Sorrisi “russi”? – David Matsumoto

È quasi un cliché, anche tra i russi e americani, scherzare sul fatto che i russi sorridano poco. Ma questo riflette diversi livelli di felicità?

Ci sono alcune prove del fatto che i russi siano meno felici degli americani, ma la ricerca attuale suggerisce che ciò non sia dovuto a enormi differenze sottostanti. Invece, ciò può essere spiegato meglio dalle diverse aspettative culturali. Mentre gli americani sono incoraggiati a sorridere in pubblico, i russi sono fortemente scoraggiati dal farlo.

Come spiega il Dr. David Matsumoto di Humintell, i russi, come molte società collettiviste, vivono sotto aspettative più rigide di controllo emotivo. Questo è vero soprattutto con gli estranei, poiché aiuta a sottolineare le differenze tra amici e sconosciuti.

Nonostante il contegno spesso gelido, il Dr. Matsumoto ha sottolineato che ciò non significa che i russi non possano mai essere espressivi. Devi solo conoscerli e aspettare che si aprano.

In effetti, il Dr. Matsumoto ha osservato “Una volta che si bevono bicchierini di vodka insieme, sono più espressivi di chiunque altro”.

Questo può sembrare strano per molti americani, che sono incoraggiati a sorridere nei contesti quotidiani, ma i nostri sorrisi sembrano piuttosto strani ad altre culture! Molti russi possono vedere la nostra espressività come un segno di un atteggiamento ingenuo.

Nel nostro blog poche settimane fa abbiamo discusso di come la cultura giapponese incoraggi i sorrisi in pubblico e con estranei, ma ancora in modi diversi rispetto agli americani. Molte persone dal Giappone possono sorridere per nascondere altre emozioni, piuttosto che esprimere felicità o cordialità. Questo è notevolmente diverso dai russi che manterranno un’espressione neutrale in quei contesti.

Il significato culturale del sorriso – David Matsumoto

Sappiamo che le espressioni sono differenti nelle varie culture, ma l’analisi di come riconosciamo i sorrisi porta questa osservazione in primo piano.

In un importante studio del 1993, il dottor David Matsumoto e il dottor Tsutomu Kudoh di Humintell hanno cercato di esplorare le differenze tra il modo in cui gli americani e i giapponesi esprimono e percepiscono i sorrisi. Ciò rivelerebbe diverse ipotesi culturali ma tale studio è anche riuscito a dimostrare alcune somiglianze potenzialmente inaspettate.

I sorrisi sono oggetti ideali per iniziare questo tipo di lavoro, poiché ci sono molti tipi di sorrisi e tutti rivelano emozioni diverse o servono a funzioni sociali diverse.

Inizialmente, è importante notare che gli americani e i giapponesi, quando sono da soli, tendono a mostrare espressioni molto simili di disgusto, rabbia, paura e tristezza. Questi hanno dimostrato di essere espressioni universali, dopo tutto. Tuttavia, questo non è sempre vero quando gli altri sono presenti nella stanza, come molti partecipanti giapponesi sorrideranno nonostante siano esposti a immagini disgustose o tristi.

Ciò sarebbe spiegato dal fatto che i sorrisi hanno alcune connotazioni negative in Giappone, dove la maturità è vista come radicata nello stoicismo e nella serietà nonostante le emozioni sottostanti. Invece di esprimere gioia, i sorrisi sono spesso usati per questo scopo: nascondere le emozioni sottostanti anziché mostrarle.

A causa dei loro diversi usi, quindi, sarebbe ragionevole pensare che persone di culture diverse leggano in sorrisi in modo diverso. Se siamo abituati a sorridere durante i momenti in cui siamo tristi, sarà meno probabile attribuire la felicità ad altre persone che stanno sorridendo.

Matsumoto e Kudoh hanno cercato di comprendere ulteriormente questo fenomeno esponendo i partecipanti americani e giapponesi a immagini di entrambi i sorrisi e facce neutre. A loro è stato poi chiesto di valutare per ciascun caso l’attrattività, l’intelligenza, la cordialità e la socievolezza. L’obiettivo generale di questo studio era determinare se la cultura partecipante avesse avuto un impatto significativo in queste valutazioni.

A quanto pare, gli americani hanno giudicato i volti sorridenti più intelligenti, americani e giapponesi hanno entrambi giudicato i volti sorridenti più socievoli. Mentre erano d’accordo su quest’ultimo punto, gli americani giudicavano le facce sorridenti molto più socievoli rispetto alle loro controparti giapponesi.

