Ti guardo ma non ti vedo: le mascherine alterano la connessione umana

Le mascherine possono ostacolare la nostra capacità di comunicare e connetterci, ma ci sono dei modi per superare questo lato negativo.

Cosa fanno le persone quando cercano di capirsi? In una serie di studi pionieristici condotti all’Università della California negli anni ’60, uno psicologo di nome Albert Mehrabian ha cercato di catalogare e quantificare l’importanza delle parole, del tono della voce, e della comunicazione non verbale come postura, gesti ed espressioni facciali. La sua intuizione fu che quello che dice una persona sembra importare molto meno di come quella persona agisca, usi la voce, gesticoli e si emozioni mentre lo dice.

Un’enorme percentuale di comunicazione è non verbale. Chiunque abbia inviato un messaggio di testo o una e-mail che è stata mal interpretata dal destinatario può capirlo. Se dico “Stai facendo il cretino”, ma puoi vedere il mio sorriso, sai che sto scherzando. Elimina il sorriso e non sembrerà più uno scherzo.

Le maschere per il viso nascondono ciò che le parole non possono dire.

Al giorno d’oggi, la presenza o l’assenza del sorriso è fondamentale. In risposta a COVID-19, le maschere sono ora obbligatorie in alcune situazioni e consigliate in molte altre. Quando saluti o interagisci con qualcuno e non si riesce a vedere il tuo sorriso a causa della mascherina, stai perdendo qualcosa che comunica ad altre persone che sei gentile, educato e disponibile.

Secondo uno studio del 2013 è emerso che in ospedale i pazienti percepivano i medici con le mascherine come meno premurosi ed empatici. In un momento di diffusa preoccupazione e tensione, nascondere i sorrisi sociali dietro le maschere può contribuire a creare sensazioni di pericolo, isolamento o paranoia.

Ripercussioni della Comunicazione Non Verbale persa

Le maschere possono anche favorire incomprensioni. “Usiamo tutti la lettura delle labbra senza accorgercene”, afferma Chris Frith, professore di neuropsicologia a Londra che ha studiato il ruolo delle espressioni facciali nella comunicazione. Le persone potrebbero fraintendere ciò che dicono gli altri se non riescono a vedere le bocche delle persone muoversi mentre parlano. Questo è particolarmente vero per coloro che hanno problemi di udito, una categoria di persone che è già a rischio di rabbia e depressione a causa delle loro condizioni fisiche e le mascherine potrebbero aggravare questo loro handicap.

Le mascherine bloccano più elementi di comunicazione di quanto immagini la maggior parte delle persone. Ci sono alcune emozioni che si esprimono principalmente nella parte inferiore del viso, ad esempio il disgusto e il disprezzo.

Una soluzione: utilizzare più gesti

La buona notizia è che gli occhi e le sopracciglia sono molto importanti per la comunicazione non verbale. Prestare particolare attenzione a guardare qualcuno mentre parli con loro può aiutare a ridurre le probabilità di un malinteso o di una cattiva comunicazione.

Esistono altri modi per compensare eventuali deficit di comunicazione legati alla mascherina. “Usa più gesti”, consiglia il Dottor Matsumoto, direttore di Humintell. “Salutare agitando la mano o col pollice in su, annuire con la testa e così via rafforza ciò che stai dicendo, così migliora la probabilità che tu e il tuo interlocutore siate sulla stessa lunghezza d’onda. Penso che la cosa importante sia essere più consapevoli di ciò che si sta potenzialmente perdendo”.

Infine, è una buona idea aggiungere un po’ di divertimento e di stile alle mascherine. Le persone dovrebbero sentirsi libere di esprimere le loro passioni e la loro personalità nelle loro maschere – proprio come fanno coi loro vestiti, coi loro profili sui social media e così via. Sfoggiare mascherine con faccine, un messaggio positivo o il logo della squadra di calcio preferita è solo un altro modo non verbale per comunicare con gli altri e far sapere che una situazione difficile non ci rende meno socievoli.

Penso che in alcuni casi la mascherina possa essere una sorta di legame comune. Tu indossi una mascherina e io indosso una mascherina. In questo senso, stiamo condividendo qualcosa insieme.

Vuoi imparare a riconoscere le emozioni anche dietro una mascherina? Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://elemental.medium.com/i-see-you-but-i-dont-how-masks-alter-human-connection-fbf2e21dd748

La mascherina ostacola l’espressione di ciò che sentiamo

Gli operatori sanitari usano una Comunicazione Non Verbale positiva per mostrare assistenza ai loro pazienti

Linguaggio del Corpo aperto, stretta vicinanza fisica, contatto fisico, testa che annuisce, sorrisi e contatto visivo sono una parte molto importante del lavoro che svolgono dottori e infermieri, tanto che il più grande ente infermieristico del mondo, il Royal College of Nursing del Regno Unito, ha una sezione del suo sito web dedicata all’importanza del Linguaggio del Corpo.

Il Linguaggio del Corpo di un medico o di un’infermiera può stabilire il destino del trattamento di cura dal momento in cui il paziente li vede per la prima volta. La Comunicazione Non Verbale positiva ha dimostrato di ridurre l’ansia del paziente e fornire risultati migliori. E dà al paziente la sicurezza che un medico sia sensibile e comprensivo. Di conseguenza, il paziente è più fiducioso e comunicativo.

I pazienti che ottengono un elevato supporto non verbale dai loro medici mostrano una maggiore tolleranza anche riguardo al dolore. Il distacco e il comportamento di allontanamento dei medici – come l’assenza del sorriso e uno sguardo troppo diretto – hanno l’effetto opposto ed è collegato a risultati peggiori per il paziente.

Un recente studio su 719 pazienti con raffreddore comune ha scoperto che più empatico percepivano il proprio medico, più rapidamente si riprendevano. Ad ogni paziente è stato chiesto di valutare il medico per l’empatia mostrata loro su una scala 1-10. Coloro che hanno ottenuto un punteggio perfetto del medico 10 (circa un terzo dei pazienti) hanno ridotto la gravità dei sintomi, si sono ripresi più rapidamente e avevano anche una funzione immunitaria più elevata, circa il 50% migliore rispetto ad altri.

Le mascherine per il viso limitano significativamente la capacità di un medico di misurare le emozioni di un paziente. Le mascherine possono ostacolare i tentativi degli operatori sanitari di fornire supporto non verbale alle persone a loro affidate.

Non solo, immagina di essere solo in ospedale, malato e impaurito, e le facce dei dottori intorno a te sono quasi irriconoscibili. Questa è la realtà per tante persone nella attuale pandemia di Covid-19.

Qui trovi un approfondimento sul Linguaggio del Corpo ai tempi del Coronavirus e sul perché sia così importante per l’interazione umana.

E voi che ne pensate?

