Coronavirus e Linguaggio del Corpo della paura

Il noto Coronavirus (COVID-19) è un virus molto contagioso partito dalla Cina che si è diffuso a livello globale, cambiando le abitudini di vita di moltissime persone

L’impatto del virus ha avuto diversi effetti negativi – oltre alle morti dei soggetti più a rischio – sull’economia e sulla popolazione: confusione e paura, spostamenti di persone e merci limitati, contatti fisici da evitare, manifestazioni e aggregazioni pubbliche sospese in luoghi di divertimento, di lavoro, di formazione e di culto. Inoltre, nel tentativo di limitare i possibili focolai del contagio del virus, la quarantena rende le cose ancora più difficili nelle zone più colpite dal Coronavirus.

L’ondata di caos e paura sembra essere diventata uno tsunami a livello mondiale, come riconoscere la paura di chi ci è vicino leggendo il Linguaggio del Corpo? Diamo questi e altri utili consigli sulla Comunicazione Non Verbale che possono risultare utili in questo periodo di confusione dovuto al virus.

Nella Comunicazione Non Verbale i segnali della paura nell’espressione del viso sono i seguenti: sopracciglia sollevate e ravvicinate, rughe centrali sulla fronte, palpebra superiore sollevata con quella inferiore contratta e sollevata, bocca aperta e labbra tese o stirate all’indietro.

Inoltre la paura può manifestarsi con l’immobilizzazione del corpo, la cosiddetta tanatosi.

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: rigidità del collo e degli arti, tendenza a spostare la testa o il corpo all’indietro, sguardo evitato o fisso sull’altro per controllarlo. Inoltre in caso di forte tensione è possibile che una persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Insieme alla paura del Coronavirus, è possibile vedere anche espressioni legate all’emozione del disgusto. Il disgusto si manifesta con la chiusura degli organi di senso (occhi, bocca, naso) con le labbra sollevate col labbro inferiore premuto contro quello superiore, il naso arricciato, le guance sollevate, le sopracciglia abbassate con le palpebre che si stringono fino a chiudere gli occhi.

Altri segnali legati alla paura possono essere i segnali di barriera: capita di proteggere il proprio corpo con degli oggetti (es. giornali, borse) – oltre alla classica mascherina usata in questi giorni – oppure esistono dei gesti di barriera che proteggono il corpo come uno scudo come le braccia e le gambe incrociate.

Inoltre le indicazioni per limitare il contagio del Coronavirus prevedono di evitare il più possibile il contatto fisico e di rimanere a distanza di sicurezza, quindi sarà normale osservare un aumento della distanza prossemica tra le persone, passando dalla sfera personale (1 mt) a quella sociale (1-3 mt) anche nella relazione con amici e familiari.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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Come superare la paura di parlare in pubblico – Psychology Today

Paura del palcoscenico: sei pronto per una standing ovation?

La paura di parlare in pubblico è molto comune, con quasi 1 persona su 4 che dichiara di essere ansiosa quando presenta idee e informazioni di fronte a un pubblico. Essere un buon oratore pubblico è un’abilità essenziale che può aiutarti ad avanzare nella tua carriera, far crescere la tua attività e formare relazioni forti.

I ricercatori hanno identificato molte ragioni per cui abbiamo paura di parlare in pubblico. Sembra che il modo in cui ci sentiamo, pensiamo e agiamo rispetto al public speaking possa aumentare o diminuire la quantità di paura che sperimentiamo in modo significativo.

Mentre la paura ti insegna a proteggerti in situazioni rischiose, lasciare che la paura si frapponga tra te e il tuo pubblico potrebbe impedirti di condividere idee ispiratrici, parlare di lavori importanti e presentare soluzioni interessanti ai problemi che hanno molte persone. In breve, è una perdita per tutti.

Cosa possiamo fare al riguardo?

