Coronavirus e MES: la rabbia di Conte contro Salvini e Meloni

Quando è troppo è troppo: Conte demolisce in diretta nazionale le bugie di Salvini e Meloni

Ieri sera nella conferenza stampa in diretta nazionale il premier Giuseppe Conte ha perso la sua naturale calma ed eleganza e si è concesso 2 minuti di rabbia spontanea (e forse anche in parte trattenuta) di fronte a milioni di telespettatori – in un momento mediatico ormai considerato “sacro” per la nazione – accusando apertamente Matteo Salvini e Giorgia Meloni di indebolire il paese, in piena crisi Coronavirus, con le loro irresponsabili menzogne per racimolare qualche voto.

Mentre le destre di tutto il mondo soffiano sul fuoco del COVID-19 per alimentare sovranismi e scontento popolare sperando anche in ribaltoni governativi, in Italia il gusto per le fake news diventa più che allarmante quando a mentire spudoratamente sono dei politici di rilievo come Salvini e Meloni.

Salvini e Meloni sono accusati di aver hanno diffuso notizie false a proposito del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità: il dibattuto “fondo salva-Stati” europeo) creando allarme e disinformazione. Purtroppo non è la prima volta che certi personaggi politici preferiscono fare propaganda elettorale e terrorismo nei confronti dei cittadini piuttosto che essere al servizio di questi ultimi, specialmente in questi giorni di crisi globale.

Un politico che viene sconfessato in diretta nazionale dal premier non si vede tutti i giorni, quando I politici impallinati sono 2 la notizia è ancora più grande. Conte ha sbugiardato in diretta Salvini e Meloni a proposito delle loro affermazioni menzognere a proposito di presunti accordi segreti sul MES (mai avvenuti) siglati dal governo col “favore delle tenebre” (citando le parole più accalorate del premier Conte).

Per un politico, avere addosso l’etichetta del bugiardo e dell’agitatore di folle è sicuramente il peggior biglietto da visita per avere ancora credibilità nel dibattito politico italiano e internazionale.

Come esprime la rabbia il Linguaggio del Corpo di Conte?

Quando parla delle menzogne di Salvini e Meloni Conte manifesta una grande energia nella voce e nei gesti. Prima di iniziare il suo attacco Conte poggia la mano sinistra sul bracciolo della sedia, questo gesto indica sia la volontà di occupare più spazio col corpo e apparire più minaccioso sia la ricerca di un punto di appoggio, un trampolino (il bracciolo) prima di “tuffarsi” nella sua invettiva verbale.

Passa dai gesti effettuati in modo circolare (che usa spesso per indicare unità e collaborazione) a gesti lineari per colpire ed essere incisivo e diretto verso chi sta accusando.

È ben visibile il dito indice puntato e agitato con forza che indica con veemenza la telecamera “bacchettando” virtualmente i politici ritenuti bugiardi.

La voce ha un cambiamento netto: diventa più cadenzata, secca con un aumento deciso del volume. Anche nel viso possiamo osservare diversi segnali universali dell’espressione della rabbia: lo sguardo fisso e cupo, gli occhi socchiusi con le palpebre tese, le sopracciglia abbassate a formare una “V” e la bocca squadrata.

E voi cosa ne pensate di questa vicenda?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

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Guida utile alla rabbia – Humintell

La rabbia è una delle nostre emozioni di base, ma è anche una delle più preoccupanti.

Sappiamo che la rabbia può causare una grande quantità di sconvolgimento emotivo per noi stessi, ma sappiamo anche che la rabbia ha il potenziale per condurre le persone alla violenza o all’odio. È proprio perché la rabbia è allo stesso tempo così importante e così problematica che merita attenzione. Forse è per quel motivo che l’NPR ha condotto una serie di interviste per indagare il ruolo della rabbia nelle nostre emozioni.

Non c’è spazio per discutere di ognuna di queste interviste, ma porremo l’attenzione su “La rabbia può essere contagiosa”, “Cercare la rabbia negli animali” e “Se sei spesso arrabbiato o irritabile, potresti essere depresso”.

Del primo caso “La rabbia può essere contagiosa” abbiamo già scritto sul processo di contagio emotivo, ma il ruolo della rabbia merita sicuramente di essere enfatizzato. Questa prima intervista sottolinea quanto sia facile per le emozioni influenzare altre persone, ma il dottor Jeff Hancock dell’Università di Stanford ha sottolineato che emozioni come la rabbia sono ancora più contagiose di quelle positive.

Durante l’analisi della comunicazione su Facebook, Hancock ha scoperto che quando gli amici tendono a pubblicare post carichi di emozioni, si tradurranno in un aumento dei post emotivi per vari membri del loro gruppo di amici. Ciò era ancora più evidente per la tristezza e la rabbia.

