Riconosci il tuo coach grazie al linguaggio del corpo – COACHMAG n.36

 

Trovare un Coach che faccia al caso nostro non è un’operazione scontata, i Coach professionisti si differenziano per caratteristiche personali, preparazione e tecniche utilizzate con i Coachee. Un Coach che sia valido per noi è un po’ come un buon paio di scarpe, per calzare bene devono essere su misura.

Come ogni relazione, l’incontro perfetto tra Coachee e Coach passa attraverso la comunicazione, anche quella non verbale; infatti il corpo comunica in maniera sia consapevole che inconsapevole veicolando la maggior parte del significato del nostro comportamento.

 

Il Linguaggio del Corpo può darci utili indicazioni su come interpretare le caratteristiche del Coach che abbiamo di fronte e capire se è quello “giusto” per noi.

Andiamo ad analizzare alcuni elementi con cui proveremo a definire l’immagine e il comportamento di un Coach “ideale”, tenendo bene in mente che non esiste un modello assoluto di perfezione ma solo diversi tipi di Coach e di tecniche di Coaching.

Innanzitutto un buon Coach dovrebbe manifestarci apertura attraverso l’uso di posture del corpo aperte, evitando di tenere gli arti incrociati; è anche utile verificare che abbia le varie parti del corpo (gambe, busto e testa) rivolte verso di noi…

(Continua su COACHMAG n.36 con l’analisi di apertura, energia, fiducia e flessibilità del Coach più “giusto” per noi –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.36, Anno 8, Novembre 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Il Linguaggio del Corpo di Anthony Robbins – COACHMAG n.35

 

L’analisi del Linguaggio del Corpo di un Coach può aiutare a comprenderne meglio il carattere e, in generale, il modo di interagire attraverso il suo corpo con i Coachee e con gli altri.
Questo articolo è il primo di una serie di analisi dedicate ai Coach più famosi, l’intento è quello di tracciare un disegno comprensibile delle diverse personalità, delle tecniche utilizzate e del loro efficace comportamento non verbale.

In questa occasione la lente del Linguaggio del Corpo è puntata su uno dei più famosi Coach a livello internazionale: Anthony Robbins. Il famosissimo Coach californiano ha ispirato diverse migliaia di persone con i suoi programmi e i suoi seminari, in molti hanno deciso di intraprendere la strada del Coaching come professione dopo averlo incontrato.

Per poter comprendere meglio le caratteristiche e la personalità di “Tony” Robbins ho esaminato il documentario I am not your guru (“Non sono il tuo guru”) in cui il famoso Coach viene filmato durante il suo seminario annuale più famoso chiamato Date with Destiny (“Appuntamento col Destino”) a cui partecipano circa 2500 persone da 70 paesi diversi.

 

L’ENERGIA:

L’aspetto che più colpisce di Tony Robbins è l’incredibile energia che riesce a trasmettere agli altri attraverso il suo corpo e le sue parole; questa energia è trasmessa con i suoi movimenti sicuri sul palco e in mezzo al pubblico. Compie gesti energici e ampi con le mani, per essere visibile da tutta la platea…

(Continua su COACHMAG n.35 con l’analisi di energia, sicurezza, voce e contatto di Tony Robbins –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.35, Anno 8, Settembre 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Diventare esperti di Linguaggio del Corpo – COACHMAG n.34

 

La Comunicazione Non Verbale – o Linguaggio del Corpo – è una disciplina relativamente nuova in Italia che sta suscitando sempre maggior interesse nei professionisti, come strumento di lavoro, e nelle persone interessate a migliorare i propri rapporti, e migliorarsi, con questa disciplina che mira a una maggiore comprensione dell’altro e di noi stessi.

Mi capita di ricevere delle e-mail con richieste di informazioni da parte di persone che vorrebbero intraprendere lo studio del Linguaggio del Corpo con l’obiettivo di diventare esperti e, eventualmente, formatori della disciplina.

Come orientare la bussola con una scelta del genere? Quali sono i giusti ingredienti per diventare un buon esperto della Comunicazione Non Verbale?

