Riconoscere gli occhi ingannevoli

Gli occhi sono una parte incredibilmente importante del riconoscimento emotivo, ma che ruolo hanno nel permetterci di rilevare l’inganno?

Mentre l’opinione convenzionale tende a sostenere che l’incapacità di mantenere il contatto visivo sia un segno rivelatore dell’inganno, in realtà questo è solo un mito leggendario. Tuttavia, poiché gli occhi sono così importanti nella lettura delle emozioni, possono anche aiutarci a valutare la veridicità (o meno) di un altra persona.

La nostra fissazione sull’importanza degli occhi ha una giustificazione. Come saprà chi segue questo blog, ricerche recenti indicano che mostriamo le emozioni più chiaramente nei nostri occhi.

Mentre questa enfasi intuitiva sugli occhi ha portato all’idea che l’osservazione del contatto visivo sia un metodo affidabile di rilevazione della menzogna, questo semplicemente non è vero. Come spiegato in un articolo precedente, numerosi studi non hanno trovato alcuna relazione tra la bugia e la mancanza di contatto visivo, nonostante il fatto che, attraverso le culture, questo mito continua ad essere ampiamente diffuso.

Come spiega la dottoressa Wendy Patrick, il contatto visivo o la sua mancanza possono essere dovuti a personalità o background culturali diversi che determinano la tendenza a stabilire un contatto visivo. Come lei ha detto in un altro articolo, è necessario analizzare il livello di contatto visivo di un determinato individuo rispetto alla sua “linea di base personale” (baseline).

Tuttavia, il contatto visivo è ancora uno strumento utile per identificare correttamente l’inganno. Ad esempio, uno studio del 2012 ha rilevato cambiamenti significativi nella pupilla nei partecipanti che mentivano. In questo studio, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni partecipanti di rubare piccole somme di denaro, lasciando gli altri partecipanti liberi dal compiere tale gesto.

Quindi, a ciascun partecipante è stato chiesto di rispondere a una serie di domande sul furto, senza far sapere all’esaminatore se fossero colpevoli. Durante la compilazione di questi questionari, le telecamere hanno monitorato le dimensioni della pupilla, riscontrando un aumento del diametro della pupilla tra i soggetti colpevoli. Dopo aver concluso lo studio, gli autori hanno sottolineato che tale aumento era coerente con studi precedenti sull’inganno.

Allo stesso modo, dal punto di vista di coloro che rilevano l’inganno, uno studio separato del 2016 ha scoperto che concentrarsi sugli occhi ha fornito uno strumento molto efficace per il rilevamento delle bugie. In questo studio, i partecipanti hanno tentato di rilevare le bugie sia di soggetti con i volti coperti da un hijab, con solo gli occhi scoperti, sia di altri soggetti lasciati a volto scoperto.

Sorprendentemente, i partecipanti sono stati più precisi nel rilevare l’inganno tra quelli con l’hijab. Questa conclusione ha indicato che il concentrarsi solo sull’occhio ha aiutato significativamente il rilevamento della bugia, poiché i partecipanti sono stati costretti a concentrarsi sugli occhi, piuttosto che essere distratti da altre caratteristiche del viso.

Mentre concentrarsi sugli occhi può essere uno strumento importante per rilevare l’inganno, spesso è difficile per noi sapere esattamente cosa rivela una bugia. Ciò richiede una formazione specializzata, non possiamo certamente misurare la dimensione della pupilla con un righello!

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Tratto da https://www.humintell.com/2017/08/reading-deceptive-eyes/

Il mito del contatto visivo

Secondo lo psicologo sociale ed esperto di microespressioni Mark Frank, il contatto visivo (o la sua mancanza) è “uno degli aspetti più fraintesi dell’inganno”

Molti video, articoli e interviste suggeriscono che il contatto visivo e/o lo sguardo di una persona spesso hanno un significato nascosto: guardare in alto a destra significa che qualcuno sta inventando qualcosa. Alzare lo sguardo a sinistra significa che si sta ricordando qualcosa. Se qualcuno non ti sta guardando, sta mentendo. La lista potrebbe continuare all’infinito.

Ma quanto sono precise queste affermazioni?

Ci sono stati oltre 30 studi che hanno esaminato il contatto visivo come una variabile quando mentivano e la maggior parte di loro ha dimostrato che non c’è alcun segno rivelatore quando qualcuno sa mentendo.

Secondo il dottor Frank, 6 di questi 30 studi hanno osservato la mancanza di contatto visivo (l’atto di distogliere lo sguardo da un oggetto su cui si era precedentemente focalizzato). Tutti e 6 gli studi hanno concluso che il contatto visivo non cambia significativamente in funzione della menzogna o del dire la verità.

Studi recenti sono giunti alla stessa conclusione. Nel 2008, il dottor Stephen Porter della Dalhousie University ha pubblicato uno studio intitolato “Menzogna? Il viso tradisce le vere emozioni del bugiardo, ma in modi inaspettati”.

Porter ha concluso che è proprio la faccia che rileva i bugiardi, ma non nei modi stereotipati in cui crediamo.

