Coronavirus, relazioni e comunicazione digitale

Nell’era del Coronavirus incontri personali e riunioni di lavoro viaggiano su internet. Quali sono le implicazioni a lungo termine dell’uso esclusivo o predominante di riunioni virtuali?

Rimanere a casa implica una grande riduzione del contatto e dell’interazione umana che normalmente abbiamo nella nostra vita quotidiana, specialmente con una varietà di persone. Probabilmente “vediamo” i nostri familiari e amici meno frequentemente, se non del tutto.

La verità che fa riflettere è che l’attuale quarantena in atto nel mondo, sebbene necessaria, facilita un maggiore isolamento sociale, i cui effetti sono ampi e pervasivi. Queste implicazioni sono maggiori se l’isolamento sociale è più lungo.

Inoltre, il monitoraggio degli effetti psicologici dell’aumento dell’uso della tecnologia mobile e dei social media è stato ampiamente studiato. Lo psicologo Jean Twenge ha scritto un interessante articolo per The Atlantic dal titolo “Gli smartphone hanno distrutto una generazione?”.

“I tassi di depressione e suicidio degli adolescenti sono saliti alle stelle dal 2011. Non è esagerato descrivere le nuove generazioni (“iGen”) come sull’orlo della peggiore crisi di salute mentale degli ultimi decenni. Gran parte di questo deterioramento può essere ricondotto ai loro telefoni”

Poiché è evidente che l’isolamento sociale e il lockdown possono avere ripercussioni estremamente negative, dobbiamo assicurarci di creare anche tempo per avere interazioni umane reali. Questo è positivo non solo per la relazione con gli altri, ma anche per mantenere la nostra salute mentale.

Questioni di contesto

“Vedere i volti delle persone è diverso dal sentire solo l’audio. Tuttavia, è chiaro che anche vedendo i volti delle persone in una riunione remota, è diverso dall’essere in diretta”

Forse il modo più grande in cui la comunicazione digitale ha cambiato il modo in cui interagiamo con gli altri, ha a che fare con il contesto.

Le differenze tra interazioni virtuali e di persona hanno anche a che fare con l’innesco nella nostra mente dell’impostazione o del contesto in cui ci troviamo. In ogni interazione, c’è una contestualizzazione che avviene nella nostra testa che ci prepara ad essere più sensibili a certe cose.

Dall’età di pochi mesi, le regole sociali e culturali sono tutte contestualizzate e trasmesse attraverso contesti specifici. Tutti in tutto il mondo imparano le regole su come comportarsi, come pensare, come sentire, come agire da quando siamo bambini. Questo fenomeno viene chiamato “inculturazione”.

Quando siamo adulti, i nostri due contesti principali sono in genere lavoro e casa. Impariamo a pensare in modo diverso, agire in modo diverso e interagire con le persone in modo diverso in quei contesti. Ma ora che il lavoro è a casa nostra, è facile essere confusi. Abbiamo una mentalità diversa e tutte le nostre reti neurali che legano insieme il nostro apprendimento, il pensiero e i sentimenti sono disgiunti. Vi è una mancanza di profondità dei segnali visivi e una mancanza di profondità dell’elaborazione cognitiva.

L’assenza di un contesto preciso, la mancanza di reale contatto umano e di Comunicazione Non Verbale rendono più difficile la comunicazione digitale. Come viviamo e vivremo nel futuro questi cambiamenti nella comunicazione umana? E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-has-communication-changed-from-the-covid-19-pandemic/

COVID-19, Comunicazione remota e Linguaggio del Corpo

Siamo tutti di fronte a una sfida senza precedenti per quanto riguarda la pandemia di Coronavirus. Di conseguenza, anche la comunicazione è cambiata.

Quando non è possibile incontrarsi di persona e comunicare da dietro una mascherina, incontri faccia a faccia, interviste e trattative si svolgono virtualmente o per telefono. I servizi di videoconferenza basati su cloud, hanno visto moltiplicarsi gli utenti quotidiani nelle ultime settimane.

In che modo questo passaggio dalla comunicazione personale a quella digitale ha cambiato il modo in cui leggiamo le persone e il loro Linguaggio del Corpo? Vista la perdita di segnali contestuali e non verbali nelle riunioni virtuali, quali sono alcuni suggerimenti su come avere una comunicazione più efficace?

Suggerimenti per una comunicazione remota efficace

Molti di noi stanno attualmente cercando di trovare un equilibrio mentre lavorano da casa. Quali sono alcuni suggerimenti per avere una comunicazione virtuale più efficace?

– Creare un contesto favorevole per riunioni di lavoro

Se possibile, ritaglia uno spazio di lavoro fisico a casa e tratta quello spazio come faresti con un ambiente di lavoro. Se hai una riunione, vestiti come se stessi andando a una riunione. Il contesto conta nella comunicazione!

– Controlla il tuo aspetto

Ora che possiamo vederci sullo schermo, è bello sapere come appariamo. Guarda come sembri prima dell’incontro; controlla l’angolazione della tua fotocamera. Controlla lo sfondo, i suoni e le luci per assicurarti che sia appropriato.

– Rimani concentrato sull’interazione

È facile distrarsi e pensare che gli altri non prestino attenzione

– Usa segnali non verbali per confermare la comprensione

Usa segnali non verbali – volto e voce – insieme al contenuto verbale per confermare che stai comprendendo. Queste riunioni remote potrebbero richiedere più tempo e potrebbe essere necessario compiere ulteriori sforzi per assicurarci di essere tutti allineati. Fai domande e conferma la comprensione anche verbalmente. Le incomprensioni possono avere conseguenze disastrose.

