Marie Forleo: il Linguaggio del Corpo al femminile – CoachMag n.37

 

Torna sulle pagine di CoachMag l’analisi del Linguaggio del Corpo di Coach famosi, in questo numero parliamo di Marie Forleo, eclettica Coach americana dalle molte passioni. Marie, infatti, è ballerina professionista, life Coach, motivational speaker, autrice e conduttrice del web show “Marie TV” e fondatrice della scuola online di business e sviluppo personale “Marie Forleo’s International B-school”.

Esistono numerosi video di Marie Forleo su internet, a partire dal suo canale web “Marie TV” fino ai tantissimi video presenti su Youtube. E’ spesso ospite di noti programmi televisivi americani e la conduttrice Oprah Winfrey l’ha definita “una leader di pensiero della prossima generazione”.

 

ENERGIA E GESTUALITA’ AL FEMMINILE:

A prima vista Forleo appare subito come una persona energica e solare, che sa mettere gli altri a proprio agio regalando spesso il suo ampio sorriso a chi la guarda, risulta molto comunicativa con una spiccata espressività facciale e una ricca gestualità, elementi peraltro tipici del linguaggio del corpo femminile…

(Continua su COACHMAG n.37 con l’analisi di energia, femminilità, accoglienza e incisività di Marie Forleo –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.37, Anno 9, Gennaio 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Riconosci il tuo coach grazie al linguaggio del corpo – COACHMAG n.36

 

Trovare un Coach che faccia al caso nostro non è un’operazione scontata, i Coach professionisti si differenziano per caratteristiche personali, preparazione e tecniche utilizzate con i Coachee. Un Coach che sia valido per noi è un po’ come un buon paio di scarpe, per calzare bene devono essere su misura.

Come ogni relazione, l’incontro perfetto tra Coachee e Coach passa attraverso la comunicazione, anche quella non verbale; infatti il corpo comunica in maniera sia consapevole che inconsapevole veicolando la maggior parte del significato del nostro comportamento.

 

Il Linguaggio del Corpo può darci utili indicazioni su come interpretare le caratteristiche del Coach che abbiamo di fronte e capire se è quello “giusto” per noi.

Andiamo ad analizzare alcuni elementi con cui proveremo a definire l’immagine e il comportamento di un Coach “ideale”, tenendo bene in mente che non esiste un modello assoluto di perfezione ma solo diversi tipi di Coach e di tecniche di Coaching.

Innanzitutto un buon Coach dovrebbe manifestarci apertura attraverso l’uso di posture del corpo aperte, evitando di tenere gli arti incrociati; è anche utile verificare che abbia le varie parti del corpo (gambe, busto e testa) rivolte verso di noi…

(Continua su COACHMAG n.36 con l’analisi di apertura, energia, fiducia e flessibilità del Coach più “giusto” per noi –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.36, Anno 8, Novembre 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Il Linguaggio del Corpo di Anthony Robbins – COACHMAG n.35

 

L’analisi del Linguaggio del Corpo di un Coach può aiutare a comprenderne meglio il carattere e, in generale, il modo di interagire attraverso il suo corpo con i Coachee e con gli altri.
Questo articolo è il primo di una serie di analisi dedicate ai Coach più famosi, l’intento è quello di tracciare un disegno comprensibile delle diverse personalità, delle tecniche utilizzate e del loro efficace comportamento non verbale.

In questa occasione la lente del Linguaggio del Corpo è puntata su uno dei più famosi Coach a livello internazionale: Anthony Robbins. Il famosissimo Coach californiano ha ispirato diverse migliaia di persone con i suoi programmi e i suoi seminari, in molti hanno deciso di intraprendere la strada del Coaching come professione dopo averlo incontrato.

