Parole e voce della menzogna: come riconoscerla – Hdemos

Chi si fregia di fronte agli altri di essere una “persona assolutamente onesta” dovrebbe fare i conti con diversi recenti studi sulla menzogna: sembra che tutti, ma proprio tutti, non siamo immuni dal fascino della menzogna, infatti uomini e donne mentono almeno sette volte al giorno.
Ovviamente in questo numero vanno anche comprese le cosiddette “bugie bianche”, ovvero quelle bugie a fin di bene che non prevedono una vittima e hanno la finalità di preservare la relazione tra le persone (pensate a una classica bugia bianca: “come ti sta bene quel vestito” anche se ciò non è vero, questa piccola bugia serve principalmente a non svelare una verità brutale e inutile mantenendo una relazione positiva tra le parti).

Per un avvocato o un giurista, così come per altri professionisti che sono a contatto con le persone, riuscire in tempo a identificare una possibile menzogna (di un teste, di un cliente, di un altro collega) può risultare di grandissima utilità sul piano professionale, migliorando le proprie capacità di osservazione e riuscendo a intervenire tempestivamente per correggere la situazione con criterio.

Come riconoscere una menzogna?

Prendiamo in esame alcuni aspetti della menzogna, tralasciando l’analisi della Comunicazione Non Verbale nella bugia (che sono numerosi e che tratteremo in un articolo futuro) possiamo focalizzarci sugli aspetti legati all’analisi del discorso e alle parole pronunciate (canale verbale) e alla qualità della voce con cui si comunica (canale paraverbale).

Parole e Menzogna.

Cominciando ad analizzare l’uso di determinate parole che dovrebbero far suonare un campanello d’allarme per la possibile presenza di una bugia. Di solito chi prende le distanze dall’oggetto del discorso potrebbe mentire, quando si usano aggettivi, verbi e sostantivi che indicano una volontà di allontanarsi dal discorso potrebbe essere un tentativo di scaricare delle responsabilità. Se ad esempio dico la frase “questo mio amico” e dopo affermo “quel mio amico” il passaggio da “questo” a “quello” indica letteralmente un distanziamento dall’oggetto e dovrebbe far sorgere delle domande in chi ascolta. Lo stesso vale quando si cambia il verbo dalla prima alla terza persona (es. “io credo che…” e “si crede che”). Un altro indizio della possibile presenza di una bugia è la scarsità di dettagli in un racconto, un bugiardo tende a inserire pochi dettagli in una storia inventata per non correre il pericolo di non ricordare, anche a distanza di tempo, i dettagli – mai avvenuti – della bugia raccontata ed essere così scoperto.

La voce delle bugie.

Un altro aspetto interessante per rilevare una menzogna è l’analisi della comunicazione paravebrale, con questo termine indichiamo la qualità della voce con cui si comunica, come se fosse un vero e proprio strumento musicale che produce suoni più o meno armoniosi.
Un primo indizio può essere il ritmo, quando è spezzato o sincopato può indicare difficoltà ad articolare il pensiero, segnalando che si sta prendendo tempo per inventare qualcosa, esattamente come succede in presenza di pause sospette o silenzi prolungati.

Un altro indizio è un tono più alto del normale, lo stress nel raccontare una bugia può mettere in tensione le corde vocali e produrre un suono più alto del solito. Altri possibili indizi di menzogna sono le piccole imprecisioni come balbettio, false partenze, parole spezzate o masticate.

Conclusioni.

Quando questi elementi dei canali verbale e paraverbale diventano visibili, dovrebbe suonare dentro di noi un campanello d’allarme: chi ci sta di fronte forse ci sta raccontando una frottola.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

https://www.hdemos.it/parole-e-voce-della-menzogna-come-riconoscerla/

Disgusto e disprezzo: l’emozione del rifiuto – Copia Originale

Avete mai fatto caso che quando si trova qualcosa di poco appetibile nel proprio piatto si forma una smorfia particolare sul viso? Questa espressione è la conseguenza del disgusto, un’emozione che ci tiene al riparo da ciò che risulta nocivo o poco gradevole.

Tra le 6 emozioni di base individuate da Paul Ekman il disgusto è l’unica ad avere una variante molto particolare: il disprezzo. Come distinguere il disgusto dal disprezzo e quali sono le loro differenze?

