Mascherine e sorrisi nascosti: le alternative della Comunicazione Non Verbale

Le mascherine ci accompagneranno per lungo tempo a causa del Coronavirus. Come possiamo adattarci a un mondo in cui le espressioni facciali sono invisibili?

In tempi di COVID-19, le mascherine nascondono un piccolo ma importante collante sociale: il sorriso.

In un periodo di ansia come questo, vorremmo mettere a proprio agio chi incontriamo con un sorriso disinvolto. Ma se i sorrisi non si vedono come salutiamo le persone? Come le rassicuriamo? Ci sono soluzioni alternative?

Questo enigma lascia perplesse molte persone che sono socialmente responsabili e anche amichevoli. Fissarsi negli occhi sorridendo con le mascherine può risultare un’interazione molto imbarazzante, e sarà così per un po’.

Anche i medici non possono usare i segnali non verbali che facevano sentire i pazienti a proprio agio. Vorrebbero sorridere per alleviare l’ansia dei pazienti, e all’improvviso tutto questo è sparito.

Per molti, le mascherine possono rendere la vita molto difficile. Le persone sorde si affidano a segnali visivi, come il movimento delle labbra di un’altra persona, per comunicare; le mascherine con una finestra di plastica trasparente possono aiutare in questo caso.

QUALI ALTERNATIVE AL SORRISO NEGATO DALLA MASCHERINA?

Anche se abbiamo perso la comunicazione della metà inferiore delle nostre facce, possiamo comunicare in altri modi. Alcune persone possono esagerare con l’espressività del corpo per compensare quella parte di significato che perdiamo indossando una mascherina.

Ovviamente, non tutti hanno un sorriso estroverso e alcune persone trovano rassicuranti i rivestimenti per il viso. Le mascherine però rendono più difficile per le persone mostrare emozioni tra cui disagio, sgomento o disprezzo; in compenso possiamo adattare il nostro Linguaggio del Corpo, ad esempio possiamo annuire o salutare con la mano.

Non tutti i sorrisi sono uguali e alcuni considerano il cosiddetto sorriso di Duchenne il miglior sorriso da mostrare. È il tipo di sorriso che illumina tutto il viso, coinvolgendo non solo i muscoli che sollevano gli angoli della bocca, ma anche i muscoli vicini all’occhio per sollevare le guance e strizzare gli occhi, diventando così visibile anche con la mascherina.

Il tipico sorriso sociale, al contrario, è visibile solo sulle labbra e lo mostriamo a conoscenti e sconosciuti. Ma la sua importanza nella Comunicazione Non Verbale non dovrebbe essere ignorata. Un autentico sorriso Duchenne può illuminare una stanza, ma i sorrisi sociali creano relazione nelle interazioni quotidiane.

È meglio portare i capelli lunghi raccolti all’indietro in modo che le persone possano vedere i nostri occhi. Quando stabiliamo un contatto visivo con qualcuno ci sentiamo felici e amichevoli.

Consideriamo anche altri modi per far passare il nostro messaggio: alzare le sopracciglia e spalancare gli occhi può anche indicare un sorriso. Oppure, provate a fare l’occhiolino per essere amichevoli e vedete se l’altra persona ricambia.

Possiamo fare di più di un sorriso, possiamo mostrare le nostre emozioni e dire quello che stiamo pensando, piuttosto che limitarci ad ascoltare e annuire. Usiamo maggiormente i segnali verbali, come “Ciao!” o “Come stai?”. In questi giorni di pandemia le persone sembrano più disposte a spendere qualche attimo in più a chiacchierare, infatti molti provano un sincero bisogno di contatto umano.

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Tratto da https://www.nytimes.com/2020/06/23/style/face-mask-emotion-coronavirus.html

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