10 cose da sapere per riconoscere uno stronzo (anche a Natale)

Sono arrivate le festività natalizie e con loro hanno portato un carico di panettoni, regali, cene e pranzi con parenti e amici. Solitamente è un periodo lieto (e un po’ stressante allo stesso tempo) poiché si ritrovano persone con cui non sempre si ha molto tempo da passare durante il resto dell’anno.

Purtroppo a volte non tutti gli amici, conoscenti e parenti che si incontrano sono persone piacevoli, saper individuare in tempo persone e atteggiamenti “poco gradevoli” può essere un utile vantaggio anche durante le feste di Natale; ecco qui 10 semplici consigli su come riconoscerli e soprattutto… buone feste a tutti!

1 – Gentilezza sospetta

Quando qualcuno vi approccia con fare stranamente gentile rispetto al suo normale modo di fare potrebbe essere intenzionato a ingannarvi in qualche modo.

2 – Scarso contatto visivo

Se una persona vi guarda poco negli occhi quando parliamo con lui potrebbe essere timido ma potrebbe anche volere nascondervi qualcosa.

3 – Toccarsi il corpo o il volto

Grattarsi il viso, il naso o un braccio potrebbero essere segnali di disagio e tensione, specialmente se la persona di fronte a voi non ha intenzioni oneste nei vostri confronti.

4 – Sorrisi ingannevoli

A volte troppi sorrisi possono essere usati per trarre in inganno, pochi sorrisi invece potrebbero segnalare una certa freddezza nei vostri confronti. Bisogna anche fare attenzione ai sorrisi asimmetrici che spesso indicano ironia e disprezzo.

5 – Mani nascoste

Le persone oneste e sincere mostrano le mani e i palmi quando parlano con qualcuno, diffidate di chi tende a nascondere troppo le proprie mani dalla vostra vista.

6 – Orientamento del corpo non diretto verso di voi

Se chi vi sta di fronte ha una o più parti del corpo (la gambe, il busto) rivolte altrove mentre parlate con lui, potrebbe non essere realmente interessato a voi o alla vostra conversazione.

7 – Labbra strette

Chi tende a serrare le labbra con forza o le tiene chiuse molto spesso potrebbe essere una persona arida di sentimenti o che sta tentando di ingannarvi.

8 – Invasione dello spazio privato

Chi invade spesso il vostro spazio privato può manifestare una richiesta di attenzione ma anche una natura ossessiva e invadente. In particolare prestate attenzione a chi cerca molto il contatto fisico mentre parla con voi.

9 – Segnali di barriera

Una persona che dichiara simpatia ed empatia nei vostri confronti lo manifesta con le braccia aperte e mostrando il busto. Fate attenzione a coloro che rimangono con le braccia e le gambe incrociate, segnali di difesa che possono indicare una certa ostilità o un tentativo di mentirvi.

10 – Espressioni del viso asimmetriche

Le emozioni sincere appaiono in modo simmetrico sul volto delle persone. Diffidate da chi mostra una marcata asimmetria nelle sue espressioni facciali, questo indica che vi sta nascondendo le sue vere emozioni e i suoi pensieri.

Francesco Di Fant

Dal libro Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo di Francesco Di Fant (Newton Compton editori, Roma 2014).

https://www.newtoncompton.com/libro/come-riconoscere-uno-stronzo-al-primo-sguardo

https://www.newtoncompton.com/autore/francesco-di-fant

Vuoi sapere come interpretare il Linguaggio del Corpo, riconoscere la menzogna ed evitare gli stronzi per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Guida definitiva antistronzi – Cosmopolitan (luglio 2019)

COSMOTÌVATI

<<Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima>>, dice William Gibson, scrittore cyberpunk e di fantascienza, <<assicurati di non essere circondato da stronzi>>. Esseri tutt’altro che alieni, anzi potenzialmente sempre tra noi e a volte insospettabili: <<Ci sono persone che anche nei rapporti più stretti possono diventare subdole, aggressive, e adoperarsi più o meno consapevolmente per distruggere l’altro>>, avverte Luca Bidogia, psicologo, autore di La nobile via del miglioramento personale (Flaccovio). Ma dallo scontro si può uscire, se non sempre vincenti, almeno con classe: ossia senza reazioni scomposte, tutt’al più scocciate e piene di commiserazione per l’altro. Perchè lo stronzo potrà anche essere uno di successo, ma fidati, non è felice di se stesso: <<In tedesco esiste una parola, Schadenfreude, che indica il godere delle disgrazie altrui: si riscontra spesso di chi ha bassa autostima. E prova piacere nel sentirsi migliore attraverso la svalutazione degli altri>>, scrive Francesco Di Fant, consulente e formatore in Comunicazione Non Verbale e autore di Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (Newton Compton): <<Mentre assiste alle sventure del prossimo, in lui si attiva lo striato, zona cerebrale che fa parte del circuito della ricompensa. E che provoca piacere attraverso il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che influenza positivamente l’umore>>. Ecco: lui gode per una malignità, quanto noi per una fetta di Sacher.

SPOSTATI SUBITO, PRIMA IO

<<Gli stronzi agiscono per ricavare un guadagno da una situazione, senza curarsi troppo di chi sta tra loro e l’obiettivo>>, dice Bidogia. Si dividono in egocentrici ed egoisti. Gli egocentrici devono essere i più bravi, i più belli, solo loro devono parlare e bisogna parlare solo di loro. Sono arroganti, tendono a occupare tutti gli spazi. Il 90% non si rende conto di essere così….

Poi ci sono gli egoisti: il loro modo di fare non è legato a problemi di identità, ma è diretto a impadronirsi di qualcosa. Vogliono cogliere tutte le occasioni che si presentano, sgomitano, il loro mantra è “prima io”. Sono così concentrati su quel che potrebbero ottenere che perdono di vista chi stra loro davanti. Non ce l’hanno con te, proprio non ti considerano: <<Pensano che ci sia solo un primo posto, e devono averlo loro altrimenti si sentono una nullità>>, continua Bidogia. In genere si tratta di persone narcisiste,un po’ come la regina di Biancaneve che se non è riconosciuta come la più bella del reame ne esce distrutta. Appena sentono odore di successo, egocentrici ed egoisti colgono l’occasione senza troppi scrupoli: <<Se a due amiche piace lo stesso ragazzo, la più empatica avrà qualche remora a mettersi con lui>>, chiarisce Bodogia. <<La stronza invece punta all’obiettivo senza problemi, in quel momento l’amicizia è fuori dal suo campo di attenzione. La sua risposta, se venisse criticata, sarebbe: “È capitato così… che dovevo fare?”. Non le è chiaro di essersi comportata in modo scorretto. Diverso è se dice “me ne frego: a qual punto siamo di fronte a situazioni gravi, quasi mai affrontabili direttamente; ed è meglio chiedersi perché si sia scelta proprio una persona così, come amica>>.

