Linguaggio del Corpo: perché concentrarsi sul viso?

Il comportamento Non Verbale è una componente importante della comunicazione e le espressioni facciali delle emozioni sono il modo di comunicare più importante e complesso che hanno gli umani.

Esistono prove che suggeriscono che fino al 90% dei meta-messaggi comunicati in qualsiasi interazione è non verbale. Questo è il motivo per cui concentriamo i nostri sforzi sulla comprensione di ciò che avviene sul viso.

Numerosi studi hanno documentato sette espressioni facciali delle emozioni espresse universalmente: felicità, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto. Questa idea delle emozioni universali è iniziata tempo fa: Charles Darwin (1809-1882) ha condiviso le sue idee su volto ed emozioni nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) . Darwin pensava che tutti i mammiferi mostrassero emozioni in modo affidabile sui loro volti.

Esistono altre emozioni e stati d’animo oltre alle sette emozioni di base, ma tutte le persone – indipendentemente da razza, cultura, etnia, età, genere o religione – esprimono le sette emozioni universali sul viso esattamente allo stesso modo. Quindi siamo in grado di leggere i segni delle emozioni sotto forma di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili.

Essere allenati nel leggere le emozioni è un’abilità importante per comunicare in modo efficace, stabilire relazioni, ottenere informazioni, negoziare e così via. In poche parole, apprendere questa abilità aumenta la tua intelligenza emotiva e può aiutarti a relazionarti meglio, lavorare in modo più intelligente e vedere cosa provano veramente gli altri.

Nozioni di base sul viso

Abbiamo già parlato di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili in un articolo precedente. Ecco una breve definizione:

– Macroespressioni: durano da ½ secondo a 4 secondi, le vediamo continuamente nelle nostre interazioni quotidiane con le persone. È il volto che le persone mostrano quando non hanno nulla da nascondere.

– Microespressioni: durano meno di mezzo secondo e si verificano quando le persone cercano consciamente o inconsciamente di nascondere o reprimere ciò che provano. La maggior parte delle persone non riescono a individuare le microespressioni, anche se ci sono alcune persone al mondo che sono dei talenti naturali e possono individuarle senza allenamento.

– Espressioni sottili: sono leggermente diverse dalle altre, non le identifichiamo per la quantità di tempo impiegata per spostarsi su e giù dal viso; le espressioni sottili sono associate all’intensità dell’emozione. Si verificano quando una persona sta iniziando a provare un’emozione o quando la sua risposta emotiva a una situazione, un’altra persona o l’ambiente circostante è di bassa intensità. Ricerche pubblicate di recente hanno mostrato un’elevata correlazione tra il riconoscimento di espressioni sottili e la capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Microespressioni e bugie ad alto rischio

La verità è che tutti mentono. Ma non tutte le bugie sono uguali.

Ci sono bugie bianche. Per la maggior parte sono considerate innocue, forse anche necessarie se risparmiano i sentimenti di qualcuno o li fanno sentire supportati. Queste sono bugie di basso livello: nessuno si fa davvero male e non c’è un grande lato negativo nel farsi scoprire. Gli psicologi ci dicono che di solito non c’è un grande aumento di emozioni o attività cognitiva quando si dicono bugie bianche, il che significa che le persone tendono a non mostrare microespressioni quando usano questo tipo di menzogna.

Le menzogne “ad alto rischio” con una posta in gioco alta sono piuttosto diverse dalle altre.

Maureen O’Sullivan, professoressa dell’UCSF che studia i cosiddetti “maghi della verità” (“truth wizards”) – persone che sono “macchine della verità” naturali – afferma che le “bugie ad alto rischio” con una posta in gioco alta prendono forma quando “bugiardi e cacciatori di menzogne sono altamente motivati, sia per motivi personali o da alcuni significativi rinforzi positivi e/o negativi (ricompense importanti, gravi punizioni)”.

Mentire sul banco dei testimoni o mentire al proprio partner su una relazione sarebbero sicuramente considerate menzogne con poste alte.

C’è una domanda fondamentale: “come si può sapere se qualcuno sta mentendo?”

Proviamo a cambiare il focus della nostra attenzione. La maggior parte della nostra attenzione è solitamente focalizzata sulle parole che una persona sta dicendo. Tuttavia, numerose ricerche suggeriscono che fino al 90% dei messaggi che comunichiamo in qualsiasi interazione di persona sono di tipo Non Verbale. E di questi messaggi non verbali, il volto è il canale di comunicazione più importante. Questo è il motivo per cui imparare a riconoscere le microespressioni è un’abilità di base per imparare a vedere i “punti caldi” (hot spots), che possono essere indizi importanti nel rilevare l’inganno.

Quindi è ovvio che se vogliamo essere in grado di rilevare un inganno, dovremmo essere molto più che bravi ascoltatori.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/microexpressions-in-high-stakes-lies/

4 idee sbagliate sulle Microespressioni

Pensi di sapere tutto sulle microespressioni? Dai un’occhiata a questo elenco di idee comuni errate sulle microespressioni:

1) Vedere una microespressione significa automaticamente che una persona sta mentendo

Le microespressioni si verificano quando le persone stanno cercando di nascondere le proprie emozioni, il più delle volte in situazioni dove la posta in gioco è alta. Quando vedi una microespressione, non dare per scontato che l’altra persona stia mentendo. La prima cosa che devi fare è stabilire una linea di base (baseline): chiediti qual è il comportamento normale della persona.

