LEGGEWEB n.19 – Ammansire le belve

 

Ammansire le belve

 

Nella vita professionale o privata può capitare a tutti di incontrare una persona adirata; in pochi attimi i comportamenti consoni a una società civilizzata possono scomparire per lasciare spazio a reazioni e a gesti comandati più dall’istinto che dalla ragione. I motivi della rabbia possono essere i più vari e non sempre si conosce la personalità o il grado di sopportazione delle persone con cui abbiamo a che fare (tanto in un tribunale come in un supermercato).

Può risultare molto utile sapere come affrontare tali atteggiamenti e cercare di ricondurre alla ragione, o almeno calmare, una persona alterata. Cominciamo col dire che bisogna fare attenzione all’abbigliamento della persona in questione e altri piccoli indizi accessori quali il taglio di capelli, anelli, catene e così via; una persona vestita in maniera aggressiva probabilmente sarà più incline all’aggressività.

La prima cosa da fare è tenere le mani e il petto in vista, evitando di incrociare le braccia, mostrando così di essere inoffensivi agli occhi della persona arrabbiata, a tal scopo è utile anche stringere le spalle e abbassare leggermente il mento.

Nell’avvicinarsi all’altro è opportuno adottare un approccio angolato piuttosto che un approccio frontale, questo per evitare che la persona alterata pensi di essere sfidata o fronteggiata in qualche modo; se possibile provate anche a instaurare un contatto fisico, magari toccandola sul braccio o sulla spalla, per farle sentire la vostra presenza fisica oltre che psicologica.

Per quanto riguarda la comunicazione verbale è preferibile parlare a velocità e a volume normali, per non allarmare chi ci sta di fronte, e usare termini con valenza positiva evitando, se possibile, di pronunciare parole negative che potrebbero peggiorare la situazione.

E’ importante anche prestare attenzione ad azioni che possono segnalare una possibile imminente aggressione (stringere i pugni, agitare braccia o gambe, sferrare pugni o calci a oggetti, mordersi le labbra, ripetizione di parole o frasi aggressive o confuse).

In una situazione di pericolo con più persone presenti una buona tattica può essere quella di rimanere immobili per evitare di essere notati, ovviamente solo nel caso in cui le ire non siano rivolte direttamente verso di noi; se una persona alterata si avvicina troppo con fare aggressivo siate sempre pronti a indietreggiare stabilendo una distanza di sicurezza adeguata.

Per concludere ritengo utile mettere in luce anche un paio di comportamenti da evitare il più possibile quando si fronteggia, volenti o nolenti, qualcuno arrabbiato: non è saggio fissare negli occhi una persona arrabbiata, anche se può essere utile per controllare le sue reazioni, poiché tale gesto viene spesso interpretato come una sfida. Allo stesso modo bisognerebbe evitare di bloccare le braccia e – in generale – i movimenti dell’altro quando non strettamente necessario: infatti, tale costrizione in una situazione concitata potrebbe portare a un aumento dell’aggressività.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/ammansire-le-belve-10567.html

 

LEGGEWEB n.18 – Riconoscere l’aggressore: segnali non verbali e vie di fuga

 

La prevenzione attraverso il muto linguaggio del corpo

 

A tutti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di provare questa strana sensazione che porta a far scattare un campanello d’allarme e ad attivare la nostra attenzione e indurci in uno stato di tensione più o meno palpabile.

Per comprendere a livello razionale cosa generi tale inconscia apprensione nei confronti di qualcuno, e in particolare come forma di prevenzione di reati come lo stalking e la violenza sulle donne, ritengo utile dare dei consigli per individuare una probabile persona sospetta o sul punto di commettere un reato.

A tale proposito mi trovo a scrivere del tema del mio intervento al Convegno itinerante “Lo stalking e la violenza sulle donne”, recentemente tenutosi a Palermo, con l’intento di formare e informare più persone possibile anche attraverso questo articolo.

La prima dimensione da tenere in considerazione è la tensione, è utile riconoscere i segnali che caratterizzano questa attivazione fisiologica, che spesso precede un atto criminoso, che sono: gesti di manipolazione (toccarsi il viso, sfregarsi le mani), uno sguardo “anomalo”, agitazione a livello delle braccia o delle gambe, mordersi le labbra.

Bisogna inoltre considerare che spesso una persona che voglia commettere un reato in pubblico mostri segnali legati alla furtività, come avere il volto coperto o parzialmente nascosto, tenere il mento basso per non mostrare il viso o guardarsi attorno per verificare se ci sono testimoni o forze dell’ordine.

Per quanto riguarda un attacco violento, esso è spesso preceduto da manifestazioni tipiche della rabbia, esse sono: pugni stretti, rigonfiamento della mascella e denti stretti, labbra strette con forza, narici dilatate, sguardo tagliente e sopracciglia ravvicinate come a formare una “v”.

