5 modi in cui il linguaggio del corpo può segnalare problemi – Joe Navarro

Gli indizi non verbali sono importanti per farci sapere cosa pensano, sentono, desiderano, intendono o addirittura temono le persone. Ci aiutano anche a comunicare in modo più efficace o a essere più empatici. Ogni giorno, se osserviamo bene, le persone mostreranno comportamenti che ci danno molte informazioni, a casa, a scuola o al lavoro.

A volte eseguiamo comportamenti che gridano, “Ho bisogno di aiuto”, “Sto attraversando un periodo davvero difficile” o “Le cose vanno veramente male”. Questi comportamenti vanno oltre un volto severo o le spalle abbassate – comportamenti indicativi di un alto disagio psicologico. Per chi è empatico, questi comportamenti comunicano davvero: ecco un’opportunità per aiutare.

Questi comportamenti che tendono a manifestarsi quando le cose vanno veramente male sono chiamati “comportamenti riservati”. Io li chiamo comportamenti “riservati” perché di solito compaiono solo in quei momenti in cui una persona sta vivendo uno stress o un disagio psicologico particolarmente elevato e sembra aver bisogno di essere confortata.

1 – La risposta di blocco

La risposta di blocco (o “congelamento”) è la prima delle tre risposte con cui siamo evoluti per far fronte alle minacce. E’ la prima perché per gli ominidi e per i nostri primi antenati, si può pensare che la principale minaccia alla sopravvivenza fossero i grandi felini. (Questo rimane vero oggi in alcune parti dell’Africa e dell’India, dove gli umani vengono regolarmente attaccati).

Tutti i gatti si orientano verso il movimento fisico, quindi non aveva senso per noi “combattere o fuggire”, come si dice spesso, quando si affrontano i più veloci e più potenti predatori nella savana africana. Quindi ci siamo evoluti per “congelarci” come prima riposta (per evitare di essere scoperti), e in seguito per fuggire (fuga) o allontanarci, e infine per combattere se non ci fosse stata altra soluzione.

Ancora oggi, continuiamo a vedere persone bloccate e apparentemente incapaci di muoversi, quando si trovano in pericolo a causa di un’auto o di un treno in arrivo. Quando sentiamo uno sparo ci congeliamo, come attestano i video, e restiamo fermi quando qualcuno entra in una stanza con una pistola. Questo fa parte del nostro patrimonio evolutivo.

Allo stesso modo, quando qualcuno viene informato di notizie devastanti o, come quando a un sospetto viene detto che esiste un testimone del crimine, spesso la reazione di congelamento entra in gioco. Mentre essi pensano che sono stati catturati e andranno in prigione, sembrano come congelati sulla loro sedia, immobili, rigidi, con le mani che stringevano le gambe o il bracciolo, come in un sedile di espulsione (Navarro 2007, 112).

2 – Dondolarsi avanti e indietro

Come ho scritto qui e altrove, i comportamenti ripetitivi sono calmanti o rassicuranti e ci aiutano a gestire lo stress. Dal rimbalzo del piede al tocco delle dita fino a far roteare le ciocche di capelli, questi gesti ci aiutano a passare il tempo, a goderci un momento o a gestire lo stress o l’ansia momentanei.

Ma l’improvvisa comparsa del dondolare avanti e indietro, quasi come un metronomo, è riservata a situazioni estremamente stressanti – quando si ricevono notizie terribili o si è assistito a un evento orribile. In quei casi – l’ho visto negli adulti come nei bambini – una persona apparentemente si allontana, ignara del mondo e di qualsiasi tentativo di comunicare con lei mentre si autoalimenta oscillando avanti e indietro, a volte per diversi minuti.

Come sottolinea il noto autore e ricercatore David Givens nel suo Dizionario Non Verbale, l’azione oscillante avanti e indietro o di fianco a fianco (pensate a una madre che dondola un bambino per dormire) “stimola i sensi vestibolari ed è quindi tranquillizzante” in un modo primitivo ma modo efficace.