Per lui “non sono gli occhi sfuggenti o la fronte sudata o il naso allungato (alla Pinocchio) che il rilevatore di bugie dovrebbe cercare. Invece, altri elementi del volto di un bugiardo lo smaschereranno, “apparendo” brevemente e permettendo a manifestazioni di vera emozione di affluire sul viso”.

Tuttavia, nonostante le prove schiaccianti che il contatto visivo non abbia nulla a che fare con la menzogna, è stato condotto uno studio da oltre 90 scienziati ha esaminato oltre 5.000 persone in 75 paesi su quello che loro credono a proposito dei bugiardi. La risposta numero uno in tutte le culture è stata la (falsa) convinzione che i bugiardi non ti guarderanno negli occhi. Questa convinzione risale a quasi 3000 anni fa, ai testi sacri della cultura indù.

Allora perché esiste questo malinteso?

Non esiste una risposta semplice a questa complessa domanda, ma il dottor Frank allude al fatto che potrebbe essere associato al comportamento dei bambini quando mentono. Afferma che il contatto visivo è probabilmente un buon indizio dell’inganno con i bambini più piccoli – probabilmente a causa dell’emozione della colpa – ma crescendo i bambini imparano socialmente che devono mantenere il contatto visivo per mentire con successo.

Da adulti, molte persone hanno imparato a stabilire un contatto visivo quando mentono. Tuttavia, la convinzione che il contatto visivo sia correlato all’inganno può ancora persistere.

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Tratto da https://www.humintell.com/2009/09/the-eye-contact-myth/

I nostri occhi emotivi – Humintell

Le persone fanno molta confusione sul cliché secondo cui “gli occhi sono le finestre dell’anima”, ma le ricerche emergenti indicano che questo detto può essere anche più accurato di quanto pensiamo.

Mentre le emozioni sono mostrate in tutte le parti del nostro viso, compresa la bocca e le narici, un nuovo studio del dottor Adam Anderson della Cornell University ha scoperto che gli occhi sono forse gli indicatori più importanti dei nostri stati emotivi interiori. Anderson ha collegato questi risultati a una discussione più ampia su come si sono evolute le nostre espressioni universali.

Le domande riguardanti l’origine delle nostre espressioni facciali sono antiche quanto la teoria dell’evoluzione stessa. Mentre Darwin è famoso soprattutto per i concetti pionieristici della selezione naturale, inizialmente ha anche proposto l’idea che gli esseri umani, attraverso le culture, condividano un piccolo insieme di emozioni universali. Ha sostenuto che l’universalità di queste emozioni dipendeva da fattori evolutivi, ma le generazioni successive di psicologi hanno faticato a sostenere queste affermazioni.

Alla fine, come scrive il dottor David Matsumoto di Humintell, la ricerca ha iniziato a confermare i sospetti di Darwin, scoprendo più e più volte che gli umani in tutto il pianeta riconoscono alcune delle stesse emozioni attraverso le stesse espressioni. Queste sette emozioni di base includono rabbia, paura, disgusto, disprezzo, felicità, tristezza e sorpresa.

Mentre la ricerca ha stabilito l’esistenza di queste emozioni, resta da vedere come e perché si sono evolute in questo modo. Questa è la domanda a cui Anderson ha tentato di rispondere.

Nel suo recente studio, lui e il coautore, il dottor Daniel H. Lee, hanno creato immagini digitali degli occhi mentre esprimevano sei emozioni (le emozioni di base meno il disprezzo) e hanno chiesto ai partecipanti di confrontare questi modelli con una selezione di parole potenzialmente non correlate che significano stati mentali, come “discriminante”, “curioso”, “annoiato”, ecc.

Coerentemente, i partecipanti sono stati in grado di abbinare con successo le parole alla loro espressione. Ciò ha dimostrato una diffusa capacità di riconoscere le emozioni solo sulla base degli occhi. È interessante notare che gli autori hanno confrontato questa performance con le capacità dei partecipanti di leggere segnali emotivi da altre parti del viso e hanno scoperto che gli occhi erano una strada molto migliore per un riconoscimento efficace.

Nelle sue conclusioni, Anderson ha spiegato che:

“Gli occhi sono finestre sull’anima probabilmente perché sono i primi canali di vista. I cambiamenti espressivi emotivi intorno all’occhio influenzano il modo in cui vediamo e, a sua volta, questo comunica agli altri come pensiamo e sentiamo”.

In effetti, ci sono alcune connessioni intuitive tra la forma dell’occhio e l’emozione espressa. Ad esempio, le emozioni legate al disgusto o al disprezzo presentano occhi ristretti, come se gli individui stessero cercando di bloccare le immagini negative, mentre le emozioni come la paura si correlano con gli occhi allargati, permettendoci di catturare meglio i dettagli di un ambiente minaccioso.

Questi risultati si basano sulla ricerca precedente di Anderson del 2013 che ha scoperto che le espressioni facciali sono nate dalle reazioni all’ambiente esterno, piuttosto che avere una funzione principalmente sociale.

Questo studio aiuta a rivelare la storia evolutiva del nostro riconoscimento emotivo, ma quali sono le implicazioni pratiche? Certamente, questi risultati mostrano che dobbiamo concentrarci sugli occhi delle persone, senza però avere il beneficio di un suggerimento esterno come le parole associate dell’esperimento di Anderson e Lee.