 

STUDI ED ESPERIENZE:

Esistono studi e corsi di laurea che possono aiutare nella formazione di un futuro esperto, ad esempio Psicologia, Scienze della Comunicazione (la mia scelta universitaria), Scienze della Formazione e studi di tipo medico-sanitario (medicina, fisioterapia, osteopatia, ecc.)…

(Continua su COACHMAG n.34 con altri consigli su Studi ed esperienze, Competenze e abilità professionali –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.34, Anno 8, Luglio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Coaching: come trovare clienti con il Linguaggio del Corpo – COACHMAG n.33

 

Per tutti i Coach, sia quelli alle prime armi che i più esperti, esistono diverse strategie da mettere in atto per far crescere la propria clientela: c’è chi li cerca attivamente e chi si fa cercare, chi punta sui privati e chi su aziende e organizzazioni, chi lo fa con molta pubblicità e chi più in sordina. A qualunque di queste categorie di “cercatori di clienti” voi apparteniate, prima o poi dovrete incontrare i potenziali clienti per convincerli ad affidarsi a voi e alla vostra professionalità.

Tra i vari strumenti di comunicazione che dovrebbero essere presenti nel bagaglio di conoscenze del Coach c’è n’è uno di fondamentale importanza per esser convincenti, apparire affidabili e guadagnare la fiducia dei potenziali clienti: l’uso efficace del proprio Linguaggio del Corpo nelle sue componenti Non Verbali e Paraverbali.

 

POSTURA E VOCE:

In presenza di uno o più potenziali clienti è bene avere una postura rilassata ma composta e mantenere il più possibile la testa eretta per comunicare apertura e schiettezza, è buona norma anche inclinare leggermente la testa in fase di ascolto per mostrare attenzione e interesse verso l’altro…

(Continua su COACHMAG n.33 con altri consigli su Postura, Voce, Mimica e Gestualità –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.33, Anno 8, Maggio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Emozioni di base e differenze culturali – David Matsumoto

 

16 novembre 2017

Nonostante la natura universale di molte espressioni, è abbastanza chiaro che esistono differenze culturali, ma perché?

Sarebbe certamente semplicistico pensare che tutte le espressioni emotive siano esattamente le stesse in tutto il mondo, nonostante l’esistenza di espressioni emotive di base comuni a tutte le culture. In effetti, un importante studio del 2015 ha cercato di tracciare lo sviluppo di espressioni diverse basate su tendenze storiche e culturali. Questo studio ha rilevato che i modelli di migrazione storica erano potenti fattori esplicativi per gli atteggiamenti culturali verso le espressioni emotive.

Abbiamo scritto in precedenza sulla base evolutiva delle emozioni di base come teorizzato da Charles Darwin stesso. Il nostro modo fondamentale di interagire con il mondo ha aiutato a sviluppare alcune connessioni tra espressione ed emozione, come il restringimento degli occhi quando si percepisce qualcosa di disgustoso.

Ciò ha portato una squadra di studiosi, tra cui il Dott. David Matsumoto di Humintell, a seguire gli schemi di migrazione storica nelle diverse culture come spiegazione per il differenziamento delle espressioni emotive.

Essenzialmente, hanno categorizzato numerose nazioni in base alla misura in cui la popolazione attuale di ciascun paese discende da una varietà o da un piccolo numero di “paesi di origine”.

Hanno scoperto che le diverse popolazioni di origine, che hanno chiamato “eterogeneità storica”, rappresentavano variazioni nelle norme dell’espressività emotiva. Per esempio, nazioni storicamente diverse come il Canada hanno visto espressioni più varie e una maggiore dipendenza dal comportamento non verbale per trasmettere le differenze individuali.

D’altra parte, nazioni più omogenee, come il Pakistan o l’Austria, osservavano pratiche più predefinite per guidare le aspettative emotive. Sulla base di queste norme, le regole di etichetta e l’uso del linguaggio consentivano espressioni più prevedibili.

Gli autori dello studio hanno anche cercato di tracciare più specificamente lo sviluppo dell’uso dei sorrisi. Mentre un sorriso di gioia è una delle emozioni di base, la particolare espressione del sorriso viene impiegata in modi diversi, tali da fornire una ricompensa emotiva, mantenere legami sociali o negoziare lo status.

