Guida utile alla rabbia – Humintell

La rabbia è una delle nostre emozioni di base, ma è anche una delle più preoccupanti.

Sappiamo che la rabbia può causare una grande quantità di sconvolgimento emotivo per noi stessi, ma sappiamo anche che la rabbia ha il potenziale per condurre le persone alla violenza o all’odio. È proprio perché la rabbia è allo stesso tempo così importante e così problematica che merita attenzione. Forse è per quel motivo che l’NPR ha condotto una serie di interviste per indagare il ruolo della rabbia nelle nostre emozioni.

Non c’è spazio per discutere di ognuna di queste interviste, ma porremo l’attenzione su “La rabbia può essere contagiosa”, “Cercare la rabbia negli animali” e “Se sei spesso arrabbiato o irritabile, potresti essere depresso”.

Del primo caso “La rabbia può essere contagiosa” abbiamo già scritto sul processo di contagio emotivo, ma il ruolo della rabbia merita sicuramente di essere enfatizzato. Questa prima intervista sottolinea quanto sia facile per le emozioni influenzare altre persone, ma il dottor Jeff Hancock dell’Università di Stanford ha sottolineato che emozioni come la rabbia sono ancora più contagiose di quelle positive.

Durante l’analisi della comunicazione su Facebook, Hancock ha scoperto che quando gli amici tendono a pubblicare post carichi di emozioni, si tradurranno in un aumento dei post emotivi per vari membri del loro gruppo di amici. Ciò era ancora più evidente per la tristezza e la rabbia.

Questo studio si concentra principalmente sulla diffusione delle emozioni sui social media, ma sappiamo già che l’interazione interpersonale, o anche solo vedere il volto di qualcuno, può avere effetti simili.

Nella seconda intervista “Cercare la rabbia negli animali”, l’NPR si tuffa nella storia evolutiva della rabbia. Questo si espande nei nostri scritti precedenti sul ruolo dell’evoluzione nello sviluppo delle nostre emozioni di base, ma prende una prospettiva diversa.

In particolare, il dottor David Anderson della Caltech discute le sfide nello studio delle emozioni negli animali, vale a dire che sono più difficili da identificare che nell’uomo. Anderson esamina i livelli ormonali, la frequenza cardiaca e l’attività cerebrale per spiegare come gli animali sperimentano la rabbia.

Anderson analizza che la rabbia viene spesso innescata quando un animale è sotto attacco e che i marcatori fisiologici della rabbia sono molto simili tra le varie specie. La rabbia può essere innescata quando vari animali vedono le loro specie in conflitto violento, per esempio.

La terza intervista “Se sei spesso arrabbiato o irritabile, potresti essere depresso” mette in evidenza le connessioni tra emozioni centrali, vale a dire rabbia e tristezza. Mentre la maggior parte delle persone pensa che siano piuttosto distinte, potrebbe non essere così. Questa intervista prende in analisi quanto sia comune per le persone che soffrono di depressione confondere quei sintomi con rabbia o sperimentare picchi o esplosioni di rabbia.

Il dottor Maurizio Fava della Harvard Medical School sottolinea che l’irritabilità e la mancanza di controllo sul carattere sono sintomi comuni della depressione. Queste esplosioni emotive portano spesso a rimorsi e a profondi sentimenti di rabbia.

Speriamo di aver dimostrato quanto sia importante l’argomento della rabbia e di averti motivato a dare un’occhiata all’intera serie di interviste!

Guida definitiva antistronzi – Cosmopolitan (luglio 2019)

COSMOTÌVATI

<<Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima>>, dice William Gibson, scrittore cyberpunk e di fantascienza, <<assicurati di non essere circondato da stronzi>>. Esseri tutt’altro che alieni, anzi potenzialmente sempre tra noi e a volte insospettabili: <<Ci sono persone che anche nei rapporti più stretti possono diventare subdole, aggressive, e adoperarsi più o meno consapevolmente per distruggere l’altro>>, avverte Luca Bidogia, psicologo, autore di La nobile via del miglioramento personale (Flaccovio). Ma dallo scontro si può uscire, se non sempre vincenti, almeno con classe: ossia senza reazioni scomposte, tutt’al più scocciate e piene di commiserazione per l’altro. Perchè lo stronzo potrà anche essere uno di successo, ma fidati, non è felice di se stesso: <<In tedesco esiste una parola, Schadenfreude, che indica il godere delle disgrazie altrui: si riscontra spesso di chi ha bassa autostima. E prova piacere nel sentirsi migliore attraverso la svalutazione degli altri>>, scrive Francesco Di Fant, consulente e formatore in Comunicazione Non Verbale e autore di Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (Newton Compton): <<Mentre assiste alle sventure del prossimo, in lui si attiva lo striato, zona cerebrale che fa parte del circuito della ricompensa. E che provoca piacere attraverso il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che influenza positivamente l’umore>>. Ecco: lui gode per una malignità, quanto noi per una fetta di Sacher.

SPOSTATI SUBITO, PRIMA IO

<<Gli stronzi agiscono per ricavare un guadagno da una situazione, senza curarsi troppo di chi sta tra loro e l’obiettivo>>, dice Bidogia. Si dividono in egocentrici ed egoisti. Gli egocentrici devono essere i più bravi, i più belli, solo loro devono parlare e bisogna parlare solo di loro. Sono arroganti, tendono a occupare tutti gli spazi. Il 90% non si rende conto di essere così….

Poi ci sono gli egoisti: il loro modo di fare non è legato a problemi di identità, ma è diretto a impadronirsi di qualcosa. Vogliono cogliere tutte le occasioni che si presentano, sgomitano, il loro mantra è “prima io”. Sono così concentrati su quel che potrebbero ottenere che perdono di vista chi stra loro davanti. Non ce l’hanno con te, proprio non ti considerano: <<Pensano che ci sia solo un primo posto, e devono averlo loro altrimenti si sentono una nullità>>, continua Bidogia. In genere si tratta di persone narcisiste,un po’ come la regina di Biancaneve che se non è riconosciuta come la più bella del reame ne esce distrutta. Appena sentono odore di successo, egocentrici ed egoisti colgono l’occasione senza troppi scrupoli: <<Se a due amiche piace lo stesso ragazzo, la più empatica avrà qualche remora a mettersi con lui>>, chiarisce Bodogia. <<La stronza invece punta all’obiettivo senza problemi, in quel momento l’amicizia è fuori dal suo campo di attenzione. La sua risposta, se venisse criticata, sarebbe: “È capitato così… che dovevo fare?”. Non le è chiaro di essersi comportata in modo scorretto. Diverso è se dice “me ne frego: a qual punto siamo di fronte a situazioni gravi, quasi mai affrontabili direttamente; ed è meglio chiedersi perché si sia scelta proprio una persona così, come amica>>.

