Ti guardo ma non ti vedo: le mascherine alterano la connessione umana

Le mascherine possono ostacolare la nostra capacità di comunicare e connetterci, ma ci sono dei modi per superare questo lato negativo.

Cosa fanno le persone quando cercano di capirsi? In una serie di studi pionieristici condotti all’Università della California negli anni ’60, uno psicologo di nome Albert Mehrabian ha cercato di catalogare e quantificare l’importanza delle parole, del tono della voce, e della comunicazione non verbale come postura, gesti ed espressioni facciali. La sua intuizione fu che quello che dice una persona sembra importare molto meno di come quella persona agisca, usi la voce, gesticoli e si emozioni mentre lo dice.

Un’enorme percentuale di comunicazione è non verbale. Chiunque abbia inviato un messaggio di testo o una e-mail che è stata mal interpretata dal destinatario può capirlo. Se dico “Stai facendo il cretino”, ma puoi vedere il mio sorriso, sai che sto scherzando. Elimina il sorriso e non sembrerà più uno scherzo.

Le maschere per il viso nascondono ciò che le parole non possono dire.

Al giorno d’oggi, la presenza o l’assenza del sorriso è fondamentale. In risposta a COVID-19, le maschere sono ora obbligatorie in alcune situazioni e consigliate in molte altre. Quando saluti o interagisci con qualcuno e non si riesce a vedere il tuo sorriso a causa della mascherina, stai perdendo qualcosa che comunica ad altre persone che sei gentile, educato e disponibile.

Secondo uno studio del 2013 è emerso che in ospedale i pazienti percepivano i medici con le mascherine come meno premurosi ed empatici. In un momento di diffusa preoccupazione e tensione, nascondere i sorrisi sociali dietro le maschere può contribuire a creare sensazioni di pericolo, isolamento o paranoia.

Ripercussioni della Comunicazione Non Verbale persa

Le maschere possono anche favorire incomprensioni. “Usiamo tutti la lettura delle labbra senza accorgercene”, afferma Chris Frith, professore di neuropsicologia a Londra che ha studiato il ruolo delle espressioni facciali nella comunicazione. Le persone potrebbero fraintendere ciò che dicono gli altri se non riescono a vedere le bocche delle persone muoversi mentre parlano. Questo è particolarmente vero per coloro che hanno problemi di udito, una categoria di persone che è già a rischio di rabbia e depressione a causa delle loro condizioni fisiche e le mascherine potrebbero aggravare questo loro handicap.

Le mascherine bloccano più elementi di comunicazione di quanto immagini la maggior parte delle persone. Ci sono alcune emozioni che si esprimono principalmente nella parte inferiore del viso, ad esempio il disgusto e il disprezzo.

Una soluzione: utilizzare più gesti

La buona notizia è che gli occhi e le sopracciglia sono molto importanti per la comunicazione non verbale. Prestare particolare attenzione a guardare qualcuno mentre parli con loro può aiutare a ridurre le probabilità di un malinteso o di una cattiva comunicazione.

Esistono altri modi per compensare eventuali deficit di comunicazione legati alla mascherina. “Usa più gesti”, consiglia il Dottor Matsumoto, direttore di Humintell. “Salutare agitando la mano o col pollice in su, annuire con la testa e così via rafforza ciò che stai dicendo, così migliora la probabilità che tu e il tuo interlocutore siate sulla stessa lunghezza d’onda. Penso che la cosa importante sia essere più consapevoli di ciò che si sta potenzialmente perdendo”.

Infine, è una buona idea aggiungere un po’ di divertimento e di stile alle mascherine. Le persone dovrebbero sentirsi libere di esprimere le loro passioni e la loro personalità nelle loro maschere – proprio come fanno coi loro vestiti, coi loro profili sui social media e così via. Sfoggiare mascherine con faccine, un messaggio positivo o il logo della squadra di calcio preferita è solo un altro modo non verbale per comunicare con gli altri e far sapere che una situazione difficile non ci rende meno socievoli.

Penso che in alcuni casi la mascherina possa essere una sorta di legame comune. Tu indossi una mascherina e io indosso una mascherina. In questo senso, stiamo condividendo qualcosa insieme.

