Come leggere le espressioni facciali con la mascherina

Come possiamo identificare le espressioni del viso e l’inganno quando le persone indossano mascherine?

È vero che quando le persone indossano delle mascherine, la quantità di segnali visivi che abbiamo (la superficie osservabile del viso) è notevolmente ridotta.

Ma non tutte le maschere sono uguali. Alcune coprono l’intera area della bocca e delle labbra mentre altri hanno una gamma più piccola. Quindi c’è una certa variabilità.

Indipendentemente dal tipo di mascherina, quello che puoi sempre vedere è l’area sopra il naso. Alcune persone possono avere le loro maschere proprio sopra il naso, altre le poggiano sulla punta del naso, ma è possibile quasi sempre vedere sopra il naso.

Quelli di voi che sono allenati a leggere le espressioni facciali delle emozioni, sanno che ci sono molte cose che accadono nella metà superiore del viso. Chiaramente non puoi vedere la zona della bocca, ma puoi ancora raccogliere indizi nella parte superiore del viso.

Quali espressioni facciali si possono vedere?

– Le rughe del disgusto sono visibili tra gli occhi nella parte superiore del naso.

– È visibile il sollevamento delle palpebre superiori nella paura o nella sorpresa (soprattutto nella paura)

– Puoi vedere i movimenti delle sopracciglia alzate e degli occhi spalancati tipici della sorpresa

– Puoi anche vedere gli angoli interni delle sopracciglia che salgono nella tristezza o angoscia

Quindi, anche se non siamo in grado di vedere l’intero viso, ci sono segnali che possiamo analizzare. Ovviamente, dobbiamo essere concentrati nell’osservare questi segnali o rischiamo di non riconoscerli, specie se vengono effettuati in modo veloce.

Se la mascherina è un po’ più stretta sul viso, anche se non riesci a vedere esattamente cosa sta succedendo ai lati della bocca puoi ancora vedere alcuni cambiamenti di aspetto accanto alle labbra. Quindi puoi ancora capire se la persona mostra un sorriso o se mostra disprezzo. Anche questi sono segnali importanti che possiamo ottenere.

Quindi anche se qualcuno indossa una mascherina, è possibile raccogliere diversi segnali di emozione sul viso.

E’ notizia di questi giorni dell’invenzione di una mascherina chirurgica con la parte della bocca creata con materiale trasparente per permettere di osservare i segnali di emozioni sulla bocca. Un segnale della riscoperta dell’importanza di un sorriso in questo periodo difficile? E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-to-read-facial-expressions-of-emotion-when-people-are-wearing-masks/

Leggere il volto: hot spot e menzogne

Per completare l’illustrazione di un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi, andiamo a vedere l’ultimo punto da tenere in considerazione: “hot spot” e incongruenze nel messaggio per riconoscere eventuali menzogne dal volto.

Abbiamo trattato la Fase 1 e la Fase 2 negli articoli precedenti. Ecco i punti da ricordare:

– Fase 1: poiché il viso trasmette molte informazioni, è importante sapere cosa cercare e cosa ignorare. Questo fa parte del processo che chiamiamo creare una “linea di base” (baseline).

– Fase 2: per imparare a leggere i volti è importante imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali di emozione (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). È probabile che tu sappia già che aspetto ha la macro versione di queste espressioni. Il prossimo passo sarà quello di imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

FASE 3: “HOT SPOT E INCONGRUENZE SUL VOLTO”

Pinocchio non esiste: non esiste nulla che sia un segnale sicuro di menzogna. C’è una ragione evolutiva perfettamente valida per questo. Se dicessimo sempre la verità o riconoscessimo sempre le menzogne, il mondo, come lo conosciamo, andrebbe in pezzi. Piccole esagerazioni e bugie minori ci permettono di lavorare insieme e andare d’accordo.

Qualsiasi microespressione potrebbe essere associata alla menzogna. Dipende in parte dalla linea di base osservata (ricordare la Fase 1) e anche da ulteriori segnali di inganno che si verificano negli altri “canali” non verbali: la voce, i gesti, lo stile verbale e il contenuto verbale, ad esempio, oltre a ciò che manifestiamo sul viso. Tuttavia, poiché il volto è il sistema di segnali più importante che abbiamo, crediamo (e la ricerca lo conferma) che le microespressioni e le espressioni sottili siano la chiave per aiutare le persone a valutare la verità.

Hot spot

Un motto anglosassone non a caso recita “Liar, liar, pants on fire” (bugiardo, bugiardo, pantaloni in fiamme). I “punti caldi” (hot spot) sono segnali emotivi. Indicano un momento in cui probabilmente si ha bisogno di fare ulteriori domande e ottenere informazioni per comprendere appieno cosa sta succedendo.

Una microespressione ci consente di capire cosa prova una persona, ma non il perché. Quindi cosa fare quando parli con un amico e noti che si sente triste anche se parla di quanto sia bella la sua vita? Decidere cosa fare dipende dalla relazione che hai con la persona e dalle tue abilità professionali o sociali.

La cosa importante è aver notato che la microespressione (emozione) e ciò che sta dicendo (intelletto) sono incongruenti: stonano insieme.

FASE 3 E RIASSUNTO FINALE: COSA RICORDARE?

Quando riconosciamo un “hot spot” sul volto, quindi, rileviamo un’incongruenza tra messaggi verbali e non verbali. Mettiamo insieme i punti di tutte e le 3 fasi per leggere al meglio il volto altrui:

A. Consapevolezza delle proprie emozioni e differenze culturali rispetto alla persona con cui si sta parlando

B. Osservazioni della “linea di base” (baseline): qual è il comportamento normale della persona?

C. Controllare cambiamenti nel comportamento quando viene toccato un argomento

D. Cercare incongruenze tra canali verbali e non verbali

E. Identificare gli argomenti dei “punti caldi” (hot spot)

F. Approfondire con le domande per capire la natura del punto caldo che hai osservato.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-3/

Leggere il volto: riconosci quello che vedi?

