Comportamenti particolari delle mani

Quando le dita gridano: “Sto lottando!”

Per molti lettori, quando si tratta di Linguaggio del Corpo, l’attenzione va principalmente sul viso. Ma per da capire davvero gli altri, specialmente a distanza, è importante non dimenticare le mani. Le nostre mani esprimono in modo forte i nostri sentimenti – se ne dubiti, esamina come tocchiamo le cose a cui teniamo e quelle che amiamo. Al contrario, osserva come usiamo le mani per lisciare i nostri vestiti, farci aria o massaggiarle insieme quando siamo leggermente ansiosi.

Ci sono due comportamenti delle mani piuttosto interessanti perché esistono pochi studi in merito e, il più delle volte, si osservano solo quando qualcuno è in difficoltà o ha difficoltà con qualcosa di emotivo. Poiché di solito non vediamo questi due comportamenti utilizzati, li possiamo definire come comportamenti particolari (o riservati). In altre parole, li usiamo in modo particolare, riservato a quando le cose sono particolarmente difficili.

Il primo è il comportamento più familiare che io chiamo “Dita intrecciate a tenda”. Le dita sono intrecciate (i palmi rivolti l’uno verso l’altro), ma piuttosto che premute come in preghiera, o come quando ci stringiamo le mani, in questo caso le dita rimangono molto rigide. Le dita possono mantenere momentaneamente questa posizione o scivoleranno lentamente (e questa è una distinzione importante) avanti e indietro rimanendo strettamente intrecciate.

Questo è stato osservato quando qualcuno sta lottando per avere ragione in una conversazione, o quando si ha qualcosa da dire che ha conseguenze molto negative. Spesso questo gesto si vede al lavoro quando qualcuno deve dire al capo che qualcosa è andato storto e anche nella terapia di coppia quando l’uno o l’altro partner sta raccontando qualcosa di doloroso.

Il secondo comportamento è simile, ma un po ‘più contorto, poiché le dita sono ancora una volta intrecciate, ma i palmi questa volta sono rivolti verso l’alto. Questa è una variante estrema dell’intrecciamento delle dita per scaricare lo stress. In questo gesto la persona tiene le mani in alto e intreccia le dita, quindi i pollici sono rivolti in avanti.

Provalo e noterai quanto sia strano tenere le mani in questo modo, eppure, se osservi bene le mani altrui, lo vedrai abbastanza spesso quando succede qualcosa di angosciante.

Perché agiamo questi comportamenti? Si ipotizza che l’intrecciamento delle dita aumenti la superficie dei nervi digitali, molto sensibili, che normalmente utilizziamo per sentire e percepire, questo funge da carezza tattile per liberare lo stress.

La contorsione aggiuntiva delle mani e delle dita quando i palmi sono rivolti verso l’alto sollecita i muscoli, le articolazioni e i tendini delle dita, tale contorsione sembra fornire ancora più stimoli tattili. Ciò, a sua volta, serve ad alleviare lo stress in situazioni altamente cariche dal punto di vista emotivo.

Quindi, mentre tutti gli altri cercano da vicino quelle tanto decantate ma altamente sfuggenti “micro-espressioni”, puoi fare alcune osservazioni molto accurate anche a 10 metri di distanza.

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Tratto da https://www.psychologytoday.com/intl/blog/spycatcher/201906/reserved-behaviors-the-hands

Gesti da tutto il mondo

In generale, tendiamo a pensare che sia meglio non insultare il tuo paese ospitante quando viaggi all’estero. Quindi, prima di offendere involontariamente qualcuno di un’altra cultura, dai un’occhiata a questa guida ai gesti delle mani in tutto il mondo.