Se noti davvero un’incongruenza (hot spot) in cui le azioni verbali contraddicono le azioni non verbali, fermati e poni più domande. Non dare per scontato che ciò che stanno dicendo sia una bugia.

2) Le microespressioni includono quanto segue:

Sbattere velocemente le palpebre, la direzione in cui si muovono gli occhi, irrequietezza, respiro pesante

Tutte le azioni di cui sopra sono ottimi esempi di comportamento non verbale che possono essere indicativi del fatto che qualcuno sta mentendo, ma non sono microespressioni. Mentre le microespressioni sono un tipo di comportamento non verbale che si verifica sul viso, non implicano la frequenza con cui una persona sbatte le palpebre o quanto sia pesante il respiro.

Le microespressioni rappresentano comunemente le sette emozioni di base: felicità, paura, tristezza, rabbia, disprezzo, disgusto e sorpresa. Si verificano in meno di 1/25 di secondo e sono classificate in base alla velocità con cui si verifica l’espressione sul viso di una persona.

3) Solo i “Maghi della Verità” (Truth Wizards) possono vedere le microespressioni

Questi maghi della verità” che furono scoperti da Maureen O’Sullivan durante il suo Wizards Project erano un gruppo selezionato di persone particolarmente brave a rilevare l’inganno. Non devi essere un mago per vedere le microespressioni. Chiunque può imparare a vedere le microespressioni, soprattutto con l’addestramento appropriato.

4) Le microespressioni sono state scoperte di recente

Nonostante lo spettacolo Lie to Me trasmesso su FOX, le microespressioni sono state scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs oltre 40 anni fa. Pubblicarono un rapporto su queste espressioni, che chiamarono espressioni “micromomentarie” nel 1966. L’articolo che scrissero era intitolato Espressioni facciali micro-momentanee come indicatori dei meccanismi dell’Io in psicoterapia. Molti studi successivi sono stati condotti sulla base della ricerca di Haggard e Isaacs, ma la scoperta della microespressioni dovrebbe essere attribuita a loro.

Per ulteriori informazioni sulla storia dietro le microespressioni, dai un’occhiata a questo articolo.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/08/common-misconceptions-about-microexpressions/

Le Microespressioni

Le microespressioni sono brevi espressioni involontarie delle emozioni. Di solito si verificano quando si vive un’emozione forte ma si cerca di nascondere i sentimenti.

Possono anche verificarsi perché una persona sperimenta più emozioni in rapida successione. A differenza delle normali espressioni facciali, è difficile produrre o neutralizzare volontariamente le microespressioni. Possono esprimere una qualsiasi delle sette emozioni universalmente espresse sul viso (disgusto, rabbia, paura, felicità, tristezza, sorpresa e disprezzo) e si verificano in un tempo brevissimo (tra 1/15 e 1/30 di secondo).

La storia delle Microespressioni:

Le microespressioni furono scoperte per la prima volta da Haggard e Isaacs (1966). Nel loro studio, Haggard e Isaacs hanno descritto come hanno scoperto queste espressioni “micromomentarie durante la scansione di ore di filmati di psicoterapia, alla ricerca di indizi di Comunicazione Non Verbale tra paziente e terapista.

Più o meno nello stesso periodo, Condon e Ogston (1967) sono stati i pionieri nello studio delle interazioni a livello di frazione di secondo. Condon, nel suo famoso progetto di ricerca, ha esaminato un segmento di video di quattro ore e mezza, fotogramma per fotogramma, in cui ogni fotogramma rappresentava 1/25 di secondo. Dopo aver studiato questo video per un anno e mezzo, ha distinto i micromovimenti interazionali, come la moglie che muoveva la spalla esattamente quando le mani del marito si sono alzate, definendo degli schemi di micrortimi. Il lavoro di Condon, tuttavia, non si è concentrato sulle espressioni facciali.

Successivamente, Ekman e Friesen (1969, 1974) hanno introdotto il concetto di riconoscimento della microespressione nei loro studi sull’inganno. I risultati di questo lavoro sono stati riportati nel libro Telling Lies (Ekman, 1985) e sono stati resi popolari nei mass media attraverso la serie televisiva Lie To Me. Svolgono anche un ruolo centrale nel lavoro postumo di Robert Ludlum, The Ambler Warning, in cui il personaggio centrale, Harrison Ambler, è un agente dell’intelligence in grado di vedere le microespressioni. Allo stesso modo, uno dei personaggi principali del romanzo di fantascienza di Alastair Reynolds Absolution Gap, Aura può leggere facilmente le microespressori. In Law & Order: Criminal Intent, il detective Robert Goren è esperto nel rilevare microespressioni.

Sebbene l’esistenza di microespressoni sia stata segnalata negli anni ’60, il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed, a conferma della loro esistenza, era Porter e ten Brinke (2008). Il primo rapporto pubblicato in un articolo scientifico peer-reviewed sulle capacità individuali di riconoscimento della microespressione era Matsumoto et al. (2000).

Alcuni studi hanno indicato che la capacità di leggere le microespressioni è effettivamente correlata alla capacità di rilevare l’inganno; ironicamente, gli studi più recenti suggeriscono che la capacità di leggere espressioni sottili (espressioni di bassa intensità), e non le microespressioni, è meglio correlata alla capacità di rilevare l’inganno.

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Tratto da https://www.humintell.com/microexpressions-2/

5 falsi miti sui bugiardi

Quali sono i 5 miti più importanti da sfatare sui bugiardi?