Per poter comprendere meglio le caratteristiche e la personalità di “Tony” Robbins ho esaminato il documentario I am not your guru (“Non sono il tuo guru”) in cui il famoso Coach viene filmato durante il suo seminario annuale più famoso chiamato Date with Destiny (“Appuntamento col Destino”) a cui partecipano circa 2500 persone da 70 paesi diversi.

 

L’ENERGIA:

L’aspetto che più colpisce di Tony Robbins è l’incredibile energia che riesce a trasmettere agli altri attraverso il suo corpo e le sue parole; questa energia è trasmessa con i suoi movimenti sicuri sul palco e in mezzo al pubblico. Compie gesti energici e ampi con le mani, per essere visibile da tutta la platea…

(Continua su COACHMAG n.35 con l’analisi di energia, sicurezza, voce e contatto di Tony Robbins –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.35, Anno 8, Settembre 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Diventare esperti di Linguaggio del Corpo – COACHMAG n.34

 

La Comunicazione Non Verbale – o Linguaggio del Corpo – è una disciplina relativamente nuova in Italia che sta suscitando sempre maggior interesse nei professionisti, come strumento di lavoro, e nelle persone interessate a migliorare i propri rapporti, e migliorarsi, con questa disciplina che mira a una maggiore comprensione dell’altro e di noi stessi.

Mi capita di ricevere delle e-mail con richieste di informazioni da parte di persone che vorrebbero intraprendere lo studio del Linguaggio del Corpo con l’obiettivo di diventare esperti e, eventualmente, formatori della disciplina.

Come orientare la bussola con una scelta del genere? Quali sono i giusti ingredienti per diventare un buon esperto della Comunicazione Non Verbale?

 

STUDI ED ESPERIENZE:

Esistono studi e corsi di laurea che possono aiutare nella formazione di un futuro esperto, ad esempio Psicologia, Scienze della Comunicazione (la mia scelta universitaria), Scienze della Formazione e studi di tipo medico-sanitario (medicina, fisioterapia, osteopatia, ecc.)…

(Continua su COACHMAG n.34 con altri consigli su Studi ed esperienze, Competenze e abilità professionali –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.34, Anno 8, Luglio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Coaching: come trovare clienti con il Linguaggio del Corpo – COACHMAG n.33

 

Per tutti i Coach, sia quelli alle prime armi che i più esperti, esistono diverse strategie da mettere in atto per far crescere la propria clientela: c’è chi li cerca attivamente e chi si fa cercare, chi punta sui privati e chi su aziende e organizzazioni, chi lo fa con molta pubblicità e chi più in sordina. A qualunque di queste categorie di “cercatori di clienti” voi apparteniate, prima o poi dovrete incontrare i potenziali clienti per convincerli ad affidarsi a voi e alla vostra professionalità.

Tra i vari strumenti di comunicazione che dovrebbero essere presenti nel bagaglio di conoscenze del Coach c’è n’è uno di fondamentale importanza per esser convincenti, apparire affidabili e guadagnare la fiducia dei potenziali clienti: l’uso efficace del proprio Linguaggio del Corpo nelle sue componenti Non Verbali e Paraverbali.

 

POSTURA E VOCE:

In presenza di uno o più potenziali clienti è bene avere una postura rilassata ma composta e mantenere il più possibile la testa eretta per comunicare apertura e schiettezza, è buona norma anche inclinare leggermente la testa in fase di ascolto per mostrare attenzione e interesse verso l’altro…

(Continua su COACHMAG n.33 con altri consigli su Postura, Voce, Mimica e Gestualità –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.33, Anno 8, Maggio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Luci e ombre del Network della CNV in Italia – COACHMAG n.32

 

Il Networking è la capacità di “fare rete”, di creare proficue relazioni sociali personali e professionali. In particolare il Business Networking è la capacità di creare una rete di relazioni professionali (fornitori, clienti e stakeholders in generale) che aumenti la quantità e la qualità del nostro e altrui lavoro.

