Le posture di potere – CoachMag 51

In tempo di crisi da Coronavirus il mondo si trova in una condizione di profondo cambiamento; la necessità di adattarsi al presente e al futuro in un nuovo contesto psicologico, sociale ed economico può essere vissuta con più o meno difficoltà dai singoli e dai gruppi.

E’ importante acquisire nuovi strumenti e modificare quelli in possesso per trovare nuovi modelli di comportamento e di azione in questo periodo di cambiamento globale.

COME CI AIUTA IL LINGUAGGIO DEL CORPO NEI MOMENTI DI CRISI?

La Comunicazione Non Verbale può essere di grande aiuto a noi stessi e a quelli vicino a noi in molti modi: instaurando una comunicazione positiva e accogliente con l’altro, infondendo fiducia agli altri, potenziando le nostre capacità di ascolto profondo e di lettura dei comportamenti altrui, migliorando la nostra capacità di reagire attivamente alle sfide e all’ambiente circostante. Inoltre con l’aumento della distanza fisica tra le persone a causa del virus risulta ancora più importante potenziare particolari aspetti del Linguaggio del Corpo.

Per essere più capaci di reagire in maniera efficace ai momenti di crisi e a un ambiente che ci può sembrare ostile (a livello razionale, emotivo o istintivo) può essere utile conoscere quelle che nel Linguaggio del Corpo vengono definite “posture di potere” o “di potenza”.

(Continua su COACHMAG n.51 con le posture potenziati, depotenzianti e gli ancoraggiwww.coachmag.it)

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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Posture di potere: come la tua postura può darti energia mentale – Uno Editori

POSTURA DI POTERE

La postura può davvero influenzare il nostro umore, le nostre emozioni e la nostra energia?

Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi sulla postura, alcuni di questi studi di focalizzano sulla possibilità che la postura possa influenzare le nostre emozioni e il nostro comportamento.

Uno degli studi più interessanti è quello delle dottoresse Dana Carney, Amy Cuddy e Andy Yap che nel 2010 definiscono il concetto di “postura di potere” (o “di potenza”).

In questo studio si afferma che alcune posture possono farci apparire più potenti di altre pose e che possono avere un profondo impatto sul nostro interlocutore, facendoci apparire più forti, dinamici e sicuri di noi stessi; aprendo così le porte a diversi benefici sul piano professionale e personale (es. promozioni, status sociale, relazioni sociali positive, ecc.).

Secondo questi studi, le posture di potere potrebbero essere collegate a dei segnali evolutivi, uomini e animali si sforzerebbero di dimostrare il loro potere al fine di ottenere più risorse possibili nell’ambiente.

Le posture di potere dovrebbero portare a diverse configurazioni chimiche che avvengono nel nostro cervello, regolando anche i livelli di testosterone, corticolo e stress, questi fattori aiutano a sentirsi più sicuri e a trasmettere un’immagine di potere a chi osserva.

POSTURE TRIONFALI E UNIVERSALI

Alcune pose di potere “tipiche” possono essere:

– posture espansive e aperte (es. espandere gli arti per occupare più spazio)

posture erette (schiena e spalle dritte)

– posture che riducono la distanza con l’altro (inclinazione del corpo)

Al contrario quando incrociamo gli arti o ci facciamo più piccoli occupando meno spazio intorno a noi dovremmo provare una maggiore sensazione di debolezza e sottomissione.

Il dottor David Matsumoto ha studiato alcune posture particolari legate al trionfo negli atleti olimpici, andando a delineare questi comportamenti come fossero gesti e posture e di potere.

I comportamenti legati al trionfo sembrano essere universali e radicati nel nostro comportamento.

LEGAME MENTE-CORPO: EMBODIED COGNITION

Queste ricerche si allineano con il concetto di “embodied cognition” (letteralmente “mente incarnata”)che afferma che i processi cognitivi non sono limitati alle operazioni all’interno del sistema cognitivo, ma comprendono più ampie strutture corporee e processi d’interazione con l’ambiente.

Mente e corpo non sono distinti, il nostro corpo, e il cervello come parte del corpo, concorre a determinare i nostri processi mentali e cognitivi.

Un recente studio che punta in questa direzione è stato condotto dal professor Erik Peper che, insieme al tuo team, ha affermato che la postura del corpo durante il movimento può influire sul livello soggettivo di energia.

Modificare la postura del corpo assumendo una postura eretta migliora il livello di energia e l’umore, secondo questi studi anche fare una passeggiata saltellando dovrebbe dare più energia di una semplice camminata.

STUDI CONTRASTANTI SULLA POSTURA

Non tutte le ricerche, però arrivano alle stesse conclusioni, in questo campo di ricerca emergente risulta naturale che ci siano risultati differenti e addirittura contraddittori.