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del perché è importante studiare il viso, esaminando le espressioni macro, micro e sottili, e abbiamo illustrato la Fase 1 per leggere il volto: “Imparare cosa cercare”. Poiché il viso trasmette molte informazioni, è utile imparare cosa cercare, considerando i tuoi interessi specifici, e cosa ignorare. Questo viene definito creare una “linea di base” (baseline).

FASE 2: “RICONOSCI CIÒ CHE STAI OSSERVANDO”

Il passo successivo è imparare quali espressioni sono associate alle emozioni. Ecco un esempio:

È possibile correlare in modo affidabile e prevedibile determinati movimenti muscolari con determinate emozioni? La risposta è “sì”.

È abbastanza semplice identificare le espressioni “macro” di emozioni nelle fotografie semplicemente guardandole. Ma le persone tendono a non camminare con i volti congelati in un’unica espressione. Le macroespressioni, come quelle in queste immagini, durano tra ½ e 4 secondi.

Questo è ciò che le persone mostrano in viso quando non stanno cercando di nascondere o reprimere ciò che stanno provando. E se stessero nascondendo qualcosa? In tal caso è possibile vedere le microespressioni a causa di qualcosa che gli scienziati chiamano “fuoriuscita” (leak).

Quando una persona pensa una cosa (cognizione) e ne sente un’altra (emozione), c’è un piccolo tiro alla fune in atto all’interno del cervello. Il rapido lampo di una microespressione – che mostra ciò che la persona sta realmente provando in quell’istante – fuoriesce letteralmente come risultato di questa lotta interna.

Le microespressioni durano ½ secondo o meno: appaiono e scompaiono nel viso in modo incredibilmente rapido e sono state cronometrate a una velocità di 1/15 di secondo. Ma se sai cosa cercare (Fase 1) e capisci cosa stai vedendo quando succede (Fase 2) puoi imparare a identificare le microespressioni delle emozioni.

Un modo per compensare i nostri pregiudizi e i nostri giudizi culturali nel riconoscimento delle emozioni è quello di utilizzare un sistema oggettivo e scientifico per codificare il comportamento del viso in modo affidabile (ad esempio il FACS).

FASE 2: COSA RICORDARE?

Per imparare a leggere i volti, devi imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali delle emozioni (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). Alcune persone possono avere problemi a riconoscere le macroespressioni. Il passo seguente sarà imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

Non perdere il prossimo articolo in cui parleremo di come mettere in atto tutte le 3 Fasi!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-2/

Leggere il volto: cosa osservare?

Ci sono alcuni talenti naturali al mondo in grado di leggere i volti con una precisione quasi del 100% e senza allenamento: lo sanno fare e basta.

Silvan Tomkins, psicologo e mentore del moderno studio del viso, era un fantastico “lettore di volti” – alcune persone dicono che fosse il migliore che il mondo abbia mai visto. Per il resto di noi che non sia un talento naturale nell’arte del face reading, la buona notizia è che tutti possiamo imparare a interpretare i segnali del viso. Come la maggior parte delle cose nella vita, per ottenere davvero dei risultati bene bisogna fare molta pratica.

In questo articolo, e nei prossimi, sarà illustrato un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi.

FASE 1: “IMPARA COSA CERCARE”

Dato che abbiamo circa 40 muscoli in faccia, tutti in movimento indipendentemente l’uno dall’altro – con la possibilità di migliaia di espressioni – il primo passo è capire il tipo di informazioni che possiamo ottenere da tutto ciò che può muoversi sul viso. Un avvertimento: ricorda che non importa quanto siamo bravi a vedere i segni, è naturale per noi applicare i nostri pregiudizi e giudizi culturali a ciò che stiamo vedendo.

Ad esempio nella maggior parte delle culture occidentali, annuire con la testa su e giù significa “sì” e da un lato all’altro significa “no”. Ma se sei cresciuto in Pakistan, è il contrario. Se un americano parla con un visitatore del Pakistan chiedendo se si sta godendo il soggiorno negli Stati Uniti, lui dirà di “sì” annuendo con la testa da un lato all’altro. Questo può confondere e può far pensare che l’altro stia mentendo. Sembra strano: perché dovrebbe dire che gli è piaciuto qualcosa mentre scuote la testa facendo “no”? È semplicemente l’espressione di un giudizio su ciò che si vede in base al proprio background culturale. Non tutti sanno che “sì” significa “no” e “no” significa “sì” in Pakistan.

FASE 1: COSA RICORDARE?

Dal momento che il viso trasmette molte informazioni, è importante comprendere cosa cercare (considerando i propri interessi o la propria professione) e cosa ignorare. E’ utile osservare un individuo al fine di stabilire una “linea di base” (baseline) delle sue normali espressioni facciali (anche dei tic), i tipici comportamenti non verbali (si agitano continuamente o giocano con i loro capelli? Questo fa parte del loro linea di base) e tutti i comportamenti che potrebbero essere specifici della loro cultura (es. “sì” che significa “no” in Pakistan).

Nei prossimi articoli continueremo a parlare di come comprendere ciò che stiamo vedendo sul volto e come interpretare i segnali del viso in una visione globale. A presto!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Linguaggio del Corpo: perché concentrarsi sul viso?