In relazione agli assalti di natura sessuale, l’assalitore tende a mostrare la sua eccitazione attraverso alcuni segnali corporei, quali il contatto con la zona inguinale, uno sguardo persistente, leccarsi o mordersi labbra, tenere la bocca leggermente aperta, narici e pupille dilatate.

Una forma di prevenzione, in particolar modo rivolta alle donne, può essere attuata in diversi modi: in primo luogo è bene, qualora si sospetti di qualcuno nelle vicinanze, non alimentare il desiderio evitando il contatto visivo e coprendo le zone scoperte del corpo cercando di allontanarsi; un altro modo è quello di usare il telefono come deterrente parlando con qualcuno o contattando le forze dell’ordine, è comunque utile far finta di telefonare qualora non ci fosse campo.

Nel malaugurato caso in cui si entri a contatto con l’aggressore eventuali reazioni vanno inquadrate sulla direttrice fuga-attacco. Fuggire è di gran lunga il modo più efficace per sfuggire ad un attacco, è utile andare in un luogo affollato camminando o correndo e, all’occorrenza, urlando per attirare l’attenzione. In caso ci si trovi alle strette è possibile provare a liberarsi urlando e attaccando con mezzi propri (come lo spray al peperoncino) o impropri (oggetti contundenti come una scarpa, un telefono o una chiave) e cercare al più presto una via di fuga.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/la-prevenzione-attraverso-il-muto-linguaggio-del-corpo-10398.html

 

LEGGEWEB n.17 – Seduzione: differenze di genere nel linguaggio del corpo

 

Seduzione: differenze di genere nel linguaggio del corpo

 

Ultimamente si sente parlare spesso di femminicidio, a fronte di una maggiore attenzione dei media che trattano questo triste fenomeno (non sempre in termini costruttivi ma, ahinoi, spesso per il gusto della tragedia) a cui, per una diversa serie di ragioni, nel passato è stato dato troppo poco rilievo.

Conoscere come si comportano uomini e donne quando provano interesse per un’altra persona non solo può aiutare a comprendere meglio i due sessi, ma può essere uno strumento in più per capire diverse situazioni ed evitare incomprensioni di varia natura.

In questa occasione, ci limiteremo a trattare le differenze di genere.
Quando si parla di approccio seduttivo, il linguaggio del corpo di un uomo differisce alquanto da quello di una donna.
Intanto definiamo due conformazioni tipiche dei due generi, all’interno del nostroDNA è inscritto un tipo di comportamento differenziato nel meccanismo della seduzione e dell’accoppiamento; l’uomo tende ad assumere posture e atteggiamenti dominanti rispetto alla donna, la quale tende in maniera complementare ad assumere comportamenti seduttivi di sottomissione.

Ovviamente si assiste, specialmente nelle società moderne, a un progressivo “rimescolamento” dei comportamenti individuali che spesso vanno al di là delle classi sociali, del genere e dell’etnia; questo porta, a volte, a invertire i ruoli e si può assistere ad approcci femminili aggressivi con timide risposte da parte degli uomini, ma in linea di massima la natura porta l’uomo ad assumere il ruolo di difensore (sotto molti aspetti) della donna e dell’ipotetica prole.

Cominciamo dalla posizione della testa; di solito, la donna tende a inclinare la testa di lato e ad accarezzarsi i capelli, mentre l’uomo tende a rimanere con la testa più dritta e composta; lo sguardo, poi, è diverso poiché le donne, avendo una maggiore visione periferica, lanciano sguardi più rapidi rispetto agli uomini che, invece, sembrano molto più “famelici” con i loro sguardi prolungati.

Per quanto riguarda la zona del busto la donna tende a scoprire zone di pelle o a mettere in evidenza la pelle scoprendo piccole zone del vestito, l’uomo ha la tendenza ad impettirsi e a gonfiare i muscoli del petto per apparire prestante e avvenente. È utile ricordare che incrociare le braccia potrebbe essere un segnale di chiusura da parte di entrambi i sessi, in linea di massima però l’uomo ha la tendenza ad apparire dominante coprendo con le braccia un’area maggiore del normale, ad esempio appoggiando un braccio a un muro o mettendo le mani sui fianchi.

Per quanto riguarda la zona delle gambe gli uomini possono avere la tendenza ad allargare le gambe in misura maggiore del normale per segnalare disponibilità sessuale e mancanza di paura (di un eventuale attacco nella zona genitale); allo stesso modo la disponibilità sessuale dell’uomo può essere segnalata tenendo le mani in tasca con i pollici fuori che puntano verso i genitali. Per entrambi i sessi è anche utile dare un’occhiata all’orientamento dei piedi altrui, in quanto possono essere degli indicatori che “puntano” verso l’oggetto del reale interesse altrui (inclusa anche una via di fuga…).

È interessante notare che quando si instaura una forte empatia tra due persone è possibile assistere a un certo livello di “sincronizzazione” fra esse: infatti il respiro e lo sguardo tendono a diventare simili sotto molti aspetti, in alcuni casi addirittura è possibile che anche il battito cardiaco diventi simile a quello della persona che ci sta accanto.