Dopo aver studiato l’uso dei sorrisi in nazioni omogenee, come il Giappone, hanno concluso che il sorriso era usato raramente per negoziare lo status dato che le gerarchie sono fisse in quelle nazioni. Invece, spesso sottolinea delle trasgressioni o degli sforzi designati per mantenere lo status esistente.

Al contrario, le nazioni eterogenee avevano strutture e gerarchie sociali meno prevedibili, quindi i sorrisi venivano spesso utilizzati per chiarire le intenzioni positive, come il desiderio di condividere le risorse.

Tutto ciò evidenzia ciò che abbiamo detto la settimana scorsa su come leggere meglio le persone può aiutare a facilitare la comunicazione interculturale. Gli autori dello studio hanno sottolineato l’importanza di questa ricerca nel promuovere l’interazione umana dato il vasto contatto interculturale che viviamo in una società globalizzata.

Può essere impegnativo cercare di mantenere sia l’universalità delle espressioni che le diverse circostanze in cui queste emozioni sono applicate direttamente. Qui trovi alcuni blog precedenti per ulteriori informazioni!

 

Basic Emotions and Cultural Differences

 

Le dimissioni di Tavecchio: il Linguaggio del Corpo

 

Abbiamo fatto analizzare la conferenza di Carlo Tavecchio a un esperto di linguaggio del corpo

20 nov 2017
Scritto da: Federico Ciapparoni

 

La notizia sportiva del giorno è senza ombra di dubbio quella relativa alle dimissioni da presidente della FIGC da parte di Carlo Tavecchio. A 5 giorni dall’esonero del colpevole numero uno della mancata qualificazione ai prossimi Mondiali di Russia, ovvero l’ormai ex CT della Nazionale Gian Piero Ventura, il presidente della Federcalcio si è dimesso.

Il calcio italiano, a questo punto, vive un momento di crisi profonda. Il presidente del CONI Malagò ha annunciato proprio oggi che con ogni probabilità si andrà verso un commissariamento della FIGC.

Il momento buio deve servire a tutto il movimento sportivo italiano per riflettere sul percorso che si vuole intraprendere per i prossimi anni. Intanto, quel che è certo, è che in meno di 7 giorni l’Italia calcistica si è liberata di due personaggi, Ventura e Tavecchio, che insieme contavano 140 anni.

Un’esperienza, chiamiamola così, che è emersa anche nella gestione comunicativa di questo momento, con i due personaggi coinvolti pronti a nascondersi dietro frasi di circostanza e musi lunghi.

Oggi, però, la svolta.

Carlo Tavecchio ha annunciato le proprie dimissioni e ha subito indetto una conferenza stampa per spiegare le ragioni del suo addio.

Visto che il web si è gettato a capofitto nel criticare la veridicità dei sentimenti e delle parole del 74enne di Ponte Lambro, abbiamo deciso di far visionare la conferenza a Francesco Di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV), per farci dare la sua opinione su quanto detto (ma soprattutto non detto) dal dirigente sportivo.

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che analizza tutti quegli elementi dello scambio comunicativo che non riguardano il livello semantico del messaggio, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra gli interlocutori. Toni, movimenti del corpo, sguardi possono talvolta dire molto di più delle parole.

Ecco la sua analisi.

All’inizio della conferenza Tavecchio appare fermo e tranquillo, inizia a parlare con voce pacata e scandita alzando il tono e il volume delle “parole chiave” per aumentare l’enfasi; porta il busto in avanti e guarda tutti i giornalisti in sala alternando il contatto visivo, mostrando così la sua volontà di esprimere un messaggio chiaro e deciso.

Questa sua fermezza calma e il sentimento di orgoglio del suo operato, messo in evidenza dal mento alzato in alcuni momenti, lasciano però velocemente il posto a un enfasi che sfocia in comportamenti non verbali rabbiosi, e non solo, in una escalation che sarà intervallata da pochi momenti di “riposo”.