Il comportamento Non Verbale è una componente importante della comunicazione e le espressioni facciali delle emozioni sono il modo di comunicare più importante e complesso che hanno gli umani.

Esistono prove che suggeriscono che fino al 90% dei meta-messaggi comunicati in qualsiasi interazione è non verbale. Questo è il motivo per cui concentriamo i nostri sforzi sulla comprensione di ciò che avviene sul viso.

Numerosi studi hanno documentato sette espressioni facciali delle emozioni espresse universalmente: felicità, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto. Questa idea delle emozioni universali è iniziata tempo fa: Charles Darwin (1809-1882) ha condiviso le sue idee su volto ed emozioni nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) . Darwin pensava che tutti i mammiferi mostrassero emozioni in modo affidabile sui loro volti.

Esistono altre emozioni e stati d’animo oltre alle sette emozioni di base, ma tutte le persone – indipendentemente da razza, cultura, etnia, età, genere o religione – esprimono le sette emozioni universali sul viso esattamente allo stesso modo. Quindi siamo in grado di leggere i segni delle emozioni sotto forma di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili.

Essere allenati nel leggere le emozioni è un’abilità importante per comunicare in modo efficace, stabilire relazioni, ottenere informazioni, negoziare e così via. In poche parole, apprendere questa abilità aumenta la tua intelligenza emotiva e può aiutarti a relazionarti meglio, lavorare in modo più intelligente e vedere cosa provano veramente gli altri.

Nozioni di base sul viso

Abbiamo già parlato di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili in un articolo precedente. Ecco una breve definizione:

– Macroespressioni: durano da ½ secondo a 4 secondi, le vediamo continuamente nelle nostre interazioni quotidiane con le persone. È il volto che le persone mostrano quando non hanno nulla da nascondere.

– Microespressioni: durano meno di mezzo secondo e si verificano quando le persone cercano consciamente o inconsciamente di nascondere o reprimere ciò che provano. La maggior parte delle persone non riescono a individuare le microespressioni, anche se ci sono alcune persone al mondo che sono dei talenti naturali e possono individuarle senza allenamento.

– Espressioni sottili: sono leggermente diverse dalle altre, non le identifichiamo per la quantità di tempo impiegata per spostarsi su e giù dal viso; le espressioni sottili sono associate all’intensità dell’emozione. Si verificano quando una persona sta iniziando a provare un’emozione o quando la sua risposta emotiva a una situazione, un’altra persona o l’ambiente circostante è di bassa intensità. Ricerche pubblicate di recente hanno mostrato un’elevata correlazione tra il riconoscimento di espressioni sottili e la capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Microespressioni e bugie ad alto rischio

La verità è che tutti mentono. Ma non tutte le bugie sono uguali.

Ci sono bugie bianche. Per la maggior parte sono considerate innocue, forse anche necessarie se risparmiano i sentimenti di qualcuno o li fanno sentire supportati. Queste sono bugie di basso livello: nessuno si fa davvero male e non c’è un grande lato negativo nel farsi scoprire. Gli psicologi ci dicono che di solito non c’è un grande aumento di emozioni o attività cognitiva quando si dicono bugie bianche, il che significa che le persone tendono a non mostrare microespressioni quando usano questo tipo di menzogna.

Le menzogne “ad alto rischio” con una posta in gioco alta sono piuttosto diverse dalle altre.

Maureen O’Sullivan, professoressa dell’UCSF che studia i cosiddetti “maghi della verità” (“truth wizards”) – persone che sono “macchine della verità” naturali – afferma che le “bugie ad alto rischio” con una posta in gioco alta prendono forma quando “bugiardi e cacciatori di menzogne sono altamente motivati, sia per motivi personali o da alcuni significativi rinforzi positivi e/o negativi (ricompense importanti, gravi punizioni)”.

Mentire sul banco dei testimoni o mentire al proprio partner su una relazione sarebbero sicuramente considerate menzogne con poste alte.

C’è una domanda fondamentale: “come si può sapere se qualcuno sta mentendo?”

Proviamo a cambiare il focus della nostra attenzione. La maggior parte della nostra attenzione è solitamente focalizzata sulle parole che una persona sta dicendo. Tuttavia, numerose ricerche suggeriscono che fino al 90% dei messaggi che comunichiamo in qualsiasi interazione di persona sono di tipo Non Verbale. E di questi messaggi non verbali, il volto è il canale di comunicazione più importante. Questo è il motivo per cui imparare a riconoscere le microespressioni è un’abilità di base per imparare a vedere i “punti caldi” (hot spots), che possono essere indizi importanti nel rilevare l’inganno.

Quindi è ovvio che se vogliamo essere in grado di rilevare un inganno, dovremmo essere molto più che bravi ascoltatori.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/microexpressions-in-high-stakes-lies/

4 idee sbagliate sulle Microespressioni

Pensi di sapere tutto sulle microespressioni? Dai un’occhiata a questo elenco di idee comuni errate sulle microespressioni:

1) Vedere una microespressione significa automaticamente che una persona sta mentendo

Le microespressioni si verificano quando le persone stanno cercando di nascondere le proprie emozioni, il più delle volte in situazioni dove la posta in gioco è alta. Quando vedi una microespressione, non dare per scontato che l’altra persona stia mentendo. La prima cosa che devi fare è stabilire una linea di base (baseline): chiediti qual è il comportamento normale della persona.

Se noti davvero un’incongruenza (hot spot) in cui le azioni verbali contraddicono le azioni non verbali, fermati e poni più domande. Non dare per scontato che ciò che stanno dicendo sia una bugia.