Vuoi imparare a riconoscere le emozioni anche dietro una mascherina? Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2020/06/why-face-masks-make-it-so-hard-for-us-to-express-how-we-feel/

Riconoscere il sorriso dietro la mascherina

Le persone possono percepire i sorrisi anche quando una maschera nasconde la bocca

Il mondo non sembra così amichevole quando è pieno di persone che indossano maschere. Guardiamo i volti degli sconosciuti per valutare le loro intenzioni, quindi se naso, bocca e mento scompaiono dietro una copertura, molti indizi svaniscono con loro.

Se una persona è amichevole, la riconoscerai? Se sorridi, lo saprà?

La risposta è sì: vale comunque la pena sorridere mentre si indossa una mascherina. Siamo fortunati che molte informazioni vengano visualizzate negli occhi e nelle sopracciglia. Possiamo riconoscere la vera felicità, la vediamo dalle le rughe sul lato degli occhi.

Lo psicologo Paul Ekman, che studia le espressioni facciali, ha descritto un “vero sorriso di piacere” con le rughe accanto agli occhi e e gli zigomi rialzati, gli occhi si restringono e si increspano. Un sorriso genuino (noto anche come il “sorriso di Duchenne”) attiva il muscolo orbicularis oculi intorno all’occhio, un sorriso falso invece no.

Quando un bambino sorride, si vede anche quando la sua bocca è coperta da un ciuccio, è tutto negli occhi. Le persone possono anche “sentire” quando qualcuno sorride perché cambia la forma della bocca, facendo diventare la voce più acuta.

Le persone dovrebbero “sorridere al 100%” quando indossano una copertura per il viso, oltre a stabilire un contatto visivo per mostrare che non sono una minaccia. Indossare una maschera può intimidire gli altri, mascherine di stoffa con disegni divertenti possono aiutare a sembrare più amichevoli.

“Solo il potere del contatto visivo cambierà tutto in questo nuovo mondo folle”

Ecco altri suggerimenti per migliorare l’interazione sociale indossando una mascherina:

Togliti gli occhiali da sole:

Indossare una maschera insieme a occhiali da sole mentre si parla con qualcuno è un bel problema: si ostacola l’interazione col mondo esterno. Quando non riusciamo a vedere gli occhi, non possiamo interpretare le emozioni, e se non possiamo interpretare le emozioni, restiamo incerti e questa incertezza ci porta a non fidarci degli altri e a sentirci a disagio.

Tieni aperte le tue tre “zone di potenza”:

Sono la gola, l’ombelico e la zona inguinale. Chiuderle incrociando le braccia o mettendo una mano davanti alla gola ostacola la relazione. Tenerle aperte aumenta la tua disponibilità e la tua simpatia.

Attenzione all’inclinazione della testa:

Inclinare la testa di lato mentre si parla o si ascolta è visto come un segnale di disponibilità; tenerla dritto sulle spalle invece risulta meno amichevole e può significare “esigo attenzione”.

Guarda negli occhi:

Degli occhi rilassati significano che una persona si sente a proprio agio. Quando iniziano a restringersi, può indicare stress o disagio. Le pupille si dilatano quando ci sentiamo a nostro agio, invece si restringono quando le persone vedono qualcosa che non gli piace.

Osserva le sopracciglia:

Si vede la tristezza quando le sopracciglia interne di una persona vengono tirate insieme verso l’alto, uno dei muscoli più difficili da manipolare. Le sopracciglia scendono con la rabbia e salgono con la sorpresa.

In conclusione, il nostro viso è ricco di segnali quando si tratta di mostrare emozioni, anche quando gran parte di esso è coperta. Continuate a sorridere dietro la maschera!

Vuoi imparare a riconoscere le emozioni anche dietro una mascherina? Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.today.com/health/smile-behind-face-mask-can-be-recognized-others-body-language-t183257

Come leggere le espressioni facciali con la mascherina

Come possiamo identificare le espressioni del viso e l’inganno quando le persone indossano mascherine?

È vero che quando le persone indossano delle mascherine, la quantità di segnali visivi che abbiamo (la superficie osservabile del viso) è notevolmente ridotta.

Ma non tutte le maschere sono uguali. Alcune coprono l’intera area della bocca e delle labbra mentre altri hanno una gamma più piccola. Quindi c’è una certa variabilità.

Indipendentemente dal tipo di mascherina, quello che puoi sempre vedere è l’area sopra il naso. Alcune persone possono avere le loro maschere proprio sopra il naso, altre le poggiano sulla punta del naso, ma è possibile quasi sempre vedere sopra il naso.

Quelli di voi che sono allenati a leggere le espressioni facciali delle emozioni, sanno che ci sono molte cose che accadono nella metà superiore del viso. Chiaramente non puoi vedere la zona della bocca, ma puoi ancora raccogliere indizi nella parte superiore del viso.

Quali espressioni facciali si possono vedere?

– Le rughe del disgusto sono visibili tra gli occhi nella parte superiore del naso.

– È visibile il sollevamento delle palpebre superiori nella paura o nella sorpresa (soprattutto nella paura)

– Puoi vedere i movimenti delle sopracciglia alzate e degli occhi spalancati tipici della sorpresa

– Puoi anche vedere gli angoli interni delle sopracciglia che salgono nella tristezza o angoscia

Quindi, anche se non siamo in grado di vedere l’intero viso, ci sono segnali che possiamo analizzare. Ovviamente, dobbiamo essere concentrati nell’osservare questi segnali o rischiamo di non riconoscerli, specie se vengono effettuati in modo veloce.

Se la mascherina è un po’ più stretta sul viso, anche se non riesci a vedere esattamente cosa sta succedendo ai lati della bocca puoi ancora vedere alcuni cambiamenti di aspetto accanto alle labbra. Quindi puoi ancora capire se la persona mostra un sorriso o se mostra disprezzo. Anche questi sono segnali importanti che possiamo ottenere.

Quindi anche se qualcuno indossa una mascherina, è possibile raccogliere diversi segnali di emozione sul viso.

E’ notizia di questi giorni dell’invenzione di una mascherina chirurgica con la parte della bocca creata con materiale trasparente per permettere di osservare i segnali di emozioni sulla bocca. Un segnale della riscoperta dell’importanza di un sorriso in questo periodo difficile? E voi che ne pensate?

Vuoi imparare a leggere le espressioni facciali delle emozioni anche se è coperta una parte del viso? Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2020/04/how-to-read-facial-expressions-of-emotion-when-people-are-wearing-masks/

Leggere il volto: hot spot e menzogne

Per completare l’illustrazione di un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi, andiamo a vedere l’ultimo punto da tenere in considerazione: “hot spot” e incongruenze nel messaggio per riconoscere eventuali menzogne dal volto.

