3 regole per migliorare l’analisi del Linguaggio del Corpo – Hdemos

Le applicazioni della Comunicazione Non Verbale si dividono in generale in due rami: uno si occupa di osservazione e analisi del Linguaggio del Corpo e un altro è focalizzato sull’uso attivo del Linguaggio del Corpo.
Per quanto riguarda il primo aspetto, osservazione e analisi della CNV, è bene prima di tutto comprendere alcune regole di base che possono aiutare a utilizzare senza errori questo potente strumento d’interpretazione del comportamento umano.

E’ possibile migliorare la nostra capacità di osservazione?

Anche se non esiste un unico metodo d’osservazione per la Comunicazione Non Verbale, è possibile individuare alcune indicazioni di base che aiutano nell’osservazione di situazioni reali, evitando il più possibile errori grossolani.

Esistono tre “buone pratiche” da prendere in considerazione quando si osserva il comportamento gestuale di una persona, i fattori da tenere in considerazione sono numerosi ed è necessario porre la giusta attenzione nella fase di analisi del Linguaggio del Corpo altrui.

Quali sono le 3 regole di base per un osservatore del Linguaggio del Corpo?

1) Visione Olistica
Quando si osservano una o più persone interagire tra di loro o con l’ambiente dovremmo acquisire la buona abitudine di allargare il nostro campo di analisi, è importante prendere in considerazione l’ambiente fisico e simbolico, i ruoli delle persone che interagiscono, la cornice di riferimento ed eventualmente anche i valori delle persone che si osservano. Per evitare un’analisi parziale e con molte probabilità di errori è bene prendere in considerazione quanti più elementi possibili presenti nell’interazione e metterli a sistema evitando di sottovalutare informazioni e dettagli importanti.

2) Analisi del “Norming”
Cosa è il “Norming”? Con questo termine anglosassone si intende l’analisi della “normalità” di una situazione. E’ importante osservare il comportamento delle persone chiedendosi sempre: “Quali comportamenti sono considerati “normali” o socialmente appropriati in una determinata situazione?”. Questa domanda aiuta un osservatore attento a focalizzarsi in particolar modo sugli elementi che più attirano la sua attenzione e che possono essere considerati dei comportamenti devianti rispetto alla norma sociale o al contesto.

3) Allenamento continuo
L’ultimo consiglio non è affatto banale, ci sono diverse ragioni per cui l’allenamento costante è particolarmente importante in una disciplina pratica come la Comunicazione Non Verbale: in primo luogo è fondamentale fare pratica per arrivare a un buon livello di applicazione pratica dei concetti teorici in situazioni reali, inoltre l’allenamento potenzia la tecnica sotto 3 aspetti: 1 – Sapere teorico, lo studio aggiunge nuove prospettive e nuove tecniche nel bagaglio di ciò che già conosciamo; 2 – Saper fare, l’esercizio continuativo aiuta a focalizzarsi sugli aspetti più importanti da prendere in considerazione e velocizza il processo di analisi, in un’analisi in tempo reale questo fattore risulta molto importante; 3 – Saper essere, interagire con il mondo esterno ci porta a fare esperienze e ci pone in una situazione di confronto continuo in cui è possibile imparare quali siano i comportamenti migliori da mettere in pratica nelle varie situazioni.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Attenzione, interesse e segnali del Corpo – Hdemos

Quando parliamo spesso abbiamo la convinzione che gli altri ci stiano ad ascoltare, purtroppo nella realtà non sempre è così. L’attenzione può essere persa a causa di poco interesse, si può essere distratti da qualcosa intorno a noi o più semplicemente si sta pensando ai fatti propri.

Saper catturare l’attenzione altrui è un’arte, così come mantenerla nel tempo; avete notato che alcuni oratori riescono a risultare interessanti anche quando fanno un lungo discorso?
Per qualsiasi oratore saper stimolare l’interesse del suo pubblico è un valore aggiunto indiscutibile; l’osservazione del Linguaggio del Corpo aiuta a capire tempestivamente gli umori e i pensieri della platea, permettendo di reindirizzare il discorso o di cambiare registro per stimolare maggiormente l’attenzione dei presenti.

Per un avvocato o un giurista conoscere la Comunicazione Non Verbale per individuare i segnali di ascolto e di interesse altrui può essere davvero uno strumento in più nella propria cassetta degli attrezzi. Nel corso dell’attività professionale è normale parlare di fronte a più persone come in un’udienza o più spesso si comunica faccia a faccia, con giudici, colleghi, collaboratori, testimoni e diversi tipi di addetti ai lavori.

Quali sono i segnali non verbali che manifestano interesse verso le nostre parole?

