Ti guardo ma non ti vedo: le mascherine alterano la connessione umana

Le mascherine possono ostacolare la nostra capacità di comunicare e connetterci, ma ci sono dei modi per superare questo lato negativo.

Cosa fanno le persone quando cercano di capirsi? In una serie di studi pionieristici condotti all’Università della California negli anni ’60, uno psicologo di nome Albert Mehrabian ha cercato di catalogare e quantificare l’importanza delle parole, del tono della voce, e della comunicazione non verbale come postura, gesti ed espressioni facciali. La sua intuizione fu che quello che dice una persona sembra importare molto meno di come quella persona agisca, usi la voce, gesticoli e si emozioni mentre lo dice.

Un’enorme percentuale di comunicazione è non verbale. Chiunque abbia inviato un messaggio di testo o una e-mail che è stata mal interpretata dal destinatario può capirlo. Se dico “Stai facendo il cretino”, ma puoi vedere il mio sorriso, sai che sto scherzando. Elimina il sorriso e non sembrerà più uno scherzo.

Le maschere per il viso nascondono ciò che le parole non possono dire.

Al giorno d’oggi, la presenza o l’assenza del sorriso è fondamentale. In risposta a COVID-19, le maschere sono ora obbligatorie in alcune situazioni e consigliate in molte altre. Quando saluti o interagisci con qualcuno e non si riesce a vedere il tuo sorriso a causa della mascherina, stai perdendo qualcosa che comunica ad altre persone che sei gentile, educato e disponibile.

Secondo uno studio del 2013 è emerso che in ospedale i pazienti percepivano i medici con le mascherine come meno premurosi ed empatici. In un momento di diffusa preoccupazione e tensione, nascondere i sorrisi sociali dietro le maschere può contribuire a creare sensazioni di pericolo, isolamento o paranoia.

Ripercussioni della Comunicazione Non Verbale persa

Le maschere possono anche favorire incomprensioni. “Usiamo tutti la lettura delle labbra senza accorgercene”, afferma Chris Frith, professore di neuropsicologia a Londra che ha studiato il ruolo delle espressioni facciali nella comunicazione. Le persone potrebbero fraintendere ciò che dicono gli altri se non riescono a vedere le bocche delle persone muoversi mentre parlano. Questo è particolarmente vero per coloro che hanno problemi di udito, una categoria di persone che è già a rischio di rabbia e depressione a causa delle loro condizioni fisiche e le mascherine potrebbero aggravare questo loro handicap.

Le mascherine bloccano più elementi di comunicazione di quanto immagini la maggior parte delle persone. Ci sono alcune emozioni che si esprimono principalmente nella parte inferiore del viso, ad esempio il disgusto e il disprezzo.

Una soluzione: utilizzare più gesti

La buona notizia è che gli occhi e le sopracciglia sono molto importanti per la comunicazione non verbale. Prestare particolare attenzione a guardare qualcuno mentre parli con loro può aiutare a ridurre le probabilità di un malinteso o di una cattiva comunicazione.

Esistono altri modi per compensare eventuali deficit di comunicazione legati alla mascherina. “Usa più gesti”, consiglia il Dottor Matsumoto, direttore di Humintell. “Salutare agitando la mano o col pollice in su, annuire con la testa e così via rafforza ciò che stai dicendo, così migliora la probabilità che tu e il tuo interlocutore siate sulla stessa lunghezza d’onda. Penso che la cosa importante sia essere più consapevoli di ciò che si sta potenzialmente perdendo”.

Infine, è una buona idea aggiungere un po’ di divertimento e di stile alle mascherine. Le persone dovrebbero sentirsi libere di esprimere le loro passioni e la loro personalità nelle loro maschere – proprio come fanno coi loro vestiti, coi loro profili sui social media e così via. Sfoggiare mascherine con faccine, un messaggio positivo o il logo della squadra di calcio preferita è solo un altro modo non verbale per comunicare con gli altri e far sapere che una situazione difficile non ci rende meno socievoli.

Penso che in alcuni casi la mascherina possa essere una sorta di legame comune. Tu indossi una mascherina e io indosso una mascherina. In questo senso, stiamo condividendo qualcosa insieme.

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Tratto da https://elemental.medium.com/i-see-you-but-i-dont-how-masks-alter-human-connection-fbf2e21dd748

La “fatica da Zoom” è correlata alla tua personalità?

A causa del COVID-19 passiamo molto tempo impegnati in videochiamate e molti lo trovano estenuante

In molti articoli viene descritta la “fatica da Zoom” (Zoom fatigue) e le sue potenziali cause, ovvero la fatica che proviamo nella comunicazione digitale a distanza. Una delle cause è lo sforzo mentale necessario per elaborare segnali non verbali come le espressioni facciali, il tono e l’intonazione della voce e il linguaggio del corpo; prestando maggiore attenzione a questi segnali consumiamo molta energia. Ma la nostra stanchezza da riunioni a distanza può in qualche modo essere legata alla nostra personalità?

Molti ricercatori credono che esistano cinque tratti fondamentali della personalità (“Big Five”) che illustrano delle caratteristiche o delle qualità di un individuo. Questi tratti sono presenti negli esseri umani di tutto il mondo, le persone possiedono questi tratti in misura differente.

I cinque tratti della personalità sono: apertura, coscienziosità, estroversione, gradevolezza e nevroticismo.

L’estroversione è uno di questi tratti di personalità culturalmente universali. Una persona estroversa è generalmente attiva, amichevole, socievole e più felice degli altri. Al contrario, una persona introversa può essere timida, calma, riservata e in genere non cerca eventi sociali.

Una caratteristica associata agli individui estroversi è che quando incontrano le persone, ricevono energia. Quando incontrano persone, insegnano lezioni o socializzano con gli altri, si eccitano. Una persona introversa usa energia quando interagisce con gli altri e questo può stancarla. Come si collega tutto ciò alla “fatica da Zoom”?

Gli individui estroversi possono trovarsi particolarmente svuotati dopo una riunione o una lezione a distanza. Sebbene gli estroversi possano interagire e vedere persone con cui interagiscono normalmente, è probabile che non ricevano quel trasferimento di energia che nella vita reale li rinvigorisce. Pertanto, queste interazioni digitali le lasciano più sfinite che se la stessa interazione avvenisse nella vita reale.

“La lontananza elimina la qualità dell’interazione che consente agli estroversi di dare e ricevere energia”

È interessante notare che ci sono differenze culturali anche per l’estroversione. Nel libro “I valori dell’Italia contemporanea” vediamo che gli italiani hanno un alto grado di coscienziosità e all’opposto troviamo il nevroticismo: in pratica soffriamo un po’ dal lato della stabilità emotiva ma siamo molto scrupolosi, aperti di mente, amichevoli e con un buon livello di estroversione (vedi tabella sotto).

Questo significa che come società nel suo complesso, gli italiani potrebbero soffrire di più della fatica da Zoom rispetto ad altri paesi che hanno tassi di estroversione più bassi come, ad esempio, la Malesia (vedi tabella sotto: il Nord rappresenta il neuroticismo e l’Est rappresenta l’estroversione).

Oltre alle molte conseguenze emotive della comunicazione digitale di cui abbiamo parlato, essere a distanza può anche eliminare la possibilità di trasferire l’energia che normalmente otteniamo nelle interazioni dal vivo.

E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/06/zoom-fatigue/

Conseguenze emotive della comunicazione digitale

Le emozioni umane si sono evolute per facilitare i legami sociali umani

Nelle interazioni nella vita reale, le emozioni sorgono come conseguenze dell’interazione. In un’ambientazione dal vivo, mentre ci esprimiamo verbalmente, stiamo anche emettendo non verbalmente. Nello stesso momento percepiamo espressioni verbali (parole) e non verbali, alcune delle quali addirittura inconsce (come suoni e odori). Tutti questi canali di ricezione attivi provocano reazioni emotive nell’interlocutore.