Abbiamo trattato la Fase 1 e la Fase 2 negli articoli precedenti. Ecco i punti da ricordare:

– Fase 1: poiché il viso trasmette molte informazioni, è importante sapere cosa cercare e cosa ignorare. Questo fa parte del processo che chiamiamo creare una “linea di base” (baseline).

– Fase 2: per imparare a leggere i volti è importante imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali di emozione (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). È probabile che tu sappia già che aspetto ha la macro versione di queste espressioni. Il prossimo passo sarà quello di imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

FASE 3: “HOT SPOT E INCONGRUENZE SUL VOLTO”

Pinocchio non esiste: non esiste nulla che sia un segnale sicuro di menzogna. C’è una ragione evolutiva perfettamente valida per questo. Se dicessimo sempre la verità o riconoscessimo sempre le menzogne, il mondo, come lo conosciamo, andrebbe in pezzi. Piccole esagerazioni e bugie minori ci permettono di lavorare insieme e andare d’accordo.

Qualsiasi microespressione potrebbe essere associata alla menzogna. Dipende in parte dalla linea di base osservata (ricordare la Fase 1) e anche da ulteriori segnali di inganno che si verificano negli altri “canali” non verbali: la voce, i gesti, lo stile verbale e il contenuto verbale, ad esempio, oltre a ciò che manifestiamo sul viso. Tuttavia, poiché il volto è il sistema di segnali più importante che abbiamo, crediamo (e la ricerca lo conferma) che le microespressioni e le espressioni sottili siano la chiave per aiutare le persone a valutare la verità.

Hot spot

Un motto anglosassone non a caso recita “Liar, liar, pants on fire” (bugiardo, bugiardo, pantaloni in fiamme). I “punti caldi” (hot spot) sono segnali emotivi. Indicano un momento in cui probabilmente si ha bisogno di fare ulteriori domande e ottenere informazioni per comprendere appieno cosa sta succedendo.

Una microespressione ci consente di capire cosa prova una persona, ma non il perché. Quindi cosa fare quando parli con un amico e noti che si sente triste anche se parla di quanto sia bella la sua vita? Decidere cosa fare dipende dalla relazione che hai con la persona e dalle tue abilità professionali o sociali.

La cosa importante è aver notato che la microespressione (emozione) e ciò che sta dicendo (intelletto) sono incongruenti: stonano insieme.

FASE 3 E RIASSUNTO FINALE: COSA RICORDARE?

Quando riconosciamo un “hot spot” sul volto, quindi, rileviamo un’incongruenza tra messaggi verbali e non verbali. Mettiamo insieme i punti di tutte e le 3 fasi per leggere al meglio il volto altrui:

A. Consapevolezza delle proprie emozioni e differenze culturali rispetto alla persona con cui si sta parlando

B. Osservazioni della “linea di base” (baseline): qual è il comportamento normale della persona?

C. Controllare cambiamenti nel comportamento quando viene toccato un argomento

D. Cercare incongruenze tra canali verbali e non verbali

E. Identificare gli argomenti dei “punti caldi” (hot spot)

F. Approfondire con le domande per capire la natura del punto caldo che hai osservato.

Vuoi imparare a leggere il volto e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-3/

Leggere il volto: riconosci quello che vedi?

Negli articoli precedenti abbiamo parlato del perché è importante studiare il viso, esaminando le espressioni macro, micro e sottili, e abbiamo illustrato la Fase 1 per leggere il volto: “Imparare cosa cercare”. Poiché il viso trasmette molte informazioni, è utile imparare cosa cercare, considerando i tuoi interessi specifici, e cosa ignorare. Questo viene definito creare una “linea di base” (baseline).

FASE 2: “RICONOSCI CIÒ CHE STAI OSSERVANDO”

Il passo successivo è imparare quali espressioni sono associate alle emozioni. Ecco un esempio:

È possibile correlare in modo affidabile e prevedibile determinati movimenti muscolari con determinate emozioni? La risposta è “sì”.

È abbastanza semplice identificare le espressioni “macro” di emozioni nelle fotografie semplicemente guardandole. Ma le persone tendono a non camminare con i volti congelati in un’unica espressione. Le macroespressioni, come quelle in queste immagini, durano tra ½ e 4 secondi.

Questo è ciò che le persone mostrano in viso quando non stanno cercando di nascondere o reprimere ciò che stanno provando. E se stessero nascondendo qualcosa? In tal caso è possibile vedere le microespressioni a causa di qualcosa che gli scienziati chiamano “fuoriuscita” (leak).

Quando una persona pensa una cosa (cognizione) e ne sente un’altra (emozione), c’è un piccolo tiro alla fune in atto all’interno del cervello. Il rapido lampo di una microespressione – che mostra ciò che la persona sta realmente provando in quell’istante – fuoriesce letteralmente come risultato di questa lotta interna.

Le microespressioni durano ½ secondo o meno: appaiono e scompaiono nel viso in modo incredibilmente rapido e sono state cronometrate a una velocità di 1/15 di secondo. Ma se sai cosa cercare (Fase 1) e capisci cosa stai vedendo quando succede (Fase 2) puoi imparare a identificare le microespressioni delle emozioni.

Un modo per compensare i nostri pregiudizi e i nostri giudizi culturali nel riconoscimento delle emozioni è quello di utilizzare un sistema oggettivo e scientifico per codificare il comportamento del viso in modo affidabile (ad esempio il FACS).

FASE 2: COSA RICORDARE?

Per imparare a leggere i volti, devi imparare a riconoscere in modo affidabile le espressioni facciali. Inizia con le sette espressioni universali delle emozioni (gioia, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto). Alcune persone possono avere problemi a riconoscere le macroespressioni. Il passo seguente sarà imparare come individuare le microespressioni di queste emozioni.

Non perdere il prossimo articolo in cui parleremo di come mettere in atto tutte le 3 Fasi!

Vuoi imparare a leggere il volto e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-2/

Leggere il volto: cosa osservare?

Ci sono alcuni talenti naturali al mondo in grado di leggere i volti con una precisione quasi del 100% e senza allenamento: lo sanno fare e basta.

Silvan Tomkins, psicologo e mentore del moderno studio del viso, era un fantastico “lettore di volti” – alcune persone dicono che fosse il migliore che il mondo abbia mai visto. Per il resto di noi che non sia un talento naturale nell’arte del face reading, la buona notizia è che tutti possiamo imparare a interpretare i segnali del viso. Come la maggior parte delle cose nella vita, per ottenere davvero dei risultati bene bisogna fare molta pratica.

In questo articolo, e nei prossimi, sarà illustrato un approccio di base per imparare a leggere il volto in 3 passi.