Questo studio si concentra principalmente sulla diffusione delle emozioni sui social media, ma sappiamo già che l’interazione interpersonale, o anche solo vedere il volto di qualcuno, può avere effetti simili.

Nella seconda intervista “Cercare la rabbia negli animali”, l’NPR si tuffa nella storia evolutiva della rabbia. Questo si espande nei nostri scritti precedenti sul ruolo dell’evoluzione nello sviluppo delle nostre emozioni di base, ma prende una prospettiva diversa.

In particolare, il dottor David Anderson della Caltech discute le sfide nello studio delle emozioni negli animali, vale a dire che sono più difficili da identificare che nell’uomo. Anderson esamina i livelli ormonali, la frequenza cardiaca e l’attività cerebrale per spiegare come gli animali sperimentano la rabbia.

Anderson analizza che la rabbia viene spesso innescata quando un animale è sotto attacco e che i marcatori fisiologici della rabbia sono molto simili tra le varie specie. La rabbia può essere innescata quando vari animali vedono le loro specie in conflitto violento, per esempio.

La terza intervista “Se sei spesso arrabbiato o irritabile, potresti essere depresso” mette in evidenza le connessioni tra emozioni centrali, vale a dire rabbia e tristezza. Mentre la maggior parte delle persone pensa che siano piuttosto distinte, potrebbe non essere così. Questa intervista prende in analisi quanto sia comune per le persone che soffrono di depressione confondere quei sintomi con rabbia o sperimentare picchi o esplosioni di rabbia.

Il dottor Maurizio Fava della Harvard Medical School sottolinea che l’irritabilità e la mancanza di controllo sul carattere sono sintomi comuni della depressione. Queste esplosioni emotive portano spesso a rimorsi e a profondi sentimenti di rabbia.

Speriamo di aver dimostrato quanto sia importante l’argomento della rabbia e di averti motivato a dare un’occhiata all’intera serie di interviste!

Le sette emozioni di base: le conosci? – Humintell

Gli strumenti di addestramento per il riconoscimento delle emozioni validati scientificamente presentano immagini di individui che ritraggono le 7 emozioni di base: Rabbia, Disprezzo, Paura, Disgusto, Felicità, Tristezza e Sorpresa.

Ma quali sono esattamente le emozioni di base e dove si inseriscono altre emozioni come la vergogna, la colpa e l’orgoglio?

Le emozioni di base sono emozioni che hanno una certa espressione facciale associata, questo è scientificamente provato. In effetti, sviluppare l’abilità di leggere le microespressioni può aiutare a rilevare aspetti di queste espressioni che sono sottili o difficili da determinare.

Ad esempio, l’emozione di base della rabbia può essere riconosciuta dalla seguente immagine in tutto il mondo, non importa l’età, la religione o il genere, la lingua parlata e potrebbe essere una delle emozioni più importanti per rilevare comportamenti minacciosi.

Allo stesso modo, anche la paura è un’emozione di base. La paura è riconosciuta in tutto il mondo da una precisa espressione facciale dell’emozione, con le caratteristiche che si possono vedere sotto. È importante notare che anche altre parole che descrivono la paura sono espresse da questa stessa faccia (o parti di questa faccia). Emozioni come spavento, mortificazione, orrore e pietrificazione hanno tutte caratteristiche di questa espressione.

Ci sono altre emozioni di base come disgusto, disprezzo, felicità, tristezza e sorpresa.

Le caratteristiche delle 7 emozioni universali:

Spesso osserviamo emozioni come la vergogna, l’orgoglio, la gelosia e la colpa. Sebbene queste emozioni siano importanti, non sono ancora considerate parte del set di emozioni di base. Ad esempio, non esistono prove scientifiche che dimostrino l’esistenza di un’espressione universale di vergogna riconosciuta in tutto il mondo come vergogna. Fai attenzione quando vedi o ascolti le persone etichettare le espressioni come emozioni quando non rientrano nel set delle 7 emozioni di base. Vi sono poche prove a sostegno delle loro affermazioni.

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Tratto da https://www.humintell.com/2010/06/the-seven-basic-emotions-do-you-know-them/

Il linguaggio del corpo di Grillo-Joker: tra paura e strategie di comunicazione – Revoluzione

Nell’evento “Italia a 5 Stelle” organizzato dal Movimento 5 stelle a Napoli il 12 e 13 ottobre 2019, l’intervento di Beppe Grillo ha fatto scalpore, si è presentato con un video dove era travestito da Joker per poi presentarsi sul palco per parlare al pubblico presente (guarda il video).

