Riconoscere la menzogna: 5 condizioni utili – Hdemos

In contesti lavorativi particolari, come in alcune situazioni personali, riuscire a riconoscere una menzogna può essere importante per evitare conseguenze indesiderate. Nella professione dell’avvocato, ad esempio, questo aspetto assume una grande importanza quando si ha a che fare per lavoro con la ricerca della verità e, di conseguenza, della menzogna.

Raccontare una menzogna può sembrare una cosa più o meno facile, la difficoltà può cambiare a seconda dell’esperienza e della personalità e del bugiardo; ci sono alcune condizioni particolari che possono far sì che una persona che sta mentendo si tradisca e riveli la sua bugia.

Scienza, ricerca e menzogna

Nell’analisi e nel riconoscimento della menzogna ci può dare una mano il Dottor Paul Ekman, lo psicologo americano considerato uno dei più importanti ricercatori viventi sulle emozioni, la Comunicazione Non Verbale e lo studio della menzogna. Nelle sue ricerche è emerso che esistono 5 condizioni specifiche che possono aumentare la tensione della persona che sta mentendo e che, di conseguenza, potrebbe produrre un numero maggiore di segnali di menzogna.

Quali sono le condizioni che portano un bugiardo a tradirsi?

1) La persona che mente sa di avere di fronte una persona che è in grado di poterla smascherare: questa prima condizione si verifica quando il bugiardo sa che l’osservatore è una persona allenata o esperta nel riconoscere le menzogne; questa consapevolezza può spaventare il bugiardo spingendolo a innalzare le sue difese e a mostrare maggiori segnali di tensione.

2) La persona che mente non è abituata a raccontare bugie: questa condizione particolare avviene quando il bugiardo non ha l’abitudine di mentire agli altri, o è consapevole di essere un pessimo bugiardo; questa consapevolezza lo porterà a vivere il fatto di dover raccontare una bugia come un compito difficile da portare a termine con successo, tutto questo porterà il bugiardo a vivere la situazione con ansia.

3) La persona che mente ha la fama di essere un bugiardo: questa condizione è opposta alla precedente, quando una persona è nota per raccontare bugie a destra e a manca questo potrebbe costituire una problema qualora si provi a ingannare gli altri; sapere che l’altro ha un forte pregiudizio su di noi complica il racconto di una bugia, il bugiardo dovrà impegnarsi molto e con probabilità appariranno diversi segnali di tensione e di menzogna.

4) La posta in gioco nella menzogna è alta, c’è in ballo qualcosa di valore: quando la posta in gioco è importante la tensione aumenta, come può aumentare lo stress a un tavolo da gioco quando il piatto è ricco. Una posta alta può alzare la tensione del bugiardo e spingerlo a compiere qualche passo falso; con un premio considerevole in gioco, anche i bugiardi più esperti potrebbero perdere la calma e mostrare dei segnali di menzogna.

5) La persona che mente sa la punizione sarà severa qualora non venga creduto: quando in una specifica situazione la punizione per aver mentito è pesante,la tensione della persona che sta mentendo può crescere e portare anche i bugiardi più abili a trovare difficoltà nel raccontare la propria storia menzognera mantenendo il pieno controllo delle proprie parole e dei propri segnali del corpo.

A voi è capitato di identificare una menzogna con una o più di queste condizioni particolari? Vi siete mai trovati in difficoltà a mentire a qualcuno in presenza di una di queste condizioni?

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

3 strategie dello sguardo nel Linguaggio del Corpo – Hdemos

Per un avvocato è di grande importanza conoscere le diverse “strategie dello sguardo” che avvengono di norma nelle interazioni, personali e professionali, con le persone intorno a noi. Che sia in un’aula di tribunale o in altre situazioni di lavoro, è normale scambiarsi numerosi sguardi dal diverso significato: simpatia, dubbio, potere, interesse, disaccordo e altri ancora.

Perché lo sguardo è così importante nel Linguaggio del Corpo?

La vista ha una grande importanza per l’essere umano, si stima che circa l’80% delle informazioni dell’ambiente siano ottenute tramite la vista. Per l’importanza che riveste il senso della vista nella nostra esperienza quotidiana, il potere dello sguardo è sempre stato oggetto di attenzioni da parte di artisti, scienziati, filosofi, letterati e altro ancora.