3 – Assumere la posizione fetale

Le notizie schiaccianti o un evento travolgente possono indurci ad assumere momentaneamente la posizione fetale come se volessimo proteggere il nostro ventre (pancia). Questo di solito è accompagnato dall’individuo che si allontana o si disimpegna da chi gli sta intorno. Il comportamento sembra essere rassicurante e calmante. Sappiamo dalla ricerca che se sei fisicamente preso a calci o semplicemente senti una notizia dolorosa, il dolore si registra nelle stesse aree cerebrali (principalmente l’amigdala) e provoca risposte simili.

Questo spiega perché ho visto adulti assumere la posizione fetale come se fossero stati pugnalati allo stomaco quando gli è stato comunicato qualcosa di orribile. In un caso, una giovane madre che ho accompagnato all’obitorio per identificare la figlia crollò nella posizione fetale dopo aver visto il corpo di suo figlio.

4 – Dita intrecciate rigide (mani “a tenda canadese”)

Ecco un comportamento solitamente riservato a quando le persone sono sconvolte o rivelano informazioni inquietanti su se stessi, su eventi tragici o su difficoltà incontrate – o quando le coppie si rompono. Il comportamento viene eseguito in modo subconscio (come tutti i comportamenti riservati) intrecciando le dita irrigidite. Le mani assomigliano a una tenda canadese tenuta ferma o sfregata avanti e indietro. Questo gesto è differente dal solito sfregamento dei palmi delle mani che è un gesto di rassicurazione; le mani a tenda vanno oltre (Navarro 2008, 62).

L’intreccio delle dita irrigidite serve a due scopi pratici. Indica una consapevolezza cosciente che ci sono problemi e provoca una maggiore stimolazione tattile.

Ho visto questo comportamento molte volte quando gli individui devono segnalare cattive notizie – qualcosa di rotto, un incidente stradale, l’intenzione di lasciare un lavoro. I medici che ho formato confermano di aver visto questo comportamento in terapia di coppia poco prima o mentre i pazienti / partner raccontano di infedeltà precedentemente nascoste, di irregolarità o del desiderio di divorziare.

I bambini, come gli adulti, spesso eseguono questo comportamento quando raccolgono la forza per rivelare che hanno fatto qualcosa di sbagliato o che non hanno rispettato un compito.

Un avvertimento: alcune persone fanno questo comportamento di routine, e come tale dovremmo notare il comportamento come semplicemente idiosincratico e non è così significativo come quando appare in altri individui solo in situazioni straordinariamente stressanti.

5 – Labbra dentro le bocca

Occasionalmente vediamo una figura politica o sportiva che deve affrontare la stampa per un episodio sgradevole. In queste scene di scuse pubbliche, spesso vediamo l’individuo davanti ai media, o ai suoi accusatori, e le sue labbra sembrano essere completamente scomparse – risucchiate drammaticamente verso l’interno. Inizialmente, abbiamo sviluppato questa risposta “bocca chiusa – labbra strette” in presenza di cibo avariato o viziato. Nel tempo, abbiamo adattato la bocca chiusa (labbra appiattite strette) per gestire le cose negative che vediamo o sentiamo. Ecco perché quando vediamo dei voli cancellati in aeroporto, i passeggeri guardano il tabellone degli imbarchi dei voli con le labbra compresse. L’estremo di questo gesto è il risucchio delle labbra, un comportamento che comunica agli altri, in tempo reale, che si provano grande angoscia o che sono dispiaciuti.

I comportamenti descritti sopra sono alcuni dei “comportamenti riservati” più frequentemente osservati. Probabilmente ce ne sono altri, come l‘improvvisa copertura del viso con entrambe le mani quando sentiamo qualcosa di tragico. Ma quando sono eseguiti, da adulti o bambini, questi gesti particolari possono servire a dirti che la persona sta vivendo qualcosa di gravemente sbagliato, impegnativo, imbarazzante o stressante. Stanno comunicando esattamente come si sentono, a volte mentre sono sopraffatti e stanno lottando contro qualcosa di significativo. Che grande opportunità per prestare ascolto empaticamente, chiedere come possiamo aiutare, ascoltare attentamente o semplicemente mettere le nostre braccia premurose intorno a loro!