Il notevole impatto visivo del suo intervento è dato dalla scelta di un personaggio iconico quale il Joker di Batman e dalla forza del suo intervento sul palco. Per comprendere meglio quali meccanismi di comunicazione e di percezione vengono messi in atto in questo intervento può essere utile fare un’analisi attraverso lo strumento del Linguaggio del Corpo.

In un primo momento appare sul maxi-schermo del palco il volto di Beppe Grillo, in una registrazione dove è truccato come Joker per mandare un primo messaggio alla platea.
Il messaggio è legato alla continua evoluzione della natura e delle cose, contrapponendo, con la sua verve polemica, il caos alla pianificazione tipica della vita politica e sociale.
Al di là del significato delle sue parole, la cui interpretazione lascio agli analisti dei temi politici, l’effetto visivo è molto potente. Grillo sceglie di impersonare un personaggio malvagio e supporta l’interpretazione con gesti, espressioni facciali e voce da vero attore.

Foto 1

Il Joker (Foto 1) rappresenta la follia, questa è ben visibile negli occhi spalancati di Grillo, un sorriso che sembra più un ghigno diabolico con i muscoli della bocca contratti in uno sforzo rabbioso. Trasmette instabilità anche ondeggiando avanti e indietro con il corpo fino a “entrare” dentro la telecamera azzerando lo spazio con lo spettatore e aumentando il senso di ansia e oppressione che il personaggio vuole comunicare.
Aiutato dal trucco un po’ sfatto da clown, Grillo-Joker veicola anche paura con il suo comportamento corporeo, nei suoi occhi spalancati spesso il ciglio inferiore appare teso e le sopracciglia si alzano nella zona centrale della fronte – elementi dell’espressione della paura – e appare con le spalle alzate e la testa ritratta nelle spalle, come se volesse difendersi da qualcosa che lo spaventa. Anche la voce è modulata in maniera magistrale, dando colore e rinforzando l’idea di follia e paura con numerosi cambi di velocità e ritmo con toni bassi o striduli.

Per una naturale empatia umana, la paura genera paura in chi osserva e la follia veicola un senso di disagio, elementi che Grillo-Joker ha intenzionalmente voluto trasmettere agli spettatori, attraverso le sue parole e la sua gestualità.

Dopo questo inizio a effetto, l’atmosfera viene alleggerita dall’ingresso sul palco di Grillo che balla e canta a ritmo di rock, con la tranquillità e la sicurezza di una vera rockstar. Segue il ritmo con il corpo, muove la testa e avanza nel palco senza fretta mentre canta.

A questo punto inizia il monologo-show di Grillo che, svestiti i panni del Joker, torna a essere il personaggio che ben conosciamo, Beppe Grillo è un oratore di grande effetto e un attore professionista che sa usare corpo e voce al servizio dei concetti che vuole esprimere e suscitando emotivamente l’effetto voluto.

Foto 2

Inizia il monologo seduto su una sedia (Foto 2), sorridente e sornione davanti al pubblico che applaude, parla in tono calmo e tranquillo dopo lo stacco rumoroso della canzone, siede con le gambe spalancate che mostrano l’inguine, questa posa è tipica di chi di si sente molto sicuro di sé in una situazione e dimostra di averne il controllo.

Foto 3

Inizia a parlare con tono quasi dimesso che accompagna con gesti di leggera tristezza (Foto 3) come il capo poggiato di lato e lo sguardo con sopracciglia cadenti, l’emozione che manifesta si lega alle sue parole che parlano di smarrimento e tristezza rispetto al passato.
Dopo poco tempo si alza in piedi e inizia a camminare sul palco trasmettendo così energia al pubblico e indirizzando lo sguardo e il suo corpo in diverse direzioni per coinvolgere tutto il pubblico.
Da qui in avanti inizia lo show di un ottimo attore che nel suo public speaking, sempre energico e deciso, riesce a variare toni e alternare momenti di riflessione a momenti di passione e furore. Analizzando l’uso della voce, spesso urlata, vediamo che è sapientemente modulata in ritmo, velocità, volume e pause a effetto.

Foto 4

La postura dell’ex-comico genovese (Foto 4) – spalle alzate, testa incassata e busto in avanti – sembra una posizione da combattimento, difende il collo e sembra pronto ad affrontare l’avversario, il busto in avanti inoltre riduce la distanza prossemica con il pubblico, facendolo percepire più vicino a esso e dando maggiore forza comunicativa al discorso.

Le emozioni comunicate dal Linguaggio del Corpo che si alternano nel discorso vedono come protagoniste rabbia e disgusto.