TU NON SAI CHI SONO IO

Un’altra tipologia di stronzetti è quella di chi vuole mettere in chiaro che sta un gradino (due, tre…) sopra il tuo: <<Come accade tra gli animali, c’è un “mostrare i denti” che non è morso, un’aggressività solo ritualizzata che segna il nostro grado di importanza. È diffusa soprattutto nelle società gerarchiche, come la nostra>>, spiega Francesco Rende, psicologo, autore di Keep calm e difenditi dagli stronzi (firmato con lo pseudonimo Fabio Farini, ed. Newton Compton). Pensi al boss che ti chiede se hai voglia di portargli un caffè, visto che è tanto stanco e tu proprio l’ultima arrivata? Ecco, per esempio. <<Si può diventare aggressivi e prepotenti anche quando qualcosa spaventa, o fa arrabbiare>>, continua Rende: <<O quando si è frustrati: chi è ostacolato nel raggiungimento dei propri scopi, e in più è l’anello debole della catena, può accumulare aggressività e scaricarla poi su chi gli capita a tiro>>. Come il tipo che ti strombazza appena scatta il verde, o ti dà risposte sgarbate solo perché in quel momento gli gira male (se stai pensando con orrore a te stessa, tranquilla: momenti di frustrazione-stronzaggine capitano assolutamente a tutti).

TI ADORO, ANZI VATTENE

E poi c’è la carogna seriale, lo stronzo di default e non perché quel giorno gli gira male. Magari non è cattivo, ma sofferente. Come chi è ambivalente negli affetti perché ha paura della intimità: ti vuole, poi però ti allontana, e poi ti cerca… <<Se nell’infanzia l’eccessiva vicinanza gli ha creato problemi, è facile che, da adulto, sentirsi invaso negli spazi intimi o messo alle strette scateni in lui aggressività>>. Spiega Rende. Chiariamo: capire non vuol dire giustificare. Se ti ritrovi a dire “ma che stronzo!” un tot di volte e non i nervi a pezzi, valuta l’opzione-fuga. Renderti conto delle motivazioni nascoste, però, ti aiuta a non considerare come sgarbi personali atteggiamenti arroganti, di cui magari l’altro non è consapevole: una ricerca dello psicologo Jonathan Freeman ha rivelato che il 98% degli intervistati di considerava tra la metà più gentile, empatica e piacevole della popolazione. Praticamente gli stronzi non esistono.

FATTI UN KIT DI AUTODIFESA. IN TRE STEP

PREVENIRE: SE LO CONOSCI LO EVITI

Quando sai in anticipo di avere a che fare con un potenziale stronzo, puoi tutelarti: non gli mostri i tuoi punti deboli, non incoraggi l’intimità, ed eviti gli atteggiamenti che possono trasformarti in vittima, <<come esagerare nel mostrarti buona e ingenua>>, spiega Luca Bidogia, <<o avere gesti provocatori, che possono innescare la miccia>>. Secondo Francesco Di Fant, devono metterti in allarme <<le promesse mirabolanti, esagerate. Il sorriso solo con la bocca: anche gli occhi devono contrarsi. Chi invade troppo il tuo spazio, sia fisico sia con domande troppo personali. Chi, mentre ti parla, ha le gambe che “guardano” da un’altra parte rispetto alla testa. Chi ti parla nascondendo le mani, grattandosi il viso, il naso o un braccio, segnali di tensione. Chi ha modi troppo amichevoli, che percepisci forzati: spesso chi intende sfruttare l’altro vuole fargli abbassare le difese, per poi dare la mazzata>>. Attenta a chi parla male degli assenti: è un’aggressione indiretta che colpirà anche te, quando giri l’angolo. A proposito, se qualcuno nel tuo gruppo sparge gossip antipatici e vuoi sgamarlo, usa questo giochino suggerito da Di Fant: <<Racconta alle due o tre persone di cui sospetti altrettante storie diverse: quella che si diffonderà, ti dirà chi è il pettegolo>>. Eppure sembra così simpatica… sarò io paranoica? Se ti senti stupida a diffidare della tua nuova collega, perché in fondo è così ironica e gioviale, sappi che alcuni esemplari di stronzi <<necessitano di un ambiente rilassato e allegro per potersi esprimere e funzionare al meglio. Per esempio, hanno l’esigenza di far battute per sentirsi apprezzati ed evitare che altri abbiano pensieri negativi nei loro confronti>>, scrive Di Fant.

SOTTO ATTACCO: SELF CONTROL, E STAI LEGGERA

Ti hanno fatto una carognata e sei demoralizzata, perché non hai avuto la risposta pronta? Brava invece, vuol dire che sei sana: <<Ci sono aggressioni indirette paragonabili a quelle fisiche: e non tutti hanno pronte da sfoderare armi verbali o emotive per controbattere>>, spiega Luca Bidogia. Agire d’impulso poi non è una buona idea: può metterti in situazioni di pericolo o farti rompere rapporti a cui tieni, magari per un malinteso: <<È più facile differire la risposta>>, dice Francesco Rende: <<Ricordo un ragazzo, che maltrattato da un docente in sede d’esame non ha ribattuto; ma quando alla fine il professore gli ha dato la mano, lui non gliel’ha stretta. Morale: rispondo alla tua aggressione, ma con classe>>.

Strategie light. L’ironia è un’arma efficace ed elegante: anziché piccarsi, dire con un sorriso: “ma sai che hai ragione? Ci penserò!”, è spiazzante e rimette l’altro al suo posto>>, consiglia Bidogia. <<La soluzione migliore è comunque dire sempre come ci si sente e perché: “Sai, mi hai ferito quando hai detto/fatto la tal cosa”. In modo chiaro, non arrogante: l’altro potrebbe non essere consapevole di averci offeso e si sentirebbe attaccato. O farebbe la vittima, ritirandosi senza averci capito nulla. Ovvio che se risponde con un chissenefrega, ripenserò al valore di quel rapporto. Ma potrò rafforzarmi, chiedendomi cosa mi sarebbe piaciuto che l’altro facesse, e perché>>.

Come spiega Monica Morganti, psicoterapeuta, autrice di La Rabbia delle Donne e Gestire la rabbia (FrancoAngeli): <<Se di fronte a uno sgarbo provi una gran rabbia, è perché ti ha riaperto ferite profonde. Si “sbarella” quando ci accade qualcosa che ci tocca le viscere. Esserne consapevoli può aiutare a conoscerci meglio, mettendo l’altro in secondo piano>>.

INSISTE? FOCALIZZATI SU DI TE

Se qualcuno ti ha scambiato per il suo bersaglio, ed è una persona a cui tieni molto, Bidogia consiglia di aprire con lui quello che chiama “dialogo nobile”: <<Il senso del mio discorso sarà: “So che non lo fai apposta, ma il tuo comportamento mi ferisce, perché da te mi aspetto altro, e meglio”. Così do valore al rapporto, e chiarisco che il mio problema non è aver ragione, ma non rovinare la relazione, a cui tengo e che il suo comportamento sta mettendo in pericolo>>. Sul suo blog (studiobidogia.it) suggerisce una tecnica in tre step. 1) Scrivi a un ipotetico amico comune, sfogando tutta la tua rabbia e raccontando quel che dell’altro non ti va giù. 2) Indossa i suoi panni: raccogli informazioni su di lui, interpreta nel modo più veritiero possibile i suoi modi di fare, di pensare. Poi descrivi la vostra situazione conflittuale dal suo punto di vista. Sii Preciso. 3) Ora rivedi le vostre posizioni e scegli il modo più efficace per agire. <<Esempio: se mi rendo conto che l’altra vuol essere la più bella del reame, glielo dirò: “Sai che sei stronza? Però sei una figa pazzesca!”>>, dice Bidogia. <<Così avrò messo in chiaro il mio punto di vista, ma avrò restituito all’altro qualcosa, e curato la sua ferita interiore>>.