– Registra e osservati

Se il tuo servizio consente la registrazione delle tue interazioni, controlla come ti comporti durante una videochiamata. È una grande esperienza di apprendimento rivedersi dall’esterno.

Le differenze tra comunicazione personale e virtuale sono pervasive e dobbiamo essere realistici sulle nostre aspettative e capire che ci sarà una riduzione della Comunicazione Non Verbale e del comportamento non verbale.

Tuttavia, dobbiamo anche capire che la nostra situazione attuale è temporanea. Con pazienza e comprensione supereremo queste sfide senza precedenti! E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-has-communication-changed-from-the-covid-19-pandemic/

Come leggere le espressioni facciali con la mascherina

Come possiamo identificare le espressioni del viso e l’inganno quando le persone indossano mascherine?

È vero che quando le persone indossano delle mascherine, la quantità di segnali visivi che abbiamo (la superficie osservabile del viso) è notevolmente ridotta.

Ma non tutte le maschere sono uguali. Alcune coprono l’intera area della bocca e delle labbra mentre altri hanno una gamma più piccola. Quindi c’è una certa variabilità.

Indipendentemente dal tipo di mascherina, quello che puoi sempre vedere è l’area sopra il naso. Alcune persone possono avere le loro maschere proprio sopra il naso, altre le poggiano sulla punta del naso, ma è possibile quasi sempre vedere sopra il naso.

Quelli di voi che sono allenati a leggere le espressioni facciali delle emozioni, sanno che ci sono molte cose che accadono nella metà superiore del viso. Chiaramente non puoi vedere la zona della bocca, ma puoi ancora raccogliere indizi nella parte superiore del viso.

Quali espressioni facciali si possono vedere?

– Le rughe del disgusto sono visibili tra gli occhi nella parte superiore del naso.

– È visibile il sollevamento delle palpebre superiori nella paura o nella sorpresa (soprattutto nella paura)

– Puoi vedere i movimenti delle sopracciglia alzate e degli occhi spalancati tipici della sorpresa

– Puoi anche vedere gli angoli interni delle sopracciglia che salgono nella tristezza o angoscia

Quindi, anche se non siamo in grado di vedere l’intero viso, ci sono segnali che possiamo analizzare. Ovviamente, dobbiamo essere concentrati nell’osservare questi segnali o rischiamo di non riconoscerli, specie se vengono effettuati in modo veloce.

Se la mascherina è un po’ più stretta sul viso, anche se non riesci a vedere esattamente cosa sta succedendo ai lati della bocca puoi ancora vedere alcuni cambiamenti di aspetto accanto alle labbra. Quindi puoi ancora capire se la persona mostra un sorriso o se mostra disprezzo. Anche questi sono segnali importanti che possiamo ottenere.

Quindi anche se qualcuno indossa una mascherina, è possibile raccogliere diversi segnali di emozione sul viso.

E’ notizia di questi giorni dell’invenzione di una mascherina chirurgica con la parte della bocca creata con materiale trasparente per permettere di osservare i segnali di emozioni sulla bocca. Un segnale della riscoperta dell’importanza di un sorriso in questo periodo difficile? E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-to-read-facial-expressions-of-emotion-when-people-are-wearing-masks/

Leggere il volto: hot spot e menzogne

Per completare l’illustrazione di un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi, andiamo a vedere l’ultimo punto da tenere in considerazione: “hot spot” e incongruenze nel messaggio per riconoscere eventuali menzogne dal volto.

Abbiamo trattato la Fase 1 e la Fase 2 negli articoli precedenti. Ecco i punti da ricordare:

– Fase 1: poiché il viso trasmette molte informazioni, è importante sapere cosa cercare e cosa ignorare. Questo fa parte del processo che chiamiamo creare una “linea di base” (baseline).

– Fase 2: per imparare a leggere i volti è importante imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali di emozione (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). È probabile che tu sappia già che aspetto ha la macro versione di queste espressioni. Il prossimo passo sarà quello di imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

FASE 3: “HOT SPOT E INCONGRUENZE SUL VOLTO”

Pinocchio non esiste: non esiste nulla che sia un segnale sicuro di menzogna. C’è una ragione evolutiva perfettamente valida per questo. Se dicessimo sempre la verità o riconoscessimo sempre le menzogne, il mondo, come lo conosciamo, andrebbe in pezzi. Piccole esagerazioni e bugie minori ci permettono di lavorare insieme e andare d’accordo.

Qualsiasi microespressione potrebbe essere associata alla menzogna. Dipende in parte dalla linea di base osservata (ricordare la Fase 1) e anche da ulteriori segnali di inganno che si verificano negli altri “canali” non verbali: la voce, i gesti, lo stile verbale e il contenuto verbale, ad esempio, oltre a ciò che manifestiamo sul viso. Tuttavia, poiché il volto è il sistema di segnali più importante che abbiamo, crediamo (e la ricerca lo conferma) che le microespressioni e le espressioni sottili siano la chiave per aiutare le persone a valutare la verità.

Hot spot

Un motto anglosassone non a caso recita “Liar, liar, pants on fire” (bugiardo, bugiardo, pantaloni in fiamme). I “punti caldi” (hot spot) sono segnali emotivi. Indicano un momento in cui probabilmente si ha bisogno di fare ulteriori domande e ottenere informazioni per comprendere appieno cosa sta succedendo.

