Leggere le persone oltre il Linguaggio del Corpo

Le persone spesso pensano che “leggere le persone” e “Linguaggio del Corpo” siano sinonimi, questo non è vero. In realtà, essere in grado di leggere il Linguaggio del Corpo o il comportamento non verbale è solo una parte (importante) nella comprensione delle persone.

Naturalmente capire le persone implica leggere i movimenti del corpo e le espressioni facciali delle emozioni; ci concentriamo molto su queste abilità. Ma leggere le persone include anche aspetti a cui potremmo non pensare, come il modo in cui ci si veste (vestemica), il modo in cui si parla (paraverbale) e persino il modo in cui si organizza la camera da letto o l’ufficio.

In effetti, una ricerca ha dimostrato che l’ambiente domestico e dell’ufficio di una persona può rivelare alcuni tratti della personalità. Secondo l’Università del Texas, lo psicologo Samuel Gosling, e i suoi colleghi, spazi personali come camere da letto e uffici sono una fonte incredibilmente ricca di informazioni sulle personalità delle persone. Uno dei loro studi chiamato “Una stanza con un indizio: giudizi di personalità basati su uffici e camere da letto” è stato pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology.

Questo studio ha rilevato che le persone sono straordinariamente accurate nell’indovinare alcuni aspetti delle personalità altrui – in particolare se sono aperti e coscienziosi – basandosi solo su uno sguardo ai loro uffici o alle loro camere da letto.

Nella ricerca si è chiesto alle persone di valutare le personalità degli altri, usando i tratti standard e piuttosto ampi dei “Big Five” di apertura, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e stabilità emotiva – dopo aver osservato i loro uffici o le loro camere da letto. Quindi ha confrontato la misura in cui questi valutatori della personalità erano d’accordo l’uno con l’altro e quanto accurate fossero le loro valutazioni.

I ricercatori hanno utilizzato diversi metodi per garantire che gli occupanti non abbiano apportato modifiche ai loro uffici o camere da letto prima delle ispezioni. Ad esempio, uno degli incentivi per partecipare allo studio è stato quello di ricevere una valutazione di come gli altri li percepiscono in base al loro spazio personale.

Questo studio è stato fatto senza fornire alcuna informazione visiva o biografica sulla persona la cui personalità viene valutata. Gli osservatori hanno dovuto fare affidamento su indizi come oggetti personali (anche se tutte le foto e i riferimenti ai nomi degli occupanti erano coperti), lo stile, la pulizia e il livello di organizzazione.

Valutando gli indizi negli uffici e nelle camere da letto che le persone usano per valutare i tratti della personalità, gli autori hanno trovato molti spunti che le persone potrebbero usare per giudicare l’apertura e la coscienziosità – come lo stile per valutare l’apertura e la pulizia per la coscienziosità – ma pochi indizi per giudicare gli altri tratti. In altre parole, se una camera da letto era pulita, l’osservatore valuta l’occupante della stanza come coscienzioso e la pulizia era considerata dai ricercatori una valida indicazione per quella stanza.

I ricercatori hanno anche scoperto che le persone si basavano sul genere e sugli stereotipi razziali – in base alle loro ipotesi sul genere e sulla razza degli occupanti – quando erano disponibili pochi indizi. Per esempio, tendevano a usare gli stereotipi per valutare la stabilità emotiva ma non per valutare la coscienziosità. Anche se gli osservatori hanno usato degli stereotipi per farsi un’idea, non hanno basato i loro giudizi esclusivamente sugli stereotipi e hanno attinto maggiormente agli indizi presenti nelle stanze.

Il prossimo passo dei ricercatori sarà quello di comprendere meglio il processo attraverso il quale le persone effettuano le valutazioni della personalità.

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/07/theres-more-to-reading-people-than-just-body-language/

Una mascherina LED simula le espressioni facciali

Tyler Glaiel, programmatore e game designer californiano, ha realizzato questa maschera COVID-19 che simula bocca e sorrisi.

Tyler Glaiel afferma che la maschera luminosa che ha inventato è “molto poco pratica e non molto comoda”, ma sembra davvero bella.

Il programmatore e progettista di giochi della California ha creato una maschera facciale a LED attivata dal suono che si illumina a forma di bocca che si muove mentre si parla. E può anche simulare un sorriso!

“Non è qualcosa che indosso regolarmente. Ad esempio, a volte voglio solo andare in un negozio a comprare le mie cose e andarmene”, ha detto Glaiel. “Ma l’unica volta che ho indossato la mascherina per mostrarla, ho ricevuto molte reazioni”.

Come molte invenzioni che sono sorte negli ultimi mesi, la maschera luminosa è nata dalla noia.

“Ero solo, annoiato in quarantena come tutti gli altri e avevo l’idea di una maschera come questa, mi è venuta voglia di farne una”.

Nella sua ricerca, ha trovato maschere con testo scorrevole, maschere con sorrisi permanenti incisi su di esse, maschere che si aprono e si chiudono per consentire di mangiare e bere e maschere con finestre trasparenti per le persone sorde o con problemi di udito. Ma niente che possa cambiare in modo attivo.

Quindi iniziò a progettare una mascherina tutta sua. Il prodotto finale utilizza una scheda LED attivata dal suono con impostazioni di bassa sensibilità in modo da percepire la voce di chi lo indossa, filtrando al contempo il rumore ambientale.

Se si parla con la maschera, una piccola bocca circolare si aprirà e si chiuderà. Più forte si parla, più ampia si apre la bocca del LED. Se si vuole sorridere, basta fare un piccolo schiocco con la bocca. Anche fare clic sulla lingua funziona.

“Potresti fare qualsiasi faccia tu voglia sotto la maschera. Potresti mostrare la lingua. Ma se fai quel rumore schioccante, la gente penserà che stai sorridendo”, ha detto Glaiel.