Anche se simili nell’espressione e nella finalità, disgusto e disprezzo si distinguono sia per i dettagli espressivi che per il loro significato psicologico e funzionale, facciamo un po’ di chiarezza sulla questione.

La funzione primaria del disgusto è quella di proteggere da agenti nocivi o tossici tramite l’occlusione parziale o totale degli organi di senso quali la bocca, il naso e gli occhi; si può anche provare disgusto in assenza di elementi nocivi per il nostro fisico, ad esempio quando si ascolta della musica suonata male, o un racconto con dei dettagli disgustosi.

Il disgusto è l’emozione del rifiuto, della repulsione, si cerca istintivamente di stare alla larga da qualcosa che ci potrebbe danneggiare fisicamente.

L’espressione del disgusto sul viso si manifesta principalmente nella parte bassa del volto e nella palpebra inferiore, che risulta sollevata dal movimento del naso e che va a coprire il bianco dell’occhio, compaiono delle pieghe sotto la palpebra inferiore che è sollevata ma non tesa, le sopracciglia sono abbassate e spingono in basso la palpebra superiore, il naso è arricciato, le guance sono sollevate, il labbro superiore è sollevato, il labbro inferiore è sollevato e premuto contro quello superiore, oppure è abbassato e sporge lievemente verso fuori.

Spesso la testa viene anche girata, oltre che allontanata, dall’oggetto che è causa del disgusto; altri segnali visibili, simili a quelli della paura, sono le pupille ristrette e i gesti di allontanamento e di chiusura.

Le modificazioni fisiologiche presenti nel disgusto, possono essere nausea, chiusura dello stomaco e delle vie respiratorie, restringimento delle pupille. In alcuni casi può anche presentarsi mal di testa, questo è un meccanismo che segnala la necessità di allontanarsi velocemente da un agente nocivo come, ad esempio, dei vapori tossici. Può anche comparire un incremento della salivazione o della lacrimazione come sistema per mantenere puliti e lubrificati la bocca o gli occhi.

Il disgusto ha anche dei tratti paraverbali particolari: la voce viene modulata con un tono medio, incolore ed uniforme, e può presentare un tono nasale a causa dalla chiusura del naso.

La funzione del disprezzo, invece, è quella di proteggersi da idee o comportamenti che non si approvano, è come se la nostra psiche, piuttosto che il nostro corpo, prendesse le distanze da qualcosa che accade intorno a noi e che non reputiamo giusta o gradevole.

Il disprezzo rappresenta una sorta di “disgusto sociale” non direttamente connesso al nostro apparato fisico e sensoriale ma legato a un’idea che non ci piace (una persona che non stimiamo, un’azione socialmente o moralmente riprovevole, ecc.), piuttosto che qualcosa di fisico (un odore, un sapore, un’immagine).

Il disprezzo si manifesta sul volto con un’espressione asimmetrica e presenta gli stessi elementi dell’espressione del disgusto, o si manifesta con elementi dell’espressione della felicità (ciò accade come manifestazione della propria correttezza morale rispetto a un comportamento negativo). Il disprezzo si manifesta in forma asimmetrica sul volto poiché il cervello si sforza nel trattenere l’espressione di disgusto o felicità che potrebbe trasparire sul volto.

L’espressione di disprezzo che compare sul viso è solitamente più debole e fugace rispetto all’espressione del disgusto e si manifesta particolarmente nel lato sinistro del volto, in cui si possono rilevare le emozioni più genuine; il lato sinistro del viso infatti è controllato dal lato destro del cervello, dove risiedono molte funzioni legate alle emozioni.

Francesco Di Fant

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Elementi del sistema Paraverbale: istruzioni per l’uso – Copia Originale

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del sistema paraverbale, dei suoi elementi e di come vengano espresse e riconosciute le emozioni attraverso la qualità della voce e i suoni prodotti.

Il sistema paraverbale, in parole semplici, indica l’insieme dei suoni emessi nella comunicazione verbale, rappresenta il “come” si parla.

Come abbiamo avuto modo di vedere, gli elementi principali della comunicazione paraverbale (o paralinguistica) sono: 1) tono e melodia, 2) ritmo, 3) volume, 4) velocità, 5) imprecisioni e chiarezza delle parole, 6) pause e silenzi.