Alcuni gesti mandano un messaggio personale:

Grecia = “I am ignoring you” (“Ti sto ignorando”)
Messico = “You’re stingy” (“Sei avaro”)

Alcuni gesti hanno significati diversi in alcuni paesi:

USA = “Terrific” (“Eccezionale”)
Iran = “F**k you” (“Vaff…”)

USA = “Rock on” (“Spacchi di brutto”)
Spagna = “Your wife is unfaithful” (“Tua moglie è infedele”)

USA = “Okay”
Brazil = “Asshole” / “F**k you” (“Stronzo” o “Vaff…”)

Altri gesti hanno significati strani:

Sud Italia = “Crazy like a pepper mill” (“Matto come un macinapepe”)
Stati Arabi = “You have 5 fathers” / “Your mom gets around” (“Tu hai 5 padri” / “Tua madre è infedele”)
Grecia = “To hell with you” (“Vai all’inferno”)
Pakistan = “I will rub s**t in your face” (“Spalmerò feci sul tuo viso”)
Panama = “I will dishonor your sister” (“Andrò a letto con tua sorella”)
“Jay-Z is awesome” / “The Illuminati shall reign supreme” (“Jay-Z è fantastico” / “Gli Illuminati regneranno”)

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Turni di parola e Linguaggio del Corpo – CoachMag 47

Durante una conversazione con più persone esiste il rischio che la comunicazione risulti confusa e poco fluida. Saper gestire i turni di parola può essere uno strumento utile per tutti, in particolare per i Coach che parlano in pubblico (riunioni, conferenze, dibattiti, talk-show) e che vogliano ottimizzare l’interazione coi propri Coachee.

Esistono clienti molto loquaci e altri timidi e di poche parole, in questi casi può risultare particolarmente utile gestire il flusso della comunicazione in maniera armoniosa regolando i turni di parola attraverso l’utilizzo del Linguaggio del Corpo.

E’ bene non interrompere gli altri mentre parlano. Al di là della caratteristiche personali di ciascuno, esistono anche differenze culturali: i popoli latini – italiani inclusi – hanno il vezzo di sovrapporre i turni di parola iniziando a parlare ancor prima che l’altro abbia terminato la frase, i popoli anglosassoni invece attendono che l’altro termini di parlare prima di prendere la parola; in Asia addirittura è buona norma attendere qualche secondo tra un turno di parola e l’altro, per evidenziare che si è riflettuto su quanto ascoltato prima di parlare.

Analizziamo alcuni dei segnali più utilizzati nel Linguaggio del Corpo per regolare la turnazione della parola, dividendoli in due categorie: segnali usati per cedere la parola all’altro e segnali utilizzati per chiedere o prendere la parola

(Continua su COACHMAG n.47 con i diversi segnali del Linguaggio del Corpo (gesti, sguardo, testa, ecc.) usati per cedere la parola e i segnali utilizzati per chiedere o prendere la parolawww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

5 modi in cui il linguaggio del corpo può segnalare problemi – Joe Navarro

Gli indizi non verbali sono importanti per farci sapere cosa pensano, sentono, desiderano, intendono o addirittura temono le persone. Ci aiutano anche a comunicare in modo più efficace o a essere più empatici. Ogni giorno, se osserviamo bene, le persone mostreranno comportamenti che ci danno molte informazioni, a casa, a scuola o al lavoro.

A volte eseguiamo comportamenti che gridano, “Ho bisogno di aiuto”, “Sto attraversando un periodo davvero difficile” o “Le cose vanno veramente male”. Questi comportamenti vanno oltre un volto severo o le spalle abbassate – comportamenti indicativi di un alto disagio psicologico. Per chi è empatico, questi comportamenti comunicano davvero: ecco un’opportunità per aiutare.

Questi comportamenti che tendono a manifestarsi quando le cose vanno veramente male sono chiamati “comportamenti riservati”. Io li chiamo comportamenti “riservati” perché di solito compaiono solo in quei momenti in cui una persona sta vivendo uno stress o un disagio psicologico particolarmente elevato e sembra aver bisogno di essere confortata.

1 – La risposta di blocco

La risposta di blocco (o “congelamento”) è la prima delle tre risposte con cui siamo evoluti per far fronte alle minacce. E’ la prima perché per gli ominidi e per i nostri primi antenati, si può pensare che la principale minaccia alla sopravvivenza fossero i grandi felini. (Questo rimane vero oggi in alcune parti dell’Africa e dell’India, dove gli umani vengono regolarmente attaccati).