Un avviso doveroso nei confronti degli uomini è quello di fare attenzione agli accessori di una donna, che possono anche denotare la sua precisa volontà di non voler risultare appariscente e di non voler sedurre (e tantomeno essere sedotta…); alcune di queste “mancanze” possono essere le seguenti: assenza di trucco, assenza di accessori (collane, orecchini, bracciali), capelli legati, occhiali molto semplici, tacchi bassi.

Altro elemento sui comportamenti non verbali che può risultare utile sapere, al di là della seduzione, è che le donne hanno una circolazione sanguigna periferica più debole rispetto all’uomo, questo fa sì che abbiano più spesso le estremità fredde e siano soggette a fenomeni di sudorazione o pallore improvvisi. Un ultimo aspetto degno di nota è il fatto che le donne siano naturalmente più portate alle relazioni umane: in generale sorridono più degli uomini e stanno spazialmente più vicine alle altre donne rispetto a quanto facciano gli uomini tra di loro.

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/seduzione-differenze-di-genere-nel-linguaggio-del-corpo-10076.html

 

LEGGEWEB n.16 – Lapsus in fabula

 

“Lapsus in fabula”

 

Quante volte durante una conversazione capita di osservare un gesto, magari minimo, che sembra sfuggire al controllo della persona che si ha di fronte?

Un buon avvocato, al pari di altri professionisti come psicologi e investigatori, dovrebbe saper cogliere tali segnali e prestare attenzione a essi, infatti i lapsus gestuali possono rivelare le vere intenzioni dell’altro ed essere addirittura segni di menzogna.

La funzione dei lapsus è quella di essere unavalvola di sfogo inconscia: i contenuti che vogliamo reprimere, poiché emotivamente intensi, possono aggirare questo tipo di autocensura e affiorare in maniera improvvisa.

Il termine lapsus in latino significa “cadere”, i più conosciuti sono i lapsus verbali (su cui lo psicologo Sigmund Freud scrisse molte pagine) e rappresentano, appunto, una “caduta”, una “scivolata” rispetto al controllo cosciente del parlato: accade così che a volte possa uscire dalla bocca una parola che si stava solo pensando o (ancora peggio) che non si sarebbe voluto pronunciare.

lapsus gestuali (o motóri) rappresentano l’equivalente dei lapsus verbali ma vengono effettuati con un gesto o un movimento del corpo che “tradisce” le reali intenzioni di una persona, sono gesti (o parte di essi) che non vengono portati a compimento: spesso si attua solo la prima parte del gesto intero.

Quando il movimento è di breve durata (come uno sguardo) è facile che il gesto non voluto venga fuori in tutta la sua interezza.

Poiché l’azione è volontariamente inibita, i lapsus gestuali possono anche essere degli indizi di menzogna e variano fortemente a causa della personalità e dall’autocontrollo dei singoli individui.

Due categorie di gesti sono più soggette ai lapsus gestuali; gli illustratori, gesti usati per dare enfasi al discorso (il comune gesticolare) e i manipolatori, gesti fatti per alleviare la tensione attraverso il contatto col corpo od oggetti.

Un tipico lapsus gestuale è quello di fare di sì con la testa mentre si dice no (o il contrario); altri lapsus possono segnalare dubbio e insicurezza, come alzare le spalle, tenere la bocca con gli angoli delle labbra rivolti in basso, mostrare i palmi delle mani verso l’alto o innalzare le sopracciglia.

Altri classici lapsus sono le “false partenze” che denotano la volontà di allontanarsi da una situazione, ad esempio ci si può allontanare leggermente da una persona, col tronco o accennando un passo lontano da essa, mentre sta ancora parlando con noi.

Un altro curioso lapsus gestuale è quello della “scrollata unilaterale” (un leggero scatto di una singola spalla) che denota rabbia e può essere anche considerato un indizio di una bugia, allo stesso modo l’offensivo gesto di mostrare il dito medio alzato si può presentare in presenza di rabbia.

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/lapsus-in-fabula-9733.html

 

LEGGEWEB n.15 – Come affrontare al meglio un colloquio di lavoro

 

Come affrontare al meglio un colloquio di lavoro

 

Uno dei momenti cruciali nella vita lavorativa di molte persone è il colloquio di lavoro, apprendisti epraticanti spesso devono sostenere un incontro con il datore di lavoro prima di cominciare un percorso di tipo professionale.

A tal proposito, potrebbero essere utili alcuni consigli e accorgimenti di cui tenere conto quando si affronta un colloquio di questo genere.

Innanzitutto è importante curare il proprio aspetto nei minimi dettagli poiché la nostra immagine è il primo “biglietto da visita” che gli altri possono vedere; è anche importante evitare di entrare sudati o trafelati, in quanto una persona affannata o in un bagno di sudore non da una bella impressione di sé.

Nell’avvicinarvi alla persona che vi intervisterà camminate a una velocità normale lasciando all’altro il tempo di osservarvi, una volta vicini stringete la mano e solo successivamente accomodatevi nella sedia preparata per voi.