2) Le microespressioni includono quanto segue:

Sbattere velocemente le palpebre, la direzione in cui si muovono gli occhi, irrequietezza, respiro pesante

Tutte le azioni di cui sopra sono ottimi esempi di comportamento non verbale che possono essere indicativi del fatto che qualcuno sta mentendo, ma non sono microespressioni. Mentre le microespressioni sono un tipo di comportamento non verbale che si verifica sul viso, non implicano la frequenza con cui una persona sbatte le palpebre o quanto sia pesante il respiro.

Le microespressioni rappresentano comunemente le sette emozioni di base: felicità, paura, tristezza, rabbia, disprezzo, disgusto e sorpresa. Si verificano in meno di 1/25 di secondo e sono classificate in base alla velocità con cui si verifica l’espressione sul viso di una persona.

3) Solo i “Maghi della Verità” (Truth Wizards) possono vedere le microespressioni

Questi maghi della verità” che furono scoperti da Maureen O’Sullivan durante il suo Wizards Project erano un gruppo selezionato di persone particolarmente brave a rilevare l’inganno. Non devi essere un mago per vedere le microespressioni. Chiunque può imparare a vedere le microespressioni, soprattutto con l’addestramento appropriato.

4) Le microespressioni sono state scoperte di recente

Nonostante lo spettacolo Lie to Me trasmesso su FOX, le microespressioni sono state scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs oltre 40 anni fa. Pubblicarono un rapporto su queste espressioni, che chiamarono espressioni “micromomentarie” nel 1966. L’articolo che scrissero era intitolato Espressioni facciali micro-momentanee come indicatori dei meccanismi dell’Io in psicoterapia. Molti studi successivi sono stati condotti sulla base della ricerca di Haggard e Isaacs, ma la scoperta della microespressioni dovrebbe essere attribuita a loro.

Per ulteriori informazioni sulla storia dietro le microespressioni, dai un’occhiata a questo articolo.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/common-misconceptions-about-microexpressions/

Le Microespressioni

Le microespressioni sono brevi espressioni involontarie delle emozioni. Di solito si verificano quando si vive un’emozione forte ma si cerca di nascondere i sentimenti.

Possono anche verificarsi perché una persona sperimenta più emozioni in rapida successione. A differenza delle normali espressioni facciali, è difficile produrre o neutralizzare volontariamente le microespressioni. Possono esprimere una qualsiasi delle sette emozioni universalmente espresse sul viso (disgusto, rabbia, paura, felicità, tristezza, sorpresa e disprezzo) e si verificano in un tempo brevissimo (tra 1/15 e 1/30 di secondo).

La storia delle Microespressioni:

Le microespressioni furono scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs (1966). Nel loro studio, Haggard e Isaacs hanno descritto come hanno scoperto queste espressioni “micromomentarie durante la scansione di ore di filmati di psicoterapia, alla ricerca di indizi di Comunicazione Non Verbale tra paziente e terapista.

Più o meno nello stesso periodo, Condon e Ogston (1967) sono stati i pionieri nello studio delle interazioni a livello di frazione di secondo. Condon, nel suo famoso progetto di ricerca, ha esaminato un segmento di video di quattro ore e mezza, fotogramma per fotogramma, in cui ogni fotogramma rappresentava 1/25 di secondo. Dopo aver studiato questo video per un anno e mezzo, ha distinto i micromovimenti interazionali, come la moglie che muoveva la spalla esattamente quando le mani del marito si sono alzate, definendo degli schemi di micrortimi. Il lavoro di Condon, tuttavia, non si è concentrato sulle espressioni facciali.

Successivamente, Ekman e Friesen (1969, 1974) hanno introdotto il concetto di riconoscimento della microespressione nei loro studi sull’inganno. I risultati di questo lavoro sono stati riportati nel libro Telling Lies (Ekman, 1985) e sono stati resi popolari nei mass media attraverso la serie televisiva Lie To Me. Svolgono anche un ruolo centrale nel lavoro postumo di Robert Ludlum, The Ambler Warning, in cui il personaggio centrale, Harrison Ambler, è un agente dell’intelligence in grado di vedere le microespressioni. Allo stesso modo, uno dei personaggi principali del romanzo di fantascienza di Alastair Reynolds Absolution Gap, Aura può leggere facilmente le microespressori. In Law & Order: Criminal Intent, il detective Robert Goren è esperto nel rilevare microespressioni.

Sebbene l’esistenza di microespressoni sia stata segnalata negli anni ’60, il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed, a conferma della loro esistenza, era Porter e ten Brinke (2008). Il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed sulle capacità individuali di riconoscimento della microespressione era Matsumoto et al. (2000).

Alcuni studi hanno indicato che la capacità di leggere le microespressioni è effettivamente correlata alla capacità di rilevare l’inganno; ironicamente, gli studi più recenti suggeriscono che la capacità di leggere espressioni sottili (espressioni di bassa intensità), e non le microespressioni, è meglio correlata alla capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/microexpressions-2/

Le espressioni facciali non sono universali?

In un recente studio Rachael Jack e colleghi hanno sfidato centinaia di studi che documentano l’universalità delle espressioni facciali.

Le conclusioni di questo articolo intitolato Le confusioni culturali mostrano che le espressioni facciali non sono universali, sono altamente imperfette per molte ragioni e di seguito ne descrivo alcune:

1. Un’attenta ispezione dei risultati indica che i dati grezzi nello studio supportano il riconoscimento universale dell’emozione.

2. La differenza culturale nel riconoscimento delle emozioni non è una scoperta nuova. Esistono ricerche con gli stessi risultati già 20 anni fa.