Noi italiani, nonostante i nostri molti difetti, siamo universalmente riconosciuti come i migliori al mondo nel creare relazioni personali e lavorative con altre persone, come se avessimo nel nostro DNA una naturale propensione alla relazione, alla collaborazione e alla crescita comune.

 

LE DIFFICOLTÀ DI FARE NETWORK

Nonostante questa abilità, in Italia gli esperti di Linguaggio del Corpo hanno ancora difficoltà a creare una comunità e a lavorare insieme in progetti di ampio respiro.
A mio avviso questo è dovuto a diversi fattori:

1) In Italia ci sono ancora pochi veri esperti in questa disciplina e ancora si è lontani dal generare una “massa critica” sufficiente a generare circuiti virtuosi di lavoro;

2) Nel nostro paese si vive ancora une certa diffidenza verso il Linguaggio del Corpo, c’è diffidenza da parte del grande pubblico ma anche tra esperti di Comunicazione Non Verbale (data dal fatto che ancora non esistono percorsi ufficiali e strutturati che diano una vera garanzia di professionalità per chi studia in questo settore);

3) Gli esperti di CNV spesso lavorano da soli, la tipologia del lavoro, in particolare l’attività di analisi, ci porta spesso a svolgere la nostre mansioni in solitaria, da qui un’abitudine a lavorare per conto proprio, a essere un po’ dei “lupi solitari”. Inoltre molto spesso gli esperti di Comunicazione Non Verbale sono liberi professionisti che hanno il loro “core business” in attività diverse dal Linguaggio del Corpo (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, psicanalisti criminologi, comunicatori e coach) e questo li porta a prestare maggiore attenzione al proprio percorso professionale piuttosto che impiegare tempo, risorse ed energie nel cercare collaborazioni e creare reti lavorative sui temi della CNV.

 

LE POSSIBILITÀ DI FARE NETWORK OGGI E DOMANI

Solitamente gli esperti di Linguaggio del Corpo riescono a creare dei network con altri professionisti diversi da loro. Essi integrano il lavoro con competenze differenti in eventi, seminari, laboratori, corsi di formazione e master universitari insieme a psicologi, criminologi, coach e così via.

È possibile incrementare le possibilità di formare reti lavorative creando spazi comuni d’incontro per gli addetti alla Comunicazione Non Verbale. Oggi questi spazi d’incontro esistono solo in forma virtuale attraverso internet e i social network (siti, blog, gruppi, pagine e singoli profili social) e sarebbe sicuramente un passo avanti riuscire a creare degli incontri reali (congressi, convegni, eventi a tema) per permettere ai vari professionisti di incontrarsi di persona e superare piccoli e grandi dubbi e diffidenze per lasciare spazio a una reale conoscenza dell’altro.

La creazione di eventi concreti per questa disciplina porterebbe con sé diversi vantaggi: sicuramente permetterebbe un virtuoso scambio di competenze che al momento, di fatto, non esiste affatto. Inoltre si potrebbe anche toccare con mano le differenti professionalità, gli orientamenti e le particolarità che portano con sé i diversi esperti di CNV, i quali spesso provengono da percorsi di studi ed esperienze difformi. Questo potrebbe innescare un meccanismo per il quale la diversità non venga più vista come ostacolo ma come risorsa, infatti le squadre vincenti hanno al loro interno sempre ruoli e funzioni differenti proprio per completare le conoscenze e il lavoro degli altri e raggiungere con più facilità gli obiettivi preposti.