Espressioni non verbali di dominanza – David Matsumoto

Fig. 2. Stimoli utilizzati nello studio 1 (riga superiore) e nello studio 2 (riga centrale e inferiore). Da sinistra a destra, le pose illustrano inclinazioni della testa verso il basso, angolo della testa neutro e inclinazioni della testa verso l’alto. In tutte le immagini, obiettivi posti con espressioni facciali neutre (cioè nessun movimento dei muscoli facciali). (University of British Columbia)

Mentre parliamo spesso di esempi importanti di comportamento non verbale, come la posa trionfante, molti sono in realtà abbastanza sottili.

Un affascinante nuovo studio della University of British Columbia ha esaminato l’impatto marcato di qualcosa di semplice come la posizione della testa nella valutazione dell’inclinazione di una persona verso la dominanza. Questo studio ha scoperto che una leggera inclinazione verso il basso della testa, pur mantenendo il contatto visivo, viene spesso percepita come un segnale dominante e intimidatorio.

Nel loro primo esperimento, gli autori dello studio Zachary Witkower e Jessica Tracy hanno reclutato soggetti online per visualizzare una serie di immagini di volti generate dal computer. Dopo aver mostrato ciascuna immagine, ai partecipanti è stato chiesto di valutare la persona in base alla percezione di dominanza. Ciò implicava rispondere a domande come se quella persona “si divertisse ad avere il controllo sugli altri” o “sarebbe disposta a usare tattiche aggressive”.

Coerentemente, hanno scoperto che i volti leggermente inclinati verso il basso, pur mantenendo uno sguardo livellato, erano classificati in posizione più alta rispetto al controllo. Anche se l’inclinazione della testa verso l’alto era generalmente significativa, il suo effetto era notevolmente ridotto dall’inclinazione verso il basso.

Naturalmente, un lettore attento noterebbe che potrebbe esserci qualcosa di sbagliato nel chiedere ai partecipanti di guardare immagini generate al computer. Per far fronte a questo, gli autori dello studio sono andati oltre e hanno condotto ulteriori studi.

Il primo di questi ha semplicemente cercato di replicare lo studio precedente usando immagini reali dei volti delle persone, mantenendo lo stesso controllo e un’inclinazione verso l’alto e verso il basso per il confronto. Questo generalmente ha replicato i risultati del primo studio.

Ma perchè la faccia inclinata verso il basso ha questo impatto? Chi lo fa si rende conto che la testa è inclinata? Oppure inclinare la testa verso il basso ha un impatto sui muscoli facciali che creano questa impressione?

Nell’affrontare quest’ultima domanda, i dottori Witkower e Tracy hanno condotto un terzo studio che, invece di esporre i partecipanti alle immagini di volti, ha invece esposto i partecipanti a una parte di quegli stessi volti, questa volta solo mostrando gli occhi.

Notando che queste immagini mostravano ancora marcate differenze, un modello del genere aiutava a valutare se fosse un cambiamento nella posizione degli occhi o l’effettiva inclinazione della testa che promuoveva un senso di dominio. Hanno anche mostrato ai partecipanti immagini di volti, inclinati e non, con gli occhi mancanti.

Questo studio finale ha scoperto che l’effetto di indurre il dominio dell’inclinazione della testa era presente solo quando gli occhi erano presenti e non sembrava richiedere l’intero viso. Ciò indica che qualcosa sugli occhi e sui muscoli correlati trasmette quell’immagine di potere.

Le domande sulla dominanza sono incredibilmente importanti in molti degli stessi contesti in cui sono presenti le microespressioni. Nel condurre un’intervista o un interrogatorio, è necessario che l’investigatore mostri un senso di autorità e potere. Allo stesso modo, riconoscere questa tattica in altre persone potrebbe essere di grande beneficio per la tua capacità di comprenderle in maniera efficace.

Il Linguaggio del Corpo degli occhi rivela ciò che il cuore nasconde – Joe Navarro

I nostri occhi sono anche formidabili comunicatori di sentimenti, tra cui conforto e disagio, che ci aiutano a decifrare gli altri sin dalla tenera età. Gli occhi rivelano l’eccitazione per la mamma che cammina nella stanza, ma rivelano anche preoccupazione quando siamo turbati. Spesso ciò che non viene detto ad alta voce viene espresso in modo speciale dagli occhi. In effetti mi è stato chiesto di scrivere oggi questo articolo mentre stavo visitando un collega di ricerca e i suoi occhi, a distanza, mi hanno detto che c’era qualcosa che non andava, suo padre era morto.

Mentre gli occhi di una madre riflettono la disperazione che può provare quando il suo bambino è ricoverato in ospedale, al contrario rivelano la gioia di aver scoperto che il bambino è sano e sta bene. Poche cose riflettono le nostre emozioni tanto rapidamente quanto gli occhi. I bambini che hanno appena diversi giorni rispondono già agli occhi della madre e possono capire la differenza tra uno sguardo distratto e gli occhi dilatati spalancati. I bambini possono capire la differenza tra una madre felice e contenta e una che è stressata, solo guardandole gli occhi.