La rabbia di Grillo è visibile nelle sopracciglia a “V”, gli occhi stretti con rughe sulla parte alta del naso. Tale emozione è percepibile anche dalle parole strozzate dai denti saldamente premuti tra loro, con la bocca squadrata e il pugno spesso chiuso con forza.

Il disgusto manifestato da Grillo in alcuni momenti del discorso è visibile dagli occhi stretti, il naso arricciato e la bocca serrata con le labbra che spingono verso l’alto.

Foto 5

Analizzando i gesti delle mani possiamo vederne diversi: gesti rabbiosi come l’indice puntato, la mano ad artiglio e il pugno vengono alternati a gesti di disponibilità con i palmi visibili al pubblico (Foto 5). Grillo effettua sempre gesti ampi e potenti, alternando gesti circolari (coinvolgimento) e gesti lineari (forza).

Dopo aver osservato ciò che il Linguaggio del Corpo di Grillo-Joker ha comunicato agli spettatori del suo intervento, possiamo considerare che:

1) Quelle che sembrano scelte dettate dalla volontà di fare spettacolo seguono una precisa tecnica di comunicazione. Si sceglie di coinvolgere tutte le aree del cervello degli spettatori: l’istinto del sistema reticolare (Joker: paura e follia), le emozioni del sistema limbico (musica, capacità d’intrattenimento da attore) e la logica della corteccia cerebrale (il monologo con i suoi temi).

2) Il primo video di Grillo-Joker mira a destabilizzare lo spettatore, attraverso l’imprevedibilità e lo shock si conquista una profonda attenzione da parte di chi ci ascolta.

3) La canzone è un momento di passaggio studiato e inserito per: a) alleggerire la tensione del pubblico a livello emotivo, b) introdurre il monologo del personaggio Grillo in modo adeguato.

4) Il monologo energico e sferzante è mirato a suscitare nel pubblico le emozioni provate da Grillo con una risonanza sul piano emotivo, grazie alla sua interpretazione, e logico, attraverso le sue argomentazioni.
E voi che ne pensate del Linguaggio del Corpo di Grillo-Joker? E delle tecniche di comunicazione utilizzate nel suo intervento?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Greta fulmina Trump con lo sguardo: analisi dell’occhiataccia che ha fatto il giro del mondo – Revoluzione

L’immagine del volto di Greta Thunberg che “guarda male” il presidente USA Donald Trump, l’uomo che definisce il cambiamento climatico una bufala, ha fatto il giro del mondo in poche ore. Lo sguardo di Greta che “fulmina con lo sguardo” Trump nella sua visita a sorpresa all’ONU è diventato immediatamente un’icona, specialmente in questi giorni in cui il dibattito e le manifestazioni per la difesa dell’ambiente sono un argomento da prima pagina (guarda il video).

Il giornale britannico Daily News ha interpellato l’esperta statunitense di Linguaggio del Corpo Patti Wood per chiedere un’opinione sul volto di Greta:

“La sua faccia si è trasformata. Prima perplessità, poi quelli che io chiamo gli ‘occhi coltelli’”,

dice Patti Wood, descrivendo l’improvvisa curvatura delle sopracciglia di Thunberg. Successivamente la sedicenne spinge la lingua contro la guancia, per “controllare l’istinto di mostrarla”.

Wood ha spiegato che la reazione fisica di Greta è stata probabilmente accentuata dalla sindrome di Asperger. Alcune persone affette da Asperger non sono così abili nel controllare i segnali che inviano ad altre persone”,ha detto Wood, che ha sottolineato come la rabbia non sia immediatamente scomparsa dal suo volto – non era dunque rivelata da una microespressione – ma è persistita.

Da esperto di Comunicazione Non Verbale sono d’accordo con Patti Wood, è anche vero che possiamo allargare tale analisi sotto diversi punti di vista per comprendere meglio la dinamica di quell’incontro di pochi secondi.

Foto 1

Greta in presenza di Trump rimane con le braccia incrociate (Foto 1), questo elemento rinforza l’idea di chiusura verso Trump e segnala al tempo stesso che sta assumendo una “posa da guerriera”, questo indica che sta aspettando il presidente al varco.

Inoltre Greta non sbatte le palpebre, questo indizio segnala che è molto concentrata sull’imminente incontro.

Foto 2

Prima dell’arrivo del presidente Greta gestisce bene la tensione e appare con la bocca rilassata e le labbra chiuse (Foto 2).

Foto 3

Quando entra la scorta presidenziale inizia a mostrare tensione e forse aggressività digrignando i denti con la bocca socchiusa e i denti stretti (Foto 3).

Il fatto che abbia le labbra parzialmente aperte potrebbe anche indicare che aveva l’intenzione di parlare con Trump.