Da quando ha condiviso la sua creazione online, Glaiel dice che le persone lo hanno contattato per chiedere dove potevano ottenere una maschera illuminante per conto proprio. Finora ne ha solo una e attualmente non ne produce altre.

Nel frattempo, se sei pronto per una sfida, Glaiel ha pubblicato online le istruzioni dettagliate per la creazione di una maschera LED, inclusi i link per tutto il materiale necessario.

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Tratto da https://www.cbc.ca/radio/asithappens/as-it-happens-wednesday-edition-1.5606190/this-voice-activated-led-mask-simulates-facial-expressions-for-talking-smiling-1.5606194

Ti guardo ma non ti vedo: le mascherine alterano la connessione umana

Le mascherine possono ostacolare la nostra capacità di comunicare e connetterci, ma ci sono dei modi per superare questo lato negativo.

Cosa fanno le persone quando cercano di capirsi? In una serie di studi pionieristici condotti all’Università della California negli anni ’60, uno psicologo di nome Albert Mehrabian ha cercato di catalogare e quantificare l’importanza delle parole, del tono della voce, e della comunicazione non verbale come postura, gesti ed espressioni facciali. La sua intuizione fu che quello che dice una persona sembra importare molto meno di come quella persona agisca, usi la voce, gesticoli e si emozioni mentre lo dice.

Un’enorme percentuale di comunicazione è non verbale. Chiunque abbia inviato un messaggio di testo o una e-mail che è stata mal interpretata dal destinatario può capirlo. Se dico “Stai facendo il cretino”, ma puoi vedere il mio sorriso, sai che sto scherzando. Elimina il sorriso e non sembrerà più uno scherzo.

Le maschere per il viso nascondono ciò che le parole non possono dire.

Al giorno d’oggi, la presenza o l’assenza del sorriso è fondamentale. In risposta a COVID-19, le maschere sono ora obbligatorie in alcune situazioni e consigliate in molte altre. Quando saluti o interagisci con qualcuno e non si riesce a vedere il tuo sorriso a causa della mascherina, stai perdendo qualcosa che comunica ad altre persone che sei gentile, educato e disponibile.

Secondo uno studio del 2013 è emerso che in ospedale i pazienti percepivano i medici con le mascherine come meno premurosi ed empatici. In un momento di diffusa preoccupazione e tensione, nascondere i sorrisi sociali dietro le maschere può contribuire a creare sensazioni di pericolo, isolamento o paranoia.

Ripercussioni della Comunicazione Non Verbale persa

Le maschere possono anche favorire incomprensioni. “Usiamo tutti la lettura delle labbra senza accorgercene”, afferma Chris Frith, professore di neuropsicologia a Londra che ha studiato il ruolo delle espressioni facciali nella comunicazione. Le persone potrebbero fraintendere ciò che dicono gli altri se non riescono a vedere le bocche delle persone muoversi mentre parlano. Questo è particolarmente vero per coloro che hanno problemi di udito, una categoria di persone che è già a rischio di rabbia e depressione a causa delle loro condizioni fisiche e le mascherine potrebbero aggravare questo loro handicap.

Le mascherine bloccano più elementi di comunicazione di quanto immagini la maggior parte delle persone. Ci sono alcune emozioni che si esprimono principalmente nella parte inferiore del viso, ad esempio il disgusto e il disprezzo.

Una soluzione: utilizzare più gesti

La buona notizia è che gli occhi e le sopracciglia sono molto importanti per la comunicazione non verbale. Prestare particolare attenzione a guardare qualcuno mentre parli con loro può aiutare a ridurre le probabilità di un malinteso o di una cattiva comunicazione.

Esistono altri modi per compensare eventuali deficit di comunicazione legati alla mascherina. “Usa più gesti”, consiglia il Dottor Matsumoto, direttore di Humintell. “Salutare agitando la mano o col pollice in su, annuire con la testa e così via rafforza ciò che stai dicendo, così migliora la probabilità che tu e il tuo interlocutore siate sulla stessa lunghezza d’onda. Penso che la cosa importante sia essere più consapevoli di ciò che si sta potenzialmente perdendo”.

Infine, è una buona idea aggiungere un po’ di divertimento e di stile alle mascherine. Le persone dovrebbero sentirsi libere di esprimere le loro passioni e la loro personalità nelle loro maschere – proprio come fanno coi loro vestiti, coi loro profili sui social media e così via. Sfoggiare mascherine con faccine, un messaggio positivo o il logo della squadra di calcio preferita è solo un altro modo non verbale per comunicare con gli altri e far sapere che una situazione difficile non ci rende meno socievoli.

Penso che in alcuni casi la mascherina possa essere una sorta di legame comune. Tu indossi una mascherina e io indosso una mascherina. In questo senso, stiamo condividendo qualcosa insieme.

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Tratto da https://elemental.medium.com/i-see-you-but-i-dont-how-masks-alter-human-connection-fbf2e21dd748

Conseguenze emotive della comunicazione digitale

Le emozioni umane si sono evolute per facilitare i legami sociali umani

Nelle interazioni nella vita reale, le emozioni sorgono come conseguenze dell’interazione. In un’ambientazione dal vivo, mentre ci esprimiamo verbalmente, stiamo anche emettendo non verbalmente. Nello stesso momento percepiamo espressioni verbali (parole) e non verbali, alcune delle quali addirittura inconsce (come suoni e odori). Tutti questi canali di ricezione attivi provocano reazioni emotive nell’interlocutore.