Che sia una situazione scomoda per Tavecchio appare evidente anche da alcuni gesti che denotano disagio, spesso tiene una o entrambe le mani poggiate sul tavolo quasi ad “ancorarsi” fisicamente e psicologicamente a un oggetto stabile per mantenersi ben saldo in un momento di “burrasca”. Inoltre quando comincia a parlare di argomenti inerenti alle sue responsabilità sposta leggermente il busto indietro, quasi a voler simbolicamente prendere le distanze dal tema.

In alcuni momenti viene anche fuori il disgusto per quanto accaduto a livello politico e organizzativo, con la bocca con le labbra arcuate verso il basso e il labbro superiore rialzato, ed esprime anche la sua personale emozione, in particolare con il gesto di mettersi la mano sul cuore a simboleggiare il suo grande coinvolgimento personale nelle questioni della nazionale.

La rabbia di Tavecchio comincia a prendere forma dopo i primissimi minuti della conferenza ed è ben visibile da numerosi suoi comportamenti non verbali: il suo sguardo arrabbiato e tagliente, la voce alta e le parole pronunciate con maggior velocità, la gestualità animata (muove vistosamente il dito indice e usa la mano “a taglio”, segnali di fermezza e di accusa, alternandoli al gesto di “precisione”, con indice e pollice uniti che formano il gesto dell’OK, usato per mettere ben in chiaro i suoi concetti agli ascoltatori).

A metà intervista, nel culmine del suo sfogo, arriva addirittura a sbattere rumorosamente la mano sul tavolo sfogando fisicamente il suo disappunto su un oggetto.

In definitiva possiamo dire che il discusso ex-presidente ha approcciato la conferenza con piglio energico e volitivo, scivolando però presto in una deriva rabbiosa che è probabilmente dovuta alla valanga di critiche e alle forti pressioni subite negli ultimi giorni dopo la clamorosa esclusione della nazionale dai prossimi mondiali.

 

http://calciatoribrutti.com/it/abbiamo-fatto-analizzare-la-conferenza-di-carlo-tavecchio-un-esperto-di-linguaggio-del-corpo

 

 

RADIO ROCK – il Linguaggio del Corpo di Ozzy Osbourne (10-11-2017)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Matteo Catizone su RADIOROCK 106.600 per analizzare la gestualità di Ozzy Osbourne e dello speaker Emiliano Carli (10 novembre 2017).

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Matsumoto’s blog: Adaptation to Deception

 

October 3rd 2017

It seems intuitive that lying gets easier the more we do it, but that may actually be supported at the neurological level!

New research found that, when we lie frequently, our brain begins to adapt to the practice of deception, to the point that we no longer feel the emotional stress that normally comes with lying. These results are important both for informing on how we practice deception but also for shedding light on the ways in which our brains adapt to patterns of, perhaps immoral, behavior.

Typically, when we tell a lie, our brain’s amygdala produces a negative emotional state, essentially making us feel stressed or uncomfortable during the process. However, a new study in Nature Neuroscience contends that, the more people lie, the less their brain produces negative stimuli.

In this study, participants were given images of glass jars filled with pennies. They were asked to report the number of pennies but were often incentivized to exaggerate the amount. While they often told the truth, they often engaged in deception when given self-interested reasons to do so.

Over the course of repeated deceptions, the researchers tracked each participants’ amygdala’s functioning, finding that they became less intensely activated each time. This even remained the case when the magnitude of the lie increased.

This last point is especially troubling, as it suggests that minor lies can escalate into major acts of deception the more accustomed to them we become. Study author Dr. Tali Sharot emphasized this point saying, “[the amygdala] response fades as we continue to lie, and the more it falls the bigger our lies become. This may lead to a ‘slippery slope’ where small acts of dishonesty escalate into more significant lies.”

In fact, the study also found that, not only did people begin to feel better about lying the more they did it, but they also became more likely to do so.

While this experiment demonstrates how our brains react to deception, it may also reflect broader trends in our ability to adapt emotionally to other actions. The lead author, Dr. Neil Garrett, alluded to the possibility of these results being replicated during troublesome behaviors besides lying.

Dr. Garrett remarked “We only tested dishonesty in this experiment, but the same principle may also apply to escalations in other actions such as risk taking or violent behavior.”