I fattori che causano la paura di parlare in pubblico sono anche i fattori che i ricercatori hanno preso in analisi per aiutare le persone a superarla. Esistono diversi metodi per vincere la paura del public speaking. Alcuni affrontano l’aspetto fisiologico della paura, altri si concentrano sugli aspetti cognitivi e alcuni si concentrano sulle componenti comportamentali che contribuiscono a livelli più elevati di paura e ansia nel parlare in pubblico. Sulla base di tale ricerca, ecco da dove iniziare:

1 – Impara come mettere il tuo corpo in uno stato di calma

Una varietà di tecniche di rilassamento può ridurre la maggiore attività fisiologica che il corpo produce automaticamente quando si confronta con un evento o una situazione che provoca paura. Nel caso del public speaking, lo stimolo che provoca la paura può variare dall’evento vero e proprio al semplice pensiero di dover parlare in pubblico. Imparare a rilassarsi mentre si pensa, si prepara o si fa una presentazione orale riduce l’esperienza della paura e le impedisce di interferire con le prestazioni. Le tecniche di rilassamento comportano l’apprendimento del controllo della respirazione, la riduzione della frequenza cardiaca e la tensione muscolare.

Queste tecniche funzionano meglio se abbinate all’esposizione graduale al parlare in pubblico. Ad esempio, inizia ad applicare queste tecniche prima, quando accetti di parlare, poi mentre prepari il tuo discorso e infine quando lo presenti. Potresti anche aumentare gradualmente la grandezza degli eventi mentre impari a gestire l’ansia attraverso il rilassamento, iniziando con un pubblico molto piccolo e aumentando di numero a poco a poco. Potresti anche iniziare con discorsi che sono più facili da preparare o meno spaventosi da tenere per padroneggiare le tecniche di rilassamento, e quindi continuare a usarli mentre entri in situazioni di conversazione in cui la posta in gioco è sempre più alta. Il rilassamento è una tecnica efficace, con risultati rapidi, ma non necessariamente di lunga durata.

2 – Sfida le tue convinzioni sul parlare in pubblico

Un altro modo per vincere la paura di parlare in pubblico è sfidare le tue convinzioni sulla tua capacità di preparare e pronunciare un discorso efficace e di grande impatto. Gli approcci di riformulazione cognitiva prendono di mira le tue autoaffermazioni negative (“non sono un buon oratore”, “il pubblico mi trova noioso”) o qualsiasi convinzione irrazionale riguardo al public speaking (le persone possono vedere quanto sono ansioso sul palco). Irrazionale, in questo caso, significa che le tue convinzioni non sono supportate dai fatti o dalla tua esperienza.

La riformulazione cognitiva ti aiuta a contestare le affermazioni e le credenze negative e a sostituirle con affermazioni favorevoli, di supporto e proattive. È importante notare che queste tecniche non intendono semplicemente sostituire il pensiero negativo con dichiarazioni insignificanti. Ti sfidano a pensare in modo più pragmatico e intenzionale. In sostanza, stai imparando a vedere il parlare in pubblico come un evento non minaccioso che puoi imparare a gestire e a considerarti un oratore fiducioso.

3 – Sposta l’attenzione dalle prestazioni alla comunicazione

Un diverso approccio cognitivo include lo spostamento della prospettiva dall’essere valutato a essere valido. Allenati a vedere il public speaking come una situazione in cui stai comunicando con le persone qualcosa da cui pensi che trarranno beneficio, invece di pensarlo come una situazione in cui sarai messo alla prova e giudicato. Questo cambiamento di prospettiva ti solleva dalla preoccupazione di come sarai percepito e ti concentra su come trasmettere al meglio il tuo messaggio.

4 – Preparati, preparati, preparati

L’apparizione di fronte a un pubblico è solo il culmine di un accurato processo di preparazione e di prova della tua presentazione. Più sei preparato, meno ti preoccuperai di sembrare nervoso, dimenticare le tue battute o perdere il filo del pensiero. Pensa alla quantità di lavoro svolto dagli attori per recitare interi copioni davanti al pubblico. Approcciarsi al public speaking nello stesso modo in cui gli attori si avvicinano alla recitazione ti aiuterà a spostare la tua attenzione dalla preoccupazione alla preparazione e, più sarai preparato, più sarai concentrato sul tuo messaggio e meno sarai distratto dalla tua paura.