Vuoi imparare a riconoscere le emozioni anche dietro una mascherina? Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://elemental.medium.com/i-see-you-but-i-dont-how-masks-alter-human-connection-fbf2e21dd748

Espressioni del viso: significati nella Comunicazione Non Verbale

Un modo per comprendere i gesti o i comportamenti del viso è esaminarli e dividerli per ciò che fanno.

Non bisogna differenziarli necessariamente in “micro” o “macro” espressioni (che non tengono conto della velocità di esecuzione o delle espressioni lunghe, asimmetriche o rigide). Quello che segue è un piccolo elenco – lontano dall’essere completo – di espressioni e gesti del viso; analizzando queste cinque categorie di gesti sarà più facile identificare come si sentono veramente gli altri o cosa stiano pensando:

Gesti facciali di nervosismo e tensione:

– Fronte solcata da rughe

– Strizzare gli occhi

– Compressione delle labbra

– Labbra che vengono aspirate in bocca

– Labbra tremanti

– Mento tremante

– Gli angoli della bocca si contraggono o si tirano stranamente verso l’orecchio molto rapidamente

Gesti facciali di antipatia o disaccordo:

– Le labbra increspate di solito significano “non mi piace” o “non sono d’accordo” (è visibile anche nei bambini di appena quattro settimane)

– Piega del naso (il naso si alza molto rapidamente come segno abbreviato di disgusto)

– La metà superiore del labbro su un lato si alza come fa il naso

– Sguardo in alto

– Sbattere le palpebre (di solito visto quando qualcuno dice qualcosa per cui non siamo assolutamente d’accordo)

– Palpebre chiuse che non si riaprono per quello che sembra molto tempo

– Stringere i muscoli intorno agli occhi (come Clint Eastwood in una sparatoria)

Gesti facciali per alleviare lo stress:

Esiste un certo numero di “tic” legati a gesti facciali che possono improvvisamente apparire o diventare permanenti per affrontare la tensione. Alcuni esempi sono i seguenti:

– Incontrollabile sbattimento delle palpebre

– Contrazioni alle guance

– Contrazioni incontrollabili dell’occhio

– Mascella spinta in avanti o di lato

– Mordere la lingua

– Tirarsi i peli sul viso

– Tocco ripetitivo del naso o della palpebra con un dito

Questi comportamenti non sono solo ripetitivi, possono aumentare di gravità sotto stress e a volte diventare molto veloci. I comportamenti ripetitivi sono comportamenti rilassanti, motivo per cui sviluppiamo in primo luogo i tic nervosi. Il cervello trae beneficio dal tic muscolare ripetitivo come forma di pacificazione; tuttavia, questo può diventare patologico.

Gesti facciali asimmetrici:

(I gesti che coinvolgono solo metà del viso rientrano in questa categoria)

– Sorrisi falsi (ne esistono diversi tipi)

– Sorriso che coinvolge solo metà del viso

– La persona sorride ma gli occhi sono socchiusi o mostrano tensione

L’asimmetria si applica anche alla “discordia” tra ciò che viene detto e ciò che il corpo sta trasmettendo (come dire “Ti amo” a denti stretti o con la faccia tesa).

Gesti facciali di disprezzo o disprezzo:

– Un ghigno (l’angolo della bocca tira da un lato o verso l’alto, a volte creando delle fossette sulla guancia)

– Naso e mento in alto (atteggiamento altezzoso)

– Sguardo in alto

– Sguardo di traverso con aria sprezzante

Il disprezzo, per inciso, non è un segno di inganno, è presente sia nell’innocente che nel bugiardo. Il disprezzo è spesso visto negli innocenti quando vengono intervistati da coloro che ritengono di basso status sociale o che percepiscono come incompetenti. Si possono vedere anche sguardi di disprezzo da parte di una popolazione occupata nei confronti dei suoi oppressori.

Desmond Morris

Mentre questi gesti o comportamenti sono utili per comprendere i pensieri e i sentimenti veri, non sono in alcun modo indicativi di inganno.

Possono indicare disagio psicologico o fisico, antipatia, problemi o nervosismo, ma questo è tutto. Da questi non si può trarre alcuna deduzione dell’inganno perché non esiste un singolo comportamento indicativo dell’inganno.