Una microespressione ci consente di capire cosa prova una persona, ma non il perché. Quindi cosa fare quando parli con un amico e noti che si sente triste anche se parla di quanto sia bella la sua vita? Decidere cosa fare dipende dalla relazione che hai con la persona e dalle tue abilità professionali o sociali.

La cosa importante è aver notato che la microespressione (emozione) e ciò che sta dicendo (intelletto) sono incongruenti: stonano insieme.

FASE 3 E RIASSUNTO FINALE: COSA RICORDARE?

Quando riconosciamo un “hot spot” sul volto, quindi, rileviamo un’incongruenza tra messaggi verbali e non verbali. Mettiamo insieme i punti di tutte e le 3 fasi per leggere al meglio il volto altrui:

A. Consapevolezza delle proprie emozioni e differenze culturali rispetto alla persona con cui si sta parlando

B. Osservazioni della “linea di base” (baseline): qual è il comportamento normale della persona?

C. Controllare cambiamenti nel comportamento quando viene toccato un argomento

D. Cercare incongruenze tra canali verbali e non verbali

E. Identificare gli argomenti dei “punti caldi” (hot spot)

F. Approfondire con le domande per capire la natura del punto caldo che hai osservato.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-3/

Leggere il volto: riconosci quello che vedi?

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del perché è importante studiare il viso, esaminando le espressioni macro, micro e sottili, e abbiamo illustrato la Fase 1 per leggere il volto: “Imparare cosa cercare”. Poiché il viso trasmette molte informazioni, è utile imparare cosa cercare, considerando i tuoi interessi specifici, e cosa ignorare. Questo viene definito creare una “linea di base” (baseline).

FASE 2: “RICONOSCI CIÒ CHE STAI OSSERVANDO”

Il passo successivo è imparare quali espressioni sono associate alle emozioni. Ecco un esempio:

È possibile correlare in modo affidabile e prevedibile determinati movimenti muscolari con determinate emozioni? La risposta è “sì”.

È abbastanza semplice identificare le espressioni “macro” di emozioni nelle fotografie semplicemente guardandole. Ma le persone tendono a non camminare con i volti congelati in un’unica espressione. Le macroespressioni, come quelle in queste immagini, durano tra ½ e 4 secondi.

Questo è ciò che le persone mostrano in viso quando non stanno cercando di nascondere o reprimere ciò che stanno provando. E se stessero nascondendo qualcosa? In tal caso è possibile vedere le microespressioni a causa di qualcosa che gli scienziati chiamano “fuoriuscita” (leak).

Quando una persona pensa una cosa (cognizione) e ne sente un’altra (emozione), c’è un piccolo tiro alla fune in atto all’interno del cervello. Il rapido lampo di una microespressione – che mostra ciò che la persona sta realmente provando in quell’istante – fuoriesce letteralmente come risultato di questa lotta interna.

Le microespressioni durano ½ secondo o meno: appaiono e scompaiono nel viso in modo incredibilmente rapido e sono state cronometrate a una velocità di 1/15 di secondo. Ma se sai cosa cercare (Fase 1) e capisci cosa stai vedendo quando succede (Fase 2) puoi imparare a identificare le microespressioni delle emozioni.

Un modo per compensare i nostri pregiudizi e i nostri giudizi culturali nel riconoscimento delle emozioni è quello di utilizzare un sistema oggettivo e scientifico per codificare il comportamento del viso in modo affidabile (ad esempio il FACS).

FASE 2: COSA RICORDARE?

Per imparare a leggere i volti, devi imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali delle emozioni (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). Alcune persone possono avere problemi a riconoscere le macroespressioni. Il passo seguente sarà imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

Non perdere il prossimo articolo in cui parleremo di come mettere in atto tutte le 3 Fasi!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-2/

Leggere il volto: cosa osservare?

Ci sono alcuni talenti naturali al mondo in grado di leggere i volti con una precisione quasi del 100% e senza allenamento: lo sanno fare e basta.

Silvan Tomkins, psicologo e mentore del moderno studio del viso, era un fantastico “lettore di volti” – alcune persone dicono che fosse il migliore che il mondo abbia mai visto. Per il resto di noi che non sia un talento naturale nell’arte del face reading, la buona notizia è che tutti possiamo imparare a interpretare i segnali del viso. Come la maggior parte delle cose nella vita, per ottenere davvero dei risultati bene bisogna fare molta pratica.

In questo articolo, e nei prossimi, sarà illustrato un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi.

FASE 1: “IMPARA COSA CERCARE”

Dato che abbiamo circa 40 muscoli in faccia, tutti in movimento indipendentemente l’uno dall’altro – con la possibilità di migliaia di espressioni – il primo passo è capire il tipo di informazioni che possiamo ottenere da tutto ciò che può muoversi sul viso. Un avvertimento: ricorda che non importa quanto siamo bravi a vedere i segni, è naturale per noi applicare i nostri pregiudizi e giudizi culturali a ciò che stiamo vedendo.

Ad esempio nella maggior parte delle culture occidentali, annuire con la testa su e giù significa “sì” e da un lato all’altro significa “no”. Ma se sei cresciuto in Pakistan, è il contrario. Se un americano parla con un visitatore del Pakistan chiedendo se si sta godendo il soggiorno negli Stati Uniti, lui dirà di “sì” annuendo con la testa da un lato all’altro. Questo può confondere e può far pensare che l’altro stia mentendo. Sembra strano: perché dovrebbe dire che gli è piaciuto qualcosa mentre scuote la testa facendo “no”? È semplicemente l’espressione di un giudizio su ciò che si vede in base al proprio background culturale. Non tutti sanno che “sì” significa “no” e “no” significa “sì” in Pakistan.