TU NON SAI CHI SONO IO

Un’altra tipologia di stronzetti è quella di chi vuole mettere in chiaro che sta un gradino (due, tre…) sopra il tuo: <<Come accade tra gli animali, c’è un “mostrare i denti” che non è morso, un’aggressività solo ritualizzata che segna il nostro grado di importanza. È diffusa soprattutto nelle società gerarchiche, come la nostra>>, spiega Francesco Rende, psicologo, autore di Keep calm e difenditi dagli stronzi (firmato con lo pseudonimo Fabio Farini, ed. Newton Compton). Pensi al boss che ti chiede se hai voglia di portargli un caffè, visto che è tanto stanco e tu proprio l’ultima arrivata? Ecco, per esempio. <<Si può diventare aggressivi e prepotenti anche quando qualcosa spaventa, o fa arrabbiare>>, continua Rende: <<O quando si è frustrati: chi è ostacolato nel raggiungimento dei propri scopi, e in più è l’anello debole della catena, può accumulare aggressività e scaricarla poi su chi gli capita a tiro>>. Come il tipo che ti strombazza appena scatta il verde, o ti dà risposte sgarbate solo perché in quel momento gli gira male (se stai pensando con orrore a te stessa, tranquilla: momenti di frustrazione-stronzaggine capitano assolutamente a tutti).

TI ADORO, ANZI VATTENE

E poi c’è la carogna seriale, lo stronzo di default e non perché quel giorno gli gira male. Magari non è cattivo, ma sofferente. Come chi è ambivalente negli affetti perché ha paura della intimità: ti vuole, poi però ti allontana, e poi ti cerca… <<Se nell’infanzia l’eccessiva vicinanza gli ha creato problemi, è facile che, da adulto, sentirsi invaso negli spazi intimi o messo alle strette scateni in lui aggressività>>. Spiega Rende. Chiariamo: capire non vuol dire giustificare. Se ti ritrovi a dire “ma che stronzo!” un tot di volte e non i nervi a pezzi, valuta l’opzione-fuga. Renderti conto delle motivazioni nascoste, però, ti aiuta a non considerare come sgarbi personali atteggiamenti arroganti, di cui magari l’altro non è consapevole: una ricerca dello psicologo Jonathan Freeman ha rivelato che il 98% degli intervistati di considerava tra la metà più gentile, empatica e piacevole della popolazione. Praticamente gli stronzi non esistono.

FATTI UN KIT DI AUTODIFESA. IN TRE STEP

PREVENIRE: SE LO CONOSCI LO EVITI

Quando sai in anticipo di avere a che fare con un potenziale stronzo, puoi tutelarti: non gli mostri i tuoi punti deboli, non incoraggi l’intimità, ed eviti gli atteggiamenti che possono trasformarti in vittima, <<come esagerare nel mostrarti buona e ingenua>>, spiega Luca Bidogia, <<o avere gesti provocatori, che possono innescare la miccia>>. Secondo Francesco Di Fant, devono metterti in allarme <<le promesse mirabolanti, esagerate. Il sorriso solo con la bocca: anche gli occhi devono contrarsi. Chi invade troppo il tuo spazio, sia fisico sia con domande troppo personali. Chi, mentre ti parla, ha le gambe che “guardano” da un’altra parte rispetto alla testa. Chi ti parla nascondendo le mani, grattandosi il viso, il naso o un braccio, segnali di tensione. Chi ha modi troppo amichevoli, che percepisci forzati: spesso chi intende sfruttare l’altro vuole fargli abbassare le difese, per poi dare la mazzata>>. Attenta a chi parla male degli assenti: è un’aggressione indiretta che colpirà anche te, quando giri l’angolo. A proposito, se qualcuno nel tuo gruppo sparge gossip antipatici e vuoi sgamarlo, usa questo giochino suggerito da Di Fant: <<Racconta alle due o tre persone di cui sospetti altrettante storie diverse: quella che si diffonderà, ti dirà chi è il pettegolo>>. Eppure sembra così simpatica… sarò io paranoica? Se ti senti stupida a diffidare della tua nuova collega, perché in fondo è così ironica e gioviale, sappi che alcuni esemplari di stronzi <<necessitano di un ambiente rilassato e allegro per potersi esprimere e funzionare al meglio. Per esempio, hanno l’esigenza di far battute per sentirsi apprezzati ed evitare che altri abbiano pensieri negativi nei loro confronti>>, scrive Di Fant.

SOTTO ATTACCO: SELF CONTROL, E STAI LEGGERA

Ti hanno fatto una carognata e sei demoralizzata, perché non hai avuto la risposta pronta? Brava invece, vuol dire che sei sana: <<Ci sono aggressioni indirette paragonabili a quelle fisiche: e non tutti hanno pronte da sfoderare armi verbali o emotive per controbattere>>, spiega Luca Bidogia. Agire d’impulso poi non è una buona idea: può metterti in situazioni di pericolo o farti rompere rapporti a cui tieni, magari per un malinteso: <<È più facile differire la risposta>>, dice Francesco Rende: <<Ricordo un ragazzo, che maltrattato da un docente in sede d’esame non ha ribattuto; ma quando alla fine il professore gli ha dato la mano, lui non gliel’ha stretta. Morale: rispondo alla tua aggressione, ma con classe>>.

Strategie light. L’ironia è un’arma efficace ed elegante: anziché piccarsi, dire con un sorriso: “ma sai che hai ragione? Ci penserò!”, è spiazzante e rimette l’altro al suo posto>>, consiglia Bidogia. <<La soluzione migliore è comunque dire sempre come ci si sente e perché: “Sai, mi hai ferito quando hai detto/fatto la tal cosa”. In modo chiaro, non arrogante: l’altro potrebbe non essere consapevole di averci offeso e si sentirebbe attaccato. O farebbe la vittima, ritirandosi senza averci capito nulla. Ovvio che se risponde con un chissenefrega, ripenserò al valore di quel rapporto. Ma potrò rafforzarmi, chiedendomi cosa mi sarebbe piaciuto che l’altro facesse, e perché>>.

Come spiega Monica Morganti, psicoterapeuta, autrice di La Rabbia delle Donne e Gestire la rabbia (FrancoAngeli): <<Se di fronte a uno sgarbo provi una gran rabbia, è perché ti ha riaperto ferite profonde. Si “sbarella” quando ci accade qualcosa che ci tocca le viscere. Esserne consapevoli può aiutare a conoscerci meglio, mettendo l’altro in secondo piano>>.

