Sorrisi “russi”? – David Matsumoto

È quasi un cliché, anche tra i russi e americani, scherzare sul fatto che i russi sorridano poco. Ma questo riflette diversi livelli di felicità?

Ci sono alcune prove del fatto che i russi siano meno felici degli americani, ma la ricerca attuale suggerisce che ciò non sia dovuto a enormi differenze sottostanti. Invece, ciò può essere spiegato meglio dalle diverse aspettative culturali. Mentre gli americani sono incoraggiati a sorridere in pubblico, i russi sono fortemente scoraggiati dal farlo.

Come spiega il Dr. David Matsumoto di Humintell, i russi, come molte società collettiviste, vivono sotto aspettative più rigide di controllo emotivo. Questo è vero soprattutto con gli estranei, poiché aiuta a sottolineare le differenze tra amici e sconosciuti.

Nonostante il contegno spesso gelido, il Dr. Matsumoto ha sottolineato che ciò non significa che i russi non possano mai essere espressivi. Devi solo conoscerli e aspettare che si aprano.

In effetti, il Dr. Matsumoto ha osservato “Una volta che si bevono bicchierini di vodka insieme, sono più espressivi di chiunque altro”.

Questo può sembrare strano per molti americani, che sono incoraggiati a sorridere nei contesti quotidiani, ma i nostri sorrisi sembrano piuttosto strani ad altre culture! Molti russi possono vedere la nostra espressività come un segno di un atteggiamento ingenuo.

Nel nostro blog poche settimane fa abbiamo discusso di come la cultura giapponese incoraggi i sorrisi in pubblico e con estranei, ma ancora in modi diversi rispetto agli americani. Molte persone dal Giappone possono sorridere per nascondere altre emozioni, piuttosto che esprimere felicità o cordialità. Questo è notevolmente diverso dai russi che manterranno un’espressione neutrale in quei contesti.

Il significato culturale del sorriso – David Matsumoto

Sappiamo che le espressioni sono differenti nelle varie culture, ma l’analisi di come riconosciamo i sorrisi porta questa osservazione in primo piano.

In un importante studio del 1993, il dottor David Matsumoto e il dottor Tsutomu Kudoh di Humintell hanno cercato di esplorare le differenze tra il modo in cui gli americani e i giapponesi esprimono e percepiscono i sorrisi. Ciò rivelerebbe diverse ipotesi culturali ma tale studio è anche riuscito a dimostrare alcune somiglianze potenzialmente inaspettate.

I sorrisi sono oggetti ideali per iniziare questo tipo di lavoro, poiché ci sono molti tipi di sorrisi e tutti rivelano emozioni diverse o servono a funzioni sociali diverse.

Inizialmente, è importante notare che gli americani e i giapponesi, quando sono da soli, tendono a mostrare espressioni molto simili di disgusto, rabbia, paura e tristezza. Questi hanno dimostrato di essere espressioni universali, dopo tutto. Tuttavia, questo non è sempre vero quando gli altri sono presenti nella stanza, come molti partecipanti giapponesi sorrideranno nonostante siano esposti a immagini disgustose o tristi.

Ciò sarebbe spiegato dal fatto che i sorrisi hanno alcune connotazioni negative in Giappone, dove la maturità è vista come radicata nello stoicismo e nella serietà nonostante le emozioni sottostanti. Invece di esprimere gioia, i sorrisi sono spesso usati per questo scopo: nascondere le emozioni sottostanti anziché mostrarle.

A causa dei loro diversi usi, quindi, sarebbe ragionevole pensare che persone di culture diverse leggano in sorrisi in modo diverso. Se siamo abituati a sorridere durante i momenti in cui siamo tristi, sarà meno probabile attribuire la felicità ad altre persone che stanno sorridendo.

Matsumoto e Kudoh hanno cercato di comprendere ulteriormente questo fenomeno esponendo i partecipanti americani e giapponesi a immagini di entrambi i sorrisi e facce neutre. A loro è stato poi chiesto di valutare per ciascun caso l’attrattività, l’intelligenza, la cordialità e la socievolezza. L’obiettivo generale di questo studio era determinare se la cultura partecipante avesse avuto un impatto significativo in queste valutazioni.

