Tanatosi e Comunicazione Non Verbale: quando il corpo rimane immobile – Hdemos

Come affermava lo psicologo e filosofo Paul Watzlawick “E’ impossibile non comunicare”, infatti anche quando si rimane fermi o in silenzio si possono comunicare diverse cose: vergogna, rispetto, stupore, paura, tensione e altro ancora.

Che cos’è la Tanatosi.

A volte capita che le parole non bastino e si rimane in silenzio, nella Comunicazione Non Verbale esiste un tipo particolare di “silenzio del corpo”: la tanatosi. In questo momento particolare il nostro corpo smette di parlare, interrompe la comunicazione rimanendo immobile.

Un buon avvocato dovrebbe saper riconoscere questa particolare forma di comunicazione che può avvenire in diverse situazioni delicate, basti pensare a un’istruttoria dibattimentale, in cui qualcuno (un teste, un avvocato o un giudice) improvvisamente si irrigidisce e rimane immobile, cosa sta succedendo? Cosa sta comunicando con il suo corpo? Comprendere i significati che si celano dietro il Linguaggio del Corpo può essere di grande aiuto per capire meglio il contesto, la personalità altrui e intervenire di conseguenza.

Cosa è la “tanatosi”? Come avviene nell’essere umano?

La tanatosi è un meccanismo di difesa-attacco che prede e predatori in natura mettono in atto rimanendo fermi per cacciare o sfuggire ai predatori; questo avviene nel mondo vegetale come in quello animale, esseri umani inclusi. Basti pensare a un agnello che si finge morto quando ritiene di essere in grande pericolo, questo meccanismo è finalizzato a sembrare morti e le prede già morte non sono molto appetibili per molti predatori. Allo stesso modo i predatori possono rimanere immobili o far finta di essere deceduti per ingannare le prede e farle avvicinare senza temere la cattura.

Nell’essere umano questo avviene per diverse cause, di solito quando due persone litigano e ci troviamo nel mezzo possiamo rimanere immobili per non essere notati ed essere coinvolti nella discussione. In presenza di tensione, disagio, paura (o anche come forma di rispetto) si può optare, in maniera più o meno conscia, per una forma di immobilità che vuole evitare un pericolo o comunicare qualcosa all’esterno.

Come riconoscere la tanatosi attraverso la Comunicazione Non Verbale?

Il Linguaggio del Corpo ci aiuta nell’osservazione del fenomeno della tanatosi che può essere rilevato da diversi indizi: a parte l’immobilità, un grande indizio di stress è la tensione muscolare che risulta elevata in una o più parti del corpo, in particolare negli arti; un altro indizio è l’assenza di contatto visivo, nella tanatosi di solito si tende a guardare in basso. Inoltre è possibile anche assistere, in casi estremi, alla sospensione della respirazione, si trattiene il respiro, in maniera involontaria, per non essere notati; questo è un campanello d’allarme che rileva un alto stato di tensione o paura.

Quando si verifica uno stato di immobilità è anche utile verificare quale possa essere stato il “trigger”, lo stimolo che lo ha portato a verificarsi, potrebbe essere la vista di una persona, di un oggetto o qualche parola che si è pronunciata. Riconoscere uno o più stimoli che hanno messo in moto tale meccanismo può aiutare a concentrarsi su di essi per un’analisi più approfondita del comportamento della persona in esame.

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Tanatosi e Paura – Copia Originale

Avete presente l’agnellino che si finge morto per evitare di essere cacciato?

Alcuni animali per sfuggire a un predatore più veloce di loro, ad esempio l’Opossum, oltre che rimanere immobili arrivano anche ad emettere gas che somigliano all’odore di un animale morto per scoraggiare il predatore.

Questo fenomeno viene chiamato “tanatosi”, da Thanatos, la personificazione della morte per i greci dell’antichità. Questo meccanismo naturale appartiene a piante e animali, prede e predatori, ed è finalizzato ad aumentare le possibilità di catturare una preda o di sopravvivere.

Anche gli esseri umani si possono letteralmente immobilizzare, come quando qualcuno guarda in basso e rimane fermo per non rispondere a una domanda imbarazzante. Un altro caso è quello in cui due persone litigano e una terza persona è nel mezzo della discussione, la persona “neutra” rispetto allo scontro tende a rimanere immobile per non farsi notare e non finire in mezzo alla discussione. Se la situazione poi diventa tesa il poveretto si irrigidirà ancora di più fino all’estremo di trattenere il respiro per non farsi notare dai due litiganti. Quanto più è feroce la discussione e ristretto lo spazio di azione della discussione (che potremmo definire per l’occasione una sorta di arena), più lo sfortunato spettatore manifesterà segnali di immobilità e irrigidimento muscolare, con la tendenza a non guardare le persone che stanno litigando.