Forse la più importante funzione di comunicazione che riveste lo sguardo è la cosiddetta “salienza”, un sinonimo di “importanza”. In pratica diamo importanza a ciò che si osserva, quando guardiamo qualcosa o qualcuno gli stiamo dando importanza proprio perché rivolgiamo l’interesse verso di lui, e allo stesso modo chi viene osservato si sente giustamente, “chiamato in causa” e si attiva anche in lui l’interesse verso l’altro (interesse che può essere di varia natura a seconda della natura della situazione: paura, piacere, curiosità, ecc.). Quando guardiamo qualcuno questa persona entra nel nostro radar e i sensi si direzionano reciprocamente in questo primo contatto visivo che è un vero “contatto fisico a distanza”, i sensi si attivano, l’attenzione è focalizzata e si instaura il primo ponte comunicativo con l’altro, grazie alla salienza (importanza) dello sguardo.

3 strategie dello sguardo

Il tipo di movimento dello sguardo può aiutarci a capire il tipo di interesse che una persona può nutrire nei confronti di un’altra, esistono nella letteratura “classica” del Linguaggio del Corpo 3 principali categorie di sguardo che si può rivolgere a un’altra persona quando si è vicini ad essa, a una distanza utile per una conversazione.

Mentre due persone parlando tra loro è normale che lo sguardo non rimanga fisso su un punto del viso altrui ma si muova esplorando diverse zone della figura dell’interlocutore.

  • Affiliazione: il tipo di sguardo “sociale” e amichevole che si usa più spesso è quello che viene definito sguardo di affiliazione, in questo tipo di sguardo gli occhi si spostano in un triangolo che va dagli occhi alla bocca della persona che si osserva. L’attenzione è quindi focalizzata sulla parte centrale del volto che racchiude zone molto comunicative (occhi e bocca, appunto). Questo sguardo è usato per comunicare interesse verso l’altro con un atteggiamento aperto e amichevole.
  • Seduzione: un altro tipo di sguardo è definito “intimo” o di seduzione, gli occhi in questo caso si muovono in un triangolo più ampio di quello di prima, che va dagli occhi al petto. Questo tipo di sguardo implica un’esplorazione visiva più ampia della persona che si ha di fronte, allargando l’area di osservazione sulla parte del petto si verificano anche attributi legati alla sessualità (petto robusto negli uomini, seno nelle donne). Questo tipo di sguardo è tipico nel primo incontro tra un uomo e una donna (o anche persone dello stesso sesso se si hanno gusti sessuali diversi dall’eterosessualità), quando questo sguardo viene ripetuto più volte durante una conversazione può segnalare un interesse di tipo sessuale da parte dell’altra persona.
  • Potere: il terzo tipo di sguardo è lo sguardo di potere, definito anche “sguardo di controllo” o “di dominanza”. Il triangolo che si forma con il movimento degli occhi è compreso tra gli occhi e il centro della fronte. Questo tipo di sguardo ha la funzione di esercitare un controllo sull’altro o di incutere timore, quando si riceve questo tipo di sguardo ci si sente istintivamente un po’ a disagio, è come se l’altro si stesse fissando come se fossimo un bersaglio. E’ interessante notare che questo tipo di sguardo è molto usato durante i combattimenti di arti marziali, tenendo lo sguardo su quell’area e sfocandolo leggermente si ottiene l’effetto di incutere timore all’altro e di tenere anche sotto controllo i rapidi movimenti dell’avversario.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

3 regole per migliorare l’analisi del Linguaggio del Corpo – Hdemos

Le applicazioni della Comunicazione Non Verbale si dividono in generale in due rami: uno si occupa di osservazione e analisi del Linguaggio del Corpo e un altro è focalizzato sull’uso attivo del Linguaggio del Corpo.
Per quanto riguarda il primo aspetto, osservazione e analisi della CNV, è bene prima di tutto comprendere alcune regole di base che possono aiutare a utilizzare senza errori questo potente strumento d’interpretazione del comportamento umano.

E’ possibile migliorare la nostra capacità di osservazione?

Anche se non esiste un unico metodo d’osservazione per la Comunicazione Non Verbale, è possibile individuare alcune indicazioni di base che aiutano nell’osservazione di situazioni reali, evitando il più possibile errori grossolani.