Queste reazioni consentono lo sviluppo di legami e connessioni emotive tra le persone. Come esseri umani, il nostro intero “pacchetto di comunicazione” non riguarda solo l’invio di segnali in tutte le modalità, ma anche la loro ricezione attraverso tutti i canali. Non solo, ci siamo evoluti per sviluppare questi legami emotivi. Questo scambio reciproco attraverso parole, emozioni, sentimenti e comunicazione non verbale, è una parte importante dell’interazione umana.

I neuroni specchio sono ulteriori prove del fatto che l’interlocutore in un’interazione non è un ricevente passivo. Questi neuroni hanno il compito di riprodurre o imitare le espressioni di altre persone, di conseguenza gli interlocutori elaborano attivamente le informazioni ricevute e quindi innescano pensieri, sentimenti ed emozioni sulla base di ciò che stanno percependo.

Questi legami umani emotivi forti sono fondamentali per il nostro successo evolutivo

Inoltre i rapporti umani svolgono un grande ruolo nel nostro benessere generale. È stato dimostrato che forti legami sociali sono importanti per la nostra qualità di vita e per la salute. Inoltre, alti livelli di supporto sociale sembrano tamponare o proteggere dall’impatto delle malattie fisiche e mentali.

Con la comunicazione digitale c’è una drastica riduzione dei nostri sensi

Compresa la perdita di odori e suoni, perdiamo una parte del “pacchetto non verbale” che spesso otteniamo nella vita reale. Inoltre, perdiamo la capacità di leggere le espressioni facciali delle emozioni così come lo faremmo in un ambiente dal vivo: i contorni osservabili, i motivi delle rughe e le ombre del viso sono notevolmente ridotti. La quantità di stimoli complessivi è notevolmente ridotta.

Pertanto, anche se il sistema di risposta empatica del corpo (inclusi i neuroni specchio) può essere attivato durante la comunicazione digitale, non può riflettere i pensieri, i sentimenti e le emozioni dell’altra persona come di solito accade nella vita reale.

Di conseguenza, con la comunicazione digitale, perdiamo una connessione emotiva con le persone con cui interagiamo e ci sono diverse conseguenze emotive:

È difficile sviluppare relazioni forti con gli altri

È più difficile mantenere buoni rapporti con gli altri

È più facile peggiorare le relazioni esistenti

Inoltre non bisogna dimenticare l’impatto psicologico e sociale che può avere questo peggioramento delle relazioni umane. Secondo una ricerca recente la crescente epidemia di “decessi per disperazione” sta aumentando a causa della pandemia di Coronavirus, e si stima che cresceranno le morti per abuso di droghe, alcol o suicidio.

Dove stiamo andando?

Avere consapevolezza di questi potenziali effetti collaterali negativi della comunicazione digitale può darci spunti per pensare a modi per contenere e persino contrastare tali effetti. Ad esempio pianifica di avere più interazioni dal vivo con le persone a cui sei vicino per recuperare quella parte di relazione che potrebbe essersi persa a causa del Covid-19.

Sviluppare e mantenere relazioni con gli altri richiede impegno e lavoro. Dedica tempo e dai priorità alle relazioni che sono importanti per te, comprendi l’importanza dei legami emotivi e sociali.

Stiamo attraversando tutti insieme questo momento difficile, ma se conosciamo queste potenziali conseguenze negative della comunicazione digitale e pianifichiamo il futuro, possiamo superare queste sfide.

E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/05/emotional-consequences-of-digital-communication/

La mascherina ostacola l’espressione di ciò che sentiamo

Gli operatori sanitari usano una Comunicazione Non Verbale positiva per mostrare assistenza ai loro pazienti

Linguaggio del Corpo aperto, stretta vicinanza fisica, contatto fisico, testa che annuisce, sorrisi e contatto visivo sono una parte molto importante del lavoro che svolgono dottori e infermieri, tanto che il più grande ente infermieristico del mondo, il Royal College of Nursing del Regno Unito, ha una sezione del suo sito web dedicata all’importanza del Linguaggio del Corpo.

Il Linguaggio del Corpo di un medico o di un’infermiera può stabilire il destino del trattamento di cura dal momento in cui il paziente li vede per la prima volta. La Comunicazione Non Verbale positiva ha dimostrato di ridurre l’ansia del paziente e fornire risultati migliori. E dà al paziente la sicurezza che un medico sia sensibile e comprensivo. Di conseguenza, il paziente è più fiducioso e comunicativo.

I pazienti che ottengono un elevato supporto non verbale dai loro medici mostrano una maggiore tolleranza anche riguardo al dolore. Il distacco e il comportamento di allontanamento dei medici – come l’assenza del sorriso e uno sguardo troppo diretto – hanno l’effetto opposto ed è collegato a risultati peggiori per il paziente.

Un recente studio su 719 pazienti con raffreddore comune ha scoperto che più empatico percepivano il proprio medico, più rapidamente si riprendevano. Ad ogni paziente è stato chiesto di valutare il medico per l’empatia mostrata loro su una scala 1-10. Coloro che hanno ottenuto un punteggio perfetto del medico 10 (circa un terzo dei pazienti) hanno ridotto la gravità dei sintomi, si sono ripresi più rapidamente e avevano anche una funzione immunitaria più elevata, circa il 50% migliore rispetto ad altri.

Le mascherine per il viso limitano significativamente la capacità di un medico di misurare le emozioni di un paziente. Le mascherine possono ostacolare i tentativi degli operatori sanitari di fornire supporto non verbale alle persone a loro affidate.

Non solo, immagina di essere solo in ospedale, malato e impaurito, e le facce dei dottori intorno a te sono quasi irriconoscibili. Questa è la realtà per tante persone nella attuale pandemia di Covid-19.

Qui trovi un approfondimento sul Linguaggio del Corpo ai tempi del Coronavirus e sul perché sia così importante per l’interazione umana.