FASE 1: COSA RICORDARE?

Dal momento che il viso trasmette molte informazioni, è importante comprendere cosa cercare (considerando i propri interessi o la propria professione) e cosa ignorare. E’ utile osservare un individuo al fine di stabilire una “linea di base” (baseline) delle sue normali espressioni facciali (anche dei tic), i tipici comportamenti non verbali (si agitano continuamente o giocano con i loro capelli? Questo fa parte del loro linea di base) e tutti i comportamenti che potrebbero essere specifici della loro cultura (es. “sì” che significa “no” in Pakistan).

Nei prossimi articoli continueremo a parlare di come comprendere ciò che stiamo vedendo sul volto e come interpretare i segnali del viso in una visione globale. A presto!

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Linguaggio del Corpo: perché concentrarsi sul viso?

Il comportamento Non Verbale è una componente importante della comunicazione e le espressioni facciali delle emozioni sono il modo di comunicare più importante e complesso che hanno gli umani.

Esistono prove che suggeriscono che fino al 90% dei meta-messaggi comunicati in qualsiasi interazione è non verbale. Questo è il motivo per cui concentriamo i nostri sforzi sulla comprensione di ciò che avviene sul viso.

Numerosi studi hanno documentato sette espressioni facciali delle emozioni espresse universalmente: felicità, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto. Questa idea delle emozioni universali è iniziata tempo fa: Charles Darwin (1809-1882) ha condiviso le sue idee su volto ed emozioni nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) . Darwin pensava che tutti i mammiferi mostrassero emozioni in modo affidabile sui loro volti.

Esistono altre emozioni e stati d’animo oltre alle sette emozioni di base, ma tutte le persone – indipendentemente da razza, cultura, etnia, età, genere o religione – esprimono le sette emozioni universali sul viso esattamente allo stesso modo. Quindi siamo in grado di leggere i segni delle emozioni sotto forma di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili.

Essere allenati nel leggere le emozioni è un’abilità importante per comunicare in modo efficace, stabilire relazioni, ottenere informazioni, negoziare e così via. In poche parole, apprendere questa abilità aumenta la tua intelligenza emotiva e può aiutarti a relazionarti meglio, lavorare in modo più intelligente e vedere cosa provano veramente gli altri.

Nozioni di base sul viso

Abbiamo già parlato di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili in un articolo precedente. Ecco una breve definizione:

– Macroespressioni: durano da ½ secondo a 4 secondi, le vediamo continuamente nelle nostre interazioni quotidiane con le persone. È il volto che le persone mostrano quando non hanno nulla da nascondere.

– Microespressioni: durano meno di mezzo secondo e si verificano quando le persone cercano consciamente o inconsciamente di nascondere o reprimere ciò che provano. La maggior parte delle persone non riescono a individuare le microespressioni, anche se ci sono alcune persone al mondo che sono dei talenti naturali e possono individuarle senza allenamento.

– Espressioni sottili: sono leggermente diverse dalle altre, non le identifichiamo per la quantità di tempo impiegata per spostarsi su e giù dal viso; le espressioni sottili sono associate all’intensità dell’emozione. Si verificano quando una persona sta iniziando a provare un’emozione o quando la sua risposta emotiva a una situazione, un’altra persona o l’ambiente circostante è di bassa intensità. Ricerche pubblicate di recente hanno mostrato un’elevata correlazione tra il riconoscimento di espressioni sottili e la capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Menzogne: buone o cattive?

La Menzogna è buona o cattiva? Dipende dal tipo di menzogna. Le “bugie bianche” sono considerate innocenti: non le vediamo come dannose per nessuno.

Dal punto di vista di uno psicologo per quanto riguarda la menzogna, le bugie bianche sono considerate bugie con “una bassa posta in gioco“. Poiché non c’è un grande aumento dell’emozione o della cognizione con bugie bianche, le persone tendono a non mostrare microespressioni quando raccontano questo tipo di menzogna. Molte persone non provano sentimenti forti nel dire bugie bianche e, in effetti, potrebbero non essere nemmeno consapevoli del fatto che mentano.

Le bugie “in situazioni con una posta in gioco alta” o “ad alto rischio, invece, sono una questione completamente diversa.

Le bugie bianche sono disponibili in diverse dimensioni. Quelle piccole – chiamiamole esagerazioni – potrebbero davvero esserci d’aiuto.

“Gli esageratori tendono ad essere più fiduciosi e hanno obiettivi più elevati da raggiungere, spiega Richard Gramzow, uno psicologo dell’Università di Southampton in Inghilterra. “I pregiudizi positivi sull’io possono essere utili”. Fingi finché non ce la fai.

Le bugie bianche più grandi possono effettivamente essere socialmente utili secondo lo psicologo dell’Università del Massachusetts Robert Feldman. Pensa al classico saluto “Come stai?”. Il più delle volte alle persone non importa davvero e la persona che risponde dirà “Bene” qualunque cosa accada.

A dire la verità, la società così come la conosciamo potrebbe smettere di esistere se tutti dicessero la verità al 100% delle volte.

Quindi quali sono alcune situazioni in cui potresti trovarti a mentire?

Potresti mentire per evitare di ferire i sentimenti di qualcuno. Se il tuo partner ti chiede: “Questi pantaloni mi fanno sembrare grassa?” è probabile che la tua risposta sia “No”, indipendentemente da quale possa essere la risposta veritiera.

