

 

 

OLTRE LE PAROLE… : quando è il corpo a parlare
lunedì 24 ottobre 2016, ore 19:30

Seminario sul significato del nostro linguaggio non verbale. Nel dialogo con gli altri parla anche il nostro volto, la posizione del corpo e il modo in cui ci muoviamo.
L’incontro si propone di conoscere e svelare le nostre parole non dette e quindi a comprendere meglio la nostra vera identità.

Durata: 1 h
Sede: Studio IPRA – Viale Parioli, 160, sc. destra, 3° piano
Docenti: Dott.ssa Marta Falaguasta (Psicologa-Psicoterapeuta) e Dott. Francesco Di Fant (Esperto di comunicazione e linguaggio del corpo)

Prenotazione obbligatoria: m.falaguasta@libero.it

 

Perchè ci guardiamo intorno?

 

Eccoci a una festa, siamo assorti in una piacevole conversazione con altre persone quando una di queste comincia a guardarsi intorno, come se stesse cercando qualcuno o qualcosa con lo sguardo.

A volte la persona in questione sta effettivamente osservando per vedere se una persona attesa sia arrivata o meno; ma, molto più spesso, questo segnale del corpo ci porta a credere che il nostro interlocutore stia letteralmente cercando una via di fuga.

Sicuramente questo atteggiamento indica poca attenzione e interesse nei nostri confronti (o riguardo al tema di cui stiamo parlando), ma è interessante notare che quasi tutti adottano questa sottile tecnica di fuga (perlomeno mentale) in maniera inconsapevole. Se fate caso al vostro linguaggio del corpo noterete che in presenza di una persona logorroica, poco gradita o nel mezzo di un argomento che non ci interessa tendiamo automaticamente a cercare intorno a noi altri punti d’interesse che, a livello psicologico, sono considerati delle vere e proprie scappatoie (quanto è vero che è più interessante riordinare i calzini nei cassetti piuttosto che parlare con alcune persone…).

Un esempio molto pratico di questo atteggiamento è l’addestramento che agenzie governative come fbi e cia adottano con i propri agenti segreti (come in film famosi come The Bourne Identity e Ronin) per analizzare e cercare istintivamente tutte le possibili vie di fuga in un ambiente in caso di necessità (spesso la necessità per un agente segreto coincide con la propria sopravvivenza).

Ovviamente nel caso sopracitato in cui stiamo facendo due chiacchiere a una festa, l’urgenza non è quella di salvarsi la pelle ma perlomeno di salvare il nostro cervello (almeno dalla noia) con una distrazione automatica verso altri oggetti presenti nell’ambiente che ci circonda.

A volte, invece, potrebbe essere un vezzo della persona, ovvero un modo di fare abbastanza frequente che ripropone quasi in tutte le situazioni; al di là di quello che possiamo dire o fare, queste persone tenderanno naturalmente a guardarsi spesso intorno. In linea di massima può indicare due cose: un eccessivo movimento oculare può essere indizio di tensione ed eventualmente di paura; senza arrivare a definire paranoiche queste persone, il fatto di muovere continuamente gli occhi rientra nella spiegazione data in precedenza, che evidenzia il fatto di cercare vie di fuga e di vedere se è presente qualcuno che non si gradirebbe incontrare.

Un’altra interpretazione può essere quella di avere di fronte a noi una persona che ha i pensieri più mobili di altri individui, ossia non riesce a soffermare la propria attenzione su un pensiero fisso e ha bisogno di spaziare tra differenti idee. In entrambi i casi è evidente che il significato dei movimenti oculari non è da ricondurre a qualche evento particolare intorno a noi o a qualche atto di cui ci possiamo sentire, in qualche modo, responsabili.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Linguaggio del Corpo (ma non avete mai osato chiedere) – COACHMAG n.28

– ovvero come sfatare i luoghi comuni errati nel Linguaggio del Corpo –

 

Quante volte avete letto un articolo sul Linguaggio del Corpo scoprendo consigli per osservare il movimento altrui e comprenderne emozioni e intenzioni? A volte la disciplina del Linguaggio del Corpo (o Comunicazione Non Verbale) non viene trattata e approfondita con il rigore e la scientificità necessaria per un corpus di studi che comprende nozioni di biologia, etologia, neuroscienze, psicologia, sociologia e comunicazione (solo per citare le principali scienze e discipline prese in considerazione).
A volte si leggono nozioni sul Linguaggio del Corpo che non sempre risultano corrette o, nel migliore dei casi, applicabili in tutte le situazioni comunicative. Andiamo quindi a sfatare tali luoghi comuni errati che vengono proposti con più frequenza negli articoli di varie riviste.