Esistono tre “buone pratiche” da prendere in considerazione quando si osserva il comportamento gestuale di una persona, i fattori da tenere in considerazione sono numerosi ed è necessario porre la giusta attenzione nella fase di analisi del Linguaggio del Corpo altrui.

Quali sono le 3 regole di base per un osservatore del Linguaggio del Corpo?

1) Visione Olistica
Quando si osservano una o più persone interagire tra di loro o con l’ambiente dovremmo acquisire la buona abitudine di allargare il nostro campo di analisi, è importante prendere in considerazione l’ambiente fisico e simbolico, i ruoli delle persone che interagiscono, la cornice di riferimento ed eventualmente anche i valori delle persone che si osservano. Per evitare un’analisi parziale e con molte probabilità di errori è bene prendere in considerazione quanti più elementi possibili presenti nell’interazione e metterli a sistema evitando di sottovalutare informazioni e dettagli importanti.

2) Analisi del “Norming”
Cosa è il “Norming”? Con questo termine anglosassone si intende l’analisi della “normalità” di una situazione. E’ importante osservare il comportamento delle persone chiedendosi sempre: “Quali comportamenti sono considerati “normali” o socialmente appropriati in una determinata situazione?”. Questa domanda aiuta un osservatore attento a focalizzarsi in particolar modo sugli elementi che più attirano la sua attenzione e che possono essere considerati dei comportamenti devianti rispetto alla norma sociale o al contesto.

3) Allenamento continuo
L’ultimo consiglio non è affatto banale, ci sono diverse ragioni per cui l’allenamento costante è particolarmente importante in una disciplina pratica come la Comunicazione Non Verbale: in primo luogo è fondamentale fare pratica per arrivare a un buon livello di applicazione pratica dei concetti teorici in situazioni reali, inoltre l’allenamento potenzia la tecnica sotto 3 aspetti: 1 – Sapere teorico, lo studio aggiunge nuove prospettive e nuove tecniche nel bagaglio di ciò che già conosciamo; 2 – Saper fare, l’esercizio continuativo aiuta a focalizzarsi sugli aspetti più importanti da prendere in considerazione e velocizza il processo di analisi, in un’analisi in tempo reale questo fattore risulta molto importante; 3 – Saper essere, interagire con il mondo esterno ci porta a fare esperienze e ci pone in una situazione di confronto continuo in cui è possibile imparare quali siano i comportamenti migliori da mettere in pratica nelle varie situazioni.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Attenzione, interesse e segnali del Corpo – Hdemos

Quando parliamo spesso abbiamo la convinzione che gli altri ci stiano ad ascoltare, purtroppo nella realtà non sempre è così. L’attenzione può essere persa a causa di poco interesse, si può essere distratti da qualcosa intorno a noi o più semplicemente si sta pensando ai fatti propri.

Saper catturare l’attenzione altrui è un’arte, così come mantenerla nel tempo; avete notato che alcuni oratori riescono a risultare interessanti anche quando fanno un lungo discorso?
Per qualsiasi oratore saper stimolare l’interesse del suo pubblico è un valore aggiunto indiscutibile; l’osservazione del Linguaggio del Corpo aiuta a capire tempestivamente gli umori e i pensieri della platea, permettendo di reindirizzare il discorso o di cambiare registro per stimolare maggiormente l’attenzione dei presenti.

Per un avvocato o un giurista conoscere la Comunicazione Non Verbale per individuare i segnali di ascolto e di interesse altrui può essere davvero uno strumento in più nella propria cassetta degli attrezzi. Nel corso dell’attività professionale è normale parlare di fronte a più persone come in un’udienza o più spesso si comunica faccia a faccia, con giudici, colleghi, collaboratori, testimoni e diversi tipi di addetti ai lavori.

Quali sono i segnali non verbali che manifestano interesse verso le nostre parole?

Il primo dei segnali che possono indicare un reale interesse verso le nostre parole è sicuramente il contatto visivo, inoltre il contatto delle dita della mano con il mento indica attenzione, così come la mano che tocca la fronte come a stimolare fisicamente il pensiero e concentrazione nell’area del cervello.

Quali segnali del corpo possono essere legati a noia, disinteresse e impazienza?