Se vuole la guerra. Quando invece sei di fronte a un tipo pericoloso, ossia che sa quel che fa e magari ne gode, devi toglierti dal suo campo d’azione. Non puoi? Non accettare provocazioni e mantieni la calma: come sottolinea Rende, chi è stronzo se la prende di più con chi ha reazioni scomposte. Ma soprattutto concentrati sulle tue potenzialità e costruisciti attorno uno scudo di energia positiva: <<Per metterci al riparo dai colpi degli altri e non viverli come nostro disvalore, abbiamo almeno tre armi>>, continua Rende: <<L’assertività, ossia essere soddisfatti della nostra vita e dei nostri scopi. L’autoefficacia, ossia la sensazione di potercela fare: è interessante sapere che tanto più pensiamo di riuscire, tanto più riusciamo, a parità di competenze – e il discorso vale anche se vogliamo evitare una persona maligna. Infine, l’autostima>>.

Da vittima a imperatrice. Proprio l’autostima, secondo Morganti, tiene lontani gli stronzi come l’aglio le streghe: <<Le persone disturbate trattano in modo umiliante chi si pone da vittima, da perdente. Ma se sei imperatrice, e vai nel mondo da imperatrice, gli altri ti tratteranno da imperatrice. Non dev’essere solo un abito però, ma un modo di sentirsi>>. E se così facendo ti viene l’aria un po’ stronzetta, poco male. In amore, poi, nella giusta accezione può fare la differenza. Come scrive Sherry Argov in Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze (Piemme). <<La stronza non è una donna che parla con un tono di voce aspro. Non è caustica o volgare. È cortese ma chiara. Sa cosa le piace, e non ha difficoltà a esprimerlo in modo schietto. Tiene se stessa in gran considerazione, e il risultato è che spesso ottiene ciò che vuole>>. Compreso l’uomo dei suoi sogni: come dice anche la nonna, i ragazzi adorano quelle che sanno farsi rispettare.

I PARENTI SERPENTI

4 classici dell’arte della stronzaggine: strategie fast per uscirne con classe (e possibilmente illese)

Tua sorella/tuo Fratello

Lei mette in vendita su ebay la borsa vintage che ti aveva chiesto in prestito. Lui ignora la vostra famiglia e si fa i fatti suoi. <<Una persona adulta ha diritto di gestire la sua vita come crede, e se decide di non frequentare o offrire personalmente aiuto a un familiare, sono fatti suoi>>- Dice Monica Morganti. <<Il punto è fare in modo che il suo sottrarsi non diventi il tuo caricarti di peso. Per eliminare la rabbia dovuta alla frustrazione, devi trovare soluzioni. Per esempio, dirai al fratello di pagare una persona per la parte di assistenza che gli spetta>>. Quanto alla sorella che ha venduto la tua Dior Anni ‘70, <<se ti chiede scusa ok, accetti le scuse. Ma chiederai come pensa di ripagarti il danno. Chi ami può essere perdonato, ma deve mostrarsi responsabile e riparare la perdita>>, afferma Bidogia.

L’amica di sempre

Le dici che ti piacerebbe farti un pixie cut, e il giorno dopo se lo fa lei. Andate a ballare, ma ti molla appena arrivate per stare con tipo che le piace. <<Chiediti perché hai un’amica così, ragiona sui motivi delle tue scelte>>, consiglia Luca Bodogia. <<Se vuoi darle una chance, dille che ti sei sentita offesa: “Ti ritenevo un’amica, ma è la seconda volta che mi fai una carognata”. Se cade dalle nuvole, guarda come si comporterà in futuro. Rimarcale la tua tristezza. Ma con onore. Senza vittimismi. E senza dire: “Sei una stronza”, accusa che porta solo a chiusure reciproche>>.

Il tuo ragazzo

Torna dal lavoro, e anziché stare con te si fionda su tv o smartphone perché “ha bisogno di decompressione”. <<Uomini e donne hanno esigenze diverse>>, dice Francesco Di Fant: <<Esempio: una donna dice circa 12.000 parola al giorno, un uomo 5-6mila. La sera lui avrà esaurito la sua quota, lei no!>>. E per far defluire lo stress lei ha bisogno di parlare, lui di stare un po’ da solo, o con un amico. Se però il tuo istinto ti dice che si stronzo si tratta, parla chiaro e agisci: <<Nel contratto sentimentale>>, dice Monica Morganti, <<metto paletti e chiarisco confini. L’altro deve sapere che se li travalica perde la relazione. Quel che dico, però, devo mantenere: i gran discorsi delle mendicanti d’amore pronte a ritrattare, perdono credibilità>>.

La mamma di lui

Ti fa sentire intrusa, ti esclude dai discorsi “di famiglia”, entra in casa vostra col suo paio di chiavi senza avvisare. <<Una persona così ha bisogno di controllo sulle vite degli altri>>, dice Francesco Rende: <<Ma se qualcuno cerca di invadere i nostri spazi personali è necessario ridefinire le regole e non fare concessioni, in questo caso arrivando a cambiare la serratura di casa>>. Tu, però non ti esporre: <<Sarà suo figlio a farsi carico del problema, così come di altri atti sgarbati verso di te>>.

Laura Minetto

https://www.cosmopolitan.com/it/

RADIO 2 – Crisi di governo e Linguaggio del Corpo: analisi di Francesco Di Fant

RADIO 2 – Francesco Di Fant ospite de “I Rimandati” (Luca Restivo, Davide D’Addato e Federico Vozzi) per analizzare la crisi del governo giallo-verde attraverso il Linguaggio del Corpo e dare altri utili consigli sulla Comunicazione Non Verbale presenti nel suo suo libro Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo (20 agosto 2019)

https://www.raiplayradio.it/programmi/irimandati/

“Manuale di resistenza al potere” – recensione del libro

“Come resistere al potere?”, “Come non farsi manipolare e vivere sereni?”. A queste domande tenta di dare una risposta il libro Manuale di resistenza al potere di Michele Putrino, Coach ed esperto di Leadership, edito da Uno Editori.

In quest’opera, scritta in modo chiaro e accessibile a tutti, l’autore mette in luce in modo semplice e ricco di esempi cosa sia il potere e la manipolazione, in un viaggio che attraversa la storia dell’umanità fino ad arrivare ai giorni nostri. Un presente in cui la “Mega-macchina”, ovvero la società consumistica plasmata dal pensiero unico, ingabbia tutti, o quasi, attraverso meccanismi lenti e pervasivi come la propaganda (per ottenere un’influenza culturale) e il marketing (strumento chiave per la vendita e motore principale del consumismo stesso), rendendo l’uomo sempre meno autosufficiente e dipendente dalla società stessa, chiudendolo così in un circolo vizioso in cui ha sempre meno potere sulla sua stessa vita.