Il primo dei segnali che possono indicare un reale interesse verso le nostre parole è sicuramente il contatto visivo, inoltre il contatto delle dita della mano con il mento indica attenzione, così come la mano che tocca la fronte come a stimolare fisicamente il pensiero e concentrazione nell’area del cervello.

Quali segnali del corpo possono essere legati a noia, disinteresse e impazienza?

Al contrario, possono anche essere presenti alcuni segnai corporei che indicano noia come, ad esempio, la mano che regge la testa come fosse un cuscino e le palpebre leggermente abbassate a segnalare una scarsa stimolazione. Quando invece è il disinteresse a essere visibile nel Linguaggio del Corpo altrui possiamo notare lo sguardo distratto, che guarda altrove cercando vie di fuga o altri stimoli come l’orologio o il telefono.
Tra i segnali di impazienza troviamo il classico tamburellare con i piedi o con le dita della mano, così come manipolare nervosamente un oggetto, toccare il proprio corpo con frequenza, mordersi le unghie e anche cambiare spesso postura, come se ci si trovasse in una posizione “scomoda” rispetto alle parole ascoltate.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Segnali di menzogna per l’analisi della Coachability – CoachMag n.40

 

Saper riconoscere la presenza di una menzogna può essere uno strumento molto utile per un Coach, nell’ambito della Coachability basti pensare al vantaggio di verificare la veridicità della affermazioni di un Coachee, per intervenire strategicamente e riuscire a garantire la reale aderenza di quest’ultimo al percorso di Coaching condiviso e praticato.
Il nostro corpo comunica inviando molti segnali e anche, tra questi, anche i cosiddetti “segnali di menzogna”, piccoli o grandi gesti che possono indicare la presenza di una bugia. Cosa è utile osservare nei gesti e nelle posture altrui per riuscire a riconoscere una menzogna?

 

VOLTO E MANI

– l’asimmetria delle espressioni facciali può indicare la falsificazione o il controllo delle emozioni, le emozioni sincere appaiono simmetriche sul viso.
– uno sguardo carente (evitare il contatto visivo) o eccessivo (fissare l’altro per controllarlo) possono essere segnali di menzogna.
nascondere le mani (in tasca o dietro la schiena) può essere un gesto legato alla timidezza ma anche alla menzogna, infatti tale gesto può segnalare che si ha “qualcosa da nascondere”.
– la presenza o l’aumento dei gesti manipolatori (gesti con cui si entra in contatto con il proprio corpo o con un oggetto) può indicare la presenza di una menzogna…

(Continua su COACHMAG n.40 con l’analisi della menzogna relativa a gambe e piedi, segnali di disagio e tensione, chiusura e segnali di “cut-off” –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.40, Anno 9, Luglio 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo“.

 

Segnali di Menzogna: gli accessi oculari – Copia Originale

 

Un modo per individuare una possibile menzogna osservando il Linguaggio del Corpo altrui è quello di controllare gli accessi oculari della persona che stiamo analizzando.

Secondo le teorie neurofisiologiche sulla “lateralizzazione emisferica”, la divisione dei compiti nei due emisferi del cervello, lo psicologo statunitense William James ha messo in luce che è possibile verificare quale tipo di pensiero viene attivato tramite il movimento inconscio delle pupille; gli spostamenti degli occhi sono il segnale che si sta accedendo a una specifica parte del cervello.

  • In linea di massima, un destrimano che guarda a destra accede alla parte del cervello dedicata alla fantasia e all’immaginazione, mettendo così in funzione la parte creativa e inventando un evento o un dettaglio di un racconto;
  • Un destrimano che guarda a sinistra accede all’area del cervello in cui risiedono la memoria e le funzioni logiche. Si ricorda qualcosa che è effettivamente avvenuto in passato, come entrare in un archivio da cui recuperare dati che ci interessano.

Quanto detto vale principalmente per i destrimani; sembra che una buona parte dei mancini inverta la posizione destra e sinistra dei segnali oculari, in ogni caso è utile effettuare delle “domande sonda” per osservare in quale direzioni guardi va lo sguardo quando si ricorda un dettaglio.

Sembra che la maggior parte delle popolazione mondiale sia destrimana, va anche detto che non esistono mancini o destrimani puri ma che tutti compiano una parte delle azioni con il lato meno dominante.

 

Francesco Di Fant

https://www.copiaoriginale.it/post/segnali-menzogna-accessi-oculari

Segnali di menzogna – Copia Originale

Il Dott. Francesco Di Fant spiega su Copia Originale quali sono i segnali più comuni del Linguaggio del Corpo per identificare la menzogna.