Dopo aver esaminato la loro funzione nel precedente articolo, vorrei condividere con voi degli utili suggerimenti per utilizzare tali elementi al meglio nella comunicazione con gli altri, andiamo ad analizzarli uno per uno:

1) TONO E MELODIA

  • Per comprendere perfettamente il concetto di tono basti pensare alle note della scala musicale.
  • Il tono non dovrebbe essere troppo basso (greve) (pericolo di incomprensibilità).
  • Il tono non dovrebbe essere troppo alto (acuto) (pericolo di creare fastidio).
  • Il tono andrebbe modulato creando una sorta di melodia musicale, alternare toni bassi e toni alti è utile per non risultare monotoni, tenere alto il livello di attenzione e risultare interessati alla conversazione e all’altra persona.

2) RITMO

  • Il ritmo può essere cadenzato, sincopato, musicale e alternato. Basti pensare al ritmo che danno le percussioni e la batteria nella musica.
  • E’ bene mantenere un ritmo abbastanza cadenzato nella conversazione, senza però risultare meccanici e noiosi.
  • Il ritmo è il primo indizio sonoro per capire la lingua madre di un individuo.

3) VOLUME

  • Usando un volume troppo basso si corre il rischio di non essere chiaramente comprensibili, inoltre segnala una scarsa energia e uno scarso interesse verso l’altro.
  • Usando un volume troppo alto si corre il rischio di creare fastidio e di sembrare agitati o aggressivi.
  • E’ bene utilizzare un volume della voce sostenuto facendo attenzione a non alzarlo troppo.

4) VELOCITA’

  • Parlare troppo lentamente fa sì che la persona provi noia o che si distragga e inizi a pensare ad altro. Comunica anche scarsa energia e scarso interesse verso l’altro.
  • Parlare troppo velocemente fa sì che l’altra persona non capisca tutte le parole pronunciate, inoltre questo atteggiamento comunica e trasmette ansia.
  • Bisognerebbe trovare una giusta misura nella velocità del parlato (180-200 parole al minuto).
  • si tende a rallentare la velocità di parola quando si espongono concetti di particolare rilevanza o che riteniamo poco conosciuti dagli interlocutori.
  • si tende ad accelerare la velocità di parola quando si utilizzano termini che usiamo spesso e con cui abbiamo familiarità.

5) IMPRECISIONI E CHIAREZZA DEL PARLATO

  • Per imprecisioni nel parlato si intendono atteggiamenti quali: parole troncate, lapsus verbali, errori di sintassi, grammaticali o di pronuncia, trascinamenti (“ehm… mmm…”), eccessive ripetizioni (es. “cioè, cioè…”).
  • Queste imprecisioni nel modo di parlare, quando presenti in gran numero, danno l’idea di essere poco sicuri di quello che si dice e che si fa, inoltre potrebbero comunicare scarsa preparazione o interesse.
  • Per pronunciare le parole in modo chiaro è bene sforzarsi di muovere in maniera efficace i muscoli della bocca per articolare bene tutte le sillabe stando attenti a non abbassare troppo il volume della voce, in particolar modo nella parte iniziale o finale della frase.

6) PAUSE E SILENZI

  • Il silenzio è necessario nella comunicazione, infatti se non ci fosse il silenzio non ci sarebbe riflessione, inoltre le parole si distinguono le une dalle altre grazie agli “spazi bianchi” tra una e l’altra. Il silenzio è come una tela bianca su cui dipingere le parole.
  • Un eccessivo uso del silenzio e delle pause possono annoiare o distrarre l’interlocutore, rallentare la comunicazione o bloccarla del tutto.
  • Un buon comunicatore sa usare in modo adeguato le pause nel parlato e anche i momenti di silenzio (di solito si usa una piccola pausa prima di esprimere un concetto importante o una parola chiave).