Foto 4

Quando arriva la scorta presidenziale Greta cerca attivamente Trump con lo sguardo (Foto 4) sporgendosi per vedere se sia arrivato, questo ci segnala che sta cercando effettivamente l’incontro-scontro col presidente che, però non la degna di uno sguardo ignorandola e tirando dritto per la sua strada.

Foto 5

A questo punto Greta lancia la famosa “occhiataccia”, unita a un’espressione particolare del viso, mostrando la sua rabbia e il suo disappunto per essere stata snobbata (Foto 5).

Andando ad analizzare il suo volto nel dettaglio, Greta mostra segnali di disprezzo e di rabbia trattenuta.

Il disprezzo per Trump, che si oppone alla difesa dell’ambiente e l’ha appena ignorata, è visibile dall’espressione asimmetrica del viso che si contorce in una smorfia a metà tra disgusto e rabbia. La rabbia è chiaramente visibile dalle sopracciglia che formano una “V” (gli “occhi coltelli” di Patti Wood), dalle labbra strette con forza e dalla lingua che preme dentro la guancia. Il gesto di premere la lingua, oltre che scaricare fisicamente la rabbia (come un pungo chiuso o mordersi le labbra), segnala anche un gesto di “automanipolazione” del proprio corpo che appare molto spesso in situazioni di disagio e tensione.

Accennando poi al suo appassionato discorso Greta all’ONU di pochi giorni fa, sembrava esprimere vera rabbia nelle sue parole, mentre in passato eravamo abituati a un’immagine di lei più pacata ed equilibrata, forse sul palco dell’ONU era ancora un po’ arrabbiata per essere stata ignorata poco prima da Trump?

Alla luce di quest’analisi del comportamento gestuale di Greta Thunberg possiamo considerare diversi aspetti.

1) Trump sembra ignorarla volontariamente: nonostante si possa giustificare il campo visivo ridotto dell’uomo rispetto a quello della donna, rimane difficile credere che non si sia accorto dell’adolescente più famosa al mondo accanto a lui mentre indossa uno sgargiante vestito fucsia.

2) Greta stava aspettando al varco Donald Trump e con probabilità voleva dirgli qualcosa: Trump non è caduto in questa piccola imboscata e si è defilato, probabilmente per non dare peso mediatico a Greta in quel momento, innescando la reazione di disprezzo e rabbia della giovane. Considerando che tale immagine, oramai iconica, ha fatto letteralmente il giro del mondo, la tattica di Trump sembra aver favorito la notorietà della giovane Greta.

E voi, che ne pensate?

Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

VIDEO – Trump le passa davanti, Greta lo fulmina con lo sguardo

Articolo Huffington Post

https://www.huffingtonpost.it/entry/un-esperto-di-linguaggio-del-corpo-spiega-cosa-si-nasconde-dietro-lo-sguardo-di-greta-a-trump_it_5d89e44ce4b0c2a85cb0be99

Le emozioni di base della violenza – David Matsumoto

 

25 ottobre 2018

Come può essere sorprendente per molti di voi, leggere le emozioni di base negli altri potrebbe essere una chiave per prevedere la violenza.

Humintell ha scritto per anni sull’importanza delle emozioni di base, ma capire queste emozioni aiuta a capire meglio o a prevedere un comportamento violento? David Matsumoto, Hyi Sung Hwang e Mark Frank sono tutti d’accordo con un sonoro “sì” in un articolo scritto per il Federal Bureau of Investigation. Le loro osservazioni sembrano veramente essere un’importante spiegazione di quanto possano essere fondamentali le nostre emozioni di base.

Emozioni diverse possono significare cose categoricamente diverse. Per esempio, il disprezzo, il disgusto e la rabbia si riferiscono tutti a sentimenti di emozione verso un gruppo esterno, ma significano cose diverse. La rabbia è solitamente incanalata nelle azioni di qualcuno, mentre il disgusto e il disprezzo sono focalizzati sull’altra persona.

Essi procedono nell’approfondire il ruolo che il disgusto può avere nel prevedere la violenza. Il disgusto, scrivono, si traduce nel desiderio di eliminare l’oggetto disgustoso. Certamente, questo può avere conseguenze orripilanti quando viene applicato ad altre persone, e indicano che i leader del genocidio, i terroristi e gli omicidi di massa mostrano un evidente disgusto nei discorsi pubblici o nei video.

Il disprezzo è un fenomeno simile al disgusto, in quanto si concentra sulle azioni di un altro in quanto si riferiscono allo stato e alla gerarchia. Quella persona è spesso considerata inadatta allo stato che rivendicano. Questo è un diverso tipo di emozione, ma porta anche a una disposizione contro l’individuo, non solo riguardo le sue azioni.