Queste reazioni consentono lo sviluppo di legami e connessioni emotive tra le persone. Come esseri umani, il nostro intero “pacchetto di comunicazione” non riguarda solo l’invio di segnali in tutte le modalità, ma anche la loro ricezione attraverso tutti i canali. Non solo, ci siamo evoluti per sviluppare questi legami emotivi. Questo scambio reciproco attraverso parole, emozioni, sentimenti e comunicazione non verbale, è una parte importante dell’interazione umana.

I neuroni specchio sono ulteriori prove del fatto che l’interlocutore in un’interazione non è un ricevente passivo. Questi neuroni hanno il compito di riprodurre o imitare le espressioni di altre persone, di conseguenza gli interlocutori elaborano attivamente le informazioni ricevute e quindi innescano pensieri, sentimenti ed emozioni sulla base di ciò che stanno percependo.

Questi legami umani emotivi forti sono fondamentali per il nostro successo evolutivo

Inoltre i rapporti umani svolgono un grande ruolo nel nostro benessere generale. È stato dimostrato che forti legami sociali sono importanti per la nostra qualità di vita e per la salute. Inoltre, alti livelli di supporto sociale sembrano tamponare o proteggere dall’impatto delle malattie fisiche e mentali.

Con la comunicazione digitale c’è una drastica riduzione dei nostri sensi

Compresa la perdita di odori e suoni, perdiamo una parte del “pacchetto non verbale” che spesso otteniamo nella vita reale. Inoltre, perdiamo la capacità di leggere le espressioni facciali delle emozioni così come lo faremmo in un ambiente dal vivo: i contorni osservabili, i motivi delle rughe e le ombre del viso sono notevolmente ridotti. La quantità di stimoli complessivi è notevolmente ridotta.

Pertanto, anche se il sistema di risposta empatica del corpo (inclusi i neuroni specchio) può essere attivato durante la comunicazione digitale, non può riflettere i pensieri, i sentimenti e le emozioni dell’altra persona come di solito accade nella vita reale.

Di conseguenza, con la comunicazione digitale, perdiamo una connessione emotiva con le persone con cui interagiamo e ci sono diverse conseguenze emotive:

È difficile sviluppare relazioni forti con gli altri

È più difficile mantenere buoni rapporti con gli altri

È più facile peggiorare le relazioni esistenti

Inoltre non bisogna dimenticare l’impatto psicologico e sociale che può avere questo peggioramento delle relazioni umane. Secondo una ricerca recente la crescente epidemia di “decessi per disperazione” sta aumentando a causa della pandemia di Coronavirus, e si stima che cresceranno le morti per abuso di droghe, alcol o suicidio.

Dove stiamo andando?

Avere consapevolezza di questi potenziali effetti collaterali negativi della comunicazione digitale può darci spunti per pensare a modi per contenere e persino contrastare tali effetti. Ad esempio pianifica di avere più interazioni dal vivo con le persone a cui sei vicino per recuperare quella parte di relazione che potrebbe essersi persa a causa del Covid-19.

Sviluppare e mantenere relazioni con gli altri richiede impegno e lavoro. Dedica tempo e dai priorità alle relazioni che sono importanti per te, comprendi l’importanza dei legami emotivi e sociali.

Stiamo attraversando tutti insieme questo momento difficile, ma se conosciamo queste potenziali conseguenze negative della comunicazione digitale e pianifichiamo il futuro, possiamo superare queste sfide.

E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/05/emotional-consequences-of-digital-communication/

La mascherina ostacola l’espressione di ciò che sentiamo

Gli operatori sanitari usano una Comunicazione Non Verbale positiva per mostrare assistenza ai loro pazienti

Linguaggio del Corpo aperto, stretta vicinanza fisica, contatto fisico, testa che annuisce, sorrisi e contatto visivo sono una parte molto importante del lavoro che svolgono dottori e infermieri, tanto che il più grande ente infermieristico del mondo, il Royal College of Nursing del Regno Unito, ha una sezione del suo sito web dedicata all’importanza del Linguaggio del Corpo.

Il Linguaggio del Corpo di un medico o di un’infermiera può stabilire il destino del trattamento di cura dal momento in cui il paziente li vede per la prima volta. La Comunicazione Non Verbale positiva ha dimostrato di ridurre l’ansia del paziente e fornire risultati migliori. E dà al paziente la sicurezza che un medico sia sensibile e comprensivo. Di conseguenza, il paziente è più fiducioso e comunicativo.

I pazienti che ottengono un elevato supporto non verbale dai loro medici mostrano una maggiore tolleranza anche riguardo al dolore. Il distacco e il comportamento di allontanamento dei medici – come l’assenza del sorriso e uno sguardo troppo diretto – hanno l’effetto opposto ed è collegato a risultati peggiori per il paziente.

Un recente studio su 719 pazienti con raffreddore comune ha scoperto che più empatico percepivano il proprio medico, più rapidamente si riprendevano. Ad ogni paziente è stato chiesto di valutare il medico per l’empatia mostrata loro su una scala 1-10. Coloro che hanno ottenuto un punteggio perfetto del medico 10 (circa un terzo dei pazienti) hanno ridotto la gravità dei sintomi, si sono ripresi più rapidamente e avevano anche una funzione immunitaria più elevata, circa il 50% migliore rispetto ad altri.

Le mascherine per il viso limitano significativamente la capacità di un medico di misurare le emozioni di un paziente. Le mascherine possono ostacolare i tentativi degli operatori sanitari di fornire supporto non verbale alle persone a loro affidate.

Non solo, immagina di essere solo in ospedale, malato e impaurito, e le facce dei dottori intorno a te sono quasi irriconoscibili. Questa è la realtà per tante persone nella attuale pandemia di Covid-19.

Qui trovi un approfondimento sul Linguaggio del Corpo ai tempi del Coronavirus e sul perché sia così importante per l’interazione umana.

E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/06/why-face-masks-make-it-so-hard-for-us-to-express-how-we-feel/

La mascherina nasconde il sorriso sociale

Con le mascherine si perde qualità nella comunicazione con gli altri: la comunicazione non verbale veicola gran parte del senso del messaggio.

Tuttavia, nonostante questa perdita, è ancora possibile raccogliere indizi sul viso, che abbiamo trattato in un blog precedente. Ma ci sono espressioni particolari che non si riescono a vedere quando le persone indossano mascherine? La risposta è si.

Ci sono molti diversi tipi di felicità tra cui euforia, eccitazione e divertimento. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che queste emozioni piacevoli sono tutte espresse sul viso allo stesso modo: dal sorriso di Duchenne.

Un sorriso di Duchenne si verifica quando gli angoli delle labbra si alzano e si muove anche il muscolo intorno agli occhi. Spesso si vedono le rughe intorno agli occhi di una persona. Questo sorriso è spesso descritto come uno “scintillio” negli occhi, è un vero indicatore di godimento e poiché i muscoli intorno all’occhio sono attivati, è possibile vedere questa espressione anche quando qualcuno indossa una mascherina.

E gli altri sorrisi? Oltre al sorriso di Duchenne, gli umani mostrano anche quello che si chiama “sorriso sociale”. Questo sorriso comporta il sollevamento degli angoli delle labbra, ma il muscolo intorno all’occhio generalmente non si attiva.

Di seguito puoi vedere esempi di un sorriso sincero (a sinistra) e un sorriso sociale (a destra).