Per scoprire altre nozioni sul Linguaggio del Corpo e sulle menzogne potete partecipare al corso CNV Real Skills 2018: https://goo.gl/B9imkL

RADIO ROCK – psicologia e segnali della Menzogna (10-10-2017)

 

Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, ospite in studio di Matteo Catizone su RADIOROCK 106.600 per parlare di psicologia e segnali legati alla Menzogna e per analizzare lo speaker Matteo Strano (10 ottobre 2017).

Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Virgina Raggi dice la verità? Analisi del suo Linguaggio del Corpo

 

Virgina Raggi è ufficilamente entrata nella storia della capitale d’Italia per essere il primo sindaco donna di Roma, di recente è sotto i riflettori dei media a causa del “caso Marra” e del “caso Romeo”, quest’ultimo la vede interessata in quanto intestataria di una polizza assicurativa intestata a suo nome e da pochi giorni è stata interrogata da un PM in merito alla vicenda.

Per capire la veridicità delle parole del sindaco di Roma e per comprendere meglio le sue emozioni e il suo stato d’animo riguardo a quest’ultima vicenda, andiamo ad analizzare il suo linguaggio del corpo in un video in cui risponde a qualche domanda dei giornalisti che la stanno attendendo al termine del suo interrogatorio del 2 febbraio 2017.

Mentre si avvicina i giornalisti si mette a posto i capelli (00:37) e si aggiusta il vestito con una mano (00:43), questi segnali non verbali ci comunicano che il sindaco si sta mettendo in ordine per mettere oridne anche ai suoi pensieri, preparandosi così mentalmente a rispondere alle domande dei giornalisti.

Sorride mentre si avvicina (00.44), è certamente un sorriso di convenienza ma che non mostra grandi segnali di disagio, appare abbastanza tranquilla considerando la tensione che può generare una situazione del genere.

Arrivata ormai al faccia a faccia con i giornalisti stringe con forza le labbra cambiando aspetto al suo sorriso, questo gesto denota tensione. Il sindaco sa benissimo che dopo l’interrogatorio appena svolto dovrà anche rispondere alle domande dirette dei giornalisti di fronte alle telecamere e non più in un’aula chiusa lontano da occhi indiscreti (00:49).

Alla domanda “Lei sapeva di questa polizza assicurativa di cui era beneficiaria?” (1:02) la Raggi scuote la testa spostandola leggermente all’indietro e socchiude gli occhi. Scuotere la testa è un evidente segnale di negazione, chiudere gli occhi e spostare la testa all’indietro invece sono segnali di fuga. In questo caso la Raggi vuole letteralmente prendere le distanze da questo argomento spinoso e interrompe il contatto visivo per evitare di “visualizzare” tale situazione.

Durante la sua risposta alza le sopracciglia favorendo la formazione di rughe orizzontali sulla fronte. In questo caso dimostra una leggera sorpresa, alla fine della sua risposta avvicina le sopracciglia causando un corrugamento verticale tra le stesse sopracciglia (1:08), questo ci segnala grande concentrazione e attenzione da parte del sindaco sia per comprendere al meglio le domande che per dare le risposte più corrette usando le parole giuste. Questi segnali sono visibili anche durante le altre risposte del sindaco, questo indica un suo atteggiamento non verbale coerente che fa pensare che sia sincera.

Durante le sue risposte la voce del sindaco ha un tono abbastanza tranquillo, nelle domande più scottanti sono presente alcuni trascinamenti delle parole e delle pause, elementi che segnalano un po’ di tensione da considerare naturale considerando il momento di assedio fisico e psicologico da parte dei giornalisti.

Una cosa interessante da notare è che il sindaco evita di rispondere alla domanda “si sente tradita da Romeo?” che viene posta per ben quattro volte da un giornalista che non ottiene risposta. Per evitare di rispondere il sindaco prima distoglie lo sguardo dal giornalista in questione (1:21) e all’ultima ripetizione della stessa domanda lancia un veloce sguardo al giornalista (1:33) e si congeda definitivamente voltando le spalle a tutti i giornalisti (1:34) che ancora lanciano delle domande all’indirizzo della Raggi. Questo può essere inteso come una chiara e volontaria fuga dalla domanda scomoda, per evitare di rispondere ala stessa o per non dire qualche parola di troppo ed evitare di cadere in qualche trappola linguistica del giornalista a caccia di un titolo “forte” da mettere in prima pagina.

In generale possiamo dire che il linguaggio del corpo di Virgina Raggi non mostra evidenti segnali di menzogna durante il botta e risposta con i giornalisti, in questa situazione appare abbastanza serena e le sue parole e il suo atteggiamento sembrano convincenti (a parte la presenza di qualche segnale di tensione che è da ritenere giustificabile dopo otto lunghe ore di interrogatorio).

 

Francesco Di Fant

 

 

Ti prude il naso?