Gli occhi servono come canali di informazione su cui abbiamo fatto affidamento per migliaia di anni. Ci affidiamo a loro per la loro precisione. L’uomo a cui viene chiesto di aiutare qualcuno a muoversi si coprirà gli occhi con le dita mentre si strofina mentre risponde: “Sì, ti aiuterò”, quando senza dubbio questo è un problema per lui. Questo “comportamento di blocco” rivela autenticamente come egli si sente anche se lo aiuterà.

Comportamenti di blocco degli occhi come: coprire gli occhi, proteggere gli occhi, abbassare le palpebre per un periodo prolungato, ritardare l’apertura degli occhi sono così fortemente radicati in noi che i bambini che nascono ciechi, quando sentono qualcosa di spiacevole che non vedono coprono anche loro gli occhi. Ovviamente questo comportamento è radicato in noi, fa parte dei nostri paleo-circuiti e rappresenta un adattamento allo stress o ad altri stimoli negativi che ci ha servito bene in questi millenni.

Il blocco degli occhi è solo una delle cose più ovvie che facciamo. Quando siamo turbati, frustrati o alle prese con qualcosa di emotivamente stressante, le nostre palpebre possono anche chiudersi forte e rimanere chiuse oppure possono muoversi rapidamente come espressione del nostro sentimento. Hugh Grant è famoso nei film per il battito delle sue palpebre ogni volta che combina qualche guaio.

La ricerca mostra anche che quando siamo nervosi o turbati aumenta il nostro battito di ciglia, un fenomeno spesso visto con i bugiardi ma spesso visto anche con le persone sotto stress. Non chiamerei nessuno bugiardo solo perché il suo battito di ciglia aumenta, anche se mentre studiavo Richard Nixon ho notato che quando stava affrontando i fatti mentre parlava con la stampa il suo battito di ciglia è passato da circa 12 al minuto a 68 volte al minuto. Bill Clinton durante la sua deposizione mostrò un alto battito di ciglia a volte superiore a 92 al minuto, ma si trattava comunque di individui molto stressati in quel momento.

Quando si interpretano i comportamenti oculari, esistono molte idee sbagliate. Il contatto visivo scarso o nullo viene erroneamente percepito da alcuni come un classico segno di inganno, specialmente durante l’interrogatorio, mentre le persone che dicono la verità dovrebbero “bloccare gli occhi” sull’interlocutore. Questo non è supportato dalla ricerca o dall’esperienza ed è completamente falso. In effetti, Alder Vrij e altri hanno scoperto che i bugiardi tendono a impegnarsi in un maggiore contatto visivo perché sanno che stiamo cercando segni di inganno.

Il contatto visivo è in effetti un fenomeno sociale / culturale praticato in modo diverso in tutto il mondo. A New York, per convenzione sociale, possiamo guardarci l’un l’altro per 1,68 secondi. In altre culture, specialmente in America Latina e altrove, la tua capacità di guardare gli altri può essere piuttosto estesa fintanto che non è percepita come minacciosa.

Distogliere lo sguardo è praticato da molte culture tra cui latinoamericani e afroamericani, per mostrare rispetto per coloro che detengono l’autorità. Quindi quando un bambino nero guarda in basso mentre viene castigato, quel guardare in basso è in realtà un segno di rispetto e deferenza che spesso viene interpretato erroneamente come mancanza di rispetto o peggio, inganno.

È interessante notare che quando ci sentiamo più a nostro agio abbiamo il lusso di distogliere lo sguardo e troviamo conforto mentre ricordiamo dei fatti nella nostra memoria o meditiamo sul futuro.

Gli occhi si sposteranno da un lato all’altro, guarderanno in basso o resteranno fermi mentre elaboriamo le informazioni. Basta chiedere a qualcuno di moltiplicare a mente 56 x 89 e guardare i loro occhi. Il carico cognitivo posto su di loro dal compito della moltiplicazione provocherà tutti i tipi di movimenti oculari o persino la chiusura degli occhi. Tutto ciò che possiamo imparare da questo è che la persona sta elaborando le informazioni, non che stia dicendo la verità o mentendo come alcuni individui ben intenzionati ma mal informati vorrebbero farti credere.

Guardo gli occhi principalmente per capire quando qualcuno è a suo agio e rilassato. Guardo anche gli occhi per capire quando qualcuno è improvvisamente turbato da un argomento o da un evento. Immediatamente vedrò le orbite ristrette, quello che chiamo l’effetto Clint Eastwood (come in quei western italiani, proprio prima che sparasse strizzava sempre gli occhi). Deviare lo sguardo o il restringimento delle orbite oculari indicano, con molta precisione, disagio, stress, rabbia o problemi. Ho compreso meglio questo comportamento nelle negoziazioni mentre gli avvocati dell’avversario leggono ad alta voce ogni paragrafo; abbiamo potuto vedere quali articoli nel documento sarebbero stati problematici dal socchiudere gli occhi ad ogni dettaglio preoccupante. Questo comportamento ha ovviamente milioni di anni e comunica in modo molto elegante come ci sentiamo esattamente in quel momento.