Dopo aver studiato Linguaggio del Corpo per anni, penso che sia più saggio capire ciò che tutto il corpo comunica, non solo il viso o le microespressioni. Soprattutto sapendo che i piedi sono più precisi del viso nel rivelare sentimenti e intenzioni e che tutto il nostro corpo trasmette costantemente informazioni vitali. In effetti, esistono oltre 215 comportamenti associati al disagio psicologico e la maggior parte di questi non sono visibili sul viso.

Per conoscere davvero il Linguaggio del Corpo e andare oltre quello che si può vedere in televisione, si può leggere la trilogia di Desmond Morris sulla Comunicazione Non Verbale (in cui è presente il libro di culto L’uomo e i suo gesti). Morris guarda gli umani con l’occhio critico di uno scienziato che scopre una nuova specie e spiega perché facciamo le cose che facciamo. È un’autorità senza eguali quando si tratta di comunicazioni non verbale e come zoologo e antropologo, può aprirci gli occhi come nessun altro autore o esperto, con l’eccezione di Charles Darwin, che ha iniziato tutto questo un giorno mentre guardava gli oranghi nel Zoo di Londra.

Vuoi sapere come interpretare le espressioni del viso e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

7 tradizioni internazionali di Capodanno

Il nuovo anno è il momento di ricominciare da capo, augurare buona fortuna e sperare nel successo per il prossimo anno.

Ogni paese ha rituali diversi per accogliere il nuovo anno con il piede giusto. È sempre divertente imparare e acquisire consapevolezza della diversità delle tradizioni e dei costumi.

– 12 chicchi d’uva: quando l’orologio segna mezzanotte alla vigilia di Capodanno, è tradizione per gli spagnoli, i latinoamericani e i filippini mangiare una dozzina di chicchi d’uva. Ogni chicco ha lo scopo di portare fortuna e soldi per ogni mese nel prossimo anno.

– 108 rintocchi di campane: i templi buddisti in Giappone eseguono un rituale fatto di campane allo scoccare della mezzanotte della vigilia di Capodanno. Questa tradizione si chiama Joya no Kane (除夜の鐘). Le campane suonano 108 volte per purificare da tutte le sofferenze e le delusioni dell’anno passato.

– Bruciare il vecchio anno: è normale vedere persone dal Messico all’Uruguay acquistare e poi bruciare spaventapasseri pieni di carta. Questa tradizione rappresenta il bruciare, il lasciarsi andare e la purificazione del vecchio anno.

– Rompere i vecchi piatti: molti danesi mettono da parte i vecchi piatti per lanciarli alla porta di amici e familiari. Più grande è il mucchio di piatti rotti davanti alla tua porta, più amici hai!

– Valigia intorno all’isolato: allo scoccare della mezzanotte di Capodanno, la maggior parte dei latinoamericani corre intorno all’isolato con una valigia sperando in un anno pieno di viaggi.

– Cipolle: per i greci, le cipolle rappresentano fertilità, rinascita e crescita. Pertanto, appenderle all’interno della casa porta benedizioni, salute e longevità. Se appendere una cipolla alla porta non è sufficiente, i genitori picchiettano anche i loro bambini sulla testa con una cipolla il giorno di Capodanno.

– Biancheria intima colorata: sudamericani, spagnoli e italiani sono noti per inaugurare il nuovo anno indossando biancheria intima colorata. Ogni colore ha un significato diverso, quindi scegli con saggezza:

Rosso: amore
Giallo: denaro
Verde: buona fortuna
Blu: buona salute
Bianco: pace e felicità

Anche se non ti consideri superstizioso, acquisire consapevolezza culturale delle diverse tradizioni seguite in tutto il mondo è un modo divertente di vedere la diversità. Cercare di seguire alcune di queste tradizioni può diventare un’esperienza unica di Capodanno.

Suggerimento professionale: non indossare biancheria intima nera, porta sfortuna.

Vuoi sapere come interpretare il Linguaggio del Corpo nelle diverse culture per facilitare i tuoi viaggi e la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto dal sito: https://www.protocolww.com/7-international-new-years-eve-traditions/

Gesti da tutto il mondo

In generale, tendiamo a pensare che sia meglio non insultare il tuo paese ospitante quando viaggi all’estero. Quindi, prima di offendere involontariamente qualcuno di un’altra cultura, dai un’occhiata a questa guida ai gesti delle mani in tutto il mondo.