Tutti i gatti si orientano verso il movimento fisico, quindi non aveva senso per noi “combattere o fuggire”, come si dice spesso, quando si affrontano i più veloci e più potenti predatori nella savana africana. Quindi ci siamo evoluti per “congelarci” come prima riposta (per evitare di essere scoperti), e in seguito per fuggire (fuga) o allontanarci, e infine per combattere se non ci fosse stata altra soluzione.

Ancora oggi, continuiamo a vedere persone bloccate e apparentemente incapaci di muoversi, quando si trovano in pericolo a causa di un’auto o di un treno in arrivo. Quando sentiamo uno sparo ci congeliamo, come attestano i video, e restiamo fermi quando qualcuno entra in una stanza con una pistola. Questo fa parte del nostro patrimonio evolutivo.

Allo stesso modo, quando qualcuno viene informato di notizie devastanti o, come quando a un sospetto viene detto che esiste un testimone del crimine, spesso la reazione di congelamento entra in gioco. Mentre essi pensano che sono stati catturati e andranno in prigione, sembrano come congelati sulla loro sedia, immobili, rigidi, con le mani che stringevano le gambe o il bracciolo, come in un sedile di espulsione (Navarro 2007, 112).

2 – Dondolarsi avanti e indietro

Come ho scritto qui e altrove, i comportamenti ripetitivi sono calmanti o rassicuranti e ci aiutano a gestire lo stress. Dal rimbalzo del piede al tocco delle dita fino a far roteare le ciocche di capelli, questi gesti ci aiutano a passare il tempo, a goderci un momento o a gestire lo stress o l’ansia momentanei.

Ma l’improvvisa comparsa del dondolare avanti e indietro, quasi come un metronomo, è riservata a situazioni estremamente stressanti – quando si ricevono notizie terribili o si è assistito a un evento orribile. In quei casi – l’ho visto negli adulti come nei bambini – una persona apparentemente si allontana, ignara del mondo e di qualsiasi tentativo di comunicare con lei mentre si autoalimenta oscillando avanti e indietro, a volte per diversi minuti.

Come sottolinea il noto autore e ricercatore David Givens nel suo Dizionario Non Verbale, l’azione oscillante avanti e indietro o di fianco a fianco (pensate a una madre che dondola un bambino per dormire) “stimola i sensi vestibolari ed è quindi tranquillizzante” in un modo primitivo ma modo efficace.

3 – Assumere la posizione fetale

Le notizie schiaccianti o un evento travolgente possono indurci ad assumere momentaneamente la posizione fetale come se volessimo proteggere il nostro ventre (pancia). Questo di solito è accompagnato dall’individuo che si allontana o si disimpegna da chi gli sta intorno. Il comportamento sembra essere rassicurante e calmante. Sappiamo dalla ricerca che se sei fisicamente preso a calci o semplicemente senti una notizia dolorosa, il dolore si registra nelle stesse aree cerebrali (principalmente l’amigdala) e provoca risposte simili.

Questo spiega perché ho visto adulti assumere la posizione fetale come se fossero stati pugnalati allo stomaco quando gli è stato comunicato qualcosa di orribile. In un caso, una giovane madre che ho accompagnato all’obitorio per identificare la figlia crollò nella posizione fetale dopo aver visto il corpo di suo figlio.

4 – Dita intrecciate rigide (mani “a tenda canadese”)

Ecco un comportamento solitamente riservato a quando le persone sono sconvolte o rivelano informazioni inquietanti su se stessi, su eventi tragici o su difficoltà incontrate – o quando le coppie si rompono. Il comportamento viene eseguito in modo subconscio (come tutti i comportamenti riservati) intrecciando le dita irrigidite. Le mani assomigliano a una tenda canadese tenuta ferma o sfregata avanti e indietro. Questo gesto è differente dal solito sfregamento dei palmi delle mani che è un gesto di rassicurazione; le mani a tenda vanno oltre (Navarro 2008, 62).

L’intreccio delle dita irrigidite serve a due scopi pratici. Indica una consapevolezza cosciente che ci sono problemi e provoca una maggiore stimolazione tattile.

