Disprezzo e politica – David Matsumoto

Le emozioni modellano gran parte della nostra vita, quindi ha senso che possano influenzare anche il modo in cui gestiamo le discussioni politiche.

Nella sua rubrica sul New York Times, Arthur Brooks affronta la difficile questione della polarizzazione politica. Una grande quantità di borse di studio in scienze politiche ha cercato di esaminare come gli atteggiamenti delle persone verso la politica si stiano allontanando sempre di più tra loro e cosa significhi per i partiti lavorare insieme. Mentre la maggior parte degli studiosi si concentra su valori culturali, interessi economici o altre opinioni politiche, Brooks suggerisce che è molto più semplice: proviamo disprezzo.

L’autore comincia spiegando alcune ricerche recenti sull’asimmetria dell’attribuzione del motivo. Tali ricerche hanno scoperto che tendiamo ad attribuire motivi amorevoli ai nostri alleati politici e motivi odiosi ai nostri nemici, indipendentemente dal nostro partito.

È questa asimmetria che ci consente di sviluppare un profondo senso di disprezzo per l’altro lato. Questo va oltre le preoccupazioni sull’inciviltà e sulla spinta di questa emozione particolarmente potente nelle nostre valutazioni. Il disprezzo, dice, crea una sorta di dipendenza, poiché i social media e le élite politiche la sfruttano per demonizzare l’opposizione politica e rendere impossibile il compromesso.

Il disprezzo non solo rende difficile il compromesso, ma può anche renderci profondamente infelici. L’American Psychological Association ha scoperto che le esperienze di disprezzo possono far sentire gli individui respinti dai loro coetanei, causando ansia e depressione.

La maggior parte delle persone non vuole sentirsi così. La maggior parte dei sondaggi rileva che le maggioranze forti vogliono un disaccordo e un compromesso civili, piuttosto che ostilità e disprezzo.

La diagnosi di disprezzo di Brooks come fonte di molti mali politici non è priva di prove. Come abbiamo scritto qualche tempo fa, il disprezzo, insieme alla rabbia e al disgusto, può prevedere la violenza politica e di gruppo. Uno dei primi passi nella disumanizzazione dei gruppi esterni è la coltivazione di un sentimento di disprezzo verso quel gruppo.

Il disprezzo è profondamente radicato rispetto ad altre persone, e spesso nasce dalla valutazione che gli altri sono inferiori in una gerarchia e privi di uno status rispettabile. Questo può tradursi nel fatto che quella persona sia percepita come cattiva, disgustosa o non degna di considerazione morale.

Brooks osserva che un modo in cui il disprezzo può modellare le nostre interazioni politiche è il modo in cui ha sempre più eroso le amicizie. Sostiene che 1 americano su 6 ha smesso di parlare con un amico o un familiare durante la campagna presidenziale del 2016.

Se questo è a causa del disprezzo, non è la prima volta che il disprezzo ha ucciso una relazione. In effetti, il Dr. John Gottman, un rinomato esperto di emozioni e relazioni, descrisse il disprezzo come uno dei “quattro cavalieri” dell’apocalisse delle relazioni.

Greta fulmina Trump con lo sguardo: analisi dell’occhiataccia che ha fatto il giro del mondo – Revoluzione

L’immagine del volto di Greta Thunberg che “guarda male” il presidente USA Donald Trump, l’uomo che definisce il cambiamento climatico una bufala, ha fatto il giro del mondo in poche ore. Lo sguardo di Greta che “fulmina con lo sguardo” Trump nella sua visita a sorpresa all’ONU è diventato immediatamente un’icona, specialmente in questi giorni in cui il dibattito e le manifestazioni per la difesa dell’ambiente sono un argomento da prima pagina (guarda il video).

Il giornale britannico Daily News ha interpellato l’esperta statunitense di Linguaggio del Corpo Patti Wood per chiedere un’opinione sul volto di Greta:

“La sua faccia si è trasformata. Prima perplessità, poi quelli che io chiamo gli ‘occhi coltelli’”,

dice Patti Wood, descrivendo l’improvvisa curvatura delle sopracciglia di Thunberg. Successivamente la sedicenne spinge la lingua contro la guancia, per “controllare l’istinto di mostrarla”.