Al contrario, possono anche essere presenti alcuni segnai corporei che indicano noia come, ad esempio, la mano che regge la testa come fosse un cuscino e le palpebre leggermente abbassate a segnalare una scarsa stimolazione. Quando invece è il disinteresse a essere visibile nel Linguaggio del Corpo altrui possiamo notare lo sguardo distratto, che guarda altrove cercando vie di fuga o altri stimoli come l’orologio o il telefono.
Tra i segnali di impazienza troviamo il classico tamburellare con i piedi o con le dita della mano, così come manipolare nervosamente un oggetto, toccare il proprio corpo con frequenza, mordersi le unghie e anche cambiare spesso postura, come se ci si trovasse in una posizione “scomoda” rispetto alle parole ascoltate.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Parole e voce della menzogna: come riconoscerla – Hdemos

Chi si fregia di fronte agli altri di essere una “persona assolutamente onesta” dovrebbe fare i conti con diversi recenti studi sulla menzogna: sembra che tutti, ma proprio tutti, non siamo immuni dal fascino della menzogna, infatti uomini e donne mentono almeno sette volte al giorno.
Ovviamente in questo numero vanno anche comprese le cosiddette “bugie bianche”, ovvero quelle bugie a fin di bene che non prevedono una vittima e hanno la finalità di preservare la relazione tra le persone (pensate a una classica bugia bianca: “come ti sta bene quel vestito” anche se ciò non è vero, questa piccola bugia serve principalmente a non svelare una verità brutale e inutile mantenendo una relazione positiva tra le parti).

Per un avvocato o un giurista, così come per altri professionisti che sono a contatto con le persone, riuscire in tempo a identificare una possibile menzogna (di un teste, di un cliente, di un altro collega) può risultare di grandissima utilità sul piano professionale, migliorando le proprie capacità di osservazione e riuscendo a intervenire tempestivamente per correggere la situazione con criterio.

Come riconoscere una menzogna?

Prendiamo in esame alcuni aspetti della menzogna, tralasciando l’analisi della Comunicazione Non Verbale nella bugia (che sono numerosi e che tratteremo in un articolo futuro) possiamo focalizzarci sugli aspetti legati all’analisi del discorso e alle parole pronunciate (canale verbale) e alla qualità della voce con cui si comunica (canale paraverbale).

Parole e Menzogna.

Cominciando ad analizzare l’uso di determinate parole che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme per la possibile presenza di una bugia. Di solito chi prende le distanze dall’oggetto del discorso potrebbe mentire, quando si usano aggettivi, verbi e sostantivi che indicano una volontà di allontanarsi dal discorso potrebbe essere un tentativo di scaricare delle responsabilità. Se ad esempio dico la frase “questo mio amico” e dopo affermo “quel mio amico” il passaggio da “questo” a “quello” indica letteralmente un distanziamento dall’oggetto e dovrebbe far sorgere delle domande in chi ascolta. Lo stesso vale quando si cambia il verbo dalla prima alla terza persona (es. “io credo che…” e “si crede che”). Un altro indizio della possibile presenza di una bugia è la scarsità di dettagli in un racconto, un bugiardo tende a inserire pochi dettagli in una storia inventata per non correre il pericolo di non ricordare, anche a distanza di tempo, i dettagli – mai avvenuti – della bugia raccontata ed essere così scoperto.

La voce delle bugie.

Un altro aspetto interessante per rilevare una menzogna è l’analisi della comunicazione paravebrale, con questo termine indichiamo la qualità della voce con cui si comunica, come se fosse un vero e proprio strumento musicale che produce suoni più o meno armoniosi.
Un primo indizio può essere il ritmo, quando è spezzato o sincopato può indicare difficoltà ad articolare il pensiero, segnalando che si sta prendendo tempo per inventare qualcosa, esattamente come succede in presenza di pause sospette o silenzi prolungati.

Un altro indizio è un tono più alto del normale, lo stress nel raccontare una bugia può mettere in tensione le corde vocali e produrre un suono più alto del solito. Altri possibili indizi di menzogna sono le piccole imprecisioni come balbettio, false partenze, parole spezzate o masticate.

Conclusioni.

Quando questi elementi dei canali verbale e paraverbale diventano visibili, dovrebbe suonare dentro di noi un campanello d’allarme: chi ci sta di fronte forse ci sta raccontando una frottola.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.hdemos.it/parole-e-voce-della-menzogna-come-riconoscerla/

Tanatosi e Comunicazione Non Verbale: quando il corpo rimane immobile – Hdemos

Come affermava lo psicologo e filosofo Paul Watzlawick “E’ impossibile non comunicare”, infatti anche quando si rimane fermi o in silenzio si possono comunicare diverse cose: vergogna, rispetto, stupore, paura, tensione e altro ancora.