3. Come sostenuto allora, le differenze culturali nel riconoscimento delle emozioni non possono e non contestano l’universalità delle emozioni. L’universalità nel riconoscimento dell’espressione è dimostrata dal fatto che gli osservatori in tutte le culture studiate concordano su quale emozione sia rappresentata a livelli “al di sopra del caso”. Questo è esattamente ciò che hanno trovato, replicando gli stessi risultati per anni. Differenze culturali possono verificarsi per molte ragioni, comprese le regole culturali su come decodificare le espressioni facciali universali. È noto da anni che coesistono universalità e culture specifiche nel riconoscimento delle emozioni. Litigare per la loro reciproca esclusività è una strategia abbandonata da tempo.

4. Inoltre il disgusto confuso con la rabbia e la paura con la sorpresa – sono confusioni che si verificano in tutto il mondo. Non sono specifiche solo per le culture dell’Asia orientale e sono una scoperta pubblicata da oltre 20 anni fa. Il fatto che si verifichino in tutte le culture testate finora dice qualcosa in più su quelle emozioni di quanto non facciano sulle differenze culturali.

5. Una lettura attenta delle scoperte degli autori indica che le loro scoperte relative al tracciamento oculare non giustificano le loro conclusioni.

6. Inoltre, le differenze tra l’Asia orientale e gli Stati Uniti d’America nelle procedure di scansione di scene, oggetti e volti è un risultato consolidato da anni e non è nuovo. Le differenze nel contatto visivo mostrano una tipica risposta asiatica, ovvero la messa a fuoco nell’area del ponte occhi / naso piuttosto che sull’intero viso. La letteratura ha dimostrato per anni che i caucasici differiscono dagli afroamericani e dagli asiatici americani in termini di quanto tempo trascorrono guardando diverse parti del viso per vedere se riconoscono qualcuno (i caucasici guardano più il viso e i capelli, africani e asiatici guardano più nella zona del ponte occhi-naso). Pertanto, ciò che gli autori riportano in questo articolo non può quindi spiegare le differenze specifiche di emozione nei giudizi.

7. Il campione dell’Asia orientale era di 13 persone (12 cinesi, 1 giapponese). Un numero così piccolo non poteva dirci nulla di fronte alle prove schiaccianti per l’universalità nella produzione di espressioni facciali di emozioni.

8. Infine, i soggetti dell’Asia orientale nel loro studio erano in realtà immigrati nel Regno Unito, e non è noto quale tipo di auto-selezione, competenza linguistica o pregiudizi di acculturazione possano essere stati esercitati nei dati.

Non c’è nulla di sbagliato nei dati presentati nell’articolo in questione, ma le conclusioni tratte dai dati non sono empiricamente giustificate.

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Tratto da http://bps-research-digest.blogspot.com/2009/08/facial-emotional-expressions-are-not.html

Le espressioni facciali non bastano per leggere le emozioni?

Quando si tratta di comprendere lo stato d’animo di una persona, lo scenario e le azioni che si compiono sono tanto importanti quanto le espressioni facciali e il linguaggio del corpo.

Il nuovo punto di vista sfida decenni di ricerca che afferma che l’intelligenza e il riconoscimento emotivo si basano in gran parte sulla capacità di leggere le espressioni facciali. Si riteneva che le espressioni fossero un indicatore di felicità, tristezza, rabbia, paura, sorpresa, disgusto, disprezzo e altri stati d’animo e sentimenti positivi e negativi.

I ricercatori dell’Università della California, Berkeley, danno l’esempio dell’attore James Franco nel film candidato all’Oscar “127 ore”. In una scena, Franco sembra vagamente felice mentre registra un diario video nel film. Ma quando la telecamera si ingrandisce, il pubblico vede che il suo braccio è schiacciato sotto un masso e che il suo sorriso smentisce la sua agonia.

Il nuovo studio, apparso sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences, suggerisce che il rilevamento emotivo richiede più di una “lettura” facciale.

“Il nostro studio rivela che il riconoscimento delle emozioni è fondamentalmente una questione di contesto tanto quanto una questione di volti”, ha detto l’autore principale Zhimin Chen, uno studente di dottorato in psicologia presso l’UC Berkeley.

Nello studio, i ricercatori hanno offuscato i volti e i corpi degli attori in dozzine di clip mute di film di Hollywood e di video domestici. Nonostante l’invisibilità virtuale dei personaggi, centinaia di partecipanti allo studio sono stati in grado di riconoscere accuratamente le emozioni esaminando lo sfondo e il modo in cui interagivano con l’ambiente circostante.

Il modello di “tracciamento affettivo” che Chen ha creato per lo studio consente ai ricercatori di tenere traccia di come le persone valutano le emozioni dei personaggi mentre guardano i video.

Il metodo di Chen è in grado di raccogliere grandi quantità di dati in breve tempo e potrebbe eventualmente essere utilizzato per valutare come le persone con disturbi come l’autismo e la schizofrenia leggano le emozioni in tempo reale e potrebbe aiutare con le diagnosi.

“Alcune persone potrebbero avere deficit nel riconoscere le espressioni facciali, ma possono riconoscere le emozioni dal contesto. Per gli altri, è il contrario”.

Inoltre, i risultati, basati su analisi statistiche delle valutazioni raccolte, potrebbero aiutare nello sviluppo della tecnologia di riconoscimento facciale.

“In questo momento, le aziende stanno sviluppando algoritmi di apprendimento automatico per riconoscere le emozioni, ma addestrano i loro modelli solo su volti ritagliati e quei modelli possono solo leggere le emozioni dai volti”, ha detto Chen. “La nostra ricerca mostra che i volti non rivelano le emozioni vere in modo molto accurato e che l’identificazione dello stato d’animo di una persona dovrebbe tener conto anche del contesto”.

