Donald Trump: il linguaggio del corpo del presidente cowboy – rEvoluzione

Donald Trump è il 45° presidente della storia degli Stati Uniti d’America ed è forse il più discusso nella storia della federazione americana. Appare ovvio che ogni presidente USA sia spesso in prima pagina, Trump però fa spesso parlare di sé per le sue dichiarazioni dalle tinte forti e aggressive. Senza risparmiare nessuno, Trump con le sue parole e i suoi tweet ha attaccato le donne, gli stranieri, le religioni, i governi e anche il clima, in aggiunta ai numerosi attacchi diretti a singole persone.

Ma chi è Donald Trump? Cosa pensa e come agisce? Proviamo a comprendere meglio la personalità dell’attuale presidente USA analizzando il suo Linguaggio del Corpo; in particolare prenderemo in analisi il giorno del suo insediamento alla Casa Bianca e la sua curiosa abitudine di spostare gli oggetti intorno a sé.

L’impressione generale che veicola la figura di Trump è quella del cowboy americano, il classico “duro” che si vede nei film. Questo effetto è dato in particolare da due elementi: gli occhi socchiusi, che comunicano un atteggiamento aggressivo e una grande concentrazione, e la bocca fortemente serrata che, insieme alla sua mascella potente, dà un’idea di forza e decisione. Inoltre Trump è scarsamente espressivo con il volto, questo può rinforzare la sua immagine di uomo deciso che non si lascia influenzare dalle emozioni.

Foto 1

Durante la cerimonia di insediamento come presidente USA il gesto che più ha fatto discutere è stato il saluto conclusivo in cui ha mostrato alla folla il pugno chiuso alzato (Foto 1). Questo gesto viene chiamato presa di potenza ed è usato per comunicare forza e determinazione, allo stesso tempo, però, è anche un gesto molto aggressivo nel Linguaggio del Corpo: il pugno chiuso è usato per combattere e simboleggia la forza usata per contrastare il nemico.

Foto 2

Un altro aspetto interessante è che Trump mostra soddisfazione durante il suo discorso mostrando le labbra chiuse e spinte in avanti come nell’atto di dare un bacio (Foto 2). Questo gesto, che Trump compie alla fine di alcune frasi, denota soddisfazione per la sua nuova carica e, al tempo stesso, può indicare una sottile gioia nel pronunciare il suo discorso di fronte alla folla più grande a cui abbia mai parlato.

A questo va aggiunto che Trump dimostra di essere un buon oratore e di padroneggiare le tecniche di Public Speaking che gli permettono di avere una comunicazione efficace in pubblico, alternando lo sguardo su tutto il pubblico e utilizzando una varietà di gesti che risultano efficaci nella comunicazione alle folle.

Foto 3

Altri aspetti della sua personalità possono essere osservati analizzando un particolare vezzo di Trump: la necessità di spostare gli oggetti che si trovano intorno a sé (Foto 3).

In molti video Trump sposta, in modo quasi ossessivo, gli oggetti vicini allontanandoli da sé per creare più spazio vuoto intorno alla sua persona. Questo capita quando si trova seduto a un tavolo con altre persone: Trump sposta un sottobicchiere, una tazza o un foglio per “guadagnare” spazio fisico.

Sembra che Trump non riesca proprio a controllarsi in queste situazioni, il fatto che questo sembri essere un gesto inconscio ci può dare utili informazioni sulla sua personalità.

Analizzando questo particolare gesto prossemico di Trump, notiamo che nasce dall’esigenza di aumentare il proprio spazio personale utilizzando gli oggetti come dei confini invisibili da spostare verso l’esterno, questo ci permette di intuire tre diversi aspetti della sua personalità: arroganza, irrequietezza e invadenza.

Foto 4

L’arroganza viene dal mancato rispetto dello spazio altrui e dal considerarsi più importante degli altri, dalla necessità di dover mettere le cose a posto secondo una sua idea di ordine, anche se a discapito del prossimo. Trump con questo gesto denota anche irrequietezza, un’inquietudine che lo porta a spostare gli oggetti non una volta sola ma in continuazione. La sua invadenza, infine, è visibile dal fatto che non si limita a spostare i suoi oggetti ma si permette anche di spostare oggetti altrui (Foto 4), mancando della forma più basilare di rispetto dello spazio fisico e simbolico di chi gli sta intorno.