Alcuni gesti mandano un messaggio personale:

Grecia = “I am ignoring you” (“Ti sto ignorando”)
Messico = “You’re stingy” (“Sei avaro”)

Alcuni gesti hanno significati diversi in alcuni paesi:

USA = “Terrific” (“Eccezionale”)
Iran = “F**k you” (“Vaff…”)

USA = “Rock on” (“Spacchi di brutto”)
Spagna = “Your wife is unfaithful” (“Tua moglie è infedele”)

USA = “Okay”
Brazil = “Asshole” / “F**k you” (“Stronzo” o “Vaff…”)

Altri gesti hanno significati strani:

Sud Italia = “Crazy like a pepper mill” (“Matto come un macinapepe”)
Stati Arabi = “You have 5 fathers” / “Your mom gets around” (“Tu hai 5 padri” / “Tua madre è infedele”)
Grecia = “To hell with you” (“Vai all’inferno”)
Pakistan = “I will rub s**t in your face” (“Spalmerò feci sul tuo viso”)
Panama = “I will dishonor your sister” (“Andrò a letto con tua sorella”)
“Jay-Z is awesome” / “The Illuminati shall reign supreme” (“Jay-Z è fantastico” / “Gli Illuminati regneranno”)

Vuoi sapere come i gesti quotidiani possono cambiare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Neuroni specchio e cervello – David Matsumoto

Per secoli filosofi e scienziati hanno lottato per scoprire le misteriose origini del linguaggio umano.

Un crescente corpo di ricerca psicologica potrebbe aver sviluppato una risposta che riguarda la neurologia a questa domanda, scoprendo che il linguaggio è strettamente intrecciato con la nostra capacità di entrare in empatia e comprendere altre persone. Recenti studi suggeriscono che il nostro linguaggio e la nostra empatia hanno radici condivise, ma anche che queste radici sono incorporate in neuroni specifici nel cervello: i neuroni specchio.

I neuroni specchio sono essenzialmente tipi speciali di cellule cerebrali che si attivano quando si osservano le azioni di altri individui. Ad esempio, quando vediamo un’altra persona cadere e ferirsi, i nostri neuroni specchio attivano la parte del nostro cervello che si attiverebbe se cadessimo.

Queste cellule cerebrali sono state scoperte per la prima volta nelle scimmie macaco negli anni ’80 dal dottor Giacomo Rizzolatti all’Università di Parma, Italia. Dopo aver collegato gli elettrodi al cervello delle scimmie, Rizzolatti ha scoperto che quando una scimmia guardava un’altra afferrare una nocciolina, alcuni degli stessi neuroni si sono attivati nel cervello di entrambi i soggetti.

Ricerche successive hanno scoperto cellule cerebrali simili negli esseri umani e Rizzolatti ha iniziato a collegare i neuroni specchio con la nostra capacità di comprendere le emozioni di altre persone e provare empatia per esse. In effetti, alcuni studi hanno scoperto che le persone che vivono con l’autismo, che è caratterizzato da una ridotta capacità di comprendere le emozioni di altre persone, hanno le strutture dei neuroni a specchio compromesse.

E il linguaggio? Sin dalla scoperta dei neuroni specchio, scienziati come Rizzolatti hanno studiato la loro connessione con lo sviluppo del linguaggio. Hanno scoperto che l’area del cervello associata al linguaggio era anche necessaria per la nostra comprensione delle azioni fisiche di altre persone.

Recentemente il dottor Michael Corballis, psicologo dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, ha pubblicato il suo libro La verità sul linguaggio, sostenendo che il linguaggio è emerso dal nostro desiderio istintivo di gesticolare con oggetti esterni.

La sua tesi è che quando i primati gesticolano verso il mondo che li circonda, stanno intrinsecamente comunicando con i compagni, indirizzando l’attenzione dei loro compagni verso un determinato oggetto di interesse. Ciò si lega naturalmente al modo in cui il nostro cervello rispecchia istintivamente le azioni degli altri attraverso i neuroni specchio, consentendo a questi gesti di comunicare a livello neurologico.

Questo argomento non diminuisce l’incredibile complessità del linguaggio, ma chiarisce l’idea che la comunicazione sia intrinsecamente interpersonale e profondamente radicata nel nostro cervello. In effetti, alcuni esperti di neuroni specchio sostengono che, non solo sono profondamente legati al linguaggio, ma che sono alla base di molte straordinarie capacità umane.