 

Tirando le somme, al giorno d’oggi nell’ambito della CNV i veri grandi ostacoli sono pochi ma opprimenti, è importante superare la diffidenza reciproca tra esperti, riuscire a creare eventi dedicati e riuscire a dipanare la matassa di proposte e percorsi per una corretta formazione sulla CNV per riuscire a essere più trasparenti e, di conseguenza, più affidabili.
C’è ancora molto lavoro da fare in Italia per creare una cultura del networking del Linguaggio del Corpo, però è importante rimanere fiduciosi vista la natura e le conoscenze insite in questa disciplina che portano con loro potenzialità di relazione davvero elevate. Come già detto, siamo italiani e abbiamo un grande potenziale per creare network personali e professionali di grande valore.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.32, Anno 8, Marzo 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

Linguaggio del Corpo: gli errori da evitare nel Coaching – COACHMAG n.31

 

Emozioni, sentimenti e stati d’animo sono rivelabili dalle espressioni facciali e dal comportamento gestuale, riuscire a leggerli in tempo e gestirli è importante per assicurare una buona riuscita di una sessione di Coaching.

Un Coach che miri a far bene il proprio lavoro e a mantenere una relazione di qualità col proprio Coachee dovrebbe saper gestire il proprio Linguaggio del Corpo e riuscire a leggere efficacemente quello altrui.

Per raggiungere l’eccellenza si dovrebbero evitare alcuni errori comuni. Uno dei primi in cui solitamente si incorre è quello di pensare che la Comunicazione Non Verbale sia sempre efficace al 100%. La CNV, pur essendo uno strumento potente, non è una bacchetta magica; migliora la comunicazione ma non è detto che ci garantisca il risultato prefissato senza opportune precauzioni e la capacità di comprendere il contesto comunicativo. Ci sono due categorie di errori che si possono commettere nell’uso della Comunicazione Non Verbale: quelli in cui si incorre nell’applicazione attiva del linguaggio del corpo e quelli che ricadono nell’osservazione della CNV altrui.

 

USARE ATTIVAMENTE LA CNV:

Durante una sessione di Coaching si usa spesso il corpo come strumento di comunicazione attiva con il Coachee. Un errore comune è quello di non prestare adeguata attenzione all’uso del Linguaggio Paraverbale, questo avviene quando si pone troppa attenzione nella gestione e nel controllo dei movimenti e dei gesti effettuati col proprio corpo, in questo caso l’uso corretto della voce come strumento comunicativo di valore può passare in secondo piano.

Ad esempio si può usare un tono di voce troppo alto per far arrivare i nostri messaggi, oppure può capitare di parlare troppo in fretta per timore che il tempo di una sessione non basti a raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo caso è bene rendersi conto quanto prima di questo tipo di errori e riallineare il proprio strumento vocale a favore del Coachee, permettendogli di seguirvi al meglio anche attraverso l’uso della vostra voce.

Un altro errore tipico è quello di non differenziare il proprio Linguaggio del Corpo per adeguarlo allo stile comunicativo del Coachee. Il proprio stile comunicativo e, di conseguenza, la propria Comunicazione Non Verbale dovrebbero essere flessibili e capaci di adeguarsi alla situazione comunicativa e alle persone che abbiamo di fronte.

Senza questa flessibilità ci si muove e si gesticola in maniera prefissata prestando poca attenzione a elementi che dovrebbero aiutare nell’allineamento della comunicazione come il Mirroring (verbale, paravebrale e non verbale), una corretta alternanza di gesti circolari (inclusivi) e lineari (direttivi) e un’attenta verifica dell’impatto della nostra comunicazione e del feedback che si riceve da parte del Coachee.

 

OSSERVARE LA CNV ALTRUI:

L’altra categoria di errori da evitare nel Linguaggio del Corpo avviene durante l’osservazione della Comunicazione Non Verbale altrui. In questo caso esistono tre diversi errori d’interpretazione piuttosto comuni: l’effetto Brokaw, l’effetto Otello e l’effetto Pigmalione.

L’EFFETTO BROKAW

L’effetto Brokaw consiste nel voler riconoscere l’intenzione dietro il comportamento altrui basandosi su alcuni parametri fissi e rigidi; senza tenere in alcuna considerazione il contesto, le caratteristiche individuali dell’altra persona e altri possibili fattori (sociali, ambientali, culturali).