Entrambe queste distinzioni si adattano all’idea che gli americani enfatizzano maggiormente il sorriso nelle interazioni sociali. Gli americani percepirebbero la mancanza di un sorriso da parte di un individuo giapponese come un segno potenzialmente negativo, mentre il giapponese potrebbe fare il contrario.

Eppure, nonostante queste differenze, entrambi i partecipanti hanno giudicato i sorrisi come un elemento attraente. Ciò potrebbe indicare che i sorrisi riflettono le caratteristiche esterne piuttosto che più nozioni interne come socialità e intelligenza.

E’ chiaro che il sorriso è una componente incredibilmente importante per leggere efficacemente le persone, ma dobbiamo analizzarlo con una comprensione delle differenze culturali.

Non tutti i sorrisi sono uguali – David Matsumoto

Noi tendiamo ad associare il sorriso quasi esclusivamente a gioia o felicità, questo però può portarci fuori strada.

In realtà, ci sono molti diversi tipi di sorrisi e solo pochi possono essere classificati come “sorrisi felici”. Come scritto in un recente articolo su BBC, su 19 diversi tipi di sorrisi solo sei indicano emozioni piacevoli. Il resto, invece, possono indicare disprezzo, rabbia o persino inganno. Se vogliamo leggere efficacemente le persone, è necessario esplorare le differenze tra i sorrisi.

Uno di questi è, naturalmente, il noto sorriso di Duchenne. Questo sorriso è stato identificato come parte degli esperimenti del 19° secolo di Duchenne de Boulogne che hanno cercato di esplorare le configurazioni muscolari che stanno dietro alle espressioni facciali. Egli ha identificato oltre sessanta espressioni facciali, il sorriso di Duchenne è forse la sua scoperta più famosa.

Questa espressione, caratterizzata da un ampio sorriso, quasi comicamente esagerato, è generalmente associata a vera felicità e piacere. È importante sottolineare che questa espressione è solitamente associata alle “zampe di gallina”, particolari pieghe intorno agli occhi. Queste rughe laterali sono spesso viste come indicative di vera felicità.

Non tutte le culture incoraggiano tali sorrisi aperti. Nelle culture scandinave, russe o giapponesi, i sorrisi espliciti non sono così “approvati” come in altre culture. Questo porta a mostrare più “sorrisi smorzati” dove la bocca è leggermente sollevata e le labbra delicatamente premute insieme. Mentre la bocca viene difficilmente influenzata in questo tipo di sorrisi, c’è invece un’enfasi sul mostrare la felicità attraverso gli occhi.

Tuttavia, questi tipi di sorrisi genuini non sono l’unico tipo di sorriso di cui essere consapevoli. C’è anche il “sorriso triste”. Anche se può sembrare abbastanza simile al sorriso felice, il sorriso triste è solitamente asimmetrico e oscurato da uno sguardo di tristezza simile a una smorfia. È stato il lavoro del Dottor David Matsumoto di Humintell che ha identificato questo sorriso osservando atleti che hanno vinto la medaglia d’argento, compresi quelli ciechi, suggerendo che si tratta di un’espressione universale.

Esistono anche altri tipi di sorrisi. Uno di questi è il sorriso “di disprezzo”. Questa espressione combina entrambe le espressioni di disgusto e sdegno ma sembra abbastanza vicino a un sorriso genuino. E’ simile sotto molti aspetti ma gli angoli delle labbra rimangono contratti piuttosto che incurvati. Questo sorriso è particolarmente comune nelle culture dell’Asia orientale in cui è scoraggiato mostrare rabbia in pubblico.

Allo stesso modo, ci sono sorrisi falsi e sorrisi misti. Nel primo caso, i sorrisi falsi differiscono solo leggermente dal sorriso di Duchenne. Sfortunatamente, queste differenze sono difficili da individuare, dal momento che il sorriso di Duchenne è facilmente falsificabile. Testare l’accuratezza di un sorriso spesso richiede di confrontarlo con altri sorrisi che abbiamo visto, idealmente dalla stessa persona. Sono le deviazioni da queste norme che aiutano a determinare se è falso.

Infine, i sorrisi misti si presentano quando le persone esprimono un genuino sorriso di Duchenne, ma che si sovrappone al disprezzo, alla paura o alla tristezza. Questi sorrisi possono sembrare molto simili ma si tingono di intenzioni chiaramente diverse. Questo può essere determinato in modo simile ai sorrisi falsi, ma anche osservando se un sorriso genuino abbia senso per quella persona in quel contesto.

Speriamo che questo dia qualche indicazione su quante diverse varianti di sorrisi ci siano. È importante sottolineare ancora una volta le differenze culturali, in quanto ciò può avere un impatto significativo sul tipo di sorriso che viene mostrato.