What do the results of this study mean for efforts to detect deception? In fact, it bolsters many of the challenges with lie detection, namely that habitual liars can be incredibly good at it. Not only do they learn how to lie, but their brain actually adapts to the practice!

Check out some helpful tips here and here.

 

Adaptation to Deception

 

RADIO ROCK – psicologia e segnali della Menzogna (10-10-2017)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Matteo Catizone su RADIOROCK 106.600 per parlare di psicologia e segnali legati alla Menzogna e per analizzare lo speaker Matteo Strano (10 ottobre 2017).

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luci e ombre del Network della CNV in Italia – COACHMAG n.32

 

Il Networking è la capacità di “fare rete”, di creare proficue relazioni sociali personali e professionali. In particolare il Business Networking è la capacità di creare una rete di relazioni professionali (fornitori, clienti e stakeholders in generale) che aumenti la quantità e la qualità del nostro e altrui lavoro.

Noi italiani, nonostante i nostri molti difetti, siamo universalmente riconosciuti come i migliori al mondo nel creare relazioni personali e lavorative con altre persone, come se avessimo nel nostro DNA una naturale propensione alla relazione, alla collaborazione e alla crescita comune.

 

LE DIFFICOLTÀ DI FARE NETWORK

Nonostante questa abilità, in Italia gli esperti di Linguaggio del Corpo hanno ancora difficoltà a creare una comunità e a lavorare insieme in progetti di ampio respiro.
A mio avviso questo è dovuto a diversi fattori:

1) In Italia ci sono ancora pochi veri esperti in questa disciplina e ancora si è lontani dal generare una “massa critica” sufficiente a generare circuiti virtuosi di lavoro;

2) Nel nostro paese si vive ancora une certa diffidenza verso il Linguaggio del Corpo, c’è diffidenza da parte del grande pubblico ma anche tra esperti di Comunicazione Non Verbale (data dal fatto che ancora non esistono percorsi ufficiali e strutturati che diano una vera garanzia di professionalità per chi studia in questo settore);

3) Gli esperti di CNV spesso lavorano da soli, la tipologia del lavoro, in particolare l’attività di analisi, ci porta spesso a svolgere la nostre mansioni in solitaria, da qui un’abitudine a lavorare per conto proprio, a essere un po’ dei “lupi solitari”. Inoltre molto spesso gli esperti di Comunicazione Non Verbale sono liberi professionisti che hanno il loro “core business” in attività diverse dal Linguaggio del Corpo (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, psicanalisti criminologi, comunicatori e coach) e questo li porta a prestare maggiore attenzione al proprio percorso professionale piuttosto che impiegare tempo, risorse ed energie nel cercare collaborazioni e creare reti lavorative sui temi della CNV.

 

LE POSSIBILITÀ DI FARE NETWORK OGGI E DOMANI

Solitamente gli esperti di Linguaggio del Corpo riescono a creare dei network con altri professionisti diversi da loro. Essi integrano il lavoro con competenze differenti in eventi, seminari, laboratori, corsi di formazione e master universitari insieme a psicologi, criminologi, coach e così via.

È possibile incrementare le possibilità di formare reti lavorative creando spazi comuni d’incontro per gli addetti alla Comunicazione Non Verbale. Oggi questi spazi d’incontro esistono solo in forma virtuale attraverso internet e i social network (siti, blog, gruppi, pagine e singoli profili social) e sarebbe sicuramente un passo avanti riuscire a creare degli incontri reali (congressi, convegni, eventi a tema) per permettere ai vari professionisti di incontrarsi di persona e superare piccoli e grandi dubbi e diffidenze per lasciare spazio a una reale conoscenza dell’altro.

La creazione di eventi concreti per questa disciplina porterebbe con sé diversi vantaggi: sicuramente permetterebbe un virtuoso scambio di competenze che al momento, di fatto, non esiste affatto. Inoltre si potrebbe anche toccare con mano le differenti professionalità, gli orientamenti e le particolarità che portano con sé i diversi esperti di CNV, i quali spesso provengono da percorsi di studi ed esperienze difformi. Questo potrebbe innescare un meccanismo per il quale la diversità non venga più vista come ostacolo ma come risorsa, infatti le squadre vincenti hanno al loro interno sempre ruoli e funzioni differenti proprio per completare le conoscenze e il lavoro degli altri e raggiungere con più facilità gli obiettivi preposti.