Al di là delle situazioni al limite, come può essere il caso del litigio appena citato, molto più spesso si ricorre nella nostra vita quotidiana in maniera più leggera a questo meccanismo naturale, in modo consapevole o inconsapevole. L’espressione “fare gli indiani” è uno dei modi di dire che più si avvicinano a questo comportamento. Qualche esempio: negare l’attenzione a qualcuno mantenendo lo sguardo sul telefono e rimanendo rigidi, oppure fare finta di essere sovrappensiero e continuare a fare un’azione per non rispondere a una domanda collettiva o indirizzata a noi.

L’etologia, la disciplina che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale, ha analizzato il meccanismo della tanatosi anche nel mondo umano. Nell’uomo tale strategia viene usata principalmente per la fuga piuttosto che come tecnica per catturare una preda (in senso letterale o figurato). La tanatosi, vista come meccanismo di fuga/difesa, risulta collegata all’emozione della paura, sia in una situazione di paura lieve che in presenza di un alto livello di paura o di panico, un’alternativa alla fuga fisica può essere questa particolare forma di immobilizzazione del corpo; altre persone, invece, potrebbero reagire alla paura in un altro modo, fuggendo o affrontando il pericolo. Ricordiamo che l’emozione della paura è utile all’essere umano poiché permette un veloce adattamento del corpo alle condizioni psicologiche e fisiche ottimali per una reazione adeguata.

La reazione istintiva dell’uomo al pericolo (l’istinto di attacco/fuga) in questo caso mette in atto una strategia particolare che si basa sul tentativo di inganno della percezione della vista. La nostra attenzione,e i nostri occhi, sono naturalmente attratti da oggetti in movimento piuttosto che da oggetti fermi. Essere in movimento nel campo visivo di qualcuno mette in allerta i sensi altrui e la propria presenza viene “segnalata”, in pratica diventiamo visibili nel “radar mentale” dell’altra persona. Gli animali possono perdere interesse verso animali che sembrano morti poiché

il movimento indica vitalità nel regno animale e molti predatori non amano le prede già morte, immagino che pochi di noi mangerebbero una bistecca maleodorante, vero?

Quali sono i segnali della tanatosi nell’essere umano? Le manifestazioni tipiche sono: la rigidità del collo e degli arti, la tendenza a spostare la testa o tutto il corpo all’indietro rispetto alle persone da evitare, lo sguardo si sposta in basso o di lato, gli occhi potrebbero anche rimanere fissi sugli altri se si pensa che ci possa essere una reale possibilità di pericolo, e in questo modo permettere una tempestiva fuga. Inoltre, come accennato, in caso di forte tensione è anche possibile che la persona immobile arrivi anche a trattenere il respiro per diversi secondi.

Francesco Di Fant

Milano, li 8 Febbraio 2019

https://www.copiaoriginale.it/post/tanatosi-e-paura

Tanatosi e paura

 

Quante volte vi è capitato di assistere a un litigio? E quante volte avete fatto caso al povero amico dei litiganti che si ritrova, suo malgrado, nel mezzo della baruffa?

La cosa più affascinante da osservare è la postura da statua di sale che di solito assume il poveretto che assiste alla lotta tra titani, e quanto più è feroce la discussione e ristretto lo spazio di azione della scena (che potremmo definire per l’occasione un’arena), più lo sfortunato spettatore si irrigidisce e sembra persino che trattenga il respiro per non farsi notare.

Questo fenomeno prende il nome di tanatosi (dal dio della mitologia greca Thanatos che personificava la morte) ed è un comportamento degli animali di difesa o di attacco, a seconda che si tratti di preda o predatore.

L’etologia, la disciplina che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale, ha messo in evidenza questo aspetto anche nel mondo umano e viene usato, principalmente come meccanismo inconscio di fuga. La reazione istintiva dell’uomo al pericolo (l’istinto di attacco/fuga) in questo caso viene attuata in modo molto particolare che si basa su un inganno della percezione del movimento che potrebbe segnalare la propria presenza attiva, la nostra attenzione è naturalmente attratta dagli oggetti in movimento piuttosto che da quelli fermi. Il movimento indica vitalità nel regno animale e molti predatori non amano le prede già morte… avete presente gli agnelli che stirano le zampe e si fingono morti se spaventati o se percepiscono un grave pericolo? Altri animali, come l’opossum, addirittura emettono gas o liquidi corporei maleodoranti che simulano l’odore della decomposizione… neanche voi mangereste una bistecca maleodorante, non è vero?