Ho visto questo comportamento molte volte quando gli individui devono segnalare cattive notizie – qualcosa di rotto, un incidente stradale, l’intenzione di lasciare un lavoro. I medici che ho formato confermano di aver visto questo comportamento in terapia di coppia poco prima o mentre i pazienti / partner raccontano di infedeltà precedentemente nascoste, di irregolarità o del desiderio di divorziare.

I bambini, come gli adulti, spesso eseguono questo comportamento quando raccolgono la forza per rivelare che hanno fatto qualcosa di sbagliato o che non hanno rispettato un compito.

Un avvertimento: alcune persone fanno questo comportamento di routine, e come tale dovremmo notare il comportamento come semplicemente idiosincratico e non è così significativo come quando appare in altri individui solo in situazioni straordinariamente stressanti.

5 – Labbra dentro le bocca

Occasionalmente vediamo una figura politica o sportiva che deve affrontare la stampa per un episodio sgradevole. In queste scene di scuse pubbliche, spesso vediamo l’individuo davanti ai media, o ai suoi accusatori, e le sue labbra sembrano essere completamente scomparse – risucchiate drammaticamente verso l’interno. Inizialmente, abbiamo sviluppato questa risposta “bocca chiusa – labbra strette” in presenza di cibo avariato o viziato. Nel tempo, abbiamo adattato la bocca chiusa (labbra appiattite strette) per gestire le cose negative che vediamo o sentiamo. Ecco perché quando vediamo dei voli cancellati in aeroporto, i passeggeri guardano il tabellone degli imbarchi dei voli con le labbra compresse. L’estremo di questo gesto è il risucchio delle labbra, un comportamento che comunica agli altri, in tempo reale, che si provano grande angoscia o che sono dispiaciuti.

I comportamenti descritti sopra sono alcuni dei “comportamenti riservati” più frequentemente osservati. Probabilmente ce ne sono altri, come l‘improvvisa copertura del viso con entrambe le mani quando sentiamo qualcosa di tragico. Ma quando sono eseguiti, da adulti o bambini, questi gesti particolari possono servire a dirti che la persona sta vivendo qualcosa di gravemente sbagliato, impegnativo, imbarazzante o stressante. Stanno comunicando esattamente come si sentono, a volte mentre sono sopraffatti e stanno lottando contro qualcosa di significativo. Che grande opportunità per prestare ascolto empaticamente, chiedere come possiamo aiutare, ascoltare attentamente o semplicemente mettere le nostre braccia premurose intorno a loro!

Joe Navarro

https://www.jnforensics.com/post/5-ways-that-body-language-can-signal-trouble

La barriera delle mani nel Linguaggio del Corpo – Copia Originale

Avete notato che i bambini quando provano vergogna tendono a mettere le mani davanti ai genitali? Proteggere con le mani una parte del corpo è un gesto che risulta istintivo, quasi automatico, viene solitamente compiuto per proteggere una parte delicata del corpo, tale protezione è una vera e propria barriera fisica e simbolica.

Nel caso di una barriera di calciatori piazzati come un muro umano davanti al giocatore avversario che deve tirare il pallone, è normale che essi cerchino una protezione fisica dalla pallonata che potrebbe arrivare addosso a loro, se osserviamo il loro comportamento si coprono la zona del viso e quella dei genitali, entrambi molto delicate.

Nel caso del bambino che prova vergogna la, protezione che si cerca è invece di tipo simbolico, anche se non è presente una minaccia alla sua incolumità fisica (come nel caso della pallonata) egli vive comunque una minaccia alla propria integrità psicologica e sociale, infatti la vergogna provoca un forte senso di disagio sociale e personale.

La zona dei genitali rappresenta la nostra sfera istintiva e si cerca di proteggere tale zona anche in situazioni di spavento improvviso o di paura, coprire i genitali con le mani rappresenta una forma di difesa quasi automatica e che si attiva in presenza di stimoli pericolosi. La zona dei genitali si copre in presenza di un pericolo, di imbarazzo e vergogna, e anche quando ci si sente inferiori o inadeguati rispetto a una situazione o a un compito.

