Macron – Le Pen: linguaggi del corpo a confronto

 

Emmanuel Macron ha vinto, è lui il nuovo presidente della Repubblica francese. I sondaggi degli ultimi giorni prima del voto lo davano in testa con un discreto vantaggio su Marine Le Pen, figlia d’arte della politica.
Secondo gli analisti politici, il confronto televisivo tra i due candidati qualche giorno prima del voto decisivo è stato importante per spostare una parte delle preferenze di voto.

I giornalisti hanno descritto un dibattito che si è svolto in un clima da “botta e risposta” centrato maggiormente sullo scambio di insulti che sulla piena e chiara illustrazione dei programmi politici, i conduttori hanno dovuto letteralmente mettere le “mani avanti” per moderare alcuni momenti del dibattito.
Il giorno seguente all’incontro, i media si sono espressi su Marine Le Pen commentando che nel confronto faccia a faccia era sembrata meno credibile e affidabile rispetto a Macron. Oltre che dalle posizioni politiche e dalle idee dei candidati, gli spettatori del confronto potrebbero essere stati influenzati anche dal Linguaggio del Corpo di Macron e di Le Pen.

Altri famosi confronti televisivi di candidati presidenziali hanno poi dato ragione al candidato che si era dimostrato più credibile, convincente e affidabile con le proprie parole e con la propria Comunicazione Non Verbale. Ne sono un esempio i confronti Kennedy-Nixon e Obama-McCain, l’ultimo incontro tra la Clinton e Trump rappresenta un’eccezione, infatti la Clinton era sembrata più convincente di Trump nel faccia a faccia salvo poi perdere alle elezioni.

Andiamo ad analizzare i numerosi elementi del Linguaggio del Corpo che possono aver determinato la maggiore credibilità di Macron nel confronto con Le Pen:

  • Macron dimostra maggiore energia ed espressività rispetto alla Le Pen, muove maggiormente la testa, il busto e le spalle, anche le sue espressioni facciali sono più vivide e coinvolgenti, in particolare la sua espressività si concentra nella zona alta del volto, sopracciglia e rughe della fronte, con l’effetto di sembrare più incisivo ed espressivo.
    Inoltre Macron usa molti gesti illustratori – la gesticolazione – in misura maggiore della sua avversaria, dando così più enfasi alle sue parole.
    Anche la voce di Macron fa la sua parte, è una voce energica e decisa, parla senza sbavature, usa correttamente le pause e mette la giusta enfasi sulle frasi importanti; Le Pen invece mostra qualche indecisione e trascinamento di troppo, a volte sembra quasi balbettare leggermente.
  • Marine Le Pen mostra anche diversi segnali di tensione e disagio col suo corpo, infatti sbatte spesso le palpebre, mostra un sorriso tirato, deglutisce visibilmente la saliva, si guarda intorno per cercare supporto, ha uno sguardo tagliente, accigliato, a volte quasi arrabbiato. Inoltre Le Pen si mette spesso a posto i capelli, si poggia al tavolo con una mano per cercare un punto di ancoraggio in una situazione burrascosa, le sue mani spesso sono giunte e limitano l’espressività, a volte dimostra la sua tensione anche con un pizzico di aggressività puntando spesso il dito indice verso Macron.
  • Macron fa la differenza anche dimostrando maggiore affidabilità attraverso il suo Linguaggio del Corpo, il suo sguardo è sereno, diretto, deciso, effettua gesti con la mani aperte e usa spesso il gesto della “presa di precisione”, simile al gesto dell’OK. Marine Le Pen al contrario abbassa lo sguardo ogni tanto e parla con le labbra leggermente strette, socchiuse.

Oggi il presidente della Francia è Emmanuel Macron, il candidato che ha dimostrato nel confronto televisivo, al di là delle idee politiche, di saper mettere in campo più energia e decisione rimanendo calmo; invece Marine Le Pen è sembrata rigida, a disagio e spesso in difficoltà, atteggiamenti che, guarda caso, i candidati hanno mostrato anche nei loro rispettivi discorsi di ringraziamento agli elettori dopo le elezioni.

 

Francesco Di Fant

 

 

 

Donald Trump sposta gli oggetti – analisi del suo linguaggio del corpo

 

 

In un precedente articolo ho analizzato il linguaggio del corpo del presidente americano Donald Trump durante la cerimonia del suo insediamento alla Casa Bianca, in quell’occasione il focus era la comunicazione in pubblico di Trump.

Questa volta andiamo ad analizzare alcuni tratti di personalità di Donald Trump attraverso l’analisi di alcuni suoi gesti particolari che egli compie molto spesso.