Wood ha spiegato che la reazione fisica di Greta è stata probabilmente accentuata dalla sindrome di Asperger. Alcune persone affette da Asperger non sono così abili nel controllare i segnali che inviano ad altre persone”,ha detto Wood, che ha sottolineato come la rabbia non sia immediatamente scomparsa dal suo volto – non era dunque rivelata da una microespressione – ma è persistita.

Da esperto di Comunicazione Non Verbale sono d’accordo con Patti Wood, è anche vero che possiamo allargare tale analisi sotto diversi punti di vista per comprendere meglio la dinamica di quell’incontro di pochi secondi.

Foto 1

Greta in presenza di Trump rimane con le braccia incrociate (Foto 1), questo elemento rinforza l’idea di chiusura verso Trump e segnala al tempo stesso che sta assumendo una “posa da guerriera”, questo indica che sta aspettando il presidente al varco.

Inoltre Greta non sbatte le palpebre, questo indizio segnala che è molto concentrata sull’imminente incontro.

Foto 2

Prima dell’arrivo del presidente Greta gestisce bene la tensione e appare con la bocca rilassata e le labbra chiuse (Foto 2).

Foto 3

Quando entra la scorta presidenziale inizia a mostrare tensione e forse aggressività digrignando i denti con la bocca socchiusa e i denti stretti (Foto 3).

Il fatto che abbia le labbra parzialmente aperte potrebbe anche indicare che aveva l’intenzione di parlare con Trump.

Foto 4

Quando arriva la scorta presidenziale Greta cerca attivamente Trump con lo sguardo (Foto 4) sporgendosi per vedere se sia arrivato, questo ci segnala che sta cercando effettivamente l’incontro-scontro col presidente che, però non la degna di uno sguardo ignorandola e tirando dritto per la sua strada.

Foto 5

A questo punto Greta lancia la famosa “occhiataccia”, unita a un’espressione particolare del viso, mostrando la sua rabbia e il suo disappunto per essere stata snobbata (Foto 5).

Andando ad analizzare il suo volto nel dettaglio, Greta mostra segnali di disprezzo e di rabbia trattenuta.

Il disprezzo per Trump, che si oppone alla difesa dell’ambiente e l’ha appena ignorata, è visibile dall’espressione asimmetrica del viso che si contorce in una smorfia a metà tra disgusto e rabbia. La rabbia è chiaramente visibile dalle sopracciglia che formano una “V” (gli “occhi coltelli” di Patti Wood), dalle labbra strette con forza e dalla lingua che preme dentro la guancia. Il gesto di premere la lingua, oltre che scaricare fisicamente la rabbia (come un pungo chiuso o mordersi le labbra), segnala anche un gesto di “automanipolazione” del proprio corpo che appare molto spesso in situazioni di disagio e tensione.

Accennando poi al suo appassionato discorso Greta all’ONU di pochi giorni fa, sembrava esprimere vera rabbia nelle sue parole, mentre in passato eravamo abituati a un’immagine di lei più pacata ed equilibrata, forse sul palco dell’ONU era ancora un po’ arrabbiata per essere stata ignorata poco prima da Trump?

Alla luce di quest’analisi del comportamento gestuale di Greta Thunberg possiamo considerare diversi aspetti.

1) Trump sembra ignorarla volontariamente: nonostante si possa giustificare il campo visivo ridotto dell’uomo rispetto a quello della donna, rimane difficile credere che non si sia accorto dell’adolescente più famosa al mondo accanto a lui mentre indossa uno sgargiante vestito fucsia.

2) Greta stava aspettando al varco Donald Trump e con probabilità voleva dirgli qualcosa: Trump non è caduto in questa piccola imboscata e si è defilato, probabilmente per non dare peso mediatico a Greta in quel momento, innescando la reazione di disprezzo e rabbia della giovane. Considerando che tale immagine, oramai iconica, ha fatto letteralmente il giro del mondo, la tattica di Trump sembra aver favorito la notorietà della giovane Greta.