Ecco a voi un elenco dei 5 falsi miti più rilevanti a proposito di chi mente:

1. I bugiardi non ti guardano negli occhi

La mancanza di contatto visivo (o avversione allo sguardo) è uno dei più grandi miti nel rilevamento della menzogna. Dei molti studi che hanno riguardato lo sguardo e la menzogna, la maggior parte ha concluso che una mancanza di contatto visivo non indica necessariamente mentire o dire la verità.

2. I bugiardi balbettano e fanno molte pause mentre parlano

Anche se inconsciamente potremmo presumere che non siano onesti, la balbuzie o le pause non sono necessariamente segni di menzogna di per sé. Potrebbero semplicemente dirci che la persona è nervosa. Perché l’altra persona si sente così? Non possiamo dirlo a meno che non facciamo qualche altra domanda. Ricordate: il rilevamento della menzogna è molto più che semplicemente “guardare l’altro”.

3. I bugiardi si toccano il viso

Anche questo è un altro mito popolare nel riconoscimento delle bugie. Ci sono poche prove scientifiche che toccarsi il viso sia sicuramente un indizio di menzogna. Ti ricordi l’ultima volta che ti sei toccato il naso o hai coperto la tua bocca? Stavi mentendo?

4. I bugiardi sono nervosi

Le persone possono essere nervose a causa di innumerevoli ragioni, incluso non solo perché mentono, ma anche perché vogliono dimostrare la loro innocenza. Molte persone che dicono la verità sono nervose perché potrebbero essere preoccupate di non essere credute.

5. I bugiardi si agitano

L’irrequietezza è il nostro quinto mito sul rilevamento delle bugie: quasi nessuna ricerca la collega in modo affidabile ai bugiardi. Come puoi vedere, la maggior parte di questi miti sono associati al nervosismo. Quindi la domanda che dovremmo considerare è: perché la persona è nervosa?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/01/lies-lies-and-more-lies-plus-the-top-5-myths-about-liars/

Bugie, bugie e ancora bugie

Uno studio dimostra che mentire è più facile per coloro che mentono spesso!

Un nuovo studio sul cervello recentemente pubblicato su Nature Neuroscience si concentra sugli effetti della menzogna sull’amigdala, una piccola parte nascosta del cervello che elabora le emozioni negative. Utilizzando volontari umani vivi che sono stati incentivati a mentire ripetutamente, questo studio è stato in grado di dimostrare che l’attività dell’amigdala è diminuita dopo la prima menzogna e ha continuato a diminuire prima e dopo le successive menzogne. Si dice che questo studio sia “la prima prova empirica che la menzogna si intensifica a causa dell’adattamento emotivo”.

I risultati dello studio offrono prove scientifiche del perché mentire è così facile per alcune persone, mentre altre faticano a dire anche una “piccola bugia bianca”. Sembra che i bugiardi abituali vengano lasciati in pace dalla loro amigdala!

Quando una persona racconta più bugie, il cervello, nel tentativo di ridurre lo stress emotivo, diventa sempre meno sensibile al disagio inizialmente causato dall’atto di mentire. Lo studio riporta che a seguito di questa riduzione dell’angoscia emotiva, raccontare più bugie diventa più facile nel tempo. L’autore dello studio e direttore dell’Affective Brain Lab, il Dottor Tali Sharot, afferma che lo studio dimostra che le piccole bugie hanno facilmente un effetto “a valanga” nel tempo (diventando sempre più grandi) e che le bugie successive creano un disagio emotivo meno negativo.

Le piccole bugie portano a bugie più grandi (che possono essere raccontate più facilmente)

Questo studio ha implicazioni che vanno oltre la semplice scienza del cervello. Può aiutare gli investigatori criminali a capire perché alcune persone interrogate possono mentire in modo così credibile e con tale disinvoltura. Le persone che operano regolarmente nel mondo del crimine e navigano nell’illegalità con bugie abituali sono abituate al disagio emotivo che molte persone provano quando si impegnano a mentire.

I bugiardi esperti potrebbero essersi sentiti a disagio quando si sono impegnati nella loro prima menzogna, ma nel tempo e attraverso le bugie successive, non si sentono più a disagio. Il disagio negativo, di solito una risposta naturale del cervello alla menzogna, non viene più elaborato dall’amigdala. Lo studio riporta inoltre che l’uso costante della menzogna può influire sulla salute del cervello e rendere un individuo più suscettibile alla menzogna patologica.

Man mano che il cervello si adatta a mentire, il corpo dell’individuo reagisce sempre meno all’atto di mentire e il bugiardo diventa più abile nel non mostrare i classici segnali emotivi e comportamentali normalmente associati alla menzogna. Non impallidisce più quando inizia a mentire; non sbatte più rapidamente le palpebre quando costruisce una falsità. Gli investigatori criminali riconoscono che alcune persone possono mentire attraverso piccoli dettagli senza avere la minima idea dei loro sentimenti spiacevoli nel dire una menzogna, mentre altre possono mostrare più chiaramente il loro livello di preoccupazione quando mentono.

Dire menzogne diventa più facile con l’aumentare del numero e dell’intensità delle bugie, gli investigatori come possono leggere in modo efficace segnali comportamentali o espressioni facciali per estrarre informazioni affidabili?