Sfortunatamente, poiché i muscoli intorno agli occhi non sono generalmente attivati, con la mascherina non si è generalmente in grado di vedere questi sorrisi sociali che sono importanti nella socialità di tutti i giorni.

Anche se i sorrisi sociali non sono espressioni emotive, servono a uno scopo importante in tutte le nostre interazioni e comunicazioni quotidiane. I sorrisi sociali hanno diversi scopi, tra cui:

1) Gentilezza, cortesia e saluto

I sorrisi sociali sono elementi incredibilmente importanti che usiamo per oliare le ruote della società e unire le persone. Dato che non si riescono a vedere i sorrisi sociali, manca questo collante sociale e le relazioni possono sembrare più aride. Sebbene lo sforzo di cercare di essere piacevole non sia un segnale emotivo, per la convenienza sociale è un’espressione incredibilmente importante. Il sorriso sociale ha molti significati sociali e culturali che attribuiamo consciamente e inconsciamente.

2) Ci dice qualcosa sulla persona che sorride

Quando una persona ti sorride, ti sta mostrando che è socievole e disponibile in quel momento. Questi sorrisi sociali danno un’idea della personalità e delle intenzioni degli individui.

3) Precisano il significato delle parole e delle emozioni

Se pronunci un commento aspro con un sorriso sul viso, viene percepito in modo diverso rispetto a dire la stessa cosa con un’espressione arrabbiata. I sorrisi sociali aggiungono informazioni alle frasi che diciamo, senza di essi le parole potrebbero essere fraintese.

Appare chiaro che i sorrisi sociali sono importanti per l’interazione quotidiana. Senza la possibilità di vederli, potremmo dover fare alcune azioni in più per compensare. Ecco alcuni suggerimenti utili quando incrociamo qualcuno per strada indossando una mascherina:

– Annuire con la testa

– Salutare con la mano

– Dire “ciao” con una voce piacevole

E voi avete altri suggerimenti da dare?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/06/the-loss-of-the-social-smile-when-wearing-masks/

Riconoscere il sorriso dietro la mascherina

Le persone possono percepire i sorrisi anche quando una maschera nasconde la bocca

Il mondo non sembra così amichevole quando è pieno di persone che indossano maschere. Guardiamo i volti degli sconosciuti per valutare le loro intenzioni, quindi se naso, bocca e mento scompaiono dietro una copertura, molti indizi svaniscono con loro.

Se una persona è amichevole, la riconoscerai? Se sorridi, lo saprà?

La risposta è sì: vale comunque la pena sorridere mentre si indossa una mascherina. Siamo fortunati che molte informazioni vengano visualizzate negli occhi e nelle sopracciglia. Possiamo riconoscere la vera felicità, la vediamo dalle le rughe sul lato degli occhi.

Lo psicologo Paul Ekman, che studia le espressioni facciali, ha descritto un “vero sorriso di piacere” con le rughe accanto agli occhi e e gli zigomi rialzati, gli occhi si restringono e si increspano. Un sorriso genuino (noto anche come il “sorriso di Duchenne”) attiva il muscolo orbicularis oculi intorno all’occhio, un sorriso falso invece no.

Quando un bambino sorride, si vede anche quando la sua bocca è coperta da un ciuccio, è tutto negli occhi. Le persone possono anche “sentire” quando qualcuno sorride perché cambia la forma della bocca, facendo diventare la voce più acuta.

Le persone dovrebbero “sorridere al 100%” quando indossano una copertura per il viso, oltre a stabilire un contatto visivo per mostrare che non sono una minaccia. Indossare una maschera può intimidire gli altri, mascherine di stoffa con disegni divertenti possono aiutare a sembrare più amichevoli.

“Solo il potere del contatto visivo cambierà tutto in questo nuovo mondo folle”

Ecco altri suggerimenti per migliorare l’interazione sociale indossando una mascherina:

Togliti gli occhiali da sole:

Indossare una maschera insieme a occhiali da sole mentre si parla con qualcuno è un bel problema: si ostacola l’interazione col mondo esterno. Quando non riusciamo a vedere gli occhi, non possiamo interpretare le emozioni, e se non possiamo interpretare le emozioni, restiamo incerti e questa incertezza ci porta a non fidarci degli altri e a sentirci a disagio.

Tieni aperte le tue tre “zone di potenza”:

Sono la gola, l’ombelico e la zona inguinale. Chiuderle incrociando le braccia o mettendo una mano davanti alla gola ostacola la relazione. Tenerle aperte aumenta la tua disponibilità e la tua simpatia.

Attenzione all’inclinazione della testa:

Inclinare la testa di lato mentre si parla o si ascolta è visto come un segnale di disponibilità; tenerla dritto sulle spalle invece risulta meno amichevole e può significare “esigo attenzione”.

Guarda negli occhi:

Degli occhi rilassati significano che una persona si sente a proprio agio. Quando iniziano a restringersi, può indicare stress o disagio. Le pupille si dilatano quando ci sentiamo a nostro agio, invece si restringono quando le persone vedono qualcosa che non gli piace.

Osserva le sopracciglia:

Si vede la tristezza quando le sopracciglia interne di una persona vengono tirate insieme verso l’alto, uno dei muscoli più difficili da manipolare. Le sopracciglia scendono con la rabbia e salgono con la sorpresa.

In conclusione, il nostro viso è ricco di segnali quando si tratta di mostrare emozioni, anche quando gran parte di esso è coperta. Continuate a sorridere dietro la maschera!

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Tratto da https://www.today.com/health/smile-behind-face-mask-can-be-recognized-others-body-language-t183257

Come leggere le espressioni facciali con la mascherina

Come possiamo identificare le espressioni del viso e l’inganno quando le persone indossano mascherine?

È vero che quando le persone indossano delle mascherine, la quantità di segnali visivi che abbiamo (la superficie osservabile del viso) è notevolmente ridotta.

Ma non tutte le maschere sono uguali. Alcune coprono l’intera area della bocca e delle labbra mentre altri hanno una gamma più piccola. Quindi c’è una certa variabilità.

Indipendentemente dal tipo di mascherina, quello che puoi sempre vedere è l’area sopra il naso. Alcune persone possono avere le loro maschere proprio sopra il naso, altre le poggiano sulla punta del naso, ma è possibile quasi sempre vedere sopra il naso.

Quelli di voi che sono allenati a leggere le espressioni facciali delle emozioni, sanno che ci sono molte cose che accadono nella metà superiore del viso. Chiaramente non puoi vedere la zona della bocca, ma puoi ancora raccogliere indizi nella parte superiore del viso.

Quali espressioni facciali si possono vedere?

– Le rughe del disgusto sono visibili tra gli occhi nella parte superiore del naso.

– È visibile il sollevamento delle palpebre superiori nella paura o nella sorpresa (soprattutto nella paura)

– Puoi vedere i movimenti delle sopracciglia alzate e degli occhi spalancati tipici della sorpresa

– Puoi anche vedere gli angoli interni delle sopracciglia che salgono nella tristezza o angoscia

Quindi, anche se non siamo in grado di vedere l’intero viso, ci sono segnali che possiamo analizzare. Ovviamente, dobbiamo essere concentrati nell’osservare questi segnali o rischiamo di non riconoscerli, specie se vengono effettuati in modo veloce.

Se la mascherina è un po’ più stretta sul viso, anche se non riesci a vedere esattamente cosa sta succedendo ai lati della bocca puoi ancora vedere alcuni cambiamenti di aspetto accanto alle labbra. Quindi puoi ancora capire se la persona mostra un sorriso o se mostra disprezzo. Anche questi sono segnali importanti che possiamo ottenere.

Quindi anche se qualcuno indossa una mascherina, è possibile raccogliere diversi segnali di emozione sul viso.