FASE 1: “IMPARA COSA CERCARE”

Dato che abbiamo circa 40 muscoli in faccia, tutti in movimento indipendentemente l’uno dall’altro – con la possibilità di migliaia di espressioni – il primo passo è capire il tipo di informazioni che possiamo ottenere da tutto ciò che può muoversi sul viso. Un avvertimento: ricorda che non importa quanto siamo bravi a vedere i segni, è naturale per noi applicare i nostri pregiudizi e giudizi culturali a ciò che stiamo vedendo.

Ad esempio nella maggior parte delle culture occidentali, annuire con la testa su e giù significa “sì” e da un lato all’altro significa “no”. Ma se sei cresciuto in Pakistan, è il contrario. Se un americano parla con un visitatore del Pakistan chiedendo se si sta godendo il soggiorno negli Stati Uniti, lui dirà di “sì” annuendo con la testa da un lato all’altro. Questo può confondere e può far pensare che l’altro stia mentendo. Sembra strano: perché dovrebbe dire che gli è piaciuto qualcosa mentre scuote la testa facendo “no”? È semplicemente l’espressione di un giudizio su ciò che si vede in base al proprio background culturale. Non tutti sanno che “sì” significa “no” e “no” significa “sì” in Pakistan.

FASE 1: COSA RICORDARE?

Dal momento che il viso trasmette molte informazioni, è importante comprendere cosa cercare (considerando i propri interessi o la propria professione) e cosa ignorare. E’ utile osservare un individuo al fine di stabilire una “linea di base” (baseline) delle sue normali espressioni facciali (anche dei tic), i tipici comportamenti non verbali (si agitano continuamente o giocano con i loro capelli? Questo fa parte del loro linea di base) e tutti i comportamenti che potrebbero essere specifici della loro cultura (es. “sì” che significa “no” in Pakistan).

Nei prossimi articoli continueremo a parlare di come comprendere ciò che stiamo vedendo sul volto e come interpretare i segnali del viso in una visione globale. A presto!

Vuoi imparare a leggere il volto e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Linguaggio del Corpo: perché concentrarsi sul viso?

Il comportamento Non Verbale è una componente importante della comunicazione e le espressioni facciali delle emozioni sono il modo di comunicare più importante e complesso che hanno gli umani.

Esistono prove che suggeriscono che fino al 90% dei meta-messaggi comunicati in qualsiasi interazione è non verbale. Questo è il motivo per cui concentriamo i nostri sforzi sulla comprensione di ciò che avviene sul viso.

Numerosi studi hanno documentato sette espressioni facciali delle emozioni espresse universalmente: felicità, tristezza, paura, sorpresa, rabbia, disprezzo e disgusto. Questa idea delle emozioni universali è iniziata tempo fa: Charles Darwin (1809-1882) ha condiviso le sue idee su volto ed emozioni nel libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) . Darwin pensava che tutti i mammiferi mostrassero emozioni in modo affidabile sui loro volti.

Esistono altre emozioni e stati d’animo oltre alle sette emozioni di base, ma tutte le persone – indipendentemente da razza, cultura, etnia, età, genere o religione – esprimono le sette emozioni universali sul viso esattamente allo stesso modo. Quindi siamo in grado di leggere i segni delle emozioni sotto forma di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili.

Essere allenati nel leggere le emozioni è un’abilità importante per comunicare in modo efficace, stabilire relazioni, ottenere informazioni, negoziare e così via. In poche parole, apprendere questa abilità aumenta la tua intelligenza emotiva e può aiutarti a relazionarti meglio, lavorare in modo più intelligente e vedere cosa provano veramente gli altri.

Nozioni di base sul viso

Abbiamo già parlato di macroespressioni, microespressioni ed espressioni sottili in un articolo precedente. Ecco una breve definizione:

– Macroespressioni: durano da ½ secondo a 4 secondi, le vediamo continuamente nelle nostre interazioni quotidiane con le persone. È il volto che le persone mostrano quando non hanno nulla da nascondere.

– Microespressioni: durano meno di mezzo secondo e si verificano quando le persone cercano consciamente o inconsciamente di nascondere o reprimere ciò che provano. La maggior parte delle persone non riescono a individuare le microespressioni, anche se ci sono alcune persone al mondo che sono dei talenti naturali e possono individuarle senza allenamento.

– Espressioni sottili: sono leggermente diverse dalle altre, non le identifichiamo per la quantità di tempo impiegata per spostarsi su e giù dal viso; le espressioni sottili sono associate all’intensità dell’emozione. Si verificano quando una persona sta iniziando a provare un’emozione o quando la sua risposta emotiva a una situazione, un’altra persona o l’ambiente circostante è di bassa intensità. Ricerche pubblicate di recente hanno mostrato un’elevata correlazione tra il riconoscimento di espressioni sottili e la capacità di rilevare l’inganno.

Vuoi conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training o contattami direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.humintell.com/2009/07/so-you-want-to-be-an-expert-1/

Espressioni del viso: significati nella Comunicazione Non Verbale

Un modo per comprendere i gesti o i comportamenti del viso è esaminarli e dividerli per ciò che fanno.

Non bisogna differenziarli necessariamente in “micro” o “macro” espressioni (che non tengono conto della velocità di esecuzione o delle espressioni lunghe, asimmetriche o rigide). Quello che segue è un piccolo elenco – lontano dall’essere completo – di espressioni e gesti del viso; analizzando queste cinque categorie di gesti sarà più facile identificare come si sentono veramente gli altri o cosa stiano pensando:

Gesti facciali di nervosismo e tensione:

– Fronte solcata da rughe

– Strizzare gli occhi

– Compressione delle labbra

– Labbra che vengono aspirate in bocca

– Labbra tremanti

– Mento tremante

– Gli angoli della bocca si contraggono o si tirano stranamente verso l’orecchio molto rapidamente

Gesti facciali di antipatia o disaccordo:

– Le labbra increspate di solito significano “non mi piace” o “non sono d’accordo” (è visibile anche nei bambini di appena quattro settimane)

– Piega del naso (il naso si alza molto rapidamente come segno abbreviato di disgusto)

– La metà superiore del labbro su un lato si alza come fa il naso

– Sguardo in alto

– Sbattere le palpebre (di solito visto quando qualcuno dice qualcosa per cui non siamo assolutamente d’accordo)

– Palpebre chiuse che non si riaprono per quello che sembra molto tempo

– Stringere i muscoli intorno agli occhi (come Clint Eastwood in una sparatoria)

Gesti facciali per alleviare lo stress:

Esiste un certo numero di “tic” legati a gesti facciali che possono improvvisamente apparire o diventare permanenti per affrontare la tensione. Alcuni esempi sono i seguenti:

– Incontrollabile sbattimento delle palpebre

– Contrazioni alle guance

– Contrazioni incontrollabili dell’occhio

– Mascella spinta in avanti o di lato

– Mordere la lingua

– Tirarsi i peli sul viso

– Tocco ripetitivo del naso o della palpebra con un dito

Questi comportamenti non sono solo ripetitivi, possono aumentare di gravità sotto stress e a volte diventare molto veloci. I comportamenti ripetitivi sono comportamenti rilassanti, motivo per cui sviluppiamo in primo luogo i tic nervosi. Il cervello trae beneficio dal tic muscolare ripetitivo come forma di pacificazione; tuttavia, questo può diventare patologico.