 

Tirando le somme, al giorno d’oggi nell’ambito della CNV i veri grandi ostacoli sono pochi ma opprimenti, è importante superare la diffidenza reciproca tra esperti, riuscire a creare eventi dedicati e riuscire a dipanare la matassa di proposte e percorsi per una corretta formazione sulla CNV per riuscire a essere più trasparenti e, di conseguenza, più affidabili.
C’è ancora molto lavoro da fare in Italia per creare una cultura del networking del Linguaggio del Corpo, però è importante rimanere fiduciosi vista la natura e le conoscenze insite in questa disciplina che portano con loro potenzialità di relazione davvero elevate. Come già detto, siamo italiani e abbiamo un grande potenziale per creare network personali e professionali di grande valore.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.32, Anno 8, Marzo 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

Centro Suono Sport – Analisi di Francesco Di Fant su Di Francesco e Spalletti a “Abbiamo trovato il titolo” (26-09-2017)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio nella trasmissione “Abbiamo trovato il titolo” con Valeria Biotti e Diego Angelino su CENTRO SUONO SPORT 101.500, analizza il Linguaggio del Corpo di Eusebio Di Francesco e Luciano Spalletti (26 settembre 2017). Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Matsumoto’s blog: Common Misconceptions about Microexpressions Part 1

 

August 28th 2017

Think you know everything about microexpressions? Take a look at our list of common microexpression misconceptions:

1) Seeing a microexpression automatically means that a person is lying

Microexpressions occur when people are trying to conceal their emotions, most often in high stakes situations. When you see a microexpression, don’t automatically assume that the person who gave off the micro is lying. The first thing you need to do is establish a baseline: ask yourself what the person’s normal behavior is.

If you indeed notice a hot spot (where their verbal actions contradicts their nonverbal actions), you need to stop and ask more questions. Don’t automatically assume that what they are saying is a lie.

2) Microexpressions include the following:

• Rate that the person is blinking
• The direction their eyes are moving
• Restlessness
• Heavy breathing

All of the above actions are great examples of nonverbal behavior which may be indicative that someone is lying, but are not microexpressions. While microexpressions are one type of nonverbal behavior that occurs on the face, they do not involve how frequently a person blinks or how heavy their breathing is.

Microexpressions commonly represent the seven basic emotions: happiness, fear, sadness, anger, contempt, disgust and surprise. They occur as fast as 1/25 of a second and are classified by the speed at which the expression occurs on a person’s face.

3) Only “Truth Wizards” can see microexpressions

These “truth wizards” that were discovered by Maureen O’Sullivan during her Wizards Project were a select group of people that were particularly good at detecting deception. You don’t have to be a wizard to see microexpressions. Anyone can learn to see microexpressions, especially if they get the proper training.

4) Microexpressions were discovered recently

Despite the show Lie to Me that aired on FOX, microexpressions were first discovered by Haggard and Isaacs over 40 years ago. They published a report on these expressions, which they called “micromomentary” expressions in 1966. The article they wrote was entitled Micro-momentary facial expressions as indicators of ego mechanisms in psychotherapy. Many subsequent studies have been conducted based on the research by Haggard and Isaacs, but the discovery of microexpressions should be attributed to them.

For more on the history behind microexpressions, take a look at this article

 

Common Misconceptions about Microexpressions Part 1

 

Linguaggio del Corpo: gli errori da evitare nel Coaching – COACHMAG n.31

 

Emozioni, sentimenti e stati d’animo sono rivelabili dalle espressioni facciali e dal comportamento gestuale, riuscire a leggerli in tempo e gestirli è importante per assicurare una buona riuscita di una sessione di Coaching.

Un Coach che miri a far bene il proprio lavoro e a mantenere una relazione di qualità col proprio Coachee dovrebbe saper gestire il proprio Linguaggio del Corpo e riuscire a leggere efficacemente quello altrui.