INSISTE? FOCALIZZATI SU DI TE

Se qualcuno ti ha scambiato per il suo bersaglio, ed è una persona a cui tieni molto, Bidogia consiglia di aprire con lui quello che chiama “dialogo nobile”: <<Il senso del mio discorso sarà: “So che non lo fai apposta, ma il tuo comportamento mi ferisce, perché da te mi aspetto altro, e meglio”. Così do valore al rapporto, e chiarisco che il mio problema non è aver ragione, ma non rovinare la relazione, a cui tengo e che il suo comportamento sta mettendo in pericolo>>. Sul suo blog (studiobidogia.it) suggerisce una tecnica in tre step. 1) Scrivi a un ipotetico amico comune, sfogando tutta la tua rabbia e raccontando quel che dell’altro non ti va giù. 2) Indossa i suoi panni: raccogli informazioni su di lui, interpreta nel modo più veritiero possibile i suoi modi di fare, di pensare. Poi descrivi la vostra situazione conflittuale dal suo punto di vista. Sii Preciso. 3) Ora rivedi le vostre posizioni e scegli il modo più efficace per agire. <<Esempio: se mi rendo conto che l’altra vuol essere la più bella del reame, glielo dirò: “Sai che sei stronza? Però sei una figa pazzesca!”>>, dice Bidogia. <<Così avrò messo in chiaro il mio punto di vista, ma avrò restituito all’altro qualcosa, e curato la sua ferita interiore>>.

Se vuole la guerra. Quando invece sei di fronte a un tipo pericoloso, ossia che sa quel che fa e magari ne gode, devi toglierti dal suo campo d’azione. Non puoi? Non accettare provocazioni e mantieni la calma: come sottolinea Rende, chi è stronzo se la prende di più con chi ha reazioni scomposte. Ma soprattutto concentrati sulle tue potenzialità e costruisciti attorno uno scudo di energia positiva: <<Per metterci al riparo dai colpi degli altri e non viverli come nostro disvalore, abbiamo almeno tre armi>>, continua Rende: <<L’assertività, ossia essere soddisfatti della nostra vita e dei nostri scopi. L’autoefficacia, ossia la sensazione di potercela fare: è interessante sapere che tanto più pensiamo di riuscire, tanto più riusciamo, a parità di competenze – e il discorso vale anche se vogliamo evitare una persona maligna. Infine, l’autostima>>.

Da vittima a imperatrice. Proprio l’autostima, secondo Morganti, tiene lontani gli stronzi come l’aglio le streghe: <<Le persone disturbate trattano in modo umiliante chi si pone da vittima, da perdente. Ma se sei imperatrice, e vai nel mondo da imperatrice, gli altri ti tratteranno da imperatrice. Non dev’essere solo un abito però, ma un modo di sentirsi>>. E se così facendo ti viene l’aria un po’ stronzetta, poco male. In amore, poi, nella giusta accezione può fare la differenza. Come scrive Sherry Argov in Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze (Piemme). <<La stronza non è una donna che parla con un tono di voce aspro. Non è caustica o volgare. È cortese ma chiara. Sa cosa le piace, e non ha difficoltà a esprimerlo in modo schietto. Tiene se stessa in gran considerazione, e il risultato è che spesso ottiene ciò che vuole>>. Compreso l’uomo dei suoi sogni: come dice anche la nonna, i ragazzi adorano quelle che sanno farsi rispettare.

I PARENTI SERPENTI

4 classici dell’arte della stronzaggine: strategie fast per uscirne con classe (e possibilmente illese)

Tua sorella/tuo Fratello

Lei mette in vendita su ebay la borsa vintage che ti aveva chiesto in prestito. Lui ignora la vostra famiglia e si fa i fatti suoi. <<Una persona adulta ha diritto di gestire la sua vita come crede, e se decide di non frequentare o offrire personalmente aiuto a un familiare, sono fatti suoi>>- Dice Monica Morganti. <<Il punto è fare in modo che il suo sottrarsi non diventi il tuo caricarti di peso. Per eliminare la rabbia dovuta alla frustrazione, devi trovare soluzioni. Per esempio, dirai al fratello di pagare una persona per la parte di assistenza che gli spetta>>. Quanto alla sorella che ha venduto la tua Dior Anni ‘70, <<se ti chiede scusa ok, accetti le scuse. Ma chiederai come pensa di ripagarti il danno. Chi ami può essere perdonato, ma deve mostrarsi responsabile e riparare la perdita>>, afferma Bidogia.

L’amica di sempre

Le dici che ti piacerebbe farti un pixie cut, e il giorno dopo se lo fa lei. Andate a ballare, ma ti molla appena arrivate per stare con tipo che le piace. <<Chiediti perché hai un’amica così, ragiona sui motivi delle tue scelte>>, consiglia Luca Bodogia. <<Se vuoi darle una chance, dille che ti sei sentita offesa: “Ti ritenevo un’amica, ma è la seconda volta che mi fai una carognata”. Se cade dalle nuvole, guarda come si comporterà in futuro. Rimarcale la tua tristezza. Ma con onore. Senza vittimismi. E senza dire: “Sei una stronza”, accusa che porta solo a chiusure reciproche>>.

Il tuo ragazzo

Torna dal lavoro, e anziché stare con te si fionda su tv o smartphone perché “ha bisogno di decompressione”. <<Uomini e donne hanno esigenze diverse>>, dice Francesco Di Fant: <<Esempio: una donna dice circa 12.000 parola al giorno, un uomo 5-6mila. La sera lui avrà esaurito la sua quota, lei no!>>. E per far defluire lo stress lei ha bisogno di parlare, lui di stare un po’ da solo, o con un amico. Se però il tuo istinto ti dice che si stronzo si tratta, parla chiaro e agisci: <<Nel contratto sentimentale>>, dice Monica Morganti, <<metto paletti e chiarisco confini. L’altro deve sapere che se li travalica perde la relazione. Quel che dico, però, devo mantenere: i gran discorsi delle mendicanti d’amore pronte a ritrattare, perdono credibilità>>.

La mamma di lui

Ti fa sentire intrusa, ti esclude dai discorsi “di famiglia”, entra in casa vostra col suo paio di chiavi senza avvisare. <<Una persona così ha bisogno di controllo sulle vite degli altri>>, dice Francesco Rende: <<Ma se qualcuno cerca di invadere i nostri spazi personali è necessario ridefinire le regole e non fare concessioni, in questo caso arrivando a cambiare la serratura di casa>>. Tu, però non ti esporre: <<Sarà suo figlio a farsi carico del problema, così come di altri atti sgarbati verso di te>>.