La rabbia è spesso vista come un importante elemento di previsione della violenza, ma dato il contesto del terrorismo e del genocidio, il disgusto potrebbe essere l’emozione particolarmente saliente. Detto questo, la rabbia può facilmente trasformarsi in disgusto. Poiché la rabbia si concentra su una determinata situazione o azione, la sua conversione al disgusto può comportare un più ampio spostamento di atteggiamento da un’istanza specifica a una disposizione più generale verso un gruppo esterno.

Tuttavia, mentre si enfatizzano il disgusto e il disprezzo, anche qui la rabbia ha un ruolo cruciale. È attraverso la rabbia che l’esitazione contro l’azione è superata. Mentre un individuo può essere motivato alla violenza attraverso il disgusto o il disprezzo, è attraverso la rabbia che in realtà fanno questa decisione di agire piuttosto che astenersi.

Questo avviene anche tutto a livello fisiologico. Agiamo per rabbia perché la rabbia aumenta la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno. Allo stesso modo, il disgusto è un’emozione radicata nata dalle nostre preoccupazioni per i parassiti e dalla necessità di garantire la sicurezza del cibo e dell’acqua.

Potrebbe essere utile vedere queste relazioni più semplicemente. Il disprezzo e il disgusto portano alla rottura delle relazioni tra gruppi o individui, e la rabbia guida quegli stessi individui che agiscono effettivamente in una tale ostilità. Ciò sottolinea la necessità di essere in grado non solo di rilevare la rabbia, ma di leggere le emozioni delle persone in modo più ampio.

 

Basic Emotions of Violence

 

Sai riconoscere la Rabbia? – David Matsumoto

11 ottobre 2018

Anche se può essere difficile dire se un volto è minaccioso, il nostro cervello potrebbe già decidere per noi.

Questo può sembrare inverosimile, ma come il Dr. Harald Schupp e un team di ricercatori hanno scoperto nel 2004, siamo “cablati” su un piano evolutivo per sperimentare una risposta di paura al rilevamento di una minaccia percepita in un’altra faccia. Mentre non possiamo sapere cosa sta succedendo, a livello fisiologico il nostro corpo certamente reagisce.

Questa ricerca è profondamente radicata nella nostra storia evolutiva. Come abbiamo scritto in precedenza, molte delle nostre espressioni emotive universali si basano su come i nostri volti si sono evoluti, come gli occhi socchiusi per evitare immagini disgustose. Il Dr. Schupp applica questo tipo di intuizione a come reagiamo a una faccia minacciosa.

Essenzialmente, la percezione della minaccia sul viso di un altro è profondamente intrecciata con la nostra risposta alla paura. La ricerca passata ha scoperto che rileviamo la minaccia in faccia molto più rapidamente di più emozioni positive, e il nostro cervello si prepara rapidamente al peggio. Il lavoro del dott. Schupp guida ulteriormente questa visione osservando la risposta neurologica di base che si innesca quando si percepisce la minaccia sul volto di un’altra persona.

Nello studio, un piccolo gruppo di partecipanti è stato reclutato e successivamente esposto a una serie di immagini che rappresentano le emozioni di base: minaccia / rabbia, felicità e una faccia neutra. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare ogni faccia in base alla misura in cui sembrava amichevole o minacciosa, ma sono stati esposti alla faccia solo per un breve momento.

Durante questo processo, l’attività cerebrale è stata monitorata al fine di osservare i cambiamenti di attività e intensità a livello neurologico. Ciò ha permesso loro di tenere traccia sia delle differenze tra l’attività cerebrale nei riconoscimenti minacciosi e amichevoli, sia la velocità con cui entrambi si verificano.

Coerentemente con le loro ipotesi, lo studio ha rilevato che il cervello delle persone mostra un’attività marcatamente diversa quasi immediatamente. Tuttavia, la differenza tra un riconoscimento di minaccia e un riconoscimento amichevole era molto maggiore di quella tra amichevole e neutro, il che suggerisce che il nostro cervello risponde in modo categorico alla minaccia piuttosto che ad altre espressioni facciali.

Allo stesso modo, mentre i volti minacciosi venivano notati molto più rapidamente, erano anche caratterizzati da un’analisi prolungata mostrata dall’attività cerebrale. Il nostro riconoscimento non si ferma a riconoscere la minaccia, come accade quando riconosciamo un volto amichevole. Invece, continua a elaborare lo stimolo per formulare una risposta accurata, come la fuga o il combattimento.