A valle di questa piccola analisi del Linguaggio del Corpo di Donald Trump, possiamo affermare, in conclusione, che:

1) Trump, nonostante sembri essere efficace nel public speaking, dimostra in pubblico un atteggiamento aggressivo con segnali di soddisfazione del proprio potere.

2) Analizzando la sua abitudine di spostare oggetti – propri o altrui – verso l’esterno per conquistare spazio per se stesso, Trump mostri aspetti di una personalità arrogante, irrequieta e invadente.

E voi che ne pensate del Linguaggio del Corpo di Trump?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

VIDEO – FULL EVENT: Donald Trump Presidential Inauguration – January 20, 2017 (FNN)

VIDEO – Internet loses it over Trump’s unusual quirk

Tav e crisi giallo-verde? Conte perde la calma. Analisi del Linguaggio del Corpo

Pochi giorni fa, sotto gli occhi attenti delle telecamere, è successo un evento curioso a cui non siamo abituati: il nostro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha perso la calma.

Conte, in quanto Presidente del Consiglio Conte riveste, volente o nolente, anche la figura di “negoziatore” tra parti del governo che spesso fanno fatica ad andare d’accordo.

Giuseppe Conte che è quasi sempre riuscito a mantenere la calma in questi mesi, mostrando a tutti la sua natura pacata e negoziatrice. In una recente conferenza stampa però si “accende” in maniera inconsueta su una domanda sulla Tav, proprio in questi giorni in cui tira “aria di crisi” nel governo giallo-verde che sta faticosamente dibattendo sull’utilità e sulla realizzazione della linea ad alta velocità, pressato anche dalla fretta visto che lunedì 11 marzo scade il termine della pubblicazione dei bandi.

In questo breve video, preso dalla conferenza stampa del 7 marzo 2019, Conte ha una reazione inaspettata alla domanda posta alla fine della conferenza dalla giornalista Claudia Fusani “Si sapeva che sarebbero arrivate le scadenze: perché avete “tirato avanti per otto mesi” per decidere sulla realizzazione o il blocco della Tav?“.

La risposta di Conte si divide in due fasi: nella prima cerca di dare una spiegazione tecnica alla giornalista anche se mostra i primi segnali di nervosismo, poi improvvisamente si innervosisce, mostrando un comportamento leggermente aggressiva, come reazione a una domanda in cui si è sentito “colpito”.

La domanda è apparsa pungente sin da subito ma non troppo difficile da gestire, però dopo qualche secondo di spiegazione tecnica qualcosa ha fatto “scattare” il nostro Presidente del Consiglio, semplice distrazione da parte della giornalista? un’espressione di disappunto o un sorriso beffardo da parte della stessa? Questo non ci è dato saperlo, quello che però possiamo osservare e analizzare è la reazione di Giuseppe Conte in cui il Linguaggio del Corpo ci dà parecchi indizi.

1) Nella prima fase ha una voce tranquilla e inizia a dare una spiegazione della complessità tecnica dell’argomento, i suoi gesti dimostrano apertura con le mani con il palmo aperto verso l’alto ma comincia a dare un primo segnale di disagio con un gesto di “ancoraggio”: con il braccio teso si appoggia al Tavolo cercando stabilità di fronte a una domanda che lo ha colpito.

2) Nella seconda fase notiamo la tensione e il nervosismo di Giuseppe Conte rilevabili da numerosi indizi: i suoi gesti sono più energici, con le mani compie prima un gesto di precisione (col pollice e l’indice che formano un cerchio) per puntualizzare il suo punto di vista alla giornalista e dopo muove la mano a taglia mimando il cosiddetto “colpo d’ascia” che segnala un’affermazione molto decisa. Infine conclude con un gesto di dominanza: muove la mano con il palmo verso il basso per ribadire con fermezza il suo concetto, tale gesto risulta anche funzionale per chiudere velocemente la discussione e non lasciare possibilità di parola all’altro.

Alza il volume della voce che diventa più decisa e aggressiva facendo anche una pausa per caricare di effetto le sue parole, a livello verbale inoltre passa da un un cortese “guardi” a un’espressione più diretta e quasi di sfida: “mi guardi”. In questo momento Conte richiede fermamente l’attenzione della giornalista e la “ingaggia” personalmente.