Le persone possono anche dire una bugia quando cercano di essere di supporto o di incoraggiare l’altro. Anche se pensiamo che il sogno di qualcuno potrebbe non essere realistico, potremmo non condividere con lui la nostra opinione onesta.

Potresti anche mentire per evitare un conflitto o risolverne uno. Tutti conoscono almeno una persona che deve sempre avere ragione, qualunque cosa accada. Siamo stati spesso nella posizione delicata di andare d’accordo con loro. Sorridi, bacia, saluta – anche questa è una specie di bugia.

Come ha affermato un ricercatore mentire è una parte inevitabile della natura umana. Almeno questo sembra essere vero.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/lying-bad-or-good-“do-these-pants-make-me-look-fat”/

Microespressioni e bugie ad alto rischio

La verità è che tutti mentono. Ma non tutte le bugie sono uguali.

Ci sono bugie bianche. Per la maggior parte sono considerate innocue, forse anche necessarie se risparmiano i sentimenti di qualcuno o li fanno sentire supportati. Queste sono bugie di basso livello: nessuno si fa davvero male e non c’è un grande lato negativo nel farsi scoprire. Gli psicologi ci dicono che di solito non c’è un grande aumento di emozioni o attività cognitiva quando si dicono bugie bianche, il che significa che le persone tendono a non mostrare microespressioni quando usano questo tipo di menzogna.

Le menzogne “ad alto rischio” con una posta in gioco alta sono piuttosto diverse dalle altre.

Maureen O’Sullivan, professoressa dell’UCSF che studia i cosiddetti “maghi della verità” (“truth wizards”) – persone che sono “macchine della verità” naturali – afferma che le “bugie ad alto rischio” con una posta in gioco alta prendono forma quando “bugiardi e cacciatori di menzogne sono altamente motivati, sia per motivi personali o da alcuni significativi rinforzi positivi e/o negativi (ricompense importanti, gravi punizioni)”.

Mentire sul banco dei testimoni o mentire al proprio partner su una relazione sarebbero sicuramente considerate menzogne con poste alte.

C’è una domanda fondamentale: “come si può sapere se qualcuno sta mentendo?”

Proviamo a cambiare il focus della nostra attenzione. La maggior parte della nostra attenzione è solitamente focalizzata sulle parole che una persona sta dicendo. Tuttavia, numerose ricerche suggeriscono che fino al 90% dei messaggi che comunichiamo in qualsiasi interazione di persona sono di tipo Non Verbale. E di questi messaggi non verbali, il volto è il canale di comunicazione più importante. Questo è il motivo per cui imparare a riconoscere le microespressioni è un’abilità di base per imparare a vedere i “punti caldi” (hot spots), che possono essere indizi importanti nel rilevare l’inganno.

Quindi è ovvio che se vogliamo essere in grado di rilevare un inganno, dovremmo essere molto più che bravi ascoltatori.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/microexpressions-in-high-stakes-lies/

4 idee sbagliate sulle Microespressioni

Pensi di sapere tutto sulle microespressioni? Dai un’occhiata a questo elenco di idee comuni errate sulle microespressioni:

1) Vedere una microespressione significa automaticamente che una persona sta mentendo

Le microespressioni si verificano quando le persone stanno cercando di nascondere le proprie emozioni, il più delle volte in situazioni dove la posta in gioco è alta. Quando vedi una microespressione, non dare per scontato che l’altra persona stia mentendo. La prima cosa che devi fare è stabilire una linea di base (baseline): chiediti qual è il comportamento normale della persona.

Se noti davvero un’incongruenza (hot spot) in cui le azioni verbali contraddicono le azioni non verbali, fermati e poni più domande. Non dare per scontato che ciò che stanno dicendo sia una bugia.

2) Le microespressioni includono quanto segue:

Sbattere velocemente le palpebre, la direzione in cui si muovono gli occhi, irrequietezza, respiro pesante

Tutte le azioni di cui sopra sono ottimi esempi di comportamento non verbale che possono essere indicativi del fatto che qualcuno sta mentendo, ma non sono microespressioni. Mentre le microespressioni sono un tipo di comportamento non verbale che si verifica sul viso, non implicano la frequenza con cui una persona sbatte le palpebre o quanto sia pesante il respiro.

Le microespressioni rappresentano comunemente le sette emozioni di base: felicità, paura, tristezza, rabbia, disprezzo, disgusto e sorpresa. Si verificano in meno di 1/25 di secondo e sono classificate in base alla velocità con cui si verifica l’espressione sul viso di una persona.

3) Solo i “Maghi della Verità” (Truth Wizards) possono vedere le microespressioni

Questi maghi della verità” che furono scoperti da Maureen O’Sullivan durante il suo Wizards Project erano un gruppo selezionato di persone particolarmente brave a rilevare l’inganno. Non devi essere un mago per vedere le microespressioni. Chiunque può imparare a vedere le microespressioni, soprattutto con l’addestramento appropriato.

4) Le microespressioni sono state scoperte di recente

Nonostante lo spettacolo Lie to Me trasmesso su FOX, le microespressioni sono state scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs oltre 40 anni fa. Pubblicarono un rapporto su queste espressioni, che chiamarono espressioni “micromomentarie” nel 1966. L’articolo che scrissero era intitolato Espressioni facciali micro-momentanee come indicatori dei meccanismi dell’Io in psicoterapia. Molti studi successivi sono stati condotti sulla base della ricerca di Haggard e Isaacs, ma la scoperta della microespressioni dovrebbe essere attribuita a loro.