 

GESTI DI CHIUSURA:
Il primo luogo comune da sfatare è quello per cui chi tiene le braccia incrociate segnala sempre chisura rispetto agli altri, questo può essere vero ma non sempre. Le braccia vengono messe in posizione incorciata anche per riposare, in particolare quando la postura del corpo è rilassata e il bacino è leggermente spostato in avanti a reggere il peso delle braccia.

 

MANI E MANIPOLATORI:
Un altro segnale del corpo che viene spesso spacciato come universale è quello dei gesti manipolatori. L’azione di auto-contatto del corpo (toccarsi il viso, un braccio, la nuca, ecc.) viene spesso indicata come sinonimo di tensione e disagio e viene spesso citata come indizio di menzogna. Questo è vero solo in parte, infatti i gesti manipolatori possono anche essere presenti in altre situazioni, come in momenti di noia, di estremo agio e come forma di auto-carezza quando si è da soli.
Un’altra indicazione scorretta è quella per cui chi mette le mani dietro la schiena ha qualcosa da nascondere o mostra scarsa disponibilità alla comunicazione, tale gesto infatti può anche indicare rispetto verso l’altro (es. gerachie formali o informali, come nell’esercito o nel rapporto maestro-alunno) o venire usato per assumere una postura composta in particolari situazioni formali (es. cerimonie, riti di vario genere).

 

CONTATTO FISICO:
Altre indicazioni scorrette che sono spesso presenti nella divulgazione di basso livello sono relative al contatto fisico. Viene spesso detto che una persona che cerca il contatto fisico con l’altro dimostri sicurezza e apertura comunicativa, questo però non è sempre vero. Una persona che tocca continuamente il suo interlocutore dimostra spesso insicurezza, in questo caso il contatto diventa una incessante richiesta di attenzione nei propri confronti; è tipico il caso delle persone che mentre parlano tengono l’avambraccio altrui con una mano, come se avessero paura che l’altro si allontani. Lo stesso vale per le strette di mano forti e prolungate, interpretate spesso come sinonimo di fiducia e apertura rispetto alle strette di mano deboli e brevi. Una stretta eccessivamente volitiva e prolungata potrebbe, al contrario, essere indice di una certa aggressività e della volontà di controllare e dominare gli altri.

 

SGUARDO E MENZOGNA:
Un altro luogo comune molto diffuso è quello secondo cui chi ci sta mentendo tende ad abbassare lo sguardo o comunque a evitare lo sguardo altrui. Questo può essere corretto ma non sempre, infatti molte persone preferiscono fissare l’interlocutore quando mentono per poter controllare meglio le reazioni dell’altro rispetto all’inganno perpetrato.

 

SORRISI SINCERI:
L’ultima indicazione sul Linguaggio del Corpo da correggere è legata al sorriso. Viene spesso detto che per riconoscere un sorriso basta osservare la posizione degli angoli delle labbra che devono essere rivolti all’esterno e verso l’alto. In realtà questo vale per il cosiddetto sorriso “sociale” ovvero quello usato con frequenza verso sconosciuti o conoscenti. Per riconoscere un sorriso sincero, che implichi anche un’emozione positiva, è importante osservare la parte alta nel viso, in particolare la zona degli occhi. Un sorriso sincero di vera gioia si riconosce da due elementi: la formazione di rughe al lato degli occhi (le cosiddette “zampe di gallina”) e l’innalzamento del muscolo zigomatico, che spinge lo zigomo in alto occludendo parzialmente la parte inferiore dell’occhio.

Spero di aver fatto luce su alcuni segnali del Linguaggio del Corpo e di aver stimolato la vostra curiosità per questa moderna e affascinante disciplina, utile sia per riconoscere le emozioni e gli stati d’animo altrui sia per comunicare attivamente ed efficamente con il nostro corpo.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.28, Anno 7, Luglio 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

Il linguaggio del corpo di Gianni Morandi – Francesco Di Fant a Estate in Diretta (11-08-2016)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, analizza il linguaggio del corpo di Gianni Morandi a “Estate in Diretta”, trasmissione di RAI 1 condotta da Arianna Ciampoli, Eleonora Daniele e Salvo Sottile (11-08-2016).