Joe Navarro

https://www.jnforensics.com/post/the-body-language-of-the-eyes-the-eyes-reveal-what-the-heart-conceals

Meglio leggere il Linguaggio del Corpo – David Matsumoto

Spesso ci siamo concentrati sulle microespressioni, leggere le persone però spesso dipende dall’identificare anche il resto del loro Linguaggio del Corpo.

Il dottor David Matsumoto di Humintell ha svolto un lavoro entusiasmante sul ruolo del linguaggio del corpo nella comunicazione umana e sul modo in cui modelli simili abbracciano le culture. Come abbiamo notato, è necessario distinguere le espressioni universali da quelle che si differenziano in base alla cultura e, a questo proposito, il linguaggio del corpo non è diverso.

Un recente articolo su Discover Magazine ha approfondito alcuni dei lavori passati del dottor Matsumoto sul linguaggio del corpo e sulla postura. Nello specifico, l’autrice Teal Burrell ha discusso il lavoro di Matsumoto sulle posture degli atleti paralimpici e ciechi di tutto il mondo. Questa ricerca ha rilevato che, indipendentemente dalla vista, gli atleti vittoriosi hanno costantemente assunto la stessa posizione di trionfo.

Pur dimostrando con forza gli elementi universali attraverso le culture, questa stessa ricerca ha anche indicato il ruolo della cultura. Ad esempio, gli atleti sconfitti spesso scrollano le spalle per la vergogna, ma questo è meno comune per coloro che provengono da culture che scoraggiano manifestazioni esteriori di vergogna. Tuttavia, atleti ciechi provenienti da quegli stessi paesi hanno scrollato le spalle indipendentemente dalla cultura.

Questo aiuta a mostrare sia la tendenza a scrollare le spalle per la vergogna, ma anche la capacità della cultura di insegnare alle persone a evitare quella forma di espressione.

La ricerca del dottor Matsumoto sottolinea l’importanza del linguaggio del corpo nel comprendere le persone e la cultura che le influenza. Possiamo anche sfruttare il nostro linguaggio del corpo per avere un impatto positivo sul nostro umore.

Ad esempio, sorridere può aiutare a ridurre il nostro livello di stress, mentre le cosiddette “posture di potere” possono migliorare la nostra fiducia. Una postura di potere, come abbiamo scritto in precedenza, è quando il petto è spinto in fuori con le mani che poggiano sui fianchi, in un modo che Burrell descrive giustamente come una posa alla “Wonder Woman”. La ricerca sulle posizioni di potere indica che esse conducono a un grande senso di potere, ma tali correlazioni ancora non sono del tutto verificate.

Il linguaggio del corpo non consiste solo nel cambiare il modo in cui ci sentiamo, ma può anche modellare la percezione che le persone hanno di noi. Il contatto visivo, sebbene non sia sempre un indicatore di inganno, aiuta a promuovere una percezione di fiducia. Allo stesso modo, una postura simile a quella dell’altro e le espressioni facciali aiutano a mostrare che stiamo ascoltando e che siamo empatici.

Questo aiuta a mostrare quanto sia importante per noi il linguaggio del corpo, ma come per molte espressioni universali gli esseri umani non sono i soli a usare tali strumenti comunicativi. Infatti, Burrell sottolinea come il linguaggio corporeo sia critico per le api per comunicare, e simili tipi di danze comunicative sono presenti tra i pesci. Allo stesso modo, i corvi – altamente intelligenti – usano i loro becchi per indicare e gesticolare, aiutando a formare legami interpersonali.

Comprendere quanto sia universale e potente il linguaggio del corpo è tanto importante quanto capire come viene mediato dalla cultura. Con una migliore comprensione di entrambi questi aspetti del comportamento, possiamo imparare come leggere meglio le persone e comunicare efficacemente.

3 strategie dello sguardo nel Linguaggio del Corpo – Hdemos

Per un avvocato è di grande importanza conoscere le diverse “strategie dello sguardo” che avvengono di norma nelle interazioni, personali e professionali, con le persone intorno a noi. Che sia in un’aula di tribunale o in altre situazioni di lavoro, è normale scambiarsi numerosi sguardi dal diverso significato: simpatia, dubbio, potere, interesse, disaccordo e altri ancora.

Perché lo sguardo è così importante nel Linguaggio del Corpo?

La vista ha una grande importanza per l’essere umano, si stima che circa l’80% delle informazioni dell’ambiente siano ottenute tramite la vista. Per l’importanza che riveste il senso della vista nella nostra esperienza quotidiana, il potere dello sguardo è sempre stato oggetto di attenzioni da parte di artisti, scienziati, filosofi, letterati e altro ancora.

Forse la più importante funzione di comunicazione che riveste lo sguardo è la cosiddetta “salienza”, un sinonimo di “importanza”. In pratica diamo importanza a ciò che si osserva, quando guardiamo qualcosa o qualcuno gli stiamo dando importanza proprio perché rivolgiamo l’interesse verso di lui, e allo stesso modo chi viene osservato si sente giustamente, “chiamato in causa” e si attiva anche in lui l’interesse verso l’altro (interesse che può essere di varia natura a seconda della natura della situazione: paura, piacere, curiosità, ecc.). Quando guardiamo qualcuno questa persona entra nel nostro radar e i sensi si direzionano reciprocamente in questo primo contatto visivo che è un vero “contatto fisico a distanza”, i sensi si attivano, l’attenzione è focalizzata e si instaura il primo ponte comunicativo con l’altro, grazie alla salienza (importanza) dello sguardo.