Laura Minetto

https://www.cosmopolitan.com/it/

I segnali di menzogna di Di Battista. Analisi del Linguaggio del Corpo

A volte non serve un esperto di Linguaggio del Corpo o di Analisi della Menzogna per capire quando ci stanno dicendo una bugia. E’ quanto emerge da un breve articolo su Dagospia in cui viene esaminato uno stralcio dell’intervista al politico pentastellato Alessandro Di Battista da parte del giornalista Daniele Bonistalli, inviato della trasmissione “Non è l’arena” condotta da Massimo Giletti su LA7.

Nel breve video di quest’intervista appare evidente, anche a uno sguardo meno esperto, che Alessandro Di Battista è in uno stato di agitazione che lo porta a nascondere (male) i suoi veri pensieri e le sue vere emozioni sullo stato attuale del governo giallo-verde che vede alleati la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Sono davvero numerosi e visibilii segnali di tensione di Di Battista che, con altissima probabilità, evidenziano un malriuscito tentativo di nascondere i suoi veri pensieri mentre risponde alle domande del giornalista che lo interroga sulla stabilità dell’attuale compagine governativa.

Andiamo a vedere quali elementi della Comunicazione Non Verbale rilevano i segnali di menzogna di Di Battista:

In tutta l’intervista mostra agitazione a livello fisico, è ipercinetico e muove molto la testa, gli occhi e le spalle, questi indizi mostrano un alto livello di tensione che viene scaricata col movimento del corpo.

Nella prima parte dell’intervista parla dell’attuale grado di stabilità del governo giallo-verde, mentre risponde distoglie lo sguardo dal giornalista, con la mano cerca di toccarsi il viso, salvo poi riuscire a controllarsi e a fermare il movimento della mano (i gesti di auto-contatto si verificano in presenza di disagio). Inoltre è presente un forte colpo di “tosse nervosa” che, oltre a schiarire la voce, sembra essere causato da uno stato di tensione.

Quando risponde alla domanda su quanto durerà il governo, Di Battista risponde “Questo non ne ho idea”, durante la sua risposta effettua anche una scrollata unilaterale della spalla sinistra, questo segnale manifesta che lo stesso Di Battista non crede fino in fondo alle sue parole e tenta di controllare, senza riuscirci, la classica scrollata di spalle (visibile più di una volta nel corso dell’intervista) che segnala un forte dubbio, in questo caso delle sue stesse affermazioni.

Nella seconda parte dell’intervista Di Battista afferma che la maggior parte delle iniziative del governo sono merito dei 5 stelle e che Salvini sta attraversando una “fase fortunata” nella comunicazione. Anche quando dice queste frasi mostra diversi segnali di tensione che rilevano quasi sicuramente una menzogna: sbatte molto le palpebre, ha difficoltà a trovare le parole e inizia a balbettare, si tocca il naso (toccarsi il naso può essere un indizio di menzogna poiché, oltre a un gesto di tensione da auto-contatto, può prudere a causa di alcune sostanze chiamate catecolamine che fanno pizzicare il naso quando si tenta di mentire).

In conclusione sembra chiaro che Alessandro Di Battista, visti i numerosi segnali di disagio e tensione manifestati attraverso la sua Comunicazione Non Verbale e Paraverbale, non stia raccontando al giornalista tutta la verità, o che, per lo meno, abbia molto da nascondere su quello che pensa veramente dell’attuale governo in questa fase delicata.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/video-non-fate-vedere-battista-tim-roth-39-39-lie-to-199809.htm

Come leggere le microespressioni e migliorare le tue capacità di osservazione – David Matsumoto

Questo post speciale presenta un’intervista recente con il Dr. David Matsumoto di Humintell.

Il laboratorio di comportamento online, Science of People, gli ha chiesto di approfondire la questione di come possiamo usare le capacità di osservazione per determinare l’intento di altre persone e per valutare la possibilità di inganno, così come il loro background personale.

Science of People ha messo in luce la recente ricerca del dottor Matsumoto che ha scoperto che le microespressioni possono essere utili nel rilevare l’inganno.

Tuttavia, il Dr. Matsumoto ha acconsentito a dare un po’ più di spiegazioni su cosa intenda per “capacità di osservazione” e sulla sua visione del futuro della ricerca in questione.

Nello specifico, ha sottolineato che le capacità di osservazione necessarie per un’efficace individuazione dell’inganno non sono solo qualcosa che facciamo in modo passivo o naturale. Invece, dobbiamo cercare di utilizzare attivamente queste abilità, sviluppando così le nostre capacità.

Molto semplicemente, egli ha detto “Se vuoi migliorare in questa abilità, osserva.”

Come esercizio, il dottor Matsumoto suggerisce di contare il numero di volte in cui l’intervistatrice, Vanessa, ha fatto un gesto con la mano destra durante l’intervista. Riesci a contare il numero finale? La risposta corretta è rivelata alla fine del video!

Oppure, se sei più ambizioso, ti raccomanda di guardare interviste con politici e celebrità. Quando questi discorsi sono “fuori copione”, puoi vedere come le espressioni sottili delle persone tradiscano le loro emozioni e puoi iniziare a imparare a vedere quegli stessi schemi nelle conversazioni di tutti i giorni.

Certo, non c’è un elemento specifico che possa tradire l’emozione di qualcuno. Invece, i cluster di comportamenti non verbali sono incredibilmente importanti, anche se sottostimati. Questo può includere cambiamenti nel tipo o nella frequenza dei gesti o nel modo in cui cambia il loro discorso. Ciò non dipende solo dallo specifico contesto emozionale, ma dipende anche dall’individuo.

Sono questi tipi di gruppi di comportamento per cui il dottor Matsumoto ha espresso interesse per studi futuri. In che modo una combinazione di fattori determina in modo univoco gli stati emotivi?

La ricerca sulle microespressioni non richiede solo una sorta di sintesi, ma il dottor Matsumoto è andato oltre enfatizzando la necessità di un coordinamento ancora più elevato tra i ricercatori interessati.

Poiché questo campo richiede che molti singoli pezzi si uniscano, lo stato attuale degli studi soffre di un problema di dispersione in cui i risultati disparati devono essere messi insieme. Questo può essere difficile e sottolinea la necessità di un maggiore coordinamento.

La Comunicazione Non Verbale in culture diverse – Psychology Today

Quando i nostri gesti parlano più forte delle nostre parole.

