Le sette emozioni di base: le conosci? – Humintell

Gli strumenti di addestramento per il riconoscimento delle emozioni validati scientificamente presentano immagini di individui che ritraggono le 7 emozioni di base: Rabbia, Disprezzo, Paura, Disgusto, Felicità, Tristezza e Sorpresa.

Ma quali sono esattamente le emozioni di base e dove si inseriscono altre emozioni come la vergogna, la colpa e l’orgoglio?

Le emozioni di base sono emozioni che hanno una certa espressione facciale associata, questo è scientificamente provato. In effetti, sviluppare l’abilità di leggere le microespressioni può aiutare a rilevare aspetti di queste espressioni che sono sottili o difficili da determinare.

Ad esempio, l’emozione di base della rabbia può essere riconosciuta dalla seguente immagine in tutto il mondo, non importa l’età, la religione o il genere, la lingua parlata e potrebbe essere una delle emozioni più importanti per rilevare comportamenti minacciosi.

Allo stesso modo, anche la paura è un’emozione di base. La paura è riconosciuta in tutto il mondo da una precisa espressione facciale dell’emozione, con le caratteristiche che si possono vedere sotto. È importante notare che anche altre parole che descrivono la paura sono espresse da questa stessa faccia (o parti di questa faccia). Emozioni come spavento, mortificazione, orrore e pietrificazione hanno tutte caratteristiche di questa espressione.

Ci sono altre emozioni di base come disgusto, disprezzo, felicità, tristezza e sorpresa.

Le caratteristiche delle 7 emozioni universali:

Spesso osserviamo emozioni come la vergogna, l’orgoglio, la gelosia e la colpa. Sebbene queste emozioni siano importanti, non sono ancora considerate parte del set di emozioni di base. Ad esempio, non esistono prove scientifiche che dimostrino l’esistenza di un’espressione universale di vergogna riconosciuta in tutto il mondo come vergogna. Fai attenzione quando vedi o ascolti le persone etichettare le espressioni come emozioni quando non rientrano nel set delle 7 emozioni di base. Vi sono poche prove a sostegno delle loro affermazioni.

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Tratto da https://www.humintell.com/2010/06/the-seven-basic-emotions-do-you-know-them/

Non tutti i sorrisi sono uguali – David Matsumoto

Noi tendiamo ad associare il sorriso quasi esclusivamente a gioia o felicità, questo però può portarci fuori strada.

In realtà, ci sono molti diversi tipi di sorrisi e solo pochi possono essere classificati come “sorrisi felici”. Come scritto in un recente articolo su BBC, su 19 diversi tipi di sorrisi solo sei indicano emozioni piacevoli. Il resto, invece, possono indicare disprezzo, rabbia o persino inganno. Se vogliamo leggere efficacemente le persone, è necessario esplorare le differenze tra i sorrisi.

Uno di questi è, naturalmente, il noto sorriso di Duchenne. Questo sorriso è stato identificato come parte degli esperimenti del 19° secolo di Duchenne de Boulogne che hanno cercato di esplorare le configurazioni muscolari che stanno dietro alle espressioni facciali. Egli ha identificato oltre sessanta espressioni facciali, il sorriso di Duchenne è forse la sua scoperta più famosa.

Questa espressione, caratterizzata da un ampio sorriso, quasi comicamente esagerato, è generalmente associata a vera felicità e piacere. È importante sottolineare che questa espressione è solitamente associata alle “zampe di gallina”, particolari pieghe intorno agli occhi. Queste rughe laterali sono spesso viste come indicative di vera felicità.

Non tutte le culture incoraggiano tali sorrisi aperti. Nelle culture scandinave, russe o giapponesi, i sorrisi espliciti non sono così “approvati” come in altre culture. Questo porta a mostrare più “sorrisi smorzati” dove la bocca è leggermente sollevata e le labbra delicatamente premute insieme. Mentre la bocca viene difficilmente influenzata in questo tipo di sorrisi, c’è invece un’enfasi sul mostrare la felicità attraverso gli occhi.

Tuttavia, questi tipi di sorrisi genuini non sono l’unico tipo di sorriso di cui essere consapevoli. C’è anche il “sorriso triste”. Anche se può sembrare abbastanza simile al sorriso felice, il sorriso triste è solitamente asimmetrico e oscurato da uno sguardo di tristezza simile a una smorfia. È stato il lavoro del Dottor David Matsumoto di Humintell che ha identificato questo sorriso osservando atleti che hanno vinto la medaglia d’argento, compresi quelli ciechi, suggerendo che si tratta di un’espressione universale.

Esistono anche altri tipi di sorrisi. Uno di questi è il sorriso “di disprezzo”. Questa espressione combina entrambe le espressioni di disgusto e sdegno ma sembra abbastanza vicino a un sorriso genuino. E’ simile sotto molti aspetti ma gli angoli delle labbra rimangono contratti piuttosto che incurvati. Questo sorriso è particolarmente comune nelle culture dell’Asia orientale in cui è scoraggiato mostrare rabbia in pubblico.

Allo stesso modo, ci sono sorrisi falsi e sorrisi misti. Nel primo caso, i sorrisi falsi differiscono solo leggermente dal sorriso di Duchenne. Sfortunatamente, queste differenze sono difficili da individuare, dal momento che il sorriso di Duchenne è facilmente falsificabile. Testare l’accuratezza di un sorriso spesso richiede di confrontarlo con altri sorrisi che abbiamo visto, idealmente dalla stessa persona. Sono le deviazioni da queste norme che aiutano a determinare se è falso.