Sutrino cita numerosi autori – da Platone a Nietzsche, dagli Stoici fino ad arrivare a Tiziano Terzani – e aiutandosi con le loro metafore e le loro idee potenti guida il lettore nella comprensione che la manipolazione più potente è proprio quella che è meno visibile, che viene data quasi per scontata e nella quale si è immersi sin dalla nascita.

Ma chi controlla la “Mega macchina”? E con quali finalità? Questa parte del libro è una delle più interessanti poiché evita qualsiasi banalizzazione di tipo complottistico e con estrema lucidità identifica l’umanità intera come responsabile della creazione e della gestione di questo mostro di burocrazia e tecnologia. La specie umana ha creato questa forma perversa di auto-controllo man mano che ha perso il contatto con la Natura, con il gruppo sociale di riferimento e si è avviata verso una progressiva astrazione dalle proprie necessità con l’avvento delle metropoli disumane.

La “Mega macchina”, in questi termini, sarebbe un tentativo di placare il proprio senso di inadeguatezza de-responsabilizzandosi e affidandosi a un intelligenza “meccanica” superiore avviata verso il transumanesimo e l’iper-tecnocrazia (che lentamente consumano l’umanità dentro di noi). L’uomo, avendo smarrito il contatto e l’armonia con la Natura (con la N maiuscola), ovvero con tutto quello che è reale, tangibile e realmente necessario per la felicità dell’uomo, tenta goffamente di affidarsi a un “Deus ex machina” che lo sappia guidare e coccolare.

Felicità, etica, senso della vita e della morte: questi sono i temi che l’autore affronta con coraggio e a viso aperto indicando come possibile soluzione un metodo chiaro per liberarsi dal giogo della manipolazione di una società occidentale svuotata di senso e piena di produttori-consumatori piuttosto che di esseri umani. Putrino suggerisce di evitare di diventare degli eremiti per affrancarsi da questa società, non è nella fuga dal mondo la soluzione più semplice per l’uomo bensì nella piena presa di coscienza di se stesso, del bene e del male, dell’armonia presente nella Natura e nella riscoperta di bisogni semplici, reali e concreti.

Attraverso diversi consigli presi dalla filosofiastoica l’autore indica la via nella presa di consapevolezza di un mondo meno virtuale e più reale, in armonia con il proprio corpo, con gli altri, con la Natura e con lo scorrere degli eventi del mondo. Cambiare la nostra percezione prima di tutto, per vivere meglio e agire con strumenti dettati dalla saggezza di una filosofia pratica e che invita a mettersi in gioco ogni giorno cercando il bello e il buono dentro e fuori di noi.

Questo libro ci aiuta in modo semplice ed efficace a comprendere meglio la manipolazione intorno a noi e ci dona alcuni strumenti per affrontarla, vivere meglio e “riappropriarsi” della propria vita; perché in fondo, come scrive l’autore “La manipolazione è sempre un atto di auto-manipolazione: nessuno può manipolarci senza il nostro consenso”.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://unoeditori.com/prodotto/manuale-di-resistenza-al-potere/

“Prova a mentirmi” – Intervista ad Antonio Meridda

 

Intervista di Francesco Di Fant ad Antonio Meridda, esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, autore del libro “Prova a mentirmi” scritto da Antonio Meridda e Fabio Pandiscia (Franco Angeli editore).

Disponibile in versione cartacea in tutte le librerie o in versione e-book sui siti https://antoniomeridda.com/ http://www.fabiopandiscia.it/ e su Amazon.

 

 

 

 

 

 

 

 

F. Di Fant – Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo – Michele Grassi

 

Ogni tanto mi piace andare a zonzo per il web alla ricerca di un libro da acquistare, magari un e-book, per spendere poco e restarci meno male se poi non mi piace. Lo scelgo a “naso”. Prezzo, copertina, titolo, sinossi, casa editrice, autore sono i principali parametri ai quali affido la “grande decisione”. Agendo in questo modo qualche tempo fa mi sono imbattuto in un libro che, a parte la casa editrice, Newton Compton, di cui mi fido, mi ha attratto fondamentalmente per il titolo.

Non ero molto convinto della scelta fatta, però quando ho iniziato la lettura, il testo si è rivelato essere più interessante del previsto. L’approccio è piacevole e semplice, il libro è facile da consultare ed è molto completo e preciso. Il tema può apparire scontato, anche banale: “Dimmi che gesti fai e ti dirò chi sei”, ma non lo è. L’autore individua con grande capacità i gesti che compiono le persone che nella vita è meglio evitare, e ci suggerisce che conoscendone la gestualità possiamo sempre capire molto più velocemente che tipo di persona abbiamo di fronte.

In breve Francesco Di Fant ci vuole insegnare coma fare a riconoscere uno stronzo al primo sguardo. Il libro è un continuo, ed anche molto divertente, susseguirsi di tattiche per riconoscere il pericolo e anticipare il nemico. Il mondo è pieno di stronzi, gente prepotente e spietata, sempre pronta ad approfittare di ogni occasione per avere la meglio sugli altri. L’autore è convinto che bisogna riuscire a smascherare queste persone, per non permettergli di utilizzare la loro stronzaggine contro di noi. Il manuale insegna a riconoscerli a prima vista, senza ombra di dubbio.

Ma chi è l’autore? La sua competenza in materia è evidente. Mi sono incuriosito e ho svolto una piccola ricerca. Ho scoperto che Francesco Di Fant è un esperto del linguaggio del corpo, ed è uno tra i più prestigiosi che abbiamo in Italia. Ha pubblicato altri due libri. “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” e “ I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo.” oltre a diversi articoli, molti dei quali sulla comunicazione non verbale applicata al settore giuridico. Partecipa spesso e collabora attivamente ad alcuni programmi televisivi (RAI, Mediaset) e radiofonici.

Dice che il mondo è pieno di stronzi, persone che non riescono a vivere le relazioni in modo normale, e consiglia vivamente di stare alla larga da chi utilizza la menzogna come sistema di vita. Per esempio l’autore consiglia di allontanare immediatamente le persone che davanti a voi rispondono a telefono con gentilezza e poi appena terminata la chiamata si mettono a parlare male dell’interlocutore.

I ragionamenti di Di Fant che a prima lettura possono sembrare goliardici, in realtà sono basati sempre su basi scientifiche e razionali. Molto interessante è la terza parte del libro, in cui viene vivisezionata con grande arguzia tutta la gamma di smorfie e di movimenti che compiono le persone quanto mentono.

Che dire. Al termine di questo libro sembra davvero di riconoscere gli stronzi in pochi secondi, anche se ho sempre timore di sbagliarmi, perché mi hanno insegnato che l’apparenza inganna.

 

Michele Grassi

 

http://www.michele-grassi.com/f-di-fant-come-riconoscere-uno-stronzo-al-primo-sguardo-newton-compton/

 

“I segreti per capire il Linguaggio del Corpo” – Intervista a Francesco Di Fant

 

Intervista di Antonio Meridda a Francesco Di Fant, esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, autore del libro “I Segreti per Capire il Linguaggio del Corpo” (Newton Compton Editori).