La prossima volta che avrete una conversazione con qualcuno, notate quanto del contenuto viene comunicato senza parole. Diciamo che il vostro capo vi chiami nel suo ufficio, vi consegni il vostro rapporto di valutazione e dica “Sono senza parole”. Poiché il rapporto è in una busta sigillata e il vostro capo è temporaneamente a corto di parole, cercherete indizi non verbali (dal suo viso, i gesti, la postura, il tono della voce) sul vostro destino. Ha esclamato quelle parole con un sorriso felice mentre allungava il braccio per una stretta di mano? O le borbottava con le labbra increspate, con un cipiglio profondo che divideva le sopracciglia? In ogni caso, l’immagine dipinta dai segnali non verbali del vostro capo probabilmente in quell’istante vi comunicherà più informazioni che le sue parole.

In un contesto interculturale, quando i nostri interlocutori non condividono il nostro background linguistico e culturale, la comunicazione non verbale assume un ruolo particolarmente importante. Può fare la differenza tra apparire autentici ed essere fraintesi. Può unire le persone o separarle. Può aiutarci a parlare e leggere senza capire una parola delle rispettive lingue.

Lo psicologo David Matsumoto è un acclamato esperto di comportamento non verbale, cultura ed emozione. Con le sue stesse parole ci parla delle importanti conseguenze della comunicazione non verbale in culture diverse.

1) Quale ruolo gioca il comportamento non verbale nella comunicazione interculturale?

Per capirlo, dobbiamo capire il ruolo del comportamento non verbale in ogni comunicazione. Proprio come stiamo parlando in questo momento, stai annuendo e sorridendo, e sto ricevendo un segnale che stai seguendo quello che sto dicendo, forse anche concordando con me. Questo è un esempio di comunicazione su un altro canale comunicativo e unge le ruote di qualsiasi tipo di comunicazione. Chiaramente, le parole sono molto importanti perché comunicano un contenuto specifico. Ma il comportamento non verbale comunica anche il contenuto e molto altro ancora. La funzione di tutte le comunicazioni è di condividere le intenzioni e anche il comportamento non verbale gioca un ruolo in questo. Ci aiuta a condividere le nostre emozioni, accordi e disaccordi, aiutandoci così a comunicare le nostre intenzioni insieme al linguaggio verbale.

2) Quali sono alcune sfide comuni della comunicazione non verbale attraverso le culture?

Considera le persone che conosci che sono abili nelle lingue ma non vanno molto d’accordo con gli altri di culture diverse. Parte del motivo è che il linguaggio verbale comunica solo una certa quantità di contenuto. Una persona che sviluppa solo le proprie abilità linguistiche senza i comportamenti non verbali associati a quella lingua non si trova a suo agio. Le persone possono dire il contenuto che vogliono comunicare, ma non le capiscono correttamente, perché molto di ciò che viene comunicato non è verbale. Ciò può portare a conflitti interculturali, equivoci e ambiguità nella comunicazione, nonostante la fluidità del linguaggio. D’altra parte, il comportamento non verbale può anche migliorare la comunicazione quando c’è poca fluidità del linguaggio. Sono sicuro che chiunque sia interculturalmente competente può andare in qualsiasi paese di cui non si conosca la lingua, ed essere comunque in grado di andare d’accordo con gli altri. I dati mostrano che le lezioni di lingua che incorporano la comunicazione e la cultura non verbale nei loro programmi sono migliori delle lezioni di lingue tradizionali che si concentrano solo sulla lingua.

3) Che consiglio vorresti per diventare più efficace quando comunichi in modo non verbale con persone di culture diverse?

Ho tre suggerimenti.

  1. Cerca di essere piacevole. La maggior parte delle persone amano le persone piacevoli e un sorriso semplice aiuta molto.
  2. Sii interessato. Mostra interesse per altre persone, lingue e artefatti culturali. Fai domande. In questo modo l’interazione interculturale non diventa una seccatura: diventa un’avventura.
  3. Cerca di imparare qualcosa di importante sulla lingua e la cultura del tuo interlocutore. Ad esempio, impara e prova alcune frasi semplici. “Buongiorno”, “per favore”, e “grazie” possono dare una mano per unire molte interazioni. Molte persone si sentiranno come se volessero aiutarti, il che può aiutarti a superare qualsiasi tipo di problema di comunicazione. E crescerai mentre interagisci.

4) Quale emozione è più facile comunicare nelle culture e quali sono le più inclini alle incomprensioni?

La più facile da comunicare è la felicità. Essere simpatici e piacevoli è facile da comunicare, è gratuito e ha un impatto notevole. Tutte le altre emozioni sono inclini al fraintendimento. Uno potrebbe essere frustrato, disgustato, triste, sorpreso, spaventato o preoccupato e tutte queste emozioni possono essere interpretate male in qualche modo. Ma la positività solitamente non viene fraintesa. È importante sottolineare che bisogna anche pensare a come si regolano le emozioni e le espressioni nelle diverse interazioni, perché quando qualcosa può provocare un’emozione in una persona, in un’altra persona potrebbe non essere lo stessa cosa. È vero per le interazioni interpersonali (chiedete a eventuali neo-sposi) e per la comunicazione interculturale.

5) Quali sono alcuni vantaggi dell’essere abili nella comunicazione non verbale?

Nel contesto della comunicazione interculturale, penso che il vantaggio principale sia che se sei bravo nella comunicazione non verbale puoi andare ovunque senza conoscere la lingua e andrai d’accordo con gli altri. È più facile avere interazioni interculturali efficaci – anche senza conoscere la lingua – quando sei esperto nella comunicazione non verbale.

Come specie, ci siamo affidati ai nostri canali non verbali per inviare e ricevere messaggi per molto più tempo rispetto all’evoluzione delle nostre lingue. Sebbene le nostre culture ci abituino in modi diversi a esprimerci senza parole, siamo molto più simili di quanto pensiamo. Come sottolinea il Dr. Matsumoto, i dati scientifici sulla maggior parte di tutti i processi, attributi e comportamenti psicologici mostrano che le differenze culturali tra noi sono molto più piccole delle nostre differenze individuali. Nonostante la nostra tendenza a perdere di vista le nostre somiglianze e, invece, a mettere in luce le nostre differenze, “la maggior parte delle persone nel mondo vuole andare d’accordo”, dice Matsumoto. Come con tutte le relazioni, la comunicazione è la chiave. Questo avviene quando le nostre capacità non verbali possono aiutarci a relazionarci meglio con gli altri membri della nostra famiglia umana. Anche quando ci mancano le parole.

Grazie mille a David Matsumoto per essere stato generoso con il suo tempo e le sue intuizioni. Il dottor Matsumoto è professore di psicologia alla San Francisco State University e fondatore e direttore del laboratorio di ricerca sull’emozione e la cultura SFSU. È autore di innumerevoli libri e articoli su cultura, psicologia, emozioni e comportamenti non verbali.