E’ notizia di questi giorni dell’invenzione di una mascherina chirurgica con la parte della bocca creata con materiale trasparente per permettere di osservare i segnali di emozioni sulla bocca. Un segnale della riscoperta dell’importanza di un sorriso in questo periodo difficile? E voi che ne pensate?

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Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-to-read-facial-expressions-of-emotion-when-people-are-wearing-masks/

L’abbraccio all’Italia contro il Coronavirus

L’abbraccio dell’infermiera che culla l’Italia è uno dei simboli della guerra al Coronavirus nel nostro paese. Nel Linguaggio del Corpo l’abbraccio è un gesto di supporto molto potente.

Questa immagine, che sta facendo il giro del web, è diventata icona di civiltà, impegno e sostegno in un momento difficile per l’Italia e il mondo intero, con medici e operatori sanitari chiamati in prima linea a gestire un’emergenza sanitaria mai vissuta prima.

Nella nostra nazione, e non solo, sono in atto misure stringenti che limitano gli spostamenti delle persone e che invitano a rimanere a casa per contenere la pandemia del Coronavirus. Si vive ogni giorno con il triste bollettino dei morti, con la preoccupazione per la salute di tutti e per gli ingenti danni all’economia nazionale e globale.

Cosa rappresenta l’abbraccio nella Comunicazione Non Verbale?

L’abbraccio è una forma di contatto tipica degli esseri umani e tra molte specie animali, è un gesto manipolatorio con cui il nostro corpo entra in contatto con un’altra persona, questo tipo di gesti sono comunemente usati per alleviare l’ansia e cercare supporto. Sin da bambino l’essere umano impara il potere affettivo ed empatico dell’abbraccio.

Gli abbracci si effettuano con un movimento circolare, i gesti compiuti in modo circolare comunicano collaborazione, disponibilità all’ascolto e all’incontro.

Con l’abbraccio c’è una “distanza zero” nella prossemica, nello spazio tra i corpi: un contatto totale con l’altro a livello corporeo e, soprattutto, psicologico. L’abbraccio è potente poiché implica il contatto di buona parte della nostra superficie corporea con l’altro: braccia, gran parte del busto e una parte del viso.

Abbracci e Ossitocina: ormone di amore e benessere

L’effetto dell’abbraccio sul benessere fisico e psicologico è enorme, stimola ossitocina, rafforza il sistema immunitario,abbassa la pressione del sangue, ha un effetto antidolorifico, riduce tristezza e stress più di una carezza o di un bacio. A volte basta abbracciare qualcuno per placare ansia o stati depressivi.

L’ossitocina, il cosiddetto ormone dell’amore e del benessere, contribuisce anche alla produzione di serotonina e dopamina; tutto ciò ha diversi effetti positivi:fisici, psicologici, emotivi esociali.

Quando il nostro organismo produce ossitocina, l’amigdala innesca delle reazioni che si concretizzano in un atteggiamento più positivo verso la vita e in un comportamento più tranquillo e generoso.

In questi giorni di isolamento forzato in cui la nostra socialità esiste quasi solamente via telefono e su internet, riscoprire il potere di un abbraccio con le persone vicine – sia esso fisico o virtuale – può essere un’arma in più per darci reciproco supporto in questa guerra contro il Coronavirus.

In un articolo precedente ho scritto della paura del virus e dell’aumento della distanza personale nei primi giorni del contagio globale, ora questa distanza è aumentata al punto da farci coscienziosamente stare a casa e rimanere vicino alla persone con cui conviviamo.

L’abbraccio fonde due persone in una cosa sola, le sintonizza in modo armonico. L’abbraccio produce una forte risposta emotiva; in un mondo in cui il contatto fisico è ridotto al minimo, stiamo perdendo l’abitudine a toccare ed essere toccati.

Forse è arrivato il momento di riscoprire il vero potere dell’abbraccio in questi giorni difficili.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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Coronavirus e Linguaggio del Corpo della paura

Il noto Coronavirus (COVID-19) è un virus molto contagioso partito dalla Cina che si è diffuso a livello globale, cambiando le abitudini di vita di moltissime persone

L’impatto del virus ha avuto diversi effetti negativi – oltre alle morti dei soggetti più a rischio – sull’economia e sulla popolazione: confusione e paura, spostamenti di persone e merci limitati, contatti fisici da evitare, manifestazioni e aggregazioni pubbliche sospese in luoghi di divertimento, di lavoro, di formazione e di culto. Inoltre, nel tentativo di limitare i possibili focolai del contagio del virus, la quarantena rende le cose ancora più difficili nelle zone più colpite dal Coronavirus.

L’ondata di caos e paura sembra essere diventata uno tsunami a livello mondiale, come riconoscere la paura di chi ci è vicino leggendo il Linguaggio del Corpo? Diamo questi e altri utili consigli sulla Comunicazione Non Verbale che possono risultare utili in questo periodo di confusione dovuto al virus.

Nella Comunicazione Non Verbale i segnali della paura nell’espressione del viso sono i seguenti: sopracciglia sollevate e ravvicinate, rughe centrali sulla fronte, palpebra superiore sollevata con quella inferiore contratta e sollevata, bocca aperta e labbra tese o stirate all’indietro.

Inoltre la paura può manifestarsi con l’immobilizzazione del corpo, la cosiddetta tanatosi.

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: rigidità del collo e degli arti, tendenza a spostare la testa o il corpo all’indietro, sguardo evitato o fisso sull’altro per controllarlo. Inoltre in caso di forte tensione è possibile che una persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Insieme alla paura del Coronavirus, è possibile vedere anche espressioni legate all’emozione del disgusto. Il disgusto si manifesta con la chiusura degli organi di senso (occhi, bocca, naso) con le labbra sollevate col labbro inferiore premuto contro quello superiore, il naso arricciato, le guance sollevate, le sopracciglia abbassate con le palpebre che si stringono fino a chiudere gli occhi.

Altri segnali legati alla paura possono essere i segnali di barriera: capita di proteggere il proprio corpo con degli oggetti (es. giornali, borse) – oltre alla classica mascherina usata in questi giorni – oppure esistono dei gesti di barriera che proteggono il corpo come uno scudo come le braccia e le gambe incrociate.

Inoltre le indicazioni per limitare il contagio del Coronavirus prevedono di evitare il più possibile il contatto fisico e di rimanere a distanza di sicurezza, quindi sarà normale osservare un aumento della distanza prossemica tra le persone, passando dalla sfera personale (1 mt) a quella sociale (1-3 mt) anche nella relazione con amici e familiari.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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Come superare la paura di parlare in pubblico – Psychology Today

Paura del palcoscenico: sei pronto per una standing ovation?

La paura di parlare in pubblico è molto comune, con quasi 1 persona su 4 che dichiara di essere ansiosa quando presenta idee e informazioni di fronte a un pubblico. Essere un buon oratore pubblico è un’abilità essenziale che può aiutarti ad avanzare nella tua carriera, far crescere la tua attività e formare relazioni forti.

I ricercatori hanno identificato molte ragioni per cui abbiamo paura di parlare in pubblico. Sembra che il modo in cui ci sentiamo, pensiamo e agiamo rispetto al public speaking possa aumentare o diminuire la quantità di paura che sperimentiamo in modo significativo.

Mentre la paura ti insegna a proteggerti in situazioni rischiose, lasciare che la paura si frapponga tra te e il tuo pubblico potrebbe impedirti di condividere idee ispiratrici, parlare di lavori importanti e presentare soluzioni interessanti ai problemi che hanno molte persone. In breve, è una perdita per tutti.

Cosa possiamo fare al riguardo?