L’EFFETTO OTELLO

L’effetto Otello si verifica quando un’analisi parziale o incompleta di alcuni elementi si sposa con un pregiudizio negativo, arrivando così a una conclusione errata. Tale effetto prende il nome dal protagonista della omonima tragedia di Shakespeare, il quale uccide l’amata Desdemona accecato dalla gelosia e dal pregiudizio, confondendo la paura di non essere creduta di Desdemona con la paura legata alla menzogna.

L’EFFETTO PIGMALIONE

L’effetto Pigmalione, infine, avviene quando un pregiudizio positivo ci porta a distorcere la realtà delle cose, creando degli effetti controproducenti nella relazione tra le persone. E’ esattamente l’opposto dell’effetto Otello, in questo caso si tende a essere troppo buoni con il soggetto osservato e si attivano dei filtri logici e percettivi che spingono a giustificare eccessivamente l’altro o a fingere di non vedere eventuali atteggiamenti negativi.

Se vi capita di incappare in qualcuno degli errori fin qui illustrati, non preoccupatevi troppo. Con la giusta dose di attenzione e di pazienza tutti possiamo migliorare; infatti gli errori possono aiutarci a crescere e a perfezionarci giorno dopo giorno.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.31, Anno 8, Gennaio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

L’uso del Linguaggio del Corpo nella sessione di Coaching – COACHMAG n.30

 

In una sessione di Coaching è di fondamentale importanza saper comunicare bene con chi abbiamo di fronte, un buon Coach dovrebbe riuscire a comunicare al meglio delle sue possibilità, usando anche la Comunicazione Non Verbale che può risultare una valida alleata sia per trasmettere al meglio i nostri messaggi che per comprendere stati d’animo ed emozioni provate dagli altri.

Per un coach una cosa importante da considerare è il suo ruolo, egli deve dimostrare sicurezza e infonderla nell’altro o il suo impatto sarà ridotto rispetto alle aspettative. Come si può dimostrare sicurezza attraverso il Linguaggio del Corpo? Ci sono alcune semplici regole da seguire per non sbagliare durante una sessione di Coaching, prendiamole in esame una per una.

1) Usare il contatto fisico per manifestare apprezzamento: un buon Coach sa che per essere davvero incisivo dovrebbe far sentire al coachee la sua presenza non solo in termini psicologici ma anche fisici, per questo motivo è utile cercare un contatto fisico nei primi minuti della sessione. Oltre alla rituale stretta di mano sarebbe bene che il Coach instauri un contatto fisico con l’altro, magari toccando la spalla o la parte superiore del braccio (zone considerate di “libero accesso” anche da parte di persone con cui non si è in particolare confidenza).

2) Non incrociare le braccia o le gambe: stare con le gambe o le braccia incrociate non significa necessariamente essere in una posizione di chiusura, infatti può anche essere una posizione di riposo; per evitare incomprensioni tuttavia è meglio che il Coach abbia sempre posture del corpo aperte che dimostrino al coachee la sua disponibilità al rapporto e alla comunicazione.

3) Sorridere: il sorriso è il più antico segnale umano per dimostrare mancanza di aggressività, anche i primati e molti altri animali usano il sorriso (o particolari variazioni di esso) per comunicare ad altri membri della stessa specie la volontà di non aggredire l’altro e di cercare una convivenza pacifica. E’ stato studiato che il nostro cervello elabora la presenza o meno del sorriso su un volto in tempi velocissimi, più veloci di tutte le altre strategie di riconoscimento che il nostro cervello mette in atto.

4) Avere un’immagine curata: non serve scomodare la disciplina della vestemica per capire che “l’abito fa il monaco”, la nostra immagine infatti trasmette un’idea di ciò che siamo e di come ci poniamo. Curare la propria immagine e scegliere indumenti e accessori che siano consoni con il ruolo di Coach è importante per comunicare professionalità e rispetto per sé e per gli altri. Infatti come diceva Oscar Wilde “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”.