In questo discorso di TEDx, Amy e Michael Port (autore di Steal the Show) incoraggiano le persone a vedersi come interpreti e applicano tecniche simili a quelle che gli attori usano “per creare una realtà di loro scelta” in situazioni di alto livello che implicano la condivisione di idee e informazioni con altre persone. Tale approccio ti consente di raggiungere il tuo obiettivo e allo stesso tempo mantenere la tua autenticità. Ricorda, essere impreparati è sempre più snervante che essere preparati.

5 – Cerca maggiori opportunità di parlare

Sia che tu stia lavorando sulle risposte del tuo corpo alla paura, la tua visione di te stesso come oratore o il tuo approccio generale al parlare in pubblico, più esperienza ottieni, più sicurezza otterrai. Trovare e creare opportunità di parlare ti dà la possibilità di mettere in pratica ciò che hai imparato e migliorarlo. Inoltre, ti aiuta a imparare come usare le tue esperienze per continuare a migliorare le tue capacità di presentazione. In sostanza, impari da ciò che non ha funzionato bene, invece di punirti per questo. E più spesso parli, più ti rendi conto che ciò che rende un buon oratore è una combinazione della nobile intenzione di informare o ispirare un pubblico, una mentalità positiva e un sacco di lavoro di preparazione.

6 – Chiedi aiuto

Mentre puoi fare molto per superare la paura di parlare in pubblico da solo, ci sono molte opzioni disponibili per un piccolo aiuto in più. Ottenere aiuto può, in molti casi, essere un modo più efficace per ottenere risultati che farlo da soli. Sono disponibili numerosi interventi testati per aiutare a superare la paura di parlare in pubblico e molti professionisti specializzati che li attuano. Oltre a chiedere aiuto ai professionisti, ci sono gruppi organizzati dai consumatori, come Toastmasters, che offrono anche opportunità per sviluppare le tue abilità in un ambiente non minaccioso e non impegnativo. Molte persone si uniscono a questi gruppi specificamente per superare la paura del public speaking.

L’idea di fondo è che se qualcosa ti spaventa, lo eviterai, e se lo eviti, non otterrai abbastanza pratica e quando non hai abbastanza pratica, non migliorerai, e se non stai migliorando, continuerai ad averne paura. Questo ciclo di paura può continuare all’infinito. Ma non è necessario. Con il numero di opzioni disponibili, spetta a te decidere quando e come interrompere questo ciclo di paura di parlare in pubblico.

Theo Tsaousides Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/smashing-the-brainblocks/201711/how-conquer-the-fear-public-speaking

Parlare in pubblico: come sentirsi meno nervosi – Humintell

Parlare in pubblico può essere terrificante, soprattutto se non lo fai spesso.

Se ti sei senti senza fiato, con le mani sudate e la nausea al pensiero di parlare di fronte agli altri, non sei solo. Secondo il National Institute of Mental Health, oltre 15 milioni di americani soffrono di ansia sociale, che colpisce ugualmente uomini e donne e tende a iniziare all’età di 13 anni. La paura di parlare in pubblico rientra nella categoria dell’“apprensione della comunicazione”, che è la paura o ansia vissuta da una persona a causa della comunicazione reale o percepita con un’altra persona.

Per gli studenti giovani e adulti del centro no profit con sede a El Cerrito, The Practice Space, vale la pena affrontare la paura perché è essenziale per l’auto-espressione, essere ascoltati e sentirsi rappresentati, specialmente per le voci storicamente sottorappresentate. (Guarda gli studenti esprimere le loro paure nel video qui sotto).

Come evidenziato dal professore di studi sulla comunicazione dello Stato della Louisiana, Graham Bodie, nella sua rassegna di studi sulla paura di parlare in pubblico, le nostre paure possono essere divise in due categorie. A volte, la paura di parlare in pubblico fa parte di un tratto generale, una tendenza a provare ansia legata a qualsiasi tipo di comunicazione. Altre volte, dipende dalla situazione, dove la nostra ansia si manifesta solo in situazioni e tempi specifici. In termini di situazioni che aumentano la nostra ansia, ciò dipende se siamo valutati, se esiste una differenza sostanziale nello status o nel potere, se le idee che stiamo comunicando sono nuove per noi e se stiamo parlando davanti a un nuovo pubblico.