3 strategie dello sguardo

Il tipo di movimento dello sguardo può aiutarci a capire il tipo di interesse che una persona può nutrire nei confronti di un’altra, esistono nella letteratura “classica” del Linguaggio del Corpo 3 principali categorie di sguardo che si può rivolgere a un’altra persona quando si è vicini ad essa, a una distanza utile per una conversazione.

Mentre due persone parlando tra loro è normale che lo sguardo non rimanga fisso su un punto del viso altrui ma si muova esplorando diverse zone della figura dell’interlocutore.

  • Affiliazione: il tipo di sguardo “sociale” e amichevole che si usa più spesso è quello che viene definito sguardo di affiliazione, in questo tipo di sguardo gli occhi si spostano in un triangolo che va dagli occhi alla bocca della persona che si osserva. L’attenzione è quindi focalizzata sulla parte centrale del volto che racchiude zone molto comunicative (occhi e bocca, appunto). Questo sguardo è usato per comunicare interesse verso l’altro con un atteggiamento aperto e amichevole.
  • Seduzione: un altro tipo di sguardo è definito “intimo” o di seduzione, gli occhi in questo caso si muovono in un triangolo più ampio di quello di prima, che va dagli occhi al petto. Questo tipo di sguardo implica un’esplorazione visiva più ampia della persona che si ha di fronte, allargando l’area di osservazione sulla parte del petto si verificano anche attributi legati alla sessualità (petto robusto negli uomini, seno nelle donne). Questo tipo di sguardo è tipico nel primo incontro tra un uomo e una donna (o anche persone dello stesso sesso se si hanno gusti sessuali diversi dall’eterosessualità), quando questo sguardo viene ripetuto più volte durante una conversazione può segnalare un interesse di tipo sessuale da parte dell’altra persona.
  • Potere: il terzo tipo di sguardo è lo sguardo di potere, definito anche “sguardo di controllo” o “di dominanza”. Il triangolo che si forma con il movimento degli occhi è compreso tra gli occhi e il centro della fronte. Questo tipo di sguardo ha la funzione di esercitare un controllo sull’altro o di incutere timore, quando si riceve questo tipo di sguardo ci si sente istintivamente un po’ a disagio, è come se l’altro si stesse fissando come se fossimo un bersaglio. E’ interessante notare che questo tipo di sguardo è molto usato durante i combattimenti di arti marziali, tenendo lo sguardo su quell’area e sfocandolo leggermente si ottiene l’effetto di incutere timore all’altro e di tenere anche sotto controllo i rapidi movimenti dell’avversario.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Perché si tengono gli occhi socchiusi? – Copia Originale

 

Osservando il Linguaggio del Corpo altri si può notare che ogni tanto si tende a stringere gli occhi e a tenerli socchiusi. Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa.

Un altro aspetto interessante di questo atteggiamento è relativo all’espressione dei sentimenti, chi tiene spesso gli occhi stretti potrebbe avere difficoltà a esprimere i sentimenti più profondi. Gli occhi vanno considerati come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente.

Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio con l’ambiente esterno può segnalare una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (persone timide, coscienziose e riservate). Socchiudere gli occhi è un modo per non vedere ciò che ci circonda, inoltre dà anche la possibilità di avere un maggior controllo delle proprie reazioni emotive.

Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.

Tenere chi occhi socchiusi è anche un particolare dell’emozione della rabbia; inoltre stringere le palpebre può segnalare uno sforzo per concentrarsi meglio, spesso in presenza di rumori o quando si è concentrati per cogliere un concetto difficile da comprendere.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/perche-si-tengono-occhi-socchiusi

Pupille e Linguaggio del Corpo – Copia Originale

 

La modificazione delle pupille, impossibile da controllare, può essere un importante segnale del corpo:

– L’ingrandimento delle pupille (midriasi) è un riflesso del sistema nervoso simpatico. La dilatazione avviene quando c’è poca luce e in presenza di felicità, stress, ansia, shock, paura e sorpresa
– Il restringimento delle pupille (miosi) è connesso al sistema nervoso parasimpatico. Esso avviene quando nell’occhio entra troppa luce o in presenza di emozioni quali rabbia, disgusto o tristezza

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/pupille-linguaggio-del-corpo

Facce da Poker

 

Poker faceAnche durante il gioco o lo sport possiamo decifrare alcuni segnali tipici che ci possano aiutare ad avere una lettura migliore dell’aspetto psicologico del nostro avversario in un determinato momento.
Prendiamo come esempio il gioco del poker, che in questi ultimi anni è diventato molto popolare nella versione del Texas Hold’em, un valido giocatore di poker deve essere prima di tutto un ottimo osservatore.
Per intuire quale punto hanno in mano gli altri giocatori è fondamentale studiare attentamente il loro stile di gioco, quali sono i loro comportamenti tipici quando hanno delle carte buone, quando hanno una mano pessima, quando bluffano e quando sono indecisi sul da farsi.