Gesti facciali asimmetrici:

(I gesti che coinvolgono solo metà del viso rientrano in questa categoria)

– Sorrisi falsi (ne esistono diversi tipi)

– Sorriso che coinvolge solo metà del viso

– La persona sorride ma gli occhi sono socchiusi o mostrano tensione

L’asimmetria si applica anche alla “discordia” tra ciò che viene detto e ciò che il corpo sta trasmettendo (come dire “Ti amo” a denti stretti o con la faccia tesa).

Gesti facciali di disprezzo o disprezzo:

– Un ghigno (l’angolo della bocca tira da un lato o verso l’alto, a volte creando delle fossette sulla guancia)

– Naso e mento in alto (atteggiamento altezzoso)

– Sguardo in alto

– Sguardo di traverso con aria sprezzante

Il disprezzo, per inciso, non è un segno di inganno, è presente sia nell’innocente che nel bugiardo. Il disprezzo è spesso visto negli innocenti quando vengono intervistati da coloro che ritengono di basso status sociale o che percepiscono come incompetenti. Si possono vedere anche sguardi di disprezzo da parte di una popolazione occupata nei confronti dei suoi oppressori.

Desmond Morris

Mentre questi gesti o comportamenti sono utili per comprendere i pensieri e i sentimenti veri, non sono in alcun modo indicativi di inganno.

Possono indicare disagio psicologico o fisico, antipatia, problemi o nervosismo, ma questo è tutto. Da questi non si può trarre alcuna deduzione dell’inganno perché non esiste un singolo comportamento indicativo dell’inganno.

Dopo aver studiato Linguaggio del Corpo per anni, penso che sia più saggio capire ciò che tutto il corpo comunica, non solo il viso o le microespressioni. Soprattutto sapendo che i piedi sono più precisi del viso nel rivelare sentimenti e intenzioni e che tutto il nostro corpo trasmette costantemente informazioni vitali. In effetti, esistono oltre 215 comportamenti associati al disagio psicologico e la maggior parte di questi non sono visibili sul viso.

Per conoscere davvero il Linguaggio del Corpo e andare oltre quello che si può vedere in televisione, si può leggere la trilogia di Desmond Morris sulla Comunicazione Non Verbale (in cui è presente il libro di culto L’uomo e i suo gesti). Morris guarda gli umani con l’occhio critico di uno scienziato che scopre una nuova specie e spiega perché facciamo le cose che facciamo. È un’autorità senza eguali quando si tratta di comunicazioni non verbale e come zoologo e antropologo, può aprirci gli occhi come nessun altro autore o esperto, con l’eccezione di Charles Darwin, che ha iniziato tutto questo un giorno mentre guardava gli oranghi nel Zoo di Londra.

Vuoi sapere come interpretare le espressioni del viso e conoscere il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

Microespressioni del viso: solo un mito?

Come sono percepite le “micro-espressioni” del viso e il loro significato? Quanto gli viene data rilevanza nel rilevare l’inganno?

Come esperto di Linguaggio del Corpo e Analisi della Menzogna, espressioni del viso e microespressioni sono un argomento piuttosto comune di cui parlare durante corsi e training.

Ormai la maggior parte della gente ha sentito parlare di “micro-espressioni” come risultato della serie TV Lie to Me, o perché il termine è stato reso popolare dai media. In effetti, incontro regolarmente persone che affermano di aver seguito corsi di microespressioni o che vogliono diventare esperti di microespressioni.

Ma cosa fare riguardo al resto del corpo? Dopotutto, il resto del corpo trasmette informazioni su pensieri, desideri, paure, emozioni e intenzioni con molta più regolarità. Se qualcuno si fa aria con la maglietta o nasconde i pollici mentre vengono poste domande, dovresti sapere cosa significa se non sanno cosa fare con le mani (significa: problemi, disagio, insicurezze) perché potrebbero non esserci microespressioni per aiutarci a comprendere.

Per capire adeguatamente, cominciamo col significato del termine “micro-espressioni”. Nel 1966 due ricercatori di nome Haggard e Isaacs scoprirono, mentre guardavano dei filmati di coppie in terapia, quelle che descrivevano come “espressioni micro-momentanee”. Hanno notato comportamenti che apparivano così rapidamente che erano difficili da vedere se non rallentando il video. Qualche anno dopo, basandosi su questo lavoro precedente e osservando questi stessi comportamenti, Paul Ekman ha coniato il termine “micro-espressioni” mentre studiava l’inganno. Ekman in seguito lo incorporò nel suo libro I volti della menzogna, che è davvero un libro di culto consigliato a tutti coloro che sono interessati alla Comunicazione Non Verbale.

Il Dalai Lama insieme a Paul Ekman

Ciò che Haggard e Isaacs, così come altri, hanno scoperto è che i nostri volti spesso rivelano sentimenti nascosti che vengono nascosti intenzionalmente. Ciò è stato ovviamente utile per rilevare problemi durante la terapia di coppia. Sfortunatamente, nel tempo il termine microespressioni è cresciuto fino a includere troppe cose; non riuscendo, ad esempio, a distinguere tra distorsioni facciali minuscole, piccole e grandi. C’è stato anche un errore nel distinguere tra i comportamenti che erano veloci e quelli che erano superveloci, ma che avevano poco a che fare con l’essere “micro” o piccoli. Infine c’è stato un fallimento nel differenziare comportamenti asimmetrici o che si bloccano stranamente sul posto, come quando teniamo un sorriso teso a un cane ringhiante.

Di conseguenza, poiché molte cose sono state raggruppate sotto la denominazione di “microespressione”, è spesso difficile determinare di cosa si sta parlando. Quindi vediamo se possiamo aggiungere un po’ di chiarezza qui per aiutare a capire meglio i comportamenti del viso, che sono spesso raggruppati sotto il termine “microespressioni” o che vengono completamente ignorati.

Innanzitutto dovremmo riconoscere, come ha sottolineato David Matsumoto, che ci sono comportamenti, gesti o espressioni del viso che si verificano senza stimoli coscienti che rivelano i nostri veri sentimenti o emozioni. Alcuni di questi comportamenti o espressioni appaiono molto rapidamente (1/15, 1/25 di secondo) e altri sembrano durare troppo a lungo. Inoltre ci sono comportamenti che sono difficili da osservare perché sono molto piccoli (ad esempio i muscoli che si contraggono appena sotto l’occhio) mentre altri sono abbastanza grandi.