Anche il volto del premier ci mostra numerosi indizi: il suo sguardo diventa fisso e “duro” verso la giornalista mentre le risponde, la testa è leggermente abbassata come atto di difesa ma anche come preparazione a uno scontro ideale. Sul finire della risposta non guarda la giornalista che ha fatto la domanda “scomoda” per non dare spazio per un’altra domanda, infatti si sente un’altra domanda provenire dal pubblico quando ormai è troppo tardi e il premier è già vicino all’uscita, infatti appena finito di parlare se ne va in fretta e furia uscendo di scena con passo svelto.

In fondo la reazione di Conte a livello umano non ci dovrebbe stupire, siamo esseri umani e capita a tutti di perdere la calma, ma quando questa reazione viene dal nostro serafico Presidente del Consiglio su una domanda specifica e in un momento così delicato potrebbe forse essere un segnale di “aria di crisi” nel governo?

Francesco Di Fant

Il linguaggio assertivo del corpo

 

La varietà umana si può osservare ogni giorno, in particolar modo nelle relazioni interpersonali, luogo di incontro e scontro di personalità, ruoli e maschere. L’equilibrio, come in molte altre cose della vita, è sempre consigliato nel delicato approccio all’altro; a volte non sembra essere facile parlare con qualcuno, specie se incontriamo persone troppo aggressive o passive rispetto al nostro modo di relazionarci con le parole e con il corpo.

Sempre più spesso si sente utilizzare un termine che, fino a non molto tempo fa, era pressoché sconosciuto: assertività. La parola indica un atteggiamento che serve ad affermare in modo fermo, ma non aggressivo, le proprie idee e opinioni in considerazione di quelle altrui.

Prima di capire come essere assertivi con il prossimo, vediamo di comprendere i quattro stili principali della comunicazione umana, elaborati sulla base di due indicatori: trasparenza comunicativa (alta/bassa) e focus (autodiretto/eterodiretto); i quattro stili comunicativi sono: manipolativo, passivo, aggressivo, assertivo.

Gli atteggiamenti menzogneri sono:
l’atteggiamento manipolativo (autodiretto/dissimulativo) si denota per l’obiettivo di nascondere informazioni all’altro o fare un doppio gioco comunicativo per raggiungere i propri scopi; spesso è un comportamento adottato nella vendita e nella negoziazione.

l’atteggiamento passivo (dissimulativo/eterodiretto) tende a evitare il conflitto e i toni violenti, è conciliante, non mostra sicurezza nelle sue idee, che possono cambiare con facilità, spesso rinuncia a esprimere le proprie opinioni in modo deciso, cerca spesso di non prendere responsabilità. Ciò può accadere per paura di offendere, scambiando la sottomissione per educazione e gentilezza, spesso è dovuto al timore di perdere l’approvazione altrui.

Gli atteggiamenti sinceri sono:
l’atteggiamento aggressivo (trasparente/autodiretto) si preoccupa di far prevalere la propria personalità e le proprie idee con forza, prendendo poco in considerazione l’altro che viene visto come un ostacolo; fortemente sollecitatore ascolta poco ed è poco disposto alla negoziazione; a volte questo comportamento può indicare un sentimento di inferiorità nei confronti degli altri che spinge ad anticipare il confronto, oppure un’eccessiva autostima e una conseguente sottovalutazione delle esigenze altrui.

l’atteggiamento assertivo (trasparente/eterodiretto), che prende il considerazione l’altro, sia come rispetto della persona che delle idee, porta avanti le proprie convinzioni in maniera positiva e lascia spazio al dubbio e alla spiegazione da una parte e dall’altra; cercando di trovare un sano equilibrio relazionale e comunicativo. Il corpo ci può dare una mano in questo; possiamo assumere una postura assertiva e rinforzarla con gesti consoni che sono funzionali ed entrare in un rapporto armonioso con l’altro. Per quanto riguarda la voce, usate un tono di media estensione, deciso, caldo, chiaro e a volume medio; è consigliabile strutturare il discorso in modo fluente e senza esitazioni, dare in modo appropriato enfasi e ritmo sulle parole chiave. Il viso dovrebbe esprimersi liberamente assecondando le emozioni; ridere se si è contenti e accigliarsi in caso di collera, la mascella dovrebbe essere rilassata e non si dovrebbe esagerare con espressioni mutevoli e faccette simpatiche. Stabilire il contatto degli occhi è sempre importante; in questo caso bisogna mantenerlo senza fare in modo di imbarazzare l’altro, tenete lo sguardo mobile su tutto il viso e non fissate solamente la zona degli occhi per non sembrare aggressivi. I gesti della mani dovrebbero essere misurati e tenete i palmi aperti e in vista; mantenete il più possibile la testa eretta e state seduti in posizione dritta, né incurvati in avanti, né sdraiati all’indietro, rimanendo comunque rilassati.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Perchè allo stadio si diventa aggressivi?