Per raggiungere l’eccellenza si dovrebbero evitare alcuni errori comuni. Uno dei primi in cui solitamente si incorre è quello di pensare che la Comunicazione Non Verbale sia sempre efficace al 100%. La CNV, pur essendo uno strumento potente, non è una bacchetta magica; migliora la comunicazione ma non è detto che ci garantisca il risultato prefissato senza opportune precauzioni e la capacità di comprendere il contesto comunicativo. Ci sono due categorie di errori che si possono commettere nell’uso della Comunicazione Non Verbale: quelli in cui si incorre nell’applicazione attiva del linguaggio del corpo e quelli che ricadono nell’osservazione della CNV altrui.

 

USARE ATTIVAMENTE LA CNV:

Durante una sessione di Coaching si usa spesso il corpo come strumento di comunicazione attiva con il Coachee. Un errore comune è quello di non prestare adeguata attenzione all’uso del Linguaggio Paraverbale, questo avviene quando si pone troppa attenzione nella gestione e nel controllo dei movimenti e dei gesti effettuati col proprio corpo, in questo caso l’uso corretto della voce come strumento comunicativo di valore può passare in secondo piano.

Ad esempio si può usare un tono di voce troppo alto per far arrivare i nostri messaggi, oppure può capitare di parlare troppo in fretta per timore che il tempo di una sessione non basti a raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo caso è bene rendersi conto quanto prima di questo tipo di errori e riallineare il proprio strumento vocale a favore del Coachee, permettendogli di seguirvi al meglio anche attraverso l’uso della vostra voce.

Un altro errore tipico è quello di non differenziare il proprio Linguaggio del Corpo per adeguarlo allo stile comunicativo del Coachee. Il proprio stile comunicativo e, di conseguenza, la propria Comunicazione Non Verbale dovrebbero essere flessibili e capaci di adeguarsi alla situazione comunicativa e alle persone che abbiamo di fronte.

Senza questa flessibilità ci si muove e si gesticola in maniera prefissata prestando poca attenzione a elementi che dovrebbero aiutare nell’allineamento della comunicazione come il Mirroring (verbale, paravebrale e non verbale), una corretta alternanza di gesti circolari (inclusivi) e lineari (direttivi) e un’attenta verifica dell’impatto della nostra comunicazione e del feedback che si riceve da parte del Coachee.

 

OSSERVARE LA CNV ALTRUI:

L’altra categoria di errori da evitare nel Linguaggio del Corpo avviene durante l’osservazione della Comunicazione Non Verbale altrui. In questo caso esistono tre diversi errori d’interpretazione piuttosto comuni: l’effetto Brokaw, l’effetto Otello e l’effetto Pigmalione.

L’EFFETTO BROKAW

L’effetto Brokaw consiste nel voler riconoscere l’intenzione dietro il comportamento altrui basandosi su alcuni parametri fissi e rigidi; senza tenere in alcuna considerazione il contesto, le caratteristiche individuali dell’altra persona e altri possibili fattori (sociali, ambientali, culturali).

L’EFFETTO OTELLO

L’effetto Otello si verifica quando un’analisi parziale o incompleta di alcuni elementi si sposa con un pregiudizio negativo, arrivando così a una conclusione errata. Tale effetto prende il nome dal protagonista della omonima tragedia di Shakespeare, il quale uccide l’amata Desdemona accecato dalla gelosia e dal pregiudizio, confondendo la paura di non essere creduta di Desdemona con la paura legata alla menzogna.

L’EFFETTO PIGMALIONE

L’effetto Pigmalione, infine, avviene quando un pregiudizio positivo ci porta a distorcere la realtà delle cose, creando degli effetti controproducenti nella relazione tra le persone. E’ esattamente l’opposto dell’effetto Otello, in questo caso si tende a essere troppo buoni con il soggetto osservato e si attivano dei filtri logici e percettivi che spingono a giustificare eccessivamente l’altro o a fingere di non vedere eventuali atteggiamenti negativi.