Forse vi starete chiedendo in che modo un’analisi neurologica così densa si inserisca in consigli pratici per rilevare l’aggressività negli altri o in che modo tutto ciò si riferisce all’obiettivo di essere più consapevoli della violenza domestica.

In realtà, la comprensione che il nostro cervello ha una reazione profonda e istintiva alla minaccia ci aiuta a essere più consapevoli di ciò che sta accadendo istintivamente quando vediamo una faccia. Alcuni volti possono ispirare un senso di ansia subconscia o di costernazione, e questo può benissimo essere collegato ai nostri processi di riconoscimento neurologico.

Proprio come abbiamo detto la settimana scorsa, capire meglio come riconosciamo la minaccia è incredibilmente importante sia per coloro che sono a rischio di violenza, ma anche per osservatori e amici che potrebbero notare un potenziale violento in altri.

Can You Spot the Anger?

Il ruolo della Rabbia nel Dolore – David Matsumoto

 

28 settembre 2018

Nell’ultimo mese, abbiamo enfatizzato l’espressione e la sensazione del dolore, ma è anche evidente che il dolore e le sette emozioni di base sono strettamente intrecciati.

In particolare sono le connessioni tra dolore e rabbia che sono state esplorate in uno studio del 2008 sul Journal of Behavioral Medicine. In quello studio, la dottoressa Jennifer Graham e un team di ricercatori hanno esaminato il ruolo degli interventi di gestione della rabbia nell’aiutare coloro che soffrono di dolore cronico. Ciò ha comportato un’analisi sperimentale di oltre un centinaio di pazienti con dolore che hanno cercato di affrontare le difficoltà di una malattia cronica.

La loro ipotesi principale che la gestione della rabbia possa contribuire alla gestione sia emotiva che legata al dolore ha senso, dati gli effetti comuni della malattia cronica. Coloro che sono colpiti da una tale condizione di dolore spesso affrontano la prospettiva di perdere il lavoro e persino i loro sistemi di supporto sociale. Questo può causare e perpetuare un sentimento di rabbia e ingiustizia.

Inoltre, la ricerca di interventi efficaci per il dolore cronico è un obiettivo necessario e importante. Molte persone che affrontano il dolore cronico lottano per trovare simpatia tra i medici professionisti e le ricerche passate indicano un marcato aumento della depressione e della rabbia in seguito all’insorgenza del dolore, che non è particolarmente sorprendente.

Partendo da questa ricerca, il dott. Graham e il suo team hanno studiato un gruppo di 102 volontari, tutti di recente hanno frequentato un centro antidolore e hanno sofferto per almeno gli ultimi sei mesi, anche se in media avevano provato dolore per circa 3 anni . Dopo una serie di valutazioni e di colloqui, ciascun paziente è stato assegnato in modo casuale al gruppo di trattamento o di controllo.

In questo contesto, al gruppo di trattamento è stato chiesto di completare un paio di compiti di scrittura dedicati all’espressione agganciandosi a sentimenti di rabbia, mentre al gruppo di controllo sono stati assegnati compiti di scrittura più emotivamente neutrali. Dopo il completamento di questi compiti per 2,5 settimane, i soggetti sono stati nuovamente intervistati.

Queste interviste sono state poi confrontate per vedere se i volontari hanno riferito diversi livelli di dolore, controllo personale e depressione. Si è scoperto che il gruppo di trattamento aveva livelli significativamente ridotti di depressione e sentimenti di controllo personale dopo aver subito il processo di scrittura.

Mentre sfortunatamente questi sforzi non riducono il dolore, la connessione tra espressioni di rabbia e miglioramento della salute mentale per le persone coinvolte è sorprendente. Questo suggerisce non solo un beneficio dall’esprimere le proprie emozioni, ma aiuta anche a chiarire i complessi legami tra sentimenti di depressione, rabbia e dolore.

È importante essere consapevoli delle difficoltà della gente con il dolore, ed è per questo che Humintell ha dedicato i blog di questo mese al “Mese della Consapevolezza del Dolore” e il ruolo della rabbia nel dolore cronico non dovrebbe essere sottovalutato. Come il nostro post precedente ha indicato, anche i medici professionisti sono terribili nel riconoscere il dolore vero da quello falso, con il risultato che molti malati di dolore cronico lottano per essere capiti.

Imparando a capire meglio le emozioni delle persone, siano esse la rabbia, la tristezza o il dolore, possiamo agire con più compassione verso coloro che nella loro vita sentono dolore cronico. Nel frattempo, controlla alcuni dei post precedenti di questo mese qui e qui.

 

The Role of Anger in Pain

 

Perché si tengono gli occhi socchiusi? – Copia Originale

 

Osservando il Linguaggio del Corpo altri si può notare che ogni tanto si tende a stringere gli occhi e a tenerli socchiusi. Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa.