Che cos’è la Tanatosi.

A volte capita che le parole non bastino e si rimane in silenzio, nella Comunicazione Non Verbale esiste un tipo particolare di “silenzio del corpo”: la tanatosi. In questo momento particolare il nostro corpo smette di parlare, interrompe la comunicazione rimanendo immobile.

Un buon avvocato dovrebbe saper riconoscere questa particolare forma di comunicazione che può avvenire in diverse situazioni delicate, basti pensare a un’istruttoria dibattimentale, in cui qualcuno (un teste, un avvocato o un giudice) improvvisamente si irrigidisce e rimane immobile, cosa sta succedendo? Cosa sta comunicando con il suo corpo? Comprendere i significati che si celano dietro il Linguaggio del Corpo può essere di grande aiuto per capire meglio il contesto, la personalità altrui e intervenire di conseguenza.

Cosa è la “tanatosi”? Come avviene nell’essere umano?

La tanatosi è un meccanismo di difesa-attacco che prede e predatori in natura mettono in atto rimanendo fermi per cacciare o sfuggire ai predatori; questo avviene nel mondo vegetale come in quello animale, esseri umani inclusi. Basti pensare a un agnello che si finge morto quando ritiene di essere in grande pericolo, questo meccanismo è finalizzato a sembrare morti e le prede già morte non sono molto appetibili per molti predatori. Allo stesso modo i predatori possono rimanere immobili o far finta di essere deceduti per ingannare le prede e farle avvicinare senza temere la cattura.

Nell’essere umano questo avviene per diverse cause, di solito quando due persone litigano e ci troviamo nel mezzo possiamo rimanere immobili per non essere notati ed essere coinvolti nella discussione. In presenza di tensione, disagio, paura (o anche come forma di rispetto) si può optare, in maniera più o meno conscia, per una forma di immobilità che vuole evitare un pericolo o comunicare qualcosa all’esterno.

Come riconoscere la tanatosi attraverso la Comunicazione Non Verbale?

Il Linguaggio del Corpo ci aiuta nell’osservazione del fenomeno della tanatosi che può essere rilevato da diversi indizi: a parte l’immobilità, un grande indizio di stress è la tensione muscolare che risulta elevata in una o più parti del corpo, in particolare negli arti; un altro indizio è l’assenza di contatto visivo, nella tanatosi di solito si tende a guardare in basso. Inoltre è possibile anche assistere, in casi estremi, alla sospensione della respirazione, si trattiene il respiro, in maniera involontaria, per non essere notati; questo è un campanello d’allarme che rileva un alto stato di tensione o paura.

Quando si verifica uno stato di immobilità è anche utile verificare quale possa essere stato il “trigger”, lo stimolo che lo ha portato a verificarsi, potrebbe essere la vista di una persona, di un oggetto o qualche parola che si è pronunciata. Riconoscere uno o più stimoli che hanno messo in moto tale meccanismo può aiutare a concentrarsi su di essi per un’analisi più approfondita del comportamento della persona in esame.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Linguaggio del corpo per Avvocati: Gesti illustratori e manipolatori – Hdemos

La ricchezza della gesticolazione di noi italiani è ben nota in tutto il mondo, infatti siamo uno dei popoli che maggiormente usano la Comunicazione Non Verbale attraverso il movimento delle mani. Alcuni studi hanno appurato che quando non si possono muovere le mani anche il discorso verbale risulta meno ricco e articolato, specialmente per quei popoli che, come noi, usano una gestualità articolata.

Per un avvocato o un giurista saper comunicare efficacemente, anche con le mani, risulta di fondamentale importanza, in presenza di altre figure istituzionali o fuori dalle aule dei tribunali saper aggiungere valore alla propria comunicazione può risultare una carta vincente. Esistono due classi di gesti usati comunemente che è utile conoscere e distinguere: i cosiddetti gesti “illustratori” e i gesti “manipolatori”.

Cosa sono i gesti illustratori e manipolatori? Come usarli?