 

Il naso non è solo l’organo dedicato all’olfatto, nonché alla respirazione e alla fonazione, è anche uno degli elementi fondamentali della fisionomia, essendo collocato al centro del volto, concorre a creare le varie espressioni del viso, aiuta a farsi un’idea del carattere di un individuo e definisce la linea del profilo.

La sua influenza nell’armonia del viso è notevole, non a caso una delle operazioni chirurgiche estetiche più gettonate, al di là dei casi di reale necessità per la salute, è proprio la rinoplastica, volta a modificare la struttura del naso così all’esterno come all’interno.

Il naso è un organo molto sensibile e possiede numerose innervazioni, in particolare la cavità interna, la quale è innervata da rami di diversi nervi: trigemino, infraorbitario, alveolare, olfattivo e fibre del sistema nervoso autonomo, insomma una vera macchina da guerra per quel che riguarda la ricezione di stimoli chimici e ambientali di varia natura. Non ci deve stupire la complessità di quest’organo, basti pensare al naso di molte specie animali che si rivela essere uno strumento ancora più complicato e sensibile, con caratteristiche fisiche incredibili; un esempio sopra tutti è l’olfatto del cane, spesso utilizzato dall’uomo come valido aiuto in diverse circostanze, quali, ad esempio, la ricerca di persone scomparse o sommerse da una valanga e l’individuazione di tartufi.

Lo starnuto avviene spesso in presenza di modificazioni della temperatura o dell’umidità, anche polvere e pollini posso provocare questa rumorosa comunicazione corporea, così come l’esposizione al sole; per non parlare delle persone allergiche che non possono certo festeggiare l’arrivo della primavera ma anzi la vivono (ahi loro!) come la porta a una stagione di antistaminici e difficoltà respiratorie.

Riguardo alla personalità, è interessante notare quali tipi di naso influenzano maggiormente l’idea che gli altri possono farsi di una persona: il naso greco comunica l’idea di durezza a causa dell’incavo del naso poco pronunciato, il naso all’insù, detto anche alla francese, fa pensare a persone vivaci e sbarazzine, solitamente viene considerato come attraente, il naso aquilino, infine, dà al volto un’aria nobile e rigorosa a causa della sua sporgenza. Il naso piccolo comunica un idea di timidezza e compostezza, mentre un naso grande ci rimanda all’idea di generosità, intelligenza e dinamismo, non a caso esiste il detto avere naso per qualcosa, che sta a indicare una particolare propensione per alcuni tipi di attività o campi della vita. Molte facce con nasi particolari, poi, possono ispirare simpatia proprio a causa della loro peculiarità, non a caso diversi comici hanno saputo sfruttare anche il proprio naso per creare un maggiore effetto di empatia con il pubblico, pensiamo al grande Totò!

Il naso pizzica in diverse occasioni, ad esempio in presenza di una forte emozione come la commozione, questo avviene sempre prima dell’inizio del pianto; anche le persone che generalmente non esternano molto i propri sentimenti quando avvertono l’arrivo di un’emozione si grattano prontamente il naso, gesto volto, in questo caso, a fermare il moto emotivo sul nascere, prima che diventi coinvolgente a tal punto da propagarsi a nervi e muscoli facciali e tramutarsi in un’espressione del viso o anche di più. A volte il naso può pizzicare anche se diciamo una bugia; infatti dal nostro cervello possono arrivare dei segnali che fanno pizzicare il naso e, a volte, vedere qualcuno che si gratta il naso mentre parla può essere un indizio di menzogna, se lo fa mentre ascolta forse l’argomento trattato lo mette a disagio per qualche motivo.

Chi si massaggia il naso, magari chiudendo gli occhi, lo fa per ridurre la stanchezza e concentrare le energie mentali; di solito questo massaggio viene effettuato alla base del naso, in corrispondenza degli occhi, ed è tipico delle persone che portano a lungo gli occhiali a causa di un normale indolenzimento della zona. L’effetto di questo massaggio, che di solito dura pochi secondi, è quello di ritrovare l’efficienza mentale stimolando una reazione attraverso le piccole vibrazioni provocate dal gesto, le quali arrivano fin dentro la testa; gli occhi chiusi aiutano, in questo caso, a eliminare ulteriori stimoli esterni per qualche istante.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Perché alcuni tengono gli occhi socchiusi?