E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/06/why-face-masks-make-it-so-hard-for-us-to-express-how-we-feel/

La mascherina nasconde il sorriso sociale

Con le mascherine si perde qualità nella comunicazione con gli altri: la comunicazione non verbale veicola gran parte del senso del messaggio.

Tuttavia, nonostante questa perdita, è ancora possibile raccogliere indizi sul viso, che abbiamo trattato in un blog precedente. Ma ci sono espressioni particolari che non si riescono a vedere quando le persone indossano mascherine? La risposta è si.

Ci sono molti diversi tipi di felicità tra cui euforia, eccitazione e divertimento. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che queste emozioni piacevoli sono tutte espresse sul viso allo stesso modo: dal sorriso di Duchenne.

Un sorriso di Duchenne si verifica quando gli angoli delle labbra si alzano e si muove anche il muscolo intorno agli occhi. Spesso si vedono le rughe intorno agli occhi di una persona. Questo sorriso è spesso descritto come uno “scintillio” negli occhi, è un vero indicatore di godimento e poiché i muscoli intorno all’occhio sono attivati, è possibile vedere questa espressione anche quando qualcuno indossa una mascherina.

E gli altri sorrisi? Oltre al sorriso di Duchenne, gli umani mostrano anche quello che si chiama “sorriso sociale”. Questo sorriso comporta il sollevamento degli angoli delle labbra, ma il muscolo intorno all’occhio generalmente non si attiva.

Di seguito puoi vedere esempi di un sorriso sincero (a sinistra) e un sorriso sociale (a destra).

Sfortunatamente, poiché i muscoli intorno agli occhi non sono generalmente attivati, con la mascherina non si è generalmente in grado di vedere questi sorrisi sociali che sono importanti nella socialità di tutti i giorni.

Anche se i sorrisi sociali non sono espressioni emotive, servono a uno scopo importante in tutte le nostre interazioni e comunicazioni quotidiane. I sorrisi sociali hanno diversi scopi, tra cui:

1) Gentilezza, cortesia e saluto

I sorrisi sociali sono elementi incredibilmente importanti che usiamo per oliare le ruote della società e unire le persone. Dato che non si riescono a vedere i sorrisi sociali, manca questo collante sociale e le relazioni possono sembrare più aride. Sebbene lo sforzo di cercare di essere piacevole non sia un segnale emotivo, per la convenienza sociale è un’espressione incredibilmente importante. Il sorriso sociale ha molti significati sociali e culturali che attribuiamo consciamente e inconsciamente.

2) Ci dice qualcosa sulla persona che sorride

Quando una persona ti sorride, ti sta mostrando che è socievole e disponibile in quel momento. Questi sorrisi sociali danno un’idea della personalità e delle intenzioni degli individui.

3) Precisano il significato delle parole e delle emozioni

Se pronunci un commento aspro con un sorriso sul viso, viene percepito in modo diverso rispetto a dire la stessa cosa con un’espressione arrabbiata. I sorrisi sociali aggiungono informazioni alle frasi che diciamo, senza di essi le parole potrebbero essere fraintese.

Appare chiaro che i sorrisi sociali sono importanti per l’interazione quotidiana. Senza la possibilità di vederli, potremmo dover fare alcune azioni in più per compensare. Ecco alcuni suggerimenti utili quando incrociamo qualcuno per strada indossando una mascherina:

– Annuire con la testa

– Salutare con la mano

– Dire “ciao” con una voce piacevole

E voi avete altri suggerimenti da dare?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/06/the-loss-of-the-social-smile-when-wearing-masks/

Come leggere le espressioni facciali con la mascherina

Come possiamo identificare le espressioni del viso e l’inganno quando le persone indossano mascherine?

È vero che quando le persone indossano delle mascherine, la quantità di segnali visivi che abbiamo (la superficie osservabile del viso) è notevolmente ridotta.

Ma non tutte le maschere sono uguali. Alcune coprono l’intera area della bocca e delle labbra mentre altri hanno una gamma più piccola. Quindi c’è una certa variabilità.

Indipendentemente dal tipo di mascherina, quello che puoi sempre vedere è l’area sopra il naso. Alcune persone possono avere le loro maschere proprio sopra il naso, altre le poggiano sulla punta del naso, ma è possibile quasi sempre vedere sopra il naso.

Quelli di voi che sono allenati a leggere le espressioni facciali delle emozioni, sanno che ci sono molte cose che accadono nella metà superiore del viso. Chiaramente non puoi vedere la zona della bocca, ma puoi ancora raccogliere indizi nella parte superiore del viso.

Quali espressioni facciali si possono vedere?

– Le rughe del disgusto sono visibili tra gli occhi nella parte superiore del naso.

– È visibile il sollevamento delle palpebre superiori nella paura o nella sorpresa (soprattutto nella paura)

– Puoi vedere i movimenti delle sopracciglia alzate e degli occhi spalancati tipici della sorpresa

– Puoi anche vedere gli angoli interni delle sopracciglia che salgono nella tristezza o angoscia

Quindi, anche se non siamo in grado di vedere l’intero viso, ci sono segnali che possiamo analizzare. Ovviamente, dobbiamo essere concentrati nell’osservare questi segnali o rischiamo di non riconoscerli, specie se vengono effettuati in modo veloce.

Se la mascherina è un po’ più stretta sul viso, anche se non riesci a vedere esattamente cosa sta succedendo ai lati della bocca puoi ancora vedere alcuni cambiamenti di aspetto accanto alle labbra. Quindi puoi ancora capire se la persona mostra un sorriso o se mostra disprezzo. Anche questi sono segnali importanti che possiamo ottenere.

Quindi anche se qualcuno indossa una mascherina, è possibile raccogliere diversi segnali di emozione sul viso.