Francesco Di Fant

Milano, li 10 Gennaio 2019

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Il sistema Paraverbale nella comunicazione umana – Copia Originale

Se è vero che diamo più credito al corpo che alle parole, allo stesso modo possiamo tranquillamente affermare che si crede maggiormente al modo in cui si parla che al contenuto verbale delle parole stesse; volete un esempio? Provate a salutare qualcuno, meglio se leggermente distratto, con tono triste dicendo: «Ciao! Che piacere vederti!», molto probabilmente non riterrà vere le parole pronunciate ma presterà attenzione principalmente al tono con cui l’avete pronunciato. Questo aspetto affonda le radici nel nostro passato remoto ed è un elemento fondamentale nel mondo animale dove la parola non è presente, suoni e rumori sono i protagonisti della comunicazione “pronunciata”. Si è scoperto, ad esempio, che gli elefanti tendono a imitare i suoni che sentono più spesso e questo potrebbe servire a riprodurre versi che identifichino l’appartenenza a un gruppo specifico.

Gli elementi che compongono la comunicazione paraverbale (o paralinguistica), ovvero la modalità con cui usiamo la voce, sono diversi: tono e melodia, ritmo, volume, velocità, imprecisioni e chiarezza delle parole, pause e silenzi. Questi aspetti della voce diventano molto importanti, ad esempio, in una conversazione telefonica, poiché l’aspetto visivo non è presente e si fa affidamento sulla capacità di interpretare emozioni, sentimenti e intenzioni degli interlocutori attraverso la qualità della voce; cerchiamo dunque di distinguere i singoli aspetti e di definire la loro importanza per un uso corretto dello strumento paraverbale.

  • Il tono rappresenta le note che vengono prodotte dalla voce, la variazione del tono compone la melodia, la maniera in cui si alza e si abbassa il tono di voce durante un discorso; tono e melodia aiutano a “colorare” la conversazione e aiutano a mantenere l’attenzione. Una curiosità sul tono della voce è quella che toni più alti, legati alla sessualità, sono graditi alle orecchie maschili, mentre un tono di voce più basso, che comunica sicurezza, risulta particolarmente apprezzato da un pubblico femminile.
  • Il ritmo è più importante della melodia per l’orecchio umano, il ritmo scandisce le “battute” e il “tempo” del parlato; dal ritmo si riconosce facilmente una canzone, la voce di una persona e anche se qualcuno è straniero e quanto domina bene la nostra lingua.
  • La velocità con cui si parla può variare da lingua a lingua; ad esempio italiani e francesi parlano più velocemente dei tedeschi; al di là delle differenze linguistiche, però, è interessante notare che di solito si rallenta la velocità di parola quando dobbiamo esporre concetti di particolare rilevanza o che riteniamo poco conosciuti dagli interlocutori, al contrario, si accelera il discorso quando utilizziamo termini che usiamo spesso e con cui abbiamo dimestichezza; ad esempio, spesso i numeri di telefono delle radio sono pronunciati molto velocemente dagli speaker, proprio a causa dell’alta frequenza con cui vengono ripetuti; spesso chi parla troppo veloce ci può trasmettere ansia, mentre chi lo fa troppo lentamente corre il rischio di annoiarci; questo ovviamente va analizzato a seconda della propria velocità di parola.
  • Le pause e i silenzi in un discorso sono degli elementi che vengono usati strategicamente per imprimere maggiore forza al discorso o come momenti di riflessione e servono anche a lasciare il turno di parola all’altro. A volte si fa una pausa quando si è distratti da qualcosa o quando si prova imbarazzo e non si sa cosa dire.
  • Il volume della voce di solito viene regolato a seconda della situazione, del luogo o della distanza dall’interlocutore; si può alzare il volume della voce in presenza di rabbia, mentre si tende ad abbassarla quando ci si sente in colpa o in imbarazzo.
  • La chiarezza del proprio modo di parlare può essere un indizio per capire anche la personalità; persone che parlano in modo chiaro, distinguendo bene le singole parole, comunicano decisione e sicurezza; al contrario, chi parla con numerose imprecisioni, come “mangiarsi” pezzi di parole, bofonchiare sillabe o trascinarsi nella conversazione con suoni come “ehm… uhm…” ci dà l’idea di qualcuno insicuro di quello che sta dicendo o che sta provando un’emozione negativa.