 

Esiste un concetto in psicologia che prende il nome di “ridefinizione del significato della situazione”, ovvero il contesto può influenzare gli individui al punto da annullare la consapevolezza personale, via via sostituita da comportamenti eteronomici, ovvero guidati da fattori esterni quali l’autorità, i gruppi d’appartenenza e le regole istituzionali.

Col termine “stato eteronomico” si intende un comportamento non basato su scelte autonome, ma imposte dall’esterno. I soggetti etrano in una determinata situazione sociale con un bagaglio comportamentale autonomo, col tempo però la libera scelta diventava sempre più difficile e la maggioranza dei soggetti può spingersi oltre i propri valori per lasciare spazio a una condotta regolata dall’esterno.

Esempi di questo fenomeno possono essere quotidianamente osservati nel tifo da stadio o nel più preoccupante fenomeno delle bande o “gang” giovanili e della psicologia del “branco”, dove la soggettività viene messa in disparte, con un rassererante senso di deresponsabilizzazione, per lasciar spazio a comportamenti impersonali spesso aggressivi.

Come accennato, un luogo tipico in cui l’uomo mostra una particolare regressione è allo stadio; infatti, anche gli uomini adulti adorano i giochi con la palla e scatenano la loro energia e passione sugli spalti. Inoltre, va considerato che gli sport con la palla simboleggiano un ritorno all’attività di caccia praticata dalle tribù primitive; la palla inseguita dai calciatori rappresenterebbe, in questo modo, la preda inseguita dai cacciatori e le squadre rappresentano le diverse “tribù” di appartenenza.

Per questo motivo si vedono uomini e donne di tutte le estrazioni sociali che allo stadio possono temporaneamente “perdere il senno” e mettere in atto comportamenti dettati dalla passione e dall’aggressività, piuttosto che dalla ragione e dal buon senso, come urlare a squarciagola, insultare gli avversari e, nel peggiore dei casi, litigare o venire alle mani con altri tifosi sugli spalti.

 

Tratto e adattato dal libro: “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2014.

 

Braccia incrociate

braccia incrociateStiamo parlando con una persona, la conversazione è amabile, ma a un tratto il nostro interlocutore incrocia le braccia… che cosa succede? Sente freddo? Ѐ offeso per qualcosa? Sta riposando le braccia? Quante volte questi pensieri sono passati per la vostra testa, durante una festa o in qualsiasi altra occasione in cui avete avuto il sospetto che quelle braccia incrociate significassero qualcosa di più?

Incrociare le braccia, a livello istintivo, è un cosiddetto segnale di barriera; vengono usati quando, consciamente o inconsciamente, scatta l’istinto di difesa e si interpongono tra chi ci sta di fronte e il nostro corpo. Gli esempi sono tanti: in guerra si usava uno scudo, in una conversazione sono le braccia a porsi come barriera, in un litigio può essere una sedia, un relatore per difendersi da un pubblico che spaventa può rimanere dietro la cattedra.

Per provare a interpretare il significato delle braccia conserte la prima cosa da fare è verificare la posizione del bacino, se il bacino è portato in avanti durante l’atto di incrociare le braccia, allora è più facile pensare che l’atto sia compiuto con l’intento di stare più comodi, infatti il bacino in avanti fa da appoggio per le braccia che scaricano il peso su di esso e conseguentemente lungo tutte le gambe, in questo caso le spalle dovrebbero naturalmente scendere leggermente verso il basso.
Se invece il bacino non si sposta in avanti e la posizione del nostro interlocutore è piuttosto dritta (o addirittura rigida), in questo caso è lecito pensare che sia un riflesso psicologico di chiusura. In tal caso è utile porre l’attenzione su un paio di aspetti: 1) se sposta il tronco indietro potrebbe essere ancora più forte il sentimento di chiusura che prova in quella situazione, infatti è considerato un accenno alla fuga, 2) poniamo attenzione al momento in cui ha incrociato le braccia, sforziamoci di ricordare cosa abbiamo detto o fatto per provocare quella reazione inconscia ma significativa (e se possibile, proviamo a rimediare!).