Infine, i sorrisi misti si presentano quando le persone esprimono un genuino sorriso di Duchenne, ma che si sovrappone al disprezzo, alla paura o alla tristezza. Questi sorrisi possono sembrare molto simili ma si tingono di intenzioni chiaramente diverse. Questo può essere determinato in modo simile ai sorrisi falsi, ma anche osservando se un sorriso genuino abbia senso per quella persona in quel contesto.

Speriamo che questo dia qualche indicazione su quante diverse varianti di sorrisi ci siano. È importante sottolineare ancora una volta le differenze culturali, in quanto ciò può avere un impatto significativo sul tipo di sorriso che viene mostrato.

Dimissioni di Renzi: un’analisi del suo Linguaggio del Corpo

 

Nei giorni scorsi il nostro paese ha vissuto il referendum sulla riforma costituzionale che ha visto numeri record per quanto riguarda l’affluenza alle urne (circa il 70%) e che è stato caratterizzato da una comunicazione veemente (per non dire violenta) delle parti politiche e civili contrapposte sul fronte del “sì” e del “no”.

Alla fine ha prevalso il no con circa il 60% delle preferenze nei voti, questo ha spinto il premier Matteo Renzi ad annunciare le proprie dimissioni a seguito del fallimento di questa riforma fortemente sponsorizzata dal PD (di cui Renzi è anche il segretario di partito).

L’annuncio delle sue dimissioni è stato visto da milioni di italiani all’indomani del voto e anche su internet il video continua ad accumulare moltissime visualizzazioni. Molti di questi italiani si saranno chiesti quale siano state le emozioni e lo stato d’animo del premier durante l’annuncio delle sue dimissioni. “Cosa gli passava davvero nella testa?”, “Quali sentimenti animavano il suo discorso?”, “Ha nascosto la sua delusione o qualcosa è trapelato dallo schermo?”.

Per sciogliere questi dubbi è utile fare una veloce analisi del Linguaggio del Corpo di Matteo Renzi durante l’annuncio delle sue dimissioni, unita a una rapida analisi del contenuto del suo discorso.

Entra nella sala con un sorriso teso e spento, leggermente ironico, sicuramente poco sincero, nei primi due minuti la sua voce è lenta e cadenzata, segnale di tristezza e di una certa stanchezza fisica e mentale dopo la tensione della notte del referendum. Questo mix di tristezza e spossatezza è visibile anche nella espressività facciale limitata (di solito risulta più espressivo) e nella zona degli occhi, che appaiono poco aperti, con le sopracciglia abbassate e gli angoli delle stesse che scendono in basso.
Nonostante questi segnali dobbiamo dire che l’ex-premier mantiene un buon controllo del corpo nei primi 2 minuti del discorso, controllo che viene meno solo in alcuni momenti particolari, ecco quali:

– (1:13) “Viva l’Italia che non sta alla finestra ma che SCEGLIE” (stringe le labbra, segnale di tristezza e disappunto)
– (1:14-1:19) “Viva l’Italia che partecipa, che decide, viva l’Italia che crede nella politica” (sorriso amaro, asimmetrico, poco sincero poichè non coinvolge la parte alta del viso con gli occhi e gli zigomi)
– (1:21) “Il no ha vinto” (sbuffa profondamente col fiato, segnale che per lui è stata una vera delusione)
– (1:57) “Agli amici del sì…” (sorride laconicamente, cambia atteggiamento. Fino ad ora era serio e compassato)

Dopo i primi 2 minuti inizia a parlare delle ragioni del sì e degli “amici del sì” riprendendo energia e vitalità, da qui fino alla fine appare abbastanza sereno, quasi come se questo discorso fosse una “liberazione” da qualcos’altro (lo stress del referendum? La stanchezza dell’esperienza di governo? Dovremmo chiederlo direttamente a lui). Appena concluso se ne va in fretta e furia, quasi a voler evitare qualsiasi forma di confronto ed eventuali domande.

Dal punto di vista dell’analisi verbale del suo discorso, invece, appare leggermente arrogante ed eccessivamente sicuro di sé (vista la recente sconfitta), infatti continua a lodare e incensare le intenzioni del sì e “gli amici del sì” con toni melensi ed eccessivi, anche durante il suo dircorso di dimissioni non riesce a frenare la sua voglia di fare propaganda.

Continua ad affermare che il cambiamento da lui proposto era l’unico possibile, è come se non si capacitasse che gli italiani non abbiano voluto il cambiamento tanto agognato. A parole dichiara la sua sconfitta ma è come se dicesse “Io comunque avevo ragione. Ci avete perso voi!” E’ significativo che parli delle ragioni del sì come della “buona battaglia”, sfiorando toni apocalittici.

Nella parte finale del suo discorso non manca di elencare i risultati e le vittorie del suo governo, fino ad arrivare all’evidente iperbole di essersi interessato di “Leggi con l’anima” (8:41).

Insomma, tirando le somme abbiamo visto un politco che ha fatto fatica a digerire la sconfitta e, nonostante un discreto controllo sulla sua Comunicazione Non Verbale, ha dimostrato visivamente la sua genuina tristezza e il suo disappunto. Forse anche per questo gran parte del discorso è stata impostata come auto-celebrazione e come forma di propaganda che va, probabilmente, a compensare l’immagine di quella che è stata una chiara e netta sconfitta politica e personale.

 

Francesco Di Fant

 

 

COME CONSOLARE UNA PERSONA – LIE TO MANA’ (28 ottobre 2013)

Ospite in studio Francesco Di Fant, esperto di Linguaggio del Corpo, con la rubrica LIE TO MANA’ nella trasmissione “Qua la Manà” condotta da Stefania Lillo, Rodrigo De Maio e Alessandro Lillo. Oggi parliamo di come consolare una persona e alleviarla dalla tristezza attraverso il linguaggio del corpo! – 28 ottobre 2013




Buon ascolto! 🙂