5) Usare una stretta di mano decisa: la stretta di mano è il primo contatto fisico tra due persone, per dimostrare sicurezza bisognerebbe effettuare una stretta di mano decisa che trasmetta energia e voglia di mettere tale energia, fisica e mentale, a disposizione dell’altro. E’ utile trovare la giusta misura nella forza impiegata, una mano molla non ispira sicurezza ma una stretta di mano troppo potente potrebbe infastidire l’altro, che si trova a dover sfuggire a tale morsa. Inoltre una stretta di mano troppo forte potrebbe comunicare arroganza e la volontà di prevaricare l’altro.

6) Schiena dritta e spalle indietro: tenere una postura diritta segnala la presenza di energia fisica e mentale. Infatti quando ci si sente tristi o depressi tale postura è difficilmente raggiungibile poiché la stanchezza mentale viene espressa dal nostro corpo attraverso posture che segnalano debolezza, ad esempio tenendo la schiena curva e le spalle abbassate con la testa leggermente in avanti.

7) Mantenere mento e sguardo dritti: la posizione della testa comunica atteggiamenti diversi, stare con il mento alzato può segnalare arroganza e sfida, si lascia scoperta la delicata zona della gola a segnalare che non si teme un attacco altrui. Stare col mento abbassato, al contrario, comunica difesa o timidezza, segnalando il timore di venire attaccati. E’ bene rimanere con il mento in posizione dritta mantenendo lo sguardo sull’altro, questa postura equilibrata dimostra la volontà di incontrare l’altro sullo stesso piano, senza mostrare segnali di difesa o di attacco.

8) Tenere le mani in vista: nascondere le mani dalla vista altrui può venire interpretato come la volontà di non voler mostrare qualcosa per paura o timidezza, per comunicare sicurezza e fiducia è buona norma tenere le mani in vista.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.30, Anno 7, Novembre 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

La formazione sul Linguaggio del Corpo in Italia (e in Europa) – COACHMAG n.29

 

Nei paesi anglosassoni, specialmente nell’America del Nord, la Comunicazione Non Verbale da decenni viene considerata una disciplina pienamente accettata nel mondo accademico e aziendale.

Basti pensare che le più importanti ricerche sul Linguaggio del Corpo arrivano da università e ricercatori oltreoceano e che negli USA la composizione dei giurati in un processo (l’equivalente della Corte d’Assise qui in Italia) viene valutata anche da esperti del Linguaggio del Corpo che devono esprimersi sull’adeguatezza o meno dei giurati.

In Europa, così come in Italia, questa disciplina fa ancora fatica a essere compresa del tutto e inclusa nei programmi di formazione e nelle pratiche aziendali, questo è probabilmente dovuto all’orientamento “classico” del vecchio continente in cui il sapere è spesso legato a una visione tradizionale che lascia poco spazio alle innovazioni e a orientamenti più pragmatici e al passo coi tempi.

E’ sufficiente osservare un qualsiasi programma di un liceo o di un corso universitario per capire quanto sia arretrato il nostro sistema educativo che lascia ai ragazzi un grande bagaglio di teoria ma ben poca pratica.

Per quanto riguarda l’Italia la Comunicazione Non Verbale soffre allo stesso modo di una certa diffidenza e di diverse “alzate di scudi”. Per questo motivo al momento non esiste una formazione strutturata e riconosciuta dallo Stato per il Linguaggio del Corpo, esistono alcuni corsi e dei percorsi simili a master brevi grazie all’impegno e allo sforzo di pochi professionisti, tali corsi però sono difficilmente riconosciuti a un livello “ufficiale”.

In questo attuale panorama da “fai da te” chi desidera conoscere e approfondire questa disciplina deve spesso ricorrere al metodo da autodidatta, con il rischio di confondersi le idee piuttosto che di imparare. Diventa quindi importante avere un corretto orientamento sugli strumenti più utili e sulle scienze e discipline che afferiscono alla Comunicazione Non Verbale.