Confortati dal fatto che non sei solo. Aiutati a praticare e costruire la consapevolezza di te stesso in quelle situazioni che ti rendono più nervoso, in modo che tu possa sperare di anticipare questi sentimenti in futuro e fare del tuo meglio per prepararti. Per gli studenti di The Practice Space, ciò comporta molta riflessione, analisi delle esperienze passate e, come uno studente afferma, “Ho scelto di elevarmi al di sopra delle mie paure, piuttosto che lasciarmi inibire” (per ulteriori storie sulle paure degli studenti, ascolta il nostro podcast).

“Ho scelto di elevarmi al di sopra delle mie paure, piuttosto che lasciarmi inibire”

Tuto questo è più facile a dirsi che a farsi, prova a praticare alcuni suggerimenti a casa per vedere cosa funziona per te:

– Paura della valutazione o del giudizio: se temi il giudizio degli altri, aiuta a fare ricerche sul tuo pubblico e su quali contenuti potrebbero trovare più pertinenti e comprensibili. Anticipa dove il pubblico potrebbe rimanere bloccato o frustrato e inserisci quel contenuto nei tuoi discorsi. Alla fine, però, è sempre meglio parlare di ciò che più ti appassiona! Non scrivere i tuoi contenuti, ma piuttosto delinea il flusso di idee in modo che tu possa concentrarti sul quadro generale di ciò che è interessante nei tuoi contenuti. Una volta che sali sul palco, prova a trovare i “nodders” (trad. “persone che annuiscono”), o le persone che sembrano ansiose di ascoltare le tue idee – ce n’è sempre almeno una!

– Incertezza: se ciò che ti spaventa è sentirti a disagio in una situazione, con alcuni contenuti o un certo pubblico, assicurati di farti domande in anticipo. Se puoi, cerca di raccogliere informazioni su come il tuo discorso si può adattare a tutto quanto, quante persone parteciperanno, com’è la situazione dei posti a sedere e del suono e dove ci si aspetta che tu parli. Crea una routine di riscaldamento che puoi fare sempre in modo da provare un certo senso di controllo. Parla con le persone intorno a te e abituati a chiacchierare con loro creando una connessione personale prima di dover parlare.

– Differenza di potere: quando dobbiamo parlare per un pubblico che troviamo intimidatorio, dobbiamo sempre ricordare a noi stessi che le persone sono solo persone. Riduci la pressione e sii gentile con te stesso: non devi sapere tutto. Puoi fare domande per imparare e hai esperienza da offrire. In effetti, i bravi comunicatori sono sinceramente curiosi verso le altre persone!

– Pensieri personali negativi: siamo i nostri peggiori nemici. Invece di preoccuparti e sentirti nervoso, pensa a ciò di cui sei orgoglioso e di cui sei entusiasta di parlare. Fatti forza e animati! Metti le cose in prospettiva – in realtà, il discorso di solito termina in meno di un’ora o anche pochi minuti. Va bene anche fare una pausa nel mezzo del tuo discorso e i silenzi sono in realtà una buona cosa, soprattutto per ridurre il rischio di sbagliare e anche per lasciare che il pubblico elabori il tuo messaggio. In termini di fisiologia generale, torna alle basi: respirazione, sonno, cibo e acqua. È difficile superare le paure quando il tuo corpo è provato! Molti dei nostri studenti cantano, ascoltano musica, meditano, ridono e portano persino “armi segrete” sul palco (come un portafortuna, un vestito preferito o scarpe speciali per farli sentire segretamente potenti).

Affrontare le proprie paure inizia con la creazione di piccole esperienze pratiche per se stessi dove si può trovare il successo iniziale. Stabilire obiettivi piccoli e gestibili è la chiave per iniziare a costruire quella consapevolezza di sé, di ciò di cui si ha bisogno e di quali routine si può iniziare a interiorizzare. Anche quando la paura sembra travolgente, può diventare tutto più facile.