Un altro aspetto interessante di questo atteggiamento è relativo all’espressione dei sentimenti, chi tiene spesso gli occhi stretti potrebbe avere difficoltà a esprimere i sentimenti più profondi. Gli occhi vanno considerati come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente.

Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio con l’ambiente esterno può segnalare una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (persone timide, coscienziose e riservate). Socchiudere gli occhi è un modo per non vedere ciò che ci circonda, inoltre dà anche la possibilità di avere un maggior controllo delle proprie reazioni emotive.

Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.

Tenere chi occhi socchiusi è anche un particolare dell’emozione della rabbia; inoltre stringere le palpebre può segnalare uno sforzo per concentrarsi meglio, spesso in presenza di rumori o quando si è concentrati per cogliere un concetto difficile da comprendere.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/perche-si-tengono-occhi-socchiusi

LEGGEWEB n.19 – Ammansire le belve

 

Ammansire le belve

 

Nella vita professionale o privata può capitare a tutti di incontrare una persona adirata; in pochi attimi i comportamenti consoni a una società civilizzata possono scomparire per lasciare spazio a reazioni e a gesti comandati più dall’istinto che dalla ragione. I motivi della rabbia possono essere i più vari e non sempre si conosce la personalità o il grado di sopportazione delle persone con cui abbiamo a che fare (tanto in un tribunale come in un supermercato).

Può risultare molto utile sapere come affrontare tali atteggiamenti e cercare di ricondurre alla ragione, o almeno calmare, una persona alterata. Cominciamo col dire che bisogna fare attenzione all’abbigliamento della persona in questione e altri piccoli indizi accessori quali il taglio di capelli, anelli, catene e così via; una persona vestita in maniera aggressiva probabilmente sarà più incline all’aggressività.

La prima cosa da fare è tenere le mani e il petto in vista, evitando di incrociare le braccia, mostrando così di essere inoffensivi agli occhi della persona arrabbiata, a tal scopo è utile anche stringere le spalle e abbassare leggermente il mento.

Nell’avvicinarsi all’altro è opportuno adottare un approccio angolato piuttosto che un approccio frontale, questo per evitare che la persona alterata pensi di essere sfidata o fronteggiata in qualche modo; se possibile provate anche a instaurare un contatto fisico, magari toccandola sul braccio o sulla spalla, per farle sentire la vostra presenza fisica oltre che psicologica.

Per quanto riguarda la comunicazione verbale è preferibile parlare a velocità e a volume normali, per non allarmare chi ci sta di fronte, e usare termini con valenza positiva evitando, se possibile, di pronunciare parole negative che potrebbero peggiorare la situazione.

E’ importante anche prestare attenzione ad azioni che possono segnalare una possibile imminente aggressione (stringere i pugni, agitare braccia o gambe, sferrare pugni o calci a oggetti, mordersi le labbra, ripetizione di parole o frasi aggressive o confuse).

In una situazione di pericolo con più persone presenti una buona tattica può essere quella di rimanere immobili per evitare di essere notati, ovviamente solo nel caso in cui le ire non siano rivolte direttamente verso di noi; se una persona alterata si avvicina troppo con fare aggressivo siate sempre pronti a indietreggiare stabilendo una distanza di sicurezza adeguata.

Per concludere ritengo utile mettere in luce anche un paio di comportamenti da evitare il più possibile quando si fronteggia, volenti o nolenti, qualcuno arrabbiato: non è saggio fissare negli occhi una persona arrabbiata, anche se può essere utile per controllare le sue reazioni, poiché tale gesto viene spesso interpretato come una sfida. Allo stesso modo bisognerebbe evitare di bloccare le braccia e – in generale – i movimenti dell’altro quando non strettamente necessario: infatti, tale costrizione in una situazione concitata potrebbe portare a un aumento dell’aggressività.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/ammansire-le-belve-10567.html

 

CALMARE UNA PERSONA COL LINGUAGGIO DEL CORPO – LIE TO MANA’ (2 dicembre 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi parliamo di come calmare una persona adirata attraverso il linguaggio del corpo! – 2 dicembre 2013




Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CALMARE UNA PERSONA ARRABIATA – “Chiamate Paperoga!” 9 luglio 2012 (ELLE RADIO)

Collegamento telefonico come esperto di Linguaggio del Corpo nella trasmissione “Chiamate Paperoga!” condotta da Paolo Di Censo e Valeria Biotti su ELLE RADIO FM 88.100 (www.elleradio.it) – Oggi si parla della dilatazione e contrazione delle pupille e del loro significato nel linguaggio del corpo!



Buon ascolto! 🙂