E’ notizia di questi giorni dell’invenzione di una mascherina chirurgica con la parte della bocca creata con materiale trasparente per permettere di osservare i segnali di emozioni sulla bocca. Un segnale della riscoperta dell’importanza di un sorriso in questo periodo difficile? E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-to-read-facial-expressions-of-emotion-when-people-are-wearing-masks/

Leggere il volto: hot spot e menzogne

Per completare l’illustrazione di un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi, andiamo a vedere l’ultimo punto da tenere in considerazione: “hot spot” e incongruenze nel messaggio per riconoscere eventuali menzogne dal volto.

Abbiamo trattato la Fase 1 e la Fase 2 negli articoli precedenti. Ecco i punti da ricordare:

– Fase 1: poiché il viso trasmette molte informazioni, è importante sapere cosa cercare e cosa ignorare. Questo fa parte del processo che chiamiamo creare una “linea di base” (baseline).

– Fase 2: per imparare a leggere i volti è importante imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali di emozione (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). È probabile che tu sappia già che aspetto ha la macro versione di queste espressioni. Il prossimo passo sarà quello di imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

FASE 3: “HOT SPOT E INCONGRUENZE SUL VOLTO”

Pinocchio non esiste: non esiste nulla che sia un segnale sicuro di menzogna. C’è una ragione evolutiva perfettamente valida per questo. Se dicessimo sempre la verità o riconoscessimo sempre le menzogne, il mondo, come lo conosciamo, andrebbe in pezzi. Piccole esagerazioni e bugie minori ci permettono di lavorare insieme e andare d’accordo.

Qualsiasi microespressione potrebbe essere associata alla menzogna. Dipende in parte dalla linea di base osservata (ricordare la Fase 1) e anche da ulteriori segnali di inganno che si verificano negli altri “canali” non verbali: la voce, i gesti, lo stile verbale e il contenuto verbale, ad esempio, oltre a ciò che manifestiamo sul viso. Tuttavia, poiché il volto è il sistema di segnali più importante che abbiamo, crediamo (e la ricerca lo conferma) che le microespressioni e le espressioni sottili siano la chiave per aiutare le persone a valutare la verità.

Hot spot

Un motto anglosassone non a caso recita “Liar, liar, pants on fire” (bugiardo, bugiardo, pantaloni in fiamme). I “punti caldi” (hot spot) sono segnali emotivi. Indicano un momento in cui probabilmente si ha bisogno di fare ulteriori domande e ottenere informazioni per comprendere appieno cosa sta succedendo.

Una microespressione ci consente di capire cosa prova una persona, ma non il perché. Quindi cosa fare quando parli con un amico e noti che si sente triste anche se parla di quanto sia bella la sua vita? Decidere cosa fare dipende dalla relazione che hai con la persona e dalle tue abilità professionali o sociali.

La cosa importante è aver notato che la microespressione (emozione) e ciò che sta dicendo (intelletto) sono incongruenti: stonano insieme.

FASE 3 E RIASSUNTO FINALE: COSA RICORDARE?

Quando riconosciamo un “hot spot” sul volto, quindi, rileviamo un’incongruenza tra messaggi verbali e non verbali. Mettiamo insieme i punti di tutte e le 3 fasi per leggere al meglio il volto altrui:

A. Consapevolezza delle proprie emozioni e differenze culturali rispetto alla persona con cui si sta parlando

B. Osservazioni della “linea di base” (baseline): qual è il comportamento normale della persona?

C. Controllare cambiamenti nel comportamento quando viene toccato un argomento

D. Cercare incongruenze tra canali verbali e non verbali

E. Identificare gli argomenti dei “punti caldi” (hot spot)

F. Approfondire con le domande per capire la natura del punto caldo che hai osservato.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-3/

Leggere il volto: riconosci quello che vedi?

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del perché è importante studiare il viso, esaminando le espressioni macro, micro e sottili, e abbiamo illustrato la Fase 1 per leggere il volto: “Imparare cosa cercare”. Poiché il viso trasmette molte informazioni, è utile imparare cosa cercare, considerando i tuoi interessi specifici, e cosa ignorare. Questo viene definito creare una “linea di base” (baseline).

FASE 2: “RICONOSCI CIÒ CHE STAI OSSERVANDO”

Il passo successivo è imparare quali espressioni sono associate alle emozioni. Ecco un esempio:

È possibile correlare in modo affidabile e prevedibile determinati movimenti muscolari con determinate emozioni? La risposta è “sì”.

È abbastanza semplice identificare le espressioni “macro” di emozioni nelle fotografie semplicemente guardandole. Ma le persone tendono a non camminare con i volti congelati in un’unica espressione. Le macroespressioni, come quelle in queste immagini, durano tra ½ e 4 secondi.

Questo è ciò che le persone mostrano in viso quando non stanno cercando di nascondere o reprimere ciò che stanno provando. E se stessero nascondendo qualcosa? In tal caso è possibile vedere le microespressioni a causa di qualcosa che gli scienziati chiamano “fuoriuscita” (leak).

Quando una persona pensa una cosa (cognizione) e ne sente un’altra (emozione), c’è un piccolo tiro alla fune in atto all’interno del cervello. Il rapido lampo di una microespressione – che mostra ciò che la persona sta realmente provando in quell’istante – fuoriesce letteralmente come risultato di questa lotta interna.

Le microespressioni durano ½ secondo o meno: appaiono e scompaiono nel viso in modo incredibilmente rapido e sono state cronometrate a una velocità di 1/15 di secondo. Ma se sai cosa cercare (Fase 1) e capisci cosa stai vedendo quando succede (Fase 2) puoi imparare a identificare le microespressioni delle emozioni.