AnnMarie Baines – Direttore esecutivo di “The Practice Space”

Public Speaking: perché ci spaventa? – Psychology Today

Comprendere le radici di questa paura comune può aiutarci a combatterla più velocemente.

Comunicare chiaramente le tue idee e presentarle apertamente in pubblico è una componente essenziale del successo in diversi settori della vita. Essere un buon oratore in pubblico può aiutarti ad avanzare nella tua carriera, far crescere la tua attività e formare forti collaborazioni. Può aiutarti a promuovere idee e spingere le persone ad agire su questioni che riguardano direttamente loro e la società in generale. Fare bene una di queste cose richiede una buona dose di abilità nello stare fronte a un pubblico e presentar loro un’idea o un’opera a cui si è lavorato. E a volte l’unica cosa che si frappone tra te e il tuo pubblico è la paura.

La glossofobia – un nome davvero simpatico e geniale per la paura di parlare in pubblico – appare quando ti esibisci o ti aspetti di eseguire una presentazione orale o un discorso di fronte ad altre persone. La paura del Public Speaking è spesso ma erroneamente citata come la più grande paura delle persone. La paura di parlare in pubblico spesso non è la più grande paura delle persone; ci sono molte altre cose di cui le persone hanno davvero paura. Tuttavia, la paura di parlare in pubblico è molto comune; circa il 25 percento delle persone riferisce di averla vissuto.

Mentre alcune persone sperimentano una forma debilitante di glossofobia, anche una forma lieve può avere effetti devastanti. La paura di parlare in pubblico può impedirti di correre rischi per condividere le tue idee, parlare del tuo lavoro e presentare le tue soluzioni ai problemi che colpiscono molte persone e, di conseguenza, può influire su quanto cresci personalmente e professionalmente e su quanto impatto puoi avere. Allo stesso tempo, qualsiasi esperienza negativa di Public Speaking renderà meno probabile che tu parlerai in pubblico in futuro – la paura ti insegna a proteggerti da situazioni rischiose.

Perché abbiamo paura di parlare in pubblico?

La paura di parlare in pubblico non è tanto legata alla qualità di un discorso quanto a come l’oratore sente, pensa o agisce di fronte al parlare in pubblico. Ci sono molte ragioni per cui le persone hanno paura quando devono parlare in pubblico. Le teorie che esplorano la paura di parlare in pubblico hanno identificato quattro fattori che contribuiscono:

1 – Fisiologia

La paura e l’ansia comportano l’eccitazione del sistema nervoso autonomo in risposta a uno stimolo potenzialmente minaccioso. Di fronte a una minaccia, i nostri corpi si preparano alla battaglia. Questa forte eccitazione conduce all’esperienza emotiva della paura e interferisce con la nostra capacità di esibirci comodamente di fronte al pubblico. Alla fine, potrebbe impedisce alle persone di perseguire altre opportunità di parlare in pubblico.

Alcuni ricercatori suggeriscono che ci siano persone che generalmente avvertono una maggiore ansia in diverse situazioni e sono quindi più inclini a sentirsi ansiose di parlare anche in pubblico. Le persone che sono predisposte a sentirsi ansiose trovano più difficile padroneggiare la loro ansia e conquistare la paura del Public Speaking e sceglieranno di evitarlo. Per le altre persone, l’ansia è limitata alle situazioni di parlare in pubblico, ma i segni fisiologici della paura che provano mentre anticipano, si preparano e si esibiscono in pubblico sono simili. Inoltre, alcune persone sperimentano ciò che i ricercatori chiamano sensibilità all’ansia o paura della paura.

La sensibilità all’ansia significa che oltre ad essere preoccupati per il parlare in pubblico, le persone sono preoccupate per la loro ansia per il parlare in pubblico e per come la loro ansia influenzerà la loro capacità di esibirsi in situazioni di comunicazione difficili. Quindi, oltre a preoccuparsi se raggiungeranno i loro obiettivi con il loro linguaggio, le persone con un’elevata sensibilità all’ansia si preoccupano anche di essere incredibilmente ansiose di fronte al loro pubblico e si presenteranno come oratori traballanti.