Durante il colloquio cercate di mantenere un contatto visivo adeguato con l’intervistatore, evitate di fissarlo eccessivamente così come di distrarvi guardando intorno e mostrando disattenzione; cercate di parlare facendo attenzione che l’altra persona vi stia seguendo, modulate la voce parlando con velocità normale e scandendo tutte le parole, fate attenzione anche ad avere un volume adeguato per farvi sentire da chi vi sta di fronte.

Cercate di usare gesti illustratori che rinforzino il valore della vostra comunicazione, gesticolare all’altezza del busto vi farà percepire come più decisi e convinti; al contrario, evitate di cedere alla tensione e di compiere gesti manipolatori come toccarsi il viso, le mani, mordersi le labbra: così facendo mostrerete insicurezza e agitazione agli occhi di chi vi sta esaminando.

Ricordate anche di stare seduti in maniera composta durante il colloquio, evitate di rimanere troppo rigidi o di rilassarvi eccessivamente sulla sedia, cercate di rimanere calmi e mostrate un leggero sorriso nei confronti del vostro interlocutore; detto questo non mi resta che augurarvi… in bocca al lupo!

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/come-affrontare-al-meglio-un-colloquio-di-lavoro-9423.html

 

LEGGEWEB n.14 – Come chiedere un favore? Carpe diem!

 

Come chiedere un favore? Carpe diem!

 

Tra colleghi avvocati, e non solo, capita spesso che si chiedano favori, come ad esempio una sostituzione in un’udienza; se è vero che non esiste un metodo sicuro per ottenere un favore, è altrettanto vero che vi sono accorgimenti che, se presi in considerazione, possono incrementare notevolmente le probabilità di successo nella richiesta di una cortesia.

Per prima cosa è importante saper trovare il momento giusto per avvicinare qualcuno e chiedergli un favore (“Carpe diem” dicevano i latini); inoltre bisogna avere l’accortezza di avvicinarsi in maniera adeguata, facendolo senza fretta ed evitando di mostrare ansia o di invadere lo spazio personale altrui.

Un leggero sorriso, inoltre, può aiutare nell’impresa di essere più empatici nei confronti della persona a cui stiamo chiedendo un aiuto; un altro utile accorgimento è quello di allineare l’altezza delle proprie spalle a quella altrui, in questo modo l’altra persona vi percepirà più facilmente come “pari” e sarà più propensa ad accordarvi il favore richiesto.

Un altro elemento che può facilitarvi durante una richiesta è l’atto di instaurare un contatto fisico con l’altro (ad esempio toccandogli il braccio o mettendo una mano sulla spalla), in questa maniera si rende l’altro più cosciente della vostra presenza “responsabilizzandolo” maggiormente nei vostri confronti.

Anche saper usare la voce in modo corretto è un fattore che può andare a vostro vantaggio: attenti a non parlare troppo in fretta o troppo lentamente e cercate di mantenere un volume medio, evitate inoltre di perdervi in lunghi preamboli o di essere eccessivamente prolissi.

Un ultimo suggerimento è quello di non porsi frontalmente davanti all’altro quando si chiede un favore: cercate, se possibile, di porvi rispetto all’altra persona in modo da formare un angolo di 90 gradi; evitando di “fronteggiare” l’altro si favorisce l’accoglienza della vostra richiesta, poiché chi vi sta davanti si sentirà in questo modo meno oppresso dalla vostra presenza.

Ricordate inoltre che è bene non esagerare con la frequenza (e la difficoltà) dei favori richiesti, tenendo anche bene a mente che le probabilità di successo nell’ottenere aiuto saranno maggiori se si ha confidenza con le persone a cui si avanza la richiesta, come ad esempio un amico o un parente.

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/come-chiedere-un-favore-carpe-diem-9184.html

 

LEGGEWEB n.13 – L’importanza dell’orientamento del corpo

 

L’importanza dell’orientamento del corpo

 

La maggior parte delle persone quando si trova impegnata in una conversazione tende a guardare principalmente il volto dell’interlocutore, tralasciando l’osservazione di altre parti del corpo che potrebbero dirci molto riguardo la situazione comunicativa che sta avvenendo.

Un avvocato dovrebbe sviluppare al meglio le proprie capacità di osservazione e di analisi delle persone con cui si trova a interagire, un elemento molto importante da tenere in considerazione è l’orientamento del corpo della persona con cui si sta parlando.

Va da sé che se stiamo parlando con una persona che è totalmente girata da un’altra parte, ciò è da considerarsi come un atteggiamento di rifiuto dell’ascolto e del processo comunicativo in generale; allo stesso modo quando il nostro interlocutore è rivolto con tutto il suo corpo verso di noi si può facilmente assumere che abbiamo tutta la sua attenzione.

È utile sapere che, per comodità d’analisi, si può suddividere il corpo umano in tre parti: la testa (sfera razionale), il tronco (sfera emotiva) e le gambe (sfera istintiva).