Man mano che le persone si sentono più a loro agio con la menzogna, il loro cervello sperimenta meno disagio, ma i segnali emotivi, sebbene possano essere gravemente ridotti, possono comunque fuoriuscire sotto forma di espressioni facciali o altre reazioni.

La scienza moderna e la tecnologia avanzata hanno portato allo sviluppo di alcuni strumenti molto efficaci per aiutare a “leggere” le espressioni di coloro che sono così bravi a mentire. La formazione di esperti nell’interpretazione di espressioni facciali sottili può aiutare gli investigatori a individuare gli indizi che cercano nel loro tentativo di scoprire la verità.

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Tratto da https://www.w-z.com/2017/02/03/lies-lies-and-more-lies-the-clever-brain-that-lets-liars-get-away-easily/

Espressioni del viso: significati nella Comunicazione Non Verbale

Un modo per comprendere i gesti o i comportamenti del viso è esaminarli e dividerli per ciò che fanno.

Non bisogna differenziarli necessariamente in “micro” o “macro” espressioni (che non tengono conto della velocità di esecuzione o delle espressioni lunghe, asimmetriche o rigide). Quello che segue è un piccolo elenco – lontano dall’essere completo – di espressioni e gesti del viso; analizzando queste cinque categorie di gesti sarà più facile identificare come si sentono veramente gli altri o cosa stiano pensando:

Gesti facciali di nervosismo e tensione:

– Fronte solcata da rughe

– Strizzare gli occhi

– Compressione delle labbra

– Labbra che vengono aspirate in bocca

– Labbra tremanti

– Mento tremante

– Gli angoli della bocca si contraggono o si tirano stranamente verso l’orecchio molto rapidamente

Gesti facciali di antipatia o disaccordo:

– Le labbra increspate di solito significano “non mi piace” o “non sono d’accordo” (è visibile anche nei bambini di appena quattro settimane)

– Piega del naso (il naso si alza molto rapidamente come segno abbreviato di disgusto)

– La metà superiore del labbro su un lato si alza come fa il naso

– Sguardo in alto

– Sbattere le palpebre (di solito visto quando qualcuno dice qualcosa per cui non siamo assolutamente d’accordo)

– Palpebre chiuse che non si riaprono per quello che sembra molto tempo

– Stringere i muscoli intorno agli occhi (come Clint Eastwood in una sparatoria)

Gesti facciali per alleviare lo stress:

Esiste un certo numero di “tic” legati a gesti facciali che possono improvvisamente apparire o diventare permanenti per affrontare la tensione. Alcuni esempi sono i seguenti:

– Incontrollabile sbattimento delle palpebre

– Contrazioni alle guance

– Contrazioni incontrollabili dell’occhio

– Mascella spinta in avanti o di lato

– Mordere la lingua

– Tirarsi i peli sul viso

– Tocco ripetitivo del naso o della palpebra con un dito

Questi comportamenti non sono solo ripetitivi, possono aumentare di gravità sotto stress e a volte diventare molto veloci. I comportamenti ripetitivi sono comportamenti rilassanti, motivo per cui sviluppiamo in primo luogo i tic nervosi. Il cervello trae beneficio dal tic muscolare ripetitivo come forma di pacificazione; tuttavia, questo può diventare patologico.

Gesti facciali asimmetrici:

(I gesti che coinvolgono solo metà del viso rientrano in questa categoria)

– Sorrisi falsi (ne esistono diversi tipi)

– Sorriso che coinvolge solo metà del viso

– La persona sorride ma gli occhi sono socchiusi o mostrano tensione

L’asimmetria si applica anche alla “discordia” tra ciò che viene detto e ciò che il corpo sta trasmettendo (come dire “Ti amo” a denti stretti o con la faccia tesa).

Gesti facciali di disprezzo o disprezzo:

– Un ghigno (l’angolo della bocca tira da un lato o verso l’alto, a volte creando delle fossette sulla guancia)

– Naso e mento in alto (atteggiamento altezzoso)

– Sguardo in alto

– Sguardo di traverso con aria sprezzante

Il disprezzo, per inciso, non è un segno di inganno, è presente sia nell’innocente che nel bugiardo. Il disprezzo è spesso visto negli innocenti quando vengono intervistati da coloro che ritengono di basso status sociale o che percepiscono come incompetenti. Si possono vedere anche sguardi di disprezzo da parte di una popolazione occupata nei confronti dei suoi oppressori.

Desmond Morris

Mentre questi gesti o comportamenti sono utili per comprendere i pensieri e i sentimenti veri, non sono in alcun modo indicativi di inganno.

Possono indicare disagio psicologico o fisico, antipatia, problemi o nervosismo, ma questo è tutto. Da questi non si può trarre alcuna deduzione dell’inganno perché non esiste un singolo comportamento indicativo dell’inganno.

Dopo aver studiato Linguaggio del Corpo per anni, penso che sia più saggio capire ciò che tutto il corpo comunica, non solo il viso o le microespressioni. Soprattutto sapendo che i piedi sono più precisi del viso nel rivelare sentimenti e intenzioni e che tutto il nostro corpo trasmette costantemente informazioni vitali. In effetti, esistono oltre 215 comportamenti associati al disagio psicologico e la maggior parte di questi non sono visibili sul viso.