Buona visione! 🙂

 

Mani in “fallo”

 

A chiunque segua il calcio o abbia visto anche distrattamente qualche partita non sarà sfuggito che i calciatori che vanno a formare la barriera, davanti a un avversario che deve calciare il pallone, mettono le mani davanti ai genitali; in questo caso è chiara la funzione di protezione fisica, atta a fare da scudo per la parte delicata, ma quali altri significati, a livello simbolico e psicologico, può portare con sé tale gesto?

Perché tale zona è considerata tanto sacra? Sicuramente per il fatto che è la parte dove risiede il nostro sesso e la nostra fertilità.

Tra le diverse pulsioni dell’uomo, l’istinto sessuale è uno dei più forti; insieme al resto dei comportamenti inconsci fa parte di un codice che abbiamo scritto nel nostro organismo fin dalle origini. Cogliamo l’occasione per chiarire un aspetto su cui spesso si fa confusione; si crede che l’istinto sessuale sia solamente funzionale alla riproduzione, in realtà essi sono due aspetti che viaggiano su due binari paralleli, ma diversi. Infatti la voglia di accoppiarsi serve piuttosto, da un punto di vista evolutivo, a creare un forte legame nella coppia, che in questo modo può durare a lungo e di conseguenza assicurare ai vulnerabili cuccioli della specie la sopravvivenza, considerando che lo svezzamento dell’animale uomo è particolarmente lungo rispetto alla maggior parte delle specie animali. Altre letture che pongono l’istinto sessuale come subordinato all’atto della riproduzione sono, in genere, il risultato di aspetti culturali o religiosi.

Detto questo, vediamo come il gesto di portare le mani a difesa della zona che rappresenta a livello simbolico la parte istintiva dell’uomo, abbia assunto diversi significati comunicativi nel corso dell’evoluzione della comunicazione umana.
Questo segnale è chiamato di barriera, in quanto va a formare una protezione per il proprio corpo e, oltre al piano fisico, assume anche valenze psicologiche; chi si copre i genitali dimostra, il più delle volte, di provare imbarazzo in un dato contesto o vergogna; questo può essere spesso legato al comune senso del pudore che vige in una data società o alla paura di non sentirsi all’altezza di un compito o di una situazione.

Oltre che coprire tale zona a una certa distanza, il gesto può anche essere effettuato con il contatto delle mani con gli organi stessi; toccarsi i genitali è infatti un gesto naturale che nei bambini fa parte di un processo evolutivo che si accompagna alla progressiva scoperta del proprio corpo e del mondo. Se questo gesto è effettuato da un adulto può indicare un tentativo di sopire i bollenti spiriti, oltre che desiderio sessuale (come accennato in precedenza) che viene a galla in questo modo risvegliando fisicamente la parte in causa.

Ma tale gesto può anche indicare dominanza nei confronti altrui o voglia di dominare in una specifica situazione; in questo senso può allora anche essere visto come una reazione a un senso di inferiorità che viene vissuto con disagio; perlopiù questa condizione avviene tra uomini in nome di un antico senso di dominanza fisica e sociale. L’atto serve, in questo caso, a ribadire di essere un maschio e questo avviene, in particolare, in presenza di un concorrente.

Concludiamo anche sulla valenza scaramantica che tale gesto assume al giorno d’oggi; sembra che tale pratica fosse già in uso nell’era Romana (pre-Cristiana) e che sia collegata con una credenza popolare detta l’occhio del male; infatti, la tradizione recita che se una persona avara si metteva a fissare un individuo o i suoi beni, poteva arrecare danno a questi. Il fatto che i genitali siano la sede della fertilità spiega perché questo gesto servisse a scacciare gli influssi malefici; toccandoseli si proteggeva la futura discendenza del proprio sangue e va ricordato che a quei tempi la prole era davvero considerata un grandissimo valore. Col tempo le cose sono cambiate e tale gesto ha assunto un valore catartico al di là della singola credenza da cui ha, probabilmente, preso piede. Oggi lo si può osservare in diverse situazioni che vengono genericamente considerate come portatrici di sfortuna; l’uso, invero, si è esteso addirittura anche a situazioni dove si cerca di attrarre la fortuna, come ad esempio nel gioco.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il movimento fisico aiuta a pensare?