Esistono degli studi che si pongono in netto contrasto a quelli citati rifiutando l’idea delle pose di potere.

In un recente studio del 2018 di Cesario & Johnson vengono approfonditi gli argomenti evolutivi in relazione alle posture di potere arrivando alla conclusione che per un animale non avrebbe alcun senso evolutivo agire in modo diverso solo perché presenta l’illusione di espansività o potere.

Il dottor Matsumoto avverte inoltre, che le pose di potere non funzionano sempre, specialmente quando proviamo emozioni conflittuali:

Impegnarsi in tali posture o gesti o espressioni facciali non necessariamente innescherà l’esperienza in individui che stanno già vivendo un’emozione, specialmente una forte”.

Se, ad esempio, stiamo vivendo un momento di profonda tristezza, risulterà difficile che una posa di potere sia sufficiente a farci cambiare umore.

ENERGIA MENTALE E UMORE: GLI EFFETTI DELLA POSTURA

In conclusione, sembra che le pose di potere abbiano una loro efficacia e una loro utilità, basta fare qualche qualche prova nella nostra vita quotidiana per accorgersi che, effettivamente, assumere alcune posture può spostare il nostro umore e la nostra energia in una direzione o in un’altra.

Allo stesso tempo però sarebbe ingenuo pensare che le posture abbiano un’influenza così forte in tutti i soggetti e in tutti i momenti della nostra giornata, le pose di potere non sono una “bacchetta magica” che fa miracoli e il loro effetto può essere dato da modificazioni neuro-fisiologiche così come dal potere della suggestione, in una sorta di “effetto placebo” (sempre considerando che, secondo l’embodied cognition, mente e corpo comunicano in due direzioni).

Che si prenda per buona l’idea delle pose di potere, o si avanzi con cautela prendendo in considerazione gli studi di Cesario & Johnson e le cautele segnalate da Matsumoto, sembra che le posture possano avere degli effetti su di noi, amplificando o influenzando le nostre sensazioni e la percezione altrui.

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Ti interessa approfondire? Scopri qui 👉 Il seminario di Francesco Di Fant e Michele Putrino “Liberarsi dalla manipolazione” (Torino, 9 novembre 2019)

https://unoeditori.com/posture-di-potere-come-la-tua-postura-puo-darti-energia-mentale/

Le “posture di potere” funzionano? – David Matsumoto

È abbastanza popolare per le persone esplorare l’idea di assumere posture di potere per raggiungere il successo nelle interazioni interpersonali, in particolare nelle negoziazioni, ma è empiricamente valido?

Un recente studio dei dottori Joseph Cesario e David Johnson affronta questo dibattito con un clamoroso rifiuto dell’idea dell’efficacia delle posture. In una serie di studi sperimentali, i ricercatori si chiedono se assumere una postura di potere in situazioni reali può portare a qualcosa di concreto. I loro risultati negativi si oppongono a quelli di qualche ricerca precedente.

Humintell ha già scritto in precedenza sulle posture di potere, compresa la ricerca che ha scoperto che assumere tali posizioni può far sentire le persone più potenti. È logico supporre che tale sensazione si manifesterà in un comportamento più sicuro, ma è proprio questa implicazione che Cesario e Johnson contesterebbero. Infatti, essi collocano la loro ricerca come una risposta allo stesso lavoro di Cuddy di cui abbiamo scritto nel blog!

Nonostante la popolarità dei TED Talks dedicati alle posture di potere, l’attuale studio approfondisce gli argomenti evolutivi rispetto alle posture di potere. Concludendo che per un animale non avrebbe alcun senso evolutivo agire in modo diverso solo perché presenta l’illusione di espansività o potere.

Per valutare queste affermazioni, i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti. Il primo di questi ha richiesto ai partecipanti di guardare un video dei TED Talks sulle posture di potere e tentare di mantenere coscientemente tali posizioni. I risultati sono stati messi a confronto con due studi in cui ai partecipanti non è stato detto perché dovrebbero tenere una tale posa e questi studi sono stati condotti con più partecipanti nella stessa stanza.

Ogni partecipante è stato poi riunito agli altri per competere in vari compiti che coinvolgono il gioco d’azzardo, il pensiero astratto e la negoziazione. Queste prove avevano l’obiettivo di vedere se l’uso delle posture di potere avrebbe effettivamente migliorato le abilità o le competenze in una di queste attività. Forse in modo non sorprendente, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti che erano stati esposti al video dei TED Talks hanno utilizzato in modo affidabile la postura di potere in questi esercizi.

Nel complesso, non sembra esserci alcuna prova che le posizioni di potere abbiano effetti benefici. Ciò dovrebbe mettere in dubbio molti aspetti della letteratura già consolidata. Gli autori dello studio osservano che le loro dimensioni del campione erano generalmente più grandi e che vi erano grandi difficoltà a replicare risultati osservati in altri studi.