I fattori che causano la paura di parlare in pubblico sono anche i fattori che i ricercatori hanno preso in analisi per aiutare le persone a superarla. Esistono diversi metodi per vincere la paura del public speaking. Alcuni affrontano l’aspetto fisiologico della paura, altri si concentrano sugli aspetti cognitivi e alcuni si concentrano sulle componenti comportamentali che contribuiscono a livelli più elevati di paura e ansia nel parlare in pubblico. Sulla base di tale ricerca, ecco da dove iniziare:

1 – Impara come mettere il tuo corpo in uno stato di calma

Una varietà di tecniche di rilassamento può ridurre la maggiore attività fisiologica che il corpo produce automaticamente quando si confronta con un evento o una situazione che provoca paura. Nel caso del public speaking, lo stimolo che provoca la paura può variare dall’evento vero e proprio al semplice pensiero di dover parlare in pubblico. Imparare a rilassarsi mentre si pensa, si prepara o si fa una presentazione orale riduce l’esperienza della paura e le impedisce di interferire con le prestazioni. Le tecniche di rilassamento comportano l’apprendimento del controllo della respirazione, la riduzione della frequenza cardiaca e la tensione muscolare.

Queste tecniche funzionano meglio se abbinate all’esposizione graduale al parlare in pubblico. Ad esempio, inizia ad applicare queste tecniche prima, quando accetti di parlare, poi mentre prepari il tuo discorso e infine quando lo presenti. Potresti anche aumentare gradualmente la grandezza degli eventi mentre impari a gestire l’ansia attraverso il rilassamento, iniziando con un pubblico molto piccolo e aumentando di numero a poco a poco. Potresti anche iniziare con discorsi che sono più facili da preparare o meno spaventosi da tenere per padroneggiare le tecniche di rilassamento, e quindi continuare a usarli mentre entri in situazioni di conversazione in cui la posta in gioco è sempre più alta. Il rilassamento è una tecnica efficace, con risultati rapidi, ma non necessariamente di lunga durata.

2 – Sfida le tue convinzioni sul parlare in pubblico

Un altro modo per vincere la paura di parlare in pubblico è sfidare le tue convinzioni sulla tua capacità di preparare e pronunciare un discorso efficace e di grande impatto. Gli approcci di riformulazione cognitiva prendono di mira le tue autoaffermazioni negative (“non sono un buon oratore”, “il pubblico mi trova noioso”) o qualsiasi convinzione irrazionale riguardo al public speaking (le persone possono vedere quanto sono ansioso sul palco). Irrazionale, in questo caso, significa che le tue convinzioni non sono supportate dai fatti o dalla tua esperienza.

La riformulazione cognitiva ti aiuta a contestare le affermazioni e le credenze negative e a sostituirle con affermazioni favorevoli, di supporto e proattive. È importante notare che queste tecniche non intendono semplicemente sostituire il pensiero negativo con dichiarazioni insignificanti. Ti sfidano a pensare in modo più pragmatico e intenzionale. In sostanza, stai imparando a vedere il parlare in pubblico come un evento non minaccioso che puoi imparare a gestire e a considerarti un oratore fiducioso.

3 – Sposta l’attenzione dalle prestazioni alla comunicazione

Un diverso approccio cognitivo include lo spostamento della prospettiva dall’essere valutato a essere valido. Allenati a vedere il public speaking come una situazione in cui stai comunicando con le persone qualcosa da cui pensi che trarranno beneficio, invece di pensarlo come una situazione in cui sarai messo alla prova e giudicato. Questo cambiamento di prospettiva ti solleva dalla preoccupazione di come sarai percepito e ti concentra su come trasmettere al meglio il tuo messaggio.

4 – Preparati, preparati, preparati

L’apparizione di fronte a un pubblico è solo il culmine di un accurato processo di preparazione e di prova della tua presentazione. Più sei preparato, meno ti preoccuperai di sembrare nervoso, dimenticare le tue battute o perdere il filo del pensiero. Pensa alla quantità di lavoro svolto dagli attori per recitare interi copioni davanti al pubblico. Approcciarsi al public speaking nello stesso modo in cui gli attori si avvicinano alla recitazione ti aiuterà a spostare la tua attenzione dalla preoccupazione alla preparazione e, più sarai preparato, più sarai concentrato sul tuo messaggio e meno sarai distratto dalla tua paura.

In questo discorso di TEDx, Amy e Michael Port (autore di Steal the Show) incoraggiano le persone a vedersi come interpreti e applicano tecniche simili a quelle che gli attori usano “per creare una realtà di loro scelta” in situazioni di alto livello che implicano la condivisione di idee e informazioni con altre persone. Tale approccio ti consente di raggiungere il tuo obiettivo e allo stesso tempo mantenere la tua autenticità. Ricorda, essere impreparati è sempre più snervante che essere preparati.

5 – Cerca maggiori opportunità di parlare

Sia che tu stia lavorando sulle risposte del tuo corpo alla paura, la tua visione di te stesso come oratore o il tuo approccio generale al parlare in pubblico, più esperienza ottieni, più sicurezza otterrai. Trovare e creare opportunità di parlare ti dà la possibilità di mettere in pratica ciò che hai imparato e migliorarlo. Inoltre, ti aiuta a imparare come usare le tue esperienze per continuare a migliorare le tue capacità di presentazione. In sostanza, impari da ciò che non ha funzionato bene, invece di punirti per questo. E più spesso parli, più ti rendi conto che ciò che rende un buon oratore è una combinazione della nobile intenzione di informare o ispirare un pubblico, una mentalità positiva e un sacco di lavoro di preparazione.

6 – Chiedi aiuto

Mentre puoi fare molto per superare la paura di parlare in pubblico da solo, ci sono molte opzioni disponibili per un piccolo aiuto in più. Ottenere aiuto può, in molti casi, essere un modo più efficace per ottenere risultati che farlo da soli. Sono disponibili numerosi interventi testati per aiutare a superare la paura di parlare in pubblico e molti professionisti specializzati che li attuano. Oltre a chiedere aiuto ai professionisti, ci sono gruppi organizzati dai consumatori, come Toastmasters, che offrono anche opportunità per sviluppare le tue abilità in un ambiente non minaccioso e non impegnativo. Molte persone si uniscono a questi gruppi specificamente per superare la paura del public speaking.

L’idea di fondo è che se qualcosa ti spaventa, lo eviterai, e se lo eviti, non otterrai abbastanza pratica e quando non hai abbastanza pratica, non migliorerai, e se non stai migliorando, continuerai ad averne paura. Questo ciclo di paura può continuare all’infinito. Ma non è necessario. Con il numero di opzioni disponibili, spetta a te decidere quando e come interrompere questo ciclo di paura di parlare in pubblico.

Theo Tsaousides Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/smashing-the-brainblocks/201711/how-conquer-the-fear-public-speaking

Parlare in pubblico: come sentirsi meno nervosi – Humintell

Parlare in pubblico può essere terrificante, soprattutto se non lo fai spesso.

Se ti sei senti senza fiato, con le mani sudate e la nausea al pensiero di parlare di fronte agli altri, non sei solo. Secondo il National Institute of Mental Health, oltre 15 milioni di americani soffrono di ansia sociale, che colpisce ugualmente uomini e donne e tende a iniziare all’età di 13 anni. La paura di parlare in pubblico rientra nella categoria dell’“apprensione della comunicazione”, che è la paura o ansia vissuta da una persona a causa della comunicazione reale o percepita con un’altra persona.

Per gli studenti giovani e adulti del centro no profit con sede a El Cerrito, The Practice Space, vale la pena affrontare la paura perché è essenziale per l’auto-espressione, essere ascoltati e sentirsi rappresentati, specialmente per le voci storicamente sottorappresentate. (Guarda gli studenti esprimere le loro paure nel video qui sotto).