Marianna Pogosyan Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/between-cultures/201706/non-verbal-communication-across-cultures

“Prova a mentirmi” – Intervista ad Antonio Meridda

 

Intervista di Francesco Di Fant ad Antonio Meridda, esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, autore del libro “Prova a mentirmi” scritto da Antonio Meridda e Fabio Pandiscia (Franco Angeli editore).

Disponibile in versione cartacea in tutte le librerie o in versione e-book sui siti https://antoniomeridda.com/ http://www.fabiopandiscia.it/ e su Amazon.

 

 

 

 

 

 

 

 

“I segreti per capire il Linguaggio del Corpo” – Intervista a Francesco Di Fant

 

Intervista di Antonio Meridda a Francesco Di Fant, esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, autore del libro “I Segreti per Capire il Linguaggio del Corpo” (Newton Compton Editori).

Disponibile in versione cartacea in tutte le librerie o in versione e-book sul sito della Newton Compton e su altri siti: https://www.newtoncompton.com/libro/i-segreti-per-parlare-e-capire-il-linguaggio-del-corpo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RADIO ROCK – “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” con Olimpia Camilli (30-09-2018)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Olimpia Camilli su RADIO ROCK 106.600 per parlare del suo libro “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” (Newton Comtpton Editori) tra psicologia e segnali legati alla Menzogna (30 settembre 2018).

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Linguaggio del Corpo di Mino Raiola (conferenza sul caso Donnarumma)

 

Abbiamo fatto analizzare la conferenza di Mino Raiola a un esperto di linguaggio del corpo

20 giu 2017
Scritto da: Federico Ciapparoni

 

In questi giorni il mondo calcistico italiano è in subbuglio a causa della rottura tra Gianluigi Donnarumma e il Milan. Il mancato rinnovo del contratto, annunciato dall’ad rossonero Marco Fassone a margine di un incontro con il procuratore del giocatore Mino Raiola, ha scatenato le ire di tifosi.

Dopo 72 ore di incertezze, l’agente ha deciso di tenere una conferenza stampa direttamente dalla cucina della sua casa di Montecarlo, per spiegare ai giornalisti l’accaduto e le ragioni che hanno spinto il portiere a prendere la decisione di non continuare la propria avventura nel Milan.

Visto che il web si è gettato a capofitto nel creare ironia attorno alle parole di Raiola, alludendo che il suo fosse l’ennesimo tentativo di arrampicarsi sugli specchi, abbiamo deciso di far visionare la conferenza a Francesco Di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV), per farci dare la sua opinione su quanto detto (ma soprattutto non detto) dal superprocuratore.

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che analizza tutti quegli elementi dello scambio comunicativo che non riguardano il livello semantico del messaggio, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata tra gli interlocutori. Toni, movimenti del corpo, sguardi possono talvolta dire molto di più delle parole.

Ecco la sua analisi.

Raiola è il classico personaggio che “si è fatto da solo”, genitori ristoratori, lui ha cominciato come cameriere e pizzaiolo in Olanda. Da alcuni oggi viene definito come il manipolatore numero uno del mondo calcistico e a molti appare come antipatico e spocchioso.

Nella sua intervista, (infarcita di errori grammaticali e di sintassi e con un’inflessione dialettale che appare strana su una persona che parla 7 lingue per lavoro) appare fermo e deciso nel difendere la sua posizione e nell’indicare la dirigenza del Milan come causa del deterioramento dei rapporti tra il club e il loro giovane portiere, negando qualsiasi eccesso di avidità da parte del giocatore o del suo procuratore. Chi avrà ragione in questo braccio di ferro?

Durante l’intervista Raiola parla con voce pacata e moderata, con un volume e una velocità normale, in generale appare tranquillo e controllato davanti alla telecamera, non mostra indecisioni o particolare tensione.

Si tocca molto spesso il mento, segnale che indica concentrazione, Raiola cerca le parole migliori da proporre alla stampa in questa sua dichiarazione dal sapore personalistico, ha una gestualità animata e decisa, indice di energia e sicurezza.

Risulta espressivo col volto sembrando convinto delle proprie affermazioni, non si nasconde nell’intervista, si offre ai giornalisti anche attraverso un continuo contatto visivo.

L’unico momento in cui presenta una certa indecisione è quando parla di un dialogo del passato con Galliani a proposito del futuro di Donnarumma nel Milan o in altre società (00:39).

In quel momento smette di parlare e si mette a posto gli occhiali in modo “sospetto”, coprendo parzialmente gli occhi con la mano per un tempo prolungato (interrompendo così il contatto visivo con i giornalisti); dà anche un colpo di tosse per schiarirsi la voce (indice che sta preparandosi a dire qualcosa che ritiene importante).

Che stia nascondendo qualcosa a proposito delle sue reali intenzione e del futuro del giocatore?

 

http://calciatoribrutti.com/it/analisi-conferenza-raiola

 

 

Radio Centro Suono 101.3 – “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo”

Massimiliano Augieri e Antonio Carnevale intervistano il dottor Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, su Radio Centro Suono 101.3 (http://www.centrosuono.com) a proposito del suo ultimo libro “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” – 17 gennaio 2015



Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VERO SALUTE (febbraio 2015) – Tipi da evitare. Cosa fare se ti sei imbattuta in uno str…

 

Tipi da evitare. Cosa fare se ti sei imbattuta in uno str…

servizio a cura di Alessia Bottone, con la collaborazione di Francesco Di Fant, esperto di comunicazione e linguaggio del corpo

 

A chi non è capitata una situazione del genere? Praticamente a tutti, cosa fare con colleghi e partner affetti da questa “malattia”.

Una categoria che vanta sempre troppi adepti: lo sa bene l’impiegata che lavora fianco a fianco alla collega antipatica che neon perde occasione per denigrarla e farla sentire da meno. E’ d’accordo anche il proprietario dell’appartamento al terzo piano che si ritrova le briciole della tovaglia sbattuta con noncuranza dall’affittuaria del quarto piano solo per il gusto di fargli iniziare la giornata con il piede sbagliato. Ne è cosciente anche la giovane trentenne che si innamora puntualmente di uomini che la faranno soffrire facendola sentire ancora più indifesa di come già si sente. Incappare in uno stronzo può essere davvero un’esperienza disarmante nonché uno spreco di energie. Che fare allora? A rspondere ci ha pensato Francesco Di Fant, espero di comunicazione e linguaggio del corpo e autore del libro Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo.