I ricercatori hanno anche chiesto ai partecipanti di registrare se la loro postura di potere li ha portati a provare maggiore senso di forza, e anche questo tentativo non è avuto molto successo in termini di risultati.

Questo è un campo di ricerca eccitante ed emergente, quindi è abbastanza naturale che ci siano risultati disparati e risultati contraddittori. Speriamo fermamente che i ricercatori continueranno in futuro ad approfondire questa domanda!

Il potere Non Verbale della postura – David Matsumoto

 


6 novembre 2018

La lettura di segnali non verbali non riguarda solo la comprensione della psicologia o il rilevamento di minacce. Può anche aiutarci a trovare un lavoro!

In un entusiasmante studio del 2010, le dottoresse Dana Carney, Amy Cuddy e Andy Yap discutono il concetto di “postura di potenza”. Essenzialmente, questo implica l’utilizzo di alcune posture per apparire più potenti. Questo può portare un intervistatore o un altro interlocutore a considerarti più meritevole di un lavoro, promozione o altro beneficio, secondo questo post illuminante. Tuttavia, il Dr. David Matsumoto di Humintell ha qualche parola di cautela.

Fondamentalmente, questa nozione di postura di potere è collegata a segnali evolutivi, in cui singoli animali e umani cercano di dimostrare il loro potere al fine di ottenere una maggiore quota di risorse disponibili. La nostra postura determina molto sia i nostri livelli di testosterone, ma anche il nostro stress, che aiutano entrambi a trasmettere, in modo molto sottile, un’impressione di potere.

Allora, qual è questa postura di potere? Secondo la squadra del Dr. Carney, comporta posture espansive e aperte, come l’estensione degli arti e il sembrare più grandi di quello che si è. Questo è in netto contrasto con una postura accasciata, dove il corpo è costretto in una forma di autodifesa.

I dettagli di queste posizioni possono essere intuitivamente familiari, come molti lettori probabilmente noteranno. Quando siamo dritti con le braccia larghe, o se ci sporgiamo in avanti, proviamo e proviamo un senso di potere. D’altra parte, se pieghiamo le braccia in grembo per abbracciare i nostri torsi, c’è un senso di mitezza e sottomissione.

Il Dr. Matsumoto ci avverte che questo non funziona necessariamente se proviamo emozioni conflittuali: “Impegnarsi in tali posture o gesti o espressioni facciali non necessariamente innescherà l’esperienza in individui che stanno già vivendo un’emozione, specialmente una forte”.

Tuttavia, questo non significa che la postura non possa amplificare o influenzare le nostre posizioni. Come spiega lo studio summenzionato, la nostra postura può portare a diverse configurazioni chimiche che si manifestano nel nostro cervello. Ma può davvero aiutarci a sembrare competenti e trovare un lavoro? La risposta, secondo il Dr. Matsumoto, è un po ‘mista.

Da un lato, si trasmette sicuramente molto attraverso una postura potente. Non solo può far sì che altre persone, come un intervistatore per un lavoro, concludano che siamo sicuri di noi stessi, ma può anche farci sentire più sicuri di noi e competenti. Questo non deve essere minimizzato.

Detto questo, in realtà la cosa non ci rende più competenti. Il Dr. Matsumoto avverte chi aspira usare il potere delle posture dall’eccessivo affidamento su queste tattiche:

“Il mio consiglio sarebbe quello di acquisire prima la vera competenza nel vostro campo. L’ultima cosa che chiunque dovrebbe volere è sembrare fiduciosi e non essere veramente competente. Una volta che si ha un certo grado di competenza, l’adozione di certe posizioni corporee può aiutare a sentirsi ancora più fiduciosi e potenti … ma devono crederci ed essere in grado di sostenerlo con vera competenza “.

Tuttavia, è bene essere consapevoli del potere delle posture. Come abbiamo notato nei blog precedenti, alcune posizioni, come quella del trionfo, sono universali e profondamente radicate nelle nostre radici evolutive. Quando stiamo cercando di leggere altre persone, inoltre, è molto utile essere in grado di leggere la loro postura: sembrano ansiosi? Fiduciosi? Potenti?

 

The Nonverbal Power of Posture

 

Postura e Comunicazione Non Verbale – State of Mind

 

Postura

La postura si lega alla psicologia nell’influenzare processi emotivi e cognitivi. Ci consente di riconoscere stati d’animo e influenza le nostre capacità di memoria, decision making e metacognizione. Nell’approccio dell’embodied cognitition la postura è molto rilevante per lo stretto legame tra mente e corpo.

Postura: definizione

Con il termine postura si fa riferimento alla posizione del corpo umano nello spazio e alla relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito (prono, supino, laterale).

