Conseguenze emotive della comunicazione digitale

Le emozioni umane si sono evolute per facilitare i legami sociali umani

Nelle interazioni nella vita reale, le emozioni sorgono come conseguenze dell’interazione. In un’ambientazione dal vivo, mentre ci esprimiamo verbalmente, stiamo anche emettendo non verbalmente. Nello stesso momento percepiamo espressioni verbali (parole) e non verbali, alcune delle quali addirittura inconsce (come suoni e odori). Tutti questi canali di ricezione attivi provocano reazioni emotive nell’interlocutore.

Queste reazioni consentono lo sviluppo di legami e connessioni emotive tra le persone. Come esseri umani, il nostro intero “pacchetto di comunicazione” non riguarda solo l’invio di segnali in tutte le modalità, ma anche la loro ricezione attraverso tutti i canali. Non solo, ci siamo evoluti per sviluppare questi legami emotivi. Questo scambio reciproco attraverso parole, emozioni, sentimenti e comunicazione non verbale, è una parte importante dell’interazione umana.

I neuroni specchio sono ulteriori prove del fatto che l’interlocutore in un’interazione non è un ricevente passivo. Questi neuroni hanno il compito di riprodurre o imitare le espressioni di altre persone, di conseguenza gli interlocutori elaborano attivamente le informazioni ricevute e quindi innescano pensieri, sentimenti ed emozioni sulla base di ciò che stanno percependo.

Questi legami umani emotivi forti sono fondamentali per il nostro successo evolutivo

Inoltre i rapporti umani svolgono un grande ruolo nel nostro benessere generale. È stato dimostrato che forti legami sociali sono importanti per la nostra qualità di vita e per la salute. Inoltre, alti livelli di supporto sociale sembrano tamponare o proteggere dall’impatto delle malattie fisiche e mentali.

Con la comunicazione digitale c’è una drastica riduzione dei nostri sensi

Compresa la perdita di odori e suoni, perdiamo una parte del “pacchetto non verbale” che spesso otteniamo nella vita reale. Inoltre, perdiamo la capacità di leggere le espressioni facciali delle emozioni così come lo faremmo in un ambiente dal vivo: i contorni osservabili, i motivi delle rughe e le ombre del viso sono notevolmente ridotti. La quantità di stimoli complessivi è notevolmente ridotta.

Pertanto, anche se il sistema di risposta empatica del corpo (inclusi i neuroni specchio) può essere attivato durante la comunicazione digitale, non può riflettere i pensieri, i sentimenti e le emozioni dell’altra persona come di solito accade nella vita reale.

Di conseguenza, con la comunicazione digitale, perdiamo una connessione emotiva con le persone con cui interagiamo e ci sono diverse conseguenze emotive:

È difficile sviluppare relazioni forti con gli altri

È più difficile mantenere buoni rapporti con gli altri

È più facile peggiorare le relazioni esistenti

Inoltre non bisogna dimenticare l’impatto psicologico e sociale che può avere questo peggioramento delle relazioni umane. Secondo una ricerca recente la crescente epidemia di “decessi per disperazione” sta aumentando a causa della pandemia di Coronavirus, e si stima che cresceranno le morti per abuso di droghe, alcol o suicidio.

Dove stiamo andando?

Avere consapevolezza di questi potenziali effetti collaterali negativi della comunicazione digitale può darci spunti per pensare a modi per contenere e persino contrastare tali effetti. Ad esempio pianifica di avere più interazioni dal vivo con le persone a cui sei vicino per recuperare quella parte di relazione che potrebbe essersi persa a causa del Covid-19.

Sviluppare e mantenere relazioni con gli altri richiede impegno e lavoro. Dedica tempo e dai priorità alle relazioni che sono importanti per te, comprendi l’importanza dei legami emotivi e sociali.

Stiamo attraversando tutti insieme questo momento difficile, ma se conosciamo queste potenziali conseguenze negative della comunicazione digitale e pianifichiamo il futuro, possiamo superare queste sfide.

E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/05/emotional-consequences-of-digital-communication/

Neuroni specchio e cervello – David Matsumoto

Per secoli filosofi e scienziati hanno lottato per scoprire le misteriose origini del linguaggio umano.