Guardando diversi servizi giornalistici e alcuni video in rete sono rimasto colpito da uno specifico comportamento gestuale di Trump: quando è seduto a un tavolo in riunione con altre persone il presidente USA ha il vezzo di spostare gli oggetti intorno a sé in modo apparentemente compulsivo.

Questo particolare gesto non sembra essere un comportamento volontario e cosciente quanto piuttosto una specie di tic non controllabile, un atteggiamento compulsivo che rientra nella sfera dell’inconscio; il fatto che sia un gesto inconscio (quindi spontaneo e veritiero) ci può aiutare a comprendere meglio alcuni tratti della personalità di Donald Trump.

Durante le riunioni, il presidente Trump ha la tendenza irrefrenabile a spostare gli oggetti (suoi e degli altri) che si trovano intorno a sé come bicchieri, sottobicchieri, tovagliette, blocchi di appunti e “cavalieri” – così vengono chiamati i supporti con i nomi che stanno davanti alle persone presenti in una riunione.
Questa curiosa gestualità di Donald Trump nasce dal bisogno di aumentare le dimensioni del proprio spazio personale e anche di “mettere le cose a posto” come desidera lui. Analizzando i video in cui Trump compie questi gesti emergono tre diversi aspetti della sua personalità:

1) Arrroganza: il bisogno di spazio personale di per sé non è un aspetto negativo né allarmante, lo diventa quando per aumentare il proprio spazio si riduce lo spazio degli altri con un’invasione. Lo spazio personale è uno spazio simbolico prima ancora che fisico, segnala la propria importanza agli occhi degli altri e di se stessi, espandere il proprio spazio limitando quello altrui è indice di arroganza, prepotenza e presunzione. Trump sposta gli oggetti intorno a sé verso l’esterno per aumentare il proprio spazio personale, il messaggio che emerge è “io sono più importante di voi, sono migliore di voi e ho bisogno di uno spazio più grande per me”.

2) Irrequietezza: Trump, dopo aver spostato gli oggetti per espandere il proprio spazio personale, a volte continua a muovere gli oggetti senza una logica apparente. Il fatto che senta la necessità di continuare a spostare e manipolare oggetti intorno a lui anche dopo avere “conquistato” maggiore spazio personale è un indizio di irrequietezza, nervosismo e tensione, indica una personalità che non riesce, letteralmente, a stare ferma, a trovare un punto d’equilibrio interiore ed esteriore.

3) Invadenza e dispotismo: Trump non si limita a muovere i propri oggetti ma sposta anche gli oggetti altrui che si trovano vicino a sé; questo aspetto, che a prima vista sembra buffo e divertente, in realtà cela un aspetto della personalità per nulla confortante. Trump non si limita a gestire e ampliare il proprio spazio personale attraverso lo spostamento dei suoi oggetti ma si spinge oltre e “invade” la proprietà altrui pur di raggiungere il proprio scopo. Questo gesto rivela un atteggiamento invadente, egoista, che non ha rispetto degli altri, dei loro bisogni e delle loro aspettative, denota una personalità “decisionista” al limite del dispotico. Il messaggio che viene mandato è che “le cose vanno fatte come dico io, io ho la verità e vi spiego qual è. Il vostro punto di vista non è importante”.

Tirando le somme dopo l’analisi di questo inconscio comportamento gestuale legato allo spostamento degli oggetti, risulta che Donald Trump mostri aspetti di una personalità arrogante, irrequieta, invadente e dispotica; questo ci può aiutare anche a comprendere meglio i recenti eventi recenti legati alle sue azioni in Siria e alle sue dichiarazioni su altre nazioni come Cina, Corea del Nord, Messico e su determinati gruppi sociali (ad esempio donne e musulmani).

Trump per chiudere i suoi discorsi usa spesso espressioni come “Dio benedica l’America” o “Che Dio ci benedica” (che ricorda vagamente il famigerato “Gott mit uns” nazista); purtroppo osservando la sua personalità alla luce di questa analisi verrebbe più da dire “E che Dio ce la mandi buona…”.

 

Francesco Di Fant

 

Analisi del Linguaggio del corpo di Donald Trump (20-01-2017)

 

Qualche giorno fa si è ufficialmente insediato il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America: il milionario Donald Trump.

La notizia della sua elezione come 45° presidente ha lasciato allibita buona parte del mondo, la campagna contro Hillary Clinton non è stata esente da diversi colpi bassi da entrambe le parti e lo scrutinio finale è stata una battaglia fino all’ultimo voto.