Un modo per compensare i nostri pregiudizi e i nostri giudizi culturali nel riconoscimento delle emozioni è quello di utilizzare un sistema oggettivo e scientifico per codificare il comportamento del viso in modo affidabile (ad esempio il FACS).

FASE 2: COSA RICORDARE?

Per imparare a leggere i volti, devi imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali delle emozioni (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). Alcune persone possono avere problemi a riconoscere le macroespressioni. Il passo seguente sarà imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

Non perdere il prossimo articolo in cui parleremo di come mettere in atto tutte le 3 Fasi!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-2/

Leggere il volto: cosa osservare?

Ci sono alcuni talenti naturali al mondo in grado di leggere i volti con una precisione quasi del 100% e senza allenamento: lo sanno fare e basta.

Silvan Tomkins, psicologo e mentore del moderno studio del viso, era un fantastico “lettore di volti” – alcune persone dicono che fosse il migliore che il mondo abbia mai visto. Per il resto di noi che non sia un talento naturale nell’arte del face reading, la buona notizia è che tutti possiamo imparare a interpretare i segnali del viso. Come la maggior parte delle cose nella vita, per ottenere davvero dei risultati bene bisogna fare molta pratica.

In questo articolo, e nei prossimi, sarà illustrato un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi.

FASE 1: “IMPARA COSA CERCARE”

Dato che abbiamo circa 40 muscoli in faccia, tutti in movimento indipendentemente l’uno dall’altro – con la possibilità di migliaia di espressioni – il primo passo è capire il tipo di informazioni che possiamo ottenere da tutto ciò che può muoversi sul viso. Un avvertimento: ricorda che non importa quanto siamo bravi a vedere i segni, è naturale per noi applicare i nostri pregiudizi e giudizi culturali a ciò che stiamo vedendo.

Ad esempio nella maggior parte delle culture occidentali, annuire con la testa su e giù significa “sì” e da un lato all’altro significa “no”. Ma se sei cresciuto in Pakistan, è il contrario. Se un americano parla con un visitatore del Pakistan chiedendo se si sta godendo il soggiorno negli Stati Uniti, lui dirà di “sì” annuendo con la testa da un lato all’altro. Questo può confondere e può far pensare che l’altro stia mentendo. Sembra strano: perché dovrebbe dire che gli è piaciuto qualcosa mentre scuote la testa facendo “no”? È semplicemente l’espressione di un giudizio su ciò che si vede in base al proprio background culturale. Non tutti sanno che “sì” significa “no” e “no” significa “sì” in Pakistan.

FASE 1: COSA RICORDARE?

Dal momento che il viso trasmette molte informazioni, è importante comprendere cosa cercare (considerando i propri interessi o la propria professione) e cosa ignorare. E’ utile osservare un individuo al fine di stabilire una “linea di base” (baseline) delle sue normali espressioni facciali (anche dei tic), i tipici comportamenti non verbali (si agitano continuamente o giocano con i loro capelli? Questo fa parte del loro linea di base) e tutti i comportamenti che potrebbero essere specifici della loro cultura (es. “sì” che significa “no” in Pakistan).

Nei prossimi articoli continueremo a parlare di come comprendere ciò che stiamo vedendo sul volto e come interpretare i segnali del viso in una visione globale. A presto!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Linguaggio del Corpo: perché concentrarsi sul viso?

Il comportamento Non Verbale è una componente importante della comunicazione e le espressioni facciali delle emozioni sono il modo di comunicare più importante e complesso che hanno gli umani.

Esistono prove che suggeriscono che fino al 90% dei meta-messaggi comunicati in qualsiasi interazione è non verbale. Questo è il motivo per cui concentriamo i nostri sforzi sulla comprensione di ciò che avviene sul viso.

Numerosi studi hanno documentato sette espressioni facciali delle emozioni espresse universalmente: felicità, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto. Questa idea delle emozioni universali è iniziata tempo fa: Charles Darwin (1809-1882) ha condiviso le sue idee su volto ed emozioni nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) . Darwin pensava che tutti i mammiferi mostrassero emozioni in modo affidabile sui loro volti.

Esistono altre emozioni e stati d’animo oltre alle sette emozioni di base, ma tutte le persone – indipendentemente da razza, cultura, etnia, età, genere o religione – esprimono le sette emozioni universali sul viso esattamente allo stesso modo. Quindi siamo in grado di leggere i segni delle emozioni sotto forma di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili.

Essere allenati nel leggere le emozioni è un’abilità importante per comunicare in modo efficace, stabilire relazioni, ottenere informazioni, negoziare e così via. In poche parole, apprendere questa abilità aumenta la tua intelligenza emotiva e può aiutarti a relazionarti meglio, lavorare in modo più intelligente e vedere cosa provano veramente gli altri.

Nozioni di base sul viso

Abbiamo già parlato di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili in un articolo precedente. Ecco una breve definizione:

– Macroespressioni: durano da ½ secondo a 4 secondi, le vediamo continuamente nelle nostre interazioni quotidiane con le persone. È il volto che le persone mostrano quando non hanno nulla da nascondere.

– Microespressioni: durano meno di mezzo secondo e si verificano quando le persone cercano consciamente o inconsciamente di nascondere o reprimere ciò che provano. La maggior parte delle persone non riescono a individuare le microespressioni, anche se ci sono alcune persone al mondo che sono dei talenti naturali e possono individuarle senza allenamento.

– Espressioni sottili: sono leggermente diverse dalle altre, non le identifichiamo per la quantità di tempo impiegata per spostarsi su e giù dal viso; le espressioni sottili sono associate all’intensità dell’emozione. Si verificano quando una persona sta iniziando a provare un’emozione o quando la sua risposta emotiva a una situazione, un’altra persona o l’ambiente circostante è di bassa intensità. Ricerche pubblicate di recente hanno mostrato un’elevata correlazione tra il riconoscimento di espressioni sottili e la capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Microespressioni e bugie ad alto rischio

La verità è che tutti mentono. Ma non tutte le bugie sono uguali.