“Nel complesso, i risultati suggeriscono che il contesto non è solo sufficiente per percepire l’emozione, ma anche necessario per percepire l’emozione di una persona”, ha affermato il dottor David Whitney, autore senior dello studio e professore di psicologia alla UC Berkeley. “Ammettiamolo, il volto non è abbastanza per percepire l’emozione”.

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Tratto da https://psychcentral.com/news/2019/03/18/facial-expressions-alone-may-not-convey-emotional-state/143285.html

27 sfumature di emozioni

Per gli amanti delle emoji, il mondo potrebbe presto diventare più gratificante poiché la convinzione che le emozioni umane rientrino in sei categorie distinte potrebbe diventare obsoleta.

In un recente studio, alcuni ricercatori hanno studiato il modo in cui le persone reagiscono ai video e hanno scoperto 27 categorie di emozioni che si interconnettono.

Gli psicologi credono da tempo che le emozioni rientrino nelle categorie universali di felicità, tristezza, rabbia, sorpresa, paura e disgusto.

I ricercatori dell’Università della California – UC Berkeley hanno utilizzato nuovi modelli statistici per analizzare le risposte di oltre 800 uomini e donne a oltre 2.000 videoclip che evocano le emozioni.

L’analisi ha identificato 27 categorie distinte di emozioni. I ricercatori di Berkeley hanno quindi utilizzato i modelli per creare una mappa multidimensionale e interattiva che mostra come le emozioni sono collegate. I loro risultati sono pubblicati negli atti della rivista National Academy of Sciences.

“Abbiamo scoperto che 27 dimensioni distinte, non sei, erano necessarie per spiegare il modo in cui centinaia di persone hanno riferito in modo affidabile sentimenti in risposta a ciascun video”, ha affermato l’autore senior dello studio Dacher Keltner, professore di psicologia alla UC Berkeley ed esperto di scienza delle emozioni.

Inoltre, in contrasto con l’idea che ogni stato emotivo sia un’isola, lo studio ha scoperto che “ci sono diversi gradi di emozione tra, diciamo, soggezione e tranquillità, orrore e tristezza, e divertimento e adorazione”, ha detto Keltner.

“Non otteniamo gruppi finiti di emozioni nella mappa perché tutto è interconnesso”, ha dichiarato l’autore principale dello studio Alan Cowen, uno studente di dottorato in neuroscienze presso l’UC Berkeley.

“Le esperienze emotive sono molto più ricche e sfumate di quanto si pensasse in precedenza.”

“La nostra speranza è che le nostre scoperte aiuteranno altri scienziati e ingegneri a catturare con maggiore precisione gli stati emotivi che sono alla base di stati d’animo, attività cerebrale e segnali espressivi”.

Cowen ritiene che questa conoscenza favorirà trattamenti psichiatrici migliorati e migliorerà la comprensione delle basi cerebrali delle emozioni. I risultati aprono anche la strada a diversi modi in cui la tecnologia può essere utilizzata per identificare e quindi rispondere ai nostri bisogni emotivi.

Per lo studio, un gruppo demograficamente diversificato di 853 uomini e donne è andato online per vedere un campionamento casuale di video silenziosi da cinque a 10 secondi destinati a suscitare una vasta gamma di emozioni.

“Le loro risposte riflettevano una gamma ricca e sfumata di stati emotivi, che vanno dalla nostalgia al sentirsi disgustati”, ha detto Cowen.

Gli sperimentatori hanno scoperto che i partecipanti convergevano su risposte simili, con oltre la metà degli spettatori che riportava la stessa categoria di emozione per ogni video.

I ricercatori sono stati in grado di prevedere in che modo i partecipanti avrebbero valutato i video in base a come i partecipanti precedenti avevano valutato le emozioni suscitate dai video.

Attraverso la modellistica statistica e le tecniche di visualizzazione, i ricercatori hanno organizzato le risposte emotive a ciascun video in un atlante semantico di emozioni umane. Sulla mappa, ciascuna delle 27 distinte categorie di emozione corrisponde a un colore particolare.

“Volevamo far luce sull’intera gamma di emozioni che colorano il nostro mondo interiore”, ha detto Cowen.

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Tratto da https://psychcentral.com/news/2017/09/08/new-study-emotions-abound-with-27-different-varieties/

Emozioni vs Espressioni

Sappiamo che ci sono sette emozioni “di base”, ma non esistono anche altre emozioni?

In effetti, c’è una differenza significativa tra quali emozioni viviamo e come i nostri volti sono in grado di esprimere queste emozioni. Mentre montagne di ricerche precedenti hanno stabilito l’esistenza di sette espressioni emotive di base, la ricerca in corso cerca di quantificare esattamente quante emozioni ci siano davvero.

I ricercatori dell’Università della California, Berkeley, hanno tentato di fare proprio questo. In un recente studio, gli psicologi hanno condotto un’analisi approfondita con oltre 800 partecipanti, tentando di provocare e registrare le loro espressioni emotive.

Ogni partecipante è stato esposto a una selezione di oltre 2000 brevi videoclip, destinati a scatenare varie emozioni. Questi video andavano da splendidi scatti naturalistici e matrimoni romantici a macabre immagini di sofferenza umana e catastrofi naturali.