Quando l’orientamento è totale, come accennato, si ha il massimo dell’attenzione; quando invece solo il tronco e la testa sono orientati verso di noi ma piedi egambe puntano da un’altra parte dovremmo considerare tale orientamento come una presa di distanza da noi, come un tentativo di fuga.

Se solamente la testa è orientata verso di noi e il resto del corpo del nostro interlocutore è rivolto altrove, si ha il minimo “sindacale” dell’attenzione, associandolo alla sfera razionale (la testa); è interessante notare che più si scende in basso nel corpo e meno si è capaci di esercitare un controllo razionale, i piedi infatti sono poco controllabili essendo la parte più lontana dal cervello.

Un altro tipo di orientamento a cui si dovrebbe far caso è l’inclinazione del busto e del capo: quando questi sono inclinati in avanti dimostrano interesse e attenzione verso l’altro, se invece sono leggermente inclinati all’indietro segnalano un allontanamento conscio o inconscio da noi o dalle nostre parole.

Un ultimo aspetto da tenere in considerazione è l’orientamento dello sguardo, è vero che di solito chi ci ascolta o chi dice la verità ci guarda in faccia, ma è bene tener presente che alcune persone hanno una propria modalità comunicativa che prevede un minor contatto visivo rispetto alla maggior parte della persone e non per questo sono da considerarsi poco attente o credibili.

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/limportanza-dellorientamento-del-corpo-8848.html

 

LEGGEWEB n.12 – Uomini e donne: differenze nel linguaggio del corpo

 

Uomini e donne: differenze nel linguaggio del corpo

 

A quel vago pallor che discolora” T. Tasso.

Abbiamo detto più volte che un buon osservatore deve essere bravo a cogliere anche i dettagli che sfuggono ad altri meno attenti; un buon avvocato, che non voglia cadere in errori di interpretazione del comportamento altrui, dovrebbe anche conoscere le differenze che passano tra uomo e donna per quel che riguarda la comunicazione non verbale, qui di seguito ne troviamo alcune:

– Le donne hanno la visione periferica più sviluppata rispetto agli uomini, infatti l’uomo è costretto a centrare con lo sguardo l’oggetto che sta guardando, mentre le donne possono anche vederlo chiaramente senza fissarlo direttamente con lo sguardo.

– Le donne quando interagiscono tra di loro stanno più vicine le une alle altre rispetto a quanto fanno gli uomini tra di loro, questa differente gestione della prossemica fra sessi è probabilmente frutto di un retaggio culturale acquisito attraverso i secoli, oltre che figlio, sin dalla preistoria, della necessità di diminuire le distanze per aumentare il senso di collaborazione utile alla sopravvivenza.

– Le donne riescono a mentire con più abilità e riconoscono con più facilità una menzogna rispetto agli uomini, questa capacità innata di gestire meglio, in generale, il linguaggio del corpo fa parte di un bagaglio genetico che le rende delle ottime investigatrici (oltre che brave attrici).

– È stato rilevato da diversi studi che le donne ricorrono con più frequenza all’uso del sorriso, i maschi sarebbero più restii a mostrare il sorriso con la stessa facilità con cui viene sfoggiato dal gentil sesso; anche per questo motivo le donne sono maggiormente portate a instaurare relazioni sociali e a intrattenere efficacemente pubbliche relazioni.

– Nel gioco della seduzione i maschi sono naturalmente portati ad assumere posture e compiere gesti che denotano dominanza (postura dritta e testa alta, gonfiare i muscoli, tono della voce abbassato), mentre le donne tendono ad assumere configurazioni corporee che segnalano sottomissione (piegare la testa per scoprire il collo, mostrare alcune parti del proprio corpo, sorridere spesso).

Un ultimo dettaglio curioso è che la circolazione sanguigna è leggermente differente tra uomini e donne, queste ultime tendono ad avere mani e piedi più freddi e sudati rispetto agli uomini, insieme a un pallore generale più diffuso; bisognerebbe quindi fare attenzione a non scambiare questi particolari del corpo per elementi che denotano tensione o paura.

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/uomini-e-donne-differenze-nel-linguaggio-del-corpo-8411.html

 

LEGGEWEB n.11 – Cacciatori di bugie? Attenti alle trappole!

 

Cacciatori di bugie? Attenti alle trappole!

 

Così come viene naturale a ognuno di noi osservare l’altro per farsene un’idea, tanto più è importante per gli avvocati (o per i giudici) saper analizzare le persone con cui hanno a che fare durante lo svolgimento della propria professione.
L’analisi della persona che si ha di fronte non può essere presa alla leggera, ed è sbagliato supporre di poter raggiungere facilmente la verità.