Francesco Di Fant

Milano, li 14 Dicembre 2018

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Emozioni e Voce: il Sistema Paraverbale – Copia Originale

 

Nella comunicazione faccia a faccia si usano tutti i canali comunicativi: verbale, paraverbale e non verbale. In altre situazioni però non si hanno a disposizione tutti questi canali e dobbiamo adeguarci nella comunicazione e nella comprensione altrui. Nel caso di una conversazione telefonica, ad esempio, si usa il canale verbale (le parole) e quello paraverbale (la qualità della voce).

Lo psicologo statunitense Paul Ekman, considerato uno dei padri della Comunicazione Non Verbale moderna, ha scientificamente dimostrato l’esistenza di sei emozioni universali nell’uomo, analizzandole anche sul piano paraverbale (o paralinguistico). Come rilevare queste emozioni dalla qualità della voce?

RABBIA: la tonalità è secca, la voce risulta quasi gridata, il ritmo può apparire spezzato, la velocità può essere lenta e ritmata o accelerata.

PAURA: la voce è spezzata, acuta e tesa. Il modo di parlare è affrettato, le frasi sono spesso spezzate con errori di sintassi e pronuncia.

DISGUSTO: la voce è di tono medio, incolore ed uniforme; a volte di tipo nasale.

TRISTEZZA: il tono è basso, l’articolazione molta lenta, il volume è basso con possibili momenti di silenzio o bisbigli e sospiri.

FELICITA’: il tono è acuto, la voce appare aperta e modulata, passando da toni bassi a toni alti. Il modo di parlare può essere serrato, veloce ed energico.

SORPRESA: dura solo un momento e spesso è associata a un suono di stupore. Il modo di parlare è spezzato e fatto di brevi parole, le pause possono essere lunghe.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/emozioni-e-voce-il-sistema-paraverbale

Così il cervello riconosce la melodia delle parole

 

Redazione ANSA – 28 agosto 2017

Individuati i neuroni che afferrano significati ed emozioni.

 

Il cervello sa riconoscere la ‘melodia’ del linguaggio grazie a neuroni che si accendono in risposta all’intonazione con cui vengono pronunciate le parole, permettendo cosi’ di interpretare il significato delle frasi e le emozioni che esprimono. Il risultato e’ pubblicato sulla rivista Science dai neuroscienziati dell’Università della California a San Francisco.

I cambiamenti dell’intonazione della voce durante un discorso sono fondamentali per la buona riuscita della comunicazione. Questo vale soprattutto per le lingue tonali come il cinese mandarino, dove l’intonazione può cambiare radicalmente il significato delle singole parole, ma vale anche per le altre lingue, dove la stessa frase può arrivare ad assumere valenze molto diverse. Pensiamo ad esempio alla frase ‘a Sara piacciono le arance’: può essere pronunciata con un’intonazione discendente, come un’affermazione, oppure in crescendo, come una domanda.

Per capire come reagisce il nostro cervello in questi casi, i ricercatori statunitensi hanno monitorato l’attività cerebrale di dieci persone epilettiche cui erano stati impiantati degli elettrodi per localizzare con precisione il focolaio delle crisi in vista dell’intervento neurochirurgico. Durante il monitoraggio, ai pazienti sono state fatte ascoltare diverse frasi pronunciate da una voce sintetica, a volte maschile e a volte femminile, che assumeva diverse intonazioni.

La registrazione dell’attività elettrica del cervello ha cosi’ permesso di individuare un particolare gruppo di neuroni (in una regione della corteccia uditiva chiamata ‘giro temporale superiore’) che si accendono in risposta alle variazioni dell’intonazione della voce, indipendentemente dal contenuto della frase.

Usando un algoritmo che riproduce questo meccanismo nervoso, i ricercatori sono riusciti a prevedere la risposta dei neuroni dei pazienti all’ascolto di centinaia di frasi pronunciate da diversi speaker, evidenziando cosi’ che i neuroni dell’intonazione sono sensibili alle variazioni della voce che si hanno istante per istante.