 

Sicuramente conoscete qualcuno che ha come abitudine quella di tenere gli occhi stretti, quasi socchiusi, vero? Sperando che tutti questi individui non si siano appena svegliati da un sonno profondo, questo ci comunica qualcosa in accordo con lo studio della fisiognomica.
Queste categorie di persone, tendenzialmente, sono timide, coscienziose e riservate. Dall’esterno tendono a essere viste come individui calmi anche quando sono in situazioni emotivamente coinvolgenti. Un altro aspetto interessante è quello dell’espressione dei sentimenti, questi soggetti potrebbero avere problemi a esprimere i sentimenti più profondi (ma è più frequente la volontà di non esprimerli).
Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa. Quindi i nostri occhi, sono da considerarsi come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente e non solo, come affermavano gli antichi, lo specchio dell’anima.
Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio (a diversi livelli) con l’ambiente esterno ci porta a dedurre una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (timidi, coscienziosi e riservati).
Questa sorta di barriera che viene eretta dà anche la possibilità di essere calmi, di avere un controllo maggiore sulle proprie reazioni emotive, anche in presenza di stimoli che normalmente attiverebbero l’organismo in maniera abbastanza decisa.
Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.
Va notato, però, che qui stiamo parlando di individui che hanno come tratto tipico della loro persona il tenere gli occhi stretti; dobbiamo stare attenti a non includere in questa tipologia chiunque stia stringendo gli occhi per altri motivi. Ad esempio dobbiamo controllare se il nostro interlocutore per caso non abbia il sole o una forte illuminazione sparata in faccia, un’altra particolarità sono le persone con gli occhi chiari, infatti coloro che hanno l’iride di colore verde o azzurro di solito hanno una soglia di sopportazione della luce inferiore rispetto a chi ha gli occhi di colore scuro, di conseguenza anche in presenza di condizioni di luce non particolarmente abbaglianti potrebbero esserne comunque infastidite e stringere gli occhi per proteggersi anche per un periodo di tempo prolungato.
Per entrare positivamente in relazione con persone che tengono gli occhi stretti potrebbe essere utile rompere il ghiaccio mantenendo un tono di voce pacato e una gestualità non eccessiva, per dimostrare la propria disponibilità alla comunicazione senza però invadere lo spazio altrui e dare, in questo modo, il tempo all’altra persona di abituarsi alla nostra presenza e instaurare un vero contatto.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Cosa significano le mani dietro la schiena?

 

Foto by Ddouk (Pixabay)

Molte volte quando parliamo con qualcuno che ha le mani dietro la schiena ci insospettiamo. Perché? La risposta è semplice: da bambini i nostri amici, o gli adulti, si mettevano in quel modo perché tenevano qualcosa in mano che non volevano farci vedere (gli amici perché temevano che l’avremmo voluta noi e gli adulti per farci una sorpresa). Con gli anni dunque abbiamo imparato a considerare le persone che tengono le mani dietro la schiena come non sincere e che cercano in qualche modo di raggirarci. In realtà non è affatto così. Anzi, tutt’altro.

Come scrive giustamente Francesco Di Fant, uno dei massimi esperti italiani di linguaggio del corpo, «chi mette le mani dietro la schiena mostra, in realtà, di non avere timore; è come se volesse dire: “Guardate! Non ho nulla da nascondere e non ho bisogno di difendermi con le braccia dai vostri attacchi, non sono un pericolo e allo stesso tempo non ho paura”». Questo significato “più profondo” del gesto di mettere le mani dietro la schiena risale a un periodo molto più remoto rispetto alla nostra infanzia, e cioè da quando, per poter sopravvivere nelle foreste, i nostri antenati erano obbligati ad attaccare e a difendersi “allungando le braccia” (naturalmente questo vale ancora oggi in alcuni ambienti e situazioni). Ne consegue, dunque, che quando vediamo qualcuno “allungare le braccia” la nostra parte più primitiva e istintiva reagisce interpretando quell’azione come un attacco nei nostri riguardi o come un tentativo di difesa; al contrario, quando il nostro interlocutore mette le mani dietro la schiena, la sua parte primordiale vuole farci capire, appunto, che non ci teme né, tantomeno, che abbia intenzione di attaccarci.
Insomma, come molto spesso accade, le apparenze ingannano. Quindi la prossima volta che avete di fronte qualcuno che ha le mani dietro la schiena non guardatelo con sospetto: è molto probabile invece che sia una persona di cui potersi fidare.