Chi per lavoro deve prendere in esame altre persone su cui è tenuto a dare un giudizio o, perlomeno, a farsi un’opinione che indirizzi la propria scelta lavorativa deve stare attento a non peccare di arroganza.
Esistono tre tipi di errore che un “cacciatore di bugie” può commettere nella sua osservazione: l’effetto Otello, l’effetto Pigmalione e l’effetto Brokaw.
William Shakespeare, grande esploratore dell’animo umano, ci narra che Otello, accecato di gelosia, non riuscì a scorgere la verità nelle parole della sua Desdemona, ingiustamente accusata di tradimento, e questo lo portò alla tragica uccisione dell’amata.
L’effetto Otello avviene quando si scambia la paura di non essere creduti con la paura legata alla bugia, arrivando a una conclusione errata sulla base di un’analisi incompleta degli elementi non verbali.
L’effetto Pigmalione può essere definito come l’esatto opposto dell’effetto Otello; esso si verifica quando un pregiudizio positivo porta a distorcere l’analisi della realtà, tendendo così a sottostimare eventuali indizi di tensione o di menzogna visibili nell’altro.
L’effetto Brokaw, invece, prende il suo nome da Tom Brokaw, un giornalista americano che affermava di poter distinguere la menzogna dalla verità durante un’intervista basandosi su parametri fissi, senza tener conto del contesto e della personalità dell’altro.
Un esempio dell’effetto Brokaw è visibile nella cattiva interpretazione dei gesti manipolatori, quei movimenti con cui si tocca il proprio corpo o un oggetto; infatti, spesso questo tipo di gesti possono fuorviare l’osservatore se non vengono analizzati insieme ad altri fattori.
Questo effetto spesso si presenta con scopritori di menzogne inesperti; i gesti manipolatori e auto-manipolatori possono essere compiuti, o aumentare d’intensità, in differenti situazioni: quando si dice una bugia, quando si è rilassati e ci si lascia andare, quando si è concentrati sulle parole da pronunciare o se si prova piacere o imbarazzo.
Il consiglio, quindi, è di fare sempre attenzione a queste tre trappole in cui il “cacciatore di bugie” può incappare, suo malgrado, per superare pregiudizi e inganni della percezione e osservare gli altri con occhi oggettivi.

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/cacciatori-di-bugie-attenti-alle-trappole-7623.html

 

LEGGEWEB n.10 – Le emozioni segrete delle pupille

 

Le emozioni segrete delle pupille

 

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, questa affermazione basa la sua verità nel fatto che la zona degli occhi è la parte del corpo più espressiva, le cui modificazioni possono comunicare una vasta quantità di informazioni che riguardano emozioni e stati d’animo.

Per  un avvocato comprendere cosa sta provando la persona che ha di fronte (sia essa giudice, testimone o cliente) può essere determinante per avere un maggior controllo della situazione e per avere più possibilità di indirizzare il discorso dove desidera, tanto in sede processuale quanto al di fuori di essa.

Sapere come leggere gli occhi altrui può risultare utile nel caso in cui si voglia davvero capire quali reazioni emotive  provocano le nostre parole.

Allo stesso modo, le pupille possono dirci cose che le parole spesso non riescono o non vogliono esprimere, per questo motivo tante persone indossano occhiali scuri.

La contrazione della pupilla (miosi) e la sua dilatazione (midriasi) sono modificazioni del tutto involontarie; questo ci aiuta a capire perché le pupille possono darci informazioni assolutamente veritiere sull’altra persona, in particolar modo quando sono rinforzate e confermate da altri segnali del corpo.

La pupilla si restringe in presenza di rabbia, per focalizzare meglio l’attenzione sull’antagonista che si ha di fronte, fisicamente o idealmente.

L’espansione della pupilla avviene, invece, in un maggior numero di circostanze: in presenza di attrazione verso un’altra persona oppure quando si hapaura.  Nel caso della paura, si manifesta la massima apertura della pupilla per permettere di aumentare la reattività agli stimoli visivi ambientali.

L’espansione della pupilla accade anche, in misura minore, quando si è sorpresi o quando si prova ansia.

Una nota interessante: è stato rilevato che la pupilla umana si dilata progressivamente in presenza di processi mentali tesi a risolvere un problema, fino a raggiungere la massima apertura quando si arriva alla soluzione del problema.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/le-emozioni-segrete-delle-pupille-6511.html

 

LEGGEWEB n.9 – “Al lupo! Al lupo!” 5 situazioni che non rendono la vita facile al bugiardo

 

“Al lupo! Al lupo!” – 5 situazioni che non rendono la vita facile al bugiardo

 

La linea rossa che divide la verità dalla bugia può essere davvero sottile: tutti mentiamo e non sempre è opportuno svelare le bugie, specie quelle dette, come si suol dire, a “fin di bene”.

A volte, però, smascherare chi mente diviene necessario. Nel coprire la verità può capitare che alcuni elementi sfuggano al controllo del simulatore: lo stress collegato alla paura, per esempio, può far arrivare il bugiardo al “punto di rottura”, minando le fondamenta del suo castello di bugie.