Per ulteriori informazioni sulla storia dietro le microespressioni, dai un’occhiata a questo articolo.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/common-misconceptions-about-microexpressions/

Le Microespressioni

Le microespressioni sono brevi espressioni involontarie delle emozioni. Di solito si verificano quando si vive un’emozione forte ma si cerca di nascondere i sentimenti.

Possono anche verificarsi perché una persona sperimenta più emozioni in rapida successione. A differenza delle normali espressioni facciali, è difficile produrre o neutralizzare volontariamente le microespressioni. Possono esprimere una qualsiasi delle sette emozioni universalmente espresse sul viso (disgusto, rabbia, paura, felicità, tristezza, sorpresa e disprezzo) e si verificano in un tempo brevissimo (tra 1/15 e 1/30 di secondo).

La storia delle Microespressioni:

Le microespressioni furono scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs (1966). Nel loro studio, Haggard e Isaacs hanno descritto come hanno scoperto queste espressioni “micromomentarie durante la scansione di ore di filmati di psicoterapia, alla ricerca di indizi di Comunicazione Non Verbale tra paziente e terapista.

Più o meno nello stesso periodo, Condon e Ogston (1967) sono stati i pionieri nello studio delle interazioni a livello di frazione di secondo. Condon, nel suo famoso progetto di ricerca, ha esaminato un segmento di video di quattro ore e mezza, fotogramma per fotogramma, in cui ogni fotogramma rappresentava 1/25 di secondo. Dopo aver studiato questo video per un anno e mezzo, ha distinto i micromovimenti interazionali, come la moglie che muoveva la spalla esattamente quando le mani del marito si sono alzate, definendo degli schemi di micrortimi. Il lavoro di Condon, tuttavia, non si è concentrato sulle espressioni facciali.

Successivamente, Ekman e Friesen (1969, 1974) hanno introdotto il concetto di riconoscimento della microespressione nei loro studi sull’inganno. I risultati di questo lavoro sono stati riportati nel libro Telling Lies (Ekman, 1985) e sono stati resi popolari nei mass media attraverso la serie televisiva Lie To Me. Svolgono anche un ruolo centrale nel lavoro postumo di Robert Ludlum, The Ambler Warning, in cui il personaggio centrale, Harrison Ambler, è un agente dell’intelligence in grado di vedere le microespressioni. Allo stesso modo, uno dei personaggi principali del romanzo di fantascienza di Alastair Reynolds Absolution Gap, Aura può leggere facilmente le microespressori. In Law & Order: Criminal Intent, il detective Robert Goren è esperto nel rilevare microespressioni.

Sebbene l’esistenza di microespressoni sia stata segnalata negli anni ’60, il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed, a conferma della loro esistenza, era Porter e ten Brinke (2008). Il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed sulle capacità individuali di riconoscimento della microespressione era Matsumoto et al. (2000).

Alcuni studi hanno indicato che la capacità di leggere le microespressioni è effettivamente correlata alla capacità di rilevare l’inganno; ironicamente, gli studi più recenti suggeriscono che la capacità di leggere espressioni sottili (espressioni di bassa intensità), e non le microespressioni, è meglio correlata alla capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/microexpressions-2/

La verità dietro Lie to Me

Grazie alla popolarità della serie Lie to Me le persone si sono interessate alle microespressioni e al mondo del comportamento non verbale.

Recentemente dei ricercatori della Michigan State University guidati dal professore di comunicazione, Timothy Levine, hanno messo alla prova le capacità di inganno di Lie to Me in un nuovo studio intitolato “L’impatto di Lie to Me sull’effettiva capacità degli spettatori di rilevare l’inganno”.

Lo studio pubblicato sul Journal of Communication Research osserva che Lie to Me “aumenta il sospetto verso gli altri, ma ciò riduce la capacità di rilevare l’inganno”.

I risultati dello studio hanno dimostrato che gli spettatori di Lie to Me “non erano più in grado di distinguere le verità dalle bugie ma erano più propensi dei controllori a identificare erroneamente gli intervistati onesti. Guardare Lie to Me riduce il pregiudizio per la verità, aumentando così il sospetto nei confronti degli altri, riducendo allo stesso tempo la capacità di rilevazione dell’inganno” secondo l’abstract dello studio.

Quanto è accurata la scienza rappresentata nello spettacolo?

Mentre una parte dello spettacolo è “radicato nella scienza reale”, un’altra parte di esso è esagerato e le informazioni dovrebbero essere prese con un certo distacco.

In uno dei primi episodi, c’è una grande frase del Dottor Lightman: “Il corpo contraddice le parole, sta mentendo”. Ciò che è importante ricordare è che se il corpo di una persona, o un comportamento non verbale, contraddice le parole o il comportamento verbale, non significa automaticamente che sta mentendo. Significa semplicemente che bisogna indagare di più sulla situazione e cercare di capire perché stiano cercando di nascondere qualcosa.

Ci sono altre parti dello spettacolo che sono esagerate per l’effetto drammatico. Lo spettacolo menziona spesso i gesti manipolatori, che sono comportamenti non verbali di una persona che manipola il proprio corpo (ad esempio grattandosi il naso o il collo). Molti di questi comportamenti possono essere un indizio per rilevare l’inganno se cambiano dal comportamento di base (baseline) di una persona. Questo dettaglio estremamente importante viene spesso escluso dallo spettacolo. Solo perché una persona si gratta il naso non significa che menta automaticamente. Potrebbe essere un segno di inganno, o solo un segno di nervosismo.