A quanto pare, gli americani hanno giudicato i volti sorridenti più intelligenti, americani e giapponesi hanno entrambi giudicato i volti sorridenti più socievoli. Mentre erano d’accordo su quest’ultimo punto, gli americani giudicavano le facce sorridenti molto più socievoli rispetto alle loro controparti giapponesi.

Entrambe queste distinzioni si adattano all’idea che gli americani enfatizzano maggiormente il sorriso nelle interazioni sociali. Gli americani percepirebbero la mancanza di un sorriso da parte di un individuo giapponese come un segno potenzialmente negativo, mentre il giapponese potrebbe fare il contrario.

Eppure, nonostante queste differenze, entrambi i partecipanti hanno giudicato i sorrisi come un elemento attraente. Ciò potrebbe indicare che i sorrisi riflettono le caratteristiche esterne piuttosto che più nozioni interne come socialità e intelligenza.

E’ chiaro che il sorriso è una componente incredibilmente importante per leggere efficacemente le persone, ma dobbiamo analizzarlo con una comprensione delle differenze culturali.

Sigarette e Linguaggio del Corpo

 

Nell’immaginario collettivo un semplice oggetto, come una normale sigaretta, può essere visto come un simbolo di sesso e potere, morte e desiderio. Celebrità quali Jean-Paul Belmondo, Greta Garbo e Sean Connery col suo James Bond, non sarebbero state le stesse stelle inarrivabili avvolte da un alone di mistero senza la loro immancabile sigaretta in bocca, ma soprattutto senza il loro modo di fumarla, manipolarla, modulare le espressioni del viso e sbuffare il fumo nell’aria circostante.

Durante l’atto di fumare una sigaretta, le espressioni del viso in qualche modo accompagnano tale gesto, non solo a livello fisiologico per seguire la muscolatura della bocca, ma anche intensificando lo sguardo, ammiccando un sorriso e via dicendo. Bisogna però stare attenti alle smorfie involontarie, ad esempio è tipico assumere un’espressione di disgusto se il fumo va negli occhi o se sentiamo uno strano sapore in bocca.

Anche le mani del fumatore giocano il loro ruolo, tamburellare e manipolare la sigaretta è una cosa abbastanza comune di chi vive una situazione più tesa del solito. La sigaretta viene comunemente impugnata in modi diversi a seconda del sesso, le donne tendono a tenere la sigaretta rivolta verso l’alto tenendola tra indice e medio, gli uomini, invece, sono soliti tenere la sigaretta dritta o nascosta nel palmo mantenendola tra il pollice e l’indice. Inoltre, spegnere la sigaretta in un colpo solo equivale a dire «basta», come se il gesto rappresentasse un pugno sul tavolo, normalmente viene spenta più lentamente con diversi colpi schiacciandola ripetutamente sul fondo del portacenere.

Anche le posture del nostro corpo sono state influenzate da anni di cultura iconica legata alle bionde sigarette, qualche esempio? La posizione da duro che ci possono ricordare le vecchie star hollywoodiane del genere western, piede su una roccia, sguardo stretto e puntato verso l’orizzonte e (a scelta) braccia incrociate e petto inclinato in avanti o braccia sui fianchi e petto in fuori, per non parlare delle pose lascive di certe dive di mezzo secolo fa, la posizione delle dita citata in precedenza contribuisce anche alla creazione di tale immagine.

Un altro aspetto da analizzare è il fumo: sbuffarlo in alto di solito è considerato un gesto rude, poiché in questo modo è molto facile dare fastidio alle persone intorno a noi, mandare il fumo in alto, però, può anche significare che il fumatore sta sul punto di prendere una risposta positiva, nel caso che stia meditando una decisione, e indica in generale una personalità positiva, sicura e aggressiva, che comunica un senso di superiorità. Sbuffare il fumo in basso, invece, denota la persona come negativa, diffidente e misteriosa e può indicare che sta per dare una risposta negativa.

Il fumo può anche funzionare da vera e propria barriera fisica: questa cortina delimita uno spazio aereo personale in cui viene meno naturale entrarci per chi sta intorno; sbuffare il fumo in faccia è considerato un segnale di aggressività, però se soffiato con delicatezza sul viso di una persona che ci attrae, funziona come gioco di seduzione, la persona che viene inondata dal nostro fumo è costretta a condividere la nostra stessa aria, allo stesso modo la nuvola di fumo, invece che delimitare una barriera, può anche funzionare come spazio esclusivo per due persone in cui il corteggiatore voglia fare entrare il corteggiato.