Ci sono bugie bianche. Per la maggior parte sono considerate innocue, forse anche necessarie se risparmiano i sentimenti di qualcuno o li fanno sentire supportati. Queste sono bugie di basso livello: nessuno si fa davvero male e non c’è un grande lato negativo nel farsi scoprire. Gli psicologi ci dicono che di solito non c’è un grande aumento di emozioni o attività cognitiva quando si dicono bugie bianche, il che significa che le persone tendono a non mostrare microespressioni quando usano questo tipo di menzogna.

Le menzogne “ad alto rischio” con una posta in gioco alta sono piuttosto diverse dalle altre.

Maureen O’Sullivan, professoressa dell’UCSF che studia i cosiddetti “maghi della verità” (“truth wizards”) – persone che sono “macchine della verità” naturali – afferma che le “bugie ad alto rischio” con una posta in gioco alta prendono forma quando “bugiardi e cacciatori di menzogne sono altamente motivati, sia per motivi personali o da alcuni significativi rinforzi positivi e/o negativi (ricompense importanti, gravi punizioni)”.

Mentire sul banco dei testimoni o mentire al proprio partner su una relazione sarebbero sicuramente considerate menzogne con poste alte.

C’è una domanda fondamentale: “come si può sapere se qualcuno sta mentendo?”

Proviamo a cambiare il focus della nostra attenzione. La maggior parte della nostra attenzione è solitamente focalizzata sulle parole che una persona sta dicendo. Tuttavia, numerose ricerche suggeriscono che fino al 90% dei messaggi che comunichiamo in qualsiasi interazione di persona sono di tipo Non Verbale. E di questi messaggi non verbali, il volto è il canale di comunicazione più importante. Questo è il motivo per cui imparare a riconoscere le microespressioni è un’abilità di base per imparare a vedere i “punti caldi” (hot spots), che possono essere indizi importanti nel rilevare l’inganno.

Quindi è ovvio che se vogliamo essere in grado di rilevare un inganno, dovremmo essere molto più che bravi ascoltatori.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/microexpressions-in-high-stakes-lies/

4 idee sbagliate sulle Microespressioni

Pensi di sapere tutto sulle microespressioni? Dai un’occhiata a questo elenco di idee comuni errate sulle microespressioni:

1) Vedere una microespressione significa automaticamente che una persona sta mentendo

Le microespressioni si verificano quando le persone stanno cercando di nascondere le proprie emozioni, il più delle volte in situazioni dove la posta in gioco è alta. Quando vedi una microespressione, non dare per scontato che l’altra persona stia mentendo. La prima cosa che devi fare è stabilire una linea di base (baseline): chiediti qual è il comportamento normale della persona.

Se noti davvero un’incongruenza (hot spot) in cui le azioni verbali contraddicono le azioni non verbali, fermati e poni più domande. Non dare per scontato che ciò che stanno dicendo sia una bugia.

2) Le microespressioni includono quanto segue:

Sbattere velocemente le palpebre, la direzione in cui si muovono gli occhi, irrequietezza, respiro pesante

Tutte le azioni di cui sopra sono ottimi esempi di comportamento non verbale che possono essere indicativi del fatto che qualcuno sta mentendo, ma non sono microespressioni. Mentre le microespressioni sono un tipo di comportamento non verbale che si verifica sul viso, non implicano la frequenza con cui una persona sbatte le palpebre o quanto sia pesante il respiro.

Le microespressioni rappresentano comunemente le sette emozioni di base: felicità, paura, tristezza, rabbia, disprezzo, disgusto e sorpresa. Si verificano in meno di 1/25 di secondo e sono classificate in base alla velocità con cui si verifica l’espressione sul viso di una persona.

3) Solo i “Maghi della Verità” (Truth Wizards) possono vedere le microespressioni

Questi maghi della verità” che furono scoperti da Maureen O’Sullivan durante il suo Wizards Project erano un gruppo selezionato di persone particolarmente brave a rilevare l’inganno. Non devi essere un mago per vedere le microespressioni. Chiunque può imparare a vedere le microespressioni, soprattutto con l’addestramento appropriato.

4) Le microespressioni sono state scoperte di recente

Nonostante lo spettacolo Lie to Me trasmesso su FOX, le microespressioni sono state scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs oltre 40 anni fa. Pubblicarono un rapporto su queste espressioni, che chiamarono espressioni “micromomentarie” nel 1966. L’articolo che scrissero era intitolato Espressioni facciali micro-momentanee come indicatori dei meccanismi dell’Io in psicoterapia. Molti studi successivi sono stati condotti sulla base della ricerca di Haggard e Isaacs, ma la scoperta della microespressioni dovrebbe essere attribuita a loro.

Per ulteriori informazioni sulla storia dietro le microespressioni, dai un’occhiata a questo articolo.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/common-misconceptions-about-microexpressions/

Le Microespressioni

Le microespressioni sono brevi espressioni involontarie delle emozioni. Di solito si verificano quando si vive un’emozione forte ma si cerca di nascondere i sentimenti.

Possono anche verificarsi perché una persona sperimenta più emozioni in rapida successione. A differenza delle normali espressioni facciali, è difficile produrre o neutralizzare volontariamente le microespressioni. Possono esprimere una qualsiasi delle sette emozioni universalmente espresse sul viso (disgusto, rabbia, paura, felicità, tristezza, sorpresa e disprezzo) e si verificano in un tempo brevissimo (tra 1/15 e 1/30 di secondo).