A volte, però, questo gesto può assumere anche delle valenze particolari, ad esempio se al termine di un ragionamento una persona incrocia le braccia e abbassa la testa, puntando con lo sguardo fisso in basso sta, in effetti, chiudendosi ma per pensare meglio e facilitare la riflessione, il suo corpo sta momentaneamente trovando rifugio dall’esterno per poter meglio concentrare le energie verso uno specifico pensiero, lo sguardo fisso e in basso taglia fuori dal contatto visivo i nostri interlocutori e cerca un luogo meno dinamico dove riposare lo sguardo e ridurre gli stimoli del mondo circostante (interlocutori compresi).

Un altro esempio può essere quello di incrociare le braccia con le gambe larghe e il mento in alto: questa posa indica aggressività; le braccia sono chiuse per proteggere il busto e prepararsi a un imminente scontro, le gambe comunicano fermezza e il mento superiorità.

Quando entriamo in relazione con qualcuno, i gesti di chiusura tendono a sciogliersi e trasformarsi in segnali di apertura, ad esempio due persone che parlano tra di loro tenendo le braccia incrociate, è probabile che dopo un po’ che parlino tra loro, apriranno progressivamente le braccia per finire in una posizione di apertura. Un facile e veloce metodo per riconoscere delle braccia incrociate per il freddo è far caso alle mani, che in questo caso vanno sempre a finire sotto le ascelle per scaldarsi.

Delle ricerche condotte in America hanno messo in evidenza come effettuare questo gesto porti con sé un doppio problema, oltre che essere considerati meno credibili, è stato effettivamente provato che compromette notevolmente la propria capacità di ascolto e aumenti i pensieri negativi nei confronti dell’interlocutore, quindi state attenti a non incrociare le braccia, a meno che non faccia parte di una vostra strategia comunicativa.

Tratto dal libro: 101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

LEGGEWEB n.19 – Ammansire le belve

 

Ammansire le belve

 

Nella vita professionale o privata può capitare a tutti di incontrare una persona adirata; in pochi attimi i comportamenti consoni a una società civilizzata possono scomparire per lasciare spazio a reazioni e a gesti comandati più dall’istinto che dalla ragione. I motivi della rabbia possono essere i più vari e non sempre si conosce la personalità o il grado di sopportazione delle persone con cui abbiamo a che fare (tanto in un tribunale come in un supermercato).

Può risultare molto utile sapere come affrontare tali atteggiamenti e cercare di ricondurre alla ragione, o almeno calmare, una persona alterata. Cominciamo col dire che bisogna fare attenzione all’abbigliamento della persona in questione e altri piccoli indizi accessori quali il taglio di capelli, anelli, catene e così via; una persona vestita in maniera aggressiva probabilmente sarà più incline all’aggressività.

La prima cosa da fare è tenere le mani e il petto in vista, evitando di incrociare le braccia, mostrando così di essere inoffensivi agli occhi della persona arrabbiata, a tal scopo è utile anche stringere le spalle e abbassare leggermente il mento.

Nell’avvicinarsi all’altro è opportuno adottare un approccio angolato piuttosto che un approccio frontale, questo per evitare che la persona alterata pensi di essere sfidata o fronteggiata in qualche modo; se possibile provate anche a instaurare un contatto fisico, magari toccandola sul braccio o sulla spalla, per farle sentire la vostra presenza fisica oltre che psicologica.

Per quanto riguarda la comunicazione verbale è preferibile parlare a velocità e a volume normali, per non allarmare chi ci sta di fronte, e usare termini con valenza positiva evitando, se possibile, di pronunciare parole negative che potrebbero peggiorare la situazione.

E’ importante anche prestare attenzione ad azioni che possono segnalare una possibile imminente aggressione (stringere i pugni, agitare braccia o gambe, sferrare pugni o calci a oggetti, mordersi le labbra, ripetizione di parole o frasi aggressive o confuse).

In una situazione di pericolo con più persone presenti una buona tattica può essere quella di rimanere immobili per evitare di essere notati, ovviamente solo nel caso in cui le ire non siano rivolte direttamente verso di noi; se una persona alterata si avvicina troppo con fare aggressivo siate sempre pronti a indietreggiare stabilendo una distanza di sicurezza adeguata.