Ad esempio, il dottor Vilayanur Ramachandran, dell’Università della California, San Diego, attribuisce ai neuroni specchio il merito per l’esplosione della cultura umana circa 50.000 anni fa, noto come il “grande balzo in avanti”, perché ha consentito un’azione collettiva e la cooperazione su vasta scala.

Mentre molti psicologi sono incredibilmente entusiasti del promettente campo dello studio dei neuroni specchio, è anche importante notare che ci sono molti scettici. Il dottor Christian Jarrett, che scrive ampiamente su questioni psicologiche, ha definito i neuroni specchio “il concetto più pubblicizzato della neuroscienza” in un articolo del 2012.

Il dottor Jarrett sostiene che questo tipo di indagine rimane altamente controversa e contesta l’idea che i neuroni specchio ispirino il linguaggio, l’empatia o la cultura. Invece, sostiene che i neuroni specchio si sviluppano attraverso l’esperienza. Sostiene che i nostri cervelli hanno fatto evolvere i neuroni specchio insieme al linguaggio e alla cultura, piuttosto che farli nascere direttamente da loro.

Per ulteriori informazioni su linguaggio ed empatia, potete consultare i nostri articoli precedenti qui e qui.

La barriera delle mani nel Linguaggio del Corpo – Copia Originale

Avete notato che i bambini quando provano vergogna tendono a mettere le mani davanti ai genitali? Proteggere con le mani una parte del corpo è un gesto che risulta istintivo, quasi automatico, viene solitamente compiuto per proteggere una parte delicata del corpo, tale protezione è una vera e propria barriera fisica e simbolica.

Nel caso di una barriera di calciatori piazzati come un muro umano davanti al giocatore avversario che deve tirare il pallone, è normale che essi cerchino una protezione fisica dalla pallonata che potrebbe arrivare addosso a loro, se osserviamo il loro comportamento si coprono la zona del viso e quella dei genitali, entrambi molto delicate.

Nel caso del bambino che prova vergogna la, protezione che si cerca è invece di tipo simbolico, anche se non è presente una minaccia alla sua incolumità fisica (come nel caso della pallonata) egli vive comunque una minaccia alla propria integrità psicologica e sociale, infatti la vergogna provoca un forte senso di disagio sociale e personale.

La zona dei genitali rappresenta la nostra sfera istintiva e si cerca di proteggere tale zona anche in situazioni di spavento improvviso o di paura, coprire i genitali con le mani rappresenta una forma di difesa quasi automatica e che si attiva in presenza di stimoli pericolosi. La zona dei genitali si copre in presenza di un pericolo, di imbarazzo e vergogna, e anche quando ci si sente inferiori o inadeguati rispetto a una situazione o a un compito.

Una situazione diversa si presenta quando il contatto delle mani con i genitali vuole indicare dominanza, in questa circostanza il contatto vuole segnalare la propria forza, la propria “mascolinità”, quando due uomini si trovano a fronteggiarsi possono simbolicamente toccarsi le parti basse per indicare all’altro di essere all’altezza della situazione, quando invece un uomo vuole sottolineare la propria virilità di fronte a una donna si usa più spesso la cosiddetta “postura del cowboy”, con le mani in tasca e i pollici fuori che indicano, non a caso, proprio la zona dei genitali.

Quando le mani vanno a proteggere una zona del petto, oltre che per la difesa fisica di organi vitali molto importanti, si tratta di una difesa della propria sfera emotiva. Quando qualcuno ci racconta una storia triste o emotivamente forte capita di portarsi una mano sul petto, più o meno all’altezza del cuore, come a difendere la propria sfera emotiva da un’emozione troppo violenta.

Un’altra situazione in cui le mani proteggono il busto è quando si tiene un oggetto tenendolo di fronte al petto, ad esempio un libro poggiato sul petto o un bicchiere tenuto di fronte a noi mentre parliamo con una persona con cui non abbiamo molta confidenza, di solito tali oggetti vengono spostati dalla zona del petto quando ci si trova a proprio agio in una situazione.

