CoachMag Club – Prima sessione sulla Comunicazione Non Verbale

👥 È iniziato un nuovo modulo nel CoachMag Club, il Club dei Coach Eccellenti, la prima community di Coach professionisti che ti forma all’eccellenza, ti informa su ogni aspetto della professione e porta al livello superiore il tuo business da Coach!

A formare i Coach e gli aspiranti tali all’interno del CoachMag Club è il turno adesso del nostro Francesco Di Fant, uno dei massimi esperti italiani di Comunicazione Non Verbale, consulente e formatore presso aziende nazionali e multinazionali.

👁 All’interno del CoachMag Club tratterà temi specifici relativi alla Comunicazione Non Verbale, condividendo alcuni aspetti teorici e, soprattutto, le numerose applicazioni pratiche di questa disciplina: dal Public Speaking all’analisi della Menzogna, passando per l’utilizzo del Linguaggio del Corpo come strumento attivo di comunicazione e come mezzo di analisi del comportamento gestuale altrui, anche in situazioni complesse.

Su quale tema ci formerà nello specifico Francesco in queste due settimane?

💥 L’argomento è di grande importanza per la nostra professione, si tratta di: “Comunicazione Non Verbale per i Coach: il linguaggio del corpo”… siamo già tutti pronti, con occhi e orecchie ben aperti!

Ecco l’anteprima in questo video di Francesco… buona visione!

P.S. Vuoi unirti al Club dei Coach Eccellenti? Iscriviti qui: ➡ http://www.coachmag.it/coachmag-club/ Ti aspettiamo! 😉

Dare e ricevere Feedback con la Comunicazione Non Verbale – CoachMag 42

 

Il feedback è un elemento importante per un Coach e i suoi Coachee, sapere riceverlo ed esprimerlo in maniera corretta ed efficace può essere un grande supporto per il percorso di miglioramento del Coachee. Il feedback richiede analisi e una reale capacità di ascolto attivo: l’attenzione è rivolta all’altro e si deve possedere anche la capacità di ascoltare e osservare se stessi.

 

Il feedback è una strategia di controllo degli interlocutori per verificare lo scambio comunicativo che si esprime con mezzi visivi (postura, gesti, movimenti del capo, mimica) e verbali (frasi, domande, riformulazioni, brevi espressioni). Elementi fondamentali sono: focus sui comportamenti e non sulla persona, tempestività, chiarezza, proposte di miglioramento.

La Comunicazione Non Verbale può essere un valido supporto nel dare e ricevere dei feedback, può darci utili indicazioni per comportarci in maniera efficace durante i momenti dedicati al feedback.

 

DARE UN FEEDBACK CON LA CNV

Quando si è nella situazione di dover dare un feedback a qualcuno, è utile mantenere il contatto visivo senza eccedere e risultare invadenti, quando si sottolineano concetti legati alla decisione e all’azione è bene usare gesti lineari mentre con temi legati alla collaborazione è meglio utilizzare gesti circolari…

(Continua su COACHMAG n.42 con consigli relativi a dare e ricevere un feedback con la CNV –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.42, Anno 9, Novembre 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo“.

 

Linguaggio del Corpo e Comunicazione Non Verbale: come gestire le sessioni one-to-one – CoachMag n.41

 

Il crescente interesse che riscuote la Comunicazione Non Verbale è dimostrato dal numero di aziende, organizzazioni e privati che si orientano verso questo tema. Sempre più spesso singole persone chiedono di essere formate in sessioni one-to-one che, anche se non riflettono esattamente delle sessioni di Coaching, devono tener conto di numerosi elementi per garantire il successo dell’attività formativa, intesa sia come un accrescimento delle proprie conoscenze che come un percorso di miglioramento personale.

Come andrebbe condotta al meglio una sessione one-to-one mirata all’apprendimento del Linguaggio del Corpo?
Per delineare una strategia possiamo prendere in prestito una formula coniata dal famoso Coach Tony Robbins: FFS, la Formula Fondamentale per il Successo che si basa su quattro semplici punti (1-Obiettivi, 2-Azione, 3-Verifica, 4-Adattamento).

 

OBIETTIVI
Innanzitutto è necessario verificare gli obiettivi del Coachee (chiameremo il discente in questo modo avendo già specificato che non si tratta di una classica sessione di Coaching) facendoli emergere, analizzandone la fattibilità e il numero di ore e di incontri necessari per raggiungerli…

(Continua su COACHMAG n.41 con consigli relativi a obiettivi, azione e verifica, apprendimento –  www.coachmag.it)

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.41, Anno 9, Settembre 2018, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo“.