Per conoscere davvero il Linguaggio del Corpo e andare oltre quello che si può vedere in televisione, si può leggere la trilogia di Desmond Morris sulla Comunicazione Non Verbale (in cui è presente il libro di culto L’uomo e i suo gesti). Morris guarda gli umani con l’occhio critico di uno scienziato che scopre una nuova specie e spiega perché facciamo le cose che facciamo. È un’autorità senza eguali quando si tratta di comunicazioni non verbale e come zoologo e antropologo, può aprirci gli occhi come nessun altro autore o esperto, con l’eccezione di Charles Darwin, che ha iniziato tutto questo un giorno mentre guardava gli oranghi nel Zoo di Londra.

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Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

Microespressioni del viso: solo un mito?

Come sono percepite le “micro-espressioni” del viso e il loro significato? Quanto gli viene data rilevanza nel rilevare l’inganno?

Come esperto di Linguaggio del Corpo e Analisi della Menzogna, espressioni del viso e microespressioni sono un argomento piuttosto comune di cui parlare durante corsi e training.

Ormai la maggior parte della gente ha sentito parlare di “micro-espressioni” come risultato della serie TV Lie to Me, o perché il termine è stato reso popolare dai media. In effetti, incontro regolarmente persone che affermano di aver seguito corsi di microespressioni o che vogliono diventare esperti di microespressioni.

Ma cosa fare riguardo al resto del corpo? Dopotutto, il resto del corpo trasmette informazioni su pensieri, desideri, paure, emozioni e intenzioni con molta più regolarità. Se qualcuno si fa aria con la maglietta o nasconde i pollici mentre vengono poste domande, dovresti sapere cosa significa se non sanno cosa fare con le mani (significa: problemi, disagio, insicurezze) perché potrebbero non esserci microespressioni per aiutarci a comprendere.

Per capire adeguatamente, cominciamo col significato del termine “micro-espressioni”. Nel 1966 due ricercatori di nome Haggard e Isaacs scoprirono, mentre guardavano dei filmati di coppie in terapia, quelle che descrivevano come “espressioni micro-momentanee”. Hanno notato comportamenti che apparivano così rapidamente che erano difficili da vedere se non rallentando il video. Qualche anno dopo, basandosi su questo lavoro precedente e osservando questi stessi comportamenti, Paul Ekman ha coniato il termine “micro-espressioni” mentre studiava l’inganno. Ekman in seguito lo incorporò nel suo libro I volti della menzogna, che è davvero un libro di culto consigliato a tutti coloro che sono interessati alla Comunicazione Non Verbale.

Il Dalai Lama insieme a Paul Ekman

Ciò che Haggard e Isaacs, così come altri, hanno scoperto è che i nostri volti spesso rivelano sentimenti nascosti che vengono nascosti intenzionalmente. Ciò è stato ovviamente utile per rilevare problemi durante la terapia di coppia. Sfortunatamente, nel tempo il termine microespressioni è cresciuto fino a includere troppe cose; non riuscendo, ad esempio, a distinguere tra distorsioni facciali minuscole, piccole e grandi. C’è stato anche un errore nel distinguere tra i comportamenti che erano veloci e quelli che erano superveloci, ma che avevano poco a che fare con l’essere “micro” o piccoli. Infine c’è stato un fallimento nel differenziare comportamenti asimmetrici o che si bloccano stranamente sul posto, come quando teniamo un sorriso teso a un cane ringhiante.

Di conseguenza, poiché molte cose sono state raggruppate sotto la denominazione di “microespressione”, è spesso difficile determinare di cosa si sta parlando. Quindi vediamo se possiamo aggiungere un po’ di chiarezza qui per aiutare a capire meglio i comportamenti del viso, che sono spesso raggruppati sotto il termine “microespressioni” o che vengono completamente ignorati.

Innanzitutto dovremmo riconoscere, come ha sottolineato David Matsumoto, che ci sono comportamenti, gesti o espressioni del viso che si verificano senza stimoli coscienti che rivelano i nostri veri sentimenti o emozioni. Alcuni di questi comportamenti o espressioni appaiono molto rapidamente (1/15, 1/25 di secondo) e altri sembrano durare troppo a lungo. Inoltre ci sono comportamenti che sono difficili da osservare perché sono molto piccoli (ad esempio i muscoli che si contraggono appena sotto l’occhio) mentre altri sono abbastanza grandi.

David Matsumoto

Ciò che è importante per gli osservatori è che mentre si verificano questi comportamenti, non bisogna attribuire a essi più significato di quanto dovremmo. In serie TV come Lie to Me sembra che anche solo uno di questi comportamenti indichi che una persona sita mentendo. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Come ci hanno ripetutamente detto Ekman, Frank, DePaulo, Burgoon e Vrij, non esiste un unico comportamento indicativo di inganno (Matsumoto, et. Al. 2011, 1-4; Navarro 2008). Ci sono indicatori di stress, disagio psicologico, ansia, antipatia, problemi o tensione, ma non esclusivamente di “inganno”.

In effetti, piuttosto che concentrarsi sull’inganno, nella mia esperienza, è molto più utile diventare un “rilevatore di problemi” perché è proprio quello che stiamo osservando. Quando vediamo le manifestazioni fisiche del disagio psicologico, stiamo davvero vedendo i nostri corpi comunicare che ci sono “problemi”; in altre parole qualcosa ci dà fastidio, la vera domanda è “Cosa?”.

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Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

Approfondiamo il rilevamento della Menzogna – David Matsumoto

La settimana scorsa abbiamo scritto dell’importanza di distinguere le micro e le macro-espressioni, osserviamo come questo rientra nel rilevamento della menzogna.