  • Gesti “illustratori”: è la gesticolazione che avviene verso l’esterno, muovendo le mani nell’aria. Sono chiamati illustratori perché illustrano il messaggio anche a livello visivo, lo rinforzano, lo arricchiscono e possono anche sostituirlo; il consiglio è quello di usare tali gesti in maniera attiva e allo stesso tempo equilibrata. Questi gesti possono essere suddivisi in modo semplice in quattro famiglie: gesti batonici (che scandiscono il ritmo del parlato), gesti deittici (che indicano qualcosa), gesti iconici (che servono a mimare qualcosa) e gesti emblematici (che appartengono a una specifica cultura e vengono compresi all’interno di essa).
  • Gesti “manipolatori”: sono quei gesti in cui il corpo entra in contatto con se stesso (auto-manipolatori) o con un oggetto (manipolatori puri), stringersi un braccio con la mano, toccarsi il viso o il vestito, manipolare una penna, tutti questi sono gesti manipolatori. Questi gesti spesso denotano tensione, agendo in modo inconscio come una “carezza” che rivolgiamo verso noi stessi, ma vanno sempre contestualizzati e verificati con la presenza di altri indizi gestuali. Infatti a volte possono essere effettuati anche in presenza di noia, fatica, quando si è distratti o rilassati. Nella comunicazione interpersonale in generale è buona norma evitare o limitare al minimo tali gesti, che potrebbero essere intesi come segnali di disagio, nervosismo e tensione.

Curiosità.

Un’ultima curiosità: da dove proviene questa nostra passione per la gestualità? Esistono diverse ipotesi a riguardo: c’è chi dice che siano stati i colonizzatori dell’antica Grecia a importare questa ricca gesticolazione; un’altra ipotesi è quella che sia stata la commedia dell’arte ad aiutare la diffusione dei gesti esportandoli dal teatro alla cultura popolare. Un’ulteriore ipotesi è quella per cui i gesti hanno aiutato per secoli le persone delle diverse regioni a comunicare tra loro; prima dell’unificazione linguistica, sotto le differenti dominazione straniere, si parlavano numerosi dialetti diversi e comprendersi risultava complicato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

La Comunicazione Non Verbale tra avvocato e giudice – Hdemos

L’aula di tribunale può essere considerata un’arena molto particolare in cui interagiscono più persone e si incontrano diverse figure professionali. Per un avvocato l’udienza è un momento molto delicato nel suo lavoro, l’impegno professionale profuso fuori dell’aula di tribunale prende forma e si misura con le altre parti proprio in questi momenti decisivi.
Il momento del dibattimento in aula necessita di grande concentrazione e richiede di essere efficaci nel proprio lavoro, anche in vista della decisione del giudice.

Per un avvocato risulta quindi molto utile sia riuscire a interpretare correttamente e tempestivamente la Comunicazione Non Verbale del giudice in aula, che saper comunicare efficacemente col proprio corpo di fronte al giudice.

Cosa si deve osservare per interpretare correttamente la CNV del Giudice.

Utili indicazioni possono essere trovate nell’osservazione del volto del giudice per interpretare le sue reazioni alle parole pronunciate dagli altri (P.M., testimoni, avvocati, ecc.). Se notiamo che stringe i muscoli degli occhi socchiudendo le palpebre, questo può essere letto come un segnale di concentrazione, socchiudere gli occhi indica focalizzazione, segnala l’impegno nel comprendere l’altro ed è un segnale positivo di attenzione.
Se poi il giudice mentre ascolta le parole altrui abbassa la testa potrebbe segnalare che non è pienamente convinto di quello che sta ascoltando, abbassare la testa può indicare una posizione di chiusura (totale o parziale) rispetto al contenuto della comunicazione.

Saper comunicare efficacemente col proprio corpo di fronte al giudice.

Alcune accortezze per gli avvocati per comunicare efficacemente in aula possono essere le seguenti: mantenete il contatto visivo con il giudice mentre vi rivolgete a lui o alternatelo verso la giuria popolare, se presente; anche quando c’è la necessità di leggere dei documenti è molto importante dare attenzione al contatto visivo poiché dimostra reale interesse e aggiunge fiducia e forza alle parole pronunciate. Un altro consiglio per aumentare la propria incisività e la credibilità delle proprie parole è quello di gesticolare con le mani all’altezza del busto, in questo modo il giudice potrà osservare, con un unico sguardo, sia il vostro volto che le vostre mani, senza distrazioni e massimizzando in questo modo la quantità di informazioni verbali e non verbali ricevute.