Come primo passo, è utile soffermarci a riflettere sulla seguente situazione, per poi capire come lo stesso principio (per chi non ama il poker) ci possa aiutare nella vita di tutti i giorni.
Dopo il primo giro di puntate, si passa a scoprire le carte comuni (tre per il flop, una per il turn e l’ultima per il river); ebbene non guardatele subito!
L’istinto ci porterebbe a seguire con morbosa curiosità i movimenti delle mani del mazziere che daranno giustizia o meno alle due carte che stiamo tenendo in mano, anche se, in fin dei conti, le carte comuni resteranno sul tavolo per tutta la durata della mano. Concentratevi invece sulle espressioni facciali (micro e macro) e sui movimenti del corpo dei vostri avversari che, invece, dureranno solo qualche frazione di secondo!

Qui entrerà in ballo la vostra capacità di leggere la Poker face che avete davanti, ovvero cercare di comprendere se i nostri avversari hanno ricevuto carte buone o meno (trad. «Faccia da poker», è un espressione che viene spesso usata per indicare l’espressione neutra di un volto, è detta così perché è opinione comune che i giocatori professionisti di poker siano molto abili a controllare e dissimulare le proprie emozioni).
Tenete presente che nel gioco del poker è ammesso il bluff (così come nella vita reale, del resto…), pertanto tutto ciò che i giocatori fanno è condizionato da ciò che essi ci vogliono comunicare consciamente, l’unica occasione in cui comunicheranno sinceramente sarà durante la scoperta delle carte comuni.
I giocatori più esperti che riconoscono di avere questa debolezza usano portare degli occhiali da sole o cappellini o visiere, in modo da rendere questa lettura il più complicata possibile.
Chiaramente questa considerazione è valida per il gioco dal vivo mentre perde totalmente di significato per il gioco on-line.

Ma attenzione: saper leggere correttamente le espressioni degli altri giocatori al tavolo non cambierà le carte che avete… anche se sicuramente vi potrà aiutare nel valutare con maggiore accuratezza le potenzialità della vostra mano rispetto agli avversari.
Allo stesso modo (e qui sveliamo un piccolo trucco usato dagli esperti di linguaggio del corpo…) possiamo abituarci a osservare le reazioni delle persone in presenza di un determinato evento solo se sappiamo staccare la nostra attenzione dall’evento stesso e direzionarla nei confronti delle persone che assistono o agiscono in quell’evento.

Per evento possiamo intendere molte cose, ad esempio una singola frase, l’apparizione di qualcuno o qualcosa nella scena, un piccolo incidente e così via. Con l’avanzare del tempo, se sarete concentrati nell’effettuare questo piccolo esercizio d’attenzione, noterete che la vostra capacità di osservazione sarà aumentata e questo potrebbe tornare utile nelle piccole e grandi situazioni, più o meno complicate, della vita quotidiana.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

A me gli occhi!

 

Durante una normale conversazione di solito ci si guarda nel viso l’uno con l’altro, le persone che guardano spesso il proprio interlocutore comunicano un’immagine positiva di sé poiché, in linea di massima, si viene percepiti dagli altri come più sinceri e capaci; lo sguardo regola anche l’alternanza dei turni nella conversazione, infatti può comunicare l’intenzione di intervenire, segnalare che il proprio turno di parola è terminato, essere guardati indica che si sta per ricevere lo spazio comunicativo, invece quando lo sguardo altrui si allontana segnala che il proprio tempo sta per finire; di solito, per assicurarsi che gli ascoltatori non perdano la parte finale di un discorso, che spesso racchiude proprio il senso dello stesso, si tende a mantenere maggiormente fisso lo sguardo, quando il proprio turno di intervento sta per finire.

Lo sguardo, oltre che a fissare il centro dei nostri occhi, viene spostato in diverse direzioni, questo aiuta la costruzione di rappresentazioni mentali di ciò che viene detto nel discorso. Le persone si guardano fissamente l’un l’altra per un periodo di tempo che va dal 30 al 60 per cento del tempo totale della conversazione e, nel caso del proprio partner, o di qualcuno con cui si abbia un forte coinvolgimento emotivo, la percentuale può salire fino al 75 per cento. Ma quando gli occhi non fissano quelli altrui, dove vanno a guardare? E perché?

I destrimani (cioè i destrorsi, coloro che usano principalmente la mano destra per compiere le azioni quotidiane) guardano alla loro destra per costruire immagini e suoni, mentre lo sguardo va alla loro sinistra quando devono accedere all’area dei ricordi visivi o auditivi che siano; il contrario avviene per i mancini (coloro che usano la mano sinistra), che spostano la pupilla verso sinistra per immaginare figure o rumori, a destra per richiamare la memoria.
Prendiamo in esame una per una le diverse posizioni dell’occhio umano procedendo per ordine come se fosse il quadrante di un orologio, prenderemo come riferimento la posizione soggettiva dei destrimani:

Sguardo in alto a destra: costruzione di immagini, la persona sta immaginando qualcosa, sta usando la fantasia per dare vita a un’immagine mentale; si può osservare questa reazione facendo alla persona una domanda del tipo: «Mi sapresti descrivere una creatura aliena?».