Come evidenziato dal professore di studi sulla comunicazione dello Stato della Louisiana, Graham Bodie, nella sua rassegna di studi sulla paura di parlare in pubblico, le nostre paure possono essere divise in due categorie. A volte, la paura di parlare in pubblico fa parte di un tratto generale, una tendenza a provare ansia legata a qualsiasi tipo di comunicazione. Altre volte, dipende dalla situazione, dove la nostra ansia si manifesta solo in situazioni e tempi specifici. In termini di situazioni che aumentano la nostra ansia, ciò dipende se siamo valutati, se esiste una differenza sostanziale nello status o nel potere, se le idee che stiamo comunicando sono nuove per noi e se stiamo parlando davanti a un nuovo pubblico.

Confortati dal fatto che non sei solo. Aiutati a praticare e costruire la consapevolezza di te stesso in quelle situazioni che ti rendono più nervoso, in modo che tu possa sperare di anticipare questi sentimenti in futuro e fare del tuo meglio per prepararti. Per gli studenti di The Practice Space, ciò comporta molta riflessione, analisi delle esperienze passate e, come uno studente afferma, “Ho scelto di elevarmi al di sopra delle mie paure, piuttosto che lasciarmi inibire” (per ulteriori storie sulle paure degli studenti, ascolta il nostro podcast).

“Ho scelto di elevarmi al di sopra delle mie paure, piuttosto che lasciarmi inibire”

Tuto questo è più facile a dirsi che a farsi, prova a praticare alcuni suggerimenti a casa per vedere cosa funziona per te:

– Paura della valutazione o del giudizio: se temi il giudizio degli altri, aiuta a fare ricerche sul tuo pubblico e su quali contenuti potrebbero trovare più pertinenti e comprensibili. Anticipa dove il pubblico potrebbe rimanere bloccato o frustrato e inserisci quel contenuto nei tuoi discorsi. Alla fine, però, è sempre meglio parlare di ciò che più ti appassiona! Non scrivere i tuoi contenuti, ma piuttosto delinea il flusso di idee in modo che tu possa concentrarti sul quadro generale di ciò che è interessante nei tuoi contenuti. Una volta che sali sul palco, prova a trovare i “nodders” (trad. “persone che annuiscono”), o le persone che sembrano ansiose di ascoltare le tue idee – ce n’è sempre almeno una!

– Incertezza: se ciò che ti spaventa è sentirti a disagio in una situazione, con alcuni contenuti o un certo pubblico, assicurati di farti domande in anticipo. Se puoi, cerca di raccogliere informazioni su come il tuo discorso si può adattare a tutto quanto, quante persone parteciperanno, com’è la situazione dei posti a sedere e del suono e dove ci si aspetta che tu parli. Crea una routine di riscaldamento che puoi fare sempre in modo da provare un certo senso di controllo. Parla con le persone intorno a te e abituati a chiacchierare con loro creando una connessione personale prima di dover parlare.

– Differenza di potere: quando dobbiamo parlare per un pubblico che troviamo intimidatorio, dobbiamo sempre ricordare a noi stessi che le persone sono solo persone. Riduci la pressione e sii gentile con te stesso: non devi sapere tutto. Puoi fare domande per imparare e hai esperienza da offrire. In effetti, i bravi comunicatori sono sinceramente curiosi verso le altre persone!

– Pensieri personali negativi: siamo i nostri peggiori nemici. Invece di preoccuparti e sentirti nervoso, pensa a ciò di cui sei orgoglioso e di cui sei entusiasta di parlare. Fatti forza e animati! Metti le cose in prospettiva – in realtà, il discorso di solito termina in meno di un’ora o anche pochi minuti. Va bene anche fare una pausa nel mezzo del tuo discorso e i silenzi sono in realtà una buona cosa, soprattutto per ridurre il rischio di sbagliare e anche per lasciare che il pubblico elabori il tuo messaggio. In termini di fisiologia generale, torna alle basi: respirazione, sonno, cibo e acqua. È difficile superare le paure quando il tuo corpo è provato! Molti dei nostri studenti cantano, ascoltano musica, meditano, ridono e portano persino “armi segrete” sul palco (come un portafortuna, un vestito preferito o scarpe speciali per farli sentire segretamente potenti).

Affrontare le proprie paure inizia con la creazione di piccole esperienze pratiche per se stessi dove si può trovare il successo iniziale. Stabilire obiettivi piccoli e gestibili è la chiave per iniziare a costruire quella consapevolezza di sé, di ciò di cui si ha bisogno e di quali routine si può iniziare a interiorizzare. Anche quando la paura sembra travolgente, può diventare tutto più facile.

AnnMarie Baines – Direttore esecutivo di “The Practice Space”

Public Speaking: perché ci spaventa? – Psychology Today

Comprendere le radici di questa paura comune può aiutarci a combatterla più velocemente.

Comunicare chiaramente le tue idee e presentarle apertamente in pubblico è una componente essenziale del successo in diversi settori della vita. Essere un buon oratore in pubblico può aiutarti ad avanzare nella tua carriera, far crescere la tua attività e formare forti collaborazioni. Può aiutarti a promuovere idee e spingere le persone ad agire su questioni che riguardano direttamente loro e la società in generale. Fare bene una di queste cose richiede una buona dose di abilità nello stare fronte a un pubblico e presentar loro un’idea o un’opera a cui si è lavorato. E a volte l’unica cosa che si frappone tra te e il tuo pubblico è la paura.

La glossofobia – un nome davvero simpatico e geniale per la paura di parlare in pubblico – appare quando ti esibisci o ti aspetti di eseguire una presentazione orale o un discorso di fronte ad altre persone. La paura del Public Speaking è spesso ma erroneamente citata come la più grande paura delle persone. La paura di parlare in pubblico spesso non è la più grande paura delle persone; ci sono molte altre cose di cui le persone hanno davvero paura. Tuttavia, la paura di parlare in pubblico è molto comune; circa il 25 percento delle persone riferisce di averla vissuto.

Mentre alcune persone sperimentano una forma debilitante di glossofobia, anche una forma lieve può avere effetti devastanti. La paura di parlare in pubblico può impedirti di correre rischi per condividere le tue idee, parlare del tuo lavoro e presentare le tue soluzioni ai problemi che colpiscono molte persone e, di conseguenza, può influire su quanto cresci personalmente e professionalmente e su quanto impatto puoi avere. Allo stesso tempo, qualsiasi esperienza negativa di Public Speaking renderà meno probabile che tu parlerai in pubblico in futuro – la paura ti insegna a proteggerti da situazioni rischiose.

Perché abbiamo paura di parlare in pubblico?

La paura di parlare in pubblico non è tanto legata alla qualità di un discorso quanto a come l’oratore sente, pensa o agisce di fronte al parlare in pubblico. Ci sono molte ragioni per cui le persone hanno paura quando devono parlare in pubblico. Le teorie che esplorano la paura di parlare in pubblico hanno identificato quattro fattori che contribuiscono:

1 – Fisiologia

La paura e l’ansia comportano l’eccitazione del sistema nervoso autonomo in risposta a uno stimolo potenzialmente minaccioso. Di fronte a una minaccia, i nostri corpi si preparano alla battaglia. Questa forte eccitazione conduce all’esperienza emotiva della paura e interferisce con la nostra capacità di esibirci comodamente di fronte al pubblico. Alla fine, potrebbe impedisce alle persone di perseguire altre opportunità di parlare in pubblico.