2 – Pensieri

Un altro fattore riguarda le convinzioni delle persone sul parlare in pubblico e su se stesse come oratori. La paura sorge spesso quando le persone sopravvalutano la posta in gioco di comunicare le proprie idee di fronte agli altri, vedendo il Public Speaking come una potenziale minaccia alla loro credibilità, immagine e possibilità di raggiungere un pubblico. La visione negativa di se stessi come oratore (non sono bravo a parlare di fronte alla folla, non sono un buon oratore pubblico, sono noioso, ecc.) può anche aumentare l’ansia e la paura di parlare in pubblico. Alcune teorie fanno una distinzione tra orientamento alla performance e orientamento alla comunicazione. L’orientamento alla performance significa che vedi il parlare in pubblico come qualcosa che richiede abilità speciali e vedi il ruolo del pubblico come giudici che stanno valutando quanto sei bravo come relatore.

Al contrario, l’orientamento alla comunicazione significa che l’obiettivo principale è esprimere le tue idee, presentare informazioni o raccontare la tua storia. Per le persone con questo orientamento, l’obiettivo è quello di fare breccia nel loro pubblico allo stesso modo in cui entrano in contatto con le persone durante le conversazioni quotidiane. Pensa al contrario: se vedi qualsiasi conversazione che hai in presenza di un’altra persona come una forma di parlare “pubblico”, hai abbastanza prove che puoi esprimerti chiaramente e comunicare in modo efficace. Adotteresti quindi lo stesso approccio nel Public Speaking in cui l’attenzione è semplicemente sulla condivisione di idee e informazioni. Tuttavia, quando l’attenzione si sposta dall’essere ascoltato e compreso alla valutazione, l’ansia tende ad essere più alta.

3 – Situazioni

Mentre ci sono persone che per natura tendono ad essere più ansiose, o persone che non pensano di essere brave nel Public Speaking, ci sono alcune situazioni che possono rendere la maggior parte di noi più ansiosi quando si presentano di fronte a un pubblico.

– Mancanza di esperienza. Come per qualsiasi altra cosa, l’esperienza crea fiducia. Quando non hai molte ore di palco alle spalle, è più probabile che tu abbia paura di parlare in pubblico.

– Grado di valutazione. Quando esiste una componente di valutazione reale o immaginata nella situazione, la paura è più forte. Se stai parlando di fronte a un gruppo di persone che hanno i moduli di valutazione pronti da compilare, potresti sentirti più ansioso.

– Differenza di status. Se stai per parlare di fronte a persone di livello superiore (ad es. persone sul posto di lavoro in posizioni più elevate, o gruppi di professionisti affermati nel tuo lavoro), potresti sentire una dose più alta di paura che formicola attraverso il tuo corpo.

– Nuove idee. Se condividi idee che non hai ancora condiviso in pubblico, potresti preoccuparti di più su come le persone le riceveranno. Quando la tua apparizione pubblica comporta la presentazione di qualcosa di nuovo, potresti sentirti più a disagio nel dichiarare la tua posizione, nel ricevere domande dal pubblico o nel gestire quei membri del pubblico che cercano di dissentire.

– Nuovo pubblico. Potresti già avere esperienza di Public Speaking e nel presentare di fronte a un pubblico familiare. Ad esempio, potresti essere abituato a parlare con professionisti nella tua area di competenza. La paura può sorgere, tuttavia, quando il pubblico di destinazione cambia. Se ti trovi di fronte a un pubblico molto diverso dalle persone con cui di solito parli, la tua sicurezza potrebbe essere un po’ traballante.

4 – Competenze

Infine, un altro fattore che contribuisce alla paura di parlare in pubblico è quanto sei abile in questo aspetto. Mentre molte persone si considerano naturalmente buoni oratori, c’è sempre spazio per la crescita. Le persone che lavorano sulle loro capacità, invece di fare affidamento su talenti naturali, sono gli oratori che spiccano di più. Esistono molti approcci diversi per migliorare questa serie di abilità e aumentare la competenza nel Public Speaking. Una maggiore competenza porta ad una maggiore fiducia, che è un efficace antidoto alla paura. Tuttavia, la fiducia da sola non si traduce in un efficace parlare in pubblico.