Nel parlare di postura, emergono tre concetti importanti: spazialità, antigravità ed equilibrio.

Il concetto di spazialità è immediatamente successivo a quello di postura; infatti la postura è proprio il rapporto del corpo nei tre assi dello spazio.

Con la postura si fa riferimento anche al concetto di antigravità: una corretta postura altro non è che la posizione più idonea del nostro corpo nello spazio per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico sia in deambulazione che in stazionamento.

Con il termine equilibrio invece si intende il miglior rapporto tra il soggetto e l’ambiente circostante: il corpo, sia in statica che in dinamica, assume un equilibrio ottimale a seconda degli stimoli ambientali che riceve e del programma motorio che adotta.

La postura di un individuo è frutto del vissuto della persona stessa nell’ambiente in cui vive, determinato anche da stress, traumi fisici ed emotivi, posture scorrette ripetute e mantenute nel tempo (ad esempio per lavoro), respirazione scorretta, squilibri biochimici derivati da una scorretta alimentazione, ecc.

Ma in che modo la postura si lega alla psicologia?

Postura e comunicazione non verbale

Come sappiamo, gli esseri umani non comunicano solo verbalmente, e all’interno degli indici di comunicazione non verbale, oltre alla gestualità, alla mimica facciale e alla prossemica, troviamo anche la postura.

Così come gli individui sono in grado di decodificare segnali comunicativi non verbali di altro genere, interpretando ad esempio le sopracciglia all’insù e gli angoli della bocca verso il basso come un segnale di tristezza, allo stesso modo sono in grado di associare determinate posture a determinati stati d’animo. Ad esempio: una persona con le spalle molto ricurve, quasi chiusa in se stessa, trasmetterà a chi lo guarda una sensazione di insicurezza o paura; mentre chi assume una postura eretta, con la schiena e spalle dritte e in asse, facilmente trasmetterà la sensazione di essere una persona sicura di sé.

Ad esempio, in un suo studio del 2004, Mark Coulson ha cercato di analizzare in che modo vengono interpretate determinate posture da alcuni osservatori esterni: per fare ciò si è avvalso di riproduzioni grafiche al pc di manichini (stimoli emotivamente neutri) che assumevano diverse posture. Ogni postura è stata mostrata da tre angolazioni differenti. La concordanza nell’attribuzione di sei emozioni (rabbia, disgusto, paura, felicità, tristezza e sorpresa) alle posture, si è rivelata molto variabile: da zero il disgusto a oltre il 90 percento per le posizioni di rabbia e tristezza (Fig. 1a – 1b).


Fig. 1a – 1b: Posture associate alle diverse emozioni con il relativo grado d’accordo – Fonte: Coulson, M. (2004). Attributing Emotion to Static Body Postures: Recognition Accuracy, Confusions, and Viewpoint Dependence

In un altro studio, Dael e colleghi (2011) hanno indagato in che modo gli attori reclutati nella ricerca esprimessero, con la propria postura, le emozioni dettate loro dai ricercatori. Attraverso il sistema di codifica Body Action and Posture (BAP) hanno potuto esaminare i tipi e gli schemi di movimento del corpo che vengono impiegati dai 10 attori professionisti per ritrarre un insieme di 12 emozioni (Fig. 2a – 2b).

Fig. 2a – 2b: Patterns posturali associati alle diverse emozioni. – Fonte: Dael, Mortillaro, Scherer (2011). Emotion Expression in Body Action and Posture

Postura: l’importanza delle prime relazioni

La postura di una persona dipende dal suo sviluppo ontogenetico ma affonda le sue radici anche nella storia della sua famiglia (Lowen 2007). In pratica, la postura dipende da fenomeni genetici ed epigenetici, ovvero come risposta automatica agli stimoli provenienti dall’ambiente che ci circonda, che favoriscono così uno schema corporeo responsabile di un adattamento posturale all’ambiente in cui si cresce, piuttosto di un altro.

Molto spesso si ritrova lo stesso atteggiamento posturale in più membri di una stessa famiglia. Questo perché, al pari delle patologie, dei comportamenti e delle affettività familiari, si riscontrano anche diversi tipi di atteggiamenti posturali simili e, se si osserva il fenomeno da una prospettiva più generale, è possibile individuarli nella stessa cultura e società di appartenenza della famiglia. La postura, infatti, dipende anche dal carattere emotivo del sistema familiare.

Gli atteggiamenti posturali si formano già nelle primissime interazioni madre-bambino (Bowlby 1952), iniziando dal momento in cui lei lo prende in braccio, a seconda di come lo fa, di come lo allatta al seno, e di conseguenza di come il neonato reagisce al contatto e al comportamento della madre .

