La tensione di Salvini in Senato nel caso Diciotti. Analisi del Linguaggio del Corpo.

L’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini è un bravo comunicatore, solitamente lo vediamo comunicare di fronte a giornalisti e platee in maniera efficace e convincente.

Esistono però delle eccezioni anche per coloro che sono abituati a parlare in pubblico, quando la tensione è alta i segnali del corpo vengono in superficie, infatti parte della nostra Comunicazione Non Verbale è istintiva e non viene controllata dalla parte razionale del cervello. In momenti particolari di stress il cervello fa più fatica a mantenere il controllo del corpo e della voce e qualche segnale di agitazione viene a galla diventando visibile.

Al di là di ogni idea e commento politico, da cui mi astengo non essendo la mia materia, questo è quanto accaduto durante l’intervento di Salvini in Senato del 20 marzo 2019, giorno in cui si è votata l’autorizzazione a procedere per il Ministro, negata con la maggioranza dei voti, riguardo al caso internazionale della nave Diciotti.

In questi minuti di pubblica orazione in cui il Ministro si difende dalla accuse, abbiamo avuto modo di vedere, attraverso il suo Linguaggio del Corpo, un Salvini assolutamente inedito: emozionato e teso, ha dimostrato come anche un professionista della politica e della comunicazione possa essere in difficoltà in momenti particolarmente delicati e carichi di tensione, considerando anche l’alta posta in gioco sia dal punto di vista professionale che personale.

Nelle prime parole di Salvini possiamo notare nella voce un alto livello di tensione: infatti si schiarisce rumorosamente la gola prima di prendere la parola e mentre pronuncia le parole “Grazie presidente, Onorevoli colleghi” la voce trema in maniera evidente – tremolio che, in misura minore, troviamo anche nei primi 2 minuti del discorso – e parla in maniera veloce e con il fiato corto, quasi affannato.

Anche il corpo denota un forte nervosismo: nei primi istanti dell’intervento (00:20) scrolla in modo evidente ed energico il braccio sinistro (il lato sinistro del corpo è quello che mostra più facilmente segnali di natura emotiva), questo gesto denota in maniera chiara una tensione che Salvini tenta di scrollarsi di dosso fisicamente.

In questi primi minuti il nervosismo è visibile anche dal fatto che gesticola molto poco con le mani rispetto al suo modo abituale di gesticolare, ricco e diversificato; addirittura in alcuni momenti è possibile vedere le mani che tremano tenendosi ben salde e aggrappate ai fogli, come in un gesto di ancoraggio alla ricerca di sicurezza. Nel suo discorso a volte lo vediamo anche aggiustarsi la cravatta: questo è un gesto di auto-contatto che viene usato spesso per alleviare la tensione.

Salvini per qualche secondo appare sulla difensiva mettendo anche le mani dietro la schiena (1:43), esattamente quando parla del reato che gli viene contestato da parte di 5 diversi uffici giudiziari; questo gesto può avere diverse sfumature: può esprimere rispetto dell’autorità, disagio oppure è un modo per non rivelare le reali emozioni limitando la gestualità ed evitando di dare troppi segnali all’esterno.

In alcuni passaggi del suo discorso poi, la sua voce rivela commozione, in particolar modo durante i passaggi in cui mostra pubblicamente un suo lato personale parlando dei figli e dell’amore verso la nazione.

Dopo un paio di minuti di emozione Salvini riesce a trovare la calma (2:31), da questo punto in poi la sua voce rallenta un po’ mostrando energia e tenendo un volume alto e un ritmo incalzante. Quando parla “a braccio” rallenta ulteriormente la velocità di parole e prende un ritmo più lento e solenne con pause ad effetto, specialmente un attimo prima di concludere una frase per sottolinearne il concetto finale. Nella conclusione del suo discorso, quando accenna alle “5 righe scritte a penna” torna un po’ di emozione nella sua voce e nelle sue parole, in questo caso l’emozione non è legata al nervosismo iniziale quanto piuttosto a un senso di fierezza e sicurezza.

La sua Comunicazione Non Verbale, dopo i 2 minuti iniziali di difficoltà, mostra un Salvini che riprende il controllo della comunicazione e dimostra di essere un bravo oratore.

Alterna lo sguardo verso tutti i presenti, quando non è impegnato a leggere il testo scritto, per coinvolgerli, ad un certo punto del discorso (3:31) riprende il pieno controllo delle mani e si mette una mano in tasca riuscendo a trovare un momento di equilibrio per “ricominciare” a comunicare efficacemente con il corpo. I suoi gesti diventano energici, la gesticolazione aumenta di frequenza e di velocità, dimostrando incisività.

In particolare Salvini usa alcuni tipi di gesti più di altri, usa soprattutto gesti lineari che rinforzano l’idea di risolutezza ed energia. Usa molto il dito indice puntato verso se stesso o verso gli altri (a indicare la volontà di essere efficace, si usa l’indice come fosse un bastone che vuole colpire qualcosa). Questo gesto è particolarmente visibile in corrispondenza della frase “Noi soccorriamo tutti” (6:21) per sottolineare la sua posizione in maniera ferma e decisa.

Una anche spesso un “gesto di precisione” simile all’OK quando vuole specificare un concetto e sottolinearla in maniera razionale e puntuale. Un altro gesto usato molto è la mano aperta con le dita larghe, gesto che può simboleggiare una richiesta di ascolto e comprensione verso chi sta ascoltando, questo può aiutarci a capire l’intenzione di Salvini e quanto fosse importante per lui essere realmente compreso da tutti in questo momento delicato.