I numerosi vantaggi della condivisione di informazioni e idee in pubblico superano sicuramente la necessità di proteggerci dall’orrore di dover parlare di fronte agli altri. La prossima domanda logica è: come possiamo vincere questa paura? Fortunatamente, ci sono molti approcci che funzionano bene, sia in termini di costruzione di competenze che di aumento della fiducia. Leggi di più su come superare la paura di parlare in pubblico.

Theo Tsaousides Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/smashing-the-brainblocks/201711/why-are-we-scared-public-speaking

Tanatosi e Comunicazione Non Verbale: quando il corpo rimane immobile – Hdemos

Come affermava lo psicologo e filosofo Paul Watzlawick “E’ impossibile non comunicare”, infatti anche quando si rimane fermi o in silenzio si possono comunicare diverse cose: vergogna, rispetto, stupore, paura, tensione e altro ancora.

Che cos’è la Tanatosi.

A volte capita che le parole non bastino e si rimane in silenzio, nella Comunicazione Non Verbale esiste un tipo particolare di “silenzio del corpo”: la tanatosi. In questo momento particolare il nostro corpo smette di parlare, interrompe la comunicazione rimanendo immobile.

Un buon avvocato dovrebbe saper riconoscere questa particolare forma di comunicazione che può avvenire in diverse situazioni delicate, basti pensare a un’istruttoria dibattimentale, in cui qualcuno (un teste, un avvocato o un giudice) improvvisamente si irrigidisce e rimane immobile, cosa sta succedendo? Cosa sta comunicando con il suo corpo? Comprendere i significati che si celano dietro il Linguaggio del Corpo può essere di grande aiuto per capire meglio il contesto, la personalità altrui e intervenire di conseguenza.

Cosa è la “tanatosi”? Come avviene nell’essere umano?

La tanatosi è un meccanismo di difesa-attacco che prede e predatori in natura mettono in atto rimanendo fermi per cacciare o sfuggire ai predatori; questo avviene nel mondo vegetale come in quello animale, esseri umani inclusi. Basti pensare a un agnello che si finge morto quando ritiene di essere in grande pericolo, questo meccanismo è finalizzato a sembrare morti e le prede già morte non sono molto appetibili per molti predatori. Allo stesso modo i predatori possono rimanere immobili o far finta di essere deceduti per ingannare le prede e farle avvicinare senza temere la cattura.

Nell’essere umano questo avviene per diverse cause, di solito quando due persone litigano e ci troviamo nel mezzo possiamo rimanere immobili per non essere notati ed essere coinvolti nella discussione. In presenza di tensione, disagio, paura (o anche come forma di rispetto) si può optare, in maniera più o meno conscia, per una forma di immobilità che vuole evitare un pericolo o comunicare qualcosa all’esterno.

Come riconoscere la tanatosi attraverso la Comunicazione Non Verbale?

Il Linguaggio del Corpo ci aiuta nell’osservazione del fenomeno della tanatosi che può essere rilevato da diversi indizi: a parte l’immobilità, un grande indizio di stress è la tensione muscolare che risulta elevata in una o più parti del corpo, in particolare negli arti; un altro indizio è l’assenza di contatto visivo, nella tanatosi di solito si tende a guardare in basso. Inoltre è possibile anche assistere, in casi estremi, alla sospensione della respirazione, si trattiene il respiro, in maniera involontaria, per non essere notati; questo è un campanello d’allarme che rileva un alto stato di tensione o paura.

Quando si verifica uno stato di immobilità è anche utile verificare quale possa essere stato il “trigger”, lo stimolo che lo ha portato a verificarsi, potrebbe essere la vista di una persona, di un oggetto o qualche parola che si è pronunciata. Riconoscere uno o più stimoli che hanno messo in moto tale meccanismo può aiutare a concentrarsi su di essi per un’analisi più approfondita del comportamento della persona in esame.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Tanatosi e Paura – Copia Originale

Avete presente l’agnellino che si finge morto per evitare di essere cacciato?