Le ricerche di Paul Ekman, noto psicologo americano, possono aiutarci a mettere in luce proprio quelle circostanze in cui è più facile che il bugiardo si tradisca e la verità venga finalmente a galla.

Qui di seguito, ecco alcuni momenti che non rendono la vita facile al bugiardo:

1) Quando la persona che mente sa di avere di fronte una persona in grado di poterla smascherare: se il bugiardo sa di avere di fronte un professionista nell’individuare le bugie, come un ufficiale di polizia, un avvocato o uno psicologo, potrebbe avere difficoltà a gestire il proprio corpo in relazione alle proprie parole, in virtù della maggiore paura che dovrebbe provare.

2) Quando chi mente non è abituato a mentire: le esperienze passate e l’uso della menzogna nella vita quotidiana possono essere un elemento importante; chi è poco “allenato all’arte del mentire”, infatti, può trovare difficoltà a dover reggere l’impianto della propria bugia.

3) Quando chi mente sa che in gioco c’è qualcosa di valore: il fatto di sapere che la posta in gioco è alta può aumentare il livello di tensione, con le conseguenze intuibili.

4) Quando chi mente sa che, se scoperto, corre il rischio di essere punito severamente: situazione non testabile in laboratorio per ovvi motivi, è chiaro che se il bugiardo è consapevole di poter incorrere in punizioni nel caso venisse scoperto, ciò determinerebbe l’innalzamento della sua tensione.

5) Infine, quando chi mente è un rinomato bugiardo: chi grida troppo spesso “Al lupo! Al lupo!” in genere non viene creduto nel momento in cui racconta la verità. Una serie di condizionamenti psicologici e sociali fanno sì che questi individui debbano impegnarsi di più per essere creduti anche in circostanze apparentemente normali.


Dott. Francesco Di Fant
, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/al-lupo-al-lupo-5-situazioni-che-non-rendono-la-vita-facile-al-bugiardo-5174.html

 

LEGGEWEB n.9 – Giochi di sguardi

 

Giochi di sguardi

 

Per natura l’uomo è portato a guardare il suo interlocutore in faccia; quante volte vi sarà capitato di sentire che uno sguardo altrui vi provoca un particolare – ma definito – stato d’animo. Possiamo di certo affermare che anche la persona meno attenta o istruita sa distinguere lo sguardo di potere del proprio capo dallo sguardo intimo della persona amata.

Ma quante “tipologie” di sguardo esistono?

E come fare per ottenere un determinato effetto sull’altro tramite il nostro sguardo?

Proviamo a riassumere in cosa si differenziano i tre principali tipi di sguardo, seguendo i diversi “percorsi” degli occhi sul viso altrui, conoscenza che al giurista potrebbe tornare utile nella vita professionale così come in quella privata.

Lo sguardo di potere avviene quando gli occhi si muovono in un triangolo compreso tra i due occhi e il centro della fronte, questo tipo di occhiata viene usata in contesti in cui è importante farsi vedere decisi e risoluti, eventualmente pronti allo scontro e senza paura nei confronti dell’altro; i suoi effetti sono di mettere sotto pressione l’altro e di farlo sentire intimorito da noi.

Lo sguardo sociale, invece, si instaura in un triangolo compreso tra i due occhi e la bocca, questo sguardo risulta essere il più comune: infatti, quest’area del viso viene osservata per circa il 90% del tempo; serve a segnalare all’altro la nostra attenzione nei suoi confronti senza però metterlo a disagio, come si farebbe con lo sguardo di potere.

Il contatto visivo definito come sguardo intimo si instaura in un triangolo compreso tra i due occhi e il centro del petto, questo tipo di movimento serve a verificare il sesso e il livello di interesse della persona che abbiamo di fronte; va anche detto che la donna, che possiede per natura una visione periferica più ampia rispetto all’uomo, riesce ad effettuare questa esplorazione della figura muovendo di meno gli occhi.


Dott. Francesco Di Fant
, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/giochi-di-sguardi-5171.html

 

LEGGEWEB n.8 – Le 3 regole d’oro del buon osservatore

 

Le 3 regole d’oro del buon osservatore

 

Esiste un metodo d’osservazione migliore degli altri per quanto riguarda la comunicazione non verbale?

Dopo tanti consigli elargiti ai giuristi, qualcuno potrebbe anche (legittimamente) essersi posto questa scottante domanda.

La pratica tende alla perfezione, si sa, e quando si trovano dei buoni metodi di lavoro si continua ad usarli con efficacia.

Così, in ogni professione ci sono delle “buone pratiche” che converrebbe seguire per esercitare le proprie mansioni in maniera, se non perfetta, ottimale.

Ci sono 3 regole d’oro che andrebbero sempre seguite quando si osserva una o più persone:

1) Visione olistica: è importante non cadere nella trappola di voler associare un singolo gesto a un’intenzione o ad un comportamento preciso. L’analisi del singolo gesto  vale poco: infatti, si può capire cosa sta accadendo realmente intorno a noi, solo attraverso un’attenta analisi dei segnali non verbali trasmessi dalle persone osservate in relazione fra di loro e in un determinato contesto.