 

Linguaggio del Corpo: gli errori da evitare nel Coaching – COACHMAG n.31

 

Emozioni, sentimenti e stati d’animo sono rivelabili dalle espressioni facciali e dal comportamento gestuale, riuscire a leggerli in tempo e gestirli è importante per assicurare una buona riuscita di una sessione di Coaching.

Un Coach che miri a far bene il proprio lavoro e a mantenere una relazione di qualità col proprio Coachee dovrebbe saper gestire il proprio Linguaggio del Corpo e riuscire a leggere efficacemente quello altrui.

Per raggiungere l’eccellenza si dovrebbero evitare alcuni errori comuni. Uno dei primi in cui solitamente si incorre è quello di pensare che la Comunicazione Non Verbale sia sempre efficace al 100%. La CNV, pur essendo uno strumento potente, non è una bacchetta magica; migliora la comunicazione ma non è detto che ci garantisca il risultato prefissato senza opportune precauzioni e la capacità di comprendere il contesto comunicativo. Ci sono due categorie di errori che si possono commettere nell’uso della Comunicazione Non Verbale: quelli in cui si incorre nell’applicazione attiva del linguaggio del corpo e quelli che ricadono nell’osservazione della CNV altrui.

 

USARE ATTIVAMENTE LA CNV:

Durante una sessione di Coaching si usa spesso il corpo come strumento di comunicazione attiva con il Coachee. Un errore comune è quello di non prestare adeguata attenzione all’uso del Linguaggio Paraverbale, questo avviene quando si pone troppa attenzione nella gestione e nel controllo dei movimenti e dei gesti effettuati col proprio corpo, in questo caso l’uso corretto della voce come strumento comunicativo di valore può passare in secondo piano.

Ad esempio si può usare un tono di voce troppo alto per far arrivare i nostri messaggi, oppure può capitare di parlare troppo in fretta per timore che il tempo di una sessione non basti a raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo caso è bene rendersi conto quanto prima di questo tipo di errori e riallineare il proprio strumento vocale a favore del Coachee, permettendogli di seguirvi al meglio anche attraverso l’uso della vostra voce.

Un altro errore tipico è quello di non differenziare il proprio Linguaggio del Corpo per adeguarlo allo stile comunicativo del Coachee. Il proprio stile comunicativo e, di conseguenza, la propria Comunicazione Non Verbale dovrebbero essere flessibili e capaci di adeguarsi alla situazione comunicativa e alle persone che abbiamo di fronte.

Senza questa flessibilità ci si muove e si gesticola in maniera prefissata prestando poca attenzione a elementi che dovrebbero aiutare nell’allineamento della comunicazione come il Mirroring (verbale, paravebrale e non verbale), una corretta alternanza di gesti circolari (inclusivi) e lineari (direttivi) e un’attenta verifica dell’impatto della nostra comunicazione e del feedback che si riceve da parte del Coachee.

 

OSSERVARE LA CNV ALTRUI:

L’altra categoria di errori da evitare nel Linguaggio del Corpo avviene durante l’osservazione della Comunicazione Non Verbale altrui. In questo caso esistono tre diversi errori d’interpretazione piuttosto comuni: l’effetto Brokaw, l’effetto Otello e l’effetto Pigmalione.

L’EFFETTO BROKAW

L’effetto Brokaw consiste nel voler riconoscere l’intenzione dietro il comportamento altrui basandosi su alcuni parametri fissi e rigidi; senza tenere in alcuna considerazione il contesto, le caratteristiche individuali dell’altra persona e altri possibili fattori (sociali, ambientali, culturali).

L’EFFETTO OTELLO

L’effetto Otello si verifica quando un’analisi parziale o incompleta di alcuni elementi si sposa con un pregiudizio negativo, arrivando così a una conclusione errata. Tale effetto prende il nome dal protagonista della omonima tragedia di Shakespeare, il quale uccide l’amata Desdemona accecato dalla gelosia e dal pregiudizio, confondendo la paura di non essere creduta di Desdemona con la paura legata alla menzogna.

L’EFFETTO PIGMALIONE

L’effetto Pigmalione, infine, avviene quando un pregiudizio positivo ci porta a distorcere la realtà delle cose, creando degli effetti controproducenti nella relazione tra le persone. E’ esattamente l’opposto dell’effetto Otello, in questo caso si tende a essere troppo buoni con il soggetto osservato e si attivano dei filtri logici e percettivi che spingono a giustificare eccessivamente l’altro o a fingere di non vedere eventuali atteggiamenti negativi.