Joe Navarro

https://www.jnforensics.com/post/5-ways-that-body-language-can-signal-trouble

Gambe strette

 

La situazione è classica: una fila fatta di tante persone (alle poste, allo stadio o al tabaccaio), non resta altro che attendere pazientemente il nostro turno… L’altro giorno in una di queste file mi sono soffermato a osservare le gambe delle persone di fronte a me e ho notato qualcosa di interessante: non c’era una persona che aveva le gambe nella stessa posizione di un’altra (inclinazione, piegamento, apertura, ecc.). Quello che però ha attirato la mia attenzione è stata l’apertura delle gambe, c’erano persone che tenevano le gambe più larghe e altre che le tenevano strette, quasi unite.

Dalla larghezza dell’apertura delle gambe in posizione statica è possibile definire il carattere della persona o, per lo meno, la situazione emotiva del nostro interlocutore mentre sta assumendo una determinata posizione. Avete mai notato che le persone sicure di sé tendono a tenere le gambe allargate quando sono ferme? Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio e vediamo di capire come interpretare correttamente la postura delle gambe.

Innanzitutto dobbiamo tracciare due linee immaginarie della stessa larghezza delle spalle e proiettarle al suolo, individuando così due punti sul terreno; questa è considerata una larghezza normale e se una persona di fronte a voi ha le gambe allargate nella stessa misura della sua larghezza delle spalle, denota un atteggiamento equilibrato e razionale.
Se invece notiamo che una persone tiene le gambe strette, quasi con i piedi uniti, ci comunica un senso di chiusura e di rigidità, spesso tali persone assumono questo atteggiamento in concomitanza con altre posture quali la schiena dritta, spalle rigide e tese, tensione a livello della mascella; è una posizione formale che si usa di solito nei confronti dei superiori o di persone importanti; un esempio dei più classici è la posizione militare dell’attenti.

La tipologia di persone che, al contrario, straborda dal limite naturale della larghezza delle spalle e tende a tenere le gambe molto larghe, è quella che maggiormente comunica aggressività (occupando molto spazio) e senso di potere; a volte però, se l’apertura è eccessiva, potrebbe sembrare forzata e contribuire a creare un grottesco effetto come Woody Allen nel film Il dittatore dello stato libero di Bananas, e di conseguenza ottenere l’effetto opposto di vorrei ma non posso (cosa che non capita nel caso di un’apertura naturale rispetto alle spalle). Una particolarità riguardo alle posizione con le gambe aperte è la postura con il piede in avanti, che di solito è il piede dominante, ovvero quello che si usa maggiormente (così come i mancini usano la mano sinistra) e al tempo stesso quello su cui ci si poggia di più. In una situazione con più persone il piede dominante è direzionato verso la cosa che maggiormente attira l’attenzione, nel caso, invece, in cui ci si trovi a disagio il piede, come l’ago di una bussola, sceglierà di puntare l’uscita più vicina.
Il piede punta in avanti poiché il peso del corpo è sbilanciato e si appoggia su un’anca; il piede avanzato indica la direzione verso cui istintivamente un soggetto vorrebbe spostarsi, rappresenta, attraverso l’evocazione del movimento, l’intenzione che una persona esprime in quel momento o che desidera nell’immediato futuro; il piede punta dove la mente vuole.

Anche alcuni tipi di pantaloni a sbuffo, primi fra tutti quelli chiamati alla zuava, particolarmente ampi e rimboccati sotto le ginocchia, giocano un loro effetto, voluto o meno, sulla grandezza e apertura della gambe. Questo particolare tipo di abbigliamento (che prende il nome dalla divisa degli zuavi, nome di alcuni reggimenti di fanteria in vari eserciti) mostra allo spettatore un rigonfiamento evidente nella parte della coscia che, in questo modo, appare più grossa e larga, comunicando in qualche modo un senso di autorità (proprio come se avesse la gambe più aperte del normale) e di rigore (sia per le immagini che alcuni hanno in mente di generali e dittatori delle guerre passate, sia a causa del capo desueto e decisamente fuori moda).

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.