Se vi capita di incappare in qualcuno degli errori fin qui illustrati, non preoccupatevi troppo. Con la giusta dose di attenzione e di pazienza tutti possiamo migliorare; infatti gli errori possono aiutarci a crescere e a perfezionarci giorno dopo giorno.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.31, Anno 8, Gennaio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

Centro Suono Sport – Analisi di Francesco Di Fant dell’addio di Totti e di Mino Raiola a “Manca solo il titolo” (22-06-2017)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio nella trasmissione “Manca solo il titolo” con Valeria Biotti e Paolo Marcacci su CENTRO SUONO SPORT 101.500, analizza l’addio di francesco Totti e la conferenza di Mino Raiola sul caso Donnarumma (22 giugno 2017). Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Linguaggio del Corpo di Mino Raiola (conferenza sul caso Donnarumma)

 

Abbiamo fatto analizzare la conferenza di Mino Raiola a un esperto di linguaggio del corpo

20 giu 2017
Scritto da: Federico Ciapparoni

 

In questi giorni il mondo calcistico italiano è in subbuglio a causa della rottura tra Gianluigi Donnarumma e il Milan. Il mancato rinnovo del contratto, annunciato dall’ad rossonero Marco Fassone a margine di un incontro con il procuratore del giocatore Mino Raiola, ha scatenato le ire di tifosi.

Dopo 72 ore di incertezze, l’agente ha deciso di tenere una conferenza stampa direttamente dalla cucina della sua casa di Montecarlo, per spiegare ai giornalisti l’accaduto e le ragioni che hanno spinto il portiere a prendere la decisione di non continuare la propria avventura nel Milan.

Visto che il web si è gettato a capofitto nel creare ironia attorno alle parole di Raiola, alludendo che il suo fosse l’ennesimo tentativo di arrampicarsi sugli specchi, abbiamo deciso di far visionare la conferenza a Francesco Di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV), per farci dare la sua opinione su quanto detto (ma soprattutto non detto) dal superprocuratore.

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che analizza tutti quegli elementi dello scambio comunicativo che non riguardano il livello semantico del messaggio, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra gli interlocutori. Toni, movimenti del corpo, sguardi possono talvolta dire molto di più delle parole.

Ecco la sua analisi.

Raiola è il classico personaggio che “si è fatto da solo”, genitori ristoratori, lui ha cominciato come cameriere e pizzaiolo in Olanda. Da alcuni oggi viene definito come il manipolatore numero uno del mondo calcistico e a molti appare come antipatico e spocchioso.

Nella sua intervista, (infarcita di errori grammaticali e di sintassi e con un’inflessione dialettale che appare strana su una persona che parla 7 lingue per lavoro) appare fermo e deciso nel difendere la sua posizione e nell’indicare la dirigenza del Milan come causa del deterioramento dei rapporti tra il club e il loro giovane portiere, negando qualsiasi eccesso di avidità da parte del giocatore o del suo procuratore. Chi avrà ragione in questo braccio di ferro?

Durante l’intervista Raiola parla con voce pacata e moderata, con un volume e una velocità normale, in generale appare tranquillo e controllato davanti alla telecamera, non mostra indecisioni o particolare tensione.

Si tocca molto spesso il mento, segnale che indica concentrazione, Raiola cerca le parole migliori da proporre alla stampa in questa sua dichiarazione dal sapore personalistico, ha una gestualità animata e decisa, indice di energia e sicurezza.

Risulta espressivo col volto sembrando convinto delle proprie affermazioni, non si nasconde nell’intervista, si offre ai giornalisti anche attraverso un continuo contatto visivo.

L’unico momento in cui presenta una certa indecisione è quando parla di un dialogo del passato con Galliani a proposito del futuro di Donnarumma nel Milan o in altre società (00:39).

In quel momento smette di parlare e si mette a posto gli occhiali in modo “sospetto”, coprendo parzialmente gli occhi con la mano per un tempo prolungato (interrompendo così il contatto visivo con i giornalisti); dà anche un colpo di tosse per schiarirsi la voce (indice che sta preparandosi a dire qualcosa che ritiene importante).

Che stia nascondendo qualcosa a proposito delle sue reali intenzione e del futuro del giocatore?

 

http://calciatoribrutti.com/it/analisi-conferenza-raiola