STRUMENTI:
Attualmente gli strumenti più utili per l’analisi del linguaggio del corpo sono due: il metodo F.A.C.S. e il metodo B.C.S.
Il metodo F.A.C.S. (acronimo di Facial Action Coding System) è un metodo universalmente riconosciuto creato da Ekman e Friesen nel 1978, l’ultima versione è aggiornata al 2002 (Ekman, Friesen e Hager). Questo metodo consiste nella suddivisione dei movimenti dei muscoli facciali in unità codificate (Action Unit) a cui segue una decodifica (tecniche EMFACS e FACSAID) che associa tali movimenti alle 6 emozioni di base. Esiste anche una versione del FACS dedicata all’analisi delle espressioni dei neonati chiamata BabyFACS.
Il metodo B.C.S. (acronimo di Body Coding System – Dael, Mortillaro e Scherer, 2012) è una tecnica di analisi del comportamento motorio gestuale che analizza le espressioni non verbali di tutto il corpo attraverso i gesti e i movimenti, suddividendoli in unità di codifica come nel FACS. Esiste anche una variante del BCS denominata BAP che è focalizzata sulle posture statiche del corpo piuttosto che sul movimento di esso.

SCIENZE E DISCIPLINE:
In aggiunta agli strumenti citati è importante essere formati in diverse discipline, tra cui la comunicazione in generale, la psicologia (con particolare attenzione alla psicologia delle emozioni), l’etologia (partendo da Darwin fino ad arrivare a un altro imperdibile maestro come Desmond Morris), l’anatomia dell’apparato locomotore (utilissima l’opera di Michel Dofour, semplice e completa, ricca di immagini e di facile consultazione). Andrebbero acquisite anche nozioni in aree come le neuroscienze, la sociologia, la biologia e la fisiologia umana.

MENZOGNA:
Un argomento “forte” nel linguaggio del corpo è il riconoscimento della menzogna e dei suoi meccanismi psicologici. Per questo tipo di formazione, come per il resto della disciplina non esistono corsi ufficiali al momento ma esiste una vasta letteratura su cui poter approfondire l’argomento (esiste una vasta letteratura in lingua inglese, consigliatissimi i libri di Paul Ekman tradotti in italiano,).

ALLENAMENTO:
Concludendo è doveroso ricordare che l’efficacia della formazione della Comunicazione Non Verbale passa sia dalla teoria che dalla pratica, per perfezionarsi in questa disciplina occorre molto allenamento: osservate le altre persone, provate a guardare la tv senza volume, cercate di scoprire le piccole e grandi menzogne intorno a voi e, di non minore importanza, allenatevi a usare il vostro corpo come uno strumento di comunicazione attiva ed efficace.
Francesco Di Fant
Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.29, Anno 7, Settembre 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Linguaggio del Corpo (ma non avete mai osato chiedere) – COACHMAG n.28

– ovvero come sfatare i luoghi comuni errati nel Linguaggio del Corpo –

 

Quante volte avete letto un articolo sul Linguaggio del Corpo scoprendo consigli per osservare il movimento altrui e comprenderne emozioni e intenzioni? A volte la disciplina del Linguaggio del Corpo (o Comunicazione Non Verbale) non viene trattata e approfondita con il rigore e la scientificità necessaria per un corpus di studi che comprende nozioni di biologia, etologia, neuroscienze, psicologia, sociologia e comunicazione (solo per citare le principali scienze e discipline prese in considerazione).
A volte si leggono nozioni sul Linguaggio del Corpo che non sempre risultano corrette o, nel migliore dei casi, applicabili in tutte le situazioni comunicative. Andiamo quindi a sfatare tali luoghi comuni errati che vengono proposti con più frequenza negli articoli di varie riviste.