Bisogna poi considerare che in un’aula di tribunale non sempre si può giocare in attacco e si può anche optare per una strategia più “remissiva” anche con la propria Comunicazione Non Verbale, in particolar modo quando si alzano i toni in aula o quando si cerca ci far comprendere al giudice un punto di vista differente da quelli presenti.
In questo caso può essere utile rimanere con le braccia aperte mostrando il busto scoperto, è anche utile tenere i palmi delle mani ben visibili allo sguardo del giudice per mostrare buona fede e sincerità, si può anche assumere una postura difensiva chiudendo le spalle e tenendo leggermente il mento abbassato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Comunicazione Non Verbale efficace per avvocati: empatia e Mirroring – Hdemos

Nella comunicazione professionale essere efficaci e persuasivi è sicuramente uno degli obiettivi di primaria importanza, i professionisti di tutti i settori conoscono bene questo aspetto e anche gli avvocati e i giuristi prestano la giusta attenzione a tali obiettivi professionali.

L’empatia.

Nella comunicazione tra esseri umani c’è un elemento imprescindibile e che a volte viene sottostimato: l’empatia. Riconoscere se stesso nell’altro – almeno in parte – e “sentire come” sente l’altro è una delle prerogative dell’essere umano e, da un punto di vista evolutivo, l’empatia è l’ingrediente chiave che permette la vita sociale e di gruppo garantendo la sopravvivenza alla nostra specie.

A livello comunicativo l’empatia permette, appunto, di “parlare la stessa lingua” riconoscendosi nell’altro e facilitando la relazione e la comprensione reciproca superando eventuali resistenze cognitive o emotive. Appare chiaro come questo possa facilitare l’attività professionale di avvocati e giuristi che sono costantemente a contatto con persone diverse.

Esistono alcune tecniche che lavorano sull’empatia, nella Comunicazione Non Verbale, una delle tecniche più utilizzare è quella del Mirroring (“rispecchiamento”), questa tecnica è presa dalla Programmazione Neuro Linguistica. Illustriamo brevemente in cosa consiste tale disciplina: la Programmazione Neuro Linguistica (PNL) afferma che è possibile modificare gli schemi di comportamento di un individuo agendo sul linguaggio e sui processi mentali. Tale disciplina è assolutamente autonoma e vasta, nella Comunicazione Non Verbale si utilizzano alcune tecniche presenti nella PNL tra cui, appunto, il Mirroring.

Cosa è il Mirroring? Come funziona?

Il Mirroring è una tecnica semplice e potente che permette di entrare empaticamente in sintonia con un’altra persona, si basa sui “neuroni specchio” presenti nel nostro cervello (come in quello dei primati) che sono alla base dell’attività mimica del comportamento e dell’apprendimento tra simili. Questi neuroni ci aiutano a identificare ciò che è simile da ciò che è diverso da noi, determinando una situazione IN-OUT, definendo un confine tra “io” e “altro”.
Il Mirroring si basa sull’imitazione del comportamento dell’altro: nel canale Verbale (parole), nel canale Paraverbale (qualità della voce: tono, velocità, ritmo, ecc.) e nel canale Non Verbale (gesti, posture, espressioni facciali, fisiologia e respiro).

Qualche semplice consiglio per iniziare a utilizzare il Mirroring.

1) focalizzate la vostra attenzione su gesti ben visibili (ad esempio braccia e mani) e provate a replicare tali movimenti.
2) oltre ai gesti, provate a imitare alcuni aspetti della voce dell’altro (i più semplici da imitare potrebbero essere il volume e la velocità del parlato), questo aiuterà molto a essere percepiti come simili dal nostro interlocutore.

Provate per credere!

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.hdemos.it/comunicazione-non-verbale-efficace-per-avvocati-empatia-e-mirroring/

Comunicazione non verbale: uno strumento potente per avvocati e giuristi – Hdemos

Quante volte nella nostra vita quotidiana abbiamo difficoltà a capire le reali intenzioni dell’altro al di là delle parole? Nei rapporti personali e lavorativi non sempre può bastare una chiara comunicazione verbale, se poi riflettiamo su alcune professioni che si svolgono a stretto contatto con altre persone risulta chiaro quanto sia importante essere efficaci nelle comunicazione e allo stesso tempo avere gli strumenti necessari per comprendere pienamente gli altri.