Il fumo, come accennato, era anche un segnale di corteggiamento, addirittura un rito per le vecchie generazioni, anche il gesto di accendere la sigaretta a una donna faceva parte di un galateo perduto e in quel gesto, ad esempio, si poteva esprimere virilità, sensualità e attrazione allo stesso tempo, in un gioco di sguardi e piccoli rituali di movimento.

E siccome non c’è fumo senza fuoco, vale la pena accennare a qualche curiosità sulla gestualità connessa all’accendino, se si gioca col fuoco, nel vero senso della parola, i significati posso essere diversi: accenderlo e fissare la fiamma segnala un desiderio di tenerezza, affetto e amore, accendere e spegnere ripetutamente la fiamma invece indica generalmente aggressività o rabbia.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il linguaggio non verbale della testa

 

Durante una comunissima giornata compiamo centinaia di movimenti con il capo, normalmente scuotiamo la testa per dire no o per mostrare la nostra disapprovazione, annuiamo per dire sì o per incitare il nostro interlocutore a proseguire nel suo discorso, abbassiamo la testa per vergogna o per ripararci da vento e sole; questi e molti altri piccoli e grandi movimenti vengono compiuti in maniera più o meno cosciente, ma siamo sicuri di saper leggere quello che la testa vuole dirci?

Posizioni della testa: Tra le varie posizioni che la testa può assumere, quella inclinata verso il basso è sicuramente quella che comunica maggiormente negatività. La testa china può essere indizio di insicurezza, timidezza, aggressività o disapprovazione da parte altrui, ad esempio, se vi trovate nel mezzo di una discussione o in una riunione d’affari. Invece, le persone che tendono ad avere la testa inclinata tendono a essere aperte all’ascolto, generose e interessate alla relazione con l’altro; in natura, il fatto di restare con il collo scoperto è pericoloso, poiché lasciamo alla mercé dei predatori una delle parti più sensibili del nostro corpo; questo atteggiamento denota principalmente sottomissione e aiuta il rapporto con gli altri, a causa della manifesta non aggressività. Un atteggiamento neutro e imparziale hanno, invece, le persone che tendono a mantenere il capo dritto, valutando la situazione prima di esprimersi; se il mento risulta alzato può essere indice di arroganza e superiorità nei confronti di chi parla o dell’argomento trattato.

Quando la testa è in movimento: Il gesto di abbassare la testa è tipico di chi si vuole scusare e indica principalmente sottomissione; anche in presenza di un forte spavento si alzano le spalle e si abbassa la testa per proteggersi istintivamente da qualcosa; il collo un attimo prima è esposto all’ambiente circostante e un momento dopo spalle e testa concorrono a chiudere l’accesso a chiunque; è anche un modo per occupare meno spazio sembrando, in questo modo, meno minacciosi.

Ruotare il capo a destra e sinistra è considerato indizio di un atteggiamento negativo; è tipico di chi ascolta e non è d’accordo con le parole dell’interlocutore; se una persona afferma qualcosa scuotendo il capo ci sono buone probabilità che stia mentendo; il nostro cervello attribuisce solitamente maggiore importanza alla gestualità della testa, che alle parole ascoltate.

Scuotere la testa in alto e in basso è considerato un segno positivo, specialmente se accompagnato da un sorriso; è generalmente considerato un gesto di approvazione, sia mentre si parla, che mentre si ascolta. Questo gesto, che è diffuso in gran parte del mondo, è stato oggetto di studi e dalle ricerche emerge che esso è contagioso al pari di uno starnuto; infatti, se usato durante una conversazione, l’effetto è quello di rinforzare l’approvazione da parte dell’interlocutore e al tempo stesso di creare un’atmosfera positiva nel dialogo. Inoltre se si annuisce con movimenti lenti si induce la persona di fronte a noi a parlare più a lungo e ad aprirsi maggiormente; spesso i venditori esperti usano questo innocente gesto per indurre il potenziale acquirente a sbottonarsi di più e rivelare informazioni utili per la vendita stessa; diventa più difficile opporre un secco «no» durante una conversazione in cui il nostro interlocutore si dimostri positivo con tale gesto che spesso, come detto prima, viene ripetuto automaticamente dall’altra persona.