Anche la zona del viso, che rappresenta la sfera razionale e anche la nostra identità attraverso i tratti unici del volto di un individuo, può venire protetta dalla mani come difesa fisica e simbolica. Mentre i calciatori si proteggono il viso con una mano per evitare un colpo violento, quando lo facciamo in assenza di un pericolo è per altri motivi. Ci si può coprire il volto con una mano per evitare di essere visti dagli altri (ad esempio se capita di ridere in una situazione seria) o come protezione verso qualcosa che non è di nostro gradimento o che ci colpisce in maniera particolare. Di fronte a una scena violenta potremmo mettere una mano davanti agli occhi, in presenza di una notizia negativa potremmo mettere la mano davanti alla bocca o sulla fronte; anche in questo caso le mani diventano un vero e proprio scudo che tenta di proteggerci o di filtrare emozioni e stimoli negativi che si presentano di fronte a noi.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.copiaoriginale.it/post/la-barriera-delle-mani-nel-linguaggio-del-corpo

Movimento fisico, concentrazione e Comunicazione Non Verbale – Copia Originale

Avete notato che quando qualcuno sta parlando al telefono gesticola come se ci fosse davvero qualcuno di fronte a lui che lo possa vedere? E quante volte vi è capitato di ritrovarvi a passeggiare per casa intenti a riflettere su qualcosa di importante?

State pure tranquilli, va tutto bene; infatti è dimostrato che il movimento fisico aiuta il pensiero, muovendo il corpo, infatti, si “muove” anche il cervello. Il movimento è energia e comunicazione, attivare il proprio corpo aiuta l’attività mentale e allo stesso tempo facilita la comunicazione interpersonale.

Un altro esempio di movimento fisico legato alla concentrazione, può essere il fatto di scarabocchiare su un foglio mentre si sta prestando attenzione alle parole di un’altra persona; questa è una cosa che può capitare, ad esempio, a chi lavora come insegnante o formatore. In questo caso si potrebbe pensare che la persona che disegna non presti attenzione poiché distratto da un’altra attività; in realtà in questo caso il cervello compie un’azione quasi automatica che non danneggia l’attenzione e che invece può aiutarla.

Le numerose ricerche sull’ascolto dicotomico, insieme a quelle più recenti sul multitasking, confermano che il cervello ha difficoltà a fare più cose contemporaneamente; però quando l’attività fisica è poco impegnativa o inconscia il cervello può trovare una concentrazione speciale.

Oltretutto nel caso in cui si disegna mentre si ascolta o si parla con qualcuno, va considerata la diversa natura dei compiti che implicano due sensi differenti (si disegna con la vista e si ascolta con l’udito), mettere in atto una gestualità fatta di movimenti meccanici e programmati nel nostro cervello può aiutare a trovare la giusta concentrazione e a riflettere meglio.

Un esempio brillante nella storia viene da una delle grandi scuole di filosofia dell’antica Grecia: la scuola peripatetica di Aristotele; il suo nome greco peripatetikòs deriva dall’unione delle parole perì (essere o muoversi intorno) e patèo (cammino). Aristotele e i suoi discepoli parlavano di filosofia mentre passeggiavano nel giardino della loro scuola e sembra che questa attività fisica aiutasse il pensiero dei partecipanti alle lezioni che discutevano di temi di alta filosofia.

Anche fare espressioni facciali e gesticolare con le mani durante una conversazione telefonica aiuta la comunicazione, questo facilita la nostra espressione delle emozioni che si riflette anche nella scelta del tono della voce e nella scelta delle parole. Per verificare se il movimento delle mani (Comunicazione Non Verbale) avesse una reale influenza sulle parole pronunciate (aspetto Verbale) e sulla qualità della voce (aspetto Paraverbale) è stato effettuato un curioso esperimento. Ad alcuni soggetti erano state bloccate le mani mentre parlavano con qualcuno e altri invece erano liberi di esprimersi anche con le mani: quelli liberi di comunicare muovendo le mani pronunciavano più parole e sceglievano con maggiore cura i termini usati, anche la loro voce risultava più energica ed espressiva.

Non è un caso che i gesti con cui si gesticola nella comunicazione si chiamino proprio “gesti illustratori”, tali gesti possono scandire il ritmo, indicare, mimare e altro ancora; il loro compito, di fatto, è quello di arricchire il senso del messaggio verbale, illustrano un concetto, lo rinforzano e a volte possono sostituirsi alle parole.