Le microespressioni differiscono dalle loro controparti di lunga durata in molti modi, ma uno dei più salienti è il fatto che possono tradire le emozioni sottostanti. La microespressione sfuggente può mostrare rabbia o sorpresa nel caso in cui qualcuno stia cercando di nasconderlo, e un’efficace individuazione della menzogna può spesso implicare la percezione di queste microespressioni, per quanto difficile possa essere per una persona non allenata.

Come sottolineano i dottori Matsumoto e Hwang, ci sono molti fattori che rendono le persone abili nell’individuazione delle bugie. Questi includono caratteristiche di personalità come l’apertura all’esperienza e alla coscienziosità, ma anche l’empatia e la regolazione emotiva.

Uno dei principali aspetti dello studio della scorsa settimana è stata la definizione più precisa di ciò che sono le microespressioni, impegnandoci a vederle come incredibilmente fugaci e che durino meno di mezzo secondo.

Questo è stato approfondito in uno studio del 2018 condotto dai dottori Matsumoto e Hwang che consideravano le microespressioni come elementi chiave per differenziare la verità dalle bugie, rendendo operativa questa particolare definizione della lunghezza delle microespressioni. Sottolineano che la ricerca precedente ha trovato risultati misti nel collegare le microespressioni al rilevamento degli inganni, ma che tale ricerca non ha definito rigorosamente la durata della microespressione.

Gran parte di questa letteratura passata, sebbene abbia messo in luce il potenziale dello studio sulle microespressioni, non definiva correttamente le microespressioni basandosi sulle osservazioni di come effettivamente funzionano. Alcune di queste ricerche hanno classificato le microespressioni come espressioni che potevano durare fino a quattro secondi!

Tale definizione rivista ha molto senso quando si guarda al rilevamento di un inganno. Gran parte del tentativo di concettualizzare le microespressioni deriva dal tentativo di vedere il loro ruolo nel mostrare espressioni spontanee e nascoste. È più difficile che le durate più lunghe siano segni di emozioni represse e nascoste.

Questo studio del 2018 ha poi cercato di esaminare il ruolo delle microespressioni nel rilevamento delle menzogne, data questa definizione più rigorosa. In primo luogo, hanno esaminato se si sono verificate microespressioni al di sotto di mezzo secondo e se potevano distinguere in modo affidabile la verità dall’inganno. Hanno anche osservato espressioni più lunghe per vedere se queste potrebbero essere viste come costantemente spontanee.

Hanno scoperto che tali espressioni erano generalmente frequenti e fungevano da indicatori affidabili di inganno, molto più delle espressioni più lunghe di un secondo. Interessante notare che alcune espressioni molto brevi di meno di 0,3 secondi non erano indicatori utili.

Siamo curiosi di ciò che i nostri lettori hanno da dire su questo argomento. Notate queste espressioni sfuggenti? Pensate che siano chiaramente distinguibili dalle espressioni più lunghe? Commentate e fateci sapere cosa ne pensate!

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Emozionante nuova ricerca sulle microespressioni! – David Matsumoto

Sebbene le microespressioni facciali siano simili in molti modi alle espressioni di più lunga durata, è nelle loro differenze che si sofferma gran parte della scienza recente.

I dottori David Matsumoto e Hyisung Hwang di Humintell hanno recentemente pubblicato un’analisi di uno studio importante, Shen et al. (2016), che ha cercato di distinguere le microespressioni fugaci da quelle che durano più di 200 millisecondi. Questa analisi aiuta a far comprendere ai lettori la ricerca contemporanea sulle microespressioni e l’importanza di vederle come un fenomeno diverso dalle espressioni più durature.

Shen et al. hanno scoperto che le microespressioni, cioè quelle che duravano solo da 40 a 120 millisecondi, erano percepite in modo abbastanza simile ma erano percepite in modo abbastanza distinto dalle espressioni che duravano più a lungo. Naturalmente, “più a lungo” è relativo ai 200 millisecondi!

Matsumoto e Hwang sostengono che questi risultati hanno quattro importanti implicazioni sullo studio delle emozioni e delle microespressioni.

Il primo aspetto è l’importanza della soglia di 200 millisecondi. Questo concorda con la ricerca che Matsumoto e Hwang hanno completato due decenni fa, sottolineando che, una volta che un’espressione viene mantenuta per 200 ms, tende ad essere elaborata nelle memorie a breve termine degli osservatori. Questa è una delle distinzioni cruciali che Humintell studia: la differenza tra le espressioni quotidiane e le microespressioni più fugaci e inconsce.

Sia questo studio che il lavoro di Humintell supportano una definizione di microespressioni che include solo quelle espressioni che si verificano più rapidamente di mezzo secondo. Mentre questo è stato controverso in letteratura per qualche tempo, sembra chiaro che intorno a questa soglia si esistono fenomeni psicologici distintivi. Un’altra cosa interessante da notare: Humintell più di un decennio fa aveva previsto questo definendo le microespressioni come quelle espressioni che avvengono in meno di mezzo secondo. La definizione di Humintell è stata diversa dalle affermazioni usate da altri che non sono state convalidate.

In secondo luogo, questa ricerca contribuisce all’importanza di trovare correlazioni neurologiche nella percezione delle microespressioni. Questo è stato ampiamente studiato per le espressioni facciali più durature, ma solo una manciata di studi hanno esaminato la reazione neurologica alle microespressioni fugaci.