Una situazione diversa si presenta quando il contatto delle mani con i genitali vuole indicare dominanza, in questa circostanza il contatto vuole segnalare la propria forza, la propria “mascolinità”, quando due uomini si trovano a fronteggiarsi possono simbolicamente toccarsi le parti basse per indicare all’altro di essere all’altezza della situazione, quando invece un uomo vuole sottolineare la propria virilità di fronte a una donna si usa più spesso la cosiddetta “postura del cowboy”, con le mani in tasca e i pollici fuori che indicano, non a caso, proprio la zona dei genitali.

Quando le mani vanno a proteggere una zona del petto, oltre che per la difesa fisica di organi vitali molto importanti, si tratta di una difesa della propria sfera emotiva. Quando qualcuno ci racconta una storia triste o emotivamente forte capita di portarsi una mano sul petto, più o meno all’altezza del cuore, come a difendere la propria sfera emotiva da un’emozione troppo violenta.

Un’altra situazione in cui le mani proteggono il busto è quando si tiene un oggetto tenendolo di fronte al petto, ad esempio un libro poggiato sul petto o un bicchiere tenuto di fronte a noi mentre parliamo con una persona con cui non abbiamo molta confidenza, di solito tali oggetti vengono spostati dalla zona del petto quando ci si trova a proprio agio in una situazione.

Anche la zona del viso, che rappresenta la sfera razionale e anche la nostra identità attraverso i tratti unici del volto di un individuo, può venire protetta dalla mani come difesa fisica e simbolica. Mentre i calciatori si proteggono il viso con una mano per evitare un colpo violento, quando lo facciamo in assenza di un pericolo è per altri motivi. Ci si può coprire il volto con una mano per evitare di essere visti dagli altri (ad esempio se capita di ridere in una situazione seria) o come protezione verso qualcosa che non è di nostro gradimento o che ci colpisce in maniera particolare. Di fronte a una scena violenta potremmo mettere una mano davanti agli occhi, in presenza di una notizia negativa potremmo mettere la mano davanti alla bocca o sulla fronte; anche in questo caso le mani diventano un vero e proprio scudo che tenta di proteggerci o di filtrare emozioni e stimoli negativi che si presentano di fronte a noi.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.copiaoriginale.it/post/la-barriera-delle-mani-nel-linguaggio-del-corpo

Movimento fisico, concentrazione e Comunicazione Non Verbale – Copia Originale

Avete notato che quando qualcuno sta parlando al telefono gesticola come se ci fosse davvero qualcuno di fronte a lui che lo possa vedere? E quante volte vi è capitato di ritrovarvi a passeggiare per casa intenti a riflettere su qualcosa di importante?

State pure tranquilli, va tutto bene; infatti è dimostrato che il movimento fisico aiuta il pensiero, muovendo il corpo, infatti, si “muove” anche il cervello. Il movimento è energia e comunicazione, attivare il proprio corpo aiuta l’attività mentale e allo stesso tempo facilita la comunicazione interpersonale.

Un altro esempio di movimento fisico legato alla concentrazione, può essere il fatto di scarabocchiare su un foglio mentre si sta prestando attenzione alle parole di un’altra persona; questa è una cosa che può capitare, ad esempio, a chi lavora come insegnante o formatore. In questo caso si potrebbe pensare che la persona che disegna non presti attenzione poiché distratto da un’altra attività; in realtà in questo caso il cervello compie un’azione quasi automatica che non danneggia l’attenzione e che invece può aiutarla.

Le numerose ricerche sull’ascolto dicotomico, insieme a quelle più recenti sul multitasking, confermano che il cervello ha difficoltà a fare più cose contemporaneamente; però quando l’attività fisica è poco impegnativa o inconscia il cervello può trovare una concentrazione speciale.

Oltretutto nel caso in cui si disegna mentre si ascolta o si parla con qualcuno, va considerata la diversa natura dei compiti che implicano due sensi differenti (si disegna con la vista e si ascolta con l’udito), mettere in atto una gestualità fatta di movimenti meccanici e programmati nel nostro cervello può aiutare a trovare la giusta concentrazione e a riflettere meglio.