David Matsumoto

Ciò che è importante per gli osservatori è che mentre si verificano questi comportamenti, non bisogna attribuire a essi più significato di quanto dovremmo. In serie TV come Lie to Me sembra che anche solo uno di questi comportamenti indichi che una persona sita mentendo. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Come ci hanno ripetutamente detto Ekman, Frank, DePaulo, Burgoon e Vrij, non esiste un unico comportamento indicativo di inganno (Matsumoto, et. Al. 2011, 1-4; Navarro 2008). Ci sono indicatori di stress, disagio psicologico, ansia, antipatia, problemi o tensione, ma non esclusivamente di “inganno”.

In effetti, piuttosto che concentrarsi sull’inganno, nella mia esperienza, è molto più utile diventare un “rilevatore di problemi” perché è proprio quello che stiamo osservando. Quando vediamo le manifestazioni fisiche del disagio psicologico, stiamo davvero vedendo i nostri corpi comunicare che ci sono “problemi”; in altre parole qualcosa ci dà fastidio, la vera domanda è “Cosa?”.

Vuoi sapere come interpretare correttamente le espressioni del viso e approfondire il Linguaggio del Corpo per facilitare la tua vita? Clicca qui per info e training. Oppure puoi contattarmi direttamente a info@francescodifant.it.

Tratto da https://www.jnforensics.com/post/body-language-vs-micro-expressions-debunking-the-myths-of-micro-expressions

I nostri occhi emotivi – Humintell

Le persone fanno molta confusione sul cliché secondo cui “gli occhi sono le finestre dell’anima”, ma le ricerche emergenti indicano che questo detto può essere anche più accurato di quanto pensiamo.

Mentre le emozioni sono mostrate in tutte le parti del nostro viso, compresa la bocca e le narici, un nuovo studio del dottor Adam Anderson della Cornell University ha scoperto che gli occhi sono forse gli indicatori più importanti dei nostri stati emotivi interiori. Anderson ha collegato questi risultati a una discussione più ampia su come si sono evolute le nostre espressioni universali.

Le domande riguardanti l’origine delle nostre espressioni facciali sono antiche quanto la teoria dell’evoluzione stessa. Mentre Darwin è famoso soprattutto per i concetti pionieristici della selezione naturale, inizialmente ha anche proposto l’idea che gli esseri umani, attraverso le culture, condividano un piccolo insieme di emozioni universali. Ha sostenuto che l’universalità di queste emozioni dipendeva da fattori evolutivi, ma le generazioni successive di psicologi hanno faticato a sostenere queste affermazioni.

Alla fine, come scrive il dottor David Matsumoto di Humintell, la ricerca ha iniziato a confermare i sospetti di Darwin, scoprendo più e più volte che gli umani in tutto il pianeta riconoscono alcune delle stesse emozioni attraverso le stesse espressioni. Queste sette emozioni di base includono rabbia, paura, disgusto, disprezzo, felicità, tristezza e sorpresa.

Mentre la ricerca ha stabilito l’esistenza di queste emozioni, resta da vedere come e perché si sono evolute in questo modo. Questa è la domanda a cui Anderson ha tentato di rispondere.

Nel suo recente studio, lui e il coautore, il dottor Daniel H. Lee, hanno creato immagini digitali degli occhi mentre esprimevano sei emozioni (le emozioni di base meno il disprezzo) e hanno chiesto ai partecipanti di confrontare questi modelli con una selezione di parole potenzialmente non correlate che significano stati mentali, come “discriminante”, “curioso”, “annoiato”, ecc.

Coerentemente, i partecipanti sono stati in grado di abbinare con successo le parole alla loro espressione. Ciò ha dimostrato una diffusa capacità di riconoscere le emozioni solo sulla base degli occhi. È interessante notare che gli autori hanno confrontato questa performance con le capacità dei partecipanti di leggere segnali emotivi da altre parti del viso e hanno scoperto che gli occhi erano una strada molto migliore per un riconoscimento efficace.

Nelle sue conclusioni, Anderson ha spiegato che:

“Gli occhi sono finestre sull’anima probabilmente perché sono i primi canali di vista. I cambiamenti espressivi emotivi intorno all’occhio influenzano il modo in cui vediamo e, a sua volta, questo comunica agli altri come pensiamo e sentiamo”.

In effetti, ci sono alcune connessioni intuitive tra la forma dell’occhio e l’emozione espressa. Ad esempio, le emozioni legate al disgusto o al disprezzo presentano occhi ristretti, come se gli individui stessero cercando di bloccare le immagini negative, mentre le emozioni come la paura si correlano con gli occhi allargati, permettendoci di catturare meglio i dettagli di un ambiente minaccioso.

Questi risultati si basano sulla ricerca precedente di Anderson del 2013 che ha scoperto che le espressioni facciali sono nate dalle reazioni all’ambiente esterno, piuttosto che avere una funzione principalmente sociale.

Questo studio aiuta a rivelare la storia evolutiva del nostro riconoscimento emotivo, ma quali sono le implicazioni pratiche? Certamente, questi risultati mostrano che dobbiamo concentrarci sugli occhi delle persone, senza però avere il beneficio di un suggerimento esterno come le parole associate dell’esperimento di Anderson e Lee.

Caratteristiche del viso e valutazioni professionali – David Matsumoto

Sappiamo che le espressioni facciali modellano enormemente le interazioni sociali, ma modellano anche valutazioni professionali.

Un recente articolo dell’Associazione per le scienze psicologiche (APS) esamina in maniera critica la ricerca esistente sulla connessione tra comportamento non verbale e valutazioni professionali. Questo articolo cerca di riassumere il ruolo che le caratteristiche del viso, come i peli del viso, le sopracciglia e le inclinazioni della testa, hanno sulle percezioni degli altri.

Forse il meno controllabile di questi sono tratti del viso come la larghezza, o più specificamente, il rapporto tra la larghezza del nostro viso e la sua altezza. Sebbene ciò possa sembrare ridicolo, la ricerca passata ha costantemente trovato una relazione tra la tendenza antisociale percepita e la larghezza del viso.

Tuttavia, come sottolinea l’APS, questa percezione non funziona con le persone che abbiamo effettivamente imparato a conoscere. Comunque, questo ci dice qualcosa sull’immediato, quasi istintivo, processo di riconoscimento emotivo e facciale.

Mentre la larghezza del viso non è mutevole, lo è certamente la barba e le barbe possono avere un impatto profondo sulla percezione che la gente ha di noi. Ad esempio, gli uomini con la barba hanno maggiori probabilità di essere percepiti come arrabbiati rispetto alle loro controparti rasate, ma hanno meno probabilità di essere percepiti come tristi o felici.