Nell’interazione tra una madre ed il proprio bambino si determina, in un certo qual senso, l’affettività, i movimenti e la postura del piccolo. Di conseguenza, l’evoluzione di una persona risente dei comportamenti, degli atteggiamenti, ma soprattutto del suo rapporto con il proprio caregiver. Una spiegazione in tal senso è data dalla teoria dell’ attaccamento di Bowlby (1988, 1982, 1973) che fornisce un’interpretazione della relazione che il bambino intraprende con il proprio genitore, dei loro modi di relazionarsi, delle loro motricità, gestualità, atteggiamenti corporei e della gestione dell’allontanamento-esplorazione, sino alla comunicazione non verbale e verbale.

Postura e embodied cognition

Secondo l’embodied cognition i processi cognitivi non sono limitati alle operazioni istanziate all’interno del sistema cognitivo, ma comprendono più ampie strutture corporee e processi d’interazione con l’ambiente (Lakoff, Johnson, 1999; Noë, 2004; Chemero, 2009). Parafrasando Mallgrave (2015) “Siamo esseri incarnati (‘embodied beings’), in cui menti, corpi, ambiente e cultura sono connessi tra loro a livelli diversi”.

L’approccio dell’embodied cognitition afferma che mente e corpo non sono separati e distinti, come erroneamente pensava Cartesio (Damasio, 1995), ma che il nostro corpo, e il cervello come parte del corpo, concorra a determinare i nostri processi mentali e cognitivi (Borghi, 2013).

Secondo l’embodied cognition quindi i processi cognitivi sono profondamente radicati nelle interazioni del corpo con il mondo e il corpo riveste un ruolo centrale nel modellare la mente. Tradizionalmente, i vari rami del cognitivismo vedevano la mente come processore di informazioni astratte, le cui connessioni con il mondo esterno erano di poca importanza teorica. Con l’approccio dell’embodied cognition, si puntano i riflettori sull’idea che la mente deve essere compresa e analizzata nel contesto delle sue relazioni con un corpo fisico che interagisce col mondo circostante: gli individui altro non sono che l’evoluzione di creature le cui risorse neurali erano dedicate principalmente all’elaborazione percettiva e motoria e queste attività cognitive consistevano largamente in interazioni immediate e in risposta all’ambiente. Quindi la cognizione umana, anziché essere centralizzata, astratta e distinta in moduli di input ed output, può avere radici profonde nel processo sensomotorio (Wilson, 2002).

Per l’emobodied cognition allora, il rapporto tra mente e corpo è bidirezionale: la nostra mente influenza il modo in cui il corpo reagisce e, allo stesso tempo, la “forma” del nostro corpo (anche la postura che assumiamo) attiva la nostra mente.

Ad esempio, quando le persone sono portate ad adottare una postura diritta e a ridere, queste rievocano più velocemente ricordi autobiografici positivi (Riskind, 1984). Ancora, assumere una posizione ricurva rispetto a una diritta, può portare le persone a sperimentare meno orgoglio (Stepper e Strack, 1993), e a chiedere meno aiuto e supporto se tristi (Riskind e Gotay, 1982).

Come la postura influenza i processi emotivi e cognitivi

Postura e memoria

Abbiamo già accennato come la postura possa aiutare a rievocare i ricordi. Un altro importante studio (Dijkstra et al 2007) ha analizzato come la postura faciliti l’accesso a determinati ricordi autobiografici. In particolare, se nel momento in cui si rievoca un ricordo, si assume la stessa postura assunta nel momento in cui il ricordo è stato immagazzinato, l’accesso alla traccia mnestica è ottenuto in modo più facile e veloce.

Postura e decision making

Nuovi studi dimostrano il ruolo inconsapevole della postura nel decision making quando si deve approssimare una valutazione.

In un loro studio, Anita Eerland, Tulio Guadalupe e Rolf Zwaan hanno scoperto che manipolando a livello sperimentale l’inclinazione del corpo si può influenzare la stima soggettiva delle quantità, come per esempio la valutazione di dimensioni, numeri e percentuali.

Infatti, quando noi pensiamo ai numeri, generalmente ci rappresentiamo mentalmente i numeri più piccoli sulla sinistra e i numeri più grandi sulla destra del nostro campo immaginativo. Proprio partendo da questo presupposto, i ricercatori hanno messo in luce nel loro studio che la stessa postura del corpo, lievemente più inclinata da una parte o dall’altra, potrebbe portare inconsapevolmente le persone a sovrastimare o sottostimare ciò che viene loro richiesto.

Postura e livelli di energia

Un recente studio ha esaminato come la postura del corpo durante il movimento influisce sul livello soggettivo di energia. Il professor Erik Peper e il suo team hanno scoperto che modificare la postura del corpo, assumendo una posizione più eretta, permette di migliorare sia l’umore che il proprio livello di energia.