2) Analisi della “normalità” di una persona e di una situazione: anche qui le tecniche d’osservazione passano attraverso il buon senso, più si conosce una persona e più si è in grado di poter fare un’attenta descrizione della stessa, mettendo in evidenza peculiarità che ad altri potrebbero sembrare assenti. Allo stesso modo, più si conoscono i comportamenti che normalmente vengono agiti in un particolare contesto (basti pensare ad un’aula di tribunale) e più si potranno analizzare rituali e comportamenti con un punto di vista esperto e meno esposto a distorsioni interpretative.

3) L’allenamento rende migliori: le armi più potenti di un buon osservatore sono la curiosità e il dubbio, non stancatevi di guardare le persone che sono in strada, all’ufficio postale, al ristorante, in fila nella macchina accanto a voi, e mantenete sempre vivo il vostro spirito critico nei confronti degli altri ma soprattutto di voi stessi.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/le-3-regole-doro-del-buon-osservatore-4561.html

 

LEGGEWEB – CNV. Training per professionisti del dott. Francesco Di Fant

 

“Gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie”

 

«Gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie» affermava Seneca.

In effetti, ancor prima della parola, l’essere umano ha codificato nei suoi geni un linguaggio ancestrale, che si esprime con la gestualità e le espressioni.

Nel corso dei secoli e con il progredire della civilizzazione, l’abilità umana di leggere i segni del corpo è servita sempre meno ed è andata progressivamente perdendosi, fino a essere dimenticata, quanto meno a livello conscio.

Tuttavia, noi continuiamo a comunicare con il corpo oltre che con le parole; ogni nostro gesto, movimento, volontario o meno, parla di noi e per noi, parla delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, delle nostre paure e speranze.

Il linguaggio del corpo è la più antica forma di comunicazione sociale, una risorsa per l’uomo così come lo sono la parola, l’acqua o la luce del sole.

Non possiamo negare la potenza comunicativa che il nostro corpo ha in sé e riscoprire questa potenzialità è un modo anche per riscoprire se stessi.

La Comunicazione Non Verbale (CNV) include, quindi, tutti quei segni che formano un messaggio senza l’ausilio delle parole; anzi, a volte, in contraddizione con esse, perché se le parole possono mentire, il linguaggio del corpo no.

 

    • preparare il teste all’udienza in maniera efficace
    • ottenere la fiducia del cliente anche nei momenti più difficili
    • chiedere la parcella in modo efficace
    • riconoscere le menzogne e i loro indizi
    • ottimizzare la gestione del proprio corpo come strumento attivo di comunicazione
    • saper motivare, coinvolgere e persuadere gli altri
I punti sopra elencati sono alcuni degli obiettivi raggiungibili attraverso il training (praticabile anche in inglese e spagnolo) proposto dal Dr. Francesco di Fant, consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV) presso grandi aziende nazionali e internazionali.

e-mail: info@francescodifant.it

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/gli-uomini-credono-di-piu-ai-loro-occhi-che-alle-loro-orecchie-3384.html

 

LEGGEWEB n.7 – Il corpo che ascolta

 

Il corpo che ascolta

 

Nell’arte oratoria, per farsi realmente ascoltare e comprendere, è importante saper catturare l’attenzione altrui; un buon oratore dovrebbe saper capire se la platea a cui si sta rivolgendo lo stia seguendo nei suoi ragionamenti oppure si stia annoiando, questo per avere la possibilità di cambiare rotta e rendere il proprio discorso più interessante.

Considerando che, oltre a interagire con il giudice, un avvocato deve anche confrontarsi con i colleghi, nonché gestire, più o meno quotidianamente, eventuali collaboratori, risulta chiaro che riconoscere i segnali di ascolto di chi ci sta davanti può tornare utile più di una volta.

Dobbiamo innanzitutto riconoscere i segnali che indicano se c’è un reale ascolto delle nostre parole, spesso chi è interessato all’argomento si toccherà, o si sfiorerà, con la mano il mento o la guancia; in particolare, sfiorarsi il mento con l’indice o parte della mano è un segnale che è spesso associato al prendere tempo per riflettere.

Ci sono, poi, alcuni gesti che segnalano noia e disinteresse, e altri addirittura impazienza.

La noia ad esempio è visibile quando la testa viene sorretta dal braccio o dalla mano, il disinteresse spesso è accompagnato da uno sguardo con le palpebre leggermente abbassate o che ogni tanto si rivolge altrove (spesso “rifugiandosi” sull’orologio o sul cellulare).

Tra i segnali d’impazienza più frequenti possiamo notare il tamburellare, più o meno nervoso, delle mani o dei piedi che indica che il corpo del nostro ascoltatore si è attivato in maniera deciso e letteralmente “scalpita” per andare via; sperando (per chi parla) che sia solo a causa della macchina parcheggiata in doppia fila.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/il-corpo-che-ascolta-3366.html