Disponibile in versione cartacea in tutte le librerie o in versione e-book sul sito della Newton Compton e su altri siti: https://www.newtoncompton.com/libro/i-segreti-per-parlare-e-capire-il-linguaggio-del-corpo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RADIO ROCK – “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” con Olimpia Camilli (30-09-2018)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Olimpia Camilli su RADIO ROCK 106.600 per parlare del suo libro “Come riconoscere uno stronzo al primo sguardo” (Newton Comtpton Editori) tra psicologia e segnali legati alla Menzogna (30 settembre 2018).

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I SEGRETI PER CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO da oggi nella nuova edizione

 

Da oggi il libro “I SEGRETI PER CAPIRE IL LINGUAGGIO DEL CORPO” è disponibile nella nuova edizione della collana Grandi Manuali Newton, in tutte le librerie e anche in versione e-book sul sito della Newton Compton e su tutti gli altri siti dove è possibile acquistare e-book!!

https://www.newtoncompton.com/libro/i-segreti-per-parlare-e-capire-il-linguaggio-del-corpo

 

 

I gesti non mentono. Scopri come gestire e usare il tuo corpo!

Che si tratti di occasioni professionali, familiari o di svago, questo manuale offre consigli utili a tutti coloro che desiderano conoscere le regole fondamentali su come comportarsi nelle diverse situazioni quotidiane, attraverso la gestione e l’uso cosciente del proprio corpo. I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo è uno strumento in più per imparare a vivere meglio, perché spesso il corpo riesce a comunicare in maniera più efficace delle parole. Un manuale che svela tutti i trucchi della comunicazione non verbale attraverso consigli ed esempi, sviluppando la creatività, le capacità cognitive e le relazioni interpersonali. Un percorso per capire come ascoltare il proprio corpo, per entrare meglio in contatto con gli altri e per affrontare e gestire in modo più sereno la vita e le sue difficoltà.

 

LEGAL MARKETING. STRATEGIE PER FAR CRESCERE LO STUDIO LEGALE

 

 

Nella seduta del 31 gennaio 2014, in esecuzione dell’art. 65 della Legge 31 dicembre 2012, n. 247, il Consiglio Nazionale Forense ha approvato il nuovo codice deontologico, così modificando le disposizioni oggetto di questo commento. Le disposizioni del codice deontologico in materia di pubblicità ribadiscono fermamente il rispetto dei principi deontologici sul rispetto della verità, della trasparenza e della correttezza, della dignità e del decoro della professione ma fanno discutere e forse costituiscono il punto nevralgico del radicale cambiamento delle modalità di esercizio della professione forense che appaiono anacronistiche rispetto alle trasformazioni sociali ed economiche. Il rispetto dei principi deontologici sembrerebbe rivelare un ruolo eccessivamente conservatore del CNF che è chiamato a fare i conti con le nuove modalità di esercizio della professione ed, in particolare, delle forme di pubblicità.

Nel contesto storico odierno la concorrenza professionale è pressoché spietata specialmente in ambito legale data la presenza di numerosi addetti ai servizi legali e l’evoluzione della domanda impongono una profonda revisione dell’offerta di prestazioni e dell’organizzazione e struttura del lavoro, l’applicazione delle diverse strategie diventa, infatti, un elemento irrinunciabile per ogni professionista che intenda essere competitivo sul mercato italiano, come ben spiega nel presente prontuario l’avv. Alessandra Bregni. Il quadro dei valori costituzionali, ricordati nel testo, manifesta la specialità della professione forense, attraverso una serie di indici che non possono essere ignorati nella disciplina della professione di avvocato e sono imprescindibili per il corretto esercizio della stessa e di cui bisogna necessariamente ed inevitabilmente tenere conto quando ci si occupa dello spinoso campo della pubblicità.

Possiamo quindi definire la pubblicità legale un’arma a doppio taglio? Essa si rivela utile, quasi fondamentale, ma per muoversi bene in questo terreno semi-arido bisogna utilizzare uno strumento chiamato “comunicazione”. Si sente parlare sempre di più dell’importanza della comunicazione nella vita personale e lavorativa, avere una “buona” comunicazione facilita indubbiamente le relazioni personali e professionali, migliorando la propria soddisfazione globale e riuscendo ad instaurare dei rapporti profondi e significativi con le persone che ci circondano. Ma cosa si intende quando si parla di comunicazione? Nel presente volume il dott. Francesco Di Fant, esperto in comunicazione offrirà delle dritte sulla comunicazione in ambito del “Legal Marketing” e consigli utili sul come farsi pagare dai clienti e riconoscere le menzogne.

Ma quando parliamo di Legal Marketing cosa intendiamo? L’insieme delle strategie con finalità organizzative e promozionali, di cui uno studio legale può servirsi per implementare la propria attività, pubblicizzando i servizi offerti, allo scopo di acquisire nuovi clienti. L’innovazione tecnologica, l’evoluzione dei mercati e l’intervento del diritto comunitario fanno emergere problemi che, tuttavia, non dovrebbero modificare in alcun modo la consolidata collocazione della professione forense nel ruolo di garanzia dei diritti dell’uomo. Una buona conoscenza di quelli che sono gli strumenti messi a disposizione dell’avvocato possono aiutare ad accrescere lo studio legale. Il concetto di studio legale “tradizionale” si fondava su di un concetto legato alla figura di avvocati che si occupavano, in particolare, delle attività coperte da riserva legale e solo in misura marginale svolgeva attività di consulenza o stragiudiziale.

L’attuale scenario economico, politico, legislativo e sociale nel quale si muove la professione forense sta registrando una serie di mutamenti che hanno spinto il mercato verso una evoluzione competitiva. Lo sviluppo di un’adeguata pianificazione di marketing e comunicazione digitali rappresenta, ancora oggi, uno scoglio per molti studi legali, che scontano non solo un cronico ritardo rispetto ai colleghi d’oltreoceano, ma anche una manifesta inadeguatezza nel rispondere alle richieste di un’utenza più esigente ed evoluta, che padroneggia lo strumento web con crescente disinvoltura. Ci auspichiamo che questo volume sia di ausilio a tutti i professionisti che vogliono innovare la propria attività ed incrementare il proprio business.

Dott.ssa Francesca Corraro
Responsabile editoriale Admaiora

 

Capitoli del libro:

La normativa italiana sulla pubblicità legale – L’importanza del Legal Marketing e la pubblicità degli studi legali – Comunicare efficacemente in uno studio legale (e farsi pagare dai clienti) – Gestione dello studio – Web Marketing per lo studio legale – Social Media per promuovere lo studio legale – Il blog per il tuo studio aziendale – Le sponsorizzazioni e l’organizzazione di eventi

 

Informazioni sugli Autori:

Alessandra Bregni: è avvocato libero professionista abilitato dinanzi alle giurisdizioni superiori. Iscritta al foro di Roma, pubblica interventi in riviste giuridiche ed è autrice di note a sentenze. Curatore fallimentare ed iscritta nell’elenco dei Custodi Giudiziari e Delegati alla vendita del Tribunale di Roma. Esperta in diritto civile e commerciale con particolare interesse agli aspetti del diritto societario, fallimentare e degli appalti pubblici.