E voi, che ne pensate?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

VIDEO – Trump le passa davanti, Greta lo fulmina con lo sguardo

Articolo Huffington Post

https://www.huffingtonpost.it/entry/un-esperto-di-linguaggio-del-corpo-spiega-cosa-si-nasconde-dietro-lo-sguardo-di-greta-a-trump_it_5d89e44ce4b0c2a85cb0be99

Disgusto e disprezzo: l’emozione del rifiuto – Copia Originale

Avete mai fatto caso che quando si trova qualcosa di poco appetibile nel proprio piatto si forma una smorfia particolare sul viso? Questa espressione è la conseguenza del disgusto, un’emozione che ci tiene al riparo da ciò che risulta nocivo o poco gradevole.

Tra le 6 emozioni di base individuate da Paul Ekman il disgusto è l’unica ad avere una variante molto particolare: il disprezzo. Come distinguere il disgusto dal disprezzo e quali sono le loro differenze?

Anche se simili nell’espressione e nella finalità, disgusto e disprezzo si distinguono sia per i dettagli espressivi che per il loro significato psicologico e funzionale, facciamo un po’ di chiarezza sulla questione.

La funzione primaria del disgusto è quella di proteggere da agenti nocivi o tossici tramite l’occlusione parziale o totale degli organi di senso quali la bocca, il naso e gli occhi; si può anche provare disgusto in assenza di elementi nocivi per il nostro fisico, ad esempio quando si ascolta della musica suonata male, o un racconto con dei dettagli disgustosi.

Il disgusto è l’emozione del rifiuto, della repulsione, si cerca istintivamente di stare alla larga da qualcosa che ci potrebbe danneggiare fisicamente.

L’espressione del disgusto sul viso si manifesta principalmente nella parte bassa del volto e nella palpebra inferiore, che risulta sollevata dal movimento del naso e che va a coprire il bianco dell’occhio, compaiono delle pieghe sotto la palpebra inferiore che è sollevata ma non tesa, le sopracciglia sono abbassate e spingono in basso la palpebra superiore, il naso è arricciato, le guance sono sollevate, il labbro superiore è sollevato, il labbro inferiore è sollevato e premuto contro quello superiore, oppure è abbassato e sporge lievemente verso fuori.

Spesso la testa viene anche girata, oltre che allontanata, dall’oggetto che è causa del disgusto; altri segnali visibili, simili a quelli della paura, sono le pupille ristrette e i gesti di allontanamento e di chiusura.

Le modificazioni fisiologiche presenti nel disgusto, possono essere nausea, chiusura dello stomaco e delle vie respiratorie, restringimento delle pupille. In alcuni casi può anche presentarsi mal di testa, questo è un meccanismo che segnala la necessità di allontanarsi velocemente da un agente nocivo come, ad esempio, dei vapori tossici. Può anche comparire un incremento della salivazione o della lacrimazione come sistema per mantenere puliti e lubrificati la bocca o gli occhi.

Il disgusto ha anche dei tratti paraverbali particolari: la voce viene modulata con un tono medio, incolore ed uniforme, e può presentare un tono nasale a causa dalla chiusura del naso.

La funzione del disprezzo, invece, è quella di proteggersi da idee o comportamenti che non si approvano, è come se la nostra psiche, piuttosto che il nostro corpo, prendesse le distanze da qualcosa che accade intorno a noi e che non reputiamo giusta o gradevole.

Il disprezzo rappresenta una sorta di “disgusto sociale” non direttamente connesso al nostro apparato fisico e sensoriale ma legato a un’idea che non ci piace (una persona che non stimiamo, un’azione socialmente o moralmente riprovevole, ecc.), piuttosto che qualcosa di fisico (un odore, un sapore, un’immagine).