Cenni parziali della testa, invece, possono avere significati diversi a seconda della culture, come ad esempio nei Paesi arabi, dove un singolo movimento del capo verso l’alto significa «no»; in India per dire «sì» la testa viene inclinata lateralmente a sinistra e destra; un singolo gesto verso il basso, in molte culture, viene considerato un segnale di assenso, ma anche in questo caso, è sempre meglio conoscere le culture con cui si viene a contatto, per evitare, perlomeno, di fare brutte figure indesiderate.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Il corpo parla anche nel sonno

 

Il regno di Morfeo è senza ombra di dubbio un luogo unico e magico; al termine di una lunga giornata il nostro fisico e la nostra mente finalmente si rilassano per concedersi qualche ora d’oblio rigenerante (si spera). Emozioni e pensieri consci lasciano il posto all’inconscio e all’avvento del sogno; così come la nostra psiche, anche il nostro corpo si libera ed esprime quello che di giorno, a volte, tiene sotto controllo.

La nostra personalità più profonda spesso si esprime proprio sotto il manto del sonno e la posizione che preferiamo per addormentarci o nella quale dormiamo può svelare alcuni aspetti della nostra persona.

La posizione più comune per dormire è la classica posizione fetale, quasi la metà delle persone dorme in questo modo; la postura richiama appunto quella di un feto e tecnicamente è la posizione migliore per minimizzare la dispersione del calore corporeo. Le persone che assumono questa posizione sono ritenute sensibili e, a volte, possono essere timide nelle situazioni nuove; se inoltre abbracciano il cuscino o si abbracciano da soli, questo può essere indizio di un bisogno di affetto e rassicurazione.

Chi invece dorme in una posizione distesa a pancia in alto, con le braccia lungo i fianchi, sono in genere persone pacate e riservate, non amano il rumore e la confusione, sono organizzate e attente a fare le cose nel modo giusto.

Coloro che dormono distesi sul fianco, con le braccia in basso, tendono ad avere un carattere espansivo e fiducioso, amano socializzare e stare in mezzo agli altri.

Invece le persone che dormono stese sul fianco, ma con le braccia sollevate all’altezza del viso, sono considerate persone aperte ma attente a valutare tutto attentamente.

Anche quelli che dormono proni, ovvero a pancia in giù, di solito sono persone che apparentemente si trovano bene con gli altri, ma che possono diventare permalose e suscettibili.

Meno comune è la posizione di chi dorme con le braccia alzate; questa caratteristica indicherebbe una personalità sicura di sé e indipendente, pronta all’ascolto e ben disposta nei confronti dell’amicizia e dell’aiuto reciproco.

Vediamo anche come interagiamo con il nostro cuscino: stringerlo equivale, come detto prima, a un bisogno di protezione; mettere la testa sotto di esso, invece, indica una personalità decisa, che evita le mezze misure. Dormire senza il cuscino corrisponde a un carattere equilibrato, ma a volte troppo critico con se stesso; chi respinge il cuscino nel sonno, invece, indica un bisogno di libertà; coloro che, al contrario, usano più di un cuscino sono considerati edonisti, fantasiosi, ma anche un po’ pigri.

Anche il modo con cui conviviamo con le coperte può essere importante: chi si avvolge stretto in esse comunica il bisogno di sicurezza; quando le lenzuola ci avvolgono completamente come una mummia, testa compresa, potrebbe segnalare addirittura la forte necessità di una fuga dalla realtà. Dormire con i piedi che escono fuori dalle coperte o dal letto è indice di una personalità libera, estroversa e spontanea, ma anche un po’ confusionaria.

Il linguaggio del corpo può anche essere un termometro per la vita sessuale e affettiva della coppia: la posizione fetale a specchio è quella che indica il massimo grado di affinità; anche la posizione a tandem, ovvero abbracciati con la schiena di uno poggiata al petto dell’altro, è un segnale di una vita affettiva soddisfacente. Se si dorme uno a pancia in alto e l’altro con la testa poggiata sul petto altrui, può essere indice di una ricerca di protezione da parte di chi sta sopra; una posizione che può indicare un malessere affettivo è quella in cui si è voltati uno da una parte e uno dall’altra, evitando anche il contatto con la schiena.