Alcuni ricercatori suggeriscono che ci siano persone che generalmente avvertono una maggiore ansia in diverse situazioni e sono quindi più inclini a sentirsi ansiose di parlare anche in pubblico. Le persone che sono predisposte a sentirsi ansiose trovano più difficile padroneggiare la loro ansia e conquistare la paura del Public Speaking e sceglieranno di evitarlo. Per le altre persone, l’ansia è limitata alle situazioni di parlare in pubblico, ma i segni fisiologici della paura che provano mentre anticipano, si preparano e si esibiscono in pubblico sono simili. Inoltre, alcune persone sperimentano ciò che i ricercatori chiamano sensibilità all’ansia o paura della paura.

La sensibilità all’ansia significa che oltre ad essere preoccupati per il parlare in pubblico, le persone sono preoccupate per la loro ansia per il parlare in pubblico e per come la loro ansia influenzerà la loro capacità di esibirsi in situazioni di comunicazione difficili. Quindi, oltre a preoccuparsi se raggiungeranno i loro obiettivi con il loro linguaggio, le persone con un’elevata sensibilità all’ansia si preoccupano anche di essere incredibilmente ansiose di fronte al loro pubblico e si presenteranno come oratori traballanti.

2 – Pensieri

Un altro fattore riguarda le convinzioni delle persone sul parlare in pubblico e su se stesse come oratori. La paura sorge spesso quando le persone sopravvalutano la posta in gioco di comunicare le proprie idee di fronte agli altri, vedendo il Public Speaking come una potenziale minaccia alla loro credibilità, immagine e possibilità di raggiungere un pubblico. La visione negativa di se stessi come oratore (non sono bravo a parlare di fronte alla folla, non sono un buon oratore pubblico, sono noioso, ecc.) può anche aumentare l’ansia e la paura di parlare in pubblico. Alcune teorie fanno una distinzione tra orientamento alla performance e orientamento alla comunicazione. L’orientamento alla performance significa che vedi il parlare in pubblico come qualcosa che richiede abilità speciali e vedi il ruolo del pubblico come giudici che stanno valutando quanto sei bravo come relatore.

Al contrario, l’orientamento alla comunicazione significa che l’obiettivo principale è esprimere le tue idee, presentare informazioni o raccontare la tua storia. Per le persone con questo orientamento, l’obiettivo è quello di fare breccia nel loro pubblico allo stesso modo in cui entrano in contatto con le persone durante le conversazioni quotidiane. Pensa al contrario: se vedi qualsiasi conversazione che hai in presenza di un’altra persona come una forma di parlare “pubblico”, hai abbastanza prove che puoi esprimerti chiaramente e comunicare in modo efficace. Adotteresti quindi lo stesso approccio nel Public Speaking in cui l’attenzione è semplicemente sulla condivisione di idee e informazioni. Tuttavia, quando l’attenzione si sposta dall’essere ascoltato e compreso alla valutazione, l’ansia tende ad essere più alta.

3 – Situazioni

Mentre ci sono persone che per natura tendono ad essere più ansiose, o persone che non pensano di essere brave nel Public Speaking, ci sono alcune situazioni che possono rendere la maggior parte di noi più ansiosi quando si presentano di fronte a un pubblico.

– Mancanza di esperienza. Come per qualsiasi altra cosa, l’esperienza crea fiducia. Quando non hai molte ore di palco alle spalle, è più probabile che tu abbia paura di parlare in pubblico.

– Grado di valutazione. Quando esiste una componente di valutazione reale o immaginata nella situazione, la paura è più forte. Se stai parlando di fronte a un gruppo di persone che hanno i moduli di valutazione pronti da compilare, potresti sentirti più ansioso.

– Differenza di status. Se stai per parlare di fronte a persone di livello superiore (ad es. persone sul posto di lavoro in posizioni più elevate, o gruppi di professionisti affermati nel tuo lavoro), potresti sentire una dose più alta di paura che formicola attraverso il tuo corpo.

– Nuove idee. Se condividi idee che non hai ancora condiviso in pubblico, potresti preoccuparti di più su come le persone le riceveranno. Quando la tua apparizione pubblica comporta la presentazione di qualcosa di nuovo, potresti sentirti più a disagio nel dichiarare la tua posizione, nel ricevere domande dal pubblico o nel gestire quei membri del pubblico che cercano di dissentire.

– Nuovo pubblico. Potresti già avere esperienza di Public Speaking e nel presentare di fronte a un pubblico familiare. Ad esempio, potresti essere abituato a parlare con professionisti nella tua area di competenza. La paura può sorgere, tuttavia, quando il pubblico di destinazione cambia. Se ti trovi di fronte a un pubblico molto diverso dalle persone con cui di solito parli, la tua sicurezza potrebbe essere un po’ traballante.

4 – Competenze

Infine, un altro fattore che contribuisce alla paura di parlare in pubblico è quanto sei abile in questo aspetto. Mentre molte persone si considerano naturalmente buoni oratori, c’è sempre spazio per la crescita. Le persone che lavorano sulle loro capacità, invece di fare affidamento su talenti naturali, sono gli oratori che spiccano di più. Esistono molti approcci diversi per migliorare questa serie di abilità e aumentare la competenza nel Public Speaking. Una maggiore competenza porta ad una maggiore fiducia, che è un efficace antidoto alla paura. Tuttavia, la fiducia da sola non si traduce in un efficace parlare in pubblico.

I numerosi vantaggi della condivisione di informazioni e idee in pubblico superano sicuramente la necessità di proteggerci dall’orrore di dover parlare di fronte agli altri. La prossima domanda logica è: come possiamo vincere questa paura? Fortunatamente, ci sono molti approcci che funzionano bene, sia in termini di costruzione di competenze che di aumento della fiducia. Leggi di più su come superare la paura di parlare in pubblico.

Theo Tsaousides Ph.D.

https://www.psychologytoday.com/us/blog/smashing-the-brainblocks/201711/why-are-we-scared-public-speaking

I lavori in cui i bugiardi hanno successo

È un grattacapo: in alcuni posti di lavoro, essere meno affidabili significa che le altre persone si fideranno di te per essere più bravo in quel lavoro.

Ho una confessione: mento. Un sacco. Mento per fermare o iniziare conversazioni, per risparmiare i sentimenti altrui, o il mio, e per semplificare la vita sociale o professionale in un milione di modi.

In una certa misura, sappiamo che le persone con cui lavoriamo ci mentono. Non possono sempre avere una buona giornata, essere entusiasti del lavoro o essere completamente felici per un collega che è stato promosso al posto di loro.

Ma che dire quando l’inganno non riguarda solo l’umore, ma è inserito nel contenuto di un lavoro? Una nuova ricerca suggerisce che una delle ragioni per cui persiste in certe professioni è la convinzione che le persone con atteggiamenti flessibili nei confronti della verità siano effettivamente migliori in questi posti di lavoro.

Atteggiamenti verso i bugiardi sul posto di lavoro

In generale, l’inganno sul posto di lavoro è visto negativamente – se qualcuno deve ricorrere alla menzogna, probabilmente non deve essere molto bravo nel suo lavoro. E l’inganno può essere tossico per una cultura di fiducia e lavoro di squadra. Ma secondo recenti ricerche degli accademici statunitensi Brian C. Gunia ed Emma E. Levine, c’è un’eccezione per i lavori che sono percepiti ad alto contenuto nell’orientamento alla vendita piuttosto che nell’orientamento al cliente.