Alcuni animali per sfuggire a un predatore più veloce di loro, ad esempio l’Opossum, oltre che rimanere immobili arrivano anche ad emettere gas che somigliano all’odore di un animale morto per scoraggiare il predatore.

Questo fenomeno viene chiamato “tanatosi”, da Thanatos, la personificazione della morte per i greci dell’antichità. Questo meccanismo naturale appartiene a piante e animali, prede e predatori, ed è finalizzato ad aumentare le possibilità di catturare una preda o di sopravvivere.

Anche gli esseri umani si possono letteralmente immobilizzare, come quando qualcuno guarda in basso e rimane fermo per non rispondere a una domanda imbarazzante. Un altro caso è quello in cui due persone litigano e una terza persona è nel mezzo della discussione, la persona “neutra” rispetto allo scontro tende a rimanere immobile per non farsi notare e non finire in mezzo alla discussione. Se la situazione poi diventa tesa il poveretto si irrigidirà ancora di più fino all’estremo di trattenere il respiro per non farsi notare dai due litiganti. Quanto più è feroce la discussione e ristretto lo spazio di azione della discussione (che potremmo definire per l’occasione una sorta di arena), più lo sfortunato spettatore manifesterà segnali di immobilità e irrigidimento muscolare, con la tendenza a non guardare le persone che stanno litigando.

Al di là delle situazioni al limite, come può essere il caso del litigio appena citato, molto più spesso si ricorre nella nostra vita quotidiana in maniera più leggera a questo meccanismo naturale, in modo consapevole o inconsapevole. L’espressione “fare gli indiani” è uno dei modi di dire che più si avvicinano a questo comportamento. Qualche esempio: negare l’attenzione a qualcuno mantenendo lo sguardo sul telefono e rimanendo rigidi, oppure fare finta di essere sovrappensiero e continuare a fare un’azione per non rispondere a una domanda collettiva o indirizzata a noi.

L’etologia, la disciplina che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale, ha analizzato il meccanismo della tanatosi anche nel mondo umano. Nell’uomo tale strategia viene usata principalmente per la fuga piuttosto che come tecnica per catturare una preda (in senso letterale o figurato). La tanatosi, vista come meccanismo di fuga/difesa, risulta collegata all’emozione della paura, sia in una situazione di paura lieve che in presenza di un alto livello di paura o di panico, un’alternativa alla fuga fisica può essere questa particolare forma di immobilizzazione del corpo; altre persone, invece, potrebbero reagire alla paura in un altro modo, fuggendo o affrontando il pericolo. Ricordiamo che l’emozione della paura è utile all’essere umano poiché permette un veloce adattamento del corpo alle condizioni psicologiche e fisiche ottimali per una reazione adeguata.

La reazione istintiva dell’uomo al pericolo (l’istinto di attacco/fuga) in questo caso mette in atto una strategia particolare che si basa sul tentativo di inganno della percezione della vista. La nostra attenzione,e i nostri occhi, sono naturalmente attratti da oggetti in movimento piuttosto che da oggetti fermi. Essere in movimento nel campo visivo di qualcuno mette in allerta i sensi altrui e la propria presenza viene “segnalata”, in pratica diventiamo visibili nel “radar mentale” dell’altra persona. Gli animali possono perdere interesse verso animali che sembrano morti poiché

il movimento indica vitalità nel regno animale e molti predatori non amano le prede già morte, immagino che pochi di noi mangerebbero una bistecca maleodorante, vero?

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: la rigidità del collo e degli arti, la tendenza a spostare la testa o tutto il corpo all’indietro rispetto alle persone da evitare, lo sguardo si sposta in basso o di lato, gli occhi potrebbero anche rimanere fissi sugli altri se si pensa che ci possa essere una reale possibilità di pericolo, e in questo modo permettere una tempestiva fuga. Inoltre, come accennato, in caso di forte tensione è anche possibile che la persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Francesco Di Fant

Milano, li 8 Febbraio 2019

https://www.copiaoriginale.it/post/tanatosi-e-paura