Un esempio brillante nella storia viene da una delle grandi scuole di filosofia dell’antica Grecia: la scuola peripatetica di Aristotele; il suo nome greco peripatetikòs deriva dall’unione delle parole perì (essere o muoversi intorno) e patèo (cammino). Aristotele e i suoi discepoli parlavano di filosofia mentre passeggiavano nel giardino della loro scuola e sembra che questa attività fisica aiutasse il pensiero dei partecipanti alle lezioni che discutevano di temi di alta filosofia.

Anche fare espressioni facciali e gesticolare con le mani durante una conversazione telefonica aiuta la comunicazione, questo facilita la nostra espressione delle emozioni che si riflette anche nella scelta del tono della voce e nella scelta delle parole. Per verificare se il movimento delle mani (Comunicazione Non Verbale) avesse una reale influenza sulle parole pronunciate (aspetto Verbale) e sulla qualità della voce (aspetto Paraverbale) è stato effettuato un curioso esperimento. Ad alcuni soggetti erano state bloccate le mani mentre parlavano con qualcuno e altri invece erano liberi di esprimersi anche con le mani: quelli liberi di comunicare muovendo le mani pronunciavano più parole e sceglievano con maggiore cura i termini usati, anche la loro voce risultava più energica ed espressiva.

Non è un caso che i gesti con cui si gesticola nella comunicazione si chiamino proprio “gesti illustratori”, tali gesti possono scandire il ritmo, indicare, mimare e altro ancora; il loro compito, di fatto, è quello di arricchire il senso del messaggio verbale, illustrano un concetto, lo rinforzano e a volte possono sostituirsi alle parole.

In fondo non c’è da stupirsi, per la natura “il movimento è vita”. Nel movimento, così come in molte altre cose, esiste comunque un certo equilibrio, in un giusto grado di movimento ci sono energia e vitalità ma esistono anche gli estremi: nell’assenza di movimento è possibile trovare situazioni di bassa energia e motivazione, rilassamento, riflessione oppure dolore, tristezza o paura; quando invece il movimento è eccessivo può rappresentare gioia e un’energia strabordante (braccia in alto, voce alta, espressioni del viso e gesti accentuati) ma anche tensione, agitazione, disagio o rabbia.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.copiaoriginale.it/post/movimento-fisico-concentrazione-e-comunicazione-non-verbale

Linguaggio del corpo per Avvocati: Gesti illustratori e manipolatori – Hdemos

La ricchezza della gesticolazione di noi italiani è ben nota in tutto il mondo, infatti siamo uno dei popoli che maggiormente usano la Comunicazione Non Verbale attraverso il movimento delle mani. Alcuni studi hanno appurato che quando non si possono muovere le mani anche il discorso verbale risulta meno ricco e articolato, specialmente per quei popoli che, come noi, usano una gestualità articolata.

Per un avvocato o un giurista saper comunicare efficacemente, anche con le mani, risulta di fondamentale importanza, in presenza di altre figure istituzionali o fuori dalle aule dei tribunali saper aggiungere valore alla propria comunicazione può risultare una carta vincente. Esistono due classi di gesti usati comunemente che è utile conoscere e distinguere: i cosiddetti gesti “illustratori” e i gesti “manipolatori”.

Cosa sono i gesti illustratori e manipolatori? Come usarli?