Michele Putrino (micheleputrino@email.it)

martedì 26 maggio 2015

http://arscommunicandi.blogspot.it/2015/05/cosa-significano-le-mani-dietro-la.html

 

Mani dietro la schiena

 

Avete notato che molte persone hanno l’abitudine di camminare con le mani e le braccia dietro la schiena? Molti comunemente pensano che chi nasconda le mani e magari potrebbe essere anche armato e pericoloso…
Al contrario delle comuni credenze, stare con le mani e le braccia dietro la schiena di solito è un segnale di schiettezza, chi mette le mani dietro la schiena mostra, in realtà, di non avere timore, è come se volesse dire: «Guardate! Non ho nulla da nascondere e non ho bisogno di difendermi con le braccia dai vostri attacchi, non sono un pericolo e allo stesso tempo non ho paura». Infatti, le braccia sono considerate il primo strumento di difesa del nostro corpo, ci basti pensare all’automatismo che ci porta a mettere letteralmente le mani avanti quando, ad esempio, ci capita di inciampare camminando. Anche in caso di un vero e proprio scontro fisico sono i nostri arti superiori a essere chiamati all’azione, vuoi per colpire, vuoi per proteggere parti delicate del corpo come il tronco, la testa e la zona genitale.
Comprendo il fatto che non vedere le mani di una persona sia creduta una postura sospetta e possa in qualche modo suscitare dei dubbi (o che perlomeno possa generare la domanda: «Cos’avrà in mano?») ma questa reazione spesso provata, in realtà, contrasta con la postura naturale dell’uomo che è quella di avere le braccia distese lungo i fianchi, proprio per permettergli di compiere il minimo movimento per spostarle nella direzione voluta in caso di necessità.
Il gesto opposto a questo sarebbe quello di mostrare i palmi delle mani all’interlocutore, per rassicurarlo sul fatto che non ci sia nulla da temere; questo gesto, però, è un’ostentazione di trasparenza e nel caso non sia giustificato, potrebbe addirittura farci pensare che l’altro stia tramando qualcosa… In passato si diceva excusatio non petita, acusatio manifesta, una espressione latina di origine medievale la cui traduzione letterale sarebbe «scusa non richiesta, accusa manifesta».
Esistono anche alcune posture che includono le mani dietro la schiena, comunicando l’idea di rispetto o sottomissione, basti pensare a un ragazzo che subisce una ramanzina da un professore, tenendo la testa bassa e le mani giunte dietro la schiena; oppure la classica postura militare quando si riferisce di fronte a un superiore tenendo la testa dritta, il petto in fuori e le mani dietro la schiena. Queste vere e proprie configurazioni di posture vengono comunemente usate per veicolare significati convenzionalmente accettati (siamo quasi tutti abituati a recepire immediatamente queste rappresentazioni proprio a causa della loro frequenza nella vita quotidiana delle persone), la posizione delle mani dietro la schiena è solo uno degli elementi che concorrono a dare un senso compiuto alle rappresentazioni descritte sopra negli esempi, ma sicuramente è un dettaglio forte dal punto di vista comunicativo, senza il quale la configurazione stessa potrebbe non essere facilmente comprensibile o comunque lasciare spazio a delle interpretazioni ambigue.

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012

 

 

LEGGEWEB n.19 – Ammansire le belve

 

Ammansire le belve

 

Nella vita professionale o privata può capitare a tutti di incontrare una persona adirata; in pochi attimi i comportamenti consoni a una società civilizzata possono scomparire per lasciare spazio a reazioni e a gesti comandati più dall’istinto che dalla ragione. I motivi della rabbia possono essere i più vari e non sempre si conosce la personalità o il grado di sopportazione delle persone con cui abbiamo a che fare (tanto in un tribunale come in un supermercato).

Può risultare molto utile sapere come affrontare tali atteggiamenti e cercare di ricondurre alla ragione, o almeno calmare, una persona alterata. Cominciamo col dire che bisogna fare attenzione all’abbigliamento della persona in questione e altri piccoli indizi accessori quali il taglio di capelli, anelli, catene e così via; una persona vestita in maniera aggressiva probabilmente sarà più incline all’aggressività.

La prima cosa da fare è tenere le mani e il petto in vista, evitando di incrociare le braccia, mostrando così di essere inoffensivi agli occhi della persona arrabbiata, a tal scopo è utile anche stringere le spalle e abbassare leggermente il mento.

Nell’avvicinarsi all’altro è opportuno adottare un approccio angolato piuttosto che un approccio frontale, questo per evitare che la persona alterata pensi di essere sfidata o fronteggiata in qualche modo; se possibile provate anche a instaurare un contatto fisico, magari toccandola sul braccio o sulla spalla, per farle sentire la vostra presenza fisica oltre che psicologica.

Per quanto riguarda la comunicazione verbale è preferibile parlare a velocità e a volume normali, per non allarmare chi ci sta di fronte, e usare termini con valenza positiva evitando, se possibile, di pronunciare parole negative che potrebbero peggiorare la situazione.

E’ importante anche prestare attenzione ad azioni che possono segnalare una possibile imminente aggressione (stringere i pugni, agitare braccia o gambe, sferrare pugni o calci a oggetti, mordersi le labbra, ripetizione di parole o frasi aggressive o confuse).