Il disprezzo si manifesta sul volto con un’espressione asimmetrica e presenta gli stessi elementi dell’espressione del disgusto, o si manifesta con elementi dell’espressione della felicità (ciò accade come manifestazione della propria correttezza morale rispetto a un comportamento negativo). Il disprezzo si manifesta in forma asimmetrica sul volto poiché il cervello si sforza nel trattenere l’espressione di disgusto o felicità che potrebbe trasparire sul volto.

L’espressione di disprezzo che compare sul viso è solitamente più debole e fugace rispetto all’espressione del disgusto e si manifesta particolarmente nel lato sinistro del volto, in cui si possono rilevare le emozioni più genuine; il lato sinistro del viso infatti è controllato dal lato destro del cervello, dove risiedono molte funzioni legate alle emozioni.

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/disgusto-e-disprezzo-l-emozione-del-rifiuto

Le emozioni di base della violenza – David Matsumoto

 

25 ottobre 2018

Come può essere sorprendente per molti di voi, leggere le emozioni di base negli altri potrebbe essere una chiave per prevedere la violenza.

Humintell ha scritto per anni sull’importanza delle emozioni di base, ma capire queste emozioni aiuta a capire meglio o a prevedere un comportamento violento? David Matsumoto, Hyi Sung Hwang e Mark Frank sono tutti d’accordo con un sonoro “sì” in un articolo scritto per il Federal Bureau of Investigation. Le loro osservazioni sembrano veramente essere un’importante spiegazione di quanto possano essere fondamentali le nostre emozioni di base.

Emozioni diverse possono significare cose categoricamente diverse. Per esempio, il disprezzo, il disgusto e la rabbia si riferiscono tutti a sentimenti di emozione verso un gruppo esterno, ma significano cose diverse. La rabbia è solitamente incanalata nelle azioni di qualcuno, mentre il disgusto e il disprezzo sono focalizzati sull’altra persona.

Essi procedono nell’approfondire il ruolo che il disgusto può avere nel prevedere la violenza. Il disgusto, scrivono, si traduce nel desiderio di eliminare l’oggetto disgustoso. Certamente, questo può avere conseguenze orripilanti quando viene applicato ad altre persone, e indicano che i leader del genocidio, i terroristi e gli omicidi di massa mostrano un evidente disgusto nei discorsi pubblici o nei video.

Il disprezzo è un fenomeno simile al disgusto, in quanto si concentra sulle azioni di un altro in quanto si riferiscono allo stato e alla gerarchia. Quella persona è spesso considerata inadatta allo stato che rivendicano. Questo è un diverso tipo di emozione, ma porta anche a una disposizione contro l’individuo, non solo riguardo le sue azioni.

La rabbia è spesso vista come un importante elemento di previsione della violenza, ma dato il contesto del terrorismo e del genocidio, il disgusto potrebbe essere l’emozione particolarmente saliente. Detto questo, la rabbia può facilmente trasformarsi in disgusto. Poiché la rabbia si concentra su una determinata situazione o azione, la sua conversione al disgusto può comportare un più ampio spostamento di atteggiamento da un’istanza specifica a una disposizione più generale verso un gruppo esterno.

Tuttavia, mentre si enfatizzano il disgusto e il disprezzo, anche qui la rabbia ha un ruolo cruciale. È attraverso la rabbia che l’esitazione contro l’azione è superata. Mentre un individuo può essere motivato alla violenza attraverso il disgusto o il disprezzo, è attraverso la rabbia che in realtà fanno questa decisione di agire piuttosto che astenersi.

Questo avviene anche tutto a livello fisiologico. Agiamo per rabbia perché la rabbia aumenta la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno. Allo stesso modo, il disgusto è un’emozione radicata nata dalle nostre preoccupazioni per i parassiti e dalla necessità di garantire la sicurezza del cibo e dell’acqua.

Potrebbe essere utile vedere queste relazioni più semplicemente. Il disprezzo e il disgusto portano alla rottura delle relazioni tra gruppi o individui, e la rabbia guida quegli stessi individui che agiscono effettivamente in una tale ostilità. Ciò sottolinea la necessità di essere in grado non solo di rilevare la rabbia, ma di leggere le emozioni delle persone in modo più ampio.

 

Basic Emotions of Violence