Il discorso d’insediamento di Trump è stato seguito da milioni di persone in tutto il mondo e ha suscitato un grande interesse, come è logico che sia, da parte dei mass media così come dei social network.
Al di là delle analisi politiche e testuali del suo discorso, di cui esistono già numerosi esempi in tutta la rete e su tutti i quotidiani, può essere interessante analizzare il Linguaggio del Corpo di Donald Trump durante il suo giuramento e il discorso d’insediamento tramesso in mondovisione.

L’immagine generale di Trump, al di là delle facili battute sulla sua acconciatura improbabile, ci ricorda un po’ il clichè da “duro” del classico cowboy americano, infatti tiene costantemente gli occhi socchiusi (come se fosse sempre concentrato, ma potrebbe essere anche letto come un segnale di velata aggressività) e la bocca serrata (dando un’immagine di solidità, di fierezza).

Durante il suo discorso si dimostra preparato nell’arte del public speaking e distribuisce il suo sguardo su tutto il pubblico, si gira con tutto il busto per cambiare inclinazione guardando in modo alternato a destra e a sinistra del palco coinvolgendo in questo modo tutti i presenti.

Nonostante il neo presidente Trump abbia una scarsa espressività facciale e un tono della voce abbastanza piatto e senza grandi cambi di tonalità, riesce a gestire bene l’enfasi e il ritmo del parlato, rallenta la velocità del parlato per chiudere frasi importanti, rinforzando così il valore della comunicazione mostrando un tono più deciso.

Inoltre aumenta il volume della voce su diverse frasi nella seconda parte del discorso per dare più forza alle sue parole, a questo si accompagna un moderato aumento della gestualità nella seconda parte del discorso (sia nella frequenza dei gesti che nella loro ampiezza), mostrandosi più sicuro di sè e dimostrando di aver rotto la tensione iniziale che è naturalmente presente in un momento così emozionante e importante.

Alla fine di diverse frasi, poi, rimane con la bocca chiusa e le labbra protuse in avanti, come se stesse dando un bacio a qualcuno; questo gesto indica soddisfazione per le parole pronunciate e mostra chiaramente la sua gioia di essere lì in quel momento, sul palco del suo giuramento come presidente della nazione più potente del mondo.

Andiamo ora ad analizzare i gesti più ricorrenti che Donald Trump compie con le sue mani mentre pronuncia il suo discorso, il primo è mostrare la mano aperta, questo gesto vuole indicare franchezza e onestà, allo stesso tempo può significare anche una richiesta di ascolto e di comprensione da parte del pubblico, è un gesto che indica apertura e disponibilità nei confronti dell’altro.

Un altro gesto molto ricorrente è quello di mostrare l’indice alzato verso l’alto, il messaggio che si trasmette in questo caso è quello di essere decisi e convinti delle proprie affermazioni, si usa il dito indice come fosse una bacchetta o un bastone, per sottolineare la fermezza che si vuole dimostrare attraverso le proprie parole.

L’ultimo gesto che viene usato spesso è quello della cosiddetta presa di precisione, si compie con il pollice e l’indice della mano che vanno a formare un cerchio (come il gesto dell’OK), chi lo compie vuole trasmettere l’idea di precisione e attenzione che ripone nell’esporre le sue idee.

Un’altra nota interessante è il saluto che usa Trump alla fine del suo discorso, egli saluta il pubblico mostrando il pugno chiuso in alto (17:45), questo gesto viene chiamato presa di potenza e comunica a chi osserva determinazione ed energia, allo stesso tempo però può essere visto come un simbolo di aggressività proprio perchè è di fatto un pugno atto a offendere e rappresenta il gesto opposto a quello della mano aperta, da lui stesso usato abbondantemente durante il discorso, che simboleggia apertura, disponibilità e un’attitudine pacifica.

In conclusione è interessante analizzare anche i pochi istanti in cui sono stati inquadrati la sconfitta Hillary Clinton e il presidente uscente Barack Obama. Quando Trump ringrazia l’ammistrazione precedente per il suo impegno e per i suoi risultati appare chiaro il disappunto di Obama, è infatti visibile la tristezza con gli angoli della bocca verso il basso e la rabbia con le mascelle e le labbra serrate (2:50).

Alla fine del discorso Trump e Obama si salutano scambiandosi rispettivamente pacche sulla spalla e sul braccio (17:57), con questo gesto che appare amichevole e mostra disponibilità al contatto da parte di entrambi viene ufficialmente sancito il passaggio di poteri del prestigioso ruolo di presidente degli Stati Uniti d’America; il mondo intanto sta a osservare aspettando le prossime mosse dell’eclettico milionario che ora di fatto governa una nazione che esercita ancora un’influenza mondiale enorme.