Il linguaggio del corpo che riposa può essere diverso, come abbiamo visto, e per analizzare quanto detto finora vanno considerati anche alcuni fattori ambientali che possono influenzare la postura (specialmente se si condivide lo stesso letto); ci sono persone che dormono completamente al buio e alcune che si sentono a disagio e gradiscono che filtri un po’ di luce.

Bisogna poi considerare i rumori, come ad esempio il russare, che è più facile se si dorme con la pancia in alto. Inoltre, possiamo essere abituati a dormire solo in un lato specifico del letto; potremmo avere a che fare con qualcuno che scalcia o si muove molto durante il sonno (chiaro segnale d’irrequietezza), trasformando così il materasso in un ring notturno, considerando che alcune persone si svegliano addirittura con i piedi del partner sul cuscino.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Ti prude il naso?

 

Il naso non è solo l’organo dedicato all’olfatto, nonché alla respirazione e alla fonazione, è anche uno degli elementi fondamentali della fisionomia, essendo collocato al centro del volto, concorre a creare le varie espressioni del viso, aiuta a farsi un’idea del carattere di un individuo e definisce la linea del profilo.

La sua influenza nell’armonia del viso è notevole, non a caso una delle operazioni chirurgiche estetiche più gettonate, al di là dei casi di reale necessità per la salute, è proprio la rinoplastica, volta a modificare la struttura del naso così all’esterno come all’interno.

Il naso è un organo molto sensibile e possiede numerose innervazioni, in particolare la cavità interna, la quale è innervata da rami di diversi nervi: trigemino, infraorbitario, alveolare, olfattivo e fibre del sistema nervoso autonomo, insomma una vera macchina da guerra per quel che riguarda la ricezione di stimoli chimici e ambientali di varia natura. Non ci deve stupire la complessità di quest’organo, basti pensare al naso di molte specie animali che si rivela essere uno strumento ancora più complicato e sensibile, con caratteristiche fisiche incredibili; un esempio sopra tutti è l’olfatto del cane, spesso utilizzato dall’uomo come valido aiuto in diverse circostanze, quali, ad esempio, la ricerca di persone scomparse o sommerse da una valanga e l’individuazione di tartufi.

Lo starnuto avviene spesso in presenza di modificazioni della temperatura o dell’umidità, anche polvere e pollini posso provocare questa rumorosa comunicazione corporea, così come l’esposizione al sole; per non parlare delle persone allergiche che non possono certo festeggiare l’arrivo della primavera ma anzi la vivono (ahi loro!) come la porta a una stagione di antistaminici e difficoltà respiratorie.

Riguardo alla personalità, è interessante notare quali tipi di naso influenzano maggiormente l’idea che gli altri possono farsi di una persona: il naso greco comunica l’idea di durezza a causa dell’incavo del naso poco pronunciato, il naso all’insù, detto anche alla francese, fa pensare a persone vivaci e sbarazzine, solitamente viene considerato come attraente, il naso aquilino, infine, dà al volto un’aria nobile e rigorosa a causa della sua sporgenza. Il naso piccolo comunica un idea di timidezza e compostezza, mentre un naso grande ci rimanda all’idea di generosità, intelligenza e dinamismo, non a caso esiste il detto avere naso per qualcosa, che sta a indicare una particolare propensione per alcuni tipi di attività o campi della vita. Molte facce con nasi particolari, poi, possono ispirare simpatia proprio a causa della loro peculiarità, non a caso diversi comici hanno saputo sfruttare anche il proprio naso per creare un maggiore effetto di empatia con il pubblico, pensiamo al grande Totò!