Per concludere ritengo utile mettere in luce anche un paio di comportamenti da evitare il più possibile quando si fronteggia, volenti o nolenti, qualcuno arrabbiato: non è saggio fissare negli occhi una persona arrabbiata, anche se può essere utile per controllare le sue reazioni, poiché tale gesto viene spesso interpretato come una sfida. Allo stesso modo bisognerebbe evitare di bloccare le braccia e – in generale – i movimenti dell’altro quando non strettamente necessario: infatti, tale costrizione in una situazione concitata potrebbe portare a un aumento dell’aggressività.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/ammansire-le-belve-10567.html

 

LEGGEWEB n.18 – Riconoscere l’aggressore: segnali non verbali e vie di fuga

 

La prevenzione attraverso il muto linguaggio del corpo

 

A tutti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di provare questa strana sensazione che porta a far scattare un campanello d’allarme e ad attivare la nostra attenzione e indurci in uno stato di tensione più o meno palpabile.

Per comprendere a livello razionale cosa generi tale inconscia apprensione nei confronti di qualcuno, e in particolare come forma di prevenzione di reati come lo stalking e la violenza sulle donne, ritengo utile dare dei consigli per individuare una probabile persona sospetta o sul punto di commettere un reato.

A tale proposito mi trovo a scrivere del tema del mio intervento al Convegno itinerante “Lo stalking e la violenza sulle donne”, recentemente tenutosi a Palermo, con l’intento di formare e informare più persone possibile anche attraverso questo articolo.

La prima dimensione da tenere in considerazione è la tensione, è utile riconoscere i segnali che caratterizzano questa attivazione fisiologica, che spesso precede un atto criminoso, che sono: gesti di manipolazione (toccarsi il viso, sfregarsi le mani), uno sguardo “anomalo”, agitazione a livello delle braccia o delle gambe, mordersi le labbra.

Bisogna inoltre considerare che spesso una persona che voglia commettere un reato in pubblico mostri segnali legati alla furtività, come avere il volto coperto o parzialmente nascosto, tenere il mento basso per non mostrare il viso o guardarsi attorno per verificare se ci sono testimoni o forze dell’ordine.

Per quanto riguarda un attacco violento, esso è spesso preceduto da manifestazioni tipiche della rabbia, esse sono: pugni stretti, rigonfiamento della mascella e denti stretti, labbra strette con forza, narici dilatate, sguardo tagliente e sopracciglia ravvicinate come a formare una “v”.

In relazione agli assalti di natura sessuale, l’assalitore tende a mostrare la sua eccitazione attraverso alcuni segnali corporei, quali il contatto con la zona inguinale, uno sguardo persistente, leccarsi o mordersi labbra, tenere la bocca leggermente aperta, narici e pupille dilatate.

Una forma di prevenzione, in particolar modo rivolta alle donne, può essere attuata in diversi modi: in primo luogo è bene, qualora si sospetti di qualcuno nelle vicinanze, non alimentare il desiderio evitando il contatto visivo e coprendo le zone scoperte del corpo cercando di allontanarsi; un altro modo è quello di usare il telefono come deterrente parlando con qualcuno o contattando le forze dell’ordine, è comunque utile far finta di telefonare qualora non ci fosse campo.

Nel malaugurato caso in cui si entri a contatto con l’aggressore eventuali reazioni vanno inquadrate sulla direttrice fuga-attacco. Fuggire è di gran lunga il modo più efficace per sfuggire ad un attacco, è utile andare in un luogo affollato camminando o correndo e, all’occorrenza, urlando per attirare l’attenzione. In caso ci si trovi alle strette è possibile provare a liberarsi urlando e attaccando con mezzi propri (come lo spray al peperoncino) o impropri (oggetti contundenti come una scarpa, un telefono o una chiave) e cercare al più presto una via di fuga.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/la-prevenzione-attraverso-il-muto-linguaggio-del-corpo-10398.html

 

PASSIVITA’ E AGGRESSIVITA’ NELLA CNV – LIE TO MANA’ (5 luglio 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Stefania Lillo, Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi si parla di come riconoscere i segnali corporei della passività e dell’aggressività! – 5 luglio 2013




Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LINGUAGGIO DEL CORPO PASSIVO E AGGRESSIVO – “Chiamate Paperoga!” 22 ottobre 2012 (ELLE RADIO)

Collegamento telefonico come esperto di Linguaggio del Corpo nella trasmissione “Chiamate Paperoga!” condotta da Paolo Di Censo e Valeria Biotti su ELLE RADIO FM 88.100 (www.elleradio.it) – Oggi si parla dei segnali di passività e aggressività nel linguagio del corpo!



Buon ascolto! 🙂