Se vi capita di incappare in qualcuno degli errori fin qui illustrati, non preoccupatevi troppo. Con la giusta dose di attenzione e di pazienza tutti possiamo migliorare; infatti gli errori possono aiutarci a crescere e a perfezionarci giorno dopo giorno.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.31, Anno 8, Gennaio 2017, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it

 

L’uso del Linguaggio del Corpo nella sessione di Coaching – COACHMAG n.30

 

In una sessione di Coaching è di fondamentale importanza saper comunicare bene con chi abbiamo di fronte, un buon Coach dovrebbe riuscire a comunicare al meglio delle sue possibilità, usando anche la Comunicazione Non Verbale che può risultare una valida alleata sia per trasmettere al meglio i nostri messaggi che per comprendere stati d’animo ed emozioni provate dagli altri.

Per un coach una cosa importante da considerare è il suo ruolo, egli deve dimostrare sicurezza e infonderla nell’altro o il suo impatto sarà ridotto rispetto alle aspettative. Come si può dimostrare sicurezza attraverso il Linguaggio del Corpo? Ci sono alcune semplici regole da seguire per non sbagliare durante una sessione di Coaching, prendiamole in esame una per una.

1) Usare il contatto fisico per manifestare apprezzamento: un buon Coach sa che per essere davvero incisivo dovrebbe far sentire al coachee la sua presenza non solo in termini psicologici ma anche fisici, per questo motivo è utile cercare un contatto fisico nei primi minuti della sessione. Oltre alla rituale stretta di mano sarebbe bene che il Coach instauri un contatto fisico con l’altro, magari toccando la spalla o la parte superiore del braccio (zone considerate di “libero accesso” anche da parte di persone con cui non si è in particolare confidenza).

2) Non incrociare le braccia o le gambe: stare con le gambe o le braccia incrociate non significa necessariamente essere in una posizione di chiusura, infatti può anche essere una posizione di riposo; per evitare incomprensioni tuttavia è meglio che il Coach abbia sempre posture del corpo aperte che dimostrino al coachee la sua disponibilità al rapporto e alla comunicazione.

3) Sorridere: il sorriso è il più antico segnale umano per dimostrare mancanza di aggressività, anche i primati e molti altri animali usano il sorriso (o particolari variazioni di esso) per comunicare ad altri membri della stessa specie la volontà di non aggredire l’altro e di cercare una convivenza pacifica. E’ stato studiato che il nostro cervello elabora la presenza o meno del sorriso su un volto in tempi velocissimi, più veloci di tutte le altre strategie di riconoscimento che il nostro cervello mette in atto.

4) Avere un’immagine curata: non serve scomodare la disciplina della vestemica per capire che “l’abito fa il monaco”, la nostra immagine infatti trasmette un’idea di ciò che siamo e di come ci poniamo. Curare la propria immagine e scegliere indumenti e accessori che siano consoni con il ruolo di Coach è importante per comunicare professionalità e rispetto per sé e per gli altri. Infatti come diceva Oscar Wilde “Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”.

5) Usare una stretta di mano decisa: la stretta di mano è il primo contatto fisico tra due persone, per dimostrare sicurezza bisognerebbe effettuare una stretta di mano decisa che trasmetta energia e voglia di mettere tale energia, fisica e mentale, a disposizione dell’altro. E’ utile trovare la giusta misura nella forza impiegata, una mano molla non ispira sicurezza ma una stretta di mano troppo potente potrebbe infastidire l’altro, che si trova a dover sfuggire a tale morsa. Inoltre una stretta di mano troppo forte potrebbe comunicare arroganza e la volontà di prevaricare l’altro.

6) Schiena dritta e spalle indietro: tenere una postura diritta segnala la presenza di energia fisica e mentale. Infatti quando ci si sente tristi o depressi tale postura è difficilmente raggiungibile poiché la stanchezza mentale viene espressa dal nostro corpo attraverso posture che segnalano debolezza, ad esempio tenendo la schiena curva e le spalle abbassate con la testa leggermente in avanti.

7) Mantenere mento e sguardo dritti: la posizione della testa comunica atteggiamenti diversi, stare con il mento alzato può segnalare arroganza e sfida, si lascia scoperta la delicata zona della gola a segnalare che non si teme un attacco altrui. Stare col mento abbassato, al contrario, comunica difesa o timidezza, segnalando il timore di venire attaccati. E’ bene rimanere con il mento in posizione dritta mantenendo lo sguardo sull’altro, questa postura equilibrata dimostra la volontà di incontrare l’altro sullo stesso piano, senza mostrare segnali di difesa o di attacco.

8) Tenere le mani in vista: nascondere le mani dalla vista altrui può venire interpretato come la volontà di non voler mostrare qualcosa per paura o timidezza, per comunicare sicurezza e fiducia è buona norma tenere le mani in vista.

 

Francesco Di Fant

 

Articolo pubblicato sulla rivista COACHMAG n.30, Anno 7, Novembre 2016, nella rubrica “Silenzio! Parla il corpo”.
www.coachmag.it