METTERE UN BUGIARDO SOTTO PRESSIONE – LIE TO MANA’ (29 marzo 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Stefania Lillo, Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi si parla di come mettere un (presunto) bugiardo sotto pressione! – 29 marzo 2013




Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGGEWEB n.9 – “Al lupo! Al lupo!” 5 situazioni che non rendono la vita facile al bugiardo

 

“Al lupo! Al lupo!” – 5 situazioni che non rendono la vita facile al bugiardo

 

La linea rossa che divide la verità dalla bugia può essere davvero sottile: tutti mentiamo e non sempre è opportuno svelare le bugie, specie quelle dette, come si suol dire, a “fin di bene”.

A volte, però, smascherare chi mente diviene necessario. Nel coprire la verità può capitare che alcuni elementi sfuggano al controllo del simulatore: lo stress collegato alla paura, per esempio, può far arrivare il bugiardo al “punto di rottura”, minando le fondamenta del suo castello di bugie.

Le ricerche di Paul Ekman, noto psicologo americano, possono aiutarci a mettere in luce proprio quelle circostanze in cui è più facile che il bugiardo si tradisca e la verità venga finalmente a galla.

Qui di seguito, ecco alcuni momenti che non rendono la vita facile al bugiardo:

1) Quando la persona che mente sa di avere di fronte una persona in grado di poterla smascherare: se il bugiardo sa di avere di fronte un professionista nell’individuare le bugie, come un ufficiale di polizia, un avvocato o uno psicologo, potrebbe avere difficoltà a gestire il proprio corpo in relazione alle proprie parole, in virtù della maggiore paura che dovrebbe provare.

2) Quando chi mente non è abituato a mentire: le esperienze passate e l’uso della menzogna nella vita quotidiana possono essere un elemento importante; chi è poco “allenato all’arte del mentire”, infatti, può trovare difficoltà a dover reggere l’impianto della propria bugia.

3) Quando chi mente sa che in gioco c’è qualcosa di valore: il fatto di sapere che la posta in gioco è alta può aumentare il livello di tensione, con le conseguenze intuibili.

4) Quando chi mente sa che, se scoperto, corre il rischio di essere punito severamente: situazione non testabile in laboratorio per ovvi motivi, è chiaro che se il bugiardo è consapevole di poter incorrere in punizioni nel caso venisse scoperto, ciò determinerebbe l’innalzamento della sua tensione.

5) Infine, quando chi mente è un rinomato bugiardo: chi grida troppo spesso “Al lupo! Al lupo!” in genere non viene creduto nel momento in cui racconta la verità. Una serie di condizionamenti psicologici e sociali fanno sì che questi individui debbano impegnarsi di più per essere creduti anche in circostanze apparentemente normali.


Dott. Francesco Di Fant
, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/al-lupo-al-lupo-5-situazioni-che-non-rendono-la-vita-facile-al-bugiardo-5174.html

 

LEGGEWEB n.6 – Voce e parole del bugiardo

 

Voce e parole del bugiardo

 

Il motto “dire la verità è sempre la cosa migliore” viene contraddetto dalla naturale tendenza dell’uomo a raccontare bugie, siano esse perniciose o a fin di bene.

Infatti, si stima che in media una persona dica cinque bugie al giorno.

Molte bugie sono dette a fin di bene e rientrano in una quota “naturale” che serve al mantenimento della pace sociale con gli altri individui; al netto di questo, però, per molti professionisti può essere utileaffinare la propria capacità ‘investigativa’.

Diamo qualche consiglio su come sia possibile scovare una menzogna prendendo in esame la voce (aspetto “paraverbale”della Comunicazione Non Verbale) e, in secondo luogo, le stesse parole pronunciate (analisi del discorso).

Evidenti alterazioni della voce, ad esempio, possono essere un indizio della presenza di una bugia: un cambio nel ritmo, nel tono o nel volume della voce possono comunicarci uno stato di tensione o qualcosa di più.

Altri piccoli dettagli – come false partenze, parole balbettate o masticate – possono rivelare argomenti scomodi, anche silenzi prolungati o pause sospette possono essere un segnale che si è toccato qualche nervo scoperto nel discorso.

Per quel che riguarda l’uso di determinate parole piuttosto che altre, è utile far notare che chi dice una bugia spesso racconta una storia asciutta, priva o con pochi dettagli; questo avviene principalmente per il timore di non riuscire a ricostruire la menzogna nel caso di domande incrociate o in un successivo racconto a distanza di tempo.

Attenti, inoltre, a quegli aggettivi o a quelle espressioni che sembrano prendere le distanze da persone, oggetti o situazioni; ad esempio “non conosco quella donna” o “si diceva che…”, questo modo di scaricare la responsabilità è un possibile indiziodella paura di essere coinvolti, in maniera conscia o meno, in situazioni che si ritengono pericolose.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/voce-e-parole-del-bugiardo-2739.html