L’identikit

Innanzitutto cerchiamo di capire chi sono realmente gli stronzi e come si contraddistinguono. <<Si nascondono ovunque, anche nelle persone più insospettabili si cela un focolaio di stronzaggine. Anche noi siamo tutti un po’ stronzi, in particolar modo se vengono toccate le corde giuste per farci perdere la pazienza o farci sentire indifesi e sotto attacco. Sono tanti gli elementi che possono contraddistinguerli, ad esempio la gentilezza sospetta: quando qualcuno vi approccia con fare stranamente gentile rispetto al suo normale modo di fare potrebbe essere intenzionato a ingannarvi in qualche modo. In generale consiglio di evitare di fare gli stronzi piuttosto che imitarli. A volte però si rende necessario usare le loro stesse armi. E’ necessario sapere convivere ma anche educare chi sta intorno a noi, stimolando in loro un senso di responsabilità, a volte una piccola punizione o un “no” aiutano a crescere più di tanti “sì”>>, spiega l’autore.

Come gestirlo al lavoro

Come comportarsi se si deve convivere per diverse ore al giorno con un collaboratore non corretto? <<Esistono diverse categorie di stronzo sul posto di lavoro, con ognuna di esse bisognerebbe prendere precauzioni diverse. Gestire un capo stronzo può essere più complicato che aginare un collega problematico. Per individuare un collega stronzo si possono osservare diversi elementi, tra cui l’invasione dello spazio privato e lo scarso contatto visivo. Chi invade spesso il vostro spazio privato può manifestare una richiesta di attenzione, ma anche una natura ossessiva e invadente. Prestate particolare attenzione a chi cerca molto il contatto fisico mentre parla con voi. Allo stesso modo bisognerebbe diffidare da chi vi guarda poco negli occhi, potrebbe essere semplicemente timido, ma potrebbe anche nascondervi qualcosa>>, sottolinea il consulente. Talvolta però sono proprio gli amici coloro che si comportano in modo ingiusto. Tagliare il cordone non è sempre necessario, spesso basta comunicare il proprio disagio per ottenere ciò che si desidera.

<<Diferndersi da un/a amico/a stronzo/a può essere una bella gatta da pelare, proprio perchè li consideriamo amici e li abbiamo spesso accanto, si corre il rischio di non accorgerci delle loro reali intenzioni, si genera un effetto Pigmalione, per cui si giustificano cose che ad altri non faremmo passare lisce. Diversi autori hanno ribadito un concetto che suona così: “Che io abbia la forza di cambiare quello che posso e di sopportare quello che non posso, ma soprattutto che io abbia la saggezza per distinguere le due cose”. A volte basta far notare un comportamento sbagliato a un amico per aiutarlo a correggersi, altre volte però gli amici stronzi possono anche danneggiarci parecchio. In generale sarebbe bene non fidarsi troppo degli amici che quando ci parlano non hanno il corpo completamente orientato verso di noi: se chi vi sta di fronte ha una o più parti del corpo, le gambe, il busto, rivolte altrove mentre parlate con lui, potrebbe non essere realmente interessato a voi o alla vostra conversazione>>, spiega Di Fant.

Se me ne innamoro?

Si dice che le donne siano attratte dagli stronzi. Verità o luogo comune? <<Spesso le donne si invaghiscono più facilmente degli stronzi. In generale la donna cerca contemporaneamente due aspetti diversi nell’uomo, la dolcezza e la forza. Nonostante questo possa sembrare un enorme paradosse, cercano la dolcezza che si addice al delicato mondo femminile ma anche la forza che può garantire sicurezza fisica e psicologica alla donna e anche la possibilità di sopravvivere più a lungo e vedere la propria prole crescere in sicurezza, questo spinge la donna a cercare un compagno forte. Il lato “forte” dell’uomo, però, potrebbe ben presto rivelarsi essere stronzaggine piuttosto che volitività e forza d’animo. Tali relazioni risultano spesso asimmetriche ed è difficile che durino molto se la coppia cerca armonia e un equilibrio duraturo. Come fare a scoprire se il proprio partner è uno stronzo? Il mio consiglio è di stare attenti ai sorrisi falsi, fate suonre un campanello d’allarme se vedete sorisi troppo asimmetrici o che non coinvolgono la parte alta del viso; un sorriso sincero deve far comparire piccole rughe ai lati degli occhi, le cosiddette rughe a “zampa di gallina”>>, conclude l’esperto.

 

A volte si tratta di legittima difesa

Quando non serve porgere l’altra guancia, bisogna reagire. Comportarsi da stronzi a volte può essere una sorta di “legittima difesa”. <<Non sempre è possibile, nè utile, porgere l’altra guancia a uno stronzo, ogni pazienza ha un suo limite e quando lo si supera è naturale aspettarsi una reazione forte. Acluni studi recenti, poi, indicano che con un pizzico di stronzaggine le persone riescano a vivere meglio, ed è stato evidenziato che essere un po’ stronzi possa aiutare a ottenere il successo nel lavoro e in amore; il mio consiglio, però, è quello di non esagerare>>, suggerisce Francesco Di Fant, espero di comunicazione e linguaggio del corpo.

 

Un manuale ricco di consigli pratici e suggerimenti per aiutarci a comprendere la diverse tipologie di stronzo e a riuscire a controbattere in maniera efficace in diverse situazioni, sul lavoro come in amore.

Francesco Di Fant, Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo, Newton Compton, 319 pagine, 12,90 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marita Comi e il caso Yara – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (14 ottobre 2014)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Federico Novella. Nel talk show odierno l’argomento è “Marita Comi e il caso di Yara Gambirasio” (14-10-2014)

Buona visione! 🙂

DONNA MODERNA (luglio 2014) – Aiuto, nessuno mi dà retta!

 

Articolo di Cristina Sarto sulla rivista “Donna Moderna” del 15 luglio 2014. Intervista a Francesco Di Fant, autore del libro “I segreti per parlare e capire il lignuaggio del corpo” edito da Newton Compton, alcuni utili consigli sul linguaggio del corpo dedicati a chi vuole mantenere alta l’attenzione di chi lo sta acoltando.

 

 

http://www.donnamoderna.com/

 

MILLIONAIRE (Maggio 2014) – Linguaggio del Corpo: ecco cosa dice al tuo capo

 

Articolo di Maria Spezia sul numero di maggio 2014 della rivista “Millionaire”. Intervista a Francesco Di Fant, autore del libro “101 cose da sapere sul lnguaggio segreto del corpo” edito da Newton Compton, alcuni utili consigli dedicati a come tenere sotto controllo il proprio linguaggio del corpo di fronte al capo.

 

 

 http://millionaire.it/

 

L’Araldo dello Spettacolo – I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo

 

Flavia Parente invervista Francesco Di Fant per la rivista “L’Araldo dello Spettacolo”, in concomitanza con l’uscita dell’edizione Relax del suo ultimo libro “I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo”

Francesco Di Fant è nato a Roma nel 1978, laureato in Scienze della Comunicazione è esperto di Comunicazione Non Verbale e Linguaggio del Corpo. Consulente e formatore presso grandi aziende nazionali e internazionali pubblica articoli e libri sulla Comunicazione Non Verbale, partecipa a convegni di criminologia e collabora attivamente con diversi programmi televisivi e radiofonici. Con la Newton Compton ha pubblicato con successo “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” e “I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo”.