Ad esempio, dopo una camminata rilassata, che diminuisce i livelli di energia personale, è probabile che gli individui si sentano più depressi rispetto a quando, invece, saltellano e dunque aumentano i loro livelli di energia. Cambiando posizione, quindi, il livello di energia soggettivo può essere diminuito o aumentato, regolando così l’umore. Ciò potrebbe avere importanti applicazioni nel trattamento della depressione in cui, assieme ad interventi farmacologici e psicoterapici, si potrebbe prestare attenzione a semplici accorgimenti per migliorare il tono dell’umore, come il cambio di postura mentre si cammina.

Postura e soglia del dolore

In uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto e Southern (Bohns e Wiltermuth, 2012), emerge che stare dritti con la schiena aiuta a sopportare meglio il dolore sia fisico che mentale. Di contro, una posizione scomposta ne aumenta la percezione. Inoltre, altro dato interessante è il fatto che guardare una persona con un portamento eretto e deciso aiuta a diminuire la percezione del dolore. Per ottenere questi risultati, i ricercatori hanno posizionato alle caviglie e al braccio dei volontari il bracciale dello sfigmomanometro (lo strumento per misurare la pressione), testando che la postura aiuta il soggetto a tollerare meglio la sofferenza fisica causata del gonfiarsi del bracciale.

Ad esempio, hanno visto che una specifica posizione yoga, il tadasana, posizione della montagna, permetteva al soggetto di sopportare meglio la sensazione spiacevole e dolorosa derivante dal gonfiarsi del bracciale. I ricercatori hanno parallelamente testato anche la tolleranza della sofferenza emotiva mediante la somministrazione di alcuni questionari self-report e, anche in questo caso, avere una postura diritta correla con una minore percezione della sofferenza.

Postura e Metacognizione

La postura sembra influenzare anche i processi metacognitivi: nel loro studio, Brinol e Petty (2003) sono partiti dal presupposto che, se la postura riesce ad influenzare la quantità e la direzione dei pensieri, questa può influenzare anche ciò che le persone pensano dei propri pensieri.

Hanno così osservato come le persone mostrano più entusiasmo verso le loro idee e proposte, se mentre le espongono effettuano movimenti verticali della testa (come quando diciamo di sì). Al contrario, ciò non accade se la testa si muove orizzontalmente (come quando diciamo di no). Muovere in direzione verticale la testa, mentre si espongono delle idee o delle proposte personali, porta gli individui a crearsi dei pensieri positivi verso queste ultime, al contrario di quanto accade se la testa è mossa in direzione contraria.

La postura sembra influenzare anche l’autovalutazione degli individui: sempre Brinol e Petty hanno osservato come gli individui portati a scrivere pensieri positivi su di sé, tendono a credervi di più, se li scrivono con la mano dominante. Utilizzare la mano non dominante per scrivere aggettivi positivi su di Sé diminuisce la fiducia nei pensieri e nelle parole elencate.

L’importanza della postura: il famoso video di Amy Cuddy

Abbiamo visto come il linguaggio del corpo, postura compresa, influenza il modo in cui gli altri ci vedono, ma può anche cambiare il modo in cui noi vediamo noi stessi. La psicologa sociale Amy Cuddy in un TED Talk mostra come le “posture di forza“, ovvero assumere una postura di sicurezza, anche quando non ne abbiamo, possa influire sui livelli di testosterone e cortisolo nel cervello e anche sulle nostre possibilità di avere successo.

Bibliografia:

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http://www.stateofmind.it/tag/postura/

 

La direzione dei piedi nella Comunicazione Non Verbale – Copia Originale

 

In una conversazione è facile mantenere l’attenzione nei primi minuti ma dopo un po’ può succedere che la mente si distragga e l’interesse vada altrove. Mentre gli occhi sono definiti lo “specchio dell’anima” i piedi possono essere considerati come la “bussola” che segnala l’interesse istintivo, la direzione dei piedi infatti può dirci molto sul grado di interessamento di una persona.

Piedi e gambe nel Linguaggio del Corpo sono legate all’istinto per via della presenza degli organi dedicati alla riproduzione, essendo poi le parti più distanti dal cervello sono quelle meno controllabili da esso. La maggior parte delle persone si esprime in modo cosciente con le espressioni facciali e i gesti che compie, le gambe però sono più difficili da tenere a bada e i piedi ancor di più.

In presenza di diverse persone la punta del piede è direzionata verso la persona o la cosa che maggiormente attira l’attenzione, nel caso, invece, in cui ci si trovi a disagio, il piede, come l’ago di una bussola, sceglierà di puntare l’uscita più vicina. La punta del piede si orienta verso ciò che si vorrebbe istintivamente raggiungere, rappresenta l’intenzione, spesso inconscia, di andare verso ciò che si trova piacevole o stimolante; il piede va dove la mente vuole.