In una situazione di pericolo con più persone presenti una buona tattica può essere quella di rimanere immobili per evitare di essere notati, ovviamente solo nel caso in cui le ire non siano rivolte direttamente verso di noi; se una persona alterata si avvicina troppo con fare aggressivo siate sempre pronti a indietreggiare stabilendo una distanza di sicurezza adeguata.

Per concludere ritengo utile mettere in luce anche un paio di comportamenti da evitare il più possibile quando si fronteggia, volenti o nolenti, qualcuno arrabbiato: non è saggio fissare negli occhi una persona arrabbiata, anche se può essere utile per controllare le sue reazioni, poiché tale gesto viene spesso interpretato come una sfida. Allo stesso modo bisognerebbe evitare di bloccare le braccia e – in generale – i movimenti dell’altro quando non strettamente necessario: infatti, tale costrizione in una situazione concitata potrebbe portare a un aumento dell’aggressività.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/ammansire-le-belve-10567.html

 

LEGGEWEB n.18 – Riconoscere l’aggressore: segnali non verbali e vie di fuga

 

La prevenzione attraverso il muto linguaggio del corpo

 

A tutti, almeno una volta nella vita, sarà capitato di provare questa strana sensazione che porta a far scattare un campanello d’allarme e ad attivare la nostra attenzione e indurci in uno stato di tensione più o meno palpabile.

Per comprendere a livello razionale cosa generi tale inconscia apprensione nei confronti di qualcuno, e in particolare come forma di prevenzione di reati come lo stalking e la violenza sulle donne, ritengo utile dare dei consigli per individuare una probabile persona sospetta o sul punto di commettere un reato.

A tale proposito mi trovo a scrivere del tema del mio intervento al Convegno itinerante “Lo stalking e la violenza sulle donne”, recentemente tenutosi a Palermo, con l’intento di formare e informare più persone possibile anche attraverso questo articolo.

La prima dimensione da tenere in considerazione è la tensione, è utile riconoscere i segnali che caratterizzano questa attivazione fisiologica, che spesso precede un atto criminoso, che sono: gesti di manipolazione (toccarsi il viso, sfregarsi le mani), uno sguardo “anomalo”, agitazione a livello delle braccia o delle gambe, mordersi le labbra.

Bisogna inoltre considerare che spesso una persona che voglia commettere un reato in pubblico mostri segnali legati alla furtività, come avere il volto coperto o parzialmente nascosto, tenere il mento basso per non mostrare il viso o guardarsi attorno per verificare se ci sono testimoni o forze dell’ordine.

Per quanto riguarda un attacco violento, esso è spesso preceduto da manifestazioni tipiche della rabbia, esse sono: pugni stretti, rigonfiamento della mascella e denti stretti, labbra strette con forza, narici dilatate, sguardo tagliente e sopracciglia ravvicinate come a formare una “v”.

In relazione agli assalti di natura sessuale, l’assalitore tende a mostrare la sua eccitazione attraverso alcuni segnali corporei, quali il contatto con la zona inguinale, uno sguardo persistente, leccarsi o mordersi labbra, tenere la bocca leggermente aperta, narici e pupille dilatate.

Una forma di prevenzione, in particolar modo rivolta alle donne, può essere attuata in diversi modi: in primo luogo è bene, qualora si sospetti di qualcuno nelle vicinanze, non alimentare il desiderio evitando il contatto visivo e coprendo le zone scoperte del corpo cercando di allontanarsi; un altro modo è quello di usare il telefono come deterrente parlando con qualcuno o contattando le forze dell’ordine, è comunque utile far finta di telefonare qualora non ci fosse campo.

Nel malaugurato caso in cui si entri a contatto con l’aggressore eventuali reazioni vanno inquadrate sulla direttrice fuga-attacco. Fuggire è di gran lunga il modo più efficace per sfuggire ad un attacco, è utile andare in un luogo affollato camminando o correndo e, all’occorrenza, urlando per attirare l’attenzione. In caso ci si trovi alle strette è possibile provare a liberarsi urlando e attaccando con mezzi propri (come lo spray al peperoncino) o impropri (oggetti contundenti come una scarpa, un telefono o una chiave) e cercare al più presto una via di fuga.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/la-prevenzione-attraverso-il-muto-linguaggio-del-corpo-10398.html

 

LEGGEWEB n.17 – Seduzione: differenze di genere nel linguaggio del corpo

 

Seduzione: differenze di genere nel linguaggio del corpo

 

Ultimamente si sente parlare spesso di femminicidio, a fronte di una maggiore attenzione dei media che trattano questo triste fenomeno (non sempre in termini costruttivi ma, ahinoi, spesso per il gusto della tragedia) a cui, per una diversa serie di ragioni, nel passato è stato dato troppo poco rilievo.