Al primo gruppo sono stati mostrati 30 di questi video e gli è stato chiesto semplicemente di scrivere qualunque emozione provassero, raccogliendo una vasta gamma di descrizioni. Quindi, un secondo gruppo, nuovamente esposto a una selezione di video, è stato invitato a identificare le proprie emozioni da un elenco predeterminato. Questo elenco variava in modo impressionante dalla rabbia o ansia al romanticismo o al trionfo, ma cercava di fornire un terreno comune tra i singoli rapporti.

È interessante notare che circa la metà del secondo gruppo ha selezionato le stesse emozioni dopo aver visto gli stessi video.

Infine, a una terza coorte è stato chiesto di classificare le proprie esperienze emotive su una scala di nove punti dopo aver visto una serie di 12 video. Durante l’analisi di tutti e tre questi risultati attraverso modelli statistici, gli autori dello studio hanno riscontrato significative sovrapposizioni tra le reazioni a un determinato video. Compilando tutte queste reazioni sovrapposte, si è stabilito uno spettro di 27 emozioni condivise.

Tuttavia, gli autori dello studio hanno avvertito che queste diverse emozioni non erano del tutto distinte. L’autore principale, il dottor Dacher Keltner, ha sottolineato che “ci sono sfumature nei gradi di emozione tra, diciamo, soggezione e tranquillità, orrore e tristezza, divertimento e adorazione”.

Esiste un potenziale conflitto tra questa visione espansa di 27 emozioni e la visione più limitata delle sette emozioni di base universali.

Ma, come chiarisce il dottor David Matsumoto di Humintell, questa domanda viene risolta distinguendo tra emozioni vissute ed espressioni non verbali di queste emozioni. Mentre possiamo provare una vasta gamma di emozioni, ci sono solo sette espressioni facciali che gli umani usano universalmente per esprimerle.

La distinzione del dottor Matsumoto spiega anche un’altra differenza tra emozioni ed espressioni. Le sette espressioni emotive universali sono categorie distinte e separate. Ad esempio, la combinazione emotiva di tristezza e rabbia non ha un’espressione facciale universale. D’altra parte, le emozioni, come ha spiegato il dottot Keltner, non sono così categoricamente distinte. Tristezza e rabbia possono sovrapporsi, le emozioni posso essere più sfumate e continue rispetto allo loro semplice divisione in categorie.

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Tratto da https://www.humintell.com/2017/09/emotions-vs-expressions/

Guida utile alla rabbia – Humintell

La rabbia è una delle nostre emozioni di base, ma è anche una delle più preoccupanti.

Sappiamo che la rabbia può causare una grande quantità di sconvolgimento emotivo per noi stessi, ma sappiamo anche che la rabbia ha il potenziale per condurre le persone alla violenza o all’odio. È proprio perché la rabbia è allo stesso tempo così importante e così problematica che merita attenzione. Forse è per quel motivo che l’NPR ha condotto una serie di interviste per indagare il ruolo della rabbia nelle nostre emozioni.

Non c’è spazio per discutere di ognuna di queste interviste, ma porremo l’attenzione su “La rabbia può essere contagiosa”, “Cercare la rabbia negli animali” e “Se sei spesso arrabbiato o irritabile, potresti essere depresso”.

Del primo caso “La rabbia può essere contagiosa” abbiamo già scritto sul processo di contagio emotivo, ma il ruolo della rabbia merita sicuramente di essere enfatizzato. Questa prima intervista sottolinea quanto sia facile per le emozioni influenzare altre persone, ma il dottor Jeff Hancock dell’Università di Stanford ha sottolineato che emozioni come la rabbia sono ancora più contagiose di quelle positive.

Durante l’analisi della comunicazione su Facebook, Hancock ha scoperto che quando gli amici tendono a pubblicare post carichi di emozioni, si tradurranno in un aumento dei post emotivi per vari membri del loro gruppo di amici. Ciò era ancora più evidente per la tristezza e la rabbia.

Questo studio si concentra principalmente sulla diffusione delle emozioni sui social media, ma sappiamo già che l’interazione interpersonale, o anche solo vedere il volto di qualcuno, può avere effetti simili.

Nella seconda intervista “Cercare la rabbia negli animali”, l’NPR si tuffa nella storia evolutiva della rabbia. Questo si espande nei nostri scritti precedenti sul ruolo dell’evoluzione nello sviluppo delle nostre emozioni di base, ma prende una prospettiva diversa.

In particolare, il dottor David Anderson della Caltech discute le sfide nello studio delle emozioni negli animali, vale a dire che sono più difficili da identificare che nell’uomo. Anderson esamina i livelli ormonali, la frequenza cardiaca e l’attività cerebrale per spiegare come gli animali sperimentano la rabbia.

Anderson analizza che la rabbia viene spesso innescata quando un animale è sotto attacco e che i marcatori fisiologici della rabbia sono molto simili tra le varie specie. La rabbia può essere innescata quando vari animali vedono le loro specie in conflitto violento, per esempio.

La terza intervista “Se sei spesso arrabbiato o irritabile, potresti essere depresso” mette in evidenza le connessioni tra emozioni centrali, vale a dire rabbia e tristezza. Mentre la maggior parte delle persone pensa che siano piuttosto distinte, potrebbe non essere così. Questa intervista prende in analisi quanto sia comune per le persone che soffrono di depressione confondere quei sintomi con rabbia o sperimentare picchi o esplosioni di rabbia.

Il dottor Maurizio Fava della Harvard Medical School sottolinea che l’irritabilità e la mancanza di controllo sul carattere sono sintomi comuni della depressione. Queste esplosioni emotive portano spesso a rimorsi e a profondi sentimenti di rabbia.

Speriamo di aver dimostrato quanto sia importante l’argomento della rabbia e di averti motivato a dare un’occhiata all’intera serie di interviste!