La storia delle Microespressioni:

Le microespressioni furono scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs (1966). Nel loro studio, Haggard e Isaacs hanno descritto come hanno scoperto queste espressioni “micromomentarie durante la scansione di ore di filmati di psicoterapia, alla ricerca di indizi di Comunicazione Non Verbale tra paziente e terapista.

Più o meno nello stesso periodo, Condon e Ogston (1967) sono stati i pionieri nello studio delle interazioni a livello di frazione di secondo. Condon, nel suo famoso progetto di ricerca, ha esaminato un segmento di video di quattro ore e mezza, fotogramma per fotogramma, in cui ogni fotogramma rappresentava 1/25 di secondo. Dopo aver studiato questo video per un anno e mezzo, ha distinto i micromovimenti interazionali, come la moglie che muoveva la spalla esattamente quando le mani del marito si sono alzate, definendo degli schemi di micrortimi. Il lavoro di Condon, tuttavia, non si è concentrato sulle espressioni facciali.

Successivamente, Ekman e Friesen (1969, 1974) hanno introdotto il concetto di riconoscimento della microespressione nei loro studi sull’inganno. I risultati di questo lavoro sono stati riportati nel libro Telling Lies (Ekman, 1985) e sono stati resi popolari nei mass media attraverso la serie televisiva Lie To Me. Svolgono anche un ruolo centrale nel lavoro postumo di Robert Ludlum, The Ambler Warning, in cui il personaggio centrale, Harrison Ambler, è un agente dell’intelligence in grado di vedere le microespressioni. Allo stesso modo, uno dei personaggi principali del romanzo di fantascienza di Alastair Reynolds Absolution Gap, Aura può leggere facilmente le microespressori. In Law & Order: Criminal Intent, il detective Robert Goren è esperto nel rilevare microespressioni.

Sebbene l’esistenza di microespressoni sia stata segnalata negli anni ’60, il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed, a conferma della loro esistenza, era Porter e ten Brinke (2008). Il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed sulle capacità individuali di riconoscimento della microespressione era Matsumoto et al. (2000).

Alcuni studi hanno indicato che la capacità di leggere le microespressioni è effettivamente correlata alla capacità di rilevare l’inganno; ironicamente, gli studi più recenti suggeriscono che la capacità di leggere espressioni sottili (espressioni di bassa intensità), e non le microespressioni, è meglio correlata alla capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/microexpressions-2/

Le espressioni facciali non sono universali?

In un recente studio Rachael Jack e colleghi hanno sfidato centinaia di studi che documentano l’universalità delle espressioni facciali.

Le conclusioni di questo articolo intitolato Le confusioni culturali mostrano che le espressioni facciali non sono universali, sono altamente imperfette per molte ragioni e di seguito ne descrivo alcune:

1. Un’attenta ispezione dei risultati indica che i dati grezzi nello studio supportano il riconoscimento universale dell’emozione.

2. La differenza culturale nel riconoscimento delle emozioni non è una scoperta nuova. Esistono ricerche con gli stessi risultati già 20 anni fa.

3. Come sostenuto allora, le differenze culturali nel riconoscimento delle emozioni non possono e non contestano l’universalità delle emozioni. L’universalità nel riconoscimento dell’espressione è dimostrata dal fatto che gli osservatori in tutte le culture studiate concordano su quale emozione sia rappresentata a livelli “al di sopra del caso”. Questo è esattamente ciò che hanno trovato, replicando gli stessi risultati per anni. Differenze culturali possono verificarsi per molte ragioni, comprese le regole culturali su come decodificare le espressioni facciali universali. È noto da anni che coesistono universalità e culture specifiche nel riconoscimento delle emozioni. Litigare per la loro reciproca esclusività è una strategia abbandonata da tempo.

4. Inoltre il disgusto confuso con la rabbia e la paura con la sorpresa – sono confusioni che si verificano in tutto il mondo. Non sono specifiche solo per le culture dell’Asia orientale e sono una scoperta pubblicata da oltre 20 anni fa. Il fatto che si verifichino in tutte le culture testate finora dice qualcosa in più su quelle emozioni di quanto non facciano sulle differenze culturali.

5. Una lettura attenta delle scoperte degli autori indica che le loro scoperte relative al tracciamento oculare non giustificano le loro conclusioni.

6. Inoltre, le differenze tra l’Asia orientale e gli Stati Uniti d’America nelle procedure di scansione di scene, oggetti e volti è un risultato consolidato da anni e non è nuovo. Le differenze nel contatto visivo mostrano una tipica risposta asiatica, ovvero la messa a fuoco nell’area del ponte occhi / naso piuttosto che sull’intero viso. La letteratura ha dimostrato per anni che i caucasici differiscono dagli afroamericani e dagli asiatici americani in termini di quanto tempo trascorrono guardando diverse parti del viso per vedere se riconoscono qualcuno (i caucasici guardano più il viso e i capelli, africani e asiatici guardano più nella zona del ponte occhi-naso). Pertanto, ciò che gli autori riportano in questo articolo non può quindi spiegare le differenze specifiche di emozione nei giudizi.

7. Il campione dell’Asia orientale era di 13 persone (12 cinesi, 1 giapponese). Un numero così piccolo non poteva dirci nulla di fronte alle prove schiaccianti per l’universalità nella produzione di espressioni facciali di emozioni.

8. Infine, i soggetti dell’Asia orientale nel loro studio erano in realtà immigrati nel Regno Unito, e non è noto quale tipo di auto-selezione, competenza linguistica o pregiudizi di acculturazione possano essere stati esercitati nei dati.

Non c’è nulla di sbagliato nei dati presentati nell’articolo in questione, ma le conclusioni tratte dai dati non sono empiricamente giustificate.

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Tratto da http://bps-research-digest.blogspot.com/2009/08/facial-emotional-expressions-are-not.html