In fondo non c’è da stupirsi, per la natura “il movimento è vita”. Nel movimento, così come in molte altre cose, esiste comunque un certo equilibrio, in un giusto grado di movimento ci sono energia e vitalità ma esistono anche gli estremi: nell’assenza di movimento è possibile trovare situazioni di bassa energia e motivazione, rilassamento, riflessione oppure dolore, tristezza o paura; quando invece il movimento è eccessivo può rappresentare gioia e un’energia strabordante (braccia in alto, voce alta, espressioni del viso e gesti accentuati) ma anche tensione, agitazione, disagio o rabbia.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.copiaoriginale.it/post/movimento-fisico-concentrazione-e-comunicazione-non-verbale

Linguaggio del corpo per Avvocati: Gesti illustratori e manipolatori – Hdemos

La ricchezza della gesticolazione di noi italiani è ben nota in tutto il mondo, infatti siamo uno dei popoli che maggiormente usano la Comunicazione Non Verbale attraverso il movimento delle mani. Alcuni studi hanno appurato che quando non si possono muovere le mani anche il discorso verbale risulta meno ricco e articolato, specialmente per quei popoli che, come noi, usano una gestualità articolata.

Per un avvocato o un giurista saper comunicare efficacemente, anche con le mani, risulta di fondamentale importanza, in presenza di altre figure istituzionali o fuori dalle aule dei tribunali saper aggiungere valore alla propria comunicazione può risultare una carta vincente. Esistono due classi di gesti usati comunemente che è utile conoscere e distinguere: i cosiddetti gesti “illustratori” e i gesti “manipolatori”.

Cosa sono i gesti illustratori e manipolatori? Come usarli?

  • Gesti “illustratori”: è la gesticolazione che avviene verso l’esterno, muovendo le mani nell’aria. Sono chiamati illustratori perché illustrano il messaggio anche a livello visivo, lo rinforzano, lo arricchiscono e possono anche sostituirlo; il consiglio è quello di usare tali gesti in maniera attiva e allo stesso tempo equilibrata. Questi gesti possono essere suddivisi in modo semplice in quattro famiglie: gesti batonici (che scandiscono il ritmo del parlato), gesti deittici (che indicano qualcosa), gesti iconici (che servono a mimare qualcosa) e gesti emblematici (che appartengono a una specifica cultura e vengono compresi all’interno di essa).
  • Gesti “manipolatori”: sono quei gesti in cui il corpo entra in contatto con se stesso (auto-manipolatori) o con un oggetto (manipolatori puri), stringersi un braccio con la mano, toccarsi il viso o il vestito, manipolare una penna, tutti questi sono gesti manipolatori. Questi gesti spesso denotano tensione, agendo in modo inconscio come una “carezza” che rivolgiamo verso noi stessi, ma vanno sempre contestualizzati e verificati con la presenza di altri indizi gestuali. Infatti a volte possono essere effettuati anche in presenza di noia, fatica, quando si è distratti o rilassati. Nella comunicazione interpersonale in generale è buona norma evitare o limitare al minimo tali gesti, che potrebbero essere intesi come segnali di disagio, nervosismo e tensione.

Curiosità.

Un’ultima curiosità: da dove proviene questa nostra passione per la gestualità? Esistono diverse ipotesi a riguardo: c’è chi dice che siano stati i colonizzatori dell’antica Grecia a importare questa ricca gesticolazione; un’altra ipotesi è quella che sia stata la commedia dell’arte ad aiutare la diffusione dei gesti esportandoli dal teatro alla cultura popolare. Un’ulteriore ipotesi è quella per cui i gesti hanno aiutato per secoli le persone delle diverse regioni a comunicare tra loro; prima dell’unificazione linguistica, sotto le differenti dominazione straniere, si parlavano numerosi dialetti diversi e comprendersi risultava complicato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Segnali di Menzogna: le mani – Copia Originale

 

Per riconoscere una menzogna osservando il Linguaggio del Corpo altrui, bisognerebbe prestare particolare attenzione ai gesti effettuati con le mani:

  • nascondere le mani (in tasca o dietro la schiena) può essere un gesto legato alla timidezza ma anche alla menzogna, infatti tale gesto può segnalare che si ha “qualcosa da nascondere”
  • la presenza o l’aumento dei gesti manipolatori (gesti con cui si entra in contatto con il proprio corpo o con un oggetto) può indicare la presenza di una menzogna