  • Gesti “illustratori”: è la gesticolazione che avviene verso l’esterno, muovendo le mani nell’aria. Sono chiamati illustratori perché illustrano il messaggio anche a livello visivo, lo rinforzano, lo arricchiscono e possono anche sostituirlo; il consiglio è quello di usare tali gesti in maniera attiva e allo stesso tempo equilibrata. Questi gesti possono essere suddivisi in modo semplice in quattro famiglie: gesti batonici (che scandiscono il ritmo del parlato), gesti deittici (che indicano qualcosa), gesti iconici (che servono a mimare qualcosa) e gesti emblematici (che appartengono a una specifica cultura e vengono compresi all’interno di essa).
  • Gesti “manipolatori”: sono quei gesti in cui il corpo entra in contatto con se stesso (auto-manipolatori) o con un oggetto (manipolatori puri), stringersi un braccio con la mano, toccarsi il viso o il vestito, manipolare una penna, tutti questi sono gesti manipolatori. Questi gesti spesso denotano tensione, agendo in modo inconscio come una “carezza” che rivolgiamo verso noi stessi, ma vanno sempre contestualizzati e verificati con la presenza di altri indizi gestuali. Infatti a volte possono essere effettuati anche in presenza di noia, fatica, quando si è distratti o rilassati. Nella comunicazione interpersonale in generale è buona norma evitare o limitare al minimo tali gesti, che potrebbero essere intesi come segnali di disagio, nervosismo e tensione.

Curiosità.

Un’ultima curiosità: da dove proviene questa nostra passione per la gestualità? Esistono diverse ipotesi a riguardo: c’è chi dice che siano stati i colonizzatori dell’antica Grecia a importare questa ricca gesticolazione; un’altra ipotesi è quella che sia stata la commedia dell’arte ad aiutare la diffusione dei gesti esportandoli dal teatro alla cultura popolare. Un’ulteriore ipotesi è quella per cui i gesti hanno aiutato per secoli le persone delle diverse regioni a comunicare tra loro; prima dell’unificazione linguistica, sotto le differenti dominazione straniere, si parlavano numerosi dialetti diversi e comprendersi risultava complicato.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Mani dietro la schiena – Copia Originale

 

Tenere le mani dietro la schiena è un comportamento che può comunicare atteggiamenti differenti; la prima impressione che si ha di chi nasconde le mani dietro la schiena è che stia occultando un oggetto, forse addirittura un’arma. A volte, in effetti, questo gesto può segnalare un tentativo di inganno o di menzogna.

Al contrario delle comuni credenze, però, stare con le mani e le braccia dietro la schiena di solito è un segnale di schiettezza, chi mette le mani dietro la schiena mostra, in realtà, di non avere timore. Infatti, le braccia sono considerate il primo strumento di difesa del nostro corpo, ci basti pensare all’automatismo che ci porta a mettere letteralmente le mani avanti quando, ad esempio, ci capita di inciampare. Anche in caso di un vero e proprio scontro fisico sono i nostri arti superiori a essere chiamati all’azione.

Esistono anche alcune posture che includono le mani dietro la schiena, comunicando l’idea di rispetto o sottomissione, basti pensare a un ragazzo che subisce una ramanzina da un professore, tenendo la testa bassa e le mani giunte dietro la schiena; oppure la classica postura militare quando si riferisce di fronte a un superiore tenendo la testa dritta, il petto in fuori e le mani dietro la schiena.

Il gesto opposto al nascondere le mani dietro la schiena è quello di mostrare i palmi delle mani all’interlocutore, in questo modo ci si porge all’altro letteralmente “a mani nude” rassicurandolo sul fatto che non ci sia nulla da temere.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/mani-dietro-la-schiena

Segnali di Menzogna: chiusura e “cut-off” – Copia Originale

 

Il grado di apertura o di chiusura del Linguaggio del Corpo del nostro interlocutore può essere un buon indicatore della veridicità delle sue parole, osservando il corpo altrui è utile porre l’attenzione su alcuni gesti che possono indicare chiusura e, di conseguenza, un tentativo di menzogna:

  • segnali di cut-off: con questo termine inglese si intende una pausa nella comunicazione con un interruzione del contatto degli organi di senso. Quando si parla, ad esempio, abbassare improvvisamente gli occhi interrompendo il contatto visivo è un segnale di cut-off, anche coprire con le dita o con la mano un occhio, un orecchio, il naso o la bocca possono essere considerati sospetti segnali di menzogna;
  • spalle chiuse o braccia incrociate: una persona che mentre parla chiude le spalle verso l’interno del busto o incrocia le braccia potrebbe indicare chiusura rispetto al suo interlocutore, questi gesti rappresentano una protezione inconscia degli organi situati nel petto;
  • mento basso: tenere il mento basso o abbassare il mento mentre si parla o si ascolta è da considerarsi come un segnale di chiusura e di protezione di una zona molto sensibile del corpo come la gola;
  • mani in tasca: mettere le mani in tasca può significare chiusura o imbarazzo nella comunicazione interpersonale, se però i pollici rimangono fuori dalle tasche potrebbe essere, al contrario, un segnale di sicurezza;
  • gambe incrociate: incrociare le gambe equivale a un tentativo inconscio di proteggere la zona dei genitali.