Ognuno ha i propri “segnali” quando mente, ma questo differisce da persona a persona. Ciò che è importante notare è che non c’è un segnale sicuro che dica che qualcuno stia stanno mentendo: il naso di Pinocchio non esiste.

Gli spettatori di Lie to Me non dovrebbero accettare tutte le informazioni presenti nello show come accurate o pensare di saper rilevare meglio le menzogne senza ricevere un preciso addestramento.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/09/the-truth-behind-lie-to-me/ e https://www.humintell.com/2010/07/lie-to-me-viewers-impact/

Sei un fan di Lie to Me?

Cos’è Lie to Me?

Lie to Me era una popolare serie americana di 3 stagioni trasmessa dalla Fox TV Network. Nonostante il tempo trascorso, i fan non hanno dimenticato Cal Lightman (interpretato da Tim Roth) e il suo The Lightman Group.

Per chi non lo conoscesse, Lie to Me era vagamente basato sul lavoro del dottor Paul Ekman nel campo delle microespressioni. Tuttavia, come ogni programma televisivo, va ricordato che Lie to Me era una serie televisiva in cui venivano fabbricate linee di trama, personaggi immaginari e la verità veniva spesso esagerata. Dopotutto, è intrattenimento.

Ma quanto è accurata la scienza rappresentata nella serie TV? Mentre una parte delle informazioni date dalla serie è “radicata nella scienza reale”, una parte della narrazione è esagerata e le informazioni non dovrebbero essere viste come sicure.

Chi è Cal Lightman?

Il gruppo Lightman è guidato dal dottor Cal Lightman, un “rivelatore di menzogne umane” che ha trascorso anni a lavorare per l’FBI prima di fondare la propria azienda. Lui e il suo team sono assunti per aiutare nei casi in cui si mette in dubbio l’onestà delle persone. Nella serie vediamo il dottor Lightman parlare con qualcuno in una normale conversazione e, in pochi secondi, essere in grado di dire se mente o no.

Un malinteso che potrebbe nascere dallo show è che un’azienda come The Lightman Group esista effettivamente, quando in realtà non esiste nella vita reale.

Mentre è vero che gli psicologi possono aiutare le aziende e le forze dell’ordine a determinare se qualcuno è onesto, ciò richiede innumerevoli ore di ricerca e analisi di filmati.

Ciò è in contrasto con la falsa rappresentazione che uno psicologo che studia l’espressione facciale e il comportamento non verbale può sapere se qualcuno sta mentendo dopo 2 minuti di conversazione. Il lavoro svolto da questi psicologi è spesso noioso; coinvolge la codifica facciale, stabilendo una baseline per la persona osservata e confrontando le loro azioni non verbali e verbali.

I “maghi della verità” esistono?

Sebbene una società come The Lightman Group non esista nella vita reale, ci sono persone come Ria Torres. Il personaggio di Torres, che è un “talento naturale” nell’individuare l’inganno, è basato sullo studio di Maureen O’Sullivan chiamato The Wizards Project.

Delle 13.000 persone che sono state testate nelle loro tecniche di rilevazione dell’inganno, solo 31 erano considerati “maghi”, erano in grado di dire “se una persona sta mentendo, se una menzogna riguarda una certa opinione, come si sente qualcuno o rilevare un furto”.

Vuoi conoscere l’opinione della dottoressa O’Sullivan su Lie to Me? Leggi questo articolo!

Qual è l’impatto sociale dello spettacolo?

I ricercatori della Michigan State University, guidati dal professore di comunicazione Timothy Levine, hanno messo alla prova le capacità di inganno degli spettatori di Lie to Me in un nuovo studio intitolato “L’impatto di Lie to Me sull’effettiva capacità degli spettatori di rilevare l’inganno”.

Lo studio che è stato pubblicato sul Journal of Communication Research osserva che Lie to Me “aumenta il sospetto verso gli altri, ma ciò riduce la capacità di rilevare l’inganno”.

Lo studio suggerisce che gli spettatori di Lie to Me non dovrebbero accettare tutte le informazioni presentate nello show come accurate o pensare di saperne di più sul rilevamento delle bugie senza ricevere un addestramento formale.

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/02/were-you-a-fan-of-lie-to-me/

Le espressioni facciali non sono universali?

In un recente studio Rachael Jack e colleghi hanno sfidato centinaia di studi che documentano l’universalità delle espressioni facciali.

Le conclusioni di questo articolo intitolato Le confusioni culturali mostrano che le espressioni facciali non sono universali, sono altamente imperfette per molte ragioni e di seguito ne descrivo alcune:

1. Un’attenta ispezione dei risultati indica che i dati grezzi nello studio supportano il riconoscimento universale dell’emozione.

2. La differenza culturale nel riconoscimento delle emozioni non è una scoperta nuova. Esistono ricerche con gli stessi risultati già 20 anni fa.

3. Come sostenuto allora, le differenze culturali nel riconoscimento delle emozioni non possono e non contestano l’universalità delle emozioni. L’universalità nel riconoscimento dell’espressione è dimostrata dal fatto che gli osservatori in tutte le culture studiate concordano su quale emozione sia rappresentata a livelli “al di sopra del caso”. Questo è esattamente ciò che hanno trovato, replicando gli stessi risultati per anni. Differenze culturali possono verificarsi per molte ragioni, comprese le regole culturali su come decodificare le espressioni facciali universali. È noto da anni che coesistono universalità e culture specifiche nel riconoscimento delle emozioni. Litigare per la loro reciproca esclusività è una strategia abbandonata da tempo.