Ciao Francesco, tu sei laureato in Scienze della Comunicazione, ci racconti come sei arrivato ad occuparti del Linguaggio Non verbale?

Dopo la laurea di 5 anni in Scienze della Comunicazione ho scelto di lavorare un anno all’estero e una volta tornato in Italia sono entrato in una società di consulenza come consulente in comunicazione. Attraverso l’esperienza sul campo, tanto studio e numerosi corsi di perfezionamento ho avuto in seguito l’opportunità e le conoscenze per lavorare in proprio.

Nel tuo libro “I segreti per capire e parlare il linguaggio del corpo” (ed.Newton Compton n.d.r.) affronti molti situazioni quotidiane dove è importante riuscire a comprendere la comunicazione non verbale. Qual è l’ambito dove è più difficile fare questo? E quello più semplice?

Si può davvero applicare a ogni ambito se si hanno gli strumenti giusti, non esiste una situazione più difficile di altre. E’ però vero che in ogni situazione in cui si è coinvolti emotivamente è più difficile osservare in maniera oggettiva il linguaggio del corpo altrui, così come il proprio.

La letteratura di questo settore negli ultimi sessant’anni ha focalizzato l’attenzione più sulle espressioni del volto dando meno importanza ai gesti del resto del corpo, tu sei d’accordo con questa visione?

Sì e no, in generale sono contento che ci sia un’espansione della disciplina, è vero che numerosi testi sono riservati al volto, le espressioni facciali sono importanti e ci danno molte informazioni. D’altro canto tali espressioni sono le più facili da contraffare, in quanto siamo molto abituati a controllarle, un apprendimento che dura tutta la vita.

Nei miei libri parlo molto anche del resto del corpo che spesso riesce a darci davvero molte informazioni, ricordiamo poi che più una parte del corpo è lontana dal cervello e più è difficile da controllare (es. gambe e piedi), quindi fonte di informazioni utili.

Da esperto del linguaggio del corpo qual  è il primissimo atteggiamento che noti in una persona che ti viene incontro?

Sicuramente le prime cose che si notano sono il contatto visivo e il sorriso (ce ne sono davvero tanti tipi diversi), guardo anche la posizione delle spalle e le espressioni facciali. Un elemento che ci da molte informazioni è il modo in cui si stringe la mano altrui, già da quello si possono capire vari aspetti della persona che ci sta di fronte.

Uomini e donne sono diversi nel parlare con il corpo?

Alcuni comportamenti sono uguali, comuni a entrambi i generi; in realtà esistono molte differenze, nel modo di comunicare, nel modo di sedurre, nel modo di camminare e in molti altri aspetti. Basti pensare che quando una donna parla con qualcuno usa molto più le mani per gesticolare e tende a ridurre la distanza tra i corpi (prossemica), oltre a mantenere per più tempo il contatto visivo con l’interlocutore.

La comunicazione non verbale è universale o varia tra le diverse culture nel mondo?

Una parte della CNV (Comunicazione Non Verbale) è universale, potremmo dire quasi “biologica”, radicata nel nostro patrimonio genetico. Un’altra parte, più o meno influente nella vita di ognuno, è sicuramente di derivazione culturale.
Se consideriamo le singole culture semplicemente come il modo migliore per adattarsi all’ambiente fisico circostante, allora anche la comunicazione (verbale e non verbale) fa parte di questo modo “efficace” di interfacciarsi con l’ambiente, tipico di una zona geografica e culturale; basti pensare a derivazioni culturali come balli, tradizioni e religioni diverse a ogni latitudine del pianeta.

Il corpo non mente mai: quali sono i segnali lampanti più facili da riconoscere quando una persona mente?

Ogni persona può mentire in modo diverso e non è detto che i i segnali più evidenti siano facilmente riconoscibili negli altri. Statisticamente però ci sono alcuni elementi che ricorrono più spesso di altri, ad esempio: poco o troppo contatto visivo, distanza tra i corpi eccessiva, orientamento del corpo direzionato da un’altra parte rispetto all’interlocutore, sorrisi poco genuini ed espressioni facciali esagerate, trattenute o asimmetriche.

E’ più facile “leggere” il linguaggio di una persona che conosciamo o di un estraneo su cui non abbiamo pregiudizi?

Sicuramente è più facile con una persona che conosciamo, poiché sappiamo come si muove e possiamo distinguere la sua “baseline” (il suo comportamento normale): le sue reazioni, i suoi tic e le sue abitudini. E’ vero però che bisogna stare attenti a non cadere nel tranello del pregiudizio, che può portare a sbagliare analisi a causa di 3 effetti indesiderati: l’effetto “Otello” (pregiudizio negativo), “Pigmalione” (pregiudizio positivo) e “Brokaw” (analisi parziale).

Quali sono gli esperti della comunicazione non verbale a cui ti ispiri?

In ambito internazionale ce ne sono diversi, alcuni più conosciuti come Paul Ekman, David Mastumoto, Joe Navarro e i coniugi Pease. Altri meno conosciuti ma molto bravi come Vera Birkenbihl. In Italia abbiamo diversi professionisti come Jasna Legiša, Enzo Kermol e Gennaro Romagnoli. Non dimentichiamo che in Italia sono stati scoperti negli anni ’90 i famosi “neuroni specchio” grazie a un’equipe dell’Università di Parma guidata dal Prof. Giacomo Rizzolati.

Tu nella tua vita privata usi i “tuoi strumenti di lavoro”?

Certamente, sia in contesti lavorativi che privati. Leggo spesso, se non sempre, la CNV altrui e uso alcuni accorgimenti per rendere più efficace il mio linguaggio del corpo ma senza eccedere (solo quando ne ho realmente bisogno), altrimenti rischio di “portarmi il lavoro a casa” e non staccare mai!

I tuoi programmi attuali e futuri?

Attualmente sono impegnato con una serie di convegni di criminologia in tutto il paese e con varie consulenze aziendali; ho appena terminato un programma TV su Italia 2 e spero di essere coinvolto a breve in altri progetti simili considerando che mi diverte molto stare davanti alle telecamere.
Per quanto riguarda il lato editoriale ho appena iniziato a scrivere il mio terzo libro che dovrebbe uscire a Natale 2014 sempre con l’editore Newton Compton.

 

http://www.araldodellospettacolo.it/libri/il-corpo-mente.php