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/segnali-menzogna-chiusura-cut-off

Segnali di Menzogna: le mani – Copia Originale

 

Per riconoscere una menzogna osservando il Linguaggio del Corpo altrui, bisognerebbe prestare particolare attenzione ai gesti effettuati con le mani:

  • nascondere le mani (in tasca o dietro la schiena) può essere un gesto legato alla timidezza ma anche alla menzogna, infatti tale gesto può segnalare che si ha “qualcosa da nascondere”
  • la presenza o l’aumento dei gesti manipolatori (gesti con cui si entra in contatto con il proprio corpo o con un oggetto) può indicare la presenza di una menzogna

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/segnali-menzogna-le-mani

La CNV “nel palmo della mano” – Copia Originale

 

Le mani sono uno strumento importante nella CNV e anche la posizione dei palmi della mano può comunicare diverse cose:

  • Palmi verso l’alto: posizione del “supplicante”, si segnala una richiesta di ascolto e di comprensione
  • Palmi verso il basso: comunicano la volontà di placare gli animi o, se il gesto viene compiuto con energia, segnala l’imposizione di qualcosa “dall’alto”
  • Palmi verso l’interno: trasferisce l’idea di voler abbracciare qualcosa, comunica un senso di inclusione e condivisione

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/cnv-palmo-della-mano

La gestualità delle mani dei politici – TG Gold Salute e Società

 

Che cosa dicono le mani dii alcuni politici?
Per saperlo guardate il servizio di Roly Kornblit nel TG Gold Salute e Società con l’esperto di Linguaggio del Corpo Francesco Di Fant.

 

 

Sito web di Gold TV.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesti illustratori: 4 categorie – Copia Originale

 

Le mani comunicano molto attraverso la loro gestualità, esistono diverse classificazioni dei gesti effettuali con le mani. I gesti illustratori (la “classica” gesticolazione molto cara a noi italiani) sono usati per rafforzare il valore comunicativo delle parole e possono essere suddivisi in 4 categorie:

  • Batonici (scandiscono il ritmo del parlato)
  • Deittici (gesti con cui si indica qualcosa)
  • Iconici (mimano un’immagine, un’azione o un’idea)
  • Emblematici (appartenenti a una specifica cultura)

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/gesti-illustratori-categorie

Gesti illustratori e manipolatori – Copia Originale

I gesti che si compiono con le mani possono essere divisi in due grandi categorie: – Illustratori (rinforzano il valore comunicativo delle parole) – Manipolatori (gesti con cui si tocca un oggetto o il proprio corpo per alleviare disagio o tensione).

I gesti manipolatori (o gesti “adattatori”) possono essere ulteriormente classificati in due modi diversi: “manipolatori puri” (gesti con cui si tocca un oggetto esterno) e “auto-manipolatori” (gesti con cui entriamo in contatto con il nostro corpo).

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/gesti-illustratori-manipolatori

Mani “efficaci: gesti lineari e circolari – Copia Originale

 

Mentre parliamo con qualcuno spesso ci troviamo a muovere le mani, specialmente noi italiani abituati a una ricca cultura gestuale; tali gesti “illustratori” servono a rinforzare il significato delle parole pronunciate.

Per essere davvero efficaci con le mani si possono effettuare movimenti che rientrano in due grandi categorie di gesti: i gesti lineari, che veicolano un senso di forza, di decisione e di volontà, e i gesti circolari invece rinforzano l’idea di comprensione, unione e collaborazione.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/mani-efficaci-gesti-lineari-circolari-2