 

GESTI DI CHIUSURA:
Il primo luogo comune da sfatare è quello per cui chi tiene le braccia incrociate segnala sempre chisura rispetto agli altri, questo può essere vero ma non sempre. Le braccia vengono messe in posizione incorciata anche per riposare, in particolare quando la postura del corpo è rilassata e il bacino è leggermente spostato in avanti a reggere il peso delle braccia.

 

MANI E MANIPOLATORI:
Un altro segnale del corpo che viene spesso spacciato come universale è quello dei gesti manipolatori. L’azione di auto-contatto del corpo (toccarsi il viso, un braccio, la nuca, ecc.) viene spesso indicata come sinonimo di tensione e disagio e viene spesso citata come indizio di menzogna. Questo è vero solo in parte, infatti i gesti manipolatori possono anche essere presenti in altre situazioni, come in momenti di noia, di estremo agio e come forma di auto-carezza quando si è da soli.
Un’altra indicazione scorretta è quella per cui chi mette le mani dietro la schiena ha qualcosa da nascondere o mostra scarsa disponibilità alla comunicazione, tale gesto infatti può anche indicare rispetto verso l’altro (es. gerachie formali o informali, come nell’esercito o nel rapporto maestro-alunno) o venire usato per assumere una postura composta in particolari situazioni formali (es. cerimonie, riti di vario genere).

 

CONTATTO FISICO:
Altre indicazioni scorrette che sono spesso presenti nella divulgazione di basso livello sono relative al contatto fisico. Viene spesso detto che una persona che cerca il contatto fisico con l’altro dimostri sicurezza e apertura comunicativa, questo però non è sempre vero. Una persona che tocca continuamente il suo interlocutore dimostra spesso insicurezza, in questo caso il contatto diventa una incessante richiesta di attenzione nei propri confronti; è tipico il caso delle persone che mentre parlano tengono l’avambraccio altrui con una mano, come se avessero paura che l’altro si allontani. Lo stesso vale per le strette di mano forti e prolungate, interpretate spesso come sinonimo di fiducia e apertura rispetto alle strette di mano deboli e brevi. Una stretta eccessivamente volitiva e prolungata potrebbe, al contrario, essere indice di una certa aggressività e della volontà di controllare e dominare gli altri.

 

SGUARDO E MENZOGNA:
Un altro luogo comune molto diffuso è quello secondo cui chi ci sta mentendo tende ad abbassare lo sguardo o comunque a evitare lo sguardo altrui. Questo può essere corretto ma non sempre, infatti molte persone preferiscono fissare l’interlocutore quando mentono per poter controllare meglio le reazioni dell’altro rispetto all’inganno perpetrato.

 

SORRISI SINCERI:
L’ultima indicazione sul Linguaggio del Corpo da correggere è legata al sorriso. Viene spesso detto che per riconoscere un sorriso basta osservare la posizione degli angoli delle labbra che devono essere rivolti all’esterno e verso l’alto. In realtà questo vale per il cosiddetto sorriso “sociale” ovvero quello usato con frequenza verso sconosciuti o conoscenti. Per riconoscere un sorriso sincero, che implichi anche un’emozione positiva, è importante osservare la parte alta nel viso, in particolare la zona degli occhi. Un sorriso sincero di vera gioia si riconosce da due elementi: la formazione di rughe al lato degli occhi (le cosiddette “zampe di gallina”) e l’innalzamento del muscolo zigomatico, che spinge lo zigomo in alto occludendo parzialmente la parte inferiore dell’occhio.

Spero di aver fatto luce su alcuni segnali del Linguaggio del Corpo e di aver stimolato la vostra curiosità per questa moderna e affascinante disciplina, utile sia per riconoscere le emozioni e gli stati d’animo altrui sia per comunicare attivamente ed efficamente con il nostro corpo.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.28, Anno 7, Luglio 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it