Shen et al. hanno scoperto che anche le emozioni universali, che sappiamo avere una base biologica significativa, sono ancora elaborate attraverso regole, valori e associazioni insegnate culturalmente,questo avviene anche quando si elaborano microespressioni.

In terzo luogo, questi correlati neurologici mostrano anche quanto siano diversi per le microespressioni. La ricerca di Shen et al. Ha concluso che i correlati neurologici per le microespressioni differiscono significativamente dalle espressioni di lunga durata. Ciò porta a domande significative su come la durata dell’espressione può essere utilizzata per studiare diversi tipi di espressioni, come ad esempio la differenza tra espressioni volontarie o involontarie.

Infine, questo studio e molti altri contribuiscono a un campo in crescita che cerca di comprendere il rilevamento degli inganni. Le microespressioni possono spesso tradire coloro che cercano di mentire. La capacità nel vedere quelle microespressioni è difficile da apprendere e richiede allenamento o pratica. Tuttavia, è importante notare che le differenze individuali, come le caratteristiche della personalità, possono renderlo più difficile o più facile.

Nel complesso, questo studio è un’aggiunta importante per un crescente corpo di letteratura che cerca di comprendere le microespressioni e le loro ramificazioni per il rilevamento di inganni.

Siamo molto interessati a sentire cosa ne pensi! Cosa trovi urgente in termini di domande future? Dove guideresti questa ricerca se potessi? Cosa ne pensi di queste affermazioni?

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Le Microespressioni distinguono la verità dalle bugie – David Matsumoto

Finalmente la prima prova scientifica che le microespressioni sono una chiave per il rilevamento delle menzogne!

Mentre c’è stato un consenso generale sul fatto che le microespressioni giochino un ruolo significativo nel rilevamento dell’inganno per decenni, in realtà non è mai stato pubblicato uno studio di ricerca in una rivista scientifica sottoposta a peer review che documentasse tale affermazione.

Fino ad ora.

Nuove ed entusiasmanti prove provengono dai dottori David Matsumoto e Hyisung Hwang di Humintell, in un articolo pubblicato di recente su Frontiers in Psychology. Nel loro studio, hanno cercato di determinare se le microespressioni potevano indicare in modo affidabile l’inganno in un finto esperimento criminale. Alla fine, hanno scoperto che le microespressioni servivano come guida utile sia nel rilevare la menzogna che nella valutazione della cattiva condotta futura.

In realtà, studi precedenti hanno cercato di documentare l’effetto delle microespressioni come indicatori di inganno. Ma la ricerca passata non ha valutato efficacemente le microespressioni. È stato condotto un esperimento con un finto crimine, ai partecipanti è stato detto di mentire o dire la verità durante un’intervista simulata. Sia il colloquio di preparazione che l’esperimento reale sono stati modellati il ​​più fedelmente possibile sulle procedure di applicazione della legge nel mondo reale.

Poiché le ricerche passate hanno scoperto che le microespressioni sono culturalmente universali, i partecipanti includevano gli europei nati in america, gli americani e gli immigrati cinesi. Durante le interviste, ogni partecipante è stato filmato e le loro espressioni sono state analizzate attentamente.

Dopo aver eseguito queste finte interviste, i comportamenti facciali sono stati codificati manualmente dagli esperti per determinare se erano presenti microespressioni. Le emozioni venivano quindi raggruppate come negative, come paura e rabbia, o positive, come la felicità.

Si è scoperto che i bugiardi e chi diceva la verità avevano manifestazioni di espressioni nettamente diverse, con i bugiardi che mostravano microespressioni marcatamente più negative.

Questo non solo aiuta a dimostrare che le microespressioni negative possono essere utilizzate per determinare l’inganno, ma la durata media di queste microespressioni era relativamente costante tra 0,4 e 0,5 secondi.

Questo studio, quindi, non solo ha fornito le prime prove scientifiche che le microespressioni possono aiutare a rilevare l’inganno, ma ha anche contribuito a promuovere ulteriori ricerche guardando in modo critico a ciò che costituisce una microespressione.

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I SEGRETI DI SABRINA – LOGICHE CRIMINALI

 

I segreti di Sabrina

Capita spesso di farsi un’idea personale per quel che riguarda i fatti di cronaca, specie se di cronaca nera e ancor più se tali delitti risvegliano nei media, e in tutti coloro che li seguono, il piacere morboso di scrutare nelle vite degli altri (spesso distrutte) e osservare un affresco di degrado o di perversione che tali eventi delittuosi, e le dinamiche sottese a essi, riescono a evocare nell’immaginario collettivo.

Uno dei casi che negli ultimi anni ha scosso maggiormente l’opinione pubblica è quello dell’omicidio della giovane Sarah Scazzi, ritrovata in un pozzo dopo essere stata uccisa; da chi, è ancora un mistero.

La verità è ancora distante dall’essere raggiunta e, a giorni, ci sarà l’udienza in cui verrà ascoltata Sabrina Misseri, perciò, lungi dal voler dare un giudizio puntando il dito contro qualcuno, abbiamo ritenuto utile e interessante valutare i segnali della comunicazione non verbale di Sabrina, attraverso l’analisi di alcuni video già proposti dai media.

Con quest’ intenzione, abbiamo interpellato il Dr. Francesco Di Fant,  consulente e formatore di Comunicazione Non Verbale (CNV) presso grandi aziende, nazionali e internazionali; autore del libro “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” e di alcuni articoli, molti dei quali sulla CNV applicata al settore giuridico.