Una curiosità su gambe e piedi: nascondere le gambe, ad esempio, sotto un tavolo genera in molte persone una sensazione di sicurezza, sedersi a tavoli trasparenti lascia scoperte le gambe agli occhi altrui e riduce questa sensazione di comfort.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/direzione-piedi-comunicazione-non-verbale

Linguaggio del Corpo e larghezza delle gambe – Copia Originale

 

Avete mai notato che le persone sicure di sé tendono ad avere una postura con le gambe allargate? Dalla larghezza dell’apertura delle gambe si può provare a definire il carattere della persona o, per lo meno, la sua situazione emotiva mentre assume una determinata posizione con le gambe. Come è possibile interpretare correttamente la postura delle gambe attraverso il Linguaggio del Corpo?

Immaginiamo di tracciare due linee della stessa larghezza delle spalle che vanno fino a terra individuando due punti sul terreno; quando i piedi sono in corrispondenza di questi due punti, questa è considerata una larghezza normale per le gambe e una persona che ha le gambe allargate nella stessa misura della larghezza delle spalle denota un atteggiamento equilibrato e razionale.

Invece una persone che tiene le gambe strette o con i piedi uniti, può comunicare un senso di chiusura e di rigidità, spesso si assume questo atteggiamento insieme ad altre posture come schiena dritta, spalle rigide e tese, tensione sul viso. Può anche segnalare una posizione formale che si usa di solito nei confronti dei superiori o di persone importanti.

Le persone che, al contrario, vanno oltre il limite naturale della larghezza delle spalle e tendono a tenere le gambe molto larghe, sono quelle che maggiormente comunicano aggressività (occupando molto spazio) e senso di potere; a volte però, se l’apertura delle gambe è eccessiva, potrebbe sembrare forzata e contribuire a creare un effetto quasi comico.

 

Francesco Di Fant

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Braccia incrociate nella Comunicazione Non Verbale – Copia Originale

 

Incrociare le braccia è un gesto che può avere diversi significati, anche contrastanti. Quali sono? Come possono essere interpretati dalla Comunicazione Non Verbale?

Innanzitutto è utile verificare la posizione del bacino, se è spostato in avanti è probabile che sia una posizione di relax, infatti il bacino in avanti fa da appoggio per le braccia incrociate scaricandone il peso. Con le braccia incrociate per il freddo, invece, le mani vanno spesso a finire sotto le ascelle per scaldarsi.

Incrociare le braccia può essere un segnale di barriera quando il bacino non è spostato in avanti e la postura del corpo è rigida. Incrociare le braccia col busto o la testa spostati all’indietro segnala una chiusura ancora più forte, quasi un accenno di fuga.

Incrociare le braccia con le gambe larghe e il mento in alto indica aggressività; le braccia proteggono il busto da uno scontro, le gambe comunicano fermezza e il mento superiorità.

Si possono incrociare le braccia anche per concentrarsi e riflettere meglio, il corpo si “chiude” per minimizzare le distrazioni presenti nell’ambiente, altri gesti come stringere gli occhi e guardare in basso rinforzano tale postura che aiuta la concentrazione.

Alcuni studi statunitensi hanno inoltre evidenziato che incrociare le braccia rende meno credibili agli occhi altrui, inoltre compromette la propria capacità di ascolto e aumenta il pensieri negativi nei confronti dell’interlocutore, attenzione quindi a non incrociare le braccia in momenti poco opportuni!

 

Francesco Di Fant

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Gambe incrociate e Linguaggio del Corpo – Copia Originale

 

Incrociare o accavallare le gambe, oltre a stare comodi, può avere diversi significati nel Linguaggio del Corpo, quali possono essere?

Uno di questi è la seduzione. le donne accavallano le gambe per calamitare l’attenzione dell’altro sesso. Un elemento chiave in questo movimento è la velocità, se fatto lentamente stimola maggiormente l’interesse altrui.
Bisogna fare attenzione alla direzione dell’accavallamento: se avviene in direzione opposta all’interlocutore potrebbe anche funzionare da barriera; se invece l’accavallamento viene fatto verso l’interlocutore è probabile che esprima apertura.

Incrociare le gambe può essere un segnale di barriera (una difesa per le parti più sensibili del corpo) ed è utile verificare il grado di chiusura delle gambe. Se il punto dove si incrociano le gambe coincide con la zona inguinale indica il massimo grado di difesa, se l’incrocio è all’altezza del ginocchio o delle caviglie la difesa è più lieve.

Una curiosità sulle gambe incrociate da seduti è la posizione del quattro (diffusa in America e in Occidente), mostrando l’inguine si segnala apertura al dialogo ma può anche dimostrare un atteggiamento competitivo. I nazisti erano addestrati a riconoscere una spia americana con una tale postura delle gambe.