Francesco Di Fant: è esperto di Comunicazione Non Verbale e Linguaggio del Corpo. Consulente e formatore presso grandi aziende nazionali e internazionali, pubblica articoli, libri e cura rubriche sulla Comunicazione Non Verbale, relatore a convegni nazionali e internazionali di medicina e criminologia, insegna in master universitari di criminologia e in corsi per giuristi e medici, collabora attivamente con diversi programmi televisivi e radiofonici.

Francesca Corraro: è scrittrice ed editor con formazione universitaria sia umanistica che economico – giuridica. È responsabile editoriale per la casa editrice Admaiora, pubblica articoli, libri e compendi in diritto civile. Esperta in web marketing e social media marketing & communication, formatrice aziendale in sales strategies.

 

Titolo: Legal Marketing
Autore:
Alessandra Bregni, Francesca Corraro, Francesco Di Fant
Editore:
Edizioni Ad Maiora
Anno:
Aprile 2017
Libro in brossura:
192 pagine
Codice ISBN:
9788868710651

 

http://www.edizioniadmaiora.it/pubblicazioni/item/legal-marketing.html

 

Sigarette e Linguaggio del Corpo

 

Nell’immaginario collettivo un semplice oggetto, come una normale sigaretta, può essere visto come un simbolo di sesso e potere, morte e desiderio. Celebrità quali Jean-Paul Belmondo, Greta Garbo e Sean Connery col suo James Bond, non sarebbero state le stesse stelle inarrivabili avvolte da un alone di mistero senza la loro immancabile sigaretta in bocca, ma soprattutto senza il loro modo di fumarla, manipolarla, modulare le espressioni del viso e sbuffare il fumo nell’aria circostante.

Durante l’atto di fumare una sigaretta, le espressioni del viso in qualche modo accompagnano tale gesto, non solo a livello fisiologico per seguire la muscolatura della bocca, ma anche intensificando lo sguardo, ammiccando un sorriso e via dicendo. Bisogna però stare attenti alle smorfie involontarie, ad esempio è tipico assumere un’espressione di disgusto se il fumo va negli occhi o se sentiamo uno strano sapore in bocca.

Anche le mani del fumatore giocano il loro ruolo, tamburellare e manipolare la sigaretta è una cosa abbastanza comune di chi vive una situazione più tesa del solito. La sigaretta viene comunemente impugnata in modi diversi a seconda del sesso, le donne tendono a tenere la sigaretta rivolta verso l’alto tenendola tra indice e medio, gli uomini, invece, sono soliti tenere la sigaretta dritta o nascosta nel palmo mantenendola tra il pollice e l’indice. Inoltre, spegnere la sigaretta in un colpo solo equivale a dire «basta», come se il gesto rappresentasse un pugno sul tavolo, normalmente viene spenta più lentamente con diversi colpi schiacciandola ripetutamente sul fondo del portacenere.

Anche le posture del nostro corpo sono state influenzate da anni di cultura iconica legata alle bionde sigarette, qualche esempio? La posizione da duro che ci possono ricordare le vecchie star hollywoodiane del genere western, piede su una roccia, sguardo stretto e puntato verso l’orizzonte e (a scelta) braccia incrociate e petto inclinato in avanti o braccia sui fianchi e petto in fuori, per non parlare delle pose lascive di certe dive di mezzo secolo fa, la posizione delle dita citata in precedenza contribuisce anche alla creazione di tale immagine.

Un altro aspetto da analizzare è il fumo: sbuffarlo in alto di solito è considerato un gesto rude, poiché in questo modo è molto facile dare fastidio alle persone intorno a noi, mandare il fumo in alto, però, può anche significare che il fumatore sta sul punto di prendere una risposta positiva, nel caso che stia meditando una decisione, e indica in generale una personalità positiva, sicura e aggressiva, che comunica un senso di superiorità. Sbuffare il fumo in basso, invece, denota la persona come negativa, diffidente e misteriosa e può indicare che sta per dare una risposta negativa.

Il fumo può anche funzionare da vera e propria barriera fisica: questa cortina delimita uno spazio aereo personale in cui viene meno naturale entrarci per chi sta intorno; sbuffare il fumo in faccia è considerato un segnale di aggressività, però se soffiato con delicatezza sul viso di una persona che ci attrae, funziona come gioco di seduzione, la persona che viene inondata dal nostro fumo è costretta a condividere la nostra stessa aria, allo stesso modo la nuvola di fumo, invece che delimitare una barriera, può anche funzionare come spazio esclusivo per due persone in cui il corteggiatore voglia fare entrare il corteggiato.

Il fumo, come accennato, era anche un segnale di corteggiamento, addirittura un rito per le vecchie generazioni, anche il gesto di accendere la sigaretta a una donna faceva parte di un galateo perduto e in quel gesto, ad esempio, si poteva esprimere virilità, sensualità e attrazione allo stesso tempo, in un gioco di sguardi e piccoli rituali di movimento.

E siccome non c’è fumo senza fuoco, vale la pena accennare a qualche curiosità sulla gestualità connessa all’accendino, se si gioca col fuoco, nel vero senso della parola, i significati posso essere diversi: accenderlo e fissare la fiamma segnala un desiderio di tenerezza, affetto e amore, accendere e spegnere ripetutamente la fiamma invece indica generalmente aggressività o rabbia.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il linguaggio non verbale della testa

 

Durante una comunissima giornata compiamo centinaia di movimenti con il capo, normalmente scuotiamo la testa per dire no o per mostrare la nostra disapprovazione, annuiamo per dire sì o per incitare il nostro interlocutore a proseguire nel suo discorso, abbassiamo la testa per vergogna o per ripararci da vento e sole; questi e molti altri piccoli e grandi movimenti vengono compiuti in maniera più o meno cosciente, ma siamo sicuri di saper leggere quello che la testa vuole dirci?

Posizioni della testa: Tra le varie posizioni che la testa può assumere, quella inclinata verso il basso è sicuramente quella che comunica maggiormente negatività. La testa china può essere indizio di insicurezza, timidezza, aggressività o disapprovazione da parte altrui, ad esempio, se vi trovate nel mezzo di una discussione o in una riunione d’affari. Invece, le persone che tendono ad avere la testa inclinata tendono a essere aperte all’ascolto, generose e interessate alla relazione con l’altro; in natura, il fatto di restare con il collo scoperto è pericoloso, poiché lasciamo alla mercé dei predatori una delle parti più sensibili del nostro corpo; questo atteggiamento denota principalmente sottomissione e aiuta il rapporto con gli altri, a causa della manifesta non aggressività. Un atteggiamento neutro e imparziale hanno, invece, le persone che tendono a mantenere il capo dritto, valutando la situazione prima di esprimersi; se il mento risulta alzato può essere indice di arroganza e superiorità nei confronti di chi parla o dell’argomento trattato.

Quando la testa è in movimento: Il gesto di abbassare la testa è tipico di chi si vuole scusare e indica principalmente sottomissione; anche in presenza di un forte spavento si alzano le spalle e si abbassa la testa per proteggersi istintivamente da qualcosa; il collo un attimo prima è esposto all’ambiente circostante e un momento dopo spalle e testa concorrono a chiudere l’accesso a chiunque; è anche un modo per occupare meno spazio sembrando, in questo modo, meno minacciosi.