Le sette emozioni di base: le conosci? – Humintell

Gli strumenti di addestramento per il riconoscimento delle emozioni validati scientificamente presentano immagini di individui che ritraggono le 7 emozioni di base: Rabbia, Disprezzo, Paura, Disgusto, Felicità, Tristezza e Sorpresa.

Ma quali sono esattamente le emozioni di base e dove si inseriscono altre emozioni come la vergogna, la colpa e l’orgoglio?

Le emozioni di base sono emozioni che hanno una certa espressione facciale associata, questo è scientificamente provato. In effetti, sviluppare l’abilità di leggere le microespressioni può aiutare a rilevare aspetti di queste espressioni che sono sottili o difficili da determinare.

Ad esempio, l’emozione di base della rabbia può essere riconosciuta dalla seguente immagine in tutto il mondo, non importa l’età, la religione o il genere, la lingua parlata e potrebbe essere una delle emozioni più importanti per rilevare comportamenti minacciosi.

Allo stesso modo, anche la paura è un’emozione di base. La paura è riconosciuta in tutto il mondo da una precisa espressione facciale dell’emozione, con le caratteristiche che si possono vedere sotto. È importante notare che anche altre parole che descrivono la paura sono espresse da questa stessa faccia (o parti di questa faccia). Emozioni come spavento, mortificazione, orrore e pietrificazione hanno tutte caratteristiche di questa espressione.

Ci sono altre emozioni di base come disgusto, disprezzo, felicità, tristezza e sorpresa.

Le caratteristiche delle 7 emozioni universali:

Spesso osserviamo emozioni come la vergogna, l’orgoglio, la gelosia e la colpa. Sebbene queste emozioni siano importanti, non sono ancora considerate parte del set di emozioni di base. Ad esempio, non esistono prove scientifiche che dimostrino l’esistenza di un’espressione universale di vergogna riconosciuta in tutto il mondo come vergogna. Fai attenzione quando vedi o ascolti le persone etichettare le espressioni come emozioni quando non rientrano nel set delle 7 emozioni di base. Vi sono poche prove a sostegno delle loro affermazioni.

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Tratto da https://www.humintell.com/2010/06/the-seven-basic-emotions-do-you-know-them/

Comprendere il contagio emotivo – Humintell

È noto che le emozioni possono diffondersi ad altre persone del gruppo, ma qual è il ruolo del riconoscimento emotivo in questo processo?

Esiste sicuramente una lunga storia di ricerche e osservazioni su come le emozioni delle altre persone possono influire sulle nostre, ma l’esatto meccanismo causale è un po’ sfuggente. Perché qualcuno che sembra triste ci rende tristi? La risposta potrebbe essere correlata alle microespressioni o alla lettura di espressioni sottili.

Il contagio emotivo sembra essere un fenomeno molto reale, piuttosto che l’ennesimo esempio di creazione di miti psicologici. Come dice la dott.ssa Elaine Hatfield dell’Università delle Hawaii:

“Quando guardiamo le altre persone, per qualche ragione, siamo collegati per sincronizzarci con loro su così tante cose che in qualche modo ti sconvolge la mente… è così veloce da non poterlo fare consapevolmente. “

Hatfield sottolinea che c’è qualcosa di primitivo ed istintivo nel contagio emotivo. Afferma che ciò può accadere anche quando nessuno dei due è consapevole di provare una forte emozione.

Possiamo già speculare su una connessione con il riconoscimento emotivo, poiché le espressioni emotive sono profondamente radicate nella nostra evoluzione e possono essere percepite durante processi quasi immediati e involontari.

Hatfield e suo marito, il dottor Dick Rapson, collegano il contagio emotivo alla nostra imitazione inconscia delle sottili espressioni dei nostri vicini. Questo porta a un fenomeno in cui imitiamo le loro emozioni, anche quando nessuno di noi può essere consapevole del fatto che qualcuno nelle vicinanze si senta così!

In effetti, questo mimetismo inconscio assomiglia molto ai processi automatici nati dai neuroni specchio.

Mentre i dottori Hatfield e Rapson declinano dall’indagine più approfondita dei fenomeni delle microespressioni, c’è qualche motivo per ipotizzare che questi svolgano un ruolo causale.

Per rispondere a questa domanda, sarà utile citare un’intervista che il dottor David Matsumoto di Humintell ha condotto con NPR. In quell’intervista, Matsumoto sottolinea la natura fugace e incredibilmente rapida delle microespressioni. Spesso, quando altre persone notano le nostre microespressioni, passano attraverso la comprensione cosciente.

Le microespressioni di solito non sembrano avere senso, anche se riusciamo a vederle, ma Matsumoto ha notato che hanno il potenziale per svolgere ruoli significativi nelle interazioni interpersonali. Tuttavia, ha sottolineato che spesso si tratta di notare sottili espressioni emotive, piuttosto che effettive microespressioni che sono molto fugaci.

Quindi, potremmo notare l’espressione di tristezza di qualcuno, senza vederla per quello che è, e quindi ci sentiremo tristi quando imiteremo inconsciamente quell’espressione, ma non è chiaro se ciò equivale al rilevamento di microespressione.

Come osserva Matsumoto, le microespressioni sono incredibilmente difficili da rilevare per le persone che non sono addestrate a notarle; è improbabile che le persone senza quell’allenamento stiano effettivamente rilevando microespressioni.

Tutto ciò suggerisce che la risposta all’enigma del contagio emotivo, sebbene non radicata nelle microespressioni, sia in qualche modo collegata a simili processi immediati e non coscienti di riconoscimento emotivo e mimetismo facciale.