Il Dr. Di Fant è spesso ospite in numerosi programmi, televisivi e radiofonici, e cura, presso le emittenti Radio Manà Manà e Elle Radio, due rubriche sulla comunicazione non verbale; dello stesso argomento si occupa scrivendo per il periodico Legge (www.leggeweb.it).

Francesco Di Fant ci aiuterà, con la sua professionalità, a comprendere come il linguaggio del corpo si stia dimostrando, sempre più, uno strumento utile per analizzare gli altri in maniera efficace.

In particolare il nostro esperto ci spiega che: “Sabrina Misseri non sembra essere un’abile mentitrice, la sensazione che nasconda qualcosa è palpabile, in particolar modo l’assenza e la falsificazione della manifestazione del dolore sono indizi da tenere in considerazione per capire che qualcosa non quadra nel primo racconto fornito dallo zio Michele. 

Tante, troppe, le dinamiche e gli elementi sospetti a detta degli investigatori e degli inquirenti; nel caso di un’analisi non verbale dei gesti e delle espressioni di Sabrina si potevano intravedere degli elementi sospetti che potevano far presagire che la storia non si sarebbe fermata alla prima versione dei fatti.

Con questo fatto di sangue Sabrina diventa improvvisamente una protagonista mediatica del crimine, fino a svolgere con diligenza la doppia funzione di ufficio-stampa di tutte le persone coinvolte nella vicenda (presumibilmente nel tentativo di controllare le informazioni in uscita), e quella di “deus ex machina” in cui definiva orari, incontri, modalità delle interviste con i media di tutti i personaggi della vicenda, principali e secondari.

Durante queste interviste si è addirittura spinta a rettificare, tramite sms inviati in tempo reale ai giornalisti, le informazioni date dagli intervistati, se queste non collimavano con la versione che lei aveva dato agli investigatori.

Sabrina Misseri può essere definita una bugiarda controllata, nel senso che ha il controllo delle proprie emozioni e non sembra mai lasciarsi andare a eccessi di paura, dolore o rabbia; l’idea che ci comunica è quella di chi appare freddo e controllato nei suoi pensieri e nelle sue azioni, anche quelle più atroci.

Ovviamente non basta l’elemento della mancata presenza del dolore o del senso di colpa (che personalmente non ho mai rilevato in lei durante l’analisi di numerosi video) per incolpare qualcuno; però è possibile partire da questo elemento per muoversi in altre direzioni che possano fare chiarezza sulle emozioni provate e vissute veramente da questa giovane ragazza, accusata dal padre di essere un’assassina.

Partendo da questa necessità di identificare in maniera il più possibile corretta le emozioni vissute (e spesso nascoste), il volto di Sabrina rivela oltre all’assenza di dolore la presenza di microespressioni di felicità, forse legate al piacere della beffa. In fin dei conti una ragazzina come lei è riuscita a tenere sotto scacco stampa e investigatori per un periodo di tempo abbastanza lungo, andando anche ad alimentare uno spirito narcisistico che probabilmente era già sviluppato in essa. 

Un’altra espressione che ricorre spesso sul viso di Sabrina, seppur in maniera sottile, è quella della paura; quest’emozione viene rivelata spesso nella zona della bocca della ragazza, le labbra infatti appaiono stirate orizzontalmente (elemento definito come ad “altissima probabilità” per rilevare l’emozione della paura).

Il dubbio su quest’emozione appare legittimo qualora ci si appelli al cosiddetto “effetto Otello”, per cui si può scambiare la paura di essere scoperti con la paura di non essere creduti.

Nel caso di Sabrina, però, la paura si presenta in circostanze ben precise e spesso in concomitanza con domande sul padre (suggerendo che la paura veniva attivata dal pensiero che il padre la potesse coinvolgere nell’omicidio, come poi ha fatto). 

Un altro indizio che ci può far pensare che Sabrina non dica sempre il vero è la cosiddetta “scrollata unilaterale” che consiste in un sussulto di una sola spalla: a volte la tensione generata dal raccontare qualcosa di non vero è rilevabile attraverso tale movimento; l’asimmetria di tale gesto involontario indica che il cervello si sta sforzando per gestire contemporaneamente la sfera verbale e la sfera emotiva.

Inoltre Sabrina, quando racconta la sua storia, spesso si tocca la fronte per periodi di tempo più o meno lunghi; tale gesto di automanipolazione può essere ascritto all’ansia o a uno sforzo cognitivo, in entrambi i casi la veridicità delle sue affermazioni dovrebbe essere messa in dubbio considerando tale elemento come un indizio (“hot spot”) di una possibile menzogna. 

Chi racconta una storia vera fa meno fatica a ricordare e prova naturalmente meno ansia di chi racconta una menzogna, al contrario chi racconta una storia inventata è necessariamente impegnato a mantenere insieme la varie parti e presta attenzione a non entrare in contraddizione o apparire troppo incerto”.

Il Dr. Di Fant ci ricorda poi che:  “La disciplina della Comunicazione Non Verbale non è una scienza esatta, nella migliore delle ipotesi é possibile arrivare al 90% di probabilità nell’ individuare la verità; tale analisi, quindi, andrebbe considerata come uno strumento orientativo, e non come una prova concreta, nel lungo percorso di ricerca della verità in questo delicato caso, così come in tutti gli altri”.

 

http://www.logichecriminali.com/i-segreti-di-sabrina/