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/segnali-menzogna-le-mani

Mark Zuckerberg: il gigante della comunicazione che non sa comunicare

 

Mark Zuckerberg, il magnate della comunicazione di internet, il “papà” ufficiale di Facebook è stato chiamato a testimoniare di fronte al congresso degli Stati Uniti sull’uso dei dati personali dei 2 miliardi di utenti di Facebook a scopi commerciali. Nei giorni seguenti del cosiddetto “scandalo di Cambridge Analytica” si stima che circa il 9% degli utenti ha rimosso il proprio profilo dal social network, di cui qualcuno anche tra i miei conoscenti.

Analizzando il suo linguaggio del corpo durante la sua deposizione di fronte al congresso, situazione che può far letteralmente tremare le gambe dall’emozione, scopriamo che si dimostra freddo, privo di tensione e di emozioni, se non per qualche piccola eccezione. Talmente freddo che il dottor Spock o l’androide di Terminator paragonati a lui sembrano dei simpatici umoristi.
E’ vero che che gli americani hanno un’espressività ridotta rispetto agli italiani e che Zuckerberg era sicuramente molto concentrato sulle parole da dire, ma la mancanza di empatia e di “colore” nella sua comunicazione sono gli aspetti che più mi hanno colpito nella sua udienza. In altri filmati è possibile vedere presentazioni di Mark Zuckerberg dove riesce a comunicare in modo efficace con l’audience, stavolta però sembra che il fatto di dover rispondere delle proprie azioni di fronte a dei senatori abbia completamente bloccato la sua capacità espressiva.

In generale non possiamo dire che faccia errori di comunicazione durante la deposizione, guarda tutti i senatori e parla in maniera chiara e serrata, senza manifestare tensione o emozioni particolari; la comunicazione non verbale ed emotiva sono però ridotte ai minimi termini: usa pochissimo la gestualità delle mani e le braccia rimangono sempre attaccate al banco, ha una espressività facciale quasi assente fatta eccezione per qualche raro e stitico sorriso o qualche debole movimento dei muscoli nella zona degli occhi e della bocca.

Zuckerberg sembra meno “robotico” quando risponde alle domande più scomode (dando risposte preparate e studiate) mostrando alcuni deboli segnali di tensione come stringere le labbra, sbattere eccessivamente le palpebre, qualche pausa e indecisione mentre parla. Una domanda che sembra metterlo maggiormente in difficoltà riguarda la tutela dei dati personali dei minori dove mostra maggiore indecisione con una risposta molto evasiva che non viene apprezzata. In questo caso gesticola maggiormente con le mani e la tensione è visibile nei muscoli della bocca che si irrigidiscono visibilmente, forza un piccolo sorriso di circostanza che si trasforma in una smorfia di tensione.

Nonostante questi piccoli cenni emotivi Zuckerberg, in questa particolare occasione, sembra bloccato e risulta asettico, privo di empatia e di energia comunicativa, non sembra mostrare emozioni né con le domande più favorevoli per lui che con le domande più scomode, al massimo si può osservare ogni tanto una piccola scossa rispetto al suo “torpore comunicativo”.

La domanda che sorge alla luce di quanto detto è: “Come è possibile che il fondatore di una delle aziende di comunicazione di massa più importanti nel mondo che riesce a comunicare efficacemente con il pubblico su un palco, in questa situazione abbia così poca empatia ed energia comunicativa, non dia colore alle parole e non comunichi alcuna passione?”
Il primo – e infelice – paragone che mi viene in mente è con un gigante della comunicazione: il compianto Steve Jobs, che portava avanti la sua “vision” supportandola con un’incredibile capacità comunicativa che si trasformava in passione ed energia con cui contagiava i suoi collaboratori e tutti i suoi estimatori. Zuckerberg di fronte al congresso è così inespressivo che a confronto anche l’impacciato Bill Gates risulta un simpatico e carismatico comunicatore.
C’è chi considera Zuckerberg un genio e chi afferma il contrario. Il filosofo Kierkegaard affermava che “I geni sono come i temporali. Vanno contro il vento, terrorizzano la gente, purificano l’aria”, di questi tempi nel cielo di Facebook invece sembra che splenda il sole.

 

Francesco Di Fant