Nonostante l’associazione con l’aggressività, le barbe possono anche riferirsi a valutazioni positive di competenza professionale.

Certamente, questa non sembra una valutazione logica, ma non deve esserlo per avere un impatto significativo sulla percezione. Un’altra caratteristica simile sono, ancora più assurdamente, le sopracciglia!

Il ruolo delle sopracciglia si collega strettamente al nostro articolo della scorsa settimana, in quanto possono essere enfatizzate con le varie inclinazioni della testa e sappiamo che le inclinazioni della testa hanno impatti significativi sulla percezione di dominanza e forza.

Tuttavia, ciò che potrebbe mancare nello studio di cui abbiamo scritto nell’articolo della scorsa settimana, è il ruolo delle sopracciglia nell’importanza delle inclinazioni della testa. Mentre quello studio ha enfatizzato l’importanza degli occhi nel processo, APS cita una ricerca condotta da psicologi dell’Università della British Columbia che hanno scoperto che l’effetto dell’inclinazione della testa è effettivamente scomparso quando le sopracciglia sono state rimosse dall’immagine.

Mentre sappiamo che le microespressioni e una serie di comportamenti non verbali hanno un impatto profondo sull’interazione sociale, è anche importante esaminare il ruolo delle caratteristiche facciali reali, come i peli del viso, la simmetria e persino le sopracciglia. Come dimostra questa ricerca, anche quelli possono avere effetti profondi.

Certamente, come sottolinea APS, queste caratteristiche possono avere un’influenza nel mondo professionale. Tratti come l’emozionalità possono comportare valutazioni meno positive della propria competenza, mentre la dominanza percepita avrà probabilmente l’effetto opposto.

Tuttavia, non è solo il mondo professionale a rendere importanti queste valutazioni. Anche l’interazione quotidiana può essere profondamente modificata dal fatto che siamo percepiti come arrabbiati, dominanti o felici. Spesso, potremmo anche non essere a conoscenza di queste valutazioni e può essere importante imparare a leggere meglio il comportamento non verbale delle persone.

Il sorriso della Gioconda di Leonardo: falso o sincero?

Il Linguaggio del Corpo dell’enigmatico e magnetico volto della Monna Lisa torna a far parlare di sé in questi giorni in cui si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, il grande ed eclettico genio toscano che ha rivoluzionato il pensiero scientifico con le sue numerose invenzioni.

In un articolo uscito da poco sul sito di Repubblica.it vengono illustrati i risultati di una recente ricerca di tre ricercatori italiani che hanno pubblicato sulla rivista Cortex i risultati di un loro studio in cui si afferma, in sostanza, che il sorriso della Gioconda sia finto, poco spontaneo.

Tale ricerca sembra confutare le conclusioni di un precedente studio tedesco dell’Università di Friburgo che descriveva come il sorriso della Monna Lisa venisse percepito dalla maggior parte delle persone come una “sincera” espressione di felicità, quindi un sorriso spontaneo, non artefatto.

Esistono alcune ipotesi che vanno dalla paresi alla mancanza di un dente della Monna Lisa ma noi rimarremo nel campo dell’analisi di quello che può essere considerato un sorriso “naturale”.

Il capolavoro di Leonardo conservato al museo del Louvre in cui si crede sia ritratta Lisa Gherardini – “Monna Lisa” – sembra conservare intatta nel tempo, oltre che la sua immensa bellezza, anche quell’aura enigmatica carica di misteri che ha ispirato teorie ed analisi nel corso dei secoli da parte di ogni genere di studioso e di artista.

Oltre all’enigma del suo sorriso, anche lo sguardo della Gioconda è stato più volte oggetto di analisi tanto che si è arrivato a parlare di un vero e proprio “Monna Lisa effect” per quanto riguarda il suo sguardo particolare e magnetico.

Leonardo ha dipinto di proposito un sorriso “falso”?

Secondo l’analisi dei tre neuroscienziati italiani Lucia Ricciardi (St. George University di Londra), Luca Marsili (University of Cincinnati) e Matteo Bologna (Sapienza di Roma), quindi, il sorriso di Monna Lisa sarebbe forzato, finto.

I tre ricercatori sono partiti dall’asimmetria del sorriso della Gioconda e hanno creato delle foto dividendo la parte destra del sorriso da quella sinistra e formando delle immagini duplicando solo una specifica parte, chiedendo poi ai partecipanti dell’esperimento di esprimere una loro opinione sulle foto che mostravano separatamente i due lati del sorriso.

Le immagini create duplicando una solo lato del sorriso della Gioconda

I partecipanti hanno dichiarato che la parte sinistra fosse più espressiva e felice ed espressiva, la destra invece è stata percepita come triste, seria o addirittura disgustata.

Secondo i principi delle Neuroscienze, le emozioni sincere si manifestando in maniera simmetrica sul volto e questo dovrebbe far pensare che il sorriso non fosse sentito e spontaneo.

I tre ricercatori, rimanendo nel campo delle ipotesi, affermano che Leonardo, grande osservatore e studioso della natura e dell’anatomia umana, potrebbe essere stato a conoscenza della simmetria delle emozioni sincere e che avrebbe creato di proposito tale asimmetria per comunicare un messaggio nascosto, aggiungendo un’ulteriore domanda all’enigma dietro il sorriso più famoso al mondo: “perché Leonardo avrebbe dipinto di proposito un sorriso falso?

Altre possibili ipotesi?

In aggiunta a questa nuova domanda e ai risultati delle due ricerche, italiana e tedesca, che sembrano arrivare a risultati apparentemente contraddittori tra loro, ritengo personalmente che sia possibile allargare il campo di analisi tenendo in considerazione l’asimmetria del sorriso e altri due aspetti legati alle emozioni e alla Comunicazione Non Verbale:

1) Espressione di disprezzo (o scherno):

L’espressione facciale del disprezzo può manifestarsi come una smorfia asimmetrica, in particolare possono essere presenti su un solo lato del volto un sorriso oppure l’espressione del disgusto.

2) Sorriso sincero (nonostante l’asimmetria nel volto):

In accordo con la teoria della lateralizzazione degli emisferi cerebrali, per cui i due emisferi sono specializzati in diversi compiti, in caso di asimmetria nelle espressioni facciali sul lato sinistro del volto sarebbero presenti i segnali emotivi e, quindi, quelli più sinceri e spontanei. Infatti, in accordo con tale teoria, la parte sinistra del corpo sarebbe controllata della parte destra del cervello, dedicata maggiormente alle emozioni e alla creatività.

E voi cosa ne pensate? Il sorriso della Gioconda vi sembra falso o sincero?

Dottor Francesco Di Fant
Esperto di Comunicazione, Linguaggio del Corpo, Public Speaking e Analisi della Menzogna

Riconoscere la corruzione? – David Matsumoto

Molti di noi si preoccupano della corruzione tra le élite politiche, ma potrebbe essere possibile riconoscerla nei loro volti?