Un sondaggio ha rilevato che le persone credono che colore che mentono di più sarebbero migliori nei posti di lavoro (Foto: Alamy Stock Photo)

Nello studio di marketing, l’orientamento al cliente consiste nel soddisfare le esigenze di un cliente, mentre l’orientamento alla vendita si riferisce al raggiungimento degli obiettivi propri del venditore. Alcune professioni, come le vendite e gli investimenti bancari, sono stereotipate per quanto riguarda l’orientamento alla vendita (sebbene in pratica, naturalmente, i venditori possono essere profondamente premurosi e gli operatori di assistenza possono essere egoisti).

I ricercatori Gunia e Levine hanno chiesto ai loro partecipanti allo studio – che hanno incluso oltre 500 studenti di business e sondaggisti sul sito di Amazon per il crowdsourcing di Mechanical Turk negli Stati Uniti – di classificare determinati posti di lavoro in termini di orientamento alla vendita percepito e di valutare gli individui in termini di competenza percepita . Ai partecipanti sono stati dati scenari come il seguente: quando si registrano le spese, “Julie” afferma che una corsa in taxi costa più di quanto effettivamente vale; “James” finge di godersi la vela per andare avanti con un capo appassionato di vela.

In definitiva, gli intervistati credevano che le persone che avevano mostrato l’inganno avrebbero avuto maggiore successo nei lavori di orientamento alla vendita e che li avrebbero assunti per quel compito. Ad esempio, l’84% dei partecipanti ha scelto di assumere bugiardi per un compito ad alto orientamento di vendita, mentre il 75% ha scelto di assumere persone oneste per un compito a basso orientamento di vendita .

I risultati sono interessanti ma non definitivi. (Per prima cosa, i partecipanti alla ricerca sono stati pagati molto poco, mercati di indagine come Mechanical Turk sono controversi per pagare tariffe basse e sono accusati di sfruttamento).

Non è nemmeno sicuro di come le convinzioni degli intervistati rispondano alle azioni dei responsabili delle assunzioni. Ci sono prove contrastanti sul fatto che l’orientamento al cliente o l’orientamento alla vendita sia più efficace nella pratica, sebbene l’orientamento al cliente sembri avere un vantaggio in termini di vendite finali.

Pensaci: vorresti davvero che un’assistente di volo ti dicesse che dovresti preoccuparti delle turbolenze? (Foto: Alamy Stock Photo)

Nel recente studio sul legame tra inganno percepito e competenza percepita, “abbiamo reclutato intenzionalmente studenti in modo che potessimo essere certi che gli stereotipi che esaminiamo siano effettivamente posseduti da futuri professionisti”, spiega Levine, della University of Chicago Booth School of Business. Gli studenti che aspirano a lavori manageriali “possono effettivamente credere che l’inganno segnali competenza in queste occupazioni e quindi applicare queste credenze in future pratiche di assunzione”.

C’è un lato positivo nel mentire al lavoro?

Mentire è naturale, in una certa misura. “La natura è inondata di inganni”, scrive il filosofo David Livingstone Smith nel suo libro Why We Lie: The Evolutionary Roots of Deception and the Unconscious Mind. I virus ingannano il sistema immunitario dei loro ospiti, mentre i camaleonti usano il mimetismo per ingannare i predatori. E gli umani non fanno eccezione, anche sul posto di lavoro. I gestori che assumono riconoscono che quasi tutti i candidati di lavoro esagerino le loro qualifiche, ad esempio.

L’inganno è assolutamente necessario in certi lavori (gli investigatori sotto copertura possono attestarlo). E la diplomazia è sinonimo di mentire, per alcune persone. L’inganno può anche essere strategico in un’azienda, ad esempio quando un call center ordina ai dipendenti di fingere di trovarsi in un altro paese a causa dei pregiudizi dei clienti.

Più in generale, la definizione di inganno sul posto di lavoro può essere confusa. I ruoli del servizio clienti, e in particolare i tipi di lavoro emotivo frequentemente svolti dalle donne, in genere richiedono ai lavoratori di mascherare i loro sentimenti. Vuoi davvero che un assistente di volo, un barista o uno psichiatra ti dica che dovresti essere preoccupato dalla turbolenza, che ti disprezzano o che si sentono apatici nel trattarti?

Alcuni lavori richiedono una prestazione di affabilità o di cura che è intrinsecamente in parte artificiale (e stressante). Come dice Levine, “la gente crede che le persone che possono regolare le proprie emozioni siano più competenti di quelle che non possono farlo”. La falsa rappresentazione emotiva è un comportamento razionale.

Questo può essere particolarmente vero per gli influencer dei social media che confondono le linee tra autenticità e capacità di vendita. Le star di Instagram mettono in scena sontuosi impegni “a sorpresa”, ad esempio, anche se questo può ritorcersi contro quando l’illusione viene distrutta.

Ci si aspetta che alcune professioni usino l’inganno – gli investigatori privati ​​sotto copertura, ad esempio (Foto: Alamy Stock Photo)

Dolci bugie

A volte la menzogna benevola viene vista come l’opzione più etica. “Attraverso la mia ricerca, trovo che molte persone accolgano e apprezzino le bugie che vengono dette a loro beneficio”, commenta Levine. Per esempio, “i dipendenti credono che i loro colleghi dovrebbero proteggerli da feedback che non possono attuare e serviranno solo a ferire i loro sentimenti, e i pazienti oncologici apprezzano la falsa speranza più di quanto realizzino i loro oncologi”.

Qual è la chiave per la menzogna pro-sociale, o il tipo di disonestà inteso ad aiutare gli altri, è che non si tratta di ottenere un vantaggio ingiusto o di essere egoisti. Si tratta di offrire piccole “bugie bianche” come una cura.

Può esserci un’influenza culturale su questo tipo di atteggiamento, poiché alcune ricerche suggeriscono che le persone provenienti da culture collettiviste hanno maggiori probabilità di mentire per salvare la faccia e proteggere l’armonia del gruppo. Uno studio, scritto da Michele Gelfand, psicologo dell’Università del Maryland, ha collocato oltre 1.500 studenti provenienti da otto paesi in uno scenario di negoziazione aziendale in cui mentire sarebbe stato utile. Quelli provenienti dai paesi più collettivisti (come la Corea del Sud e la Grecia) usavano l’inganno più di quelli provenienti dai paesi più individualisti (come Australia e Germania), sebbene l’uso della menzogna fosse complessivamente elevato.

D’altra parte, “pensare fuori dagli schemi a volte può riguardare la rottura delle regole”, commenta Gelfand. Alcune ricerche indicano un legame tra creatività e disonestà, poiché le persone che lavorano nei campi creativi trovano più facile razionalizzare il loro imbroglio.

La tolleranza (o persino l’incoraggiamento) dell’inganno sul posto di lavoro può essere difficile da fiutare. Long Wang, professore di management presso la City University di Hong Kong, sottolinea che “qualsiasi norma organizzativa o industriale a favore dell’inganno è spesso tenuta come una sorta di segreto, almeno per il pubblico”. Ma dubita che tali norme organizzative o industriali siano sostenibili, affermando: “A lungo termine potrebbero essere eliminate”.

L’inganno lieve non è sempre tossico. Ma in generale, naturalmente, i luoghi di lavoro saranno più efficaci se le persone si sentiranno autorizzate a fare affidamento sulla verità. Alcuni politici di spicco sono buoni esempi dei risultati estremamente dannosi e divisivi che possono derivare dal mentire sul posto di lavoro.

Quindi, tutte le piccole bugie che dico mi fanno migliorare nel mio lavoro? Probabilmente no. Ma non ho nemmeno bisogno di sottolinearlo troppo. Come dice Levine: “Ci preoccupiamo molto se gli altri hanno buone intenzioni nei nostri confronti, ma non ci importa sempre se gli altri parlino della verità”.

Christine Ro
26 giugno 2019

http://www.bbc.com/capital/story/20190625-the-jobs-where-liars-excel