Francesco Di Fant

 

GENTE (giugno 2015) – Non solo gli elettori, anche Agnese si stacca

La gioiosa intesa di un tempo sembra essersi raffreddata. Piccoli segni, sfumature, linguaggio del corpo: gli esperti “leggono” le immagini e giudicano

 

Giulio Andreotti diceva che il potere logora chi non ce l’ha, ma era un amante dei paradossi. In realtà sembra vero il contrario, guardando le foto di questo nostro servizio dedicato al premier Matteo Renzi e alla moglie Agnese. Una coppia che di recente in pubblico parrebbe meno unita e forse meno in sintonia che in passato. Perlomeno questo potrebbero indicare certi piccoli segnali che si colgono mettendo a confronto le immagini. Nel 2011 Renzi, ancora sindaco di Firenze, passeggiava mano nella mano con Agnese ed entrambi sorridevano lieti. Nel 2014 Matteo, già capo del governo, presenziava alle sue prime cerimonie ufficiali in questo ruolo con la moglie accanto, sempre molto vicina, e i due si cercavano con lo sguardo, tanto da isolarsi a volte dal contesto intorno. Ora invece il premier e la sua signora camminano per strada separati da una certa distanza, a volte neppure affiancati, e i loro occhi non si incontrano come prima, ma ognuno lascia vagare il proprio sguardo altrove, come assorbito nei propri pensieri.

Sono piccoli particolari, sfumature, come si è detto, ma potrebbero indicare che il logorio del potere abbia cominciato a fare presa sulla coppia. Il linguaggio del corpo colto da queste fotografie significherebbe forse che lo stress imposto a entrambi dal ruolo pubblico ha incrinato la loro precedente armonia, disperdendo le energie che Renzi e signora prima dedicavano l’uno all’altra. Lui ha affrontato sfide impegnative, come iI Jobs Act e l’Italicum, ed è uscito dalle elezioni regionali con i primi cali di consenso, dovendo fare i conti anche con la fronda interna nel Pd. Agnese è stata coinvolta, come insegnante, nel dibattito sulla contestata riforma scolastica del governo di suo marito e nei giorni scorsi ha cercato con determinazione di mantenere una posizione defilata. La stessa già da lei scelta a suo tempo, quando non volle seguire il marito a Palazzo Chigi, a Roma, per restare a Pontassieve, vicino a Firenze, con i loro tre figli.

Adesso i consolidati equilibri della coppia Renzi potrebbero essere cambiati? Dopo aver esaminato le foto di queste pagine, la psicologa Gianna Schelotto afferma: «L’apparenza indicherebbe questo, ma se una coppia funziona può rielaborare la sua immagine pubblica, restando solida nel privato. All’inizio i Renzi avevano bisogno di mostrarsi innamorati e felici, poi sono passati a un tipo di comunicazione esterna più distaccata. È probabilmente una forma di difesa dalla pressione dei tanti nuovi impegni». Forse tra loro non è cambiato nulla. «Sì. Le dinamiche interne a una coppia sono molto difficili da decifrare per chiunque altro. Secondo me, Matteo e Agnese hanno solo deciso di cambiare immagine, preservando la loro intimità».

Francesco Di Fant, autore di I segreti per parlare e capire il linguaggio del corpo (Newton Compton), ritiene invece che la nostra sequenza fotografica dei coniugi Renzi dimostri un certo distacco subentrato tra loro. «Si coglie nella distanza attuale tra i loro corpi e i loro sguardi», spiega. «Toccare qualcuno, tenerlo per mano, significa creare un contatto empatico, rassicurarsi a vicenda. Tra loro non avviene, quindi l’atmosfera tra i Renzi pare raffreddata. È difficile ipotizzarne i motivi. Forse lui ha troppe preoccupazioni, forse lei ha qualche motivo di malinconia. Però secondo me il loro è un modo di porsi da cambiare subito: tra un leader e la moglie la sintonia deve essere perfetta agli occhi del pubblico, deve essere palese. Un leader deve apparire sempre affidabile e il più sereno possibile agli elettori».

Un altro aspetto che ci rivelano le foto recenti dei coniugi Renzi è la perfetta forma di Agnese, elegante e con una linea invidiabile. «È fisicamente aggraziata ed è entrata nel ruolo di first lady», commenta l’esperto di comunicazione Klaus Davi. «È una donna più sciolta e più consapevole che in passato, pur avendo mantenuto la riservatezza e la sobrietà a lei abituali. Sono doti che piacciono molto, anche alle altre donne, e che le fanno guadagnare consenso». Forse per questo nelle foto lei non è vicina al marito come prima. Ora Agnese sa camminare anche da sola.

Igor Ruggeri

 

Articolo completo – Gente n.23/2015