In uno studio piuttosto creativo, un gruppo di psicologi del California Institute of Technology ha cercato di scoprire se la gente potesse rilevare indizi di corruzione da parte dei funzionari governativi fornendo loro le immagini dei loro volti. Questo studio aiuta a far luce sia sugli sforzi per leggere efficacemente altre persone, ma anche sugli sforzi dei cittadini per valutare meglio i nostri rappresentanti eletti.

Sebbene questo possa sembrare inizialmente un’idea piuttosto inverosimile, c’è una lunga storia di ricerca che mostra che le persone tendono a prendere decisioni competenti sull’affidabilità delle persone dalle immagini dei loro volti. Questo è stato persino applicato ai potenziali leader, dove i risultati prosociali portano a valutazioni positive.

Tuttavia, questo studio rappresenta una svolta importante nel passaggio dalla valutazione del carisma e della competenza percepita di una persona alla determinazione effettiva della pratica dell’inganno. Tuttavia, vi è una certa credibilità a prima vista in quanto le espressioni colpevoli sono generalmente identificabili.

Per rispondere alla loro domanda, gli autori dello studio hanno intrapreso una serie di disegni sperimentali, mostrando immagini di politici e chiedendo ai partecipanti di identificare tratti salienti come corruttibilità, disonestà ed egoismo, ma includendo anche altre tendenze prosociali come competenza e ambizione.

Nel primo di questi studi, i partecipanti sono stati esposti a una serie di 72 foto di effettivi funzionari eletti negli Stati Uniti. Di questi, la metà era stata giudicata colpevole di una qualche forma di corruzione, come le violazioni delle leggi sui finanziamenti della campagna elettorale.

Prima di esporre i partecipanti a queste foto, è stato loro richiesto di definire il livello ufficiale (1-5) di uno specifico tratto il più rapidamente possibile, e avevano solo circa quattro secondi per farlo. Ciò ha aiutato a garantire che le persone giudicassero sulla base di reazioni spontanee di riconoscimento emotivo.

Gli studi successivi hanno funzionato allo stesso modo nel tentativo di rafforzare la generalizzabilità di qualsiasi risultato. Ciò includeva la variazione del livello di influenza sul governo che un determinato funzionario possedeva, oppure utilizzava varianti dei tratti iniziali.

Complessivamente, questa serie di esperimenti ha trovato ampio sostegno per la capacità dei partecipanti di identificare la corruzione politica in presenza di funzionari eletti. Questo ha creato difficoltà con le varianti, suggerendo che si sarebbe applicato più ampiamente al di fuori di un ambiente sperimentale limitato.

Mentre rimangono molte domande sulla generalizzabilità e sui meccanismi causali precisi, questo studio ambizioso ci fornisce ulteriori prove che la nostra capacità di leggere i volti e individuare l’inganno ha un grande potenziale anche nelle fotografie.

Nel frattempo, potete dare un’occhiata al lavoro del dott. Matsumoto sulla politica e l’inganno.

Quanti volti sai riconoscere? – David Matsumoto

Chi è quella persona nel tuo ufficio? Sul tuo autobus? In televisione?

Molti di noi sono costantemente “bombardati” da volti diversi, e può essere difficile tenere traccia o persino ricordare alcuni volti familiari! Eppure, perché succede questo?

In un recente articolo in Proceedings of the Royal Society, un team di ricercatori ha cercato di analizzare se creiamo una sorta di elenco o catalogo di facce che conosciamo. In altre parole, quanti volti siamo capaci di ricordare in un dato momento? Mentre trovano una media di circa 5000 volti ricordati, la variazione individuale sembra giocare un enorme fattore nella capacità di riconoscere i volti.

È importante sottolineare che questo non è un documento che descrive ciò che la nostra memoria è in grado di conoscere. Piuttosto, stanno cercando di determinare quanti volti le persone tendono a conservare nella loro memoria di lavoro. È interessante notare che la maggior parte della ricerca antropologica rileva che gli esseri umani tendono a piccoli gruppi di circa 100 persone, ma questo deve essere messo a confronto con le richieste della società moderna di riconoscere una moltitudine di volti ogni giorno.

Ci sono, naturalmente, molti tipi di riconoscimento facciale, in generale, che complicano questo sforzo. Ad esempio, potremmo riconoscere volti di persone che non abbiamo mai incontrato o che non abbiamo mai visto di persona, oppure potremmo non riconoscere qualcuno se visto in un nuovo contesto. Per la precisione, questo articolo ha cercato di verificare se il riconoscimento facciale fosse inibito quando si vedeva una faccia familiare in contesti nuovi.

Questo è stato valutato utilizzando un progetto sperimentale. Ai partecipanti sono stati mostrati 3441 personaggi pubblici e gli hanno chiesto quali hanno riconosciuto. Questi personaggi pubblici sono stati casualmente intervallati da lievi variazioni di quelle stesse facce per altre 3441 volte, quindi ogni faccia è stata vista due volte. Ciò ha permesso ai ricercatori di osservare se il viso fosse stato richiamato da un’esposizione precedente.

Questo è solo un tipo di riconoscimento facciale, tuttavia, infatti i ricercatori hanno dovuto confrontarsi con la moltitudine di persone che vediamo ogni giorno e che conosciamo personalmente. Questo è stato osservato dando ai partecipanti chiari criteri per ciò che costituiva una “memoria facciale” e chiedendo loro di scrivere dettagliati rapporti personali di coloro che conoscono personalmente, comprese le persone che potrebbero semplicemente capitare di vedere ogni giorno sull’autobus.

Combinando i tassi di richiamo di personaggi famosi con resoconti di persone conosciute personalmente, i ricercatori si sono basati su metodi statistici per ricavare una stima media di circa 5000 persone riconosciute, anche se questa stima si trova di fronte a un’incredibile varianza individuale da circa uno a diecimila, a seconda del partecipante.

Queste stesse differenze individuali erano presenti durante ogni tentativo di controllo della solidità del test. Ciò significa che i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in diverse gruppi e hanno anche modificato le misure di richiamo in casi meno rigorosi. Ad esempio, ciò implicava non osservare se riconoscono entrambi i volti in una coppia di immagini di un personaggio famoso, ma se riconoscono qualunque immagine.

Che cosa ci insegna questo sul riconoscimento facciale? Questo ci dice che le persone hanno abilità incredibilmente diverse per riconoscere i volti in tali contesti. Alcune persone potrebbero essere poco abili in questo.

Tuttavia, dato il modo in cui il riconoscimento facciale è intrecciato con il riconoscimento emotivo, non si tratta di una capacità innata, questa può essere allenata come qualsiasi altra abilità.