Nell’uomo la tanatosi si manifesta con una rigidità del collo e degli arti e la tendenza a spostare la testa, se non tutto il corpo, all’indietro rispetto, come nell’esempio in apertura, al luogo del litigio. Lo sguardo di solito si sposta in basso, in alternativa segue la scena se c’è la reale possibilità di un pericolo fisico.

A volte anche in una situazione di paura eccessiva, che sfocia nel panico, una possibile reazione potrebbe includere questa particolare forma di immobilizzazione del corpo, laddove altre persone reagirebbero in un altro modo, fuggendo o affrontando il nemico (dobbiamo considerare il meccanismo della paura utile all’essere umano in quanto permette un veloce adattamento del corpo alle condizioni psicologiche e fisiche ottimali per un’adeguata reazione).

Molto più spesso ricorriamo inconsapevolmente a questa tecnica in maniera più leggera nella nostra vita quotidiana: «fare gli indiani» è esattamente il modo di dire che maggiormente si avvicina a questo comportamento. Qualche esempio: negare l’attenzione a un mendicante mantenendo lo sguardo sul giornale e mantenendosi rigidi in questa posizione, non rispondere a una domanda collettiva o indirizzata a noi fingendo di essere sovrappensiero e continuando a fare esattamente l’azione che si stava facendo in precedenza.

 

Tratto dal libro: “101 cose da sapere sul linguaggio segreto del corpo” di Francesco Di Fant, Newton Compton editori, Roma 2012.

 

PAURA E LINGUAGGIO DEL CORPO – LIE TO MANA’ (12 aprile 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Stefania Lillo, Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi si parla dei segnali del linguaggio del corpo relativi alla paura! – 12 aprile 2013




Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TANATOSI E PAURA – “Chiamate Paperoga!” 24 settembre 2012 (ELLE RADIO)

Collegamento telefonico come esperto di Linguaggio del Corpo nella trasmissione “Chiamate Paperoga!” condotta da Paolo Di Censo e Valeria Biotti su ELLE RADIO FM 88.100 (www.elleradio.it) – Oggi si parla della tanatosi: quando il corpo diventa immobile!



Buon ascolto! 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGGEWEB n.5 – Il corpo Immobile: Tensione e Tanatosi

 

Il corpo Immobile: Tensione e Tanatosi

 

Come abbiamo già avuto modo di dire negli articoli precedenti, un corpo che si muove è un corpo che parla, che ci fornisce preziose informazioni aldilà delle semplici parole; anche il “silenzio” del corpo, in realtà, è una forma di comunicazione.

Un buon osservatore, come un bravo giurista, dovrebbe saper riconoscere quando un’eccessiva rigidità di una o più parti del corpo corrisponde a un campanello d’allarme, così da capire meglio chi gli sta di fronte.

In una situazione particolare, come può essere quella dell’istruttoria dibattimentale, è importante capire quali possano essere i gesti considerati naturali, in accordo con la personalità e la capacità espressiva del singolo individuo, sia esso teste, avvocato, giudice o PM.

Quando il corpo, o parte di esso, smette di muoversi si assiste ad un fenomeno chiamato tanatosi, un comportamento derivante dal meccanismo attacco-fuga che viene usato da piante, animali e uomini per cacciare o non essere predati; infatti, restando fermi si tenta di non segnalare la propria presenza e di passare inosservati.

La tensione, com’è noto, provoca un irrigidimento fisico generale; nell’uomo questa rigidità si manifesta specialmente negli arti e nella zona del collo.

L’irrigidimento dei muscoli può essere più o meno controllato da persone che sono abituate a gestire situazioni di stress (come ad esempio la paura). È vero, però, che anche i più esperti, se in difficoltà, potrebbero abbassare la guardia e, se non bloccare, perlomeno rallentare il naturale ritmo dei movimenti.

È utile notare che questo accade in corrispondenza di un particolare argomento o di una persona con cui avviene l’interazione, e proprio su questo fattore si dovrebbe concentrare la nostra attenzione per un’analisi ulteriore del comportamento della persona che si sta osservando.

 

Dott. Francesco Di Fant, esperto di C.N.V.

 

http://www.leggeweb.it/psyche-et-ius/il-corpo-immobile-tensione-e-tanatosi-2376.html