Un crescente corpo di ricerca psicologica potrebbe aver sviluppato una risposta che riguarda la neurologia a questa domanda, scoprendo che il linguaggio è strettamente intrecciato con la nostra capacità di entrare in empatia e comprendere altre persone. Recenti studi suggeriscono che il nostro linguaggio e la nostra empatia hanno radici condivise, ma anche che queste radici sono incorporate in neuroni specifici nel cervello: i neuroni specchio.

I neuroni specchio sono essenzialmente tipi speciali di cellule cerebrali che si attivano quando si osservano le azioni di altri individui. Ad esempio, quando vediamo un’altra persona cadere e ferirsi, i nostri neuroni specchio attivano la parte del nostro cervello che si attiverebbe se cadessimo.

Queste cellule cerebrali sono state scoperte per la prima volta nelle scimmie macaco negli anni ’80 dal dottor Giacomo Rizzolatti all’Università di Parma, Italia. Dopo aver collegato gli elettrodi al cervello delle scimmie, Rizzolatti ha scoperto che quando una scimmia guardava un’altra afferrare una nocciolina, alcuni degli stessi neuroni si sono attivati nel cervello di entrambi i soggetti.

Ricerche successive hanno scoperto cellule cerebrali simili negli esseri umani e Rizzolatti ha iniziato a collegare i neuroni specchio con la nostra capacità di comprendere le emozioni di altre persone e provare empatia per esse. In effetti, alcuni studi hanno scoperto che le persone che vivono con l’autismo, che è caratterizzato da una ridotta capacità di comprendere le emozioni di altre persone, hanno le strutture dei neuroni a specchio compromesse.

E il linguaggio? Sin dalla scoperta dei neuroni specchio, scienziati come Rizzolatti hanno studiato la loro connessione con lo sviluppo del linguaggio. Hanno scoperto che l’area del cervello associata al linguaggio era anche necessaria per la nostra comprensione delle azioni fisiche di altre persone.

Recentemente il dottor Michael Corballis, psicologo dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, ha pubblicato il suo libro La verità sul linguaggio, sostenendo che il linguaggio è emerso dal nostro desiderio istintivo di gesticolare con oggetti esterni.

La sua tesi è che quando i primati gesticolano verso il mondo che li circonda, stanno intrinsecamente comunicando con i compagni, indirizzando l’attenzione dei loro compagni verso un determinato oggetto di interesse. Ciò si lega naturalmente al modo in cui il nostro cervello rispecchia istintivamente le azioni degli altri attraverso i neuroni specchio, consentendo a questi gesti di comunicare a livello neurologico.

Questo argomento non diminuisce l’incredibile complessità del linguaggio, ma chiarisce l’idea che la comunicazione sia intrinsecamente interpersonale e profondamente radicata nel nostro cervello. In effetti, alcuni esperti di neuroni specchio sostengono che, non solo sono profondamente legati al linguaggio, ma che sono alla base di molte straordinarie capacità umane.

Ad esempio, il dottor Vilayanur Ramachandran, dell’Università della California, San Diego, attribuisce ai neuroni specchio il merito per l’esplosione della cultura umana circa 50.000 anni fa, noto come il “grande balzo in avanti”, perché ha consentito un’azione collettiva e la cooperazione su vasta scala.

Mentre molti psicologi sono incredibilmente entusiasti del promettente campo dello studio dei neuroni specchio, è anche importante notare che ci sono molti scettici. Il dottor Christian Jarrett, che scrive ampiamente su questioni psicologiche, ha definito i neuroni specchio “il concetto più pubblicizzato della neuroscienza” in un articolo del 2012.

Il dottor Jarrett sostiene che questo tipo di indagine rimane altamente controversa e contesta l’idea che i neuroni specchio ispirino il linguaggio, l’empatia o la cultura. Invece, sostiene che i neuroni specchio si sviluppano attraverso l’esperienza. Sostiene che i nostri cervelli hanno fatto evolvere i neuroni specchio insieme al linguaggio e alla cultura, piuttosto che farli nascere direttamente da loro.

Per ulteriori informazioni su linguaggio ed empatia, potete consultare i nostri articoli precedenti qui e qui.