Ruotare il capo a destra e sinistra è considerato indizio di un atteggiamento negativo; è tipico di chi ascolta e non è d’accordo con le parole dell’interlocutore; se una persona afferma qualcosa scuotendo il capo ci sono buone probabilità che stia mentendo; il nostro cervello attribuisce solitamente maggiore importanza alla gestualità della testa, che alle parole ascoltate.

Scuotere la testa in alto e in basso è considerato un segno positivo, specialmente se accompagnato da un sorriso; è generalmente considerato un gesto di approvazione, sia mentre si parla, che mentre si ascolta. Questo gesto, che è diffuso in gran parte del mondo, è stato oggetto di studi e dalle ricerche emerge che esso è contagioso al pari di uno starnuto; infatti, se usato durante una conversazione, l’effetto è quello di rinforzare l’approvazione da parte dell’interlocutore e al tempo stesso di creare un’atmosfera positiva nel dialogo. Inoltre se si annuisce con movimenti lenti si induce la persona di fronte a noi a parlare più a lungo e ad aprirsi maggiormente; spesso i venditori esperti usano questo innocente gesto per indurre il potenziale acquirente a sbottonarsi di più e rivelare informazioni utili per la vendita stessa; diventa più difficile opporre un secco «no» durante una conversazione in cui il nostro interlocutore si dimostri positivo con tale gesto che spesso, come detto prima, viene ripetuto automaticamente dall’altra persona.

Cenni parziali della testa, invece, possono avere significati diversi a seconda della culture, come ad esempio nei Paesi arabi, dove un singolo movimento del capo verso l’alto significa «no»; in India per dire «sì» la testa viene inclinata lateralmente a sinistra e destra; un singolo gesto verso il basso, in molte culture, viene considerato un segnale di assenso, ma anche in questo caso, è sempre meglio conoscere le culture con cui si viene a contatto, per evitare, perlomeno, di fare brutte figure indesiderate.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il corpo parla anche nel sonno

 

Il regno di Morfeo è senza ombra di dubbio un luogo unico e magico; al termine di una lunga giornata il nostro fisico e la nostra mente finalmente si rilassano per concedersi qualche ora d’oblio rigenerante (si spera). Emozioni e pensieri consci lasciano il posto all’inconscio e all’avvento del sogno; così come la nostra psiche, anche il nostro corpo si libera ed esprime quello che di giorno, a volte, tiene sotto controllo.

La nostra personalità più profonda spesso si esprime proprio sotto il manto del sonno e la posizione che preferiamo per addormentarci o nella quale dormiamo può svelare alcuni aspetti della nostra persona.

La posizione più comune per dormire è la classica posizione fetale, quasi la metà delle persone dorme in questo modo; la postura richiama appunto quella di un feto e tecnicamente è la posizione migliore per minimizzare la dispersione del calore corporeo. Le persone che assumono questa posizione sono ritenute sensibili e, a volte, possono essere timide nelle situazioni nuove; se inoltre abbracciano il cuscino o si abbracciano da soli, questo può essere indizio di un bisogno di affetto e rassicurazione.

Chi invece dorme in una posizione distesa a pancia in alto, con le braccia lungo i fianchi, sono in genere persone pacate e riservate, non amano il rumore e la confusione, sono organizzate e attente a fare le cose nel modo giusto.

Coloro che dormono distesi sul fianco, con le braccia in basso, tendono ad avere un carattere espansivo e fiducioso, amano socializzare e stare in mezzo agli altri.

Invece le persone che dormono stese sul fianco, ma con le braccia sollevate all’altezza del viso, sono considerate persone aperte ma attente a valutare tutto attentamente.

Anche quelli che dormono proni, ovvero a pancia in giù, di solito sono persone che apparentemente si trovano bene con gli altri, ma che possono diventare permalose e suscettibili.

Meno comune è la posizione di chi dorme con le braccia alzate; questa caratteristica indicherebbe una personalità sicura di sé e indipendente, pronta all’ascolto e ben disposta nei confronti dell’amicizia e dell’aiuto reciproco.

Vediamo anche come interagiamo con il nostro cuscino: stringerlo equivale, come detto prima, a un bisogno di protezione; mettere la testa sotto di esso, invece, indica una personalità decisa, che evita le mezze misure. Dormire senza il cuscino corrisponde a un carattere equilibrato, ma a volte troppo critico con se stesso; chi respinge il cuscino nel sonno, invece, indica un bisogno di libertà; coloro che, al contrario, usano più di un cuscino sono considerati edonisti, fantasiosi, ma anche un po’ pigri.

Anche il modo con cui conviviamo con le coperte può essere importante: chi si avvolge stretto in esse comunica il bisogno di sicurezza; quando le lenzuola ci avvolgono completamente come una mummia, testa compresa, potrebbe segnalare addirittura la forte necessità di una fuga dalla realtà. Dormire con i piedi che escono fuori dalle coperte o dal letto è indice di una personalità libera, estroversa e spontanea, ma anche un po’ confusionaria.

Il linguaggio del corpo può anche essere un termometro per la vita sessuale e affettiva della coppia: la posizione fetale a specchio è quella che indica il massimo grado di affinità; anche la posizione a tandem, ovvero abbracciati con la schiena di uno poggiata al petto dell’altro, è un segnale di una vita affettiva soddisfacente. Se si dorme uno a pancia in alto e l’altro con la testa poggiata sul petto altrui, può essere indice di una ricerca di protezione da parte di chi sta sopra; una posizione che può indicare un malessere affettivo è quella in cui si è voltati uno da una parte e uno dall’altra, evitando anche il contatto con la schiena.

Il linguaggio del corpo che riposa può essere diverso, come abbiamo visto, e per analizzare quanto detto finora vanno considerati anche alcuni fattori ambientali che possono influenzare la postura (specialmente se si condivide lo stesso letto); ci sono persone che dormono completamente al buio e alcune che si sentono a disagio e gradiscono che filtri un po’ di luce.

Bisogna poi considerare i rumori, come ad esempio il russare, che è più facile se si dorme con la pancia in alto. Inoltre, possiamo essere abituati a dormire solo in un lato specifico del letto; potremmo avere a che fare con qualcuno che scalcia o si muove molto durante il sonno (chiaro segnale d’irrequietezza), trasformando così il materasso in un ring notturno, considerando che alcune persone si svegliano addirittura con i piedi del partner sul cuscino.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Lapsus gestuali

 

I lapsus gestuali o motóri hanno principalmente la funzione di essere una sorta di valvola di sfogo inconscia; uno psicologo che spese molte energie nell’analisi dei lapsus fu il famoso Sigmund Freud, il quale affermò che i contenuti che vogliamo reprimere inconsciamente, poiché intensi a livello emotivo, possono eludere questa particolare autocensura e uscire allo scoperto attraverso dei lapsus (dal latino «cadere»), oltre che tramite i sogni e l’umorismo.