Sguardo laterale a destra: costruzione di suoni, la persona sta creando un suono, inventa una voce o compone mentalmente una musica; si può osservare questa reazione facendo alla persona una domanda come la seguente: «Mi sapresti mimare i versi che emettevano i primi uomini sulla Terra?».

Sguardo in basso a destra: memoria emozionale e richiamo delle sensazioni corporee (cinestesiche), la persona sta accedendo a tutte le sensazioni legate al corpo (ad esempio, quelle legate al tatto) ed emozionali, evocando un’emozione.

Sguardo in basso: ci segnala che la persona si sta concentrando in un modo più intimo, guardare in basso può anche indicare altre sensazioni quali vergogna, rispetto o noia; in alcuni casi può segnalare che la persona sta accedendo alla parte del cervello dedicata al senso del gusto

Sguardo in basso a sinistra: dialogo interno, è come parlare a mente, il dialogo interiore con se stessi avviene, ad esempio, quando si cerca di capire o memorizzare qualcosa.

Sguardo laterale a sinistra: ricordo di suoni, la persona sta ricordando un suono già sentito in precedenza, ad esempio una frase o una canzone ascoltate il giorno precedente; si può osservare questa reazione facendo alla persona una domanda del genere: «Puoi fischiettare una canzone che ti piace?».

Sguardo in alto a sinistra: ricordo di immagini, la persona sta ricordando un’immagine già vista, ricorda qualcosa attraverso l’evocazione di un’immagine già presente nella sua mente; si può osservare questa reazione facendo alla persona una domanda del genere: «Sapresti dirmi che vestiti indossavi ieri?».

Sguardo in alto: escogitare soluzioni, ragionare, concentrarsi su un tipo di memoria che concerne date o nozioni studiate sui libri, in alcuni casi guardare in questa direzione può indicare che si sita accedendo alla parte del cervello dedicata al senso dell’olfatto.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Perché alcuni tengono gli occhi socchiusi?

 

Sicuramente conoscete qualcuno che ha come abitudine quella di tenere gli occhi stretti, quasi socchiusi, vero? Sperando che tutti questi individui non si siano appena svegliati da un sonno profondo, questo ci comunica qualcosa in accordo con lo studio della fisiognomica.
Queste categorie di persone, tendenzialmente, sono timide, coscienziose e riservate. Dall’esterno tendono a essere viste come individui calmi anche quando sono in situazioni emotivamente coinvolgenti. Un altro aspetto interessante è quello dell’espressione dei sentimenti, questi soggetti potrebbero avere problemi a esprimere i sentimenti più profondi (ma è più frequente la volontà di non esprimerli).
Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa. Quindi i nostri occhi, sono da considerarsi come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente e non solo, come affermavano gli antichi, lo specchio dell’anima.
Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio (a diversi livelli) con l’ambiente esterno ci porta a dedurre una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (timidi, coscienziosi e riservati).
Questa sorta di barriera che viene eretta dà anche la possibilità di essere calmi, di avere un controllo maggiore sulle proprie reazioni emotive, anche in presenza di stimoli che normalmente attiverebbero l’organismo in maniera abbastanza decisa.
Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.
Va notato, però, che qui stiamo parlando di individui che hanno come tratto tipico della loro persona il tenere gli occhi stretti; dobbiamo stare attenti a non includere in questa tipologia chiunque stia stringendo gli occhi per altri motivi. Ad esempio dobbiamo controllare se il nostro interlocutore per caso non abbia il sole o una forte illuminazione sparata in faccia, un’altra particolarità sono le persone con gli occhi chiari, infatti coloro che hanno l’iride di colore verde o azzurro di solito hanno una soglia di sopportazione della luce inferiore rispetto a chi ha gli occhi di colore scuro, di conseguenza anche in presenza di condizioni di luce non particolarmente abbaglianti potrebbero esserne comunque infastidite e stringere gli occhi per proteggersi anche per un periodo di tempo prolungato.
Per entrare positivamente in relazione con persone che tengono gli occhi stretti potrebbe essere utile rompere il ghiaccio mantenendo un tono di voce pacato e una gestualità non eccessiva, per dimostrare la propria disponibilità alla comunicazione senza però invadere lo spazio altrui e dare, in questo modo, il tempo all’altra persona di abituarsi alla nostra presenza e instaurare un vero contatto.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

LE FUNZIONI DELLO SGUARDO – LIE TO MANA’ (26 luglio 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Stefania Lillo, Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi parliamo delle diverse funzioni e dei significati dello sguardo! – 26 luglio 2013




Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GLI OCCHI E IL CONTATTO VISIVO – “Chiamate Paperoga!” 14 giugno 2012 (ELLE RADIO)

Ospite in studio come esperto di Linguaggio del Corpo nella trasmissione “Chiamate Paperoga!” condotta da Paolo Di Censo e Valeria Biotti su ELLE RADIO FM 88.100 (www.elleradio.it) – Oggi si parla degli occhi e del contatto visivo!



Buon ascolto! 🙂