Attenzione però ad accavallare le gambe in pubblico, nella nostra cultura e in diverse culture asiatiche questo gesto può essere considerato offensivo poiché mostra all’altro la suola della scarpa, che viene a contatto con la sporcizia delle strade.

 

Francesco Di Fant

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Il linguaggio non verbale della testa

 

Durante una comunissima giornata compiamo centinaia di movimenti con il capo, normalmente scuotiamo la testa per dire no o per mostrare la nostra disapprovazione, annuiamo per dire sì o per incitare il nostro interlocutore a proseguire nel suo discorso, abbassiamo la testa per vergogna o per ripararci da vento e sole; questi e molti altri piccoli e grandi movimenti vengono compiuti in maniera più o meno cosciente, ma siamo sicuri di saper leggere quello che la testa vuole dirci?

Posizioni della testa: Tra le varie posizioni che la testa può assumere, quella inclinata verso il basso è sicuramente quella che comunica maggiormente negatività. La testa china può essere indizio di insicurezza, timidezza, aggressività o disapprovazione da parte altrui, ad esempio, se vi trovate nel mezzo di una discussione o in una riunione d’affari. Invece, le persone che tendono ad avere la testa inclinata tendono a essere aperte all’ascolto, generose e interessate alla relazione con l’altro; in natura, il fatto di restare con il collo scoperto è pericoloso, poiché lasciamo alla mercé dei predatori una delle parti più sensibili del nostro corpo; questo atteggiamento denota principalmente sottomissione e aiuta il rapporto con gli altri, a causa della manifesta non aggressività. Un atteggiamento neutro e imparziale hanno, invece, le persone che tendono a mantenere il capo dritto, valutando la situazione prima di esprimersi; se il mento risulta alzato può essere indice di arroganza e superiorità nei confronti di chi parla o dell’argomento trattato.

Quando la testa è in movimento: Il gesto di abbassare la testa è tipico di chi si vuole scusare e indica principalmente sottomissione; anche in presenza di un forte spavento si alzano le spalle e si abbassa la testa per proteggersi istintivamente da qualcosa; il collo un attimo prima è esposto all’ambiente circostante e un momento dopo spalle e testa concorrono a chiudere l’accesso a chiunque; è anche un modo per occupare meno spazio sembrando, in questo modo, meno minacciosi.

Ruotare il capo a destra e sinistra è considerato indizio di un atteggiamento negativo; è tipico di chi ascolta e non è d’accordo con le parole dell’interlocutore; se una persona afferma qualcosa scuotendo il capo ci sono buone probabilità che stia mentendo; il nostro cervello attribuisce solitamente maggiore importanza alla gestualità della testa, che alle parole ascoltate.

Scuotere la testa in alto e in basso è considerato un segno positivo, specialmente se accompagnato da un sorriso; è generalmente considerato un gesto di approvazione, sia mentre si parla, che mentre si ascolta. Questo gesto, che è diffuso in gran parte del mondo, è stato oggetto di studi e dalle ricerche emerge che esso è contagioso al pari di uno starnuto; infatti, se usato durante una conversazione, l’effetto è quello di rinforzare l’approvazione da parte dell’interlocutore e al tempo stesso di creare un’atmosfera positiva nel dialogo. Inoltre se si annuisce con movimenti lenti si induce la persona di fronte a noi a parlare più a lungo e ad aprirsi maggiormente; spesso i venditori esperti usano questo innocente gesto per indurre il potenziale acquirente a sbottonarsi di più e rivelare informazioni utili per la vendita stessa; diventa più difficile opporre un secco «no» durante una conversazione in cui il nostro interlocutore si dimostri positivo con tale gesto che spesso, come detto prima, viene ripetuto automaticamente dall’altra persona.

Cenni parziali della testa, invece, possono avere significati diversi a seconda della culture, come ad esempio nei Paesi arabi, dove un singolo movimento del capo verso l’alto significa «no»; in India per dire «sì» la testa viene inclinata lateralmente a sinistra e destra; un singolo gesto verso il basso, in molte culture, viene considerato un segnale di assenso, ma anche in questo caso, è sempre meglio conoscere le culture con cui si viene a contatto, per evitare, perlomeno, di fare brutte figure indesiderate.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

La postura delle gambe – Francesco Di Fant a Lazio TG Salute (07-05-2016)

 

Alcune persone stanno con le gambe leggermente aperte, altre le tengono più larghe e alcune più strette, quasi unite. Tutto questo ha un significato? Potrebbe influenzare la nostra postura e creare problemi alla nostra colonna vertebrale?
Le risposte nel servizio “La postura delle gambe” su Lazio TG Salute (LAZIO TV) con il Dottor Francesco Di Fant, Esperto di Comunicazione e Linguaggio del Corpo, ed Emiliano Grossi, Fisioterapista. (07-05-2016)

Buona visione!