4. Inoltre il disgusto confuso con la rabbia e la paura con la sorpresa – sono confusioni che si verificano in tutto il mondo. Non sono specifiche solo per le culture dell’Asia orientale e sono una scoperta pubblicata da oltre 20 anni fa. Il fatto che si verifichino in tutte le culture testate finora dice qualcosa in più su quelle emozioni di quanto non facciano sulle differenze culturali.

5. Una lettura attenta delle scoperte degli autori indica che le loro scoperte relative al tracciamento oculare non giustificano le loro conclusioni.

6. Inoltre, le differenze tra l’Asia orientale e gli Stati Uniti d’America nelle procedure di scansione di scene, oggetti e volti è un risultato consolidato da anni e non è nuovo. Le differenze nel contatto visivo mostrano una tipica risposta asiatica, ovvero la messa a fuoco nell’area del ponte occhi / naso piuttosto che sull’intero viso. La letteratura ha dimostrato per anni che i caucasici differiscono dagli afroamericani e dagli asiatici americani in termini di quanto tempo trascorrono guardando diverse parti del viso per vedere se riconoscono qualcuno (i caucasici guardano più il viso e i capelli, africani e asiatici guardano più nella zona del ponte occhi-naso). Pertanto, ciò che gli autori riportano in questo articolo non può quindi spiegare le differenze specifiche di emozione nei giudizi.

7. Il campione dell’Asia orientale era di 13 persone (12 cinesi, 1 giapponese). Un numero così piccolo non poteva dirci nulla di fronte alle prove schiaccianti per l’universalità nella produzione di espressioni facciali di emozioni.

8. Infine, i soggetti dell’Asia orientale nel loro studio erano in realtà immigrati nel Regno Unito, e non è noto quale tipo di auto-selezione, competenza linguistica o pregiudizi di acculturazione possano essere stati esercitati nei dati.

Non c’è nulla di sbagliato nei dati presentati nell’articolo in questione, ma le conclusioni tratte dai dati non sono empiricamente giustificate.

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Tratto da http://bps-research-digest.blogspot.com/2009/08/facial-emotional-expressions-are-not.html

Emozioni vs Espressioni

Sappiamo che ci sono sette emozioni “di base”, ma non esistono anche altre emozioni?

In effetti, c’è una differenza significativa tra quali emozioni viviamo e come i nostri volti sono in grado di esprimere queste emozioni. Mentre montagne di ricerche precedenti hanno stabilito l’esistenza di sette espressioni emotive di base, la ricerca in corso cerca di quantificare esattamente quante emozioni ci siano davvero.

I ricercatori dell’Università della California, Berkeley, hanno tentato di fare proprio questo. In un recente studio, gli psicologi hanno condotto un’analisi approfondita con oltre 800 partecipanti, tentando di provocare e registrare le loro espressioni emotive.

Ogni partecipante è stato esposto a una selezione di oltre 2000 brevi videoclip, destinati a scatenare varie emozioni. Questi video andavano da splendidi scatti naturalistici e matrimoni romantici a macabre immagini di sofferenza umana e catastrofi naturali.

Al primo gruppo sono stati mostrati 30 di questi video e gli è stato chiesto semplicemente di scrivere qualunque emozione provassero, raccogliendo una vasta gamma di descrizioni. Quindi, un secondo gruppo, nuovamente esposto a una selezione di video, è stato invitato a identificare le proprie emozioni da un elenco predeterminato. Questo elenco variava in modo impressionante dalla rabbia o ansia al romanticismo o al trionfo, ma cercava di fornire un terreno comune tra i singoli rapporti.

È interessante notare che circa la metà del secondo gruppo ha selezionato le stesse emozioni dopo aver visto gli stessi video.

Infine, a una terza coorte è stato chiesto di classificare le proprie esperienze emotive su una scala di nove punti dopo aver visto una serie di 12 video. Durante l’analisi di tutti e tre questi risultati attraverso modelli statistici, gli autori dello studio hanno riscontrato significative sovrapposizioni tra le reazioni a un determinato video. Compilando tutte queste reazioni sovrapposte, si è stabilito uno spettro di 27 emozioni condivise.

Tuttavia, gli autori dello studio hanno avvertito che queste diverse emozioni non erano del tutto distinte. L’autore principale, il dottor Dacher Keltner, ha sottolineato che “ci sono sfumature nei gradi di emozione tra, diciamo, soggezione e tranquillità, orrore e tristezza, divertimento e adorazione”.

Esiste un potenziale conflitto tra questa visione espansa di 27 emozioni e la visione più limitata delle sette emozioni di base universali.

Ma, come chiarisce il dottor David Matsumoto di Humintell, questa domanda viene risolta distinguendo tra emozioni vissute ed espressioni non verbali di queste emozioni. Mentre possiamo provare una vasta gamma di emozioni, ci sono solo sette espressioni facciali che gli umani usano universalmente per esprimerle.

La distinzione del dottor Matsumoto spiega anche un’altra differenza tra emozioni ed espressioni. Le sette espressioni emotive universali sono categorie distinte e separate. Ad esempio, la combinazione emotiva di tristezza e rabbia non ha un’espressione facciale universale. D’altra parte, le emozioni, come ha spiegato il dottot Keltner, non sono così categoricamente distinte. Tristezza e rabbia possono sovrapporsi, le emozioni posso essere più sfumate e continue rispetto allo loro semplice divisione in categorie.

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Tratto da https://www.humintell.com/2017/09/emotions-vs-expressions/