 

Alcune volte, quando faccio lezione di Comunicazione Non Verbale a classi di adulti, capita che qualcuno si metta a disegnare abbassando la testa sul foglio proprio nel bel mezzo della spiegazione, come in tutte le classi che si rispettino. Un modo che ho sempre adottato per interrompere tale distrazione, senza mettere in imbarazzo di fronte agli altri la persona colta in flagrante, è quello di camminare lentamente, senza interrompere il discorso, verso la persona che sta scarabocchiando, fino ad arrivarci accanto o dietro e rimanere sulla posizione alcuni secondi sempre senza smettere di parlare. Il più delle volte basta questo per dissuadere il novello Van Gogh dalla sua creazione estemporanea matita su carta, ricomponendo la sua attenzione verso le mie parole.

A volte però ho notato che questa tattica non ha sortito effetto sul disegnatore, il quale non ha smesso di impiastricciare il foglio e tantomeno ha alzato la testa per guardare chi si fosse piazzato di fianco a lui, al che, colto da curiosità, a fine lezione ho fatto qualche domanda ai più accaniti scarabocchiatori di fogli. Sono rimasto inizialmente sorpreso nel constatare che essi non solo non sono stati affatto distratti dall’atto di disegnare, ma che invece sono riusciti a cogliere collegamenti e idee che indicano un alto livello di attenzione verso i contenuti della lezione. Come è possibile tutto ciò?

Alcuni esperimenti sull’ascolto dicotomico (ovvero l’ascolto contemporaneo di due audio differenti, uno da sinistra e una da destra) indicherebbero esattamente il contrario: quando il cervello è impegnato a prestare attenzione nello stesso momento a due situazioni differenti (siano essi due discorsi, due spezzoni video, ecc.) la performance di ascolto e percezione è notevolmente più bassa di quando si presta attenzione ai singoli elementi.

Ma in questo caso, visto che la natura dei compiti è diversa (disegnare implica la vista, mentre ascoltare coinvolge l’udito) possiamo dire che l’attuazione di gesti meccanici già programmati, in qualche modo, nel nostro cervello, aiuta a concentrarci, a riflettere e a pensare meglio, in poche parole possiamo dire che il movimento fisico aiuta il movimento mentale.

È curioso notare che una delle grandi scuole filosofiche greche, la scuola peripatetica fondata da Aristotele, prendeva il suo nome da questo curioso aspetto del movimento. Questo termine viene dal greco peripatetikòs e deriva dall’unione di due parole: perì (essere o muoversi intorno) e patèo (cammino); peripatos vuol dire quindi «passeggiata». Aristotele era solito tenere le sue lezioni passeggiando nel giardino della scuola, non sappiamo se il grande filosofo sapesse che camminare aiuta concretamente il dinamismo del pensiero, di sicuro è stato qualcosa che ha avvertito come naturale e istintivo e in seguito non ne ha mai fatto a meno.

Scarabocchiare permette al cervello di separare le informazioni visive da quelle auditive, escludendo la vista dai processi attivi dell’attenzione. L’attivazione di percorsi (pattern) di comportamento già programmati nel nostro cervello permette a quest’ultimo di mettere il pilota automatico per quel che riguarda una specifica operazione (disegnare, camminare, ecc.), e liberare risorse mentali (esattamente come fosse la cpu di un computer) per concentrarsi al meglio su altri compiti, nella situazione menzionata la mia voce che spiegava la lezione. Un inconveniente di questa strategia mentale è che se al discorso sono connesse informazioni visive (slide, grafici, gesti della persona che parla, ecc.) queste sono inevitabilmente perse proprio a causa della scelta di privilegiare il canale auditivo a discapito di quello visivo. Il contrario avverrebbe, ad esempio, se mettessimo delle cuffie durante una lezione e ci concentrassimo solamente sull’aspetto visivo della stessa; in questo caso saremmo molto più attenti alle informazioni di natura visiva a discapito di quelle auditive.

La situazione più tipica in cui si scarabocchia è quando si parla al telefono: la dimensione visiva, in tal caso, è pressoché azzerata, rimanendo così in gioco la dimensione verbale e quella paraverbale, la persona può così effettivamente prestare più attenzione ai contenuti del discorso e, in maniera automatica, sarà anche più attenta a quegli aspetti sottili del parlato come i diversi elementi paraverbali (ritmo, tono, pause, esitazioni, ecc.); questo potrebbe aiutare a interpretare, al di là della sole parole, le reali intenzioni dell’interlocutore.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.