La comunicazione non verbale per avvocati e giuristi.

Nel mondo degli avvocati e dei giuristi sono numerose le occasioni in cui ci si incontra con giudici, testimoni, clienti e altre parti. Per un avvocato sapere comunicare attivamente con il proprio corpo e la propria voce, aggiungendo forza alle proprie parole e risultando credibile è di fondamentale importanza, tanto quanto saper leggere correttamente emozioni, intenzioni e menzogne nelle parole e nel comportamento altrui.
Situazioni delicate come udienze e testimonianze mettono quotidianamente alla prova le abilità espressive e di interpretazione di numerosi professionisti del settore. Sicuramente un’approfondita conoscenza delle leggi e l’esperienza sul campo sono importanti per avvocati e giuristi, a volte però da sole non bastano.

Studi decennali e continue ricerche nel campo della Comunicazione, della Psicologia e delle Neuroscienze stanno dando sempre più risalto a discipline come la Comunicazione Non Verbale (CNV) e la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), e a seguito di una crescente richiesta formativa, tali discipline sono sempre più presenti nel mondo della formazione aziendale e personale con risultati di successo.

Come può, concretamente, la Comunicazione Non Verbale aiutare professionisti come avvocati e giuristi?

  • Da un punto di vista di espressione “attiva” la CNV aiuta a rinforzare il senso delle parole pronunciate, a conquistare la fiducia degli altri (comunicazione persuasiva) e a proporre un’immagine positiva di se stessi. Un’adeguata formazione sulla Comunicazione Non Verbale può migliorare sia la comunicazione interpersonale (clienti, testimoni, colleghi e altri professionisti) che le situazioni di Public Speaking (udienze, arringhe, presentazioni e discorsi in convegni e seminari).
  • Per quanto riguarda la capacità di osservazione e interpretazione del comportamento altrui la Comunicazione Non Verbale offre strumenti di analisi che vanno dal riconoscimento delle emozioni, degli stati di disagio o di chiusura/apertura, fino a una attenta e precisa analisi della menzogna, tutti strumenti che possono risultate molto utili per un avvocato, basti pensare all’interazione con un testimone.

Qualche piccolo consiglio per migliorare la propria comunicazione in pubblico.

1) instaurate e mantenete il contatto visivo, se state parlando a più di una persona alternate lo sguardo spostandolo sui presenti.
2) mantenete testa e mento dritti, senza abbassarlo o alzarlo troppo. Alzare il mento potrebbe farvi apparire come aggressivi e supponenti, abbassarlo potrebbe segnalare difesa, tenere il mento dritto comunica agli altri un’idea di equilibrio.
3) gesticolate attivamente (gesti illustratori), in maniera composta, ed evitate di toccare il vostro corpo o altri oggetti (gesti manipolatori). Gesticolare aiuta e rinforza la comunicazione, al contrario effettuare gesti di auto-contatto può essere un segnale di tensione.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

“Il riconoscimento della Menzogna” – Laboratorio a Roma (27-04-2018)

 

 

Lo STUDIO LEGALE CAPPELLO in collaborazione con la
dott.ssa Marta FALAGUASTA e il dott. Francesco DI FANT
propone un seminario di ascolto dal titolo:

IL RICONOSCIMENTO DELLA MENZOGNA: come riconoscerla attraverso il linguaggio del corpo
venerdì 27 aprile 2018, ore 18:30

Laboratorio pratico sul riconoscimento della menzogna dedicato ad avvocati e operatori giuridici. I docenti, attraverso esercitazioni pratiche quali analisi di video e role-play interattivi, guideranno i partecipanti nel mondo della menzogna, fornendo utili strumenti di analisi verbale e non verbale che possano aiutare a riconoscerla nel
momento stesso in cui viene espressa.

Durata: 2 h 30 min
Sede: Studio legale Laura Cappello- via Antonio Baiamonti, 4
Docenti: Dott.ssa Marta Falaguasta (Psicologa-Psicoterapeuta) e Dott. Francesco Di Fant (Esperto di comunicazione e linguaggio del corpo)
Costo: € 30

Informazioni e prenotazioni: avv.cappello@studiolegalecappello.it