 

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2017/08/28/cosi-il-cervello-riconosce-la-melodia-delle-parole-_cb71da05-c14a-4fab-98c9-6b7b33c40261.html

 

Il mondo del Paraverbale

 

Se è vero che diamo più credito al corpo che alle parole, allo stesso modo possiamo tranquillamente affermare che si crede maggiormente all’intonazione del parlato che al contenuto verbale delle parole stesse; volete un esempio? Provate a salutare qualcuno, meglio se leggermente distratto, con tono allegro e gioviale ma dicendo: «Ciao! Che dispiacere vederti!», molto probabilmente non farà caso alla parola dispiacere ma vi risponderà con gioia avendo prestato attenzione principalmente al tono con cui l’avete pronunciato. Questo aspetto affonda le radici nel nostro passato ed è un elemento fondamentale nel mondo animale dove la parola non è presente, ma suoni e rumori la fanno da padroni; si è scoperto, ad esempio, che gli elefanti tendono a imitare i suoni che sentono più spesso e questo potrebbe servire a produrre versi che identifichino l’appartenenza a un gruppo specifico.

Gli elementi che compongono la comunicazione paraverbale, ovvero la modalità con cui usiamo la voce, sono diversi: il ritmo, la melodia, la velocità, le pause e i silenzi, il volume e la chiarezza delle parole. Questi diventano molto importanti, ad esempio, in una conversazione telefonica, poiché l’aspetto visivo non è presente; cerchiamo dunque di distinguere i singoli aspetti e di definirne l’importanza nelle prossime righe.

Il ritmo è per noi più importante della melodia, dal ritmo si riconosce facilmente una canzone, la voce di una persona e anche se una persona è straniera o no, anche se domina bene la nostra lingua; la melodia, definisce la maniera in cui si alza e si abbassa la voce in un discorso. Con la melodia spesso si possono anche sottolineare parole o parti di esse per incrementarne il valore comunicativo che viene facilmente compreso da chi ci ascolta; la frase «alle otto devi essere a casa» se pronunciata con un’accentuazione della parola otto indicherà che il tempo della frase è la parte a cui prestare più attenzione, se invece venisse accentuata la parola casa, il peso della frase si sposterebbe sul luogo; non più sul tempo.

La velocità con cui si parla può variare da lingua a lingua; ad esempio italiani e francesi parlano più veloci dei tedeschi; al di là delle differenze linguistiche, però, è interessante notare che di solito si rallenta la velocità di parola quando dobbiamo esporre concetti che riteniamo poco conosciuti ai nostri ascoltatori, mentre si accelera il discorso quando utilizziamo termini che usiamo spesso e con cui abbiamo dimestichezza; ad esempio, spesso i numeri di telefono delle radio sono pronunciati molto velocemente dagli speaker, proprio a causa dell’alta frequenza con cui vengono ripetuti; spesso chi parla troppo veloce ci può trasmettere ansia, mentre chi lo fa troppo lentamente corre il rischio di annoiarci; questo ovviamente va analizzato a seconda della propria velocità di parola.

Le pause e i silenzi in un discorso sono degli elementi che vengono usati strategicamente per imprimere maggiore forza al discorso o come momenti di riflessione e servono anche a lasciare il turno di parola all’altro. A volte si fa una pausa quando si è distratti da qualcosa o quando si prova imbarazzo e non si sa cosa dire.
Il volume della voce di solito viene regolato a seconda della situazione, del luogo o della distanza dall’interlocutore; si può alzare il volume della voce in presenza di rabbia, mentre si tende ad abbassarla quando ci si sente in colpa o in imbarazzo.

La chiarezza del proprio modo di parlare può essere un indizio per capire anche la personalità; persone che parlano in modo chiaro, distinguendo bene le singole parole, comunicano decisione e sicurezza; al contrario, chi si mangia pezzi di parole o è abituato a bofonchiare sillabe ci dà l’idea di qualcuno insicuro o che stia provando un sentimento negativo.
Una curiosità sul tono della voce è quella che toni più alti, legati alla sessualità, sono graditi alle orecchie maschili, mentre un tono di voce più basso, che comunica dominanza, risulta particolarmente apprezzato da un pubblico femminile.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Svelare le bugie del partner – Francesco Di Fant a Mattino Cinque (21 settembre 2012)

Francesco Di Fant ospite come esperto di Linguaggio del Corpo a “MATTINO CINQUE”, trasmissione di Canale 5 condotta da Federica Panicucci e Paolo Del Debbio. Nel talk show odierno l’argomento è “il tradimento e le bugie” (21-09-2012)



Buona visione! 🙂