L’investigatore del Non Verbale – David Matsumoto

La maggior parte delle procedure investigative si concentra su fatti fisici e prove concreti, ma qual è il ruolo del rilevamento del comportamento non verbale?

Un nuovo studio nel Journal of Nonverbal Behaviour ha cercato di mettere in discussione la saggezza convenzionale che enfatizzava i fatti fisici rispetto al comportamento non verbale. Replicando uno studio precedente con varianti leggermente diverse, il dottor Eric Novotny e il suo team hanno cercato di spiegare il ruolo dell’osservazione del comportamento non verbale nello sviluppo del “sospetto” che guida le indagini iniziali sul comportamento criminale.

Il documento sottolinea che molte ricerche precedenti mettono in dubbio l’uso del rilevamento non verbale nelle indagini. Mentre esiste una grande quantità di ricerche per scoprire che la rilevazione non verbale può essere efficace, le ricerche precedenti mettono in dubbio che tale osservazione venga effettivamente usato dagli investigatori della polizia o dai non addetti ai lavori.

Tuttavia, in ricercatori di questo nuovo studio sostengono che bisogna fare una distinzione tra “scoprire” e “sospettare” una bugia. Quando scopriamo una bugia, abbiamo finito un’indagine e abbiamo concluso che è stata detta una menzogna, ma cosa ci fa inizialmente sospettare una bugia?

La tesi centrale è che il sospetto non dipende da prove concrete perché è intrinsecamente l’atto di intuire o sospettare che esistano prove concrete. Quindi, il sospetto, in primo luogo, ha un ruolo fondamentale nel condurre all’indagine vera e propria.

È qui che i segnali comportamentali e l’osservazione del Non Verbale entrano in scena. È nel notare le deviazioni da una linea di riferimento comportamentale che gli individui spesso arrivano a pensare che qualcosa sia nascosto o che stia avendo luogo un inganno.

Nel replicare il lavoro precedente che enfatizzava il ruolo delle prove concrete, lo studio attuale ha investigato non solo quali fattori inducevano i partecipanti a “scoprire” una bugia, ma nel gruppo di trattamento si chiedeva invece cosa li portasse a “sospettare” una bugia.

A ciascun partecipante è stato chiesto di ricordare una volta precedente in cui avevano scoperto qualcuno dire una bugia e di spiegare esattamente quali fattori hanno portato a tale conclusione. In effetti, hanno scoperto che molti partecipanti facevano affidamento su prove concrete per scoprire bugie, ma la storia per quanto riguardo il sospetto era molto diversa.

Oltre il 40% degli intervistati ha indicato il comportamento non verbale come uno stimolo per iniziare a sospettare una bugia, con solo il 19% che punta a prove fisiche.

Ciò ha presentato prove convincenti per il ruolo del comportamento non verbale nell’iniziare a sospettare l’inganno. Per comprendere ulteriormente tale fenomeno, la ricerca ha continuato conducendo uno studio aggiuntivo, questa volta chiedendo in modo più esplicito se le menzogne fossero state scoperte/sospettate attraverso prove concrete o prove comportamentali, dividendo i partecipanti in gruppi.

Ancora una volta, i loro risultati hanno confermato l’ipotesi principale. Le persone hanno citato le prove comportamentali molto più spesso per determinare il sospetto, mentre preferiscono prove non comportamentali per scoprire la verità.

Questa ricerca dà il suo contributo al ruolo molto importante delle valutazioni non verbali nel rilevamento degli inganni; operazione che, come è stato spesso discusso, non è una cosa facile da fare.

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