Il naso pizzica in diverse occasioni, ad esempio in presenza di una forte emozione come la commozione, questo avviene sempre prima dell’inizio del pianto; anche le persone che generalmente non esternano molto i propri sentimenti quando avvertono l’arrivo di un’emozione si grattano prontamente il naso, gesto volto, in questo caso, a fermare il moto emotivo sul nascere, prima che diventi coinvolgente a tal punto da propagarsi a nervi e muscoli facciali e tramutarsi in un’espressione del viso o anche di più. A volte il naso può pizzicare anche se diciamo una bugia; infatti dal nostro cervello possono arrivare dei segnali che fanno pizzicare il naso e, a volte, vedere qualcuno che si gratta il naso mentre parla può essere un indizio di menzogna, se lo fa mentre ascolta forse l’argomento trattato lo mette a disagio per qualche motivo.

Chi si massaggia il naso, magari chiudendo gli occhi, lo fa per ridurre la stanchezza e concentrare le energie mentali; di solito questo massaggio viene effettuato alla base del naso, in corrispondenza degli occhi, ed è tipico delle persone che portano a lungo gli occhiali a causa di un normale indolenzimento della zona. L’effetto di questo massaggio, che di solito dura pochi secondi, è quello di ritrovare l’efficienza mentale stimolando una reazione attraverso le piccole vibrazioni provocate dal gesto, le quali arrivano fin dentro la testa; gli occhi chiusi aiutano, in questo caso, a eliminare ulteriori stimoli esterni per qualche istante.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

Perché alcuni tengono gli occhi socchiusi?

 

Sicuramente conoscete qualcuno che ha come abitudine quella di tenere gli occhi stretti, quasi socchiusi, vero? Sperando che tutti questi individui non si siano appena svegliati da un sonno profondo, questo ci comunica qualcosa in accordo con lo studio della fisiognomica.
Queste categorie di persone, tendenzialmente, sono timide, coscienziose e riservate. Dall’esterno tendono a essere viste come individui calmi anche quando sono in situazioni emotivamente coinvolgenti. Un altro aspetto interessante è quello dell’espressione dei sentimenti, questi soggetti potrebbero avere problemi a esprimere i sentimenti più profondi (ma è più frequente la volontà di non esprimerli).
Tenere gli occhi stretti (o socchiusi) spesso serve a proteggersi da una luce intensa, o dall’acqua di un temporale così come dalla sabbia in una spiaggia ventosa. Quindi i nostri occhi, sono da considerarsi come una porta d’accesso e d’uscita del nostro corpo e della nostra mente e non solo, come affermavano gli antichi, lo specchio dell’anima.
Ridurre la possibilità di comunicazione, di scambio (a diversi livelli) con l’ambiente esterno ci porta a dedurre una predisposizione alla difesa del proprio mondo interiore, psicologico ed emozionale (timidi, coscienziosi e riservati).
Questa sorta di barriera che viene eretta dà anche la possibilità di essere calmi, di avere un controllo maggiore sulle proprie reazioni emotive, anche in presenza di stimoli che normalmente attiverebbero l’organismo in maniera abbastanza decisa.
Il fatto (volenti o meno) di esternare in maniera meno intensa i propri sentimenti è un logico riflesso di questo atteggiamento nei confronti della vita stessa e del mondo esteriore, visto più spesso come una minaccia che come un’opportunità da queste persone.
Va notato, però, che qui stiamo parlando di individui che hanno come tratto tipico della loro persona il tenere gli occhi stretti; dobbiamo stare attenti a non includere in questa tipologia chiunque stia stringendo gli occhi per altri motivi. Ad esempio dobbiamo controllare se il nostro interlocutore per caso non abbia il sole o una forte illuminazione sparata in faccia, un’altra particolarità sono le persone con gli occhi chiari, infatti coloro che hanno l’iride di colore verde o azzurro di solito hanno una soglia di sopportazione della luce inferiore rispetto a chi ha gli occhi di colore scuro, di conseguenza anche in presenza di condizioni di luce non particolarmente abbaglianti potrebbero esserne comunque infastidite e stringere gli occhi per proteggersi anche per un periodo di tempo prolungato.
Per entrare positivamente in relazione con persone che tengono gli occhi stretti potrebbe essere utile rompere il ghiaccio mantenendo un tono di voce pacato e una gestualità non eccessiva, per dimostrare la propria disponibilità alla comunicazione senza però invadere lo spazio altrui e dare, in questo modo, il tempo all’altra persona di abituarsi alla nostra presenza e instaurare un vero contatto.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.