In conclusione, possiamo affermare di aver avuto modo di vedere una versione di Matteo Salvini che non siamo abituati a vedere, una versione in cui passa da un forte stato di nervosismo a una condizione comunicativa piena di energia, il tutto arricchito da venature visibili di tensione ed emozione.

Francesco Di Fant

Robin Sharma: il Linguaggio del Corpo della semplicità – CoachMag n.39

 

Come terzo “ospite” del nostro appuntamento dedicato all’analisi del Linguaggio del Corpo dei coach più famosi abbiamo scelto il noto coach canadese Robin Sharma. Prima professore di diritto e poi avvocato, ha lasciato la strada della giurisprudenza per diventare uno dei massimi esperti mondiali di leadership e di sviluppo personale; autore di numerosi libri bestseller è tra gli scrittori più letti del mondo e amministratore delegato della società internazionale di consulenza e formazione “Sharma Leadership International”.

SEMPLICITA’ E PRECISIONE:

Iniziamo analizzando alcuni dettagli del suo look che comunica semplicità e pulizia. Appare magro, con la testa rasata e senza barba, indossa sempre una t-shirt o una camicia nera con lo sfondo bianco nei suoi video e non fa uso di accessori come bracciali e collane (raramente indossa un orologio, ovviamente nero e di piccole dimensioni). Queste scelte minimaliste focalizzano l’attenzione sui suoi messaggi verbali e non verbali, rinforzando il senso di essenzialità e di concretezza dei concetti che condivide con gli altri…

(Continua su COACHMAG n.39 con l’analisi di semplicità, precisione, energia e apertura di Robin Sharma –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.39, Anno 9, Maggio 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.

 

Macron – Le Pen: linguaggi del corpo a confronto

 

Emmanuel Macron ha vinto, è lui il nuovo presidente della Repubblica francese. I sondaggi degli ultimi giorni prima del voto lo davano in testa con un discreto vantaggio su Marine Le Pen, figlia d’arte della politica.
Secondo gli analisti politici, il confronto televisivo tra i due candidati qualche giorno prima del voto decisivo è stato importante per spostare una parte delle preferenze di voto.

I giornalisti hanno descritto un dibattito che si è svolto in un clima da “botta e risposta” centrato maggiormente sullo scambio di insulti che sulla piena e chiara illustrazione dei programmi politici, i conduttori hanno dovuto letteralmente mettere le “mani avanti” per moderare alcuni momenti del dibattito.
Il giorno seguente all’incontro, i media si sono espressi su Marine Le Pen commentando che nel confronto faccia a faccia era sembrata meno credibile e affidabile rispetto a Macron. Oltre che dalle posizioni politiche e dalle idee dei candidati, gli spettatori del confronto potrebbero essere stati influenzati anche dal Linguaggio del Corpo di Macron e di Le Pen.

Altri famosi confronti televisivi di candidati presidenziali hanno poi dato ragione al candidato che si era dimostrato più credibile, convincente e affidabile con le proprie parole e con la propria Comunicazione Non Verbale. Ne sono un esempio i confronti Kennedy-Nixon e Obama-McCain, l’ultimo incontro tra la Clinton e Trump rappresenta un’eccezione, infatti la Clinton era sembrata più convincente di Trump nel faccia a faccia salvo poi perdere alle elezioni.

Andiamo ad analizzare i numerosi elementi del Linguaggio del Corpo che possono aver determinato la maggiore credibilità di Macron nel confronto con Le Pen:

  • Macron dimostra maggiore energia ed espressività rispetto alla Le Pen, muove maggiormente la testa, il busto e le spalle, anche le sue espressioni facciali sono più vivide e coinvolgenti, in particolare la sua espressività si concentra nella zona alta del volto, sopracciglia e rughe della fronte, con l’effetto di sembrare più incisivo ed espressivo.
    Inoltre Macron usa molti gesti illustratori – la gesticolazione – in misura maggiore della sua avversaria, dando così più enfasi alle sue parole.
    Anche la voce di Macron fa la sua parte, è una voce energica e decisa, parla senza sbavature, usa correttamente le pause e mette la giusta enfasi sulle frasi importanti; Le Pen invece mostra qualche indecisione e trascinamento di troppo, a volte sembra quasi balbettare leggermente.
  • Marine Le Pen mostra anche diversi segnali di tensione e disagio col suo corpo, infatti sbatte spesso le palpebre, mostra un sorriso tirato, deglutisce visibilmente la saliva, si guarda intorno per cercare supporto, ha uno sguardo tagliente, accigliato, a volte quasi arrabbiato. Inoltre Le Pen si mette spesso a posto i capelli, si poggia al tavolo con una mano per cercare un punto di ancoraggio in una situazione burrascosa, le sue mani spesso sono giunte e limitano l’espressività, a volte dimostra la sua tensione anche con un pizzico di aggressività puntando spesso il dito indice verso Macron.
  • Macron fa la differenza anche dimostrando maggiore affidabilità attraverso il suo Linguaggio del Corpo, il suo sguardo è sereno, diretto, deciso, effettua gesti con la mani aperte e usa spesso il gesto della “presa di precisione”, simile al gesto dell’OK. Marine Le Pen al contrario abbassa lo sguardo ogni tanto e parla con le labbra leggermente strette, socchiuse.

Oggi il presidente della Francia è Emmanuel Macron, il candidato che ha dimostrato nel confronto televisivo, al di là delle idee politiche, di saper mettere in campo più energia e decisione rimanendo calmo; invece Marine Le Pen è sembrata rigida, a disagio e spesso in difficoltà, atteggiamenti che, guarda caso, i candidati hanno mostrato anche nei loro rispettivi discorsi di ringraziamento agli elettori dopo le elezioni.

 

Francesco Di Fant