Conoscere come si comportano uomini e donne quando provano interesse per un’altra persona non solo può aiutare a comprendere meglio i due sessi, ma può essere uno strumento in più per capire diverse situazioni ed evitare incomprensioni di varia natura.

In questa occasione, ci limiteremo a trattare le differenze di genere.
Quando si parla di approccio seduttivo, il linguaggio del corpo di un uomo differisce alquanto da quello di una donna.
Intanto definiamo due conformazioni tipiche dei due generi, all’interno del nostroDNA è inscritto un tipo di comportamento differenziato nel meccanismo della seduzione e dell’accoppiamento; l’uomo tende ad assumere posture e atteggiamenti dominanti rispetto alla donna, la quale tende in maniera complementare ad assumere comportamenti seduttivi di sottomissione.

Ovviamente si assiste, specialmente nelle società moderne, a un progressivo “rimescolamento” dei comportamenti individuali che spesso vanno al di là delle classi sociali, del genere e dell’etnia; questo porta, a volte, a invertire i ruoli e si può assistere ad approcci femminili aggressivi con timide risposte da parte degli uomini, ma in linea di massima la natura porta l’uomo ad assumere il ruolo di difensore (sotto molti aspetti) della donna e dell’ipotetica prole.

Cominciamo dalla posizione della testa; di solito, la donna tende a inclinare la testa di lato e ad accarezzarsi i capelli, mentre l’uomo tende a rimanere con la testa più dritta e composta; lo sguardo, poi, è diverso poiché le donne, avendo una maggiore visione periferica, lanciano sguardi più rapidi rispetto agli uomini che, invece, sembrano molto più “famelici” con i loro sguardi prolungati.

Per quanto riguarda la zona del busto la donna tende a scoprire zone di pelle o a mettere in evidenza la pelle scoprendo piccole zone del vestito, l’uomo ha la tendenza ad impettirsi e a gonfiare i muscoli del petto per apparire prestante e avvenente. È utile ricordare che incrociare le braccia potrebbe essere un segnale di chiusura da parte di entrambi i sessi, in linea di massima però l’uomo ha la tendenza ad apparire dominante coprendo con le braccia un’area maggiore del normale, ad esempio appoggiando un braccio a un muro o mettendo le mani sui fianchi.

Per quanto riguarda la zona delle gambe gli uomini possono avere la tendenza ad allargare le gambe in misura maggiore del normale per segnalare disponibilità sessuale e mancanza di paura (di un eventuale attacco nella zona genitale); allo stesso modo la disponibilità sessuale dell’uomo può essere segnalata tenendo le mani in tasca con i pollici fuori che puntano verso i genitali. Per entrambi i sessi è anche utile dare un’occhiata all’orientamento dei piedi altrui, in quanto possono essere degli indicatori che “puntano” verso l’oggetto del reale interesse altrui (inclusa anche una via di fuga…).

È interessante notare che quando si instaura una forte empatia tra due persone è possibile assistere a un certo livello di “sincronizzazione” fra esse: infatti il respiro e lo sguardo tendono a diventare simili sotto molti aspetti, in alcuni casi addirittura è possibile che anche il battito cardiaco diventi simile a quello della persona che ci sta accanto.

Un avviso doveroso nei confronti degli uomini è quello di fare attenzione agli accessori di una donna, che possono anche denotare la sua precisa volontà di non voler risultare appariscente e di non voler sedurre (e tantomeno essere sedotta…); alcune di queste “mancanze” possono essere le seguenti: assenza di trucco, assenza di accessori (collane, orecchini, bracciali), capelli legati, occhiali molto semplici, tacchi bassi.

Altro elemento sui comportamenti non verbali che può risultare utile sapere, al di là della seduzione, è che le donne hanno una circolazione sanguigna periferica più debole rispetto all’uomo, questo fa sì che abbiano più spesso le estremità fredde e siano soggette a fenomeni di sudorazione o pallore improvvisi. Un ultimo aspetto degno di nota è il fatto che le donne siano naturalmente più portate alle relazioni umane: in generale sorridono più degli uomini e stanno spazialmente più vicine alle altre donne rispetto a quanto facciano gli uomini tra di loro.

 

Dott. Francesco Di Fant, Esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/seduzione-differenze-di-genere-nel-linguaggio-del-corpo-10076.html

 

PASSIVITA’ E AGGRESSIVITA’ NELLA CNV – LIE TO MANA’ (5 luglio 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Stefania Lillo, Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi si parla di come riconoscere i segnali corporei della passività e dell’aggressività! – 5 luglio 2013




Buon ascolto! 🙂