Un interessante documentario “Secrets of body language”, del canale satellitare americano History Channel, spiega che spesso i lapsus gestuali sono quelli che tradiscono un delinquente; ad esempio quando un criminale vede un agente di polizia istintivamente tocca per un istante l’arma o l’oggetto del reato, come a controllare che ci sia ancora; gli agenti di polizia sono allenati a notare questi piccoli gesti che li facilitano nel loro lavoro quotidiano di tutori dell’ordine; oppure un ladro che abbia appena nascosto la refurtiva tenderà istintivamente a guardare qualcosa che non vorrebbe che fosse visto, di solito lo sguardo indica proprio la direzione del nascondiglio.

Un lapsus gestuale è una parte di azione, un frammento di gesto non portato a termine; questo gesto è fuori del controllo del soggetto e può variare in grandezza e in intensità, di solito è la prima parte del gesto quella che si mette in atto; se l’azione è di breve durata (ad esempio uno sguardo) è probabile che il lapsus gestuale riveli l’intera azione. A causa del fatto che l’azione è volontariamente inibita, ma una parte sfugge al controllo della persona, la variabilità dei lapsus gestuali è fortemente influenzata dalla personalità e dall’autocontrollo che hanno i singoli soggetti.

Un classico esempio è quando si dice di no, mentre si scuote la testa come a dire di sì, altre volte si urta ripetutamente contro gli oggetti circostanti, questo è indice di disagio nei confronti dell’ambiente o della situazione; tramite questi lapsus il corpo parla e ci comunica quello che a volte le parole non riescono o non vogliono esprimere. Un altro esempio sono le false partenze; se due persone sono impegnate in una conversazione e una delle due comincia a muoversi o a dondolare da un lato solo, è un indizio della volontà di andarsene; questo gesto è la prima parte del movimento del camminare, infatti prima di compiere il primo passo si sposta il peso del corpo in quella direzione.

Due tipi di gesti sono maggiormente soggetti ai lapsus gestuali; gli illustratori, gesti che sono usati per dare enfasi al discorso, il comune gesticolare, e i manipolatori, gesti che toccano il corpo o oggetti per alleviare la tensione.
I lapsus motóri possono anche essere considerati indizi di menzogna se visti alla luce del contesto e soppesati con altri indizi che puntano nella stessa direzione; alcuni gesti che possono rientrare in questa categoria sono quelli che mostrano una parte della combinazione gestuale dell’insicurezza, fra cui alzare le spalle, tenere la bocca con gli angoli delle labbra rivolti in basso, mostrare i palmi delle mani verso l’alto e innalzare le sopracciglia.

In una interessante ricerca condotta dallo psicologo Paul Ekman, in cui si cercava di stabilire delle corrispondenze fra gesti ed emozioni specifiche, risultò che tale connessione era particolarmente forte in due gesti: quello del dito medio alzato e del lieve sollevamento delle spalle. Il primo si presenta in presenza di rabbia, il secondo quando la persona è scossa; entrambi venivano effettuati con un’alta frequenza, in modo parziale e non del tutto visibile al destinatario o all’interlocutore.

Bisogna ricordare di stare attenti a qualsiasi interpretazione ed essere cauti nel giudicare o azzardare ipotesi; abbiamo più volte detto che, in linea di massima, un solo indizio non è una prova e che è sempre bene considerare un ragionevole dubbio; questo vale in particolar modo nel caso dei lapsus gestuali che spesso mostrano solo una piccola porzione del gesto, il che li rende di difficile lettura se non analizzati con cura e prestando attenzione anche ad altri fattori.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il linguaggio assertivo del corpo

 

La varietà umana si può osservare ogni giorno, in particolar modo nelle relazioni interpersonali, luogo di incontro e scontro di personalità, ruoli e maschere. L’equilibrio, come in molte altre cose della vita, è sempre consigliato nel delicato approccio all’altro; a volte non sembra essere facile parlare con qualcuno, specie se incontriamo persone troppo aggressive o passive rispetto al nostro modo di relazionarci con le parole e con il corpo.

Sempre più spesso si sente utilizzare un termine che, fino a non molto tempo fa, era pressoché sconosciuto: assertività. La parola indica un atteggiamento che serve ad affermare in modo fermo, ma non aggressivo, le proprie idee e opinioni in considerazione di quelle altrui.

Prima di capire come essere assertivi con il prossimo, vediamo di comprendere i quattro stili principali della comunicazione umana, elaborati sulla base di due indicatori: trasparenza comunicativa (alta/bassa) e focus (autodiretto/eterodiretto); i quattro stili comunicativi sono: manipolativo, passivo, aggressivo, assertivo.

Gli atteggiamenti menzogneri sono:
l’atteggiamento manipolativo (autodiretto/dissimulativo) si denota per l’obiettivo di nascondere informazioni all’altro o fare un doppio gioco comunicativo per raggiungere i propri scopi; spesso è un comportamento adottato nella vendita e nella negoziazione.

l’atteggiamento passivo (dissimulativo/eterodiretto) tende a evitare il conflitto e i toni violenti, è conciliante, non mostra sicurezza nelle sue idee, che possono cambiare con facilità, spesso rinuncia a esprimere le proprie opinioni in modo deciso, cerca spesso di non prendere responsabilità. Ciò può accadere per paura di offendere, scambiando la sottomissione per educazione e gentilezza, spesso è dovuto al timore di perdere l’approvazione altrui.

Gli atteggiamenti sinceri sono:
l’atteggiamento aggressivo (trasparente/autodiretto) si preoccupa di far prevalere la propria personalità e le proprie idee con forza, prendendo poco in considerazione l’altro che viene visto come un ostacolo; fortemente sollecitatore ascolta poco ed è poco disposto alla negoziazione; a volte questo comportamento può indicare un sentimento di inferiorità nei confronti degli altri che spinge ad anticipare il confronto, oppure un’eccessiva autostima e una conseguente sottovalutazione delle esigenze altrui.

l’atteggiamento assertivo (trasparente/eterodiretto), che prende il considerazione l’altro, sia come rispetto della persona che delle idee, porta avanti le proprie convinzioni in maniera positiva e lascia spazio al dubbio e alla spiegazione da una parte e dall’altra; cercando di trovare un sano equilibrio relazionale e comunicativo. Il corpo ci può dare una mano in questo; possiamo assumere una postura assertiva e rinforzarla con gesti consoni che sono funzionali ed entrare in un rapporto armonioso con l’altro. Per quanto riguarda la voce, usate un tono di media estensione, deciso, caldo, chiaro e a volume medio; è consigliabile strutturare il discorso in modo fluente e senza esitazioni, dare in modo appropriato enfasi e ritmo sulle parole chiave. Il viso dovrebbe esprimersi liberamente assecondando le emozioni; ridere se si è contenti e accigliarsi in caso di collera, la mascella dovrebbe essere rilassata e non si dovrebbe esagerare con espressioni mutevoli e faccette simpatiche. Stabilire il contatto degli occhi è sempre importante; in questo caso bisogna mantenerlo senza fare in modo di imbarazzare l’altro, tenete lo sguardo mobile su tutto il viso e non fissate solamente la zona degli occhi per non sembrare aggressivi. I gesti della mani dovrebbero essere misurati e tenete i palmi aperti e in vista; mantenete il più possibile la testa eretta e state seduti in posizione dritta, né incurvati in